111) Un anno con Salinger

Il biglietto d’acquistare per “Un Anno con Salinger” : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Un Anno con Salinger” è un film del 2020 scritto e diretto da Philippe Falardeu, basato sull’omonimo romanzo di Joanna Rakoff edito in Italia da Neri Pozza.

Interpreti e Personaggi:
Joanna : Margaret Qualley
Margaret: Sigourney Weaver
Don: Douglas Booth
Jenny : Seana Kerslake
Hugh: Brian F. O’Byrne
Daniel :Colm Feore
J.D Salinger: Tim Post
Mark : Gavin Drea
Sinossi:
Un anno con Salinger, film diretto da Philippe Falardeau, è ambientato nella New York degli anni Novanta e racconta la storia di Joanna (Margaret Qualley), una giovane aspirante scrittrice, che ha lasciato l’università per cercare di emergere nel mondo letterario. La ragazza riesce a ottenere un lavoro come assistente di Margaret (Sigourney Weaver), un’agente letteraria, che vanta tra i suoi autori un fiore all’occhiello, il J. D. Salinger de “Il giovane Holden”, che vive volutamente da recluso e lontano dalle luci della ribalta.
Joanna ha un compito molto importante: rispondere alla montagna di lettere che riceve ogni giorno lo scrittore dai suoi fan. La risposta consiste in un modello standard, totalmente impersonale, che di volta in volta la giovane deve adattare con il nome dell’ammiratore di turno. Leggendo l’emozione e la stima che le persone trasmettono con le loro parole, la ragazza si rifiuta di adottare la risposta imposta dall’agenzia e – di nascosto dallo sguardo severo e inquisitore di Margaret – risponde ai lettori in modo più originale, personalizzando le lettere. Ma questa sua idea, brillante e allo stesso tempo rischiosa, avrà delle conseguenze, ognuna diversa dall’altra…
Recensione:
Ritengo doveroso iniziare questa mia recensione facendo il mio personale coming out..letterario: Anch’io come la bella e sognatrice Joanna del film, non ho mai letto nulla del celebre scrittore americano Salinger.
Questa grave lacuna letteraria mi ha spinto a vedere “Un anno con Salinger”, film d’apertura della 70 Berlinale ed ora nelle nostre sale.
Leggendo frettolosamente la sinossi ho pensato di trovarmi ad una versione letteraria e nostalgica de “Il Diavolo veste Prada”, avendo anche in questo caso come protagoniste due donne : Sigourney Weaver nelle vesti del capo/mentore e Margaret Qualley in quella dell’ allieva/stagista.
Il timore di un déjà-vu narrativo e stilistico o peggio ancora di un brutto remake vengono meno dopo pochi minuti dall’inizio del film quando ci si rende conto come il focus narrativo sia più vasto, articolato e profondo rispetto al film di David Frankel del 2006.
In vero l’intero script è costruito in parte sulla figura leggendaria di Salinger , ma soprattutto come e quanto i romanzi dell’autore abbiano influenzato, emozionato, segnato milioni di lettori.
Oggi siamo abituati a vedere, leggere tramite i social network le folle compiute dai fan verso il cantante, attore, calciatore.
Raramente vediamo muoversi le folle per uno scrittore. E se avviene, oggi tutto è semplificato, diretto tramite il web.
“Un anno con Salinger” si palesa come un raffinato, gustoso ed in qualche modo romantico spaccato di com’era il mondo ed in particolare quello dell’editoria prima che fossero travolti dalla diffusione dei computer e social media.
La prima metà degli Anni 90 sono stati gli anni di una transizione epocale e chi li ha vissuti da giovane adulto (come il sottoscritto) potrà probabilmente capire, gustarsi meglio l’elemento amarcord/ storico inserito nello script e poi messo in scena
L’elemento amarcord si rivela divertente , convincente dando al film un taglio leggero ed allo stesso tempo sociologico consentendo allo spettatore di un periodo irripetibile
Il personaggio di Salinger svolge un duplice ruolo: per un verso è il classico “conviviale di pietra” in cui ruota tutta l’attività dell’agenzia letteraria , dettando i tempi e gli umori dei personaggi.
Dall’altra i brevi quanto intensi dialoghi telefonici tra Joanna e lo scrittore diventeranno per la prima una preziosa quanta inaspettata fonte di coraggio, ispirazione e fiducia nei propri mezzi.
Joanna decide di rimanere New York non sapendo bene chi fosse e soprattutto quali fossero le sue priorità, inseguendo un generico sogno americano in campo letterario.
Joanna compie il suo coming age professionale, creativo ed intimo avendo la possibilità di lavorare con Margaret, una donna risoluta, determinata, diffidente nei riguardi della tecnologia oltre che essere una delle più brave e navigate agenti letterari di New York.
“Un anno con Salinger” racchiude , mescola con maestria: il sogno americano, l’amore per la letteratura, il canto del cigno dell’editoria classica ed il culto della star .
Un mix narrativo ben calibrato, denso di umanità e sincerità che incanta, fa sorridere e commuovere, sebbene alla lunga palesi una certa ripetitività e difficoltà nel chiudere le diverse sotto storie.
Se Sigourney Weaver con il personaggio di Margaret conferma tutta la sua solidità, esperienza, carisma scenica e poliedricità attoriale, è una piacevole sorpresa (per chi come il sottoscritto non ha visto la serie Netflix “Maid) la performance di Margaret Qualley, la brava e bella figlia d’arte di Andie Mc Dowell.
Margaret Qualley dimostra di possedere il quid per ricalcare se non migliorare la prestigiosa carriera materna, avendo retto il peso del film con grande naturalezza e semplicità.
“Un Anno con Salinger” è una commedia colta, raffinata, gradevole, nostalgica, romantica che metterà d’accordo i fan di Salinger e quelli che ne ignorano l’esistenza, ma magari hanno vissuto il travaglio interiore del giovane Holden.
In fondo il cinema è utile anche per questo.

7) Chiami il mio Agente!

“Chiami il mio Agente !” è una serie ideata da Fanny Herrero. Con Camille Cottin, Thibault de Montalembert, Grégory Montel, Liliane Rovère, Fanny Sidney, Laure Calamy. Commedia. Francia. 2015-2020

Sinossi:

Ogni giorno, Andréa, Mathias, Gabriel e Arlette, agenti e principali collaboratori dell’agenzia artistica ASK si destreggiano in situazioni delicate e difendono la loro visione della professione di attore. Tutti lottano per salvare l’agenzia che, dopo la morte del fondatore Samuel Kerr, vive un momento particolare di assestamento. Alla vita professionale si mescola quella privata.

Recensione:

La ricchezza e vastità della proposta di Netflix, che ogni giorno rende disponibili nuovi titoli tra film, serie, documentari, può paradossalmente essere un limite per alcuni, che rischiano tra tanta roba di perdersi qualche chicca, magari non pubblicizzata a dovere.

Di suggerimenti su cosa vedere uno ne riceve ogni giorni a bizzeffe – dai social network, soprattutto. Ma qualche volta è il caro, vecchio passaparola tra amici, a regalare delle gioie. È il caso di “Chiami il mio agente!”, che ho scoperto qualche anno fa grazie a un’amica.

Se amate il mondo dello spettacolo, e siete curiosi di conoscere il dietro le quinte di quello francese, non potete perdere questa serie francese in quattro stagioni da sei episodi ciascuno. continua su

131) 7 minuti dopo mezzanotte

Il biglietto da acquistare per “Sette minuti dopo la mezzanotte” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Juan Antonio Bayona. Con Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebbell, Ben Moor. Drammatico, 108’. USA, Spagna, 2016

Basato sull’omonimo romanzo di Patrick Ness

La perdita prematura di un genitore per malattia è un evento doloroso e traumatico per un figlio, specie se questo non è ancora adulto.

Su quale sia il modo migliore per elaborare un lutto tanto grande si discute e si scrive molto, ma prima della perdita c’è una fase forse ancora più dura, stare accanto a mamma o papà mentre lentamente ed inesorabilmente si spegne.

E allora capita – come vi potrà confermare chiunque ci è passato – di sperare che la fine arrivi quanto prima. Per far finire tutto questo dolore.

“Sette minuti dopo la mezzanotte” di Juan Antonio Bayona è un racconto delicato, commovente, straziante sotto forma di fantasy. continua su

http://paroleacolori.com/sette-minuti-dopo-la-mezzanotte-una-fiaba-gotica-ricca-di-pathos/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”