168) Ada e Incubus -Rivelazioni di una Notte ( Maria Cristina Torrisi)

“Ada e Incubus- rivelazioni di una notte” è un romanzo scritto da Maria Cristina Torrisi e pubblicato il 17 settembre 2020 da Algra Editore

Sinossi:
«Una delle opportunità più confacenti per ricostruire una storia è quella di venire in possesso del diario del protagonista. Perché la semplice conoscenza diretta di una persona, pur se ricca di particolari, può mantenere dei limiti. Può fermarsi a cogliere soltanto i tratti esteriori. Il diario, invece, è la lettura dell’anima. Penetra nei segreti nascosti di un animo che vive il proprio dramma esistenziale. […] Ci troviamo dinanzi a un diario che espone la drammatica convivenza di Ada e Vlad con tutta la forza di un’amara realtà vissuta. Un diario che assume il ruolo di condurre quella storia. Il diario di una vita che è pronta a confrontarsi». (Dalla Prefazione di Antonino Leotta)

Recensione:
È giusto quanto coraggioso farsi aiutare dai seri professionisti nel momento in cui la propria mente rischia di perdersi.
La psicoterapia e financo gli psicofarmaci sono necessari, se non indispensabili per uscire dall’impasse psicofisico in cui un ‘anima fragile rischia di sprofondare.
È altresì fondamentale poter contare anche sull’affetto dei propri cari ed amici.
Tutto è importante, ma niente è decisivo quanto far scattare nel “malato” il desiderio di voltare pagina.
Il sentirsi tradito, abbandonato possono trascinare una persona fino al punto di non ritorno.
Quando tutto sembra nero, distrutto, immutabile, la scrittura può offrirti la possibilità di guardare, percepire questa sofferenza da una diversa prospettiva.
La disperazione, il dolore, la rabbia possono essere incanalati, usati in modo creativo quanto liberatorio.
La creatività diventa il miglior farmaco possibile per curare le ferite dell’ anima.
Maria Cristina Torrisi è un’amica.
In questi anni ho conosciuto una donna gentile, sensibile, colta, sempre sorridente, disponibile oltre che appassionata e dedita al proprio lavoro.
Ho avuto modo di leggere i suoi romanzi apprezzandola anche come autrice poliedrica e versatile.
Così quando ho iniziato la lettura del suo ultimo romanzo mi sono sentito in colpa nello “scoprire” come la cara Cristina abbia dovuto affrontare un momento davvero complicato sul piano personale.
Le prime pagine di “Ada e Incubus” si sono rivelate inattese, non avendo compreso quanto fosse grave e profonda la “solitudine interiore” provata dalla mia amica.
Ma ancora una volta Maria Cristina mi ha sorpreso, rivelandosi una donna forte e tenace nel l’ora più buia” della propria vita.
Cristina si è affidata al proprio talento, umanità e sensibilità tramutando il brutto in bello, la sofferenza in speranza, la rabbia in volontà di rivalsa e rinascita.
“Ada e Incubus” è una lettura potente, simbolica, liberatoria, salvifica, una poetica e risolutiva resa dei conti.
La lotta di libertà, emancipazione sentimentale di Ada commuove e conquista il lettore “obbligandolo” alla lettura con il fiato sospeso fino all’ultima pagina di un romanzo unico scritto da una persona di rara dolcezza e bontà.

193) Io prima di te

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Il biglietto d’acquistare per “Io prima di te” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto(Con riserva) 5) Sempre.

“Io prima di te” è un film del 2016 diretto da Thea Sharrock, scritto da Jo Jo Moyes, tratto dall’omonimo romanzo di JoJo Moyes, con . Emilia Clarke, Sam Claflin, Charles Dance, Matthew Lewis, Vanessa Kirby, Janet McTeer.
Inizia la nuova stagione cinematografica con le prime e immancabili anteprime nazionali e il vostro cronista sfidando la calura estiva non ha resistito alla curiosità di vedere l’atteso”Io prima di te” tratto dall’acclamato bestseller di JoJo Moyes.
Togliamoci subito il dente, sebbene la scrittrice inglese sia anche la sceneggiatrice della pellicola, la trasposizione cinematografica del romanzo non ha la stessa forza e impatto emotivo del romanzo.
Le necessità commerciali hanno, infatti, prevalso sul messaggio forte principale del libro riducendone l’entità e imponendo una versione più soft e edulcorata.
Il tema della”dolce morte” divide e provoca discussioni e polemiche tra laici e credenti e non era facile introdurlo in una commedia romantica.
Il maggiore pregio del romanzo della Moyes è di aver inserito questo scottante tema all’interno di una bella, pulita e toccante storia d’amore tra due giovani, senza subire l’influenza di “50 Sfumature” e affini.
La sceneggiatrice Moyes rispetto all’autrice del romanzo compie delle modifiche narrative dando al personaggio di Luisa (Clarke) il vero ruolo di protagonista del film e invece confinando il personaggio di Willi (Clafin) a un ruolo di comprimario di lusso.
Se nel romanzo, è bello e divertente, leggere come la coppia si scambi continuamente ruolo di Pigmalione e allievo passando dall’iniziale antipatia e diffidenza all’amicizia e infine all’amore, nel film invece lo spettatore assiste a una prima parte fresca e frizzante in cui la coppia Clarke-Cfalin si dimostra a loro agio nel punzecchiarsi e soprattutto facendo uscire fuori il lato comico e brillante dell’attrice inglese capace di conquistare la scena con la sua fisicità e capacità di reggere i primi piani.
Non è una classica commedia romantica bensì è la storia di una reciproca crescita emotiva e umana dei due protagonisti diversi per cultura e classe sociale, ma che il destino ha unito facendo trovare l’uno nell’altro un sostegno e soprattutto calore. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-io-prima-di-te/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/Ninni-mio-padre-Roberto-Sapienza-ebook/dp/B01H85DF8S/ref=sr_1_1_twi_kin_1?s=books&ie=UTF8&qid=1471544901&sr=1-1&keywords=ninni+mio+padre

141) La Svastica sul Sole ( Philip K. Dick)

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“La svastica sul sole” è un romanzo scritto nel 1962 da Philip. K. Dick e pubblicato in Italia per 1 volta nel 1997 da Fanucci Editore.

Confesso la mia ignoranza nell’ammettere che fino a poche settimane fa non avevo mai letto nulla di Dick. Pur sapendo che i più bei film di fantascienza e utopici degli ultimi trent’anni erano stati ispirati dai suoi romanzi.
Quando lo scorso novembre ho avuto modo di vedere, in anteprima, al Roma Fiction Fest la punta pilota “The Man in High Castle” prodotta da Amazon, la mia curiosità si è accesa.
Così ho deciso d’acquistare l’omonimo per capire e apprezzare il genio creativo dello scrittore americano.
Immaginare come sarebbe stato il mondo se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dal Giappone e dalla Germania anziché dagli Alleati presuppone sicuramente una fantasia non comune.
Non è stata una lettura facile e avvolgente, come speravo.
Lo stile di Philip Dick sebbene sia lineare e diretto presenta comunque degli aspetti letterari e linguistici dotti e ricercati che mettono a dura prova l’intelletto del lettore medio.
Dick costruisce una realtà rarefatta e fuori dal tempo e dallo spazio in cui si muovono i diversi personaggi della storia complessa e articolata.
La scelta narrativa di mostrare gli Stati Uniti divisi in due aree di competenza: una tedesca e l’altra giapponese incuriosisce e affascina.
Gli Stati Uniti non sono superpotenza che noi oggi conosciamo, bensì è un Paese in ginocchio e prostrato dalla guerra e alla mercé dei vincitori.
Adolf Hitler è morto ma i suoi successori hanno portato avanti con ferocia e orrore le sue idee.
Il mondo è distrutto, più povero e le differenze sociali sono più evidenti e profonde. L’Africa è una landa desolata, il Mar Mediterraneo è stato prosciugato.
I Tedeschi volano su Marte e sognano d’impadronirsi della parte d’America sotto il dominio giapponese.
Si respira un’atmosfera da imminente e nefasta terza guerra mondiale.
Dick rende chiara e palpabile una decadenza morale della società americana e come gli americani siano stati colonizzati dai vincitori della guerra.
Un libro che in qualche modo ribalta la storia criticando, di fatto, gli errori compiuti dagli Stati Uniti e dagli Alleati con l’inizio della Guerra Fredda con l’Urss.
E’ un testo allegorico, criptico e feroce con un’ironia pungente e sarcastica.
Dick dimostra di essere un visionario di talento e soprattutto di essere assai pessimista e caustico sulla possibilità di salvezza della società dell’epoca.
La seconda guerra mondiale ha segnato un punto di non ritorno per l’umanità e Dick con questo particolare romanzo ci insegna come in fondo ci fossero poche differenze tra vincitori e vinti, nel sapere dare al mondo la giusta ricetta per vivere una vita senza conflitti e disuguaglianze.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

82) Quel Fantastico peggior anno della mia vita (Jesse Andrews)

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“Quel fantastico peggior anno della mia vita” è un romanzo scritto da Jesse Andrews nel 2012 e pubblicato nel 2015 da Einaudi Editore.

La morte è un argomento brutto, fastidioso e angosciante da affrontare e parlarne in qualunque momento della nostra vita.
Eppure la morte si rivela ogni giorno e ci mostra come il nostro passaggio su questa terra sia davvero momentaneo ed effimero.
L’idea della morte ci tormenta, ci innervosisce e spesso cerchiamo di rimuoverla finché non si ripresenta in maniera plateale con la perdita di un caro o di un amico.
E se a morire fosse solo un conoscente o un compagno di scuola quale sarebbe la tua reazione?
Una domanda che si è posta Jesse Andrews con questo romanzo che ha suscitato il consenso e l’entusiasmo di milioni di giovani americani al punto che la Fox ne ha prodotto un film ,vincitore, un anno fa, del Premio del pubblico al Sundance Festival.
Personalmente mi sono imbattuto nella pellicola,lo scorso novembre, mentre ero inviato al Festival Internazionale del cinema di Torino.Forse perché ero alla quinta proiezione della giornata e la stanchezza aveva preso il sopravvento, ma ho resisto solo venti minuti prima di abbandonare la sala, alquanto perplesso e annoiato per quanto visto finora.
Leggendo in seguito le positive recensioni d’oltreoceano e avendo visto il romanzo ho voluto dare una nuova chance al testo con una mente un po’ più lucida.
Devo però ammettere che anche la lettura del romanzo mi è risultata faticosa e poco immediata per via di una struttura narrativa, che sebbene originale e di taglio giovanile, non mi ha coinvolto completamente.
L’idea di base di raccontare e mostrare come un ragazzo americano dell’ultimo anno del liceo, Greg, impegnato a non farsi notare e riuscire nella difficile impresa di essere amico di tutti e nessuno, sia costretto dalla madre a diventare amico della sfortunata compagna di classe Rachel, malata terminale, non dovendo però costruire una storia a”Colpa delle Stelle” bensì fondata sul cinismo era sicuramente apprezzabile.
Greg e Rachel non sono amici, non s’innamorano, né quest’ultima diventerà per Rachel la spinta per essere una persona migliore.
Greg osserva con apatia e disincanti al progredire della leucemia di Rachel e non finge di dirle frasi infarcite di false speranze eppure sente il bisogno di starle vicino. Così decide con il suo miglior amico Earl, turbolento e con una famiglia problematica oltre che essere di colore, di girare un film su Rachel, essendo il cinema per entrambi una grande passione.
Non è neanche la storia dell’inizio della brillante carriera di due cineasti, perché oggettivamente i film diretti da Greg ed Earl sono davvero brutti, eppure a Rachel vederli.. strappa un sorriso.
Greg è costretto a prendere coscienza con il pensiero e ineluttabilità della morte e di come la privi della compagnia di Rachel, non un amore, non un’amica, ma la persona che gli ha permesso di capire cosa fare da grande.
Lo potremmo definire una via di mezzo tra un romanzo di formazione e la ricerca di un giovane uomo della propria identità.
Peccato che la lettura non sia scorrevole e che i personaggi generino poca empatia con il lettore.
Forse perché sono anziano, cinico e disilluso, ma solo parte sono entrato in sintonia con i pensieri di Greg.
La vita è una lunga partita a scacchi con la morte in cui quest’ultima alla fine ci darà comunque scacco matto, è nostro compito rendere questa partita comunque avvincente e coinvolgente come fosse un film avventuroso e ricco di colpi di scena.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

“That fantastic worst year of my life” by Jesse Andrews is a novel written in 2012 and published in 2015 by Einaudi Editore.

Death is a bad argument, annoying and distressing to deal with and talk about it at any time of our lives.
And yet death is revealed every day and shows us how our passage on this earth is really momentary and ephemeral.
The idea of ​​death haunts us, we often nervous and try to remove it until it comes back very publicly with the loss of a loved one or a friend.
And if dying was just an acquaintance or companion which school would be your reaction?
A question which has set Jesse Andrews with this novel that has aroused the consent and the enthusiasm of millions of young Americans to the point that Fox has produced a film, which won a year ago, the Audience Award at the Sundance Festival.
Personally I have come across in the film last November, while I was sent to the International Festival of Cinema Torino.Forse because I was the fifth projection of the day and fatigue had taken over, but I resist only twenty minutes before leaving the room, somewhat perplexed and bored as seen so far.
Next reading positive reviews from overseas and having seen the novel I wanted to give a new chance to the text with a mind a bit ‘more lucid.
But I must admit that reading the novel I was laborious and little immediate because of a narrative structure, that although the original and youthful cut, not involved me completely.
The basic idea to tell and show how an American boy last year of high school, Greg, pledged not to stand out and succeed in the difficult task of being a friend to all and no one is forced by his mother to become a friend of the unfortunate companion class Rachel, terminally ill, but not having to build a story to “Blame the Stars” but founded on cynicism was certainly welcome.
Greg and Rachel are not friends, not fall in love, or it will become the impetus for Rachel to be a better person.
Greg notes with apathy and disenchantment with the progress of Rachel leukemia and does not pretend to tell her sentences peppered with false hopes and yet feels the need to be near her. So he decides with his best friend Earl, turbulent and with a dysfunctional family in addition to being color, to make a film about Rachel, being the film for both a great passion.
Nor is it the story of the beginning of the brilliant career of two filmmakers, because objectively the films directed by Greg and Earl are really ugly, yet Rachel see them .. draws a smile.
Greg is forced to take conscience with the thought and inevitability of death and how the lack of Rachel’s company, not a love, not a friend, but the person who enabled him to figure out what to do when you grow.
It could be called a cross between a novel of education and research of a young man of his own identity.
Too bad that reading is not smooth and the characters generate little empathy with the reader.
Perhaps because they are older, cynical and disillusioned, but only part I got in tune with the thoughts of Greg.
Life is a long game of chess with death in which it eventually anyway give us checkmate, it is our task to make this game so compelling and engaging as the movie was an adventurous and full of twists.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html