218) Terapia di coppia per amanti -Il Film

“Terapia di coppia per amanti” è un film di Alessio Maria Federici. Con Ambra Angiolini, Pietro Sermonti, Sergio Rubini, Franco Branciaroli, Anna Ferzetti. Commedia, 97′. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 26 ottobre 2017

Sinossi:Viviana (Angiolini) e Modesto (Sermonti) sono amanti, entrambi sposati e con un figlio a testa. Il loro rapporto è talmente tormentato che decidono di sottoporsi ad una terapia di coppia: o meglio, Modesto si adegua alle richieste di Viviana, ma mantiene un laconico distacco nei confronti del terapista, il professor Malavolta (Rubini), star di una trasmissione televisiva che si chiama Jung-le Fever, soprattutto quando scopre che il terapista ha a sua volta problemi di relazione. Riusciranno Viviana e Modesto a vivere la loro storia d’amore senza soffocare nella conflittualità?

Recensione :

Ci sono due Diego De Silva oppure siamo di fronte a una persona afflitta da personalità multipla? È la domanda che mi sono fatto al termine della proiezione di “Terapia di coppia per amanti”, attesa trasposizione del romanzo dello scrittore napoletano.

Come può una stessa persona aver scritto un romanzo divertente, intimo, originale su un tema delicato e controverso come l’amore clandestino, romanzo che ha conquistato critica, pubblico e non ultimo il vostro inviato (qui la mia recensione) e la scialba sceneggiatura dell’adattamento cinematografico?

Il film “Terapia di coppia per amanti”, infatti, è una delusione quanto mai inaspettata sul piano drammaturgico e dello sviluppo narrativo, con un ritmo monocorde e scarso pathos. I dialoghi risultano per lo più banali, retorici e freddi; Modesto e Viviana, ottimi personaggi nel romanzo, caricaturali e finti.

Nel suo romanzo Diego De Silva sdogana il tema del tradimento, mettendo da parte ogni critica morale per mostrare come i sentimenti possano nascere anche nelle peggiori condizioni. Nel passaggio dalla pagina al grande schermo, però, la storia perde in autenticità, romanticismo, intensità e umanità, nonostante l’impegno e la discreta alchimia tra i due protagonisti, Ambra Angiolini e Pietro Sermonti. continua su

http://paroleacolori.com/terapia-di-coppia-per-amanti/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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75) Non è un paese per giovani

Il biglietto da acquistare per “Non è un paese per giovani”: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Giovanni Veronesi. Con Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica. Drammatico, 105. 2017

In uscita nelle sale il 23 marzo.

Dopo aver visto in anteprima stampa “Non è un paese per giovani” il sottoscritto ha due certezze: la prima è che le nuove generazioni hanno smesso di credere in un futuro nel nostro Paese. La seconda, che il simpatico regista toscano Giovanni Veronesi aveva bisogno di fare una vacanza, spesata, a Cuba.

Non è ovviamente nostra intenzione mancare di rispetto a Veronesi e ai due giovani sceneggiatori che hanno, con impegno, professionalità e passione, elaborato e scritto questa storia, traendo ispirazione dalla fortunata trasmissione radiofonica condotta dallo stesso regista e dall’amara realtà italiana.

I giovani trovano oggi sempre meno spazio e opportunità, in Italia, per dimostrare il loro talento. Per questo sono costretti a emigrare, un po’ come fecero i loro bisnonni nel secolo scorso, alla ricerca di un posto al sole tutto per loro.

Sandro (Scicchitano) ha poco più di vent’anni, è gentile, a volte insicuro, e il suo sogno segreto è quello di diventare uno scrittore. Luciano (Anzaldo), invece, coraggioso e brillante, ha un misterioso lato oscuro.

I due si incontrano tra i tavoli del ristorante dove lavorano come camerieri, precari e senza prospettive come tanti coetanei. Decidono allora di unire sogni e aspirazioni, e cercare un futuro migliore a Cuba. L’idea è aprire un ristorante italiano che offra ai clienti anche una connessione wi-fi, merce ancora rara sull’isola.

Cesare (Rubini), padre di Sandro ed edicolante sui generis, nonostante lo scetticismo aiuta economicamente il figlio a realizzare questa sorta di viaggio della speranza.

A Cuba i due ragazzi fanno la conoscenza di Nora (Serraiocco), un’italiana che per amore ha deciso di trasferirsi, restando segnata nel corpo e nell’anima dal tragico epilogo della sua storia.

L’improbabile terzetto si trova a confrontarsi con i propri demoni, con la fascinosa e seducente Cuba a fare da palcoscenico a questo cruciale passaggio emotivo ed esistenziale.

“Non è un paese per giovani” risulta, sul piano drammaturgico e strutturale, alquanto debole, confusionario e pasticciato, con il suo aver voluto unire con poco raziocinio troppe tematiche e suggestioni, passando dal dramma generazionale a una sorta di “Fight Club” cubano.

Il risultato è un mix caotico, privo di una precisa e chiara identità, ma nonostante l’occasione mancata qualcosa da salvare c’è. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-anteprima-non-e-un-paese-per-giovani/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

211) Dobbiamo Parlare – Carol

Dobbiamo parlare

Quando una coppia incomincia a parlare è assai probabile che il rapporto entri in crisi. Se tale richiesta arriva da una donna, la catastrofe è imminente. Quali siano i segreti dello stare insieme, a prescindere se ci sia l’amore o la felicità, è il punto di partenza della nuova commedia ”Dobbiamo Parlare”, scritta, diretta e interpreta da Sergio Rubini e presentata alla Festa del Cinema di Roma. Un film diverso dal solito fin dall’ideazione e produzione poiché, come ha sottolineato Rubini in conferenza stampa, dopo la stesura del testo, scritto anche dallo scrittore Diego de Silva e da Carla Cavalluzzi e la scelta degli attori, Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese e Maria Pia Calzone, il produttore Carlo Degli Esposti ha accolto l’idea del regista di farne una prima “pièce” teatrale con sei repliche nelle Marche per saggiare le reazioni del pubblico in sala e, soprattutto, valutare la qualità dei contenuti. Un esperimento nuovo per l’Italia, che ci auguriamo possa essere replicato, pochè gli effetti positivi si sono visti nella messa in scena cinematografica. Girato in una stanza che sembra ricordare il film inglese ”Carnage”, anch’esso di origine teatrale, trova, dopo una partenza faticosa, una sua vivacità narrativa e fluidità scenica per merito degli interpreti, che dimostrano di aver creato un team affiatato e convincente. Due coppie agli antipodi che si ritrovano, una notte, a invertirsi i ruoli e a confrontarsi sullo stato del loro rapporto. Come fosse una “pièce teatrale”, nella prima parte guadagna il centro della scena la coppia in crisi più sguaiata e nevrotica, composta dal Prof (Bentivoglio) stimato chirurgo, ma rozzo e volgare nei modi e nel linguaggio e dalla moglie Costanza (Calzone), i quali si autoinvitano a casa degli amici Vanni (Rubini) e Linda (Ragonese), entrambi scrittori, per sfogarsi e accusarsi reciprocamente delle proprie infedeltà e soprattutto problematiche matrimoniali. Ma, più si urlano contro e minacciano di separarsi, più la coppia si avvicina, mostrando una solidità affettiva di fondo, al di là delle divergenze. Invece, la coppia Vanni-Linda, che si ritaglia all’inizio la parte di arbitro e di mediatore, in apparenza granitica e sicura di sé, incomincia a sgretolarsi e a porsi delle domande sulla propria relazione. Le urla di Costanza diventano i dubbi di Linda. Le mancanze del Prof si trasformano nei limiti e nelle passività di Vanni agli occhi della compagna. Un riuscito gioco di ruoli in cui nulla rimane stabile e fermo, confermando come la parola ferisca più di una spada. Fabrizio Bentivoglio, che ricorda, nella gestualità, nei toni e nella fisicità, il compianto Mario Brega, è perfettamente calato nel ruolo senza mai eccedere, dando al suo personaggio una cifra comica inaspettata e confermando il suo talento. Maria Pia Calzone regala una prestazione solida, in linea con il personaggio, un egoismo elegante e incisivo. Isabella Ragonese, dopo un inizio a fari spenti, si illumina nel finale, dando prova di spessore e di grande forza interpretativa. La regia di Rubini è pulita, forse un po’ statica e con ritmo narrativo a singhiozzo, ma convince nella direzione degli attori e riesce a mantenere fino alla fine un buon pathos narrativo, meritandosi un biglietto “Ridotto”.

Carol
Dopo la violenza delle parole della sera,la mattina successsiva lo scenario è cambiato completamente con il film “Carol” di Todd Haynes. Lodato allo scorso Festival di Cannes e premiata come miglior attrice Rooney Mara, ero molto curioso di vederlo. Basato sul romanzo Carol di Patricia Highsmith, il film è ambientato all’inizio degli anni cinquanta a New York. Racconta l’amore lesbo tra la raffinata e compita Carol(Blanchett) e la giovane e aspirante fotografa Therese (Mara). Due donne che si trovano causalmente in grande magazzino e fin dal primo incontro tra le due scocca una scintilla,una simpatia,un’attrazione che le porta lentamente a un legame forte e puro. Carol è una donna borghese, elegante, a un passo dal divorzio e con una figlia piccola. Non sappiamo molto di lei, ma lo spettatore coglie il desiderio della donna di liberarsi dalle catene sociali imposte per poter vivere appieno sua identità anche sessuale. Un’identità che ha provocato la rottura con il marito e rischia di farle perdere l’affidamento della figlia. Eppure Carol non vuole più fingere con se stessa e il mondo. Come l’ingenua Therese, che non ha ben chiaro il proprio futuro, sente di essere attratta da Carol e non rinuncia a seguire il suo istinto, Non vuole sposarsi come imporrebbe l’etichetta. È un inno al coraggio, alla libertà che qualsiasi donna dovrebbe e vorrebbe avere. La forza di dire “no” all’uomo e di poter affrancarsi. Temi forti resi in maniera egregia dalla coppia Blanchett-Mara che, con poche parole e tanti silenzi e sguardi, riescono a trasmettere una carica emotiva intensa e creano un ponte emotivo con il pubblico. Rooney Mara si conferma attrice in costante crescita artistica. Ciò però non basta a salvare il film da un’esasperante lentezza e staticità narrativa che rende la visione del film assai faticosa.. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510272728/articoli/palcoscenico/cinema/2728-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-sergio-rubini-e-il-suo-dobbiamo-parlare

Vittorio De Agrò  e Cavinato Editore presentano ” Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

When a couple begins to speak it is very likely that the relationship comes into crisis. If such a request comes from a woman, the catastrophe is imminent. What are the secrets of being together, regardless of whether there is love or happiness, it is the starting point of the new comedy “We need to talk”, written, directed and performed by Sergio Rubini and presented at the Rome Film Festival. A different kind of film production from the very beginning and since, as pointed out by Ruby at a press conference, after the drafting of the text, also written by writer Diego de Silva and Carla Cavalluzzi and the choice of actors, Fabrizio Bentivoglio, and Isabella Ragonese Maria Pia Calzone, producer Carlo Degli Esposti welcomed the idea of ​​the director to make an initial “play” play with six replicates in the Marche to test the reactions of the audience and, above all, assess the quality of content. A new experiment for Italy, which we hope will be replicated, poché the positive effects were seen in the staging film. Shot in a room that seems to remember the British film “Carnage”, also of theatrical origin, is, after a difficult start, his lively narrative and scenic fluidity for about interpreters, who can prove they created a harmonious team and convincing. Two couples who find themselves at odds, one night, to reverse the roles and to discuss the status of their relationship. Like a “play” in the first part gains center stage the couple in crisis more coarse and neurotic, composed by Prof (Bentivoglio) Estimated surgeon, but rude and vulgar manner and speech and his wife Constance (Calzone) , who invite themselves to the homes of friends Vanni (Rubini) and Linda (Ragonese), both writers, to romp and accuse each other of their infidelity and especially problematic marriage. But, the more you yell and threaten to secede, the more the pair approaching, showing a solid emotional base, beyond the differences. Instead, the couple Vanni-Linda, who carves out the early part of arbitrator and mediator, apparently granitic and confident, starts to crumble and ask themselves questions about their relationship. The screaming Constance become the doubts Linda. Deficiencies of Prof turn within the limits and liabilities of Vanni in the eyes of his partner. A successful game of roles in which nothing remains stable and firm, confirming that the word hurts more than a sword. Fabrizio Bentivoglio, reminiscent, in gestures, tones and physicality, the late Mario Brega, it fell perfectly into the role without exceeding, giving his character an unexpected comic figure and confirming his talent. Maria Pia Calzone gives a solid performance, in line with the character, selfishness elegant and incisive. Isabella Ragonese, after a start without headlights, lights in the final, giving proof of great strength and depth of interpretation. Directed by Rubini it is clean, maybe a bit ‘static and narrative rhythm in fits and starts, but convinces actors’ direction and is able to maintain until the end of a good narrative pathos, earning a ticket “Reduced”.
After the violence of the words of the evening, the morning successsiva the scenario has changed completely with the film “Carol” by Todd Haynes. Praised last Cannes Film Festival and awarded best actress Rooney Mara, I was very curious to see him. Based on the novel by Patricia Highsmith Carol, the film is set in the early fifties in New York. He tells the lesbian love between the refined and accomplished Carol (Blanchett) and the young and aspiring photographer Therese (Mara). Two women are causally in department store and from the first meeting between the two a spark, a sympathy, an attraction that slowly leads to a strong and pure. Carol is a middle-class woman, elegant, on the verge of divorce and a young daughter. We do not know much about her, but the viewer grasps the woman’s desire to break free from the chains of social tax to be able to fully enjoy his sexual identity also. An identity that has caused the rupture with her husband and threatens to make her lose custody of her daughter. Yet Carol does not want to pretend to herself and the world. As the naive Therese, who did not clear their own future, feels attracted to Carol and refused to follow his instincts, he does not want to get married as impose the label. It is a hymn to the courage, freedom, and that any woman would want to have. The strength to say “no” to the man and to be able to free themselves. Strong themes become so egregious by the couple Blanchett-Mara, with few words and many silences and glances, they manage to convey a strong emotional charge and create an emotional bridge with the public. Rooney Mara confirms actress in constant artistic growth. This is not enough to save the film from an exasperating slowness and static narrative that makes the movie very tiring .. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201510272728/articoli/palcoscenico/cinema/2728-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-sergio-rubini-e-il-suo-dobbiamo-parlare

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html