99) Salvatore – Il Calzolaio dei Sogni -Fiori-Fiori – Fiori – Luca Guadagnino- Venezia 76

Ieri io vostro inviato aveva in agenda una serata a Venezia con Luca Guadagnino. La direttora Turillazzi aveva inserito nella sua lista il corto “Fiori, fiori, fiori!’”, girato dal regista siciliano pochi giorni dopo la fine del lockdown, e a questo è seguita la visione del documentario “Salvatore – Shoemaker of dreams”.

Un cortometraggio di Luca Guadagnino. 12′. Italia 2020

Durante il lockdown per la pandemia del Covid, Luca Guadagnino, con una piccola troupe, scende in Sicilia da Milano armato soltanto di uno smartphone e di un tablet, per bussare alle porte degli amici d’infanzia e capire con loro come hanno vissuto questo momento eccezionale che ha unito il mondo intero.

Il direttore Barbera aveva presentato il cortometraggio come una sorta di blitz di Guadagnino in Sicilia, dove il regista era sceso, solo un cellulare e un tablet alla mano, per rivedere luoghi e amici all’indomani dell’emergenza.

La direttora e voi lettori vi aspettare un mio giudizio su questi dodici minuti. Ebbene, dopo lunghe e ponderate riflessioni, sono arrivata alla conclusione che la migliore recensione possibile sia: “Fiori, fiori, fiori! è un emerita ed evidente minc….a col botto”.

Non è colpa di Guadagnino, semmai del caro direttore della Mostra del cinema, che ha pensato bene di riempire il cartellone con un video amatoriale, che si distingue a malapena dai celeberrimi e temutissimi filmini del matrimonio.

La proiezione è stata accolta da un silenzio assordante, e la colpa, mi duole dirlo, non è stata solo dei numeri ridotti di presenze causa distanziamento e nuove norme Covid.

Un film di Luca Guadagnino. Documentario, 121′. Italia 2020

L’appassionante storia umana, artistica e imprenditoriale di Salvatore Ferragamo, dall’infanzia a Bonito, dove ha realizzato le sue prime scarpe, al viaggio in America in cerca di fortuna, dalle esperienze a Hollywood al ritorno in Italia, dal rischio del fallimento alla rinascita nel suo laboratorio di Firenze fino alla definitiva consacrazione. Carattere, istinto, genio, curiosità e straordinaria intuizione: Salvatore – Shoemaker of Dreams mostra il mistero e il fascino di una figura complessa, un’icona della moda italiana e mondiale che non ha mai perso di vista l’importanza dei legami famigliari. Il docufilm, con la voce narrante di Michael Stuhlbarg, si avvale di immagini inedite e testimonianze che vedono protagonisti, accanto ai membri della famiglia Ferragamo, il regista Martin Scorsese, la costumista Deborah Nadoolman Landis, e numerosi studiosi, docenti, stilisti, giornalisti, critici di moda e cinematografici.

A salvare la faccia e la serata a Guadagnino e soprattutto al caro direttore Barbera è stato “Salvatore – Shoemaker of dreams”, l’interessante documentario sulla vita geniale e di fatica di Ferragamo, alias il calzolaio dei sogni, capace di conquistare il mondo partendo da Bonito, sperduto paesino della Campania.

Ferragamo ha voluto ad ogni costo diventare un calzolaio, andando inizialmente contro la volontà dei genitori. Bisogna pensare che, sul finire dell’Ottocento, il mestiere era considerato estremamente umile. Dopo essere divenuto garzone di bottega, Salvatore, a 12 anni, lascia Bonito per Napoli: è il primo passo di una lunga cavalcata di questo artigiano visionario, testardo e sognatore che appena sedicenne volò negli Stati Uniti. continua su

36) L’Inverno Dei Leoni – La Saga dei Florio ( Stefania Auci)

“L’Inverno dei Leoni” è un romanzo scritto da Stefania Auci e pubblicato nel Maggio 2021 da Casa Editrice Nord

Sinossi:
Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme.
E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo…
Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato?
Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele.
Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.
Recensione:
Faccio pubblica ammenda: Stefania Auci mi ha colpito e affondato!
Dopo la “mezza delusione” suscitami dalla lettura de “I Leoni di Sicilia”, stavolta l’autrice siciliana con il secondo e conclusivo romanzo sulla saga della Famiglia Florio ha ribaltato il mio scetticismo letterario.
Nutrivo più di un pregiudizio nei riguardi di un sequel che sulla carta appariva un’ operazione commerciale con il serio rischio di sembrare di un “feuilleton” in salsa siciliana.
Invece “L’inverno dei Leoni” si è rivelato un coinvolgente, inteso e profondo romanzo introspettivo “camuffato” da romanzo storico.
“L’Inverno dei Leoni” al netto di una storia ben costruita, piena di colpi di scena scandita da morti, delusioni e tradimenti racconta la lenta caduta ma inesorabilmente “caduta degli Dei” alias I Florio per mano dell’ultimo figlio maschio Ignazio, incapace di reggere il peso dell’eredità paterna e del nonno.
Ignazio si trova a dover guidare l’impero familiare non avendone il talento imprenditoriale, la lungimiranza e soprattutto l’abilità politica dei suoi illustri predecessori.
L’eredita paterna o se preferite il peso di un Cognome condizionerà la vita privata e soprattutto pubblica di Ignazio, da una parte desideroso di dimostrarsi all’altezza e dall’altra determinato a smarcarsi dall’ombra paterna stoltamente convinto di condurre anche meglio le attività di famiglia.
Il “piccolo “ Ignazio è diverso dagli altri uomini di Casa Florio, essendo nato cresciuto nella ricchezza e soprattutto sensibile al fascino femminile.
Non ha “la fame”, il culto del lavoro che ha permesso alla casata Florio d’elevarsi socialmente diventando la famiglia più potente della Sicilia
“L’inverno dei Leoni” mi piace definirla un racconto storico ma allo stesso tempo ha un tratto universale nel raccontare , mostrare, la pressione che un figlio può sentire nel corso di una vita dovendo rispettare le aspettative familiari e non.
“L’inverno dei Leoni” è il preciso, accorato resoconto dei cambiamenti, trasformazioni ed involuzioni sociali, culturali ed economici dell’Italia che in gran parte la Sicilia ha dovuto subire in una drammatica reciprocità con la decadenza del potere e prestigio della Famiglia Florio.
“L’inverno dei Leoni” è una lettura avvincente quanto malinconica in cui l’apice del successo rappresenterà anche l’inizio della fine.
“L’inverno dei Leoni” è un romanzo in cui storia , passione, orgoglio familiare e tradizione siciliana sono mescolati con maestria e creativa offrendo al lettore una lettura estiva assolutamente imperdibile.

2) Picciridda (Catena Fiorello)

“Picciridda” è un romanzo scritto da Catena Fiorello e pubblicato per la seconda volta nel 2017 da Giunti Editore.

Sinossi:

Cosa può mai accadere a una bambina, una picciridda per dirla nel dialetto locale, che nei primi anni Sessanta vive in un minuscolo villaggio di pescatori, Leto, lungo la costa tra Messina e Catania? Può accadere, ad esempio, che i genitori si trovino costretti a emigrare in Germania in cerca di fortuna e che decidano di portare con sé solo il più piccolo dei due figli, affidando “la grande”, pur sempre picciridda, alla nonna paterna. È la storia di Lucia, l’indimenticabile protagonista di questo romanzo, a cui l’idea di essere figlia di emigrati non va per nulla a genio. Come tutti i bambini che non hanno fortuna, lei è «figlia della gallina nera» e questo significa una vita di sacrifici e rinunce. Lo sa bene. Lo dicono tutti. Lo ripete la nonna, così burbera e austera da essersi guadagnata il nomignolo di Generala. Ma col passare dei mesi, l’esistenza di Lucia si popola di persone e di affetti: le zitelle Emilia e Nora, l’amica del cuore Rita, la Massara Donna Peppina… Ci sono anche gli uomini, misteriosi e taciturni, un mondo da cui stare alla larga (come dice sempre la nonna) o tutto da scoprire (come sente Lucia). E proprio uno di quegli uomini nasconde un terribile segreto a cui Lucia si avvicina sempre più, ignara di ciò a cui va incontro…

Attraverso la voce incredibilmente autentica di una bambina, Catena Fiorello ci regala un romanzo profondo e toccante, che ci parla con intelligenza e passione della sua terra e della sua gente.

Recensione:

Il siciliano non è un semplice dialetto, bensì è una lingua “assestante” avendo avuto molte contaminazioni linguistiche nel corso dei secoli.

Ogni parola può infatti assumere diversi significati e sfumature a seconda dell’intonazione e del contesto in cui è inserita.

“Piccirida” letteralmente ed in “senso stretto” significa bambina, piccola.

Ma può assumere sia una valenza positiva quanto affettuosa assume verso una  persona innocente, da proteggere, creatura fragile ed inesperta.

Come definire una persona in senso negativo viene usata  anche adulta non in grado d’assumersi le proprie responsabilità, incapace di maturare.

Ho voluto farvi questo breve “excursus” etimologico per farvi comprendere, almeno spero, il significato più autentico del romanzo di Catena Fiorello.

“Piccirida” va visto come una sorta di coming age “ante litteram” di una ragazza   di undici anni negli anni sessanta in Sicilia.

È difficile per una ragazza d’oggi poter anche solamente immaginare come potesse essere la vita di una propria coetanea in uno sperduto paesino della Sicilia.

Catena Fiorello consente di “colmare” questa lacuna esistenziale oltre sociale firmando una storia intensa, ingenua quanto toccante sotto forma di diario dando voce ai pensieri ed emozioni della giovane Lucia alias “picciridda”.

Lucia è stata affidata alle cure della burbera nonna dopo che i genitori e il fratello più piccolo sono stati “costretti” ad immigrare in Germania per lavoro.

Lucia si sente inizialmente abbandonata, tradita, sola non comprendendo la dolorosa scelta dei suoi genitori.

“Picciridda” inizia così un anno difficile, sofferto in cui da una parte dovrà affrontare e superare la nostalgia, assenza della propria famiglia e dall’altra sarà costretta a dover maturare più velocemente quanto traumaticamente scoprendo il volto adulto e duro della vita fatto di morte, violenza, follia e delusioni amorose.

“Piccirridda” è una bambina di 11 anni, ma si dimostrerà di possedere una testa e cuore di una giovane donna.

Il lettore legge con curiosità, affetto e partecipazione l’anno di vita di Lucia scandito da sorprese, delusioni e terribili soprusi.

È un racconto lineare, diretto quanto incalzante e realistico che proietta il lettore in un’epoca e società, sulla carta, ormai lontani nel tempo e nello spazio.

Tanti siciliani sono stati costretti a lasciare la propria terra ed affetti per sopravvivere.

Un’isola povera, economicamente arretrata, ingrata che ha spinto tanti suoi figli all’immigrazione in Germania, Svizzera, sottoponendoli ad innumerevoli sacrifici, umiliazioni e sacrifici.

“Picciridda” è una lettura consigliata, preziosa oltre che utile per conoscere chi siamo stati e soprattutto come il controverso tema della “migrazione” nello scorso secolo ha investito anche milioni di nostri concittadini.

“Picciridda” è una storia universale, trasversale che trasuda umanità, povertà, orgoglio capace di toccare le corde più profonde del lettore lasciando in dono uno speranzoso sorriso e malinconico ricordo.

155) Il mio corpo

“Il mio corpo ” è un film di Michele Pennetta. Documentario, 82′. Italia, Svizzera 2020.

Sinossi:

Oscar – poco più che bambino – raccoglie la ferraglia per suo padre che si occupa di rivenderla. Passa la sua vita tra le discariche abusive dove i rottami sedimentano. Agli antipodi, ma giusto accanto, c’è Stanley, ragazzo rifugiato di origine nigeriana. Fa le pulizie nella chiesa del villaggio in cambio d’ospitalità e un po’ di cibo. Tra Oscar e Staney nessuna similitudine apparente, salvo il sentimento di essere soli al mondo, di subire lo stesso rifiuto, la stessa forza soffocante di scelte fatte da altri.

Recensione:

Se alle nuove generazioni togliamo anche la speranza di un futuro migliore, la nostra società è davvero destinata a soccombere. Eppure, da adulti, cosa stiamo facendo per lasciare ai nostri “figli” un mondo migliore di quello attuale?

La miopia e l’incompetenza di ogni classe dirigente salita al potere ha accentuato sempre di più il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Il Mezzogiorno è stato saccheggiato, illuso, impoverito, lasciato allo stremo e la Sicilia è il simbolo di questo declino inesorabile. Se essere giovani è di per sé difficile, esserlo in Sicilia lo è ancora di più.

81) Sabbia Nera ( Cristina Cassar Scalia)


“Sabbia Nera” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi editore nel Maggio 2018.

Sinossi:
Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell’Etna, nell’ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all’identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l’intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.
Recensione:
La mia amata Sicilia continua a regalarmi piacevoli ed interessanti scoperte letterarie.
Dopo Barbara Bellomo, è il turno della Dott.ssa Cristina Cassar Scalia a farmi rimpiangere la tardiva lettura.
“Sabbia nera” si rivela fin dalle prime pagine una storia intrigante, avvolgente, piena di colpi di scena scandito da un incalzante e crescente ritmo narrativo.
“Sabbia nera” ci piace definirlo come un riuscito ibrido tra thriller e noir contenendo il meglio dei due generi, magistralmente mescolati dalla creativa autrice.
“Sabbia nera” certifica la nascita di una nuova stella letteraria destinata, senza dubbio, a conquistare nei prossimi anni l’interesse e curiosità dei lettori.
Mi riferisco ovviamente al vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina.
Vanina è una donna forte, intelligente, capace nel proprio lavoro, ma costretta a con convivere con un passato doloroso mai sopito.
Il lettore più attento e scrupoloso potrebbe cogliere nella personalità e soprattutto nelle dure spigolature caratteriali della protagonista più di un’assonanza narrativa con i più famosi “colleghi” Montalbano e Schiavone.
Ma seppure queste comparazioni siano corrette oltre che legittime, sarebbe altresì errato credere che la Scalia si sia limitata ad adattare uno script valido in chiave femminile.
“Sabbia Nera” è molto di più potendo contare su altri personaggi dal notevole potenziale drammaturgico . Già in questo primo episodio appaiono preziosi nel dare brio e profondità all’intreccio.
L’altra protagonista di “Sabbia Nera” è la città di Catania raccontata e descritta dall’autrice con sincerità e passione senza dover ricorrere ad inutili cliché e stereotipi.
“Sabbia nera” permette al lettore di conoscere una Catania in bianco e nero in cui vizi e tradimenti erano paradossalmente tollerati fino a quando non venissero meno la facciata pubblica o peggio ancora gli interessi economici individuali.
Già perché l’avidità scatenava e scatena tutt’oggi i peggiori istinti criminali dell’uomo o di una donna.

19) Il Peso Dell’Oro (Barbara Bellomo)

“Il peso dell’oro” è un romanzo scritto da Barbara Bellomo e pubblicato nel settembre 2018 da Salani Editore.
Sinossi:
Per la giovane archeologa siciliana Isabella De Clio il lavoro è sempre stato tutto. Ma adesso sta cominciando a non bastarle più. La solitudine può diventare pesante, soprattutto se non si riesce a scordare chi un giorno ti ha rubato il cuore. Per fortuna un nuovo mistero è pronto a farle dimenticare la sua situazione sentimentale: una recente scoperta di papiri attribuibili ad Archimede, rinvenuti durante degli scavi, la spinge ad avvicinarsi all’importante codex rescriptus di età medievale, ritenuto per molto tempo solo un libro di preghiere che nasconde però molte sorprese… Isabella si troverà così a dover districare un intreccio che interseca passato e presente: da un lato il famoso scienziato impegnato alla difesa di Siracusa sotto l’assedio dei Romani, guidati dal console Claudio Marcello, dall’altro un tesoro dal valore inestimabile, morti misteriose e intrighi molto più grandi di lei. Sarà proprio grazie a questa nuova, azzardata, indagine, però, che Isabella scoprirà di non essere poi sola come credeva.
Recensione:
Come si quantifica la ricchezza di una persona?
La prosperità del conto corrente? Il potere? La possibilità d’incidere sulla vita altrui?
O diversamente una persona è veramente ricca se possiede talento, intelligenza, l’amore o potendo contare su veri amici?
“Il peso dell’oro” di Barbara Bellomo conduce il lettore in una nuova ed emozionante indagine della brava e bella archeologa Isabella De Clio, caratterizzata ormai da una consolidata struttura narrativa basata sull’alternanza temporale e narrativo tra passato e presente.
Un passato rappresentato in questo caso dalle gesta e pensieri dal geniale Archimede Pitagorico e come grazie alle proprie invenzioni permise alla città di Siracusa di resistere per ben due anni all’assedio da parte dell’esercito romano.
Una struttura narrativa originale quanto complessa da maneggiare che indubbiamente va considerato come il vero “marchio di fabbrica” autoriale oltre che creativo della Dott.ssa Barbara Bellomo.
Il lettore anche in questo terzo romanzo è colpito, affascinato dalla grande conoscenza e padronanza della Storia della Bellomo e con quale naturalezza riesca ad unire, mescolare fatti storici realmente accaduti, spunti archeologici in un thriller moderno con sfumature romance, senza mai svilire il valore e l’importanza del contributo storico.
Al tempo stesso “Il peso dell’oro” racconta una prima quanta decisiva chiusura del cerchio nella vita professionale e soprattutto privata della protagonista De Clio.
Un ‘indagine che sconvolgerà totalmente l’esistenza di Isabella costringendola a riconsiderare vecchie amicizie, ripensare solidi principi ed ammettere le proprie fragilità e desideri d’affetto comuni ad ogni single.
“Il peso dell’oro” è complessivamente una lettura interessante, stimolante, vibrante capace di regalare pathos, emozioni e numerosi colpi di scena al lettore obbligandolo alla lettura fino all’ultimo pagina per conoscere tutte le verità di una storia davvero intensa e ben scritta.
Il finale romantico quanto aperto del romanzo induce il sorridere lettore ad attendere con ansia una nuova avventura della nostra Isabella finalmente “ricca” d’’amore e di fidati amici.

196) La Ladra di Ricordi (Barbara Bellomo)

“La Ladra di Ricordi” è un romanzo scritto da Barbara Bellomo e pubblicato da Salani Editore nell’Aprile 2016.

Sinossi:
Cosa accomuna l’omicidio, ai giorni nostri, di una dolce, vecchia signora dalla vita irreprensibile e i grandi protagonisti dell’età repubblicana – Cesare, Lepido, Cicerone, Marco Antonio, la crudele moglie Fulvia e la piccola Clodia? È quello che dovrà scoprire un terzetto stranamente assortito, chiamato in causa per l’occasione. Isabella De Clio, giovane archeologa siciliana specializzata in arte antica, è bella, volitiva, preparatissima, ma ha un motivo particolare per temere la polizia. E il fatto che l’affascinante Mauro Caccia, l’uomo che la affianca nelle indagini, sia un commissario non l’aiuta più di tanto. Con loro c’è anche Giacomo Nardi, depresso professore di museologia e beni culturali… È l’inizio di una storia che intreccia la Roma del I secolo a.C. e l’Italia contemporanea, gli antichi intrighi politici e i mediocri baroni universitari dei nostri tempi, la violenza che si nasconde tra le mura di casa e la precarietà in cui i ragazzi di oggi, anche i migliori, sono costretti a crescere e a diventare adulti. Un romanzo fresco e ricco d’atmosfera, che si muove con agilità tra passato e presente, per un esordio che non passa inosservato.
Recensione:
“Meglio tardi che mai” recita un vecchio proverbio quanto mai valido ed applicabile oggi alla contradittoria e frenetica vita dell’uomo moderno.
Un proverbio che, da lettore, ho fortunatamente pronunciato sovente dopo aver terminato un romanzo di un autore sfuggito precedentemente alla mia attenzione.
“La ladra di ricordi “di Barbara Bellomo si è infatti rivelata una piacevole ed interessante lettura facendomi scoprire il talento, passione e creatività di una scrittrice siciliana.
“La Ladra di ricordi”, pubblicato nel 2016, ha rappresentato l’esordio della Dott.ssa Bellomo come autrice di romanzi, avendo già al suo attivo pubblicazioni scientifiche, ma conquistando, fin da subito, un meritato ed ampio consenso di critica e pubblico.
Leggendo i commenti sul web, sono sempre più numerosi e convinti coloro che paragonano la penna della Bellomo e la bella e tenace archeologa Isabella De Clio, protagonista dei suoi romanzi, alla fortunata e popolare saga letteraria ed ora televisiva de “L’Allieva” nata dalla penna della Dott.ssa Alice Gazzola.
La stessa Gazzola non ha esitato ad apprezzare pubblicamente il lavoro della collega, confermando una certa affinità elettiva oltre che letteraria tra queste due giovani e toste “eroine” impegnate in ambiti professionali prevalentemente maschili ed ottusi.
“La Ladra di Ricordi” è un thriller che profuma di storia, antichità ed allo stesso tempo di modernità, capace di coinvolgere con bravura il lettore fin dalle prime pagine anche grazie all’uso sapiente e calibrato di “flash back” originali ed efficaci.
“La Ladra di Ricordi” ha una struttura narrativa lineare, semplice, ma mai banale o prevedibile, riuscendo a mantenere alto l’interesse e curiosità del lettore con un costante ritmo e pathos narrativo fino all’ultima pagina del romanzo.
“Scoprire” Barbara Bellomo è stata una bella e preziosa sorpresa letteraria oltre ad offrire ad un lettore poco incline agli studi archeologici e storici di trovare nell’umanità e personalità di Isabella De Clio, un valido motivo e stimolo per riprendere tra le mani anche testi più impegnativi per approfondire alcune tematiche e colmare molte lacune scolastiche.

157) L’amore brucia come zolfo (Lucia Maria Collerone)

“L’amore brucia come zolfo” è un romanzo scritto da Lucia Maria Collerone ed auto pubblicato nel luglio 2017 con Independently published – Collane Le Titane

Sinossi:
L’opera è un romanzo storico ambientato nella città di Caltanissetta nel momento in cui essa è il centro mondiale dello zolfo e la grande storia dell’Indipendenza dell’Italia e dell’economia basata sull’estrazione dello zolfo fanno da sfondo alle vicende sociali e umane di due classi sociali: quelle degli zolfatari e delle loro donne, che lottano duramente per sopravvivere in condizioni di vita e di lavoro disumane e aberranti e dei nobili padroni delle miniere che gestiscono la ricchezza e governano le povere, disperate dei “diavoli della pirrera”. Molte storie s’intrecciano con il loro carico di sofferenza e umanità, esseri umani schiacciati dalla povertà assoluta e dalla disperazione, che si ergono a titani e non arretrano davanti al dolore, alla crudeltà del reale e rispondono alla vita con coraggio e forza sorprendenti. Ci sono uomini che le convenzioni sociali stigmatizzano e costringono in scelte di vita senza scampo, senza libertà. Protagonista è Cecilia eroina tragica che spicca prepotentemente per la sua bellezza d’animo, la sua capacità d’amore abnegazione per la famiglia, per la sua capacità di sognare oltre il reale e che accetta la prigionia di un amore dorato per sfuggire all’abbandono, alla solitudine, ai pregiudizi che la avvolgono in una comunità becera e incapace di condivisione, troppo oppressa dalle sofferenze di una vita meschina. Cecilia è sola in un mondo dove l’anello debole è la donna, dove quando una donna non ha un uomo a proteggerla essa può solo diventare una prostituta. La sua bellezza particolare, diversa, quasi regale e la sua furbizia arguta, nonché la sua intelligenza operosa, la rendono appetibile agli occhi del barone che lei incontra e seduce quando è poco più che una bambina. L’intreccio assorbe per il turbinio delle azioni, per il continuo cambio di azione e di situazione, per i capovolgimenti e gli eventi, che non coinvolgono solo Cecilia, ma tutto il mondo che è intorno a lei sia umano che storico. La scrittura è veloce e curata nei particolari, crea immagini vivide e forti che nella mente del lettore diventano come scene da un film. La storia narrata ha la sua fonte in una storia vera, realmente vissuta, i personaggi sono realmente esistiti e l’impianto della cornice è storicamente circostanziato e corrispondente al vero storico. Ciò che, invece, è frutto della creatività dell’autrice, è la ricostruzione della storia d’amore, che pur essendo realmente esistita, nel suo dispiegarsi e nell’evolvere dei fatti, è frutto della fantasia narrativa dell’autrice e della narrazione orale di chi è stato realmente a contatto con i protagonisti.
Recensione:
Esistono romanzi capaci di trasmettere sincere e vivide emozioni trasudando autenticità ed amore.
Esistono romanzi che permettono al lettore d’immaginare i luoghi, vedere i colori, sentire profumi dell’ambientazione storica, culturale, naturalistica e sociale scelti dall’autore.
Esistono romanzi che catturano l’attenzione e cuore del lettore fin dalla prima pagina, facendolo entrare completamente dentro una storia bella, coinvolgente quanto dura, amara e realistica nel suo sviluppo narrativo ed efficace quanto convincente nel descrivere e delineare l’evoluzione psicologica ed esistenziale dei diversi personaggi.
Esistono romanzi che una volta terminati di leggere ti rimangono dentro e spingendoti a riflettere quanto la vita, allo stesso tempo, possa essere bella e spietata.
Esistono romanzi che sanno raccontare, spiegare e mostrare la vera essenza della Sicilia e dei siciliani senza cedere a banali e stucchevoli stereotipi e pregiudizi.
Esistono romanzi che sanno parlare d’amore romantico quanto carnale senza dover utilizzare gratuite e volgari scene di sesso per acchiappare qualche lettore in più.
Esistono romanzi in cui è possibile riscontrare ed apprezzare dei personaggi caratterizzati dall’ educazione, rispetto, orgoglio, onestà, coraggio, dignità, senso del dovere pudore prima che dal proprio aspetto fisico o fascino.
Esistono dei romanzi scritti con uno stile semplice, lineare ma quanto mai incisivo e profondo, grazie alla penna di uno scrittore talentuoso, creativo ma soprattutto dotato di grande umanità e spiccata sensibilità.
Esiste nella carriera di ogni autore l’urgenza e necessità intima prima ancora che artistica di scrivere una storia.
Quando ciò avviene, il lettore avrà la fortuna di leggere non solo un libro, ma condividere una parte di cuore e d’anima dello stesso scrittore.
Caro Lettore, mi domandi dove puoi trovare, leggere un romanzo di tal genere?
La risposta è semplice: acquista e leggi il romanzo di Lucia Maria Collerone e scoprirai una Sicilia ed un mondo finora sconosciuto o solamente in minima parte raccontato da Giovanni Verga nelle sue novelle.
“L’amore brucia come zolfo” è un libro caldo, forte, vibrante come può essere soltanto l’amore verso la vostra famiglia e la propria terra.

154) Pipino Il Breve

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“Pipino Il Breve” è una commedia musicale di Tony Cucchiara con la collaborazione al testo di Renzo Barbera, regia : Giuseppe Romani, scene e costumi: Francesco Geracà, coreografie : Silvana Lo Giudice, musiche : Tony Cucchiara.
Con :Tuccio Musumeci, Massimiliano Costantino, Evelyn Famà, Giampaolo Romania, Margherita Mingemi, Elena Ronsivalle,Olivia Spigarelli, Riccardo Maria Tarci. Musici: Pippo Russo, Roberto Fuzio, Rosario Moschitta, Alessandro Pizzimento.
Lo spettacolo sarà in scena il 13 Agosto ad Aci Bonaccorsi e il 16 e 17 a Segesta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato il mondo se non fosse nato Carlo Magno?
E se dietro la sua nascita ci fosse stata una sorta di “Beautiful” ante litteram?
In fondo la storia è fatta anche di avvenimenti imprevisti degni di una sceneggiatura teatrale.
In questo modo lo spettatore entra nello corte di Pipino il Breve(Tuccio Musumeci), Re di Francia che sebbene sia anziano desidera avere un erede decidendo così di spedire i suoi ambasciatori presso i Sovrani d’Ungheria perchè gli diano in moglie la loro figlia Berta in modo da poter garantire un futuro al proprio regno.
L’ingenua e ubbidiente Berta parte per la Francia e durante il viaggio si ferma a Magonza per rifocillarsi. Qui Falista(Famà) la figlia del Re di Magonza, fisicamente simile a Berta e bramosa di salire sul trono di Francia, escogita insieme al suo amante cavaliere un diabolico piano per prendere il posto di Berta e presentarsi al cospetto di Pipino il Breve.
Un ‘inganno lungo sette anni in cui Falista sebbene dia la luce ben due eredi alla Francia non viene amata bensì schernita pesantemente dalla popolazione oberata di lavoro e stanca.
Berta , risparmiata dalla morte dall’amante di Falista, trova rifugio per sette anni nel bosco presso un cacciatore.
Saranno i genitori di Berta, preoccupati dal lungo silenzio della figlia e desiderosi di rivederla , una volta giunti a corte a svelare l’inganno di Falista, provocando l’ira di Pipino il Breve.
La commedia divisa in due atti ha forse il proprio limite nell’eccessiva lunghezza sebbene nel complesso risulti godibile, fresca, e brillante.
La prima parte risulta più dinamica e incalzante rispetto alla seconda in cui il testo appare meno fluido e dispersivo con alcune scene probabilmente superflue e non necessarie per cogliere l’essenza della storia e rendendo l’intreccio narrativo più pesante da seguire.
Il testo è ben scritto, divertente, fluido, diretto e semplice capace di strappare più di una risata.
Sebbene non sia un ‘amante dei musical, lo spettacolo si segue con piacere e attenzione per merito del giusto alternarsi di recitazione , canto e ballo e soprattutto grazie al talento e alla poliedricità dell’intero cast che si rivela compatto, affiatato e capace di sfornare una prestazione corale di assoluto livello.
Non si può ovviamente non menzionare la performance di Tuccio Musumeci che nonostante non appaia in tutte le scene e la sua veneranda età continua a graffiare e reggere la scena con carisma e personalità. Come degna di citazione è la prestazione di Evelyn Famà convincente anche nel ruolo di “cattiva” rivelando oltre i già conosciuti e apprezzati talenti interpretativi una notevole e intensa capacità canora.
Sono meritevoli di elogio la coreografa Silvana Lo Giudice e l’autore delle musiche Tony Cucchiara per come hanno reso intrigante e coinvolgente l’equilibrio tra musica e danza.
La regia di Giuseppe Romani ispirata a quella del 1975 si dimostra valida, armoniosa, vibrante e ricca di talento magari non sempre costante nel ritmo narrativo, ma brava nell’idea di presentare la storia attraverso quattro talentuosi “musici”- cantastorie.
Il regno di Carlo Magno ha cambiato la storia del mondo, la sua nascita sicuramente cambia la serata dello spettatore che esce dal teatro sorridendo e canticchiando”E’nato Carlo”!.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/ser/serfat.asp?site=ebook&xy=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Pepin the Short” is a musical comedy of Tony Cucchiara collaboration with the text of Renzo Barbera, director: Joseph Roman, sets and costumes: Francesco Geracà, choreography: Silvana Lo Giudice, music: Tony Cucchiara.
With: Tuccio Musumeci, Massimiliano Constantine, Evelyn Famà Giampaolo Romania, Margherita Mingemi, Elena Ronsivalle, Olivia Spigarelli, Riccardo Maria Tarci. Musicians: Pippo Russo, Roberto Fuzio, Rosario Moschitta, Alessandro Pizzimento.
The show will be staged on August 13 at Aci Bonaccorsi and 16:17 to Segesta

Have you ever wondered how the world would be if it were not born Charlemagne?
And if behind his birth there was a sort of “Beautiful” before its time?
After all, the story is also made of unexpected events worthy of a theatrical script.
In this way, the viewer enters the court of Pepin the Short (Tuccio Musumeci), King of France, who although older want to have an heir deciding to send its ambassadors to the sovereigns of Hungary because the give in marriage their daughter Berta so we can guarantee a future for his kingdom.
The naive and obedient Berta leaves for France and during the journey stops in Mainz for refreshment. Here Falista (Fama), the daughter of the King of Mainz, physically similar to Berta and eager to get on the throne of France, devises with his lover knight a diabolical plan to take the place of Berta and appear in the presence of Pepin the Short.
A ‘deception through seven years when Falista although give light two heirs to France is not popular but heavily mocked by the people overworked and tired.
Berta, saved from death by the lover of Falista, finds refuge in the woods for seven years at a hunter.
Will the parents of Berta, worried by the long silence of her daughter and eager to see you again, when you get to court to reveal the deception of Falista, provoking the wrath of Pepin the Short.
The play is divided into two acts has perhaps its limit in the excessive length overall result although enjoyable, fresh and bright.
The first part is more dynamic and insistent than the second where text appears less fluid and dispersed with some scenes probably unnecessary and not needed to capture the essence of the story and making the heaviest storyline to follow.
The text is well written, fun, fluid, direct and easily able to rip more than a laugh.
Although not a ‘lover of musicals, the show will follow with pleasure and attention to the merits of the right alternation of acting, singing and dancing and especially thanks to the talent and versatility of the entire cast that reveals compact, cohesive and able to churn a choral performance of the highest level.
One can of course not to mention the performance of Tuccio Musumeci that despite not appearing in all scenes and its age continues to scratch and hold the stage with charisma and personality. How worthy of mention is the performance of Evelyn Famà convincing in the role of “bad” proving beyond the already known and appreciated considerable interpretive talents and intense singing ability.
They are deserving of praise choreographer Silvana The Judge and the composer of the music for Tony Cucchiara as they made intriguing and engaging balance between music and dance.
Directed by Giuseppe Romans inspired by that of 1975 became an effective, harmonious, vibrant and full of talent may not always consistent in narrative rhythm, but good idea to present the story through four talented “musicians” – storytellers.
The reign of Charlemagne changed the history of the world, his birth certainly changes the evening of the spectator who leaves the theater smiling and humming “He was born Charles” !.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/ser/serfat.asp?site=ebook&xy=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

105) Amiamoci Nonostante Tutto – La Festa dell’Amore va in scena in Sicilia

di pietro 19

Quando capisci che la  tua vita è davvero tornata pienamente nelle tue mani?

Difficile dare una risposta certa e onestamente  essendo una persona inquieta e nevrotica non so neanche bene cosa significhi essere sereni e tranquilli.

Eppure quando Venerdì sera  non appena si è conclusa la presentazione del mio “Amiamoci, nonostante Tutto” tra gli applausi del sorridente e numeroso pubblico, ho pensato “Chissà forse è questo il momento che tanto  ho cercato?!”

Quando ho cominciato a stringere  le mani di estranei, abbracciare amici e parenti e soprattutto firmare con la mia pessima calligrafia i miei libri, sono tornato con la memoria al 31 luglio del 2009 quando la mia vita implose  iniziando la mia traversata del deserto che appariva lunga ed interminabile.

La  “malattia” mi ha costretto a  rivoluzionare la a vita e a guardarmi dentro con assoluta e ferocia onestà e soprattutto quanto mi  aveva reso indigesta e amara la mia casa,la mia terra:la Sicilia. Uno strappo doloroso che sognavo di sanare il prima possibile.

Il 31 Luglio 2009 sono morto,il 10 Luglio 2015 sono tornato anche in Sicilia e non posso negarVi la mia gioia,orgoglio e soddisfazione.

La “mia”  Sicilia è tornata ad essere il luogo dell’infanzia, dei ricordi e del Sole.

Un Amore è rifiorito e come tale sono contento di raccontarvelo, perchè è stata davvero una bella Festa D’Amore e Amicizia.

Ringrazio di cuore tutti gli ospiti venuti ad ascoltarmi, vi ho stretto la mano ad uno ad uno,ma credetemi avete riscaldato  e reso felice  il mio vecchio cuore.

Davvero Grazie a tutti.

Da  Venerdi  notte ancora più forte posso gridare al mondo il mio “Amiamoci,Nonostante Tutto”.

Se volete sapere di più sulla serata cliccate sui seguenti video per foto e video.

Foto:

https://www.facebook.com/essere.melvin/media_set?set=a.458935990946610.1073741833.100004906388526&type=3&pnref=story

https://www.facebook.com/essere.melvin/media_set?set=a.458730167633859.1073741832.100004906388526&type=3

Video:

When you realize that your life is really back fully into your hands?

Difficult to give a definite answer honestly and being a person restless and neurotic not even know well what it means to be calm and peaceful.

Yet when Friday night came to an end as soon as the presentation of my “Let us love, despite all” to the applause of the large audience and smiling, I thought, “Who knows, perhaps this is the time that I have tried so much ?!”

When I began to shake the hands of strangers, embrace friends and family and especially with my bad handwriting sign my books, I came back with the memory to 31 July 2009 when my life imploded starting my journey through the desert that seemed long and endless.

The “disease” forced me to revolutionize the life and look inside with absolute ferocity and honesty and above what had made me bitter and indigestible my house, my land: Sicily. A tear painful that I dreamed to heal as soon as possible.

The July 31, 2009 died, July 10, 2015 I returned in Sicily and I can not deny my joy, pride and satisfaction.

The “my” Sicilia has once again become the place of childhood memories and the sun.

A Love it flourished and as such I’m happy to tell you about it, because it was really a beautiful Feast of Love and Friendship.

I sincerely thank all the guests who came to listen to me, I shook hands one by one, but trust me you have warmed up and made happy my old heart.

Thank you all really.

From Friday night even stronger I can tell the world my “Let us love, Despite Everything”.

If you want to know more about the event please click on the following video to photos and video.

Photo:

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https://www.facebook.com/essere.melvin/media_set?set=a.458730167633859.1073741832.100004906388526&type=3

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