111) Un anno con Salinger

Il biglietto d’acquistare per “Un Anno con Salinger” : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Un Anno con Salinger” è un film del 2020 scritto e diretto da Philippe Falardeu, basato sull’omonimo romanzo di Joanna Rakoff edito in Italia da Neri Pozza.

Interpreti e Personaggi:
Joanna : Margaret Qualley
Margaret: Sigourney Weaver
Don: Douglas Booth
Jenny : Seana Kerslake
Hugh: Brian F. O’Byrne
Daniel :Colm Feore
J.D Salinger: Tim Post
Mark : Gavin Drea
Sinossi:
Un anno con Salinger, film diretto da Philippe Falardeau, è ambientato nella New York degli anni Novanta e racconta la storia di Joanna (Margaret Qualley), una giovane aspirante scrittrice, che ha lasciato l’università per cercare di emergere nel mondo letterario. La ragazza riesce a ottenere un lavoro come assistente di Margaret (Sigourney Weaver), un’agente letteraria, che vanta tra i suoi autori un fiore all’occhiello, il J. D. Salinger de “Il giovane Holden”, che vive volutamente da recluso e lontano dalle luci della ribalta.
Joanna ha un compito molto importante: rispondere alla montagna di lettere che riceve ogni giorno lo scrittore dai suoi fan. La risposta consiste in un modello standard, totalmente impersonale, che di volta in volta la giovane deve adattare con il nome dell’ammiratore di turno. Leggendo l’emozione e la stima che le persone trasmettono con le loro parole, la ragazza si rifiuta di adottare la risposta imposta dall’agenzia e – di nascosto dallo sguardo severo e inquisitore di Margaret – risponde ai lettori in modo più originale, personalizzando le lettere. Ma questa sua idea, brillante e allo stesso tempo rischiosa, avrà delle conseguenze, ognuna diversa dall’altra…
Recensione:
Ritengo doveroso iniziare questa mia recensione facendo il mio personale coming out..letterario: Anch’io come la bella e sognatrice Joanna del film, non ho mai letto nulla del celebre scrittore americano Salinger.
Questa grave lacuna letteraria mi ha spinto a vedere “Un anno con Salinger”, film d’apertura della 70 Berlinale ed ora nelle nostre sale.
Leggendo frettolosamente la sinossi ho pensato di trovarmi ad una versione letteraria e nostalgica de “Il Diavolo veste Prada”, avendo anche in questo caso come protagoniste due donne : Sigourney Weaver nelle vesti del capo/mentore e Margaret Qualley in quella dell’ allieva/stagista.
Il timore di un déjà-vu narrativo e stilistico o peggio ancora di un brutto remake vengono meno dopo pochi minuti dall’inizio del film quando ci si rende conto come il focus narrativo sia più vasto, articolato e profondo rispetto al film di David Frankel del 2006.
In vero l’intero script è costruito in parte sulla figura leggendaria di Salinger , ma soprattutto come e quanto i romanzi dell’autore abbiano influenzato, emozionato, segnato milioni di lettori.
Oggi siamo abituati a vedere, leggere tramite i social network le folle compiute dai fan verso il cantante, attore, calciatore.
Raramente vediamo muoversi le folle per uno scrittore. E se avviene, oggi tutto è semplificato, diretto tramite il web.
“Un anno con Salinger” si palesa come un raffinato, gustoso ed in qualche modo romantico spaccato di com’era il mondo ed in particolare quello dell’editoria prima che fossero travolti dalla diffusione dei computer e social media.
La prima metà degli Anni 90 sono stati gli anni di una transizione epocale e chi li ha vissuti da giovane adulto (come il sottoscritto) potrà probabilmente capire, gustarsi meglio l’elemento amarcord/ storico inserito nello script e poi messo in scena
L’elemento amarcord si rivela divertente , convincente dando al film un taglio leggero ed allo stesso tempo sociologico consentendo allo spettatore di un periodo irripetibile
Il personaggio di Salinger svolge un duplice ruolo: per un verso è il classico “conviviale di pietra” in cui ruota tutta l’attività dell’agenzia letteraria , dettando i tempi e gli umori dei personaggi.
Dall’altra i brevi quanto intensi dialoghi telefonici tra Joanna e lo scrittore diventeranno per la prima una preziosa quanta inaspettata fonte di coraggio, ispirazione e fiducia nei propri mezzi.
Joanna decide di rimanere New York non sapendo bene chi fosse e soprattutto quali fossero le sue priorità, inseguendo un generico sogno americano in campo letterario.
Joanna compie il suo coming age professionale, creativo ed intimo avendo la possibilità di lavorare con Margaret, una donna risoluta, determinata, diffidente nei riguardi della tecnologia oltre che essere una delle più brave e navigate agenti letterari di New York.
“Un anno con Salinger” racchiude , mescola con maestria: il sogno americano, l’amore per la letteratura, il canto del cigno dell’editoria classica ed il culto della star .
Un mix narrativo ben calibrato, denso di umanità e sincerità che incanta, fa sorridere e commuovere, sebbene alla lunga palesi una certa ripetitività e difficoltà nel chiudere le diverse sotto storie.
Se Sigourney Weaver con il personaggio di Margaret conferma tutta la sua solidità, esperienza, carisma scenica e poliedricità attoriale, è una piacevole sorpresa (per chi come il sottoscritto non ha visto la serie Netflix “Maid) la performance di Margaret Qualley, la brava e bella figlia d’arte di Andie Mc Dowell.
Margaret Qualley dimostra di possedere il quid per ricalcare se non migliorare la prestigiosa carriera materna, avendo retto il peso del film con grande naturalezza e semplicità.
“Un Anno con Salinger” è una commedia colta, raffinata, gradevole, nostalgica, romantica che metterà d’accordo i fan di Salinger e quelli che ne ignorano l’esistenza, ma magari hanno vissuto il travaglio interiore del giovane Holden.
In fondo il cinema è utile anche per questo.

110) Per Tutta La Vita

Il biglietto d’acquistare per “Tutta La Vita” è : Omaggio (Con Riserva)

“Per Tutta La Vita” è un film del 2021 diretto da Paolo Costella, scritto da Paolo Costella, Antonella Lattanzi, Paolo Genovese, con : Ambra Angiolini (Sara), Luca Bizzarri (Edo), Carolina Crescentini (Giada), Claudia Gerini (Viola), Paolo Kessisoglu(Mark), Filippo Nigro (Andrea), Claudia Pandolfi(Paola), Fabio Volo(Vito), Euridice Axen(Delia)-

Sinossi:

Andrea e Paola sono innamoratissimi ma coltivano sogni diversi: lui un figlio, lei un trasferimento di lavoro a Copenhagen; Vito e Sara sono ex coniugi molto arrabbiati l’uno con l’altra, per il dispiacere del figlio Giulio; Edo e Marco sono amici fraterni e fanno tutto in quattro insieme alle rispettive mogli, Giada e Viola: ma Marco e Giada non sanno che Edo e Viola sono amanti. Quando viene dato l’annuncio che un gruppo di coppie, comprese quelle già citate, sono state sposate da un falso prete e dunque i loro matrimoni vengono annullati dalla Sacra Rota, a ognuno viene data la possibilità di rivalutare la promessa reciproca e “confermare o ribaltare il verdetto” emesso in chiesa.

Recensione:

“Con i se e  con i ma  la storia non si fa” recita un vecchio proverbio.

Almeno una volta   abbiamo sognato, desiderato di cambiare il nostro destino modificando  una scelta, decisione presa anni prima.

Tutti noi vorremo  provare l’ebbrezza di  uno Sliding  Doors magari in campo sentimentale, affettivo.

Tutte le coppie  che hanno deciso di sposarsi , anche solo per un breve momento,  hanno dubitato del solenne  giuramento fatto in Chiesa e/o in Comune.

E’ davvero possibile amarsi per tutta la vita, onorando giornalmente  gli impegni coniugali?

Se si potesse tornare indietro, quanti  rifarebbero la scelta matrimoniale?

Paolo Costella insieme agli altri due sceneggiatori Paolo Genovese ed Antonella  Lattanzi  hanno cercato di rispondere  a questi  delicati quesiti firmando una storia a metà strada tra la commedia romantica e la favola moderna , ispirandosi ad un  fatto di cronaca realmente accaduto.

La scoperta di un falso prete  con l’inevitabile annullamento di  tutte le celebrazioni compiute  scuote la serenità di un quartiere romano  mandando in crisi le certezze  di 3 coppie sposate più o meno felicemente e rovinando altresì  i piani di divorzio di una  quarta coppia  impegnata per    tre anni  con  feroci  litigi e ripicche in tribunale.

“Per tutta la vita” ci racconta le reazioni sentimentali, le  conseguenze emotive,  evoluzioni  caratteriali e psicologiche dei personaggi investiti da questa notizia alias possibilità di “resettare”.

Paolo Costella  volge l’attenzione del pubblico sulle dinamiche e rapporti di coppia e su  come e quanto  il doversi “risposare” costringa ogni coppia ad interrogarsi sullo stato del proprio matrimonio e se l’unione coniugale  rappresenti il  picco di  felicità raggiungibile.

La sceneggiatura tratteggia quattro modelli di matrimonio, quattro storie d’amore, amicizie e tradimenti che si alternano sulla scena senza mai toccarsi  dando vita ad una visione a tratti godibile, in altri momenti  un po’ stucchevole ed in altri ancora prevedibili e banali.

Costella conduce lo spettatore in questo viaggio sentimentale scandito da dubbi, ripensamenti, nostalgia , non avendo però come fine ultimo  lo svelamento del dubbio matrimoniale della singola coppia, ma far emergere la conflittualità ed il travaglio interiore.

Quattro coppie che allo scoppio della bomba , sono già in crisi od implodono dovendosi finalmente guardare negli occhi.

“Per Tutta La Vita” funziona a strappi, convincendo pienamente quando vediamo muoversi e confrontarsi sul proprio  futuro  la coppia composta da Claudia Pandolfi e Filippo Nigro, nuovamente nei ruoli moglie e marito  a distanza di 13 anni dal film “Amore, bugie e calcetto” di Luca Lucini .

Pandolfi-Nigro risultano credibili, affiatati , complementari artisticamente oltre che umanamente donando calore e profondità ai rispettivi personaggi.

Anche la coppia Volo-Angiolini risulta parzialmente credibile, realistica, autentica soprattutto nella seconda parte quando i due ex coniugi riscopro il desiderio , gusto di stare insieme dovendo crescere un figlio.

Invece è più debole quanto narrativamente banale la storia di tradimento coniugale ed amicale incarnate  dalle  due  coppie di sposi  rispettivamente  nei panni della Gerini e Paolo Kessisoglu e  quelli di  Luca Bizzarri e Carolina Crescentini.

La loro storia non decolla mai sul piano del pathos e ritmo  trasmettendo un senso di freddezza e noia in ogni passaggio.

Il messaggio del film  è che non si può applicare la legge /magia del “Sliding doors” al matrimonio, alla vita coniugale, essendo momenti unici quanto irripetibili.

Un matrimonio è un momento di passaggio, di svolta nella vita di due persone. Un  cambiamento dettato dalla felicità e dalla gioiosa  convinzione di poter trascorrere “tutta la vita” con il proprio compagno/a.

Una felicità così piena ed intensa che non si può scambiare con nessun altro momento.

45) Vita da Carlo

“Vita da Carlo” è una serie di Carlo Verdone, Arnaldo Catinari. Con Carlo Verdone, Max Tortora, Monica Guerritore, Anita Caprioli, Filippo Contri. Commedia. Italia. 2021

Recensione:

L’immagine pubblica di Carlo è quella di un uomo generoso e sempre disponibile: a chi gli chiede selfie per strada, autografi negli autogrill, Carlo non si nega mai. Il prezzo di questa costante ribalta è una vita privata estremamente frugale, scandita da ritmi sempre uguali, quasi come una prigione. O una commedia.

Essere Carlo Verdone: pensate che sia un’impresa facile? 365 giorni all’anno, 7 giorni su 7? Dei personaggi famosi, della loro vita pubblica e privata, noi “comuni mortali” vediamo soltanto i lati “positivi” – la fama, il successo, il denaro e le possibilità che questo garantisce.

In realtà far convivere lavoro e famiglia, confrontarsi con i fan e con le loro, talvolta strampalate, pretese e richieste e persino affermare la propria individualità, l’essere persona e non (solo) personaggio non è facile.

Carlo Verdone affronta questi temi, con la consueta dose di ironia, nella serie “Vita da Carlo”, presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma e disponibile su Prime Video dal 4 novembre.

Nell’arco dei dieci episodi – la cui visione è nel complesso leggera e godibile, al netto di qualche criticità narrativa e strutturale – il pubblico si confronta con una versione inedita dell’attore, alle prese con problemi familiari, dubbi esistenziali, scelte professionali difficili e possibilità politiche. continua su

44) Red Notice

Il biglietto d’acquistare per “Red Notice” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“Red Notice” è un film di Rawson Marshall Thurber. Con Gal Gadot, Dwayne Johnson, Ryan Reynolds, Victoria Paige Watkins, Ritu Arya. Azione, 118′. USA 2021

Sinossi:

John Hartley è il più grande profiler dell’FBI ed è alle prese con un nuovo red notice, il mandato dell’Interpol per la cattura dei maggiori latitanti. Le sue ricerche lo catapultano in una rocambolesca rapina, durante la quale è costretto ad allearsi con Nolan Booth, fantomatico ladro di gioielli, per poter catturare una ladra di opere d’arte, Bishop, soprannominata “L’Alfiere”. I tre verranno trascinati in una grande avventura, loro malgrado, tra piste da ballo, prigioni isolate e giungle selvagge

Recensione:

Nomen omen, dicevano i latini. E questa volta anche il titolo di un film, invece di essere fuorviante, si è dimostrato quanto mai azzeccato. “Red Notice”, infatti, non è solo il codice con cui l’FBI identifica i maggiori ricercati al mondo, ma anche un alert rivolto al pubblico: attenzione, codice rosso!

Quella che è stata presentata come la produzione Netflix più costosa di sempre (quasi 200 milioni di dollari di budget), con protagoniste tre stelle di Hollywood molto amate come Dwayne Johnson, Ryan Reynolds e Gal Gadot non è altro che una action comedy senza alcuna originalità.

Un film ricco e sontuoso, con location belle e suggestive, ma decisamente povero sul piano narrativo e fiacco quanto a ritmo. Un’accozzaglia di generi che non si armonizzano tra loro e che faticano a coinvolgere chi guarda.

Gli sceneggiatori hanno cercato di proporre una nuova coppia comica fisicamente antitetica, diciamo una versione moderna e aggiornata degli iconici Bud Spencer e Terence Hill. Ma Johnson e Reynolds insieme non funzionano, non si completano. Anche Gal Gadot in versione “Wonder Woman” in abito da sera risulta sprecata. Lei è carismatica, affascinante, talentuosa come sempre ma il ruolo di Bishop la mortifica più che esaltarla. continua su

53) Chi è Peccato – The Dry ( Jane Harper)

“Chi è senza peccato – The Dry” è un romanzo scritto da Jane Harper e pubblicato da Bompiani Editore  nel Febbraio 2018.

Sinossi:

«Il corpo nella radura era il più fresco. Le mosche impiegarono più tempo per scoprire i due cadaveri in casa, anche se la porta mossa dal vento sembrava un invito. Quelle che si avventuravano oltre l’offerta iniziale erano premiate con un altro cadavere in camera da letto. Più piccolo, ma anche meno assediato dalla concorrenza». L’agente federale Aaron Falk è tornato da Melbourne a Kiewarra, nell’outback australiano, per i funerali del suo vecchio amico Luke Hadler, della moglie e del figlio: un omicidio-suicidio che ha risparmiato solo Charlotte, la più piccola della famiglia. La comunità è scossa; il padre di Luke chiede a Falk di indagare, ma la sua non è una richiesta, è una minaccia legata al mistero di un’altra morte violenta avvenuta anni prima, quella di Ellie Deacon, sedici anni, occhi e capelli scuri, una breve vita densa di cose non dette. Così Falk, seppure a malincuore, rimane in quel piccolo paese in cui la siccità sembra aver inaridito insieme ai campi le coscienze e tutti hanno qualcosa da nascondere. L’alleanza con Raco, il giovane, ingegnoso poliziotto locale, dà presto i suoi frutti, disseminando dubbi sulla versione ufficiale del caso e riaprendo vecchie ferite. E quando i segreti tornano a galla nessuno può più chiudere gli occhi.

Recensione:

Dopo aver visto in anteprima stampa  l’adattamento cinematografico di “The Dry”,  ho avuto la curiosità di  leggere il romanzo per cogliere le differenze , scovare le  similitudini e soprattutto evidenziare  gli stravolgimenti  tra i due impianti drammaturgici.

Non conoscevo l’autrice Jane Harper , ma mi  è bastato  leggere poche pagine per comprendere i motivi del successo editoriale  con l’inevitabile  passaggio sul grande schermo.

“The Dry” è da una parte  un thriller classico  impostato sull’improvviso quanto tragico “ritorno a casa” del protagonista  e con    l’aspetto investigativo declinato   nell’alternanza e mescolamento tra passato e presente dei vari personaggi.

Jane Harper  sul piano creativo  non ha “inventato nulla”  eppure si è  rivelata brava ed abile nel costruire un intreccio narrativo solido, asciutto, intenso sul piano emozionale e del ritmo narrativo.

“The Dry” si  dimostra  giallo dentro giallo si rivela ”, in cui   bugie, omissioni e segreti  e soprattutto il senso di colpa  rappresentano  gli elementi fondati di un testo complessivamente ben  scritto ed efficace nel trascinare il lettore dentro questo caso di coscienza oltre che poliziesco.

Una struttura narrativa giocata sul dubbio, sulla guerra dei nervi e sul pregiudizio che inizialmente porta l’agente Falk e lo sceriffo Raco a guardare le prove da una sbagliata prospettiva.

Un ‘indagine che vive di fiammate, di rilanci, stop e correzioni in corsa poiché la posta in gioco non è soltanto la verità giudiziaria, ma anche la pacificazione  di un’intera comunità.

La piccola comunità di Kiewarra  ci piace vederlo la versione australiana di Twin Peaks.   Assistiamo  ad una sorta di  vaso di pandora pronto ad esplodere in  nessun cittadino può ritenersi innocente e/o immune da un oscuro passato collettivo.

Jane Harper  avrebbe dovuto asciugare qualche passaggio, togliere qualche flashback e magari approfondire il ruolo ed aspetto caratteriale delle vittime dei due casi creando così un maggiore empatia con il lettore.

“The Dry” è una storia di dolore, fuga, rimorso e riscatto magistralmente ambientato nella torrida Australia , in cui la siccità climatica si estende a quella esistenziale.

“The Dry” è una lettura consigliata per gli amanti del genere e per chi ha dovuto affrontare e vincere i propri demoni personali.

43)Dexter : New Blood

“Dexter : New Blood”: è una serie di Marcos Siega. Con Michael C. Hall, Julia Jones, Jack Alcott, Johnny Sequoyah, Jennifer Carpenter. Drammatico, thriller. USA. 2021-in produzione

Recensione:

Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita il detto. In realtà, quando si parla di serie tv, come si chiude il cerchio e ci si accomiata dal pubblico è importante tanto quanto – se non di più – di iniziare col piede giusto.

Servono equilibrio, misura e una buona dose di onestà intellettuale, per scrivere il giusto finale di una storia. E coraggio, anche, di non farsi schiacciare dall’ansia da prestazione e dal desiderio di assecondare a mani basse i desideri degli spettatori, e buonanotte alla coerenza.

Purtroppo tante serie, anche di successo – “Lost” e “Game of Thrones” per citare solo due casi –, hanno steccato clamorosamente nell’accomiatarsi. E nel cuore dei fan sono rimaste ferite difficili da rimarginare.

Della “maledizione del finale sbagliato” è stata vittima, nel 2013, anche la serie “Dexter”. Già nelle ultime stagioni la storia del serial killer di Miami aveva mostrato diversi scricchiolii, ma certo nessuno immaginava di vederlo uccidere la sorella Deb e dopo punirsi, autoesiliandosi dai suoi affetti. L’ultima immagine del personaggio, versione boscaiolo barbuto, era rimasta negli occhi di molti. E non certo in senso positivo.

Così quando Showtime ha annunciato di voler riprendere le fila della storia con un reboot un brivido è corso lungo la schiena degli appassionati. Da un lato il desiderio di non lasciare quel finale brutto come ultima parola era allettante, ma dall’altro il timore che gli sceneggiatori potessero fare pure di peggio era grande.

Ebbene, dopo aver visto il primo episodio di “Dexter: New Blood”, che in Italia viene trasmessa su Sky Atlantic e NOW ogni mercoledì, possiamo tirare un bel sospiro di sollievo. Il progetto, almeno per adesso, non è una delusione. continua su

52) L’Arminuta ( Donatella Di Pietrantonio)

“L’Arminuta” è un romanzo scritto da Donatella Di Pietrantonio e pubblicato da Einaudi Editore il 14 Febbraio 2017.
Sinossi:
Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a sé stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.
Recensione:
Leggere il romanzo di Donatella Di Pietrantonio è stato un recupero letterario necessario dopo che lo scorso week end ho visto il bellissimo quanto toccante adattamento cinematografico di Giuseppe Bonito.
Ero curioso di confrontare il romanzo con la sceneggiatura elaborata dagli autori . Pronto ad evidenziane le differenze nell’intreccio e sottolinearne gli sconvolgimenti creativi e psicologi sui personaggi.
Raramente mi è capitato di constatare un adattamento cinematografico così rigoroso, attento e creativamente “rispettoso” del testo originale.
“L’Arminuta” cinematografica si è rivelata infatti una fedele , convincente rappresentazione di quella letteraria , dando corpo, voce ed anima ai protagonisti, all’ambiente e soprattutto ai sentimenti di una storia unica quanto allo stesso tempo universale
Già perché “L’Arminuta” è una storia di sentimenti provati, nascosti, ripudiati ed infine riscoperti che Donatella Di Pietrantonio ha costruito con talento, empatia e sensibilità.
L’Arminuta è un romanzo duro, amaro, disarmante quanto doloroso nel descrivere una parte d’Italia, della nostra società in cui “la vendita di un figlio rappresentava ed ancora oggi rappresenta, purtroppo, l’unico modo per sopravvivere oltre che garantire un futuro migliore alla creatura stessa.
Figli scambiati, prestati e ritornati indietro come “pacchi postali” per un verso fanno emergere una pratica illegale giocata sulla pelle di bambini innocenti e dall’altra ci fa comprendere quanto la miseria possa spingere una madre all’atto più doloroso ovvero privarsi del proprio figlio.
“L’Arminuta” affronta il tema della maternità da una prospettiva diversa quanto controversa mettendo a confronto due tipologie di donne.
“L’Arminuta” ha due madri: quella biologica e chi l’ha cresciuta. La prima appare anaffettiva, distante, dura. La seconda invece sempre disponibile e pronta ad aiutarla e sostenerla anche economicamente.
Inevitabilmente siamo portati a nutrire antipatia per la prima e stima per la seconda, condividendo i disperati tentativi della protagonista nel convincere la madre 2 a riprendersela.
Ma come ci insegna il passaggio biblico di “Re Salomone” sulla maternità, il vero e sincero istinto materno si svela nella necessità più estrema.
“L’Arminuta” dovrà affrontare e superare un doppio rifiuto( dalla madre biologica e poi il rifiuto della matrigna) senza aver ricevuto alcuna spiegazione .La ragazza si sente come un’ ” aliena” in una casa, una famiglia completamente diversi rispetto a dove è stata cresciuta , amata e protetta .
Donatella Di Pietrantonio firma una storia toccante, poetica, coinvolgente in cui non mancano colpi di scena e passaggi davvero drammatici inchiodando il lettore alla lettura fino all’ultima pagina.
“L’Arminuta” è anche il racconto d’emancipazione e nuova consapevolezza femminile in cui sono sottolineati l’importanza dello studio e l’obbligo scolastico funzionali al riscatto sociale e come la bellezza e ricchezza dell’anima siano più preziosi di qualsiasi retta mensile ricevuta da una matrigna succube di un marito deposta.

42) Wendy

Il biglietto d’acquistare per “Wendy” è : Neanche Regalato.

“Wendy” è un film di Benh Zeitlin. Con Tommie Lynn Milazzo, Shay Walker, Stephanie Lynn Wilson. Drammatico, fantastico. USA 2020

Sinossi:

Persa su un’isola misteriosa dove non esiste tempo e invecchiamento, Wendy dovrà fare di tutto per salvare la sua famiglia, mantenere la propria libertà e lo spirito gioioso della giovinezza minacciato dal pericolo mortale di dover crescere.

Recensione:

Lasciate riposare in pace i morti, è l’invito/monito che almeno una volta abbiamo ascoltato, letto o detto a nostra volta quando qualcuno ha tentato di utilizzare a sproposito, per mero interesse personale, le azioni o i pensieri di un defunto.

Non vorrei sembrarvi un talebano cinematografico ma francamente dopo aver visto “Wendy” di Benh Zeitlin, l’ultima, strampalata rivisitazione della storia di Peter Pan, disponibile su Disney+, è inevitabile che pronunci un personale quanto accorato appello: lasciate in pace James M. Barrie e i suoi personaggi!

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una corsa frenetica di sceneggiatori e registi al rifacimento selvaggio di una storia che, di per sé, andava già benissimo. I classici non hanno bisogno di essere stravolti per adattarsi al presente: sono classici proprio perché portatori di un messaggio universale, valido nel momento in cui sono stati scritti come adesso.

Questa sete di nuovo, politically correct, strizzate d’occhio alle mode e via dicendo va tutta a discapito della tenuta generale della storia, della sua bellezza e del suo valore.

In questo caso la Wendy immaginata da Benh ed Eliza Zeitlin è ben lontana dal personaggio che abbiamo conosciuto e amato nelle pagine di Barrie, mentre viveva la sua straordinaria avventura sull’Isola che non c’è. La sua storia è un pasticcio narrativo, che incorpora tematiche tra le più variegate – dall’inclusione alla difesa dell’ambiente – in una cornice new age. continua su

41) You 3-Terza Stagione

“You” è Una serie ideata da Greg Berlanti, Sera Gamble. Con Penn Badgley, Ambyr Childers, Victoria Pedretti, Jenna Ortega, James Scully, Carmela Zumbado, Elizabeth Lail, Zach Cherry, Shay Mitchell.
Drammatico. USA. 2018-in produzione

Recensione:

Mettere su famiglia, crescere un figlio insieme può essere la panacea di tutti i mali?
L’istituzione della famiglia nelle sue diverse e colorate sfumature può abbracciare quella composta da uno stalker e una psicopatica?
Ed ancora fanno più paura i pazzi dichiarati o le persone ritenute “normali” ma che spaventosi scheletri nascosti dentro l’armadio?
Famiglia e follia rappresentano le fondamenta drammaturgiche dell’attesa terza stagione di You composta da 10 episodi e disponibile dal 15 ottobre su Netflix con ben 10 episodi.
Concludevamo la nostra recensione sulla seconda stagione sottolineando come il nostro caro “stalker” Joe fosse finito vittima o se preferite succube della più classica e spietata legge del contrappasso dantesca, quando sul punto di strangolare la diabolica Love , la donna le rivela d’essere incinta.
Una notizia schioccante che cambierà radicalmente la vita e soprattutto lo schema d’azione di Joe obbligandolo alla “normalizzazione” o presunta tale.
“You 3” inizia esplicitamente con l’intento di far credere allo spettatore come uno stalker ed una psicotica possano mettere su famiglia, diventare genitori di un bel bambino calandosi con naturalezza all’interno di una comunità tranquilla quanto radical, fingendo d’essere “normali”.
Ma il tentativo di “normalizzazione” di Joe e della serie dura lo spazio del primo episodio, finché la gelosia violenta di Love si manifesta brutalmente contro la vicina, colpevole d’essere il nuovo “interesse” del marito.
I primi episodi possiamo così riassumerli come la tragicomica lotta interiore dei due protagonisti nel sopprimere la loro vera natura , portando avanti la finzione del matrimonio perfetto e della famiglia felice.
Ma due “mostri” seppure diversi, non potranno mai cambiare realmente e così da “desiderata famiglia” da Mulino Bianco ci si sposta drammaticamente verso un altro tipo di famiglia: quella degli Addams.
Joe e Love iniziano a mentirsi a vicenda, non fidandosi più l’uno dell’altro e facendo così partire un gioco d’astuzia, scandito da bugie, tradimenti e doppio gioco che inevitabilmente porterà ad un solo vincitore alias quello tra i due capace di sopravvivere.
“You 3” ci racconta con ferocia ironia come anche una coppia d’assassini possa vivere una crisi coniugale, spingendoli cosi a fare terapia di coppia (uno dei momenti più belli e riusciti della serie) facendo dire alla psicoterapeuta che “ tutto potreste essere tranne che degli assassini”.
“You 3” presenta alcune idee creative interessanti offrendo anche momenti di riflessione sulla fragilità ed ipocrisia della famiglia come istituzione e status da raggiungere ad ogni costo per sentirsi felici e normali.
La “normalità” non è di questo mondo, sicuramente non ve ne è traccia nella cittadina di Madre Linda.
Una cittadina, una comunità che episodio dopo episodio appare più come la versione 3. 0 di Wisteria Lane, rivelando la presenza di altri mostri oltre i nostri cari Joe e Love.
Lo script di “You 3” dimostra una buona partenza puntando molto delle sue chance sulle contraddizioni ed imperfezioni della famiglia perfetta e sulla presenza del mostro nelle vesti del vicino , per poi perdersi nel prosieguo tentando vanamente di tenere insieme la vecchia e nuova anima di You.
Un tentativo narrativo sbagliato quanto pasticciato che produce confusione e dispersione d’interesse nello spettatore non avendo più chiaro quale sia la dinamica e mission della serie.
“You 3 “ rimane vittima del desiderio degli autori di rinnovare la serie allargandone orizzonti narrativi , facendo compiere dei cambiamenti introspettivi piuttosto complicati quanto inverosimili ai personaggi.
Dopo aver apprezzato una buona e convincente prima parte, nella seconda parte “You 3” si perde , tornando sui propri passi facendo emergere tutti i dubbi ed esitazioni creative vissute dagli autori sul futuro d’assegnare alla serie (confermata la quarta stagione).
Un’incertezza che si è manifesta chiaramente dal sesto episodio alternando situazioni , ribaltando ruoli e posizioni di potere tra Joe e Love senza avere un’adeguata copertura nello script e visione d’insieme.
Si ripetono, vengono esasperati schemi ed azioni distintivi della prima stagione, ma che sono poco funzionali e coerenti in questa terza stagione. Poiché ora “You” significa loro cioè Joe e Love, un team tenuto insieme dall’eccitazione per la violenza.
La coppia composta Penn Badgley e Victoria Pedretti è davvero esplosiva quanto inquietante , confermando quanto di buono avevamo visto nella precedente stagione.
Ma Victoria Pedretti in questa terza stagione si prende con merito il centro della ribalta dando prova del proprio talento e personalità, riuscendo nel difficile compito di incarnare l’assoluta imprevedibilità e follia del personaggio di Love, eppure dando comunque come la sensazione d’essere donna, madre, moglie che ogni uomo vorrebbe avere al proprio fianco.
Sono decisamente troppi ed inutili i dieci episodi che compongono la terza stagione. Almeno un paio di episodi si potevano tranquillamente eliminare non aggiungendo nulla alla storia.
Le new entry di questa serie se si eccettua la Sherry di Shalita Grant, una Momfluencer che tra pettegolezzi e cattiverie diventerà uno dei personaggi chiave della stagione, gli altri lasciano poco o nulla del loro passaggio sulla scena.
Personalmente avrei concluso la saga di You con questa terza stagione, visto soprattutto lo sgangherato quanto improbabile finale che ha tentato di chiudere ogni conto sospeso. Ma la “strategia” di Netflix è diversa avendo scelto il Vecchio Continente come ambientazione della quarta stagione. Ergo stiamo attenti, qualcuno ci osserva.

51) Angeli (Maurizio De Giovanni)

“Angeli” è un romanzo scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato nell’ ottobre 2021 da Einaudi Editore

Sinossi:

Angeli. Angeli che aiutano, angeli che proteggono. Angeli che assistono, angeli che perdonano. Angeli che vendicano. Aveva mani magiche, Nando Iaccarino, capaci di mettere a punto qualsiasi motore. Fuori della sua officina, pulita e ordinata più di una stanza d’ospedale, facevano la fila gli appassionati di auto e moto d’epoca, perché quello che gli altri avrebbero buttato, lui lo riparava, sempre. Sapeva prendersi cura delle cose, Iaccarino. Ora lo hanno ucciso, e tocca ai Bastardi di Pizzofalcone scoprire chi è stato. Anche se ciascuno di loro sta vivendo un momento difficile, anche se ognuno ha le sue angosce, i suoi dolori, i suoi segreti. Anche se i grandi capi della questura, che proprio non li sopportano, sperano ancora di vederli cadere. Come succede perfino agli angeli.

Recensione:

Il Bene ed il Male possono coesistere? Il Bene può esistere il senza il male?

Gli Angeli come  i Diavoli fanno parte di un più grande piano divino?

Satana alias Lucifero, l’angelo preferito di Dio, perché  l’ha tradito diventandone la  nemesi?

Un Angelo può amare quanto odiare allo stesso tempo ?

Tranquillo, caro lettore, non hai sbagliato recensione né click, ma questi interrogativi emergono dall’inaspettato incipit del romanzo quando ci gustiamo l’ intenso confronto durante l’ora di religione  tra uno studente e la sua insegnante sull’esistenza delle creature celesti e sulla loro funzione nel mondo.

Maurizio De Giovanni  è riuscito nuovamente nella  talentuosa impresa di sorprendere il lettore firmando un intreccio delicato,  profondo , originale sul piano narrativo quanto emozionante  come pathos ed avvolgente nel ritmo.

La disputa “teologica”  incarnata dal tenace bambino  è funzionale per De Giovanni per poter  declinare la propria  creativa e poetica visione del bene e quanto il sentimento amoroso possa trasformare, cambiare una persona.

“Angeli” ci  svela un De Giovanni più intimistico, spirituale rispetto ai precedenti romanzi sviluppando una storia in cui anima e materia si scontrano, si alternano sulla scena.

Il lettore entra in una storia in cui è difficile stabilire con certezza chi siano buoni e chi i cattivi.

“Angeli” rinnova    la “condanna” per  i  Bastardi  nel dover  dimostrare il proprio valore,  avendo sempre viva la minaccia  di chiusura del commissariato.

Ma stavolta le indagini si giocano sulle sensazioni, emozioni, intuizioni piuttosto che sulle prove scientifiche.

“Angeli” è un giallo “spirituale” in cui la sottile linea tra bene e male, tra istinto di protezione ed egoismo  è superata più volte dai personaggi provocando dolorose quanto inevitabili conseguenze.

“Angeli” racconta la vastità  dell’animo umano in cui convivono bellezza ed orrore, amore gelosia,  segreti e tradimenti.

Una persona può essere un angelo se elevato dall’amore verso il prossimo o come in questo  caso mosso dal proprio tornaconto personale.

 Probabilmente gli Angeli veramente ci proteggono, osservano seguendo il volere divino.

 Ma è altresì vero che se non ci fossero persone nel mondo  come i “Bastardi” di  Pizzo Falcone sempre pronti ad intervenire, i diavoli travestiti da angeli avrebbero sicuramente una vita più  agevole.

Gli Angeli possono assume varie forme, ma come ci  insegna De Giovanni,  alla fine conta  proteggere gli indifesi  anche a costo d’essere scambiati  per supereroi stile Marvel.