53) Hill of Vision

Il biglietto d’acquistare per “Hill of Vision” è : Neanche regalato

“Hill of Vision “ è un film del 2022 diretto da Roberto Faenza, scritto da Roberto Faenza e David Gleeson

Cast Artistico:

Lucy Ramberg Laura Haddock

Edward Ramberg Edward Holcroft

Sarah Sargent Ramberg Elisa Lasowski Luciano Capecchi Francesco Montanari

Mario Capecchi ragazzo :Jake Donald – Crooke

Mario Capecchi bambino Lorenzo Ciamei

Frank Sofia D’Elia

Fratello Ruben Buccella

 Anna Rosa Diletta Rossi

Preside Daly Neil Mc Garry

Sinossi:

Seconda guerra mondiale, Alto Adige. Mario ha solo 4 anni quando sua madre viene arrestata dai fascisti. Il piccolo trascorre l’infanzia per strada vivendo di espedienti. Finita la guerra, lui e la madre miracolosamente si ritrovano e ricominciano una nuova vita in America, presso la comunità Quacchera ‘Hill of Vision’. Mario non riesce a inserirsi nel nuovo contesto di normalità, fino a quando non scopre, grazie allo zio scienziato, la passione per la scienza. Basato sull’avventurosa vita di Mario Capecchi, Premio Nobel per la Medicina nel 2007,

Recensione:

Non me ne voglia il Premio Nobel per la Medicina Mario Capecchi, ma esistevano modi migliori per far conoscere al grande pubblico la sua incredibile storia.

Dispiace doverlo scrivere avendo molto stima di Roberto Faenza, ma “Hill of Vision” si candida con notevoli chance  d’ entrare nella stretta cerchia  dei più brutti film italiani di quest’annata cinematografica.

Presentato dal direttore Felice Laudadio  con entusiasmo  durante la conferenza stampa di presentazione del Bifest 2022, ero davvero curioso di vederlo avendo alte aspettative.

Le potenzialità narrative erano ambiziose quanto giustificate volendo raccontare la   una storia di resilienza , forza  e coraggio di un bambino di 5 anni capace da solo di resistere e sopravvivere alla povertà, fame e privazioni ,diventando da adulto un premio Nobel.

Quel tipo di storie che piacciano tanto agli americani al punto di realizzarne spesso  biopic dal grande valore umano oltre che artistico.

Una storia stavolta tutta italiana, incentrata sull’infanzia e  prima adolescenza di Mario Capecchi che durante la seconda guerra mondiale si ritrovò di fatto “orfano” , trovando dentro di sé la forza per non soccombere alle avversità.

Una scritta  all’inizio del film dichiara apertamente che questa storia ispirata  è stata scritta “raccogliendo” i ricordi di Mario Capecchi

I ricordi sono importanti, preziosi rappresentando  la memoria di ogni individuo, ma sono altresì personali,  soggettivi, sono influenzati dai sentimenti e sensazioni provate all’epoca.

I “ricordi” di Mario Capecchi sono stati “trasportati”in scrittura dagli sceneggiatori  senza però compiere quel necessario ed opportuno lavoro di pulitura e distacco emotivo dallo stesso protagonista.

Il risultato è stato l’ involontario quanto mortificante riduzione dell’interesse e coinvolgimento da parte dello spettatore.  Trovandosi  così quest’ultimo  di fronte un biopic edulcorato, buonista e retorico come se  fosse in atto  la beatificazione in vita del premio Nobel.

 “Hill Of Vision” è un film piatto, monocorde nonostante siano raccontati, mostrati episodi dolorosi, strazianti e pericolosi vissuti dal Capecchi bambino.

E ’un’esperienza al limite per chiunque figurarsi per un bambino e poi pre adolescente, eppure Mario Capecchi non si arrese mai  potendo contare sull’amicizia di altri orfani di guerra divenuti suoi cari amici come Frank ( merita un menzione positiva la brava e credibile   Sofia D’Elia) ed il fratello.

“Hill of Vision” si presenta  alquanto deficitario ed approssimativo nell’approfondire le difficoltà cognitive e caratteriali   avute dal protagonista  come conseguenza  dell’ infanzia  traumatica.

Anche l’ intenso , profondo quanto straziante rapporto intenso   tra Mario e sua madre viene evocato  con un taglio da film tv della domenica sera su Rai 1  .

Lucy Ramberg  era una donna bella, un ‘artista, forte,  che si oppose al fascismo, pagandone un prezzo altissimo.

Arrestata e spedita  nel campo di concentramento di Dacau, seppe resistere ad ogni tipo di tortura .

Portò Mario in America assicurandoli un futuro, prima di chiudersi nel suo mondo di dolore.

Il dolore e sacrificio di una madre si vede e soprattutto si sente poco nel film.

Mario Capecchi arrivò totalmente analfabeta in America  e valutato inadeguato agli studi dai suoi primi insegnati.

Inutile sottolineare come il tempo abbia stabilito chi fossero davvero “inadeguati”, ma anche in quest’ultimo spezzone di racconto,  il film non convince mai, ripiegandosi su luoghi comuni e clicke.

“Hill of Vision” è una visione decisamente noiosa oltre che lenta, ma al netto delle molteplici criticità elencate,  offre lo spunto per avvicinarsi   alla vita ed opere di un grande uomo oltre che  scienziato come Mario  Capecchi e prima ancora del bambino Mario capace di insegnare a tutti noi il senso più autentico delle parole resistenza e coraggio