259) Poveri ma ricchissimi

Il biglietto da acquistare per “Poveri ma ricchissimi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Poveri ma ricchissimi” è un film di Fausto Brizzi. Con Christian De Sica, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Bebo Storti, Lodovica Comello. Commedia, 90′. Italia, 2017

Sinossi:
Torna la famiglia Tucci, sempre più ricca e sempre più cafona ma con una passione nuova: la politica. Ai Tucci l’ostentazione del lusso non basta più, hanno capito che la vera svolta è il potere. E così decidono di indire un referendum che permetta al loro paesino di uscire dall’Italia, dichiararsi Principato indipendente e proporre così nuove leggi. Una vera e propria “Brexit Ciociara”, un Principato a conduzione familiare con a capo un uomo dalla pettinatura improbabile, un solido conto in banca, ma soprattutto molto cafone: Danilo Tucci, l’unico leader al mondo che fa più gaffes di Donald Trump.

Recensione:

Finalmente è arrivato il 14 dicembre. Dopo che il nome di Fausto Brizzi, per tante settimane, è stato al centro di processi e linciaggi – mediatici – che hanno portato anche la Warner Bros. a prendere le distanze dal regista romano e interrompere ogni collaborazione arriva in sala “Poveri ma ricchissimi”. E possiamo tornare a parlare solo di cinema, e lasciare alle autorità competenti il compito di accertare responsabilità ed eventuali condotte improprie.

Un anno fa il sottoscritto fu uno dei pochi a sbilanciarsi e prevedere la vittoria di “Poveri ma ricchi” nella battaglia natalizia, proprio perché il film non era il classico cine-panettone. Gli sceneggiatori, ispirandosi a una pellicola francese, avevano scritto un riadattamento in chiave italiana efficace, divertente e brillante, dando vita alla famiglia Tucci e conquistando il pubblico.

Dodici mesi dopo, senza il riferimento francese, Brizzi, Martani e Vecchi avevano il difficile compito di confermarsi, dimostrando creatività e talento. Ebbene “Poveri ma ricchissimi” supera l’esame, ma strappando uno striminzito 18. L’intreccio narrativo è esile, prevedibile, fiacco, privo di forza e incisività, coinvolgente solo di rado.

Il film è costituito da una serie di scetch, parodie (davvero riuscita ed esilarante quella di “50 sfumature” con protagonisti Lucia Ocone e Massimo Ciavarro, scrittore fascinoso e con i gusti di Mr Grey, lui, ma malmenato da lei) e rivisitazioni di pellicole di successo targate Disney (“Maleficent”, “Cenerentola”). continua su

http://paroleacolori.com/poveri-ma-ricchissimi-spunti-satirici-e-comici-che-non-graffiano/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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258) Il Cantagiro dal 1962 ad oggi ( Giulia Carla De Carlo – Jonny Triviani)

“Il Cantagiro -dal 1962 a Oggi” è un saggio storico-musicale scritto da Giulia Carla De Carlo e Jonny Triviani, Prefazioni di Massimo Ranieri, Edoardo Vianello, Paolo Mengoli, Marino Bartoletti, Piero Cassano, pubblicato da Abe Editore nel settembre 2017.

Sinossi:
Ripercorrendo la storia de “Il Cantagiro”, inevitabilmente ci si imbatte con la storia d’Italia che mostra la sua diversità, i vari tumulti, le piccole stranezze. Non è solo la storia della musica, è la storia di ognuno di noi. Dal 1962 il Cantagiro ha affiancato milioni di italiani che da bambini sono cresciuti e sono diventati genitori e poi nonni. E questi accompagnano le nuove generazioni alla scoperta della carovana musicale che gira il nostro paese alla ricerca di talenti. Ne ha scoperti tanti, il Cantagiro, l’elenco sarebbe impossibile da contenere in una sola pagina. Ci sono state sconfitte che hanno avuto sapore di vittorie, e medaglie che hanno lasciato il posto all’amaro in bocca. E soprattutto gli italiani sono i protagonisti delle notti stellate della musica, folle affamate di applausi e di autografi che aspettano trepidanti il loro beniamino. Come disse Riccardo Fogli, “Quelli come me sognavano di diventare cantanti per partecipare al Cantagiro, e io ci sono riuscito”. Centinaia di artisti italiani e internazionali hanno calcato e calcano i palchi della kermesse canora, l’unica manifestazione itinerante che porta la musica nei piccoli e grandi paesi, al servizio dei fans. I cantanti scendono dai piedistalli e stanno tra la folla, a firmare autografi, a stringere le mani, il pubblico vota per loro e decreta il loro successo. Ed è giusto che sia così, perché è il popolo che compra i dischi e che segue il proprio idolo in capo al mondo. Questo è il libro de il Cantagiro, un libro magico che non finisce qui, che si amplierà sempre, che seguirà ogni anno gli artisti e i fan, ne darà voce a chi voce non ce l’ha, che racconterà la storia di un passato, di un presente e di un futuro che lentamente si costruisce nelle nostre mani.

Recensione:
Mi sono chiesto mentre leggevo l’interessante e coinvolgente saggio musicale sulla storia del Cantagiro di Giulia Carla De Carlo e Jonny Triviani, se un giorno.. lontano lontano.. qualcuno potesse fare un’analoga operazione su uno dei Talent musicali (X Factor, Amici di Maria De Filippi ecc..) che oggi risultano assai popolari ed ambiti da milioni di giovani spettatori.
Non voglio apparire polemico o sarcastico, rispettando ovviamente i gusti delle nuove generazioni, ma semmai la mia è una malinconica constatazione dell’involuzione della nostra società.
Siamo un popolo senza memoria, abbiamo reso “il famigerato e spesso negativo mordi e fuggi” come modello di comportamento della nostra vita.
Le nuove generazioni dovrebbero conoscere o quanto almeno leggere la storia musicale del nostro Paese, per comprendere come i Talent d’oggi siano brutte e sbiadite copie di gloriosi ed epici programmi del passato.
Il “famigerato” Millennials probabilmente conosce vita e morte di un ‘aspirante cantante uscito da Amici o X Factor, ma sicuramente sarebbe totalmente impreparato ,se interrogato ,su che cosa sia il “Cantagiro”.
Caro Millennials, hai l’opportunità di colmare questo grave lacuna, leggendo questo saggio storico musicale (non ti spaventare leggendo la parola saggio) che con uno stile semplice, chiaro, e diretto sarà capace di conquistarti, incuriosirti e soprattutto ti permetterà di percorrere un viaggio nel tempo scoprendo le origini, cambiamenti ed evoluzioni del Cantagiro, la manifestazione musicale on the road più “cool” che tu abbia mai conosciuto.
Il Cantagiro dal 1962 ha girato in lungo e in largo l’Italia, diventandone il simbolo, il megafono dei sentimenti, delle polemiche e soprattutto lo strumento per raccontare l’evoluzione e trasformazione degli usi e costumi degli italiani.
“Il Cantagiro” nata dall’idea vincente del patron Ezio Radaelli di portare la musica e soprattutto i cantanti nelle strade e nelle piazze dando la possibilità ai numerosi fan di poter vedere, toccare ed incitare i propri idoli.
Già, caro Millennial, è esistito un mondo prima dei social network, dove non c’era l’ossessiva e orticante moda dei selfie e l’unico modo per avvicinare la star del tuo cuore era seguire la carovana itinerante del Cantagiro, soffrendo la calca, il caldo ed a volte i caprici dei cantanti, a cominciare dal buon Adriano Celentano e del suo potente Clan.
Tutto questo e molto di più è stato ed è ancora oggi il Cantagiro che dal 2004 è brillantemente guidato dal nuovo patron Enzo de Carlo.
L’Italia e soprattutto gli italiani sono cambiati, ma il Cantagiro rimane probabilmente una delle poche oasi belle, pulite e sincere di un mondo che purtroppo non c’è più.
Leggere “il Cantagiro dal 1962 ad oggi” è anche un’urgenza civile, sociale oltre che dovere per chi si ritiene amante della musica italiana, per avere piena coscienza e consapevolezza del nostro passato anche artistico.

257) La Ruota Delle Meraviglie

Il biglietto d’acquistare per : “La Ruota delle Meraviglie” è : Ridotto

“La Ruota delle Meraviglie” è un film del 2017 scritto e diretto da Woody Allen, con : Kate Winslet, Justin Timberlake, Juno Temple, James Belushi, Max Casella, Tony Sirico, Steve Schirripa, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tom Guiry, Bobby Slayton.

Sinossi: Firmato dall’eclettico Woody Allen, La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel) ha come sfondo la pittoresca Coney Island, con la spiaggia, la passerella e le scintillanti attrazioni lungo il litorale.
1950, le vite di quattro personaggi si intrecciano ai piedi della celebre ruota panoramica costruita negli anni venti: quella dell’imbronciata e malinconica Ginny (Kate Winslet), ex attrice emotivamente instabile, ora cameriera presso un modesto ristorante di pesce; di suo marito Humpty (Jim Belushi), rozzo manovratore di giostre; del giovane Mickey (Justin Timberlake), un bagnino di bell’aspetto che coltiva aspirazioni da commediografo; e della ribelle Carolina(Juno Temple), la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento del padre per sfuggire a un gruppo di spietati gangster che le dà la caccia.
La pittoresca boardwalk fa da sfondo a un racconto fatto di fragili speranze e nuovi sogni, passione e tradimenti, corteggiamenti nervosi e impacciati in puro stile Allen, in un clima di inganno e tensione che stride con le luci delle giostre, l’ilarità e la spensieratezza dei bagnanti. A complicare la situazione l’intromissione sgradita (solo ai personaggi del film) di Max Casella, Steve Schirripa e Tony Sirico.

Con La Ruota delle Meraviglie, Woody Allen torna negli Stati Uniti per la terza volta di fila dopo Irrational Man e Café Society, a soli tre anni dalla fine di una sorta di tour spaziotemporale che l’ha portato ripetutamente in Europa. Dalla Barcellona di qualche anno fa (Vicky Cristina Barcelona, 2008) alla Londra contemporanea (Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, 2010), dalla Parigi animata dai Roaring Twenties (Midnight in Paris, 2011) alla Roma dei nostri giorni (To Rome with Love, 2012), per finire sulla Costa Azzurra dei primi anni ’30 (Magic in the Moonlight, 2014). Un girovagare che solo un esperto ritrattista dell’animo umano come Allen avrebbe potuto arricchire di personaggi tanto tormentati e scombussolati quanto affascinanti.

Recensione :
Attenzione, diffidate di chi sostiene che arrivati alla fatidica soglia dei quarant’anni , la vita possa offrire una seconda ed inaspettata chance per essere felici e magari innamorati.
Donne di mezz’età , magari divorziate con figli, pensate davvero di poter incontrare un giovane, aitante e colto principe azzurro disposto a salvarvi da una triste e cupa quotidianità?
Davvero pensate che l’amore sia un sentimento nobile, puro, altruistico rendendo le persone migliori?
Chi trova un amore se lo tiene ben presto e chi osa solamente pensare d’intromettersi, deve essere consapevole di poter anche fare una brutta fine.
Pensate che queste parole così ciniche, cattive, feroci quante veritiere siano frutto del cinismo del sottoscritto?
Ebbene no, cari lettori, è l’amato Woody Allen a dare voce a ciò che tutti noi intimamente pensiamo e proviamo , ma che non abbiamo mai osato ammettere pubblicamente, temendo d’essere giudicati come persone orribili.
Negli ultimi anni la Tv, le pubblicità, il cinema stanno veicolando un messaggio ottimistico quanto pericoloso che un uomo e soprattutto una donna di mezz’età, possano rifarsi una vita sentimentale dopo un fallimento matrimoniale, o quanto possa godere d’intensi e piacevoli incontri sessuali con partner più giovani.
Tutti hanno diritto ad aspirare, ovviamente, ad una seconda chance, ma fidarsi , affidarsi nuovamente di una persona, può essere rischioso, se non fatale.
Woody Allen dimostra ancora una volta la propria straordinaria capacita e talento nell’osservare, scrutare e spingersi dentro la parte più oscura ed egoistica dell’animo umano, firma una sceneggiatura capace di raccontare azioni e pensieri terribili di una donna innamorata magistralmente interpretata da Kate Winslet .
Solo un grande genio come Allen si può permettere d’ inserire tali tematiche forti come il tradimento e la vendetta d’amore in una cornice drammaturgica da commedia quasi rosa inizialmente, per divenire lentamente noir ed infine tragica , ma mantenendo costante viva e tagliente un’ironia dalle mille sfumature e sempre calzante ed adeguata al momento emotivo e narrativo della storia. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-24/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

256) Suburbicon

Il biglietto da acquistare per “Suburbicon” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Suburbicon” è un film di George Clooney. Con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Oscar Isaac, Josh Brolin, Woody Harrelson, Glenn Fleshler. Commedia, 104’. USA, 2017
Data di uscita italiana: 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti sono il paese della libertà, delle opportunità, della democrazia. No, non sono un alieno appena giunto sulla Terra, so che Donald Trump è l’attuale presidente.

Eppure è George Clooney con la sua ultima fatica da regista, “Suburbicon”, presentato in concorso a Venezia 74, a ricordarci come l’America di oggi non sia poi tanto diversa da quella degli anni ‘50, rimpianta da molti per il benessere che la contraddistinse.

Simbolo di questo quadro idilliaco è la cittadina di Suburbicon, dove nel 1957 vive una perfetta comunità periferica di famiglie giovani e sorridenti.

Quando però i nuovi vicini sono persone di colore, la comunità si mobilita, passando dall’ostilità alla violenza.

Quando pensate già di trovarvi davanti solo all’ennesimo film sui diritti civili, ecco che i fratelli Coen, autori della sceneggiatura, inseriscono un elemento crime, mostrando l’irruzione notturna nella casa dei Lodge – Garden (Damon), la moglie paraplegica Rose (Moore), la sorella di lei Maggie (Moore) e il figlio della coppia Nicky – che finisce in tragedia.

Il film si articola quindi in due filoni narrativi distinti: quello razziale, che acquista via via intensità, e quello che ha come protagonista il piccolo Nicky, sempre più allo sbando.

Non volendo svelare i numerosi colpi di scena che si susseguono nella seconda parte della pellicola, sicuramente più riuscita e interessante della prima, ci limitiamo a evidenziare come la presenza dei fratelli Coen si senta, non solo nella sceneggiatura ma anche nelle scelte registiche. Clooney, sempre più sicuro dietro la macchina da presa, ha infatti attinto a piene mani dallo stile e dalla sensibilità dei due. continua su

http://paroleacolori.com/suburbicon-bugie-adulteri-e-crimini-sconvolgono-il-giardino-damerica/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

254) Il Premio

Il biglietto da acquistare per “Il premio” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Premio” è un film di Alessandro Gassmann. Con Gigi Proietti, Alessandro Gassmann, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Matilda De Angelis. Commedia, 100′. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 6 dicembre 2017.

Sinossi:

Oreste è un personal trainer con una moglie dispotica e il sogno di aprire una palestra: sogno alla cui realizzazione mancano 15mila euro. Suo padre Giovanni gli promette quella cifra in cambio di un compito preciso: accompagnarlo in automobile a Stoccolma, dove l’anziano scrittore dovrà ritirare il premio Nobel per la letteratura. E Oreste, che non ha mai accettato denaro da suo padre e ha cercato di vivere il più possibile fuori dal suo cono d’ombra, si ritrova a trascorrere una settimana fra Italia, Austria, Germania, Danimarca e Svezia, in compagnia di Giovanni ma anche di Rinaldo, il segretario personale di papà, e Lucrezia, la sorellastra blogger che ha deciso di documentare tutta l’impresa.

Recensione :

Un premio, agli sceneggiatori de “Il premio”, andrà sicuramente dato alla prima occasione: per essere stati così diversamente creativi e originali da aver pensato una sceneggiatura che include tutto e il contrario tutto, e che si traduce in un film che è un guazzabuglio, poco credibile e a tratti persino desolante.

Dispiace essere tanto duro e sprezzante verso Massimiliano Bruno e Alessandro Gassman, che ammiro, ma questa, a mio modesto parere, è solo una brutta parodia della società e della famiglia moderne.

Né carne né pesce, questo road movie debole, prevedibile ed emozionalmente piatto non riesce a trasmettere al pubblico un messaggio che sia uno, uno spunto. Peccato, perché degli spunti interessanti la storia sembrava offrirli.

Tra tanta desolazione, non si può non sottolineare la professionalità del cast, a partire da Gigi Proietti, che ha deciso di mettersi in gioco in questo progetto. Purtroppo tutto il talento e l’esperienza di questo mondo nulla ha potuto davanti a personaggi rarefatti e poco credibili, quando non superflui alla narrazione. continua su

http://paroleacolori.com/il-premio-un-road-movie-debole-e-prevedibile-che-non-esalta-il-cast/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

255) Loveless

Il biglietto da acquistare per “Loveless” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Loveless” è un film di Andrey Zvyagintsev. Con Maryana Spivak, Alexey Rozin, Matvey Novikov, Marina Vasilyeva, Andris Keishs, Alexey Fateev. Drammatico, 128′. Russia, 2017

Sinossi:
Zhenya e Boris hanno deciso di divorziare. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com’è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita. C’è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.

Recensione :

Nella vita esistono poche certezze. Una di queste è che se una coppia decide di divorziare, nove su dieci avrà inizio una battaglia senza esclusioni di colpi in cui tutto è lecito pur di arrecare un danno economico, morale o emotivo all’ex.

Nel divorzio non esistono vincitori ma solamente vinti. E i figli, specie se piccoli o adolescenti, finiscono spesso per essere vittime della carneficina, spettatori impotenti e fragili della disgregazione della famiglia, costretti ad ascoltare parole di odio tra i due amati genitori.

Il trauma della separazione, vedere mamma e papà litigare e vivere in due case diverse, può condurre un figlio anche a gesti estremi.

Andrey Zvyagintsev, nello scrivere l’intreccio narrativo del film “Loveless”, presentato in concorso al 70° Festival di Cannes, non ha fatto altro che ispirarsi alla realtà, prendendo spunto dalla cronaca.

Dopo dodici anni di matrimonio e un figlio, Alyosha (Novikov), Boris (Rozin) e Zhenya (Spivak) sono ormai legati solamente dal desiderio di denigrare e distruggere l’altro.

Entrambi hanno già un nuovo compagno, e Boris sta anche per diventare di nuovo padre.

Impegnati nella loro personale guerra dei Roses in salsa russa e desiderosi di voltare pagina, i due non prestano la minima attenzione al disagio che sta vivendo il figlio, anzi, sembrano entrambi non volerlo nella loro nuova vita.

Ma quando il ragazzino scompare senza lasciare traccia, Boris e Zhenya saranno richiamati alle loro responsabilità di genitori.

“Loveless” ha un’impostazione drammaturgica duplice. Nella prima parte sono raccontate in chiave neo-realista e in maniera alternata, con un ritmo a mio parere eccessivamente compassato, le dinamiche sentimentali dei due protagonisti. Chi guarda si sente un po’ guardone un po’ spinto a parteggiare per uno dei due. continua su

http://paroleacolori.com/loveless-uno-sguardo-impietoso-sulla-cattiveria-delluomo/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano: Essere Melvin

253) Free Fire

Il biglietto da acquistare per “Free Fire” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Free Fire” è un film di Ben Wheatley. Con Enzo Cilenti, Sam Riley, Brie Larson, Michael Smiley, Cillian Murphy. Azione, 90′. Francia, Gran Bretagna, 2016

Boston, anni ’70. Frank (Smiley) e Chris (Murphy) sono membri dell’IRA in cerca di mitragliatori M-16. Devono incontrare dei contrabbandieri, guidati dal sudafricano Vernon (Copley), per valutare lo stock in loro possesso, mentre Justine (Larson) e Ord sono mediatori della transazione. A causa di una coincidenza e dei caratteri bollenti di alcuni elementi delle due gang nel giro di breve tempo parte uno sparo e il meeting degenera in una lotta all’ultimo sangue tra gang rivali.

C’è poca storia e molta azione, in “Free fire” di Ben Wheatley, che per soggetto e struttura ricorda da vicino “Le Iene” di Quentin Tarantino senza però possederne la forza e la profondità.

Nel film si parla poco e si spara tanto, ma i pochi dialoghi sono comunque divertenti e brillanti, con spunti della tipica ironia British che incuriosiscono e catturano lo spettatore.

Nonostante questo, “Free fire” finisce per risultare ripetitivo, girando a vuoto in più punti. Sarebbe stato opportuno ridurne la durata e tagliare almeno un paio di scene. continua su

http://paroleacolori.com/free-fire-di-ben-wheatley-chiude-il-festival-tra-azione-e-umorismo/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

252) Bad Moms 2 – Mamme Molto Più Cattive

Il biglietto d’acquistare per “Bad Moms 2 – Mamme molto più cattive” è: Ridotto

“Bad Moms 2 – Mamme molto più cattive” è un film del 2017 scritto e diretto da Jon Lucas, Scott Moore, con : Mila Kunis, Kristen Bell, Kathryn Hahn, Jay Hernandez, Christine Baranski, Oona Laurence, Susan Sarandon, Justin Hartley, David Walton, Peter Gallagher, Cheryl Hines, Wanda Sykes, Emjay Anthony.
Sinossi: Sequel dell’irriverente commedia con Mila Kunis sulla genitorialità imperfetta e ribelle, che rifiuta le convenzioni forzate in favore di un approccio più leggero e spontaneo.
Le mamme cattive rifilano ciambelle e zuccheri raffinati, arrivano in ritardo agli incontri scolastici e faticano a star dietro ai compiti dei figli. Le Mamme molto più cattive (Bad Moms 2) cercano di boicottare biscotti, addobbi e regali di Natale, ma ricevono in visita un gruppetto di arzille donne affezionate alle tradizioni, le loro mamme. Amy (Kunis), Kiki (Kristen Bell) e Carla (Kathryn Hahn) non riescono a gestire il carico di impegni e appuntamenti fissati durante le vacanze natalizie, e decidono di riprovare con il metodo da “mamme cattive” usato in passato. Ma la regina dell’Associazione Genitori-Insegnanti e la sua corte di mamme perfette non era nulla in confronto al terzetto di mamme ultra cinquantenni, con guantoni da forno e alberi da decorare.
Recensione:
La vita di una mamma è davvero spericolata altro che Vasco Rossi!
Una mamma non si ferma mai, non si prende mai una vacanza, anzi proprio sotto le feste comandate, se possibile, il suo lavoro aumenta ancora di più.
Il Natale è il periodo dell’anno dove una mamma deve dimostrare tutte le sue migliori doti: organizzazione, pazienza, forza e duttilità.
La mamma è sempre la mamma, ma quando la tua di madre si presenta a casa per trascorrere insieme le vacanze e facendoti sentire inadeguata, poco amata, o soffocata dalle troppe attenzioni, ecco che allora torni ad essere una figlia insofferente e con un travagliato e conflittuale rapporto materno.
A distanza di due anno tornano sul grande schermo le mamme più amate e politicamente scorrette degli ultimi anni.
Dopo l’inaspettato successo di pubblico di Bad Moms, arriva il sequel con protagoniste le nostre tre giovani, turbolente e simpatiche mamme: Amy(Kunis), Kiki(Bell) e Carla(Hahn).
Le tre amiche nel primo episodio avevano unito le forze per dire basta allo status tradizionale ed opprimente di mamma, rivendicando il diritto a poter essere felici e godersi la vita oltre ad occuparsi dei propri figli.
In “Bad Moms 2” va in scena il classico ed eterno “scontro” tra madre e figlie, con le prime interpretate in modo davvero convincente, divertente e credibile da Christine Baranski (Ruth, madre di Amy) – Susan Sarandon (Isis- mamma di Carla) e Cheryl Hines (Sandy, mamma di Kiki). continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-23/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

251) Cento anni

Il biglietto da acquistare per “Cento anni” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Cento anni ” è un film di Davide Ferrario. Con Mario Brunello, Diana Hobel, Fulvio Falzarano, Laura Bussani, Marco Paolini. Documentario, 85′. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 4 dicembre 2017

Sinossi: Punto di partenza e paradigma per misurare le disfatte italiane a venire, Caporetto è un “caposaldo della memoria”, snodo imprescindibile per ogni riflessione sulla nostra storia contemporanea. Da questo snodo amorfo, semplificato dalla storiografia dell’immediato, comincia il documentario di Davide Ferrario che inserisce il traumatico evento nel quadro complesso del conflitto e poi in quello più impervio dell’Italia.

Recensione

Molti campioni dello sport raccontano che le loro vittorie più belle e prestigiose sono state costruite a partire da sconfitte brucianti. È dopo aver toccato il punto più basso che qualcuno trova la forza per rialzarsi e rinascere. Un’idea, in realtà, che può essere estesa a ogni settore.

Pensiamo solo alla storia. Se le vittorie vengono celebrate, sono spesso le sconfitte a rimanere più impresse e cementare l’unità nazionale. Se i francesi in questo senso hanno Waterloo, per noi italiani c’è Caporetto, nella prima guerra mondiale (24 ottobre 1917).

Poco più di un mese fa è ricorso il centenario della battaglia, una delle pagine più buie della nostra storia moderna non solo a livello militare ma anche umanitario e sociale.

Non molti sanno, infatti, che lo sfondamento delle truppe austriache portò, da una parte, alla fuga di migliaia di profughi verso il sud, dall’altra a condizioni di vita terribili per chi rimase. Fame, violenze, stupri, e successivamente processi per tradimento per chi tornò a casa segnarono quel periodo sfortunato e buio. continua su

http://paroleacolori.com/cento-anni-come-caporetto-interroga-ancora-nostra-identita/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

250) L’Età imperfetta

Il biglietto da acquistare per “L’età imperfetta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’età imperfetta” è un film di Ulisse Lendaro. Con Marina Occhionero, Paola Calliari, Anita Kravos, Anna Valle. Drammatico, 96’. Italia 2017
Data di uscita italiana: 30 novembre 2017

Sinossi:
In una tranquilla città del Nord Italia, vive Camilla (Occhionero) una diciassettenne come tante e come tante un po’ speciale. Ha ottimi voti a scuola, un rapporto conflittuale con la sorellina Francesca e un sogno, che sua madre non capisce, suo padre invece sì. Camilla vuole diventare una ballerina di danza classica e l’audizione, che di lì a poco deve tenere per entrare in un’importante accademia, è una grande occasione. Nella sua vita però – prepotente come un vento estivo – entra Sara (Calliari), anche lei aspirante ballerina. Sara ha diciotto anni appena compiuti, un padre benestante e una madre assente; è carismatica e sensuale. Tra conturbanti slanci d’affetto, crisi, decisioni, dirimenti e colpi di scena, il loro rapporto prenderà strade imprevedibili, segnando per sempre la vita di Camilla.

Recensione:

Gli esperti, o presunti tali, sostengono dalle colonne dei quotidiani, dai siti internet, dai talk show più disparati, che un adolescente di oggi abbia grandi probabilità di perdere prima del tempo la sua innocenza – se mai l’abbia posseduta davvero -, sollecitato dagli stimoli di una società fuori controllo.

Fin dai banchi di scuola s’impara a sopravvivere alla cattiveria dei compagni, a incassare senza mostrare debolezza, a colpire di rimando. Il merito non sempre viene ripagato, a vantaggio di raccomandazioni e simpatie. Che i migliori abbiano quello che gli spetta non è detto.

Ma che cosa può cambiare nell’animo e nella personalità di una ragazza onesta e pura di 17 anni se ritiene che il suo sogno di diventare una ballerina venga infranto dal tradimento di una falsa amica e da un’ingiustizia. continua su

http://paroleacolori.com/eta-imperfetta-un-film-spietato-di-ulisse-lendaro/