137) Undine – Un amore per sempre

“Undine – Un amore per sempre” è un film di Christian Petzold. Con Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz,
Gloria Endres de Oliveira. Drammatico, 90′. Germania, Francia 2020

Sinossi:

Undine lavora come storica presso il Märkisches Museum di Berlino: il suo compito è spiegare ai visitatori i plastici che raffigurano la città nei suoi progressivi stadi evolutivi. Undine è appena stata lasciata da Johannes, nonostante lui abbia giurato di amarla per sempre. All’improvviso, però, nel bar del museo compare il sommozzatore Christoph, ed è amore a prima vista. Undine ricostruisce la sua vita come Berlino ha ricostruito molteplici volte se stessa, ma una sera Christoph la chiama infuriato perché si sente tradito, dal momento che non gli mai rivelato l’esistenza di Johannes. Come farà Undine a ricucire con Cristoph? E riuscirà a vendicarsi di Johannes, come aveva promesso prima di essere abbandonata?

Recensione;

Le recensioni di titolati colleghi su “Undine – Un amore per sempre” di Christian Petzold, presentato lo scorso febbraio alla Berlinale, evidenziano come si tratti di un film destinato a dividere il pubblico. C’è chi lo amerà, e chi invece vorrà indietro i soldi del biglietto.

Personalmente ho difficoltà a prendere una posizione netta, perché alla fine della visione mi sono ritrovato con più dubbi che certezze.

Certo è che il regista ha provato a rielaborare alla sua maniera la figura mitologica dell’ondina, creatura marina del folklore europeo, con una storia d’amore e vendetta che si sviluppa a Berlino, co-protagonista del film e non solo sfondo passivo.

Ma ci sono diversi elementi che convincono poco. Lo spettatore fatica a trovare una logica e un senso in quello che vede, e alla fine si rassegna al fatto di capire poco e sentire soltanto a pelle. La sceneggiatura – dove si mescolano mitologia, storia d’amore, urbanistica – risulta eccessivamente stratificata e simbolica, emotivamente poco coinvolgente. continua su

“Undine – Un amore per sempre”: un film emozionante ma ermetico

99) Wolf call -Minaccia in Alto Mare

Il biglietto da acquistare per “Wolf call – Minaccia in alto mare” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Wolf call- Minaccia in Alto Mare” è un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer, Etienne Guillou-Kervern. Drammatico, 115′. Francia 2019

Sinossi:

L’analista acustico dall’udito eccezionale Chanteraide si ritrova, con il sottomarino su cui presta servizio, nel mezzo di un’operazione pericolosa al largo della Siria. Lo scopo della missione è recuperare un gruppo di soldati in attesa sulla spiaggia. Ma la tensione monta, le cose si complicano e Chanteraide commette un errore di cui dovrà rispondere davanti ai suoi superiori. Una serie di eventi catastrofici, che rischiano di spingere l’Europa in una guerra nucleare, lo obbligano però a risalire a bordo. E questa volta la missione è davvero impossibile.

Recensione:

Avviso ai naviganti (spettatori): se soffrite anche lievemente di claustrofobia o attacchi di panico pensateci bene, prima di vedere “Wolf call – Minaccia in alto mare”! Se invece amate le spy story, preparatevi a sorprendervi nello scoprire come i cugini francesi possano essere all’altezza dei maestri yankee del genere.

L’esordiente Antonin Baudry firma infatti una pellicola capace di stupire e appassionare lo spettatore fin dalle prime scene, trasportandolo in un’avventura tesa, avvolgente, scandita da continui colpi di scena.

Al thriller politico ambientato nel mondo dei sommergibili il film unisce una convincente componente umana ed emotiva, che si sviluppa nel focus sulle vite dei personaggi coinvolti.

Il regista offre anche, tra le righe, un’interessante quanto angosciante lezione di politica internazionale, mettendo in scena una storia adrenalinica ma credibile e realistica. Merito anche del cast, talentuoso e naturale continua su

“Wolf call – Minaccia in alto mare”: un’opera prima densa e immersiva

203) La Donna dello Scrittore

“La Donna Dello Scrittore ” è un film di Christian Petzold. Con Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree. Drammatico, 101′. Francia 2018

Sinossi:

Le truppe germaniche hanno raggiunto Parigi e ora scendono verso il sud della Francia. Georg, un rifugiato tedesco, è riuscito a raggiungere Marsiglia. Ha con sé i documenti, un visto per l’ambasciata messicana e il manoscritto di un romanzo di Weidel, uno scrittore che si è suicidato temendo di essere catturato. Georg ha assunto la sua identità e ora è alla ricerca di un passaggio su una nave americana. Ma l’incontro con Marie, una giovane donna che è in cerca del marito scomparso e che nel frattempo si è legata a un medico, cambia i suoi progetti.

Recensione:

Anche in questa lunga stagione cinematografica al vostro inviato è capitato di imbattersi in una pellicola talmente particolare, raffinata, suggestiva e carica di significati emotivi e storici da trovarsi davanti un dubbio amletico: dare voce all’istinto da spettatore medio e diversamente ignorante o sforzarsi di far emergere la parte più razionale e colta?

Nel primo caso dovrei liquidare “La donna dello scrittore” di Christian Petzold come un maldestro e urticante tentativo di mescolare passato recente e presente, senza alcuna grazia ma provocando noia e confusione nel pubblico. Nel secondo, invece, dovrei sottolineare l’impegno civile oltre che artistico del regista nel ricordare come ideologie date per estinte stiano tristemente tornando di moda. E mettere in guarda, soprattutto i giovani.

La Marsiglia del 1942 raccontata nel romanzo “Transito” di Anne Seghers, a cui il film in parte si ispira, è non è purtroppo molto diversa da quella di oggi in cui Petzold ha deciso di spostare l’azione. Il cortocircuito narrativo e temporale può inizialmente spiazzare, ma serve poco tempo per entrare nel mood della storia e capirne le motivazioni.

“La donna dello scrittore” racconta una triplice storia d’amore: sentimentale, esistenziale e di protezione verso un bambino innocente. Il protagonista Georg (Rogowski), fuggiasco e dal passato discutibile, le vivrà tutte e tre, grazie a un tragicomico scambio di identità. continua su

http://paroleacolori.com/la-donna-dello-scrittore-quando-la-letteratura-si-fa-cinema/

194) Opera senza autore

Il biglietto da acquistare per “Opera senza autore” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Opera senza autore ” è un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci. Drammatico, 188′. Germania 2018

Sinossi:

Dresda, 1938. Kurt Barnert ha pochi anni e una passione segreta per la zia Elizabeth, una fanciulla sensibile con cui frequenta i musei, fa lunghe passeggiate e suona il piano. Prodigiosa ma fragile, nella Germania nazista non c’è più spazio per le persone come lei. Ricoverata in un ospedale psichiatrico fa appello al cuore del Professor Carl Seeband perché non la sterilizzi ma il suo destino sarà più crudele e preludio di uno sterminio abominevole. Sopravvissuto al bombardamento di Dresda e cresciuto nel blocco dell’Est, Kurt ha un talento per il disegno e apprende gli studi classici imposti dal realismo socialista. Ma l’incontro con Ellie, figlia del ginecologo nazista che ha condannato sua zia, e il passaggio all’Ovest, cambieranno il suo destino artistico e faranno riemergere il rimosso.

Recensione:

È un tragico paradosso che il Novecento sia stato caratterizzato da un continuo alternarsi di atti di orrore estremo e di altri di estrema bellezza, dimostrazione di come l’uomo possa elevarsi verso le vette più alte, e precipitare in quelle più basse. Ne sono un emblema l’ascesa del nazismo in Germania e il parallelo sviluppo dell’arte.

Orrore e bellezza, odio e amore, rigidità e creatività, dittatura e libertà: potrei andare avanti a lungo a elencare le emozioni e gli spunti di riflessione che mi ha trasmesso la visione del nuovo film di Florian Henckel von Donnersmarck.

“Opera senza autore”, pur presentandosi con il poco invitante biglietto da visita di 188 minuti complessivi di durata, si rivela una visione fluida, interessante, godibile e coinvolgente in molti passaggi, che forse non passerà alla storia come un capolavoro ma quanto meno ha evitato il premio per il film più urticante della Biennale di Venezia 2018.

Durante la visione si ha la sensazione che il regista avesse pensato il film, in origine, come progetto televisivo o miniserie, e forse in un contesto diverso l’idea di raccontare un lungo quanto delicato periodo della Germania moderna avrebbe avuto maggiore efficacia e incisività, e alcuni passaggi, trattati qui in modo troppo rapido, avrebbero potuto avere il giusto spazio. continua su

http://paroleacolori.com/opera-senza-autore-film-politico-senza-tabu/

226) Frantz

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Il biglietto da acquistare per “Frantz” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di François Ozon. Con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Johann von Bülow. Drammatico, 113′. 2016.

La Prima guerra mondiale devastò l’Europa tra il 1914 e il 1918, provocando morte e distruzione, ma gettò anche i semi per la genesi della Seconda. La Germania del Kaiser, sconfitta e umiliata dagli Alleati, pianse i propri figli morti al fronte covando al contempo sete di vendetta e rivincita soprattutto nei confronti degli odiati francesi.

Il regista François Ozon si ispira a un pièce teatrale del dopoguerra di Maurice Rostand, già portata al cinema da Ernst Lubitsch in un film poco noto, per raccontare in “Frantz” una storia di lutto e riscatto.

Protagonista è Anna (Beer), una giovane che passa le giornate sulla tomba dell’amato fidanzato morto in guerra. Anna vive con i suoceri, anch’essi distrutti dalla perdita e sospesi in una bolla in cui tempo e spazio sono fermi al momento in cui il figlio è partito per il fronte.

Questa stasi è scossa dall’arrivo in paese del fascinoso Pierre (Niney), un vecchio amico di Frantz ai tempi di Parigi, che spinge Anna a riaprirsi alla vita e la coppia di anziani genitori ad affrontare ciò che è accaduto con maggiore serenità.

Ma Pierre nasconde un segreto, e quando Anna lo viene a sapere deve mettere tutto in discussione ancora una volta e partire per Parigi, per capire la natura dei sentimenti che la legano ormai all’uomo.

“Frantz” è un melodramma storico che nonostante sulla carta possa apparire pesante, almeno nella prima parte risulta godibile e avvincente, grazie a elementi propri del genere giallo e a un buon pathos.

La scelta di alternare scene in bianco e nero e scene a colori è funzionale a rappresentare con efficacia e incisività i mutamenti sentimentali ed emotivi dei personaggi.

La struttura narrativa risente dell’origine teatrale, con il suo ritmo compassato, ma questo non impedisce di seguire la storia con interesse e curiosità. continua su

Al cinema: Frantz

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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