88) Tre Piani -Il Film

Il biglietto da acquistare per “Tre piani” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tre Piani” è un film di Nanni Moretti. Con Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Adriano Giannini, Elena Lietti, Nanni Moretti. Drammatico. Italia 2021

Sinossi

Tre piani, tre famiglie e la trama del quotidiano che logora la vita, disfa i legami, apre le ferite, consuma il dramma. Al piano terra di un immobile romano vivono Lucio e Sara, carriere avviate, spinning estremo e una figlia che parcheggiano dai vicini, Giovanna e Renato. Al secondo c’è Monica, che ha sposato Giorgio, sempre altrove, ha partorito Beatrice senza padre e ‘ha’ un corvo nero sul tavolo. All’ultimo dimorano da trent’anni Dora e Vittorio, giudici inflessibili che hanno cresciuto Andrea al banco degli imputati. Un incidente nella notte travolge un passante e schianta il muro dello stabile, rovesciando i destini e mischiando i piani.

Recensione:

Prima di rendervi partecipi dei miei pensieri e sensazioni davanti all’atteso film di Nanni Moretti “Tre piani”, presentato in concorso al Festival di Cannes 2021, vorrei spendere alcune parole.

Prima di tutto un avviso ai naviganti: la visione di “Tre piani” è caldamente sconsigliata a chi ha la sventura di vivere in un condominio problematico/difficile. Sarebbe quasi masochistico pagare un biglietto per vedere un versione edulcorata/morettiana di una gran rottura di balle reale.

Poi una premessa letteraria: il sottoscritto – ovviamente – non ha letto il pluripremiato romanzo omonimo di Eshkol Nevo. Da quello che ho trovato online, però, mi sembra di capire che il suddetto romanzo sia poetico, articolato, simbolico. Nella sceneggiatura non è confluito tutto, occhio.

E per concludere un consiglio, bonario, a Frémaux, che dopo questi primi giorni sento molto vicino. Non accetti più a scatola chiusa i film di Nanni Moretti! Perché sono convinto che se il delegato generale ne avesse visto anche solo qualche minuto… avrebbe considerato di lasciarlo all’amico Alberto Barbera per passata la Biennale di Venezia.

Passando al film, possiamo dire che “Tre piani” è il più lontano dalla filmografia morettiana. La scelta di adattare il testo di un altro si è rivelata un boomerang per il regista, che è sembrato a disagio nel dirigere questa storia non veramente sua. continua su

73) Non sono un assassino

Un film di Andrea Zaccariello. Con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce, Claudia Gerini, Sarah Felberbaum. Thriller, 111′. Italia 2019

Sinossi:

Francesco Prencipe è vicequestore e amico fraterno del giudice Giovanni Mastropaolo, oltre che dell’avvocato Giorgio, di ricca famiglia ma che ha smesso di esercitare dopo una delusione d’amore e una caduta nell’alcolismo. Quando il giudice Mastropaolo viene trovato morto, Francesco, che è l’ultimo ad averlo visto vivo, è il principale indiziato dell’indagine. Lui si dichiara innocente e si affida per la propria difesa a Giorgio, inoltre cerca di ricongiungersi con la figlia, che non gli perdona di aver lasciato la famiglia per un’altra donna. Tutti, inclusi i colleghi in polizia, accusano Francesco di essere una persona orribile e solo Giorgio sembra essere dalla sua parte, anche se da ragazzini Francesco finì per escluderlo e preferirgli Giovanni come amico del cuore. I tre strinsero anche un misterioso patto: non aprire mai un cassetto segreto della scrivania di Giovanni, dove lui aveva nascosto qualcosa che non ha mai voluto rivelare.

Recensione:

Ogni storia o accadimento può essere raccontato, anche al cinema, in modo diverso, a seconda della propria prospettiva o sensibilità. Se si tratta del brutale omicidio di un magistrato, in cui l’unico indiziato è un amico fraterno nonché vicequestore, è facile che tutto si giochi sulle sensazioni ed emozioni dei protagonisti piuttosto che sulle prove presentate durante un processo.

“Non sono un assassino” di Andrea Zaccariello può essere considerato un legal movie, nonostante la grande importanza data all’aspetto esistenziale e intimistico della vicenda. L’omicidio del giudice Giovanni Mastropaolo è infatti l’escamotage narrativo per raccontare la storia di una fraterna e profonda amicizia, quella tra Francesco (Scamarcio), Giovanni (Boni) e Giorgio (Pesce), ricostruita attraverso continui flashback.

La scelta di muoversi su tre distinti piani temporali, una cosa alla “True detective”, per intendersi, convince solo a tratti. Per quanto sia interessante, infatti, trasmette anche a chi guarda un senso di caos e di poca chiarezza, per via anche della messa in scena non sempre credibile. continua su

“Non sono un assassino”: un thriller ambizioso ma con grossi limiti

55) Lo Spietato

“Lo Spietato” è un film del 2019 diretto da Renato De Maria, scritto da Renato De Maria, Valentina Strada, Federico Gnesini , liberamente ispirato al romanzo “Manager Calibro 9 di Pietro Colaprico e Luca Fazzo ( Garzanti Editore), con : Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta, Alessandro Tedeschi.

Sinossi:
Lo Spietato, il film diretto da Renato De Maria, è ambientato nel periodo del boom, in una metropoli – Milano – destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa. Santo Russo (Riccardo Scamarcio), calabrese cresciuto nell’hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo. Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l’amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile. Due scelte di vita agli antipodi e due opposte facce di sé. Il percorso criminale di Santo è fatto di scelte inevitabili e traiettorie dolorose: chi vive o chi muore, l’amore passionale o la famiglia, il sogno borghese o una vita da Spietato.
Lo Spietato sarà visibile al cinema dal 8 al 10 aprile grazie a Nexo Digital ed invece sarà disponibile dal 19 aprile su Netflix.

Recensione:
Perché mai lo spettatore dovrebbe vedere “Lo Spietato” al cinema o successivamente su Netflix, essendo ormai saturo e magari stanco di vedere prodotti crime sul piccolo e grande schermo?
Perché dare fiducia al film di Renato De Maria, dopo aver visto nel giro di pochi anni film o miniserie similari come ad esempio “Vallanzasca – Gli Angeli del Male” di Michele Placido con protagonista Kim Rossi Stuart, “Faccia d’Angelo” di Andrea Porporati con Elio Germano?
Perché mai dovrebbe risultare interessante e credibile Riccardo Scamarcio nel ruolo del calabrese Santo Russo divenuto uno spietato boss con l’accento milanese negli anni 80?
Potrei andare avanti, ma probabilmente è più opportuno che mi sforzi di fornivi qualche riposta esaustiva e convincente.
“Lo Spietato” pur essendo una storia di volenza, criminalità e tradimento ha la peculiarità drammaturgica e creativa decida di svilupparsi e mostrarsi allo spettatore come se fosse piuttosto una commedia dark o se preferite” “una gangster comedy” così definita dallo stesso regista De Maria in conferenza stampa.
“Lo Spietato” “gioca” brillantemente ed efficacemente con il genere crime, riscrivendone i toni, lo stile fino al punto di dissacrare e rendere “leggeri” anche i momenti più violenti e drammatici della “liturgia” criminale.
Renato De Maria e gli altri due sceneggiatori partendo dal romanzo “Manager Calibro 9 “di natura più cronachistica, hanno voluto riversare nello script tutta la loro conoscenza ed amore cinematografico sul film di genere ponendo le basi per un convincente e gustoso “ibrido” narrativo.
“Lo Spietato” racconta l’ascesa e caduta di un “terrone calabrese” determinato a riscattare le proprie umili origini con l’ambizione d’ essere accettato e rispettato nella Milano che conta.
“Lo Spietato” è una sorta di “ballata criminale” in cui le azioni criminose, gli omicidi, lo spaccio di droga rappresentano solamente la cornice narrativa di una storia paradossalmente più intimistica e profonda sorretta da un’adeguata colonna sonora.
Riccardo Scamarcio incarna magistralmente il personaggio di Russo, un ragazzo “cresciuto” in carcere e divenendo così inevitabilmente un criminale, ma ben lontano da vecchi e scontati cliché
Sante Russo si ritrova a vivere una doppia vita: Una tradizionale e rispettosa dei “canonici” calabresi segnata dal matrimonio con l’innamorata ed ubbidiente moglie Mariangela (Serraiocco) e l’altra invece vissuta nei salotti radical chic e incarnata dalla bella e sofisticata artista francese Annabelle (Casta) oltre che amante.
Le due figure femminile rappresentano perfettamente i due mondi inconciliabili di Santo, e la scelta drammaturgica d’alternare le due attrici sulla scena non soltanto rendono più chiari i passaggi storici, ma soprattutto sono funzionali e decisive nel comprendere l’evoluzione psicologica ed emotiva del protagonista. continua su

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202) Euforia

Il biglietto da acquistare per “Euforia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Euforia” è Un film di Valeria Golino. Con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca. Drammatico. Italia, 2018

Sinossi:

Matteo (Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore (Mastandrea) vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell’ombra. La scoperta di una malattia grave che ha colpito Ettore (della quale lo si vuole tenere all’oscuro) spinge Matteo a tornare a frequentarlo e ad occuparsi di lui.

Recensione :

La morte fa parte del ciclo naturale della vita, eppure nessun momento dell’esistenza spaventa tanto l’uomo come quest’ultima. Sarà che la morte non guarda in faccia nessuno, non tratta, non concede condoni, rinvii o scorciatoie.

Se è vero che più si va avanti con l’età e più il pensiero diventa angosciante, quasi ossessivo, cosa preferireste, voi, potendo scegliere: una fine improvvisa, inaspettata, oppure annunciata (sotto forma di un male incurabile)?

Nel secondo caso, almeno, si ha modo di separarsi a dovere dalle persone amate – e per loro di dire addio… Si concentra su questa tematiche delicatissima Valeria Golino nel suo “Euforia”, presentato a Cannes 2018, opera seconda dopo il felice esordio di “Miele”, cinque anni fa.

Protagonisti due fratelli estremamente diversi: Matteo (Scamarcio), imprenditore brillante e libertino, ed Ettore, pacato professore di matematica. La malattia del secondo – che il primo non vuole rivelargli – sarà l’occasione per riavvicinarsi.

Alle parti drammatiche e intimistiche se ne alternano altre più divertenti e ironiche – che coincidono spesso con la presenza in scena degli eccentrici amici di Matteo.

Allo spettatore più attento certi passaggi potrebbero ricordare due film italiani del 2007 – “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek e “Mio fratello è figlio unico” di Daniele Lucchetti -, ma Valeria Golino e le altre due sceneggiatrici sono brave a costruire una storia tutto sommato originale. continua su

http://paroleacolori.com/euforia-valeria-golino/

141) Dei

“Dei” è un film di Cosimo Terlizzi. Con Andrea Arcangeli, Martina Catalfamo, Luigi Catani, Angela Curri, Mathieu Dessertine. Drammatico. Italia 2018

Sinossi:

Martino ha 17 anni e vive in un casolare della campagna pugliese. Il padre di Nicola vive di espedienti e, nella percezione della moglie Anna, porta a casa solo rottami e miseria. L’unica proprietà di valore è un ulivo secolare in cortile, su cui però incombe la doppia minaccia dell’epidemia di origine batterica che ha colpito gli uliveti pugliesi e della sete di denaro di Nicola. Anche Martino vorrebbe vendere l’ulivo per potersi permettere gli studi all’università di Bari, dove il ragazzo scappa, insieme all’amica Valentina, ogni volta che ne ha l’occasione. E mentre assiste a una lezione d’arte in cui si parla delle divinità greche, i due si imbattono in Laura, una studentessa della Bari bene che li introduce in un mondo parallelo di musica, terrazzi condominiali e internazionalità.

Recensione:

Ricordo ancora quando la professoressa d’italiano, a scuola, riconsegnandomi l’ennesimo compito con il suo bel corredo di segni rossi mi ripeteva: “Vittorio, avresti anche delle discrete idee, solo che la forma con cui le esprimi lascia a desiderare”. Mia madre, sconsolata, leggendo il voto, rincarava la dose: “Se almeno rileggessi prima di consegnare, potresti evitare gli errori di ortografia”.

Oggi non posso non ripensare a quei momenti nello scrivere la recensione di “Dei”, opera prima di Cosimo Terlizzi, e mi duole non poco indossare i panni del maestrino. Questo, però, è il classico film “vorrei ma non posso”.

Il regista mi perdonerà la franchezza, ma per quanto siano comprensibili l’ardore artistico, il desiderio di dimostrare il suo talento e stupire con una storia diversa quanto autentica, la voglia di ripagare la fiducia dell’amico e produttore Riccardo Scamarcio, una tiratina d’orecchie è d’obbligo.

Il suo “Dei”, nonostante l’impegno e la passione profusi dal giovane e volenteroso cast, convince poco sia a livello drammaturgico che emotivo, risultando un ibrido confuso tra “Stand by me” di Rob Reiner e “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, senza una chiara identità.

Forse la storia ha alla base elementi autobiografici, ma questo non evita che la visione sia, per il pubblico, faticosa e a tratti persino noiosa. continua su

http://paroleacolori.com/dei-opera-prima-cosimo-terlizzi/

282) La cena di Natale

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Il biglietto d’acquistare per “La cena di Natale” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“La cena di Natale” è un film del 2016 diretto da Marco Ponti, scritto da Marco Ponti, Luca Bianchini e Piero Bodrato, tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini, con: Michele Placido, Maria Pia Calzone, Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Veronica Pivetti, Dario Aita, Eugenio Franceschini, Eva Riccobono, Giulia Elettra Gorietti, Antonio Gerardi.
Arieccoli potrebbe dire lo spettatore guardando il manifesto della nuova pellicola di Marco Ponti. Dopo il successo di pubblico di un anno fa non poteva mancare una nuova pellicola avendo protagonisti i protagonisti di Polignano a Mare, creati dalla penna dello scrittore Bianchini.
Se il box office premia, i produttori non possono deludere le aspettative del pubblico, anche se i critici invece possano avanzare dei dubbi sulla legittima dell’operazione,
Un anno fa scrissi che l’operazione cinematografica di “Io che amo solo te” non era riuscita ad eguagliare la brillantezza e briosità narrativa del romanzo e che probabilmente sarebbe più opportuno una collocazione televisiva.
Non avendo letto in questo caso il romanzo non mi permetto di pronunciare sulla fedeltà drammaturgica del testo, ma confermo nuovamente i miei dubbi sul respiro cinematografico del film.
La storia, i personaggi hanno una profondità, costruzione e dimensione adatta più al piccolo schermo, possibilmente generalista, dove evidenti e chiari limiti strutturali, recitativi e registici, possono anche essere accettati essendo un prodotto rivolto al grande pubblico.
Invece avere l’ambizione di voler trascinare lo spettatore in sala per la seconda volta appare azzardata e soprattutto superba da parte degli autori e regista.
Polignano a mare si conferma una location meravigliosa e assoluta e vera protagonista della storia con i suoi paesaggi, colori e lucenti spiagge e magnifico mare.
Avevamo lasciato Damiano(Scarmarcio) e Chiara(Chiatti) neo sposini pronti ad iniziare una vita insieme, nonostante i dubbi del primo alla vigilia del matrimonio e soprattutto ci si era in parte emozionati ad osservare la vera storia d’amore tra Ninella(Calzone) e Don Mimmi(Placido), decisi a farsi travolgere dall’amore che fu in giovinezza.
Un anno dopo Damiano e Chiara stanno per diventare genitori e Don Mimmi sembra finalmente deciso a lasciare la moglie Matilde(Attili) e fare una fuga d’amore a Parigi con Ninella. Peccato che Don Mimmi decida di regalare un anello con smeraldo alla moglie come forma d’addio, spingendo invece Matilde a festeggiare l’evento con una grande cena in casa propria per la vigilia di Natale.
E si sa che le cene di famiglia e soprattutto sotto le feste possono tramutarsi in una via crucis e fonte di colpi di scena tragicomici.
Lo spettatore così assiste alle dinamiche amorose di vecchi e nuovi personaggi senza un vero coinvolgimento ed empatia. L’intreccio narrativo non decolla e il suo sviluppo è prevedibile, scontato e in alcuni casi anche grottesco e noioso. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-la-cena-di-natale/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/Ninni-mio-padre-Roberto-Sapienza-ebook/dp/B01H85DF8S/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1479823590&sr=1-1&keywords=ninni+mio+padre

116) Pericle ll Nero

pericle

Il biglietto da acquistare per “Pericle il Nero” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre

Sono Pericle Scalzone, detto “il Nero”, e faccio il culo alla gente per professione. Quindi, se non andate a vedere il mio film al cinema, guardatevi le spalle perché dovrete fare i conti con me.

Questa poteva essere un’efficace frase di lancio per incuriosire lo spettatore, e spingerlo magari ad andare al cinema per il film di Stefano Mordini. Invece Riccardo Scarmacio, impegnato qui nella doppia veste di produttore e attore, ha deciso di mettere il suo bel fisico sui manifesti, immaginiamo per fare presa sulle fan.

Il buon Pericle farà anche il culo alla gente, ma la pellicola ha purtroppo sullo spettatore un effetto quasi soporifero, sicuramente poco elettrizzante.

Non ho avuto modo di leggere il romanzo di Ferrandino, ma secondo quanto dichiarato in conferenza stampa da Mordini, negli anni molti registi hanno provato a trasporre il libro per il cinema, con scarsa fortuna. Alla luce di quanto visto, il mio pensiero “se tanti hanno fallito o rinunciato ci sarà una ragione” suona ancora più profetico.

Il cinema italiano sta vivendo un buon momento creativo e artistico e si colgono, dopo tanto torpore, segnali di risveglio. Nonostante questo, in alcuni campi (e generi) la strada da fare è ancora lunga.

“Pericle il Nero”, lo ha spiegato il regista, è un dark noir ambientato in Francia anziché a Napoli come racconta il romanzo. La domanda nasce spontanea: perché si è scelto di intervenire su un genere ben definito, per realizzare un ibrido? continua su

Festival del cinema di Cannes | Un certain regard | Pericle il Nero

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket to buy for “Pericles the Black” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always

Pericles are Scalzone, said “the Black”, and I do your ass to the people to the profession. So if you do go and see my film to the cinema, watch your back because you will have to reckon with me.

This could be an effective tagline to intrigue the viewer, and maybe push it to go to the cinema for the film by Stefano Mordini. Instead Riccardo Scarmacio, engaged here in the dual role of producer and actor, decided to put her beautiful body on the posters, we imagine to mesh on the fan.

The good Pericles will also make your ass to the people, but unfortunately the film has on the viewer an almost soporific effect, certainly not very thrilling.

I’ve got to read the Ferrandino novel, but as stated in a press conference from Mordini, over the years many directors have tried to transpose the book for film, with little luck. In light of what we saw, my thought “if so many have failed or given up is a reason” sounds even more prophetic.

Italian cinema is going through a good creative and artistic moment and capture, in a long slumber, signs of revival. Despite this, in some fields (and create) the way to go is still long.

“Pericles the Black”, has explained the director, he is a dark noir set in France rather than in Naples as told by the novel. The question arises: why you chose to work on a well-defined genre, to create a hybrid? continues on

Festival del cinema di Cannes | Un certain regard | Pericle il Nero

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

215) Io che amo solo te

bianchini

Il biglietto d’acquistare per “Io che amo solo te”” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Marco Ponti. Con Riccardo Scarmacio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Enzo Salvi, Dario Bandiera. Drammatico, 102′. 2015

Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini

Se dovessi scrivere il titolo per un articolo, invece della recensione del film Io che amo solo te, sarebbe “Sucidio creativo di Luca Bianchini”. Sottotitolo: “Otto anni dopo Ho voglia di te Chiatti e Scamarcio ci riprovano in Puglia”.

Credo che queste due frasi, da sole, possano già rendere bene l’idea della cifra artistica della pellicola di Marco Ponti.

Quest’estate in una fase da lettore più disimpegnata del solito ho scelto di dare fiducia allo scrittore Luca Bianchini e di leggere questo romanzo che ha avuto, al momento dell’uscia nel 2013, un buon successo. È stata una lettura fresca, divertente, semplice, perfetta per i mesi caldi.

Una storia d’amore tra passato e presente, ambientata nella splendida Polignano a Mare. Protagonisti due cinquantenni nostalgici, che non hanno mai vissuto la loro occasione, e si ritrovano oggi a divenire consuoceri perché i figli convolano – loro sì – a nozze.

Leggendo già vedevo nella mia mente la vicenda trasportata sul piccolo schermo, in uno di quei film tv da vedere su Rai 1 le domeniche d’inverno. Invece ecco il primo grave errore di questa produzione: fare di un testo televisivo una trasposizione cinematografica. Luca Bianchini è uomo di radio, ha un un linguaggio e uno stile basico, essenziale, che ha trasportato anche nei suoi romanzi. “Io che amo solo te” sarebbe potuto diventare un format per la televisione con poco sforzo. E invece…

Il secondo, tragico, errore è strutturale. Nel libro i veri protagonisti sono Ninella (Calzone) e Don Mimmi (Placido), amanti da ragazzi ma poi costretti dai casi della vita a sposare altre persone e amarsi solo da lontano. Nel film, invece, gli autori hanno scelto di spostare del tutto la prospettiva, puntando i riflettori per lo più sulla coppia giovane, formata da Damiano (Scamarcio) e Chiara (Chiatti), alle prese con i dubbi prematrimoniali. Decisione che riduce fascino e interesse della vicenda. Osservare la coppia Scarmarcio-Chiatti, otto anni dopo Moccia, sospirare per amore fa sbadigliare prima, e rende insofferenti poi.

Luca Bianchini ha costruito nel suo libro una struttura narrativa in tre parti, precise, snelle e gustose. C’è ritmo e ironia, e viene fuori un affresco credibile della realtà pugliese. Il film, invece, è composto da solo due parti, che mostrano limiti narrativi e di ritmo evidenti. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “that I love only you” “is: 1) Even given; 2) Tribute; 3) afternoon; 4) Reduced 5) Always.

A film by Mark Bridges. Riccardo Scarmacio Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Enzo Salvi, Dario Bandiera. Drama, 102 ‘. 2015

Based on the novel by Luca Bianchini

If I were to write the headline for an article, instead of the review of the film that I love only you, it would be “suicide any creative Luca Bianchini”. Subtitle: “Eight years later I want you Chiatti Scamarcio and tries again in Puglia”.

I believe these two sentences, alone, can already give a good idea of ​​the artistic figure of the film of Mark Bridges.

This summer, at a time as a reader more disengaged than usual I chose to trust the writer Luca Bianchini and read this novel I had, at the time dell’uscia in 2013, a success. It was a fresh reading, fun, simple, perfect for the warm months.

A love story between past and present, set in the beautiful Polignano a Mare. Starring two fifties nostalgic, who never lived their time, and are now members to become superlative convoluted because the children – their yes – wedding.

Reading already saw in my mind the story carried on the small screen, in one of those movies to see on TV RAI 1 Sunday in winter. However this is the first big mistake of this production: do a text a television film adaptation. Luca Bianchini is a man of radio, has a language and a style basic, essential, which carried even in his novels. “I just I love you” could have become a format for television with little effort. And instead…

The second, tragic error is structural. In the book, the real stars are Ninella (Calzone) and Don Mimmi (Placido), lovers of cake but then forced by the circumstances of life to marry other people and love each other from a distance. In the film, however, the authors have chosen to move all of the perspective, putting the spotlight mostly on the young couple formed by Damian (Scamarcio) and Chiara (Chiatti), struggling with doubts before marriage. Decision to reduce interest and beauty of the story. Observe the couple Scarmarcio-Chiatti, eight years after Moccia, sighing for love makes yawn before, and then makes impatient.

Luca Bianchini has built in his book, a narrative structure in three parts, precise, lean and tasty. There is rhythm and irony, and out comes a fresco credible reality Puglia. The film, however, is composed of only two parts, which show narrative limits and rhythm evident. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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52) Nessuno si salva da solo

jasmne trinca
Il biglietto d’acquistare per “Nessuno si salva da solo” è: 1)Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre
“Nessuno si salva da solo” è un film del 2015 diretto da Sergio Castellitto, scritto da Margaret Mazzantini, tratto dall’omonimo romanzo della autrice, con: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Anna Galiena, Eliana Miglio, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Roberto Vecchioni.
Un tempo i matrimoni erano decisi a tavolino, duravano una vita non essendoci il divorzio e contava più la dote che l’amore
Oggi i matrimoni sono in calo, al massimo si convive, la dote non esiste più e l’amore spesso si esaurisce come una sigaretta.
Quelli della mia generazione che decidono con lucida follia di sposarsi ben presto tornano in sé e scappano dalla prigione matrimoniale pur essendo magari genitori.
Amarsi non è sufficiente per poter condividere una vita insieme e costruire una famiglia.
Qualche estate fa lessi il romanzo di Margaret Mazzantini e confesso che non mi piacque quasi per nulla e seppure fosse scritto bene lo trovai irritante, noioso , lento e per nulla coinvolgente e soprattutto non riuscivo ad immaginare le scene raccontante nel libro.
Così quando qualche giorno fa ho visto il trailer del film in tv ho scosso la testa pensando che fosse un errore metterlo in scena, nonostante la stima che provo per Sergio Castellitto come artista.
Ebbene sono contento di essere stato smentito dai fatti ieri pomeriggio.
Se leggere la storia di Gaetano (Scarmarcio) e Delia(Trinca) giovane e bella coppia in crisi mi aveva in gran parte fatto sbadigliare, vederli sullo schermo è stato interessante e stimolante
Una coppia come tante che si incontrano per caso, si innamorano , si sposano e formano una famiglia con due figli.
Lui aspirante scrittore e invece autore di modeste sit-com nella vita reale per pagare le bollette, lei nutrizionista con un passato e forse un presente da anoressica.
L’amore, la passione,la stima che univano la coppia si sono esauriti e così si trovano una sera a cena con la scusa di discutere come dividersi i figli durante l’estate a rievocare la loro storia tra flash black e reciproche accuse nel presente.
Se il libro era molto celebrale, intimistico e auto referenziale,la versione cinematografica lascia spazio alle immagini, all’atmosfera e ai sentimenti riuscendo a creare calore ed empatia con il pubblico.
L’autrice evidentemente rielaborando il testo per il cinema lo ha reso più snello, diretto, eliminando sovrastrutture rendendolo più semplice e nello stesso tempo inteso e godibile. La versione cinematografica è più fresca, dinamica e soprattutto ha una maggiore verve narrativa pur mantenendo ancora una impronta introspettiva Lo spettatore segue comunque con discreto interesse e attenzione la storia dei due protagonisti per merito di un intreccio e dialoghi ben costruiti e di un pathos emotivo e narrativo ben calibrati. Sono forse eccessivi e pleonastiche le scene di sesso e nudo risultando noiose e aggiungendo ben poco alla storia.
La regia di Castellitto è pulita, forse più di taglio televisivo, ma ha il merito di dare un buon ritmo alla storia e soprattutto di aver saputo trasportare con talento e capacità sullo schermo dialoghi e sentimenti difficili da rappresentare visivamente.
Il film si regge sulla forza e sull’intensità della convincente e credibile coppia Scamarcio-Trinca. Coppia che mostra fascino, sensualità, complicità e affiatamento rivelando le qualità artistiche dei due attori al di là della loro acclamata bellezza.
Pur non essendo fan di Scamarcio, l’attore pugliese si conferma in crescita dopo l’ottima perfomance , pur non premiata dal pubblico nel “Il ragazzo d’oro”di Pupi Avati, regalando al pubblico un personaggio a metà strada tra il furbastro e l’immaturo, ma maturo nei sentimenti e nella capacità di donarsi alla compagna. Scamarcio forse comincerà ad avere maggiori e meritati consensi dalla critica magari quando invecchierà, ingrasserà e sarà stempiato.
Jasmine Trinca non è più una promessa del nostro cinema, ma una solida e bella realtà. Ha una recitazione asciutta, diretta, controllata e nello stesso tempo intensa e avvolgente. I primi piani esaltano la sua notevole profonda espressività trasmettendo forza e passione al pubblico.
Il finale forse risulta più filosofico e onirico che cinematografico, ma comunque emoziona e convince grazie alla bravura dei due protagonisti, lasciando nello spettatore la sensazione che in fondo i matrimoni posso anche finire e magari ci si può odiare per qualche tempo, ma il vero amore non ti abbandona mai.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.amazon.it/Amiamoci-nonostante-tutto-Vittorio-Agr%C3%B2-ebook/dp/B00TJEWLZU/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1425728035&sr=1-1&keywords=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “No one is saved alone” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“No one is saved alone” is a film of 2015 directed by Sergio Castellitto, written by Margaret Mazzantini, based on the novel of the author, with: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Anna Galiena, Eliana Miglio, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Roberta Flack.
A time marriages were determined to table, lasted a life free of the divorce and had more dowry that love
Today marriages are falling, the maximum own household, dowry no longer exists and love often runs out like a cigarette.
Those of my generation who decide with lucid madness to marry soon return to himself and escape from prison bed although maybe parents.
Loving each other is not enough to be able to share a life together and build a family.
A few summers ago I read the novel by Margaret Mazzantini and I confess that I did not like almost anything, and even if it were written well I found it irritating, boring, slow and not at all engaging and above all I could imagine the scenes in the book recounting.
So when a few days ago I saw the trailer for the movie on TV I shook my head thinking it was a mistake to stage, despite the esteem I feel for Sergio Castellitto as an artist.
Well I’m glad to have been refuted by the facts yesterday afternoon.
If you read the story of Gaetano (Scarmarcio) and Delia (Trinca) beautiful young couple in crisis I had mostly done yawn, seeing them on the screen was interesting and challenging
A couple like many who meet by chance, fall in love, marry and form a family with two children.
He instead aspiring writer and author of modest sit-com in real life to pay the bills, she nutritionist with a past and a present from maybe anorexic.
The love, the passion, the estimate that united the couple you are exhausted and so are one evening at dinner with the excuse to discuss how to divide the children during the summer to commemorate their history between flash black and mutual accusations in this .
If the book was very cerebral, intimate and self referential, the film version gives way to images, atmosphere and feelings being able to create warmth and empathy with the audience.
The author apparently revising the text for the film made it more streamlined, direct, eliminating superstructures making it more simple and at the same time understood and enjoyable. The film version is fresh, dynamic and above all has a greater narrative verve while still maintaining a footprint introspective The viewer follows though with considerable interest and attention to the story of the two protagonists thanks to a well-constructed plot and dialogue and a pathos and emotional narrative well calibrated. Are perhaps excessive and pleonastic sex scenes and naked resulting boring and adding very little to the story.
Directed by Castellitto is clean, perhaps more cutting television, but it has the merit of giving a good rhythm to history and especially to have been able to carry with talent and ability on screen dialogues and feelings difficult to represent visually.
The film is based on the strength and intensity of convincing and credible couple Scamarcio-Trinca. Couple showing charm, sensuality, complicity and harmony revealing the artistic qualities of the two actors beyond their acclaimed beauty.
While not a fan of Scamarcio, actor Pugliese continued to increase after an excellent performance, while not rewarded by the audience in “The Golden Boy” by Pupi Avati, giving the public a figure midway between the scoundrel and the immature, but mature in the feelings and the ability to give herself to her companion. Scamarcio perhaps start to get more and earned critical acclaim when maybe grow old, get fat and balding will.
Jasmine Trinca is no longer a promise of our cinema, but a solid and beautiful reality. It has a dry recitation, directed, controlled and at the same time intense and enveloping. The first plans exalt his remarkable deep expressiveness transmitting strength and passion to the public.
The final result perhaps more philosophical and dream that film, but still excites and convinces thanks to the skill of the two protagonists, leaving the viewer the feeling that after all marriages can also end and maybe you can hate for some time, but true love never lets you down.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.amazon.it/Amiamoci-nonostante-tutto-Vittorio-Agr%C3%B2-ebook/dp/B00TJEWLZU/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1425728035&sr=1-1&keywords=amiamoci+nonostante+tutto

174. Un ragazzo d’oro

scamarcio

Il biglietto d’acquistare per “Un ragazzo d’oro” è:1)Manco regalato 2)Omaggio 3) Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Un ragazzo d’oro” è un film del 2014 scritto e diretto da Pupi Avati, prodotto da Rai Cinema con:Riccardo Scamarcio, Sharon Stone,Cristiana Capotondi, Giovanna Ralli.
Molti sognano di scrivere, molti si credono scrittori e pochi in vero leggono.
Spesso il rapporto  padre – figlio è segnato da liti, gelosie e incomprensioni.
La vulgata racconta dell’amore infinito di un genitore per un figlio, ma dove può arrivare l’amore filiale?
Pupi Avati con “Un ragazzo d’oro” si discosta dal suo tradizionale genere cinematografico per raccontarci una storia d’amore universale, intensa e delicata: quella tra un padre e figlio.
Così lo spettatore conosce Davide Bias (Scamarcio) aspirante scrittore affetto della sindrome ossessiva compulsiva e nella vita di tutti i giorni creativo a Milano in un’agenzia di pubblicità e impegnato in una problematica storia con la bella e insicura Silvia(Capotondi).
Davide è costretto a tornare a Roma chiamato dalla madre, per l’improvvisa morte del padre Achille, modesto sceneggiatore di film, in un incidente stradale Le indagini ben presto accerteranno il suicidio di Achille. Davide ha avuto un pessimo rapporto con il padre. Lo considera un fallito , un pessimo marito e genitore. Durante il funerale conosce Ludovica Stern(Sharon Stone) editrice affascinante e ultimo oggetto del desiderio del defunto padre.
Ludovica rivela a Davide che il padre stava scrivendo un libro di memorie che avrebbe dato all’autore la celebrità negata e perciò lo invita a cercarlo tra le carte dello sceneggiatore.
Davide inizia un viaggio nella memoria e di conoscenza del padre leggendone gli scritti.
La figura paterna che ne esce fuori è completamente diversa da quella che il figlio si era creata negli anni. Così Davide decide di scrivere il romanzo,in realtà mai scritto, per conto del padre. Diventando di fatto un’unica persona
Scrivere questo romanzo per il protagonista diventa un’ossessione, facendo scivolare la sua mente nella spirale senza ritorno delle compulsioni e rituali, avendo smesso di prendere i farmaci per liberare la creatività.
Il romanzo si rivela un caso letterario con la vittoria al Premio Strega, ma Davide crolla mentalmente e viene richiuso in una clinica psichiatrica.
La sceneggiatura è ben scritta, lineare, asciutta, ma comunque carica d’intense emozioni.
Il pathos narrativo e soprattutto introspettivo si sente e si tocca lungo tutto il film, avvolgendo il pubblico. I dialoghi anche se abbastanza scontati e prevedibili non sviliscono la qualità del film.
La regia di Pupi Avati è “old style”, senza particolari guizzi creativi, solida e nello stesso tempo semplice. Conduce la nave in porto con esperienza e sicurezza. Il film anche se ha nel complesso un discreto ritmo narrativo, in alcuni momenti dà la sensazione di staticità e lentezza che non permette allo spettatore di gustarsi fino in fondo la storia.
Sorpresa Scamarcio:Davvero intensa, bella e coinvolgente la sua interpretazione. Il suo Davide è credibile nelle varie fasi del film, riuscendo a far scattare la simbiosi con lo spettatore.
E’ probabilmente la sua migliore prova d’attore, rivelando una inaspettato e notevole scatto artistico.
E’intensa quanto forte Giovanna Ralli nel ruolo della madre. La classe e il talento non hanno età.
Sharon Stone è elegante, fascinosa, ma nello stesso tempo sobria nel ruolo. Entra nel personaggio in punta di piedi e lo rende credibile e con i giusti toni.
Senza lodi e senza infamia la presenza di Cristiana Capotondi.
Il finale del film è molto toccante e forse melenso come può essere una storia d’amore, ma senza cadere nel retorico e ridondante, lasciando al commosso spettatore la sensazione che non è mai troppo tardi per far pace con il proprio padre.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “A golden boy” is: 1) gave Tributr 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“A golden boy” is a 2014 film written and directed by Pupi Avati, produced by Rai Cinema: Riccardo Scamarcio, Sharon Stone, Christian Capotondi, Giovanna Ralli.
Many people dream of writing, many writers believe in true and just read.
Often the father – son relationship is marked by quarrels, jealousies and misunderstandings.
The Vulgate tells of the infinite love of a parent for a child, but how far can the filial love?
Pupi Avati with “A golden boy” departs from its traditional film genre to tell a universal story of love, intense and delicate: the one between a father and son.
So the viewer knows David Bias (Scamarcio) aspiring writer affection of obsessive compulsive syndrome and the everyday life of a creative advertising agency in Milan and engaged in a problematic history with the beautiful and insecure Silvia (Capotondi).
David is forced to return to Rome called by the mother, because of the sudden death of his father Achilles, modest writer of the film, in a road accident investigations soon will ensure the suicide of Achilles. David has had a bad relationship with his father. He considers it a failure and a bad husband and parent. During the funeral knows Ludovica Stern (Sharon Stone) publishing fascinating and last object of desire of the deceased father.
Ludovica reveals to David that his father was writing a memoir that would have given the author the celebrity denied and therefore invites him to look through the papers of the writer.
David begins a journey into memory and knowledge of his father by reading his writings.
The father figure that comes out is completely different from what the child had been created over the years. So David decided to write the novel, which was never actually written on behalf of his father. By becoming a de facto single person
Writing this novel the protagonist becomes an obsession, slipping his mind into a spiral with no return of compulsions and rituals, having stopped taking the drugs to unleash creativity.
The novel reveals a literary event with the Premio Strega, but David collapses mentally and is closed in a psychiatric clinic.
The screenplay is well-written, straightforward, dry, but still laden with intense emotions.
The pathos and especially introspective narrative feels and touches throughout the film, wrapping the audience. The dialogues though fairly obvious and predictable does not diminish the quality of the film.
Directed by Pupi Avati’s “old style”, with no special flashes creative, robust and simple at the same time. Leads the ship into port with experience and confidence. The film even though it has a fairly complex narrative rhythm, at times gives the feeling of stillness and slowness that does not allow the viewer to enjoy to the full story.
Surprise Scamarcio: Really intense, beautiful and engaging its interpretation. His David is credible in the various stages of the film, which manages to capture the symbiotic relationship with the viewer.
It ‘probably his best test of an actor, revealing an unexpected and remarkable artistic shot.
E’intensa how strong Giovanna Ralli in the role of the mother. The class and talent have no age.
Sharon Stone is elegant, charming, but at the same time understated in the role. Enter the character on tiptoe and makes it believable and with the right tone.
Without infamy and without praise the presence of Christian Hour.
The ending of the film is very touching and perhaps silly as it may be a love affair, but without falling into the rhetorical and redundant, leaving the viewer with the feeling that emotion is never too late to make peace with his father.