159) Chiudi gli Occhi

Il biglietto da acquistare per “Chiudi gli occhi – All I see is you” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Chiudi gli occhi ” è Un film di Marc Forster. Con Blake Lively, Jason Clarke, Danny Huston, Yvonne Strahovski, Wes Chatham. Drammatico, 110′. USA 2016

Sinossi:

Gina e suo marito James vivono a Bangkok, in Thailandia, dove si sono trasferiti per il lavoro di lui. Cieca per la maggior parte della sua vita, Gina fa affidamento a James per i suoi occhi. Quando fa un trapianto di cornea, la sua vita cambia drasticamente permettendole di vedere la loro relazione sotto una nuova luce.

Recensione:

Quali sono, secondo voi, le basi per un matrimonio solido? Il sentimento, da solo, basta, oppure serve altro, ad esempio la capacità di perdonare gli eventuali passi falsi del partner?

Non è una novità: oggi ci si sposa sempre meno e anche quando si decide di farlo basta un intoppo o un problema a far scricchiolare la coppia. E che dire di quelle unioni dove uno dei coniugi è in una posizione di debolezza, sia essa fisica o psicologica? Cosa significa, allora, il matrimonio?

“Chiudi gli occhi – All I see is you” di Marc Foster racconta la storia di Gina (Lively) e James (Clarke), apparentemente coppia innamorata e felice, nonostante la cecità di lei in seguito a un incidente stradale.

Fin dalle prime scene notiamo come Gina, per quanto forte e solare, sia dipendente da James e quanto la sua condizione l’abbia spinta a reprimere parte di sé, della sua sessualità e personalità.

L’equilibrio matrimoniale comincia a scricchiolare in seguito a un intervento chirurgico che permette alla donna di riottenere la vista dall’occhio destro. Questo la porta a riconsiderare la sua vita e mette anche il marito di fronte a non pochi dilemmi.

La prima parte di “Chiudi gli occhi – All I see is you” risulta nel complesso convincente e apprezzabile sul piano narrativo e godibile su quello visivo, merito di una brillante e creativa messa in scena. continua su

http://paroleacolori.com/chiudi-gli-occhi-all-i-see-is-you-blake-lively/

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158) La Collina ( Andrea Delogu -Andrea Cedrola)


“La Collina” è un romanzo scritto da Andrea Delogu e Andrea Cedrola e pubblicato da Fandango Libri nel gennaio 2014.

Sinossi:
Su quella collina non c’era nulla, solo una vigna non curata e un casolare abbandonato. Su quel pezzo di terra incolta Riccardo Mannoni ha costruito un mondo di salvezza e speranza. Rispettando le sue regole in Collina scoprirai la libertà del vivere in comune, una libertà diversa da quegli eccessi che diventano prigione. È questo che Riccardo promette a chiunque varchi quel cancello, la Collina può strapparti all’eroina e restituirti alla vita. Di quel regno Ivan è il figlio prediletto. Ha saputo guadagnarsi la fiducia di Riccardo, diventando il suo autista, la persona a cui affidare i compiti più delicati. In Collina Ivan ha conosciuto Barbara, inquieta e ribelle. Si sono innamorati e si sono sposati, dopo aver ottenuto il permesso di Riccardo. Perché è lui a decidere chi puoi amare e chi devi odiare. Valentina è nata e cresciuta in comunità, un giardino incantato immerso nel verde dove tutti hanno da dormire e da mangiare. Tutti lavorano e sono uguali, il denaro non esiste. Ma non tutti sanno, e molti fanno finta di non sapere, che da quel paradiso è impossibile scappare. Ci sono “gli angeli” per questo, chi ci prova viene ripreso e riportato indietro con qualunque mezzo, sempre. E la salvezza passa talvolta per l’umiliazione, le botte, le catene e le celle d’isolamento. Una cura che ha il sapore di una condanna. La Collina è un romanzo epico, la storia di una famiglia che si unisce a quella di tanti uomini e donne che hanno abitato quel mondo sperando di tornare alla luce. È il racconto incalzante e appassionato di una voce candida che cuce insieme i fili di tanti destini, i salvati e i sommersi che in nome della guerra alla droga hanno finito spesso per sacrificare sé stessi.
Recensione:
“Cado dalle nubi “sono state le mie prime zaloniane parole rivolte ai due autori dopo aver assistito lunedì scorso alla toccante e coinvolgente presentazione della nuova edizione del romanzo “La Collina” nella suggestiva location dell’Isola Tiberina a Roma.
Avevo letto della presentazione letteraria nei giorni precedenti sul web ed incuriosito che uno dei due autori fosse la bella e solare Andrea Delogu, decido di vincere, una volta tanto, la mia giornaliera guerra con la pigrizia ed indolenza cronica.
Non avendo fatto però “i compiti a casa”, mi sono ritrovato emotivamente oltre che giornalisticamente impreparato nell’ascoltare e scoprire una storia straordinaria quanto drammatica vissuta in prima persona da Andrea Delogu e dalla sua famiglia.
A differenza di molti lettori e blogger di tendenza, amo leggere storie autobiografiche, libri di memorie ed affini perché ritengo che si possa sempre trarre ispirazione e spunti di riflessione dalle vite ed esperienze altrui,
Ma mai avrei immaginato che Andrea Delogu fosse “letteralmente “una figlia di San Patrignano, nota quanto discussa comunità per tossicodipendenti, fondata dal carismatico ed ambiguo Vincenzo Muccioli.
Andrea Delogu ha vissuto la propria infanzia a San Patrignano, frutto dell’amore di due anime segnate dal demone dell’eroina ma decisi a dare un futuro diverso e migliore ai propri figli.
“La Collina” pubblicato per la prima volta nel 2014 dalla Fandango Libri suscitò diverse, numerose e contrastanti reazioni nell’opinione pubblica, diventando ben presto un caso letterario.
Un caso per tutti, tranne per il sottoscritto perennemente in ritardo nell’apprendere e seguire le tendenze e le notizie degne d’attenzione.
La nuova versione della “Collina” presenta due grandi e fondamentali novità rispetto alla precedente edizione: La copertina vede protagonista, in una vecchia foto, una sorridente famiglia Delogu e l ‘intesa prefazione firmata dalla stessa autrice.
Due scelte dal significato più personale avendo infatti un grande valore simbolico, affettivo oltre che drammaturgico ed editoriale.
Una foto del passato e una breve quanto sentita prefazione permettono al lettore d’acquisire ulteriori ed intese notizie sulla genesi del romanzo e soprattutto di comprendere quali sono state le motivazioni che hanno spinto il personaggio pubblico Andrea Delogu a raccontare e condividere con il lettore la propria vita e soprattutto svelandone alcuni passaggi delicati quanto tragici.
Un consiglio spassionato: Una volta terminato il romanzo, riguardate con attenzione la copertina e soprattutto rileggete quanto scritto dalla Delogu.
Credetemi proverete diverse e particolari sensazioni rispetto alla prima volta.
“La collina” è un romanzo forte, difficile, articolato, controverso che indubbiamente costringe il lettore a prendere posizione decidendo chi siano le vittime e soprattutto chi i cattivi o se volete il cattivo in questa storia.
Sulla gestione di San Patrignano e sulle azioni compiute dal suo fondatore e dai suoi più stretti collaboratori sono stati celebrati processi ed emesse sentenze che ci impongono d’evitare commenti inopportuni e fuorvianti.
“La Collina” è un romanzo costruito volutamente sul sottile “gioco” tra finzione e realtà provocando nel singolo lettore, inevitabilmente, una serie di ipotesi, congetture, riflessioni e chiavi di lettura che in egual modo possono essere ritenute giuste quanto sbagliate.
Andrea Delogu e Andrea Cedrola firmano un romanzo spiazzante, disturbante, duro e soprattutto autentico nel trasmettere al lettore vivide e contrapposte emozioni e sensazioni e soprattutto facendoli conoscere, vivere e respirare una fase storica, sociale e culturale assai travagliata e tragica per un ‘intera generazione e più in generale della nostra società.
“La Collina” è un racconto familiare, un thriller, ma ci piace evidenziarlo anche come un crudo e spietato affresco dell’Italia degli anni 70 e 80 in cui la diffusione ed abuso dell’eroina da parte dei giovani iniziava ad assumere i livelli di una piaga sociale oltre che criminale, senza che lo Stato fosse in grado d’eliminarla o almeno porne un efficace argine.
In quegli anni tanti, troppi giovani sono “caduti” nella spirale della tossico dipendenza non avendo avuto adeguato solidarietà e sostegno né dalle proprie famiglie né dalle istituzioni.
In questo grave ed enorme vuoto affettivo e governativo è nata, cresciuta e prosperata “La collina” di Riccardo Mannoni, un uomo che ha pensato, creduto prima di potersi sostituire allo Stato e successivamente di farsi venerare come un “dio” dalla propria comunità.
“La Collina” è un condensato di numerosi sentimenti: amore, rabbia, tradimento, fedeltà, cattiveria, solitudine, ben rappresentati, descritti ed incarnati in ogni personaggio di questa storia.
“La Collina” ci piace però riassumerla, alla fine, come una storia di speranza e rinascita, in cui è stato possibile costruire qualcosa di bello e solido: Valentina.
La piccola Valentina, nonostante tutto, è diventata una donna serena, consapevole, quanto coraggiosa ed onesta nel rivedere, parlare ed infine scrivere del proprio passato, non smettendo mai di sorridere al mondo.
È stato bello e commovente, per una volta, “Cadere dalle Nubi” grazie alla bellezza umana e creativa dei due Andrea.

157) L’amore brucia come zolfo (Lucia Maria Collerone)

“L’amore brucia come zolfo” è un romanzo scritto da Lucia Maria Collerone ed auto pubblicato nel luglio 2017 con Independently published – Collane Le Titane

Sinossi:
L’opera è un romanzo storico ambientato nella città di Caltanissetta nel momento in cui essa è il centro mondiale dello zolfo e la grande storia dell’Indipendenza dell’Italia e dell’economia basata sull’estrazione dello zolfo fanno da sfondo alle vicende sociali e umane di due classi sociali: quelle degli zolfatari e delle loro donne, che lottano duramente per sopravvivere in condizioni di vita e di lavoro disumane e aberranti e dei nobili padroni delle miniere che gestiscono la ricchezza e governano le povere, disperate dei “diavoli della pirrera”. Molte storie s’intrecciano con il loro carico di sofferenza e umanità, esseri umani schiacciati dalla povertà assoluta e dalla disperazione, che si ergono a titani e non arretrano davanti al dolore, alla crudeltà del reale e rispondono alla vita con coraggio e forza sorprendenti. Ci sono uomini che le convenzioni sociali stigmatizzano e costringono in scelte di vita senza scampo, senza libertà. Protagonista è Cecilia eroina tragica che spicca prepotentemente per la sua bellezza d’animo, la sua capacità d’amore abnegazione per la famiglia, per la sua capacità di sognare oltre il reale e che accetta la prigionia di un amore dorato per sfuggire all’abbandono, alla solitudine, ai pregiudizi che la avvolgono in una comunità becera e incapace di condivisione, troppo oppressa dalle sofferenze di una vita meschina. Cecilia è sola in un mondo dove l’anello debole è la donna, dove quando una donna non ha un uomo a proteggerla essa può solo diventare una prostituta. La sua bellezza particolare, diversa, quasi regale e la sua furbizia arguta, nonché la sua intelligenza operosa, la rendono appetibile agli occhi del barone che lei incontra e seduce quando è poco più che una bambina. L’intreccio assorbe per il turbinio delle azioni, per il continuo cambio di azione e di situazione, per i capovolgimenti e gli eventi, che non coinvolgono solo Cecilia, ma tutto il mondo che è intorno a lei sia umano che storico. La scrittura è veloce e curata nei particolari, crea immagini vivide e forti che nella mente del lettore diventano come scene da un film. La storia narrata ha la sua fonte in una storia vera, realmente vissuta, i personaggi sono realmente esistiti e l’impianto della cornice è storicamente circostanziato e corrispondente al vero storico. Ciò che, invece, è frutto della creatività dell’autrice, è la ricostruzione della storia d’amore, che pur essendo realmente esistita, nel suo dispiegarsi e nell’evolvere dei fatti, è frutto della fantasia narrativa dell’autrice e della narrazione orale di chi è stato realmente a contatto con i protagonisti.
Recensione:
Esistono romanzi capaci di trasmettere sincere e vivide emozioni trasudando autenticità ed amore.
Esistono romanzi che permettono al lettore d’immaginare i luoghi, vedere i colori, sentire profumi dell’ambientazione storica, culturale, naturalistica e sociale scelti dall’autore.
Esistono romanzi che catturano l’attenzione e cuore del lettore fin dalla prima pagina, facendolo entrare completamente dentro una storia bella, coinvolgente quanto dura, amara e realistica nel suo sviluppo narrativo ed efficace quanto convincente nel descrivere e delineare l’evoluzione psicologica ed esistenziale dei diversi personaggi.
Esistono romanzi che una volta terminati di leggere ti rimangono dentro e spingendoti a riflettere quanto la vita, allo stesso tempo, possa essere bella e spietata.
Esistono romanzi che sanno raccontare, spiegare e mostrare la vera essenza della Sicilia e dei siciliani senza cedere a banali e stucchevoli stereotipi e pregiudizi.
Esistono romanzi che sanno parlare d’amore romantico quanto carnale senza dover utilizzare gratuite e volgari scene di sesso per acchiappare qualche lettore in più.
Esistono romanzi in cui è possibile riscontrare ed apprezzare dei personaggi caratterizzati dall’ educazione, rispetto, orgoglio, onestà, coraggio, dignità, senso del dovere pudore prima che dal proprio aspetto fisico o fascino.
Esistono dei romanzi scritti con uno stile semplice, lineare ma quanto mai incisivo e profondo, grazie alla penna di uno scrittore talentuoso, creativo ma soprattutto dotato di grande umanità e spiccata sensibilità.
Esiste nella carriera di ogni autore l’urgenza e necessità intima prima ancora che artistica di scrivere una storia.
Quando ciò avviene, il lettore avrà la fortuna di leggere non solo un libro, ma condividere una parte di cuore e d’anima dello stesso scrittore.
Caro Lettore, mi domandi dove puoi trovare, leggere un romanzo di tal genere?
La risposta è semplice: acquista e leggi il romanzo di Lucia Maria Collerone e scoprirai una Sicilia ed un mondo finora sconosciuto o solamente in minima parte raccontato da Giovanni Verga nelle sue novelle.
“L’amore brucia come zolfo” è un libro caldo, forte, vibrante come può essere soltanto l’amore verso la vostra famiglia e la propria terra.

156) Ogni giorno come il primo giorno ( Giorgia Penzo)


“Ogni giorno come il primo giorno” è un romanzo scritto da Giorgia Penzo e pubblicato nel 2018 da Casa Editrice Nord.

Sinossi:
Ogni giorno Petra vorrebbe poter tornare indietro. Vorrebbe poter schiacciare il tasto rewind, vorrebbe poter riavvolgere il nastro, riportare tutto a com’era prima.
Prima di quella lezione di guida.
Adesso sua sorella Cloe non c’è più. E ogni giorno è così maledettamente difficile andare a scuola, sentir ridere gli altri, vedere la sua famiglia cadere a pezzi e sentire tutto il mondo urlarle in faccia che è colpa sua se Cloe è morta in un incidente d’auto.
Adesso Petra è sola. Sola con un diario che inizia a riempire con pezzi di se stessa, dei suoi giorni senza Cloe, dei suoi problemi a scuola, della musica che le suona in testa, della mancanza che sente e della sua voglia di vivere anche per la sorella.
Piano piano la rabbia si trasforma in voglia di cambiare, di far valere quella vita che le sembra fatta di nulla e renderla degna di essere vissuta anche per lei che non può più farlo, per Cloe.
Niente feste sfrenate, niente più alcol o brutti voti a scuola, Petra vuole ricominciare a vivere.
Sulla sua strada Petra incontra Lore che le fa riscoprire l’amicizia, quella vera inossidabile che vince su tutto, e Dario.
Dario le fa capire che cos’è l’amore, la voglia di stare insieme e non lasciarsi mai, anche se tutto ripiomba nell’oscurità quando il passato del ragazzo rischia di mettere in discussione tutto quello che Petra ha costruito per tornare a vivere.

La scuola, l’amore, i problemi con i genitori, le delusioni, i traguardi e le conquiste. Un diario per ricominciare, per permettere a Petra di ritrovare il suo posto nel mondo e per far sì che ogni giorno sia come il primo giorno della sua nuova vita.
Il romanzo di Giorgia Penzo arriva dritto al cuore di chi ha perso qualcosa e crede di essere sbagliato, di chi cerca il suo posto nel mondo e di chi si aggrappa alla speranza di riuscire a trovarlo. Per vivere la vita a pieno in tutta la sua straordinaria e bellissima complicatezza, ogni giorno come il primo giorno.

Recensione:
Sono tre anni e sei mesi che il sottoscritto e Giorgia Penzo ci “seguiamo” sui rispettivi blog sulla piattaforma WordPress.
Sono tre anni e sei mesi che leggo gli interessanti articoli di Giorgia Penza sul suo bellissimo blog, ma fino a una settimana fa non mi era mai sfiorata l’idea di leggere un suo romanzo.
Sono tre anni e sei mesi che leggo tanti  brutti libri  senza rendermi conto di “conoscere” una valente scrittrice oltre che una brava blogger.
Meglio tardi che mai, mi direte.
Forse sì, ma resta evidente che il mio stato di stordimento è decisamente aumentato negli ultimi tre anni e sei mesi.
Il lettore bigotto e conservatore che alberga in me non può che rendere Onore e fare i più sinceri complimenti a Giorgia Penzo per aver scritto un romanzo “Young Adult” con protagonista la ribelle e confusa liceale Petra, senza dover inserire nella trama forzate ed inutili scene di sesso del genere 50 Sfumature.
“Ogni giorno come il primo giorno” è un romanzo toccante, malinconico, autentico, intimo che fin dalle prime pagine colpisce, conquista ed emoziona il lettore.

Quest’ultimo avverte l’urgenza emotiva d’affrontare insieme alla protagonista l’ultimo anno di liceo e soprattutto di sostenerla nella prova più difficile e straziante della sua giovane vita: elaborare il lutto dell’amata sorella Cloe evitando che la sua anima e cuore siano definitivamente devastate dai sensi di colpa.
Petra deve vincere una battaglia difficile quanto dolorosa: Salvare sé stessa e riprendere in mano la propria vita.
Seguiamo con grande partecipazione e commozione il sofferto e faticoso viaggio esistenziale ed emotivo intrapreso dalla protagonista, scandito da nuove amicizie, nuovi amori, quanto litigi, tensioni e rotture all’interno del nucleo famigliare.

Durante la rapida e coinvolgente lettura di “Ogni giorno come il primo giorno” mi è venuto spontaneo paragonare il romanzo di Giorgia Penzo allo struggente quanto bellissimo film “La Stanza del figlio” di Nanni Moretti, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2001.
La morte di un figlio distrugge l’equilibrio di una famiglia, provocando dolorosi ed impensabili cambiamenti in ogni singolo componente.
“Ogni giorno come il primo giorno” è un romanzo ricco d’emozioni, sentimenti magistralmente raccontante, descritte senza mai cadere nel facile tranello del pietismo, retorica o buonismo di facciata.
Giorgia Penzo si è rivelata una scrittrice talentuosa, creativa, acuta, ma soprattutto una donna dotata di grande sensibilità, umanità, coraggio e nobiltà d’animo che le hanno consentito di creare dei personaggi credibili, forti e subito amati dal lettore.
“Ogni giorno come il primo giorno” è un romanzo che scalda cuore ed anima oltre a donare al lettore la calda speranza che alla fine del proprio tunnel più buio ed angosciante è possibile ritrovare il sorriso e soprattutto l’amore di una persona pronta a tenerti la mano per sempre.

155) Estate 1993

“Estate 1993” è un film di Carla Simon Pipó. Con David Verdaguer, Fermi Reixach, Bruna Cusí, Paula Blanco, Laia Artigas. Drammatico, 90′. Spagna 2017

Sinossi:

D’estate, in campagna, i giorni sembrano tutti uguali. Ma non l’estate del 1993, non per Frida. Già orfana di padre, all’età di sei anni, quell’estate, Frida perde anche la madre. Dicono per polmonite, ma è AIDS. Lo zio e sua moglie, che hanno già una bambina, la prendono con loro, ma cambiare casa, cambiare genitori, ritrovarsi con una sorella e con una tragedia del genere scritta in fronte non è una cosa semplice. Occorreranno tutti i giorni di quell’estate e tutti gli errori possibili per accettare quel che è stato e abbracciare quello che sarà.

Recensione:

Un genitore non dovrebbe mai seppellire un figlio. Su questa massima ci troviamo tutti d’accordo, specialmente quando la vita la disattende. Ma se a perdere entrambi i genitori è una bambina di sei anni? A quell’età si possiedono gli strumenti per elaborare un simile lutto? O si finisce per venirne in ogni caso condizionati?

“Estate 1993” di Carla Simon Pipó è il toccante, crudo e sofferto racconto del trasferimento della piccola protagonista Frida (Artigas), dopo la morte dei genitori, dalla casa dei nonni a Barcellona alla cittadina di Girona in cui dovrà vivere con la famiglia dello zio materno Esteve (Verdaguer).

L’impianto drammaturgico del film è semplice, lineare, essenziale nel suo voler raccontare la storia di Frida (che riprende parte di quella della regista), le sue difficoltà nell’adattarsi a una realtà diversa e i risvolti e turbamenti che tutto questo hanno su di lei.

Non aspettatevi una storia di orchi, di abusi o violenze, qui non ne troverete. “Estate 1993” racconta piuttosto di come l’amore possa riuscire a fare breccia nel muro eretto per proteggersi dal dolore e dalla sindrome dell’abbandono.

Carla Simon evita con intelligenza, talento e creatività la facile e scontata via di un racconto melenso, buonista e retorico costruendo invece un affresco neo realista, credibile e sincero. continua su

http://paroleacolori.com/estate-1993-dramma-episodico/

154) Mia Madre non lo deve sapere (Chiara Francini)

“Mia Madre non lo deve sapere” è un romanzo scritto da Chiara Francini e pubblicato da Rizzoli nel maggio 2018.

Sinossi:
Chiara lo sa: l’amore guarisce qualsiasi ferita, asciuga ogni lacrima, riassesta le ammaccature dell’anima. Fin da bambina, glielo avevano insegnato i suoi due papà, Giancarlo e Angelo, allevandola a poesia e Galatine, tolleranza e Natale-tutto-l’anno. È grazie a questa palpitante certezza che Chiara riesce di nuovo a sorridere alla vita dopo che babbo Giancarlo ha lasciato per sempre lei, papà Angelo e tutta la loro variegata famiglia di zie eccentriche, Supreme e amiche tatuate. La crisi con Federico, per fortuna, è superata e insieme hanno eletto a loro nuovo nido il Voilà, quella casa nel Ghetto di Roma che tanto era già stata importante per Giancarlo e Angelo. Federico ne adora il bagno per via della carta da parati verde in rilievo, Chiara ci sente tutto il calore di un grembo in cui mettersi in posizione fetale. Ma la vita è un susseguirsi di scherzi, dispetti e imprevisti, e nessun luogo, nemmeno il Voilà, può dirsi sicuro. Un venerdì, infatti, mentre Angelo come d’abitudine frigge triglie per tutti, suona alla porta Eleonora, la mamma-non mamma di Chiara. Con sé ha un trolley e un motivo segreto per cui ha abbandonato Londra. E ora si installa proprio al Voilà. Muta, immobile, rigida presenza. Ingombrantissima, assordante. Ma che cosa vorrà? Sciuperà il germoglio di felicità appena spuntato tra Chiara e Federico? Porterà con sé altre sciagure? Dopo lo straordinario successo di Non parlare con la bocca piena che ha rivelato il generoso talento narrativo di Chiara Francini, prosegue in questo romanzo la storia di Chiara e degli altri personaggi in una trama sorprendente che va ad arricchirsi di temi e protagonisti nuovi. I lettori vi troveranno non solo le ruvidità e la dolcezza di un rapporto madre-figlia che nasce, ma un’improbabile combriccola femminile che si riscatta con l’azzardo, colpi di scena e tutto un caleidoscopio di emozioni raccontate con sensibilità e ironia. E una conclusione che fa bene: «Condividere è come il lievito. Fa la felicità profumata e croccante».
Recensione:
Tanti, troppi, a mio modesto parere, sono  saliti sul carro vincente di Luca Guadagnino dopo i successi di critica del film “Chiamami con il Tuo nome”, senza averne visto neanche fotogramma.
Figurarsi leggerne almeno una pagina dell’omonimo romanzo di Andrè Aciman !
Altrettanti numerosi sono stato quelli che, colpiti dalla “furia radical chic”, si sono lanciati nell’invettiva social contro Lorenzo Fontana, neo ministro leghista alla Famiglia, responsabile di un ‘ improvvida quanto infelice esternazione sulle “famiglie arcobaleno”.
Ogni eccesso è difetto recita un vecchio e saggio proverbio.
Sono necessarie: misura, pazienza, intelligenza, amore e soprattutto una buona dose d’ironia nell’ affrontare, risolvere ed infine codificare , nella società d’oggi, l’evoluzione e trasformazione della parola ” famiglia” .
L’invito è  di ridurre   la vostra frenesia social e  di fare piuttosto un salto  nella più vicina libreria per comprare il brillante, colorato, ed intenso secondo romanzo di Chiara Francini.
Aspettando il possibile sequel di “Chiamami con il tuo Nome”, il lettore quest’estate  potrà gustarsi piuttosto il ritorno di Chiara e della sua allegra e variopinta famiglia, già conosciuti e amati con “Non si parla con la bocca piena”, convincente esordio letterario dell’artista toscana.
“Mia madre non lo deve sapere” è un romanzo delicato, intimo, profondo, toccante che conduce il lettore a scoprire, stavolta sì in modo opportuno, elegante e poetico, come e quanto amore si possa dare e ricevere all’interno di un nucleo familiare non “tradizionale”.
“Mia madre non lo deve sapere” è anche il racconto della “prima” controversa convivenza sotto lo stesso tetto tra la protagonista Chiara e l’eccentrica ed algida madre Eleonora, dopo che quest’ultima è stata cacciata di casa e spogliata d’ogni avere dal ricco marito londinese.
Eleonora consapevole di non possedere alcun istinto materno, compì una scelta controversa quanto sincera nell’affidare Chiara all’amore della coppia composta da Angelo e Giancarlo.
Una scelta rivelatesi giusta e felice per tutti oltre a dimostrare che una figlia può essere cresciuta felicemente e serenamente anche da due papà.
“Mia madre non lo deve sapere” ci insegna allo stesso tempo come non sia mai tardi per una madre “biologica” poter costruire un sincero rapporto affettivo con la propria figlia.

“Mia madre non lo deve sapere” è un romanzo ironico, garbato, frizzante in cui si alternano, in modo efficace ed armonioso, momenti di malinconia ad altri di grande allegria e tenerezza ben incarnati dai diversi e briosi personaggi che bussano alla porta del “Voilà”.
Chiara Francini conferma ,con questo brioso secondo romanzo, le proprie doti creative e letterarie e soprattutto permette al lettore di cogliere ed apprezzare bellezza purezza e maturità della donna prima ancora dell’artista.
“Mia Madre non lo deve sapere” è una lettura irrinunciabile della vostra, nostra estate!.

153) La Prima Notte Del Giudizio

Il biglietto d’acquistare per “La prima notte del Giudizio” è: Di Pomeriggio (Con Riserva).

“La prima notte del giudizio” è un film del 2018 diretto da Gerard McMurray, scritto da James DeMonaco, con : Y’Lan Noel, Lex Scott Davis, Marisa Tomei, Joivan Wade, Luna Lauren Velez, Melonie Diaz, Patch Darragh, Mo McRae, Steve Harris, Maria Rivera

Sinossi:
Dietro ogni tradizione si cela una rivoluzione. Dopo l’Independence Day, assisti alla nascita dell’annuale “Sfogo”, le 12 ore prive di regole. Benvenuti nel movimento che ha inizio come un semplice esperimento: La prima notte del giudizio.

Per abbassare il tasso di criminalità sotto l’1 percento per il resto dell’anno, i Nuovi Padri Fondatori d’America (NFFA) sperimentano una teoria sociologica che dà libero sfogo all’aggressione per la durata di una notte in una comunità isolata. Quando però la violenza degli oppressori incontra la rabbia degli emarginati, il contagio esploderà dai confini periferici della città espandendosi per tutta la nazione.

Recensione:
Lo scrittore inglese Anthony Burgess sosteneva che “Violenza genera Violenza” e molti di noi, sulla carta, sottoscriverebbero questa saggia quanto semplice frase.
Ma se poi accendiamo una TV, entriamo in un qualsiasi social network o giriamo per strada non possiamo non notare come oggi nella nostra società il livello di violenza fisica ed aggressività verbale abbiano raggiunti livelli inimmaginabili eppure accettati e vissuti come normale dialettica..
Da quando la crisi economica è diventata una condizione “naturale” e non più una situazione emergenziale, assistiamo nell’animo e cuore dell’opinione pubblica in una costante e preoccupante diminuzione di ogni freno inibitore e senso civico.

I sentimenti di rabbia, invida, gelosia e cattiveria si sono diffusi come una nuova peste rendendo problematica se non impossibile qualsiasi tipo di convivenza e tolleranza.
Che cosa può fare un governo per porre rimedio a questa escalation di violenza, odio e paura?
Un governo illuminato dovrebbe ovviamente attuare delle politiche economiche, sociali tese a sostenere i ceti meno abbienti e riducendo il progressivo aumento della povertà anche nella cosiddetta “classe media”.
Oggi invece le nuove forze politiche “cavalcano” questa crisi morale ed economica illudendosi che possano essere la scorciatoia per conquistare il potere
Come spesso accade la Settima Arte anticipa la realtà, mostrando in che modo società e soprattutto la classe politica si evolvano in negativo . continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appartamento-al-cinema/

152) L’incredibile viaggio del fachiro

Il biglietto da acquistare per “L’incredibile viaggio del fachiro” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“l’incredibile viaggio del fachiro” è Un film di Ken Scott. Con Dhanush, Bérénice Bejo, Erin Moriarty, Barkhad Abdi, Gérard Jugnot, Ben Miller. Drammatico, 92′. Francia, USA 2018

Sinossi:

Tre ragazzini indiani sono sul punto di entrare in riformatorio quando un giovane uomo arriva al commissariato e comincia a raccontare ai ragazzini la storia della sua vita. Aja è stato un bambino poverissimo a Mumbai e ha imparato tutti i trucchi per ingannare il prossimo, nella doppia veste di illusionista e di ladruncolo. Il sogno di sua madre era andare a Parigi, il suo quello di entrare in un negozio dell’Ikea e vedere con i propri occhi la mobilia fantastica i cui nomi impronunciabili ha imparato dal catalogo. Finalmente Aja riesce a mettere insieme le due cose e nel negozio Ikea di Parigi incontra anche una bella ragazza americana della quale si innamora a prima vista.

Recensione:

E’possibile emozionarsi, sorridere, persino divertirsi vedendo un film che affronta un tema tanto delicato e drammatico come l’immigrazione? La vostra prima risposta – anche alla luce dei recenti fatti di cronaca – potrebbe essere un forte e sdegnato “No!”. Eppure il bello del cinema è che rende possibili, talvolta, anche questi piccoli miracoli.

“L’incredibile viaggio del fachiro” di Ken Scott è infatti una riuscita e brillante favola sociale sull’immigrazione, capace di raccontare anche passaggi drammatici e tragici con uno stile leggero e incisivo e con toni garbati e ironici, e di spingere alla riflessione oltre che intrattenere.

Nonostante una struttura narrativa lineare, semplice, magari frettolosa in alcuni passaggi, il film trascina lo spettatore dentro una storia bizzarra, colorata, surreale, facendolo diventare, di fatto, il divertito compagno dell’incredibile viaggio del fachiro Aja.

L’escamotage narrativo del viaggio come mezzo per mostrare il coming age del protagonista è piuttosto abusato, è vero, ma in questo caso si inserisce in una storia atipica e ricca di colpi di scena. Una storia che parla anche d’amore, rappresentato nelle sue diverse forme – da quello puro e totale di una madre per il figlio a quello romantico. continua su

http://paroleacolori.com/l-incredibile-viaggio-del-fachiro-una-favola-sociale-sull-immigrazione/

151) Casi Umani ( Selvaggia Lucarelli)

“Casi Umani” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato da Rizzoli nel luglio 2018.

Sinossi:
“L’inizio di tutto è il disgraziato giorno in cui il mio fidanzato dell’epoca mi lasciò. Non ero preparata, non ritenevo contemplabile il fatto di poter essere mollata, l’ipotesi non mi era stata annunciata in alcun modo e, soprattutto, era profondamente ingiusto. Non si lascia una donna perché è gelosa anche della tua segretaria lesbica sessantaduenne, o perché ogni volta che devi partire per lavoro ti mette su il muso come se avesse scoperto un tuo passato di militanza in Casa Pound.” Cosa succede quando finisce un amore? La delusione, la tristezza, il dolore, certo. Ma poi, dopo i primi giorni, anche l’inesorabile scivolare verso una serie di incontri surreali e di relazioni-lampo con personaggi a cui, a distanza di anni, non si concederebbe neppure il tempo di un caffè ma che, per irripetibili congiunzioni astrali, si sono trovati a rivestire il ruolo di traghettatori. Con effetti tragicomici. Personaggi che “potrebbero sembrare frutto di fantasia, di un mojito di troppo o di una sfiga siderale e che invece, ahimè, sono comuni e realmente esistiti”. Da Mister Foglio Excel, di una taccagneria mitologica, a Mister Ho una cosa per te, cleptomane compulsivo, fino al vincitore assoluto, Mister Il piacere è soggettivo, voyeurista seriale. Una galleria di uomini che, prima ancora di poter essere definiti ex, sono evidenti, cristallini Casi Umani. E che Selvaggia Lucarelli racconta con maestria unica, con spietata (auto)ironia, con il sollievo e la benevolenza della sopravvissuta.
Recensione:
Esistono diversi, svariati ed a volte discutibili modi per elaborare un lutto sentimentale:
1)Ispirandosi alla saggezza popolare: 1) “Chiodo schiaccia Chiodo”, 2) Bere per dimenticare, 3) mangiare fino a scoppiare 4) Chiusa una porta si apre un portone, 5) Meglio soli che male accompagnati.

2) Sceglierti un bravo psichiatra nella scelta dei più efficaci ed utili psicofarmaci per stordirti
3) Iscriverti in palestra, iniziare un corso di yoga
4) Chiuderti in casa ed abbuffarti di serie TV su Netflix.
Da oggi, caro lettore, esiste una quinta opzione, a mio modesto avviso, più divertente, brillante ed istruttiva: leggere “Casi Umani”, il nuovo romanzo di Selvaggia Lucarelli.
Devo dare atto alla Signora Lucarelli, che al quarto tentativo letterario, è riuscita davvero a convincermi nei contenuti oltre che nello stile.
Ieri sera ho “divorato” il romanzo della Lucarelli in meno di due ore, tanto l’ho trovato brillante, acuto, ironico quanto delicato e profondo.
Mi piace riportare le parole della stessa autrice alla fine dell’introduzione
“Ah, tra i casi umani ci sono anche io, naturalmente. Perché in quegli anni, nel tentativo disperato di dimenticare, sono riuscita a dimenticare una sola cosa con certo talento: la mia dignità”
“Casi umani” è il racconto di una solitudine affettiva ed esistenziale che qualsiasi persona può sentire e scontare dentro il proprio cuore, non sapendo quando tale tormento dell’anima avrà fine.
Selvaggia Lucarelli racconta la sua personale traversata del deserto utilizzando l’ironia e soprattutto l’autoironia per raccontare come anche alla donna più “cazzuta” ed intelligente possa capitare di vivere la “fase dell’orrido”.
Per “fase dell’orrido” personalmente intendo quella fase più o meno lunga in cui una persona, dopo una traumatica ed inaspettata rottura con il proprio partner, è talmente “talentuosa” nell’ inanellare una serie di frequentazioni, flirt ed incontri occasionali con personaggi dall’imbarazzante all’impresentabile, al grottesco e ridicolo, senza avere alcuna remora o sussulto di dignità.
La fase dell’orrido inibisce la razionalità, buon gusto e senso estetico della persona colpita. La fase dell’orrido è davvero “comunista” colpendo ferocemente e cinicamente tutti (belli, ricchi, brutti, poveri, intelligenti, stupidi)
“Casi umani” è un meraviglioso ed arguto affresco di come la maggior parte dei maschi italiani abbia tristemente smarrito qualsiasi forma di galanteria, educazione, romanticismo, virilità ed amor proprio finendo per svilire sé stesso e soprattutto danneggiando quella sparuta minoranza che si ostina ancora a credere ed agire in base a questi principi e valori.
Selvaggia Lucarelli irride, provoca e giustamente umilia i suoi casi umani, non dimenticando mai d’essere stata lei stessa ad” evocarli” per “disperazione.
“Casi Umani” fa emerge il lato romantico e sincero di Selvaggia Lucarelli ed una volta terminata la lettura, si comprende pienamente anche il senso dell’ultima dedica “A Lorenzo, il mio risarcimento”.
Come non dare ragione alla cara e combattiva Selvaggia. L’Amore sia con Lei …fino ai prossimi “Casi umani” da raccontarci…

150) Quello che non Uccide ( David Lagercrantz)


“Quello che non uccide” è un romanzo scritto da David Lagercrantz e pubblicato nell’Agosto 2015 da Marsilio Editore.

Sinossi:
Da qualche tempo “Millennium” non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e puro a capo della celebre rivista d’inchiesta, non sembra più godere della popolarità di una volta. Sono in molti a spingere per un cambio di gestione e lo stesso Mikael comincia a chiedersi se la sua visione del giornalismo, per quanto bella e giusta, possa ancora funzionare. Mai come ora, avrebbe bisogno di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale insieme all’immagine – e al morale – del suo direttore responsabile. In una notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra finalmente promettere qualche rivelazione succosa. Frans Balder, un’autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, genio dell’informatica capace di far somigliare i computer a degli esseri umani, chiede di vederlo subito. Un invito che Mikael Blomkvist non può ignorare, tanto più che Balder è in contatto con una super hacker che gli sta molto a cuore. Lisbeth Salander, la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più notizie, torna così a incrociare la sua strada, guidandolo in una nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell’Nsa, il servizio segreto americano che si occupa della sicurezza nazionale. Ma è un bambino incapace di parlare eppure incredibilmente dotato per i numeri e il disegno a custodire dentro di sé l’elemento decisivo per mettere insieme tutti i pezzi di quella storia esplosiva che Millennium sta aspettando.
Recensione:
Ho esitato, preso tempo, procrastinato, evitato, fatto finto di nulla, messo la testa sotto la sabbia nonostante i forti e costanti richiami della foresta.
Ho incarnato fieramente la quinta essenza del pregiudizio e dello snobismo radical chic letterario.
Ho resistito fino a una settimana fa per poi arrendermi indecorosamente alla curiosità ed alla necessità di comprendere e soprattutto prepararmi a un’eventuale delusione anche cinematografica.
Avevo detto no a David Lagercrantz ed alla “sfacciata ” operazione commerciale di far rivivere e continuare la saga “Millennium”, rischiando concretamente d’offendere la memoria creativa ed umana di Steig Larsson.
Quando ho visto sul web il primo trailer del film e soprattutto l’attrice inglese Claire Foy nei panni Lisbeth Salander, ho capito che la mia “Resistenza Letteraria” doveva cessare.
Chi vi scrive considera Lisbeth Salander, il personaggio femminile più bello, cool, affascinante e “cazzuto” che sia stato pensato, ideato e scritto negli ultimi 30 anni in letteratura e successivamente al cinema.
Stieg Larsson, da vero grande artista, seppe leggere il futuro anticipando i tempi e le modalità di qualsiasi #Metoo , esaltando la figura femminile e dimostrandone la superiorità, forza ed intelligenza.
La trilogia “Millennium” rivelò al mondo, un grande scrittore e soprattutto una vera eroina d’altri tempi.
Una Giovanna D’Arco dark, arrabbiata, quanto determinata nel difendere i più deboli e punire ogni forma di femmicidio.
Poteva dunque David Lagercrantz fare di meglio?
Ovviamente no.
Semmai il rischio per lo scrittore svedese era quello di rovinarsi definitivamente la carriera oltre che farsi inseguire con i forconi dagli inferociti fan della saga.
“Quello che non uccide” va subito specificato senza sé e senza ma, non è il quarto libro della saga ideata da Larsson.
Sarebbe stato più corretto da parte dell’Editore lanciare il romanzo come “liberamente “ed “umilmente “ispirato ai personaggi ed alla saga scritta da Steig Larsson.
Ma sappiamo tutti bene, che le parole correttezza e business sono commercialmente antitetiche.
“Quello che non uccide” non è un brutto romanzo, tutt’altro.
Va dato atto a David Lagercrantz d’aver studiato bene e lungamente gli appunti di Stieg Larsson messi a disposizione degli eredi e non cedendo alla tentazione d’emulare lo stile narrativo del compianto collega.
David Lagercrantz ha coraggiosamente costruito una propria storia proponendo una propria idea dei protagonisti, gettando le basi per una nuova trilogia, cercando di mantenere, almeno in parte, lo spirito e l’essenza dell’ originale saga.
“Quello che non uccide” è un romanzo melanconico, rabbioso, cupo, violento, decadente.
Lagercrantz racconta, sottolinea, amplifica l’involuzione morale, culturale ed umana della società svedese e la fine di un giornalismo d’inchiesta e dell’emarginazione dei giornalisti liberi ed onesti come Mikael Blomkvist. Quest’ultimo considerato vecchio ed inutile dalla stessa opinione pubblica svedese e soprattutto dalle nuove generazioni
È in atto una decadenza dei valori, dell’informazione ed in questo nuovo “Medioevo” informatico e social prevalgono forze oscure e pericolose che operando dietro uno schermo di un computer, saccheggiano economie, colpiscono uomini e devastano Paesi ancora peggio di qualsiasi guerra o pestilenza.
Solamente un’eroina atipica quanto tenace può riuscire a fermare questo diabolico e perverso piano.
David Lagercrantz eleva Lisbeth Salander ad ultimo baluardo della democrazia e libertà, facendola conoscere al lettore nelle vesti del leggendario personaggio Marvel Wasp ma in chiave informatica , che non teme niente e nessuno.
“Quello che non uccide” delude nella prima parte risultando troppo dispersiva, caotica e noiosa.
La seconda parte con la discesa in campo di Lisbeth invece prende quota, forza, pathos riuscendo a conquistare l’interesse ed attenzione del lettore e soprattutto incuriosito dalla nemesi di Lisbeth: la bella e malvagia sorella Camilla.
“Quello che non uccide” è infatti una rilettura moderna di una tragedia greca, dove i legami di sangue e familiari sono considerati un problema piuttosto che una risorsa.
“Quello che non uccide” ha sicuramente le potenzialità per tramutarsi in una pellicola di successo, almeno a livello commerciale, potendo contare sul talento indiscusso di Claire Foy.
Ma per quanto riguarda il fronte letterario, ci auguriamo che David Lagercrantz non svilisca completamente la bellezza e profondità primordiale della nostra dura ed amata Lisbeth.