110) High Life

Il biglietto da acquistare per “High life” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“High Life”  è un film di Claire Denis. Con Robert Pattinson, Mia Goth, Juliette Binoche, Lars Eidinger, André Benjamin. Fantascienza, avventura, 110’. Gran Bretagna, Francia, Germania 2018.

Sinossi:

In un luogo lontano nello spazio Monte e la figlioletta Willow vivono insieme a bordo di un veicolo spaziale. Monte, che ha avuto Willow grazie alla fecondazione di una donna di nome Boyse, alla quale era stato dato il suo sperma, ha scoperto grazie a lei cosa significhi amare incondizionatamente. Padre e figlia, insieme, isolati da tutti, dovranno trovare il senso della vita.

Recensione :

In un futuro non troppo lontano, i criminali e i reietti della società saranno usati come cavie in missioni alla scoperta di nuovi mondo e risorse. È questo quanto immaginato da Claire Denis nel suo “High Life”, presentato al Torino Film Festival nella sezione After Hours.

Il film è narrativamente coraggioso, registicamente visionario, claustrofobico e angosciante a livello emotivo, ma tanto non basta a evitare che il giudizio complessivo sia negativo.

“High Life” è costruito su spunti interessanti e pone allo spettatore quesiti provocatori quanto inquietanti sul futuro della nostra società.

La Denis utilizza il genere sci-fi per affrontare temi universali come l’importanza della riproduzione per la sopravvivenza della specie, l’urgenza di trovare quanto prima mondi alternativi dove vivere, la possibilità o meno di redenzione per un criminale. continua su

“High life”: con Robert Pattinson e Mia Goth al di là del sistema solare

8) The Lighthouse

Il biglietto da acquistare per “The lighthouse” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Lighthouse” è un film di Robert Eggers. Con Willem Dafoe, Robert Pattinson. Drammatico. USA 2019

Sinossi:

Thomas Wake è il guardiano stagionale di un faro sperduto nel nulla, su un’isola battuta da venti e tempeste, nella Nuova Scozia di fine Ottocento, mentre Ephraim Winslow è il suo giovane aiutante, propostosi volontario per le quattro settimane del turno. L’accanirsi del maltempo costringerà i due uomini ad una permanenza ben più lunga del previsto e ad una convivenza forzata che porterà in superficie demoni personali, timori ancestrali e nuove, tormentate pulsioni, in un crescendo di follia e claustrofobia.

Recensione:

Presentato al Festival di Cannes 2019 nella sezione Quinzaine e successivamente al BFI London Film Festival, “The lighthouse” di Robert Eggers è un film difficile e faticoso da vedere.

Il mio primo pensiero, al termine della proiezione, è stato quello di organizzare il rapimento dei fratelli Eggers (che hanno scritto insieme la sceneggiatura), confinandoli sine die in un faro su un’isola sperduta. Sarebbe una punizione adeguata per il supplizio inflittomi.

Alla luce dei commenti e delle recensioni entusiastiche dei colleghi americani ho voluto riflettere attentamente su quanto visto. E a mente fredda posso dire che “The lighthouse” è un film esasperante, fastidioso, eccessivamente autoriale, nonostante alcuni aspetti positivi.

Inquadrarlo in un genere preciso è difficile. Presentato come un horror, si capisce subito che la definizione è fuorviante. “The lighthouse” è una storia di follia, solitudine, depravazione e soprusi resa possibile da uno scenario inquietante e desolante quanto affascinante – un faro dove, probabilmente, sono stati compiuti omicidi e riti sessuali. continua su

“The lighthouse”: un esercizio di stile registico che si perde in manierismi

222) Good Time

“Good Time” è un film di Josh Safdie, Ben Safdie. Con Jennifer Jason Leigh, Robert Pattinson, Barkhad Abdi, Ben Safdie, Marcos A. Gonzalez. Drammatico, 99’. USA, 2017
Data di uscita italiana: 26 ottobre 2017

Sinossi:
New York. Quartiere di Queens. Una rapina in banca finisce male, Connie (Pattinson) riesce a fuggire mentre suo fratello Nick (Safdie), affetto da un ritardo mentale, viene arrestato. Da quel momento Connie inizia a darsi da fare per poter trovare il denaro necessario per pagare la cauzione mentre progressivamente sviluppa un altro progetto: farlo evadere.

Recensione :

Il 25 maggio 2017 potrebbe essere ricordato come un giorno storico per il cinema internazionale, e probabilmente non è un caso che questo evento memorabile si sia verificato al Festival di Cannes.

Robert Pattinson – ammettiamolo, a sorpresa – ha dimostrato, dopo anni, che la parola ‘attore’ nella sua carta d’identità alla voce ‘professione’ non deve essere considerato un falso in atto pubblico.

Il merito va diviso in egual misura tra i fratelli Josh e Ben Safdie, registi del film “Good time” presentato in concorso a Cannes, bravi a esaltare il belloccio di “Twlight”, tirandogli fuori doti interpretative del tutto inedite.

Immaginate di vedere la versione crime di “Rain man”, con al posto della coppia Cruise-Hoffman, questa giovane e del tutto inedita, che però sin dalla prima scena conquista il pubblico dimostrando una perfetta alchimia umana oltre che artistica, bucando lo schermo e risultando molto credibile. continua su

http://paroleacolori.com/good-time-diseredati-fuga-da-una-gabbia-fisica-ed-esistenziale/

 

 

159) L’infanzia di un capo

Il biglietto da acquistare per “L’infanzia di un capo” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’infanzia di un capo” è un film di Brady Corbet. Con Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Benjo, Liam Cunningham, Tom Sweet, Yolande Moreau. Drammatico, 113’. Francia, 2015
Liberamente ispirato all’omonimo racconto di Jean–Paule Sartre (1939) e al romanzo “Il Mago” di John Fowles (1965)

Ci sono dei momenti – pochi, ma ci sono – in cui il vostro cronista non ha davvero idea di quali parole e metafore utilizzare per raccontarvi in modo chiaro e comprensibile un film che, anche a distanza di molte ore, resta un enigma prima sul piano drammaturgico poi su quello creativo.

Dato per assodato che non ho mai letto né Sartre né Fowles, il vero problema è capire come e perché tali testi abbiano ispirato l’esordiente Brady Corbet per il suo “L’infanzia di un capo”, vincitore alla Biennale di Venezia 2015 del Premio orizzonti miglior regia e del Premio Luigi De Laurentis alla miglior opera prima.

Entrare nella mente del regista e della giuria del Festival esula dalle mie competenze. Io mi limiterò ad alcune considerazioni.

Il film racconta, in quattro atti, la vita del piccolo Prescott (Tom Sweet) nella villa vicino a Parigi dov’è alloggiato con i genitori. Il padre (Cunningham), consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle trattative di definizione di quello che diventerà il trattato di Versailles, dopo la fine della prima guerra mondiale.

La formazione del carattere di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d’ira, che portano alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare.

Quello che si consuma è uno scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, e dell’ambiguo amico di famiglia Charles Marker (Pattinson), e quello femminile, vitale e vibrante, che circonda il bambino con le tre figure di donna che gestiscono la sua vita: l’austera e religiosa mamma (Bejo), la dolce governante (Moreau) e la fragile insegnante di francese (Martin).

La sinossi, per quanto articolata, sembra chiara. Peccato che di scatti d’ira non si veda nemmeno l’ombra, così come rimane fumoso il futuro che attende il giovane protagonista e il modo in cui influenzerà il mondo che lo circonda.

“L’infanzia di un capo” è un film volutamente simbolico, criptico, elitario, che non possiede però le qualità narrative e tecniche necessarie per iscriversi tra i capolavori del genere. Lo spettatore fatica a entrare dentro la storia e a provare una qualche empatia verso i personaggi.

Nonostante questi limiti, alcune interpretazioni spiccano. Prima di tutto quella dell’esordiente Tom Sweet, un’autentica e piacevole sorpresa, che mostra personalità e talento notevoli. Un ragazzo da seguire in futuro con attenzione. continua su

http://paroleacolori.com/l-infanzia-di-un-capo-esordio-brady-corbet-e-tom-sweet/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

154) Civiltà Perduta

Il biglietto da acquistare per “Civiltà perduta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

” Civiltà Perduta” è un film di James Gray. Con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland. Azione, 141’. USA, 2016
Tratto dal romanzo “Z. La città perduta” di David Grann

Onore, credibilità, coraggio e affidabilità sono ciò che definisce un uomo, i valori che ogni padre dovrebbe insegnare ai figli. Avere un obiettivo, un progetto, ed essere disposti anche al sacrificio estremo per realizzarlo non è un atto di eroismo, ma il modus operandi di ogni uomo di sani principi.

State pensando che se nel 2017 una persona sostiene cose come queste sia meritevole della camicia di forza? Forse, ma prima di chiamare il 118 riflettete un momento su come sarebbe la nostra società se qualcuno seguisse davvero massime come quelle scritte in apertura, massime di altri tempi.

Deve pensarla almeno in parte così il regista James Gray per decidere, dopo una lunga gestazione, di portare al cinema “Civiltà perduta”, adattamento del best-seller di David Grann “Z. La città perduta”, e basato su una storia vera.

1905, Irlanda. Il maggiore Percy Harrison Fawcett (Hunnam) serve nella Royal Garrison Artilery a Cork, insieme alla moglie Nina (Miller) e al figlio Jack.

Frustrato perché non ha possibilità di dimostrare il proprio valore, nel giugno 1906 accetta l’offerta della Royal Geographical Society di Londra di partire per il Sudamerica per mappare, attraverso la foresta Amazzonica ancora inesplorata, il confine tra Brasile e Bolivia ed evitare una guerra.

Dopo due anni di ricerche, insieme al caporale Henry Costin (Pattinson), Percy scopre i segni di quella che potrebbe essere un’antica civiltà. Nel 1910 tiene quindi una storica conferenza, sostenendo con forza la tesi dell’esistenza di una città Z, e preparandosi per una nuova spedizione.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo costringe a mettere da parte la sua ossessione, ma gli offre anche l’occasione di distinguersi. Decorato e promosso, Percy sembra rassegnato a godersi la pensione, finché il figlio Jack (Holland), non si propone come suo compagno per una nuova esplorazione.

James Gray racconta in modo rigoroso i fatti salienti della vita di un uomo straordinario, trasmettendo però al contempo l’importanza che per lui avevano valori come l’onore. Percy ha affrontato avversità inimmaginabili, lo scetticismo della comunità scientifica, spaventosi tradimenti e anni di lontananza dalla propria famiglia in nome della sua missione. continua su

http://paroleacolori.com/civilta-perduta-storia-vera-di-percy-harrison-fawcett/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”