155) The Habit of beauty

Il biglietto da acquistare per “The Habit of beauty” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Habit of  beauty” è Un film di Mirko Pincelli. Con Francesca Neri, Vincenzo Amato, Noel Clarke, Nico Mirallegro, Nick Moran. Drammatico, 89’. Gran Bretagna, 2016

Sogno, amore e perdita, tra la Gran Bretagna e l’Italia: sono questi i temi principali di “The habit of beauty”, opera prima girata soprattutto a Londra e in lingua inglese dell’italiano Mirko Pincelli.

La gallerista d’arte Elena (Neri) e il fotografo Ernesto (Amato) erano una coppia felice che viveva con il figlio dodicenne, fino a che un incidente d’auto non ha cambiato per sempre le loro vite.

Oggi Ernesto ha perso ogni stimolo personale e professionale, e passa il tempo tra relazioni con modelle giovanissime e il volontariato in un penitenziario londinese, dove insegna fotografia ai detenuti.

Tra i suoi allievi c’è Ian (Mirallegro), ragazzo problematico ma con un talento naturale per la materia. Una volta scarcerato, Ernesto gli propone di aiutarlo a organizzare la sua nuova mostra. Quello che il ragazzo non sa è che quella mostra dovrebbe essere l’ultima, e che Ernesto ha chiesto anche l’aiuto di Elena, che non incontrava dall’epoca dell’incidente.

Enrico Tessarin, produttore inglese e sceneggiatore della pellicola, ha avuto l’ambizione di costruire una storia dove potessero coesistere l’atmosfera, la mentalità e gli usi della classe operaia inglese e il doloroso racconto di una famiglia italiana distrutta da una tragedia.

L’ambizione, purtroppo, non si è tradotta in una sceneggiatura chiara, lineare e convincente. La storia, infatti, per quanto sentita, manca di una chiara identità narrativa.

La parte inglese, che evoca Ken Loach nei toni e nello stile, risulta più intensa, fluida e interessante. Il pubblico è coinvolto dalle scelte difficili che Ian è chiamato a compiere per affrancarsi da un ambiente familiare e sociale difficile, entra in sintonia con il personaggio, si immedesima. continua su

http://paroleacolori.com/the-habit-of-beauty-opera-prima-ambiziosa-tra-londra-e-il-trentino/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=amiamoci+nonostante+tutto

154) Civiltà Perduta

Il biglietto da acquistare per “Civiltà perduta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

” Civiltà Perduta” è un film di James Gray. Con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland. Azione, 141’. USA, 2016
Tratto dal romanzo “Z. La città perduta” di David Grann

Onore, credibilità, coraggio e affidabilità sono ciò che definisce un uomo, i valori che ogni padre dovrebbe insegnare ai figli. Avere un obiettivo, un progetto, ed essere disposti anche al sacrificio estremo per realizzarlo non è un atto di eroismo, ma il modus operandi di ogni uomo di sani principi.

State pensando che se nel 2017 una persona sostiene cose come queste sia meritevole della camicia di forza? Forse, ma prima di chiamare il 118 riflettete un momento su come sarebbe la nostra società se qualcuno seguisse davvero massime come quelle scritte in apertura, massime di altri tempi.

Deve pensarla almeno in parte così il regista James Gray per decidere, dopo una lunga gestazione, di portare al cinema “Civiltà perduta”, adattamento del best-seller di David Grann “Z. La città perduta”, e basato su una storia vera.

1905, Irlanda. Il maggiore Percy Harrison Fawcett (Hunnam) serve nella Royal Garrison Artilery a Cork, insieme alla moglie Nina (Miller) e al figlio Jack.

Frustrato perché non ha possibilità di dimostrare il proprio valore, nel giugno 1906 accetta l’offerta della Royal Geographical Society di Londra di partire per il Sudamerica per mappare, attraverso la foresta Amazzonica ancora inesplorata, il confine tra Brasile e Bolivia ed evitare una guerra.

Dopo due anni di ricerche, insieme al caporale Henry Costin (Pattinson), Percy scopre i segni di quella che potrebbe essere un’antica civiltà. Nel 1910 tiene quindi una storica conferenza, sostenendo con forza la tesi dell’esistenza di una città Z, e preparandosi per una nuova spedizione.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo costringe a mettere da parte la sua ossessione, ma gli offre anche l’occasione di distinguersi. Decorato e promosso, Percy sembra rassegnato a godersi la pensione, finché il figlio Jack (Holland), non si propone come suo compagno per una nuova esplorazione.

James Gray racconta in modo rigoroso i fatti salienti della vita di un uomo straordinario, trasmettendo però al contempo l’importanza che per lui avevano valori come l’onore. Percy ha affrontato avversità inimmaginabili, lo scetticismo della comunità scientifica, spaventosi tradimenti e anni di lontananza dalla propria famiglia in nome della sua missione. continua su

http://paroleacolori.com/civilta-perduta-storia-vera-di-percy-harrison-fawcett/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

153) Lady Macbeth

Il biglietto da acquistare per “Lady Macbeth” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di William Oldroyd. Con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie. Drammatico, 89’. Gran Bretagna, 2016
Ispirato al racconto di Nikolaj Leskov “Lady Macbeth del distretto di Mcensk”

I giornali e i Tg ci riportano con sempre maggiore frequenza casi di femminicidio – hanno superato quota 30, in Italia, nel solo 2017 – e storie di donne umiliate, vessate, private della libertà e della fiducia nel futuro.

Anche se di battaglie per i diritti femminili se ne sono combattute tante nel corso del tempo, anche se le conquiste fatte sono state importanti, c’è ancora molto da fare.

Eppure la donna, almeno al cinema, si mostra spesso capace di sovvertire i ruoli prestabiliti e trasformarsi da vittima a carnefice. È il caso della protagonista di “Lady Macbeth” di William Oldroyd, presentato in concorso al Torino Film Festival 2016.

Campagna inglese, 1865. A soli 17 anni Katherine (Pugh) viene costretta a un matrimonio senza amore con un uomo di mezz’età, rude, insensibile e succube di un padre severo e autoritario.

Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, la giovane inizia una relazione clandestina con lo stalliere Sebastian (Jarvis), ma l’ossessione amorosa la porterà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti.

Katherine, dietro al volto angelico e delicato, nasconde un cuore nero e spietato e un animo scaltro e cinico. Nonostante l’epoca, lei incarna per certi versi la donna moderna, che non accetta di vivere confinata in un ruolo subalterno rispetto al proprio uomo e sa reagire, quando serve, con forza, personalità, violenza.

Lo spettatore viene trascinato in una storia inizialmente cupa, intensa e passionale che volge poi alla violenza più cieca. continua su

http://paroleacolori.com/lady-macbeth-ritratto-di-una-dark-lady-ingenua-e-perversa/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_1_5?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=ninni+mio+padre&sprefix=ninni%2Caps%2C288

152) Una Doppia verità

Il biglietto d’acquistare per “Una doppio verità ” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Doppia verità” è un film di Courtney Hunt. Con Keanu Reeves, Renée Zelleweger, Gugu Mbatha-Raw, Jim Belushi, Gabriel Basso. Drammatico, 93’. USA, 2016

La realtà è tutt’altro che monolitica, e su uno stesso fatto possono esistere decine di prospettive e punti di vista.

Quando si parla di un delitto al tribunale spetta, sulla carta, l’ultima parola nello stabilire quale sia la verità. Se il giudice – e in certi casi e Paesi, la giuria – hanno il compito di esprimere un verdetto, l’avvocato deve perorare una causa, poco importa se l’assistito è colpevole o innocente.

Ma che cosa passa per la mente del difensore di un reo confesso? Il legal thriller “Una doppia verità” di Courtney Hunt ha l’ambizione di raccontarlo.

Difendere qualcuno accusato di omicidio è di per sé complesso, ma per l’avvocato Richard Ramsey (Reeves) la posta in gioco è ancora più alta. Il suo cliente, infatti, è Mike Lassiter (Basso), 17 anni, accusato di aver ucciso il padre Boone (Belushi).

Ramsey è un amico di famiglia e ha giurato alla vedova Loretta (Zelleweger) di difendere il figlio a ogni costo. Il ragazzo, però, dopo l’omicidio e la confessione si è chiuso in un silenzio ostinato.

Della difesa di Mike fa parte anche Janelle (Mbatha-Raw), avvocato con un grande talento nell’individuare testimoni non affidabili, ma segnata da un situazione personale difficile.

Quello che era partito come un processo già scritto, udienza dopo udienza muta pelle. Fino a che Mike romperà il suo silenzio arrivando a un completo ribaltamento dei ruoli tra lui e il padre. Chi mente? Chi dice la verità? Chi sta coprendo chi?

Fino all’ultimo lo spettatore non sarà in grado di rispondere, merito di una sceneggiatura che per quanto semplice e lineare non è mai scontata o prevedibile, ma anzi ricca di colpi di scena che si inseriscono in un impianto narrativo agile, diretto e coinvolgente. continua su

http://paroleacolori.com/una-doppia-verita-keanu-reeves-e-di-nuovo-lavvocato-del-diavolo/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=essere+melvin

151) Nerve Il Film

Il biglietto da acquistare per “Nerve” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“nerve” è un film di Henry Joost, Ariel Schulman. Con Emma Roberts, Juliette Lewis, Dave Franco, Miles Heizer, Emily Meade. Thriller, 96’. USA, 2016
Basato sull’omonimo romanzo di Jeanne Ryan, edito in Italia da Newton Compton

Ti rendi conto che il ruolo d’inviato al Festival del cinema di Cannes, per quanto soddisfacente, ti fa precipitare in un triste black out informativo quando, tornado alla routine delle anteprime stampa, cadi letteralmente dal pero davanti a una domanda sul caso giornalistico del momento, alias Blue Whale.

La sera, tornato a casa dall’evento di turno, ho aperto il computer e cercato di colmare il vuoto. Non voglio lanciarmi in analisi del fenomeno, persone più preparate di me hanno già speso fiumi di parole sui suicidi di ragazzi in Russia istigati da un gioco online.

Mi limito a dirvi che ancora prima che scoppiasse il caso, nel 2012, la scrittrice Jeanne Ryan firmò un romanzo, “Nerve”, dove immaginava come i giovani, preda della noia e di un vuoto di valori e creatività, potessero arrivare a mettere a rischio la propria vita per gioco, e per un like in più. Tristemente profetico, non vi sembra?

Il libro è diventato un best-seller e da lì alla decisione di adattarlo per il cinema il passo è stato breve.

Vee Delmonico (Roberts) è una studentessa modello all’ultimo anno delle superiori, stanca di rimanere sempre in disparte. La ragazza sogna di trasferirsi in California, ma non se la sente di lasciare sola la madre (Lewis), ancora traumatizzata dalla morte dell’altro figlio avvenuta due anni prima.

Quando viene umiliata dall’amica Sidney (Meade), accanita giocatrice di Nerve, Vee decide di iscriversi anche lei, solo per provare quello che in apparenza sembra un gioco innocuo e divertente.

Vee viene risucchiata nel vortice della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo, Ian (Franco), fino a che il gioco diventa inquietante e le sfide sempre più rischiose, in un crescendo che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.

“Nerve” è un film che per struttura narrativa, tematiche e cast sembra pensato per un pubblico giovane, ma che si lascia guardare con curiosità e interesse anche dagli adulti. continua su

http://paroleacolori.com/nerve-fin-dove-sei-disposto-a-spingerti-per-fama-e-follower/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_1_5?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=ninni+mio+padre&sprefix=ninni%2Caps%2C288

150) Parigi può attendere

Il biglietto d’acquistare per “Parigi può attendere” è: Di pomeriggio (Con riserva)

“Parigi può attendere” è un film del 2016 scritto e diretto e prodotto da Eleanor Coppola, con: Diane Lane, Alec Baldwin, Arnaud Viard.

Le avventure più belle, memorabili e sensazionali capaci di trasmetterti emozioni e sensazioni uniche nella vita, molto spesso si verificano in modo causale ed imprevisto.
Dopo vent’anni di matrimonio anche la donna più innamorata e fedele al proprio marito, può correre “il rischio” di essere tentata da un tradimento non fisico, ma dell’anima e della mente, se il tentatore ha le sembianze di un uomo fascinoso e galante.
Eleanor Coppola, al suo esordio come sceneggiatrice regista di una pellicola di finzione, attinge in parte alla sua vicenda personale nel realizzare la sua garbata, elegante e leggera commedia romantica “Parigi può attendere”.
Infatti la protagonista della nostra storia è Anne Lockwood (Diane Lane), moglie da più di vent’anni di Michael (Baldwin), importante produttore cinematografico, dedito più al lavoro piuttosto che dare la giusta attenzione ed affetto alla moglie.
La coppia si trova a Cannes durante il festival, e mentre Anne è speranzosa di poter trascorrere qualche giorno di vacanza con il marito, il secondo è impegnato animo e corpo nelle difficoltà e problematiche di una produzione, decidendo per entrambi di partire improvvisamente in aereo per Budapest.
Sfortunatamente Anne lamenta un fastidioso dolore alle orecchie che le impedisce di prendere l’aereo, a quel punto Jacquet Clement(Viard), istrionico socio in affari di Michael, le offre un passaggio sulla sua auto sportiva per arrivare a Parigi.
Quello che avrebbe dovuto essere un viaggio semplice e diretto verso la capitale francese, si tramuta ben presto in un road movie caratterizzato da soste più o meno subite da Anne, in meravigliosi ristoranti francesi e in paesini della Francia, avendo come Jacquet nel duplice ruolo di anfitrione e mentore della cucina francese e di seduttore cortese e buon ascoltatore dei problemi matrimoniali e ricordi dolorosi appartenenti al passato della protagonista.
“Parigi può attendere” è infatti da una parte l’omaggio di Eleanor Coppola alla bontà e prelibatezza culinaria della cucina francese e alla bellezza dei suoi paesaggi attraverso gli occhi di una donna americana di mezz’età, bella, colta e dall’altra parte è anche il simbolico viaggio di una donna che sentendosi trascurata dal proprio marito , si ritrova, senza alcuna complicazione sessuale, ad essere piacevolmente coccolata e forse corteggiata da un uomo, che vede in lei ancora una donna piacente piuttosto che una moglie o una madre di una figlia diciottenne appena partita per il college. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

149) Emma in Love (Lidia Ottelli)

“Emma in Love” è un romanzo scritto da Lidia Ottelli, pubblicato nel marzo 2017 da Newton Compton Editori.

“Emma in love” è il terzo romanzo di Lidia Ottelli ed è stato, per il sottoscritto, la terza possibilità d’apprezzare lo stile frizzante, ironico e coinvolgente dell’autrice, blogger nonché amica bresciana.
Lidia Ottelli, nel giro di pochi anni, ha saputo conquistarsi con merito, determinazione e talento un suo spazio di successo tra le scrittrici italiane.
Probabilmente la mia recensione non aggiungerà molto alle già numerose, curate ed entusiaste critiche dei blogger e siti letterari (al momento in cui sto scrivendo questo post su Amazon, “Emma in love” conta ben 42 recensioni!), ma forse un parere maschile potrà spingere qualche altro lettore pigro a dare una chance e fiducia al talento e creatività di Lidia.

“Emma in love” inutile girarci intorno è un romanzo ideato, pensato e scritto per lo più per il pubblico femminile.
Fin dalle prime pagine, un lettore maschio, ha la sensazione d’essere entrato dentro una storia in cui emergono, in modo forte e chiaro, la sensibilità, anima, e soprattutto l’elemento autobiografico di Lidia, come lei stessa scrive nei ringraziamenti.
Emma è una giovane donna di 27 anni alla disperata ricerca di un lavoro, di qualche certezza per il proprio futuro e soprattutto sogna un uomo che le faccia battere il cuore e allo stesso tempo sia bravo a letto.
Già Lidia, come nei suoi precedenti romanzi, non ha timore di essere “politicamente scorretta” ma assolutamente sincera e diretta nel descrivere donne forti, coraggiose, buffe, ma che amano il sesso e non disdegnano anche solo una notte di passione.
Emma Grimaldi non è una donna ingenua, fragile, verginale come Anastacia Steel, anzi è la sua nemesi: mangia schifezze, si ubriaca quando va per locali con le sue pazze e simpatiche amiche e non cerca il principe azzurro, ma un uomo che sappia soddisfarla sessualmente.
Attenzione, “Emma in love” racconta tutto questo senza mai cadere in toni e linguaggi volgari ed eccessivi.
Lidia infatti costruisce una commedia garbata, divertente e godibile, catturando l’attenzione del lettore, curioso di conoscere come Emma sarà capace di districarsi tra l’attrazione per il fascinoso capo Romeo, di cui è diventata segretaria in prova per un mese, e i sentimenti impetuosi e inattesi che lo stanno legando al passionale Andrea, dopo una notte di passione, di cui la protagonista, post sbornia, non ricorda più nulla.
Peccato per Emma, che Andrea si riveli essere il figlio di Romeo, dando vita a una serie di equivoci prima, per poi virare, a sorpresa, in un quasi dramma della gelosia degna delle migliori storie d’amore.

Lidia attinge molto al suo bagaglio di fan di serie televisive per designare i personaggi e l’intreccio della storia.
Non possiamo non notare ad esempio come l’incontro tra Emma ed Andrea somigli molto al primo focoso e decisivo incontro tra Meredith e Derek al bar durante il 1 episodio dell’acclamata serie Grey Anatomy.
Le uscite notturne di Emma e delle sue amiche rievocano parecchio lo spirito delle ragazze dell’altra serie cult Sex and the City.
Sono tante e numerose le citazioni che il lettore troverà nelle pagine del romanzo, sapientemente e abilmente rimodulate da Lidia in un ambiente italiano.
“Emma in love” è il perfetto romanzo estivo da leggere sotto l’ombrellone in poche ore, mettendoti di buon umore.
Il lettore maschio leggendo “Emma in Love” avrà modo di capire qualcosa in più della donna d’oggi e forse scoprire qualche mossa in più conquistarla sul piano fisico oltre che emotivo.

148) Sognare è vivere

Il biglietto da acquistare per “Sognare è vivere” è:
Neanche regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Sognare è vivere ” è un film di Natalie Portman. Con Natalie Portman, Gilad Kahana, Amir Tessler, Ohad Knoller, Makram Khoury, Shira Haas, Tomer Kapon. Biografico, 95′. USA 2015
Basato sul romanzo di Amos Oz “Una storia di amore e di tenebra”

Natalie Portman si ama e non si discute.

Faccio mio il dogma dei tifosi romanisti per anticiparvi come, questa recensione, sia influenzata dal mio amore per l’attrice americana, amore che mi ha portato anche in passato a trovare nelle sue interpretazioni sempre qualcosa da salvare.

“Sognare è vivere” è stato presentato come evento speciale al Festival di Cannes 2015 e solamente adesso, a distanza di due anni, è uscito nelle sale italiane, fatto che non può non far suonare qualche campanello d’allarme

La seconda premessa che voglio fare, e che probabilmente non vi sorprenderà, è che per quanto conosca Amos Oz e abbia apprezzato in passato lo stile e la sensibilità di alcuni suoi lavori, il libro da cui è tratto questo film – “Una storia di amore e di tenebra” ndr – non ho avuto modo di leggerlo.

Ho cercato di colmare la lacuna, chiedendo lumi ai colleghi giornalisti presenti alla proiezione stampa. Tutti hanno mostrato entusiasmo per il romanzo e speranza che la trasposizione potesse essere all’altezza… Purtroppo, all’uscita, le facce erano tutt’altro che felici. continua su

http://paroleacolori.com/sognare-e-vivere-natalie-portman-si-fa-in-tre-regista-sceneggiatrice-e-attrice/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

146) Maria per Roma

Il biglietto da acquistare per “Maria per Roma” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Maria per Roma” è un film di Karen Di Porto. Con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Daniela Virgilio. Drammatico, 93’. Italia, 2016

Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera” cantava Lando Fiorini. “Roma ladrona”, urlava Umberto Bossi ai comizi di fine anni ‘80, quando la Lega Nord emergeva come il nuovo che avanza. “Roma, Mafia Capitale” si legge da mesi sui quotidiani. “Roma città eterna” ci insegna la storia.

Su Roma si è detto – e scritto – nel corso del tempo tutto e il contrario di tutto, e ciò nonostante è una città che entra nel cuore, che conquista. Sottoscritto, da sempre insofferente all’aria romana, a parte, la maggioranza delle persone prova per Roma sentimenti contrastanti, amore e odio.

Paolo Sorrentino si è aggiudicato un Oscar mostrando “La grande bellezza” fatta di luci e ombre della città eterna, al punto che quello di Jep Gambardella è ormai diventato uno stile da imitare.

Il direttore artistico della Festa del cinema di Roma Antonio Monda, sperando di bissare il successo dello scorso anno di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, ha affidato ai suoi collaboratori la mission impossible di trovare una nuova pellicola rivelazione.

Il team della Festa credeva forse di aver completato con successo il compito, inserendo nella selezione ufficiale “Maria per Roma” di Karen Di Porto. Purtroppo la scelta si è invece rivelata poco felice, e la regista esordiente ha dovuto fare i conti con un carico di aspettative difficile da gestire anche per personaggi più scafati.

In scena la giornata tipo di Maria (Di Porto), donna confusa ma al contempo dinamica, che sogna di fare l’attrice e intanto lavora come keyholder per un’agenzia immobiliare. Come ha dichiarata la stessa regista in conferenza stampa, il film è in parte autobiografico. continua su

http://paroleacolori.com/maria-per-roma-road-movie-con-potenziale-ma-fiacco/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

145) Quando un padre

Il biglietto da acquistare per “Quando un padre” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Quando un padre” è un film di Mark Williams. Con Gerard Butler, Willem Dafoe, Gretchen Mol, Alison Brie, Alfred Molina. Drammatico, 108’. Canada, USA, 2016

Se chiedete a un uomo quali sono i suoi obiettivi nella vita, molto probabilmente vi risponderà avere una carriera soddisfacente, che gli permetta di provvedere alla propria famiglia.

Purtroppo, molto spesso, presi dal desiderio di successo, questi individui tendono a dimenticare che mogli e figli necessitano non solo di bene materiali ma anche e soprattutto di affetto, attenzioni e presenza.

Il protagonista di “Quando un padre” di Mark Williams, il cacciatore di teste Dane Jensen (Butler), ritiene che il modo migliore per prendersi cura della sua famiglia sia guadagnare più denaro possibile. Per questo si lancia anima e corpo nel lavoro, rinunciando alla sua etica in nome del guadagno economico e al tempo di qualità con la moglie Elise (Mol) e figli in nome di una carriera in ascesa.

A poco a poco Dane, che non è un cattivo padre né un cattivo marito, si allontana dai suoi cari e si dimostra incapace di instaurare una connessione emotiva con loro, fino a quando il figlio maggiore Ryan, di dieci anni, non si ammala gravemente. Il ribaltamento dei valori che ne consegue getterà Dane in una crisi profonda.

Il film è ideato e costruito sulla fisicità e presenza scenica di Gerard Butler, che si dimostra all’altezza del ruolo. continua su

http://paroleacolori.com/quando-un-padre-esordio-alla-regia-per-mark-williams/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano: Essere Melvin