73) Sweet girl

Il biglietto da acquistare per “Sweet girl” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Sweet girl” è un film di Brian Andrew Mendoza. Con Jason Momoa, Isabela Moner, Manuel Garcia-Rulfo, Amy Brenneman, Adria Arjona. Azione, 110′. USA 2021

Sinossi:

Quando sua moglie si ammala di cancro e la malattia progredisce rapidamente verso una condanna a morte, Raymond Cooper riceve una speranza: un farmaco sperimentale che potrebbe migliorare le condizioni della donna. Il giorno in cui dovrebbe iniziare le nuove cure, però, il farmaco viene ritirato da una manovra sporca di una “big pharma”, che vuole tagliare le gambe alla concorrenza. Raymond, contrariando la figlia Rachel, giura vendetta pubblicamente, telefonando al manager della compagnia farmaceutica mentre questo è in diretta TV. Successivamente, un giornalista che ha raccolto informazioni sulla corruzione del gruppo lo contatta, ma la situazione prende molto presto una tragica piega.

Recensione:

I manager delle cosiddette “big pharma” sono un bersaglio facile, contro cui indirizzare l’odio generale – già di per sé sono abbastanza detestati dall’opinione pubblica, diciamocelo. “Sweet girl” di Brian Andrew Mendoza, disponibile su Netflix, quindi, avrebbe potuto avere vita facile nel conquistare il pubblico.

Prendete un marito e padre innamorato e affettuoso; una malattia mortale che un farmaco sembra poter curare – o quanto meno rallentare; un colosso farmaceutico che briga, con metodi più o meno legali, per far ritirare il suddetto farmaco dal mercato. Metterli insieme in una storia convincente era possibile.

Gli sceneggiatori di “Sweet girl”, invece, hanno dato vita a un intreccio inverosimile, caotico, contraddittorio. Una sceneggiatura contraddistinta da troppi buchi narrativi e salti temporali ingiustificati, senza una linearità. continua su

95) Lucania – Terra sangue e Magia

“Lucania- Terra e Magia” è un film di Gigi Roccati. Con Giovanni Capalbo, Angela Fontana, Pippo Delbono, Maia Morgenstern, Christo Jivkov. Drammatico, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Lucania: è qui che vivono Rocco e Lucia, un padre severo, legato alla terra come un albero, e una ragazza selvatica, muta dalla morte della madre Argenzia, che ha il dono di vedere e di sentirne l’anima. Un giorno Rocco respinge l’offerta di Carmine, un autotrasportatore che gli chiede di seppellire materiali tossici nella sua terra in cambio di denaro e, scopertosi in grave pericolo, decide di fuggire a piedi per mettere in salvo la figlia.

Recensione:

Vivere nel Terzo millennio dovrebbe farci sentire felici e fortunati, trattandosi di un’epoca storica segnata da grandi conquiste sociali ed economiche, e da continue scoperte scientifiche e tecnologiche.

Peccato che osservando la realtà del nostro Paese viene spontaneo chiedersi se l’Italia partecipi o meno di questo clima. A un Nord industriale, ricco e modernizzato continua a contrapporsi un Sud ancorato a una vita rurale e tradizionale, e restio a qualsiasi forma di cambiamento.

Con il suo secondo film, “Lucania – Terra sangue e magia”, Gigi Roccati cerca di raccontare l’anima “agricola” dell’Italia, residuale ma quanto mai combattiva, con una storia ambientata nella bella e magica Basilicata.

La storia di Rocco e della figlia Lucia, per quanto ambientata ai nostri giorni, sembra sospesa nello spazio e nel tempo. Si percepisce fin da subito l’ambizione di mescolare tradizione e modernità, spiritualità e cultura popolare, inserendo nell’intreccio anche la tematica delicatissima dello smaltimento illegale dei rifiuti. continua su

“Lucania – Terra sangue e magia”: racconto di una realtà dimenticata

93) Beautiful Boy (David Sheff)

“Beautiful boy” è un romanzo scritto da David Sheff e pubblicato da Sperling & Kupfer nel Gennaio 2019

Sinossi:
“Perché il mio meraviglioso ragazzo si è perso? Che cosa è successo alla mia famiglia? Dove ho sbagliato?” Sono le laceranti domande che hanno ossessionato David Sheff in ogni istante dello straziante viaggio nella tossicodipendenza del figlio Nic e nel difficile percorso verso la guarigione. Beautiful Boy è un memoir spietatamente sincero, scritto con il cuore e con le lacrime di un padre che ama disperatamente un figlio per il quale sembra non esserci speranza. Prima dell’incontro con la droga, Nic era un ragazzo fantastico, il figlio che ogni genitore vorrebbe: allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport e adorato dai fratellini. Ma le metamfetamine lo rendono un relitto tremolante “con due buchi neri al posto degli occhi” che non fa che mentire, rubare, scappare di casa. David Sheff ci racconta i primi segnali d’allarme, le bugie, le telefonate alle tre del mattino (sarà Nic? la polizia? l’ospedale?), i tentativi di disintossicazione, le ricadute. Lo stato di continua preoccupazione diventa per lui, a sua volta, una forma di dipendenza; panico, ansia e stress incessanti richiederanno un prezzo altissimo. Eppure non si è mai arreso e, da buon giornalista, ha istintivamente sondato e percorso ogni strada possibile per salvare il figlio.
Recensione:
Perché una persona incomincia a fumare, bere o financo drogarsi?
Perché un individuo diviene schiavo dei propri vizi?
Esistono particolari condizioni genetiche, sociali, culturali nel determinare una qualsiasi dipendenza?
L’uomo della strada vedendo, leggendo ascoltando drammatiche e sempre più tragiche storie di giovani vite spezzate dalla droga si pone questi ed altri quesiti. Cercando una spiegazione, giustificazione o se preferite una vana rassicurazione affinché simili disgrazie non si verificano nelle proprie famiglie.
Alla luce di questi legittimi dubbi e soprattutto crescenti paure è quanto mai opportuno leggere con grande attenzione lo scioccante , sincero ed a tratti brutale “resoconto” della “via crucis” vissuta dallo scrittore David Sheff quando scoprì che il suo amato primo genito Nic divennne un tossicodipendente.
“Beautiful boy” è un racconto lacerante, duro, spietato in cui il narratore, suo malgrado, è parte integrante di una storia iniziata con un doloroso e conflittuale divorzio di una giovane coppia e successivamente con l’aspra battaglia legale per l’affido del figlio.
È stato dunque il divorzio dei genitori e il conseguente affido congiunto quanto alternato a spingere il piccolo Nick verso la droga?
È lo stesso Sheff ad interrogarsi più volte su come sia stato possibile che il suo bello, sensibile ed intelligente figlio Nick abbia intrapreso questo percorso autodistruttivo.
“Beautiful boy” fa venire meno i luoghi comuni o pregiudizi basati sull’importanza di una famiglia solida e presente come argine alle possibili tentazioni negative dei figli.
Infatti Nick, nonostante il divorzio, può contare sull’amore e comprensione d’entrambi i genitori e dei rispettivi nuovi compagni di quest’ultimi.
Nonostante le ideali condizioni affettive ed ambientali, il ragazzo inizia a “perdersi” lentamente quanto inesorabilmente complice amicizie sbagliate a scuola o per lo stupido desiderio d’emulazione o curiosità.
La “parabola” discendente di Nic travolge tutto e tutti spingendo vicino al baratro lo stesso Sheff incapace di proteggersi emotivamente e fisicamente da questo costante e crescente dolore.
“Beautiful boy” è un viaggio nell’inferno della droga vissuto attraverso gli occhi di un padre nonché giornalista, consentendo così al lettore d’entrare completamente dentro la storia respirandone i rari momenti “buoni” e le tante rovinose “cadute” di Nick e le nefaste conseguenze sulla sua famiglia.
Il lettore “scopre” il costoso e variegato mondo dei centri di recupero popolati da decine di migliaia di uomini e donne di differenze ceto sociale con la vita devastata dall’utilizzo di droga ed alcool.
David Sheff con maestria, umanità e creatività alterna all’interno della struttura narrativa passaggi di divulgazione scientifica e giornalistica ad altri di carattere personale e familiare trovando così un perfetto equilibrio drammaturgico ed apprezzabile scelta di toni. Evitando cadute retoriche e/0 melense oltre a mantenere vivo e forte fino alla fine la partecipazione ed interesse del lettore,
Leggendo “Beautiful Boy” non si potrà non voler bene a Nic tifando e sperando che ogni recupero sia quello definitivo e liberatorio anche per il povero David.
“Beautiful boy” è una lettura interessante, toccante oltre che indispensabile per ogni genitore attuale o futuro affinché il monito o se preferite guida della sofferenza provata e vissuta da David e Nick possa risparmiare ad altri analoghe esperienze.

188) Mio Figlio

Il biglietto d’acquistare per “Mio Figlio” è: Di pomeriggio (Con Riserva)
Sinossi:
Julien e Marie hanno divorziato da qualche tempo, e in questo pesa il fatto che lui fosse sempre lontano per lavoro e lei non potesse contarci, né come marito né come padre di Mathys, che ora ha sette anni. La notizia della sparizione del bambino, durante la notte, dalla tenda dove dormiva insieme ai compagni di un campo invernale, richiama però immediatamente Julien sulle Alpi. E per ritrovare suo figlio, l’uomo si mostra disposto a tutto.
Recensione:
“Mio Figlio” è un film del 2017 diretto da Christian Carion, scritto da Christian Carion e Philippe Boëffard, con : Guillaume Canet, Mélanie Laurent, Olivier de Benoist, Antoine Hamel, Mohamed Brikat, Lino Papa.
Sono due i maggiori incubi per un genitore: dover assistere al funerale del proprio figlio o non aver avuto la possibilità di proteggerlo da un grave pericolo.
Due avvenimenti, che anche solamente immaginati, producono brividi di vero terrore e dolore nell’animo e cuore di qualsiasi genitore.
Se il genitore in questione è il padre che, a causa un sofferto divorzio si trova fisicamente lontano nel ricevere telefonicamente tale infausta notizia dall’ex moglie, ecco che l’incubo, se possibile. diventa ancora più spaventoso e devastante.
Parte da questa scioccante ed angosciante sequenza al telefono, la madre di tutti gli incubi per Julien (Canet) di professione geologo, richiamato d’urgenza in Francia dall’ex moglie Marie (Laurent) poiché Mathys, il loro unico figlio di 7 anni, è misteriosamente scomparso mentre si trovava in campeggio per la 1 volta
Lo spettatore sa poco e nulla dei motivi che hanno portato alla rottura del matrimonio di Julien e Maurice e perché il primo abbia deciso d’avere pochi e saltuari rapporti con suo figlio.
Ciò nonostante il pubblico si ritrova immerso in una storia misteriosa ed ambigua in pieno stile Twin Peaks, ambientata in una bella vallata di montagna innevata nel pieno dell’inverno.
Mathys sembra essere scomparso nel nulla e nonostante l’impegno della polizia non sembrano esserci tracce o speranze concrete per poterlo salvare.
Non ci sono né sospetti o indagati all’interno della comunità eppure Julien percepisce che qualcosa di sinistro all’interno di questa serena e pacifica comunità.
L’uomo inizia così una frenetica e concitata indagine personale che in alcuni momenti risulti sfociare in una disperata e folle individuazione di un colpevole a tutti i costi.
“Mio Figlio” è drammaturgicamente ideato e costruito intorno al personaggio di Julien ed alle sue improvvise reazioni emotive ed evoluzioni psicofisiche sempre a limite di un crollo.
Una scelta autoriale che si rivela vincente riuscendo fin da subito a creare un solido e sincero ponte emozionale con lo spettatore disposto a seguire e sostenere il protagonista nella sua rabbiosa, soffocante, angosciante e confusa indagine per capire che cosa sia accaduto al figlio. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-69/

208) Lego Ninjago

Il biglietto da acquistare per “Lego Ninjago – Il film” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Lego Ninjago” è un film di Charlie Bean, Paul Fisher, Bob Logan. Con Jackie Chan, James Franco, Justin Theroux, Fred Armisen. Animazione, 101′. USA, 2017
Sinossi :

La città di Ninjago deve resistere ai continui assalti di Lord Garmadon e del suo esercito di squali. A salvarla ogni volta sono cinque ninja, il leader dei quali, Lloyd, non è altri che il figlio di Garmadon. Sarà proprio il rapporto irrisolto tra i due a decretare il trionfo di quest’ultimo, nell’ora più oscura per Ninjago.

Il Dio del Vecchio Testamento è un Dio duro, severo al limite della crudeltà, che spinge Abramo a sacrificare il figlio Isacco – salvo poi deviare la lama – e lascia intendere che le colpe dei genitori ricadranno sulla prole.

Il Nuovo Testamento mitiga questa rappresentazione del divino, attraverso parole e insegnamenti che lasciano maggior spazio alla speranza e alla responsabilità individuale. È la persona che commette un peccato o un crimine a dover scontare le conseguenze delle sue azioni, non certo la sua famiglia.

Se il Dio dei Vangeli dimostra lungimiranza e fiducia nell’umanità, sono gli uomini stessi, molte volte, a mostrarsi ottusi e retrogradi. Ma insomma, è giusto o no che un figlio innocente paghi per le colpe del padre, anche se il padre in questione è uno dei più grandi criminali della storia?

State tranquilli, cari lettori, non avete sbagliato a cliccare, state leggendo davvero la recensione su “Lego Ninjago – Il film”, ultimo capitolo in ordine di tempo dell’amata saga.

Non fatevi spaventare dal tenore delle tematiche a cui abbiamo accennato – religione, etica, problemi social assortiti – perché ancora una volta i bravi sceneggiatori della Lego sono stati capaci di firmare una storia profonda, delicata e potente, utilizzando però un linguaggio semplice, lineare, chiaro, ironico e soprattutto comprensibile per il giovane pubblico.

“Lego Ninjago – Il film” è godibile, colorato, allegro, politicamente corretto, cattura l’attenzione e la curiosità dei bambini, sebbene – da adulto – possa dire che altri film di questo genere mi abbiano colpito di più per stile, regia e uso degli effetti speciali continua su

http://paroleacolori.com/lego-ninjago-il-film-famiglia-e-responsabilita-nel-nuovo-capitolo-della-serie/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

12) Magic Island

magic-island

Il biglietto d’acquistare per “Magic Island” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Magic Island” è un film documentario di Marco Amenta, scritto da Marco Amenta e Roberto Scarpetti, con: Andrea Schiavelli.
Spesso è più semplice detestare un genitore che sforzarsi di conoscerlo e amarlo.
A volte un figlio dimentica che un padre prima di essere tale è anche un uomo.
Tante volte neanche l’arrivo della morte è sufficiente a sanare vecchie ferite ed incomprensioni.
Eppure può capitare un giorno all’improvviso che il Destino decida per te e ti riservi l’opportunità di recuperare il tempo perduto e chiudere il cerchio con il proprio passato.
Nel nostro caso Marco Amenta con questo semplice e delicato documentario conduce lo spettatore a Los Angeles per conoscere Andrea Schiavelli, ragazzo di 27 anni e promettente compositore di colonne sonore per film, e soprattutto figlio dell’attore italo –americano Vincent Schiavelli, morto in Sicilia nel 2005.
Il rapporto tra Andrea e Vincent non è stato né facile, né tanto meno ricco e incisivo sul piano relazionale ed emotivo.
Così quando Andrea riceve la telefonata di Katia, l’ultima fidanzata del padre, invitandolo in Sicilia per risolvere un problema di eredità, per il ragazzo si apre la possibilità di un viaggio non solamente fisico, ma soprattutto fatto di ricordi ed emozioni alla ricerca dell’uomo Vincent.
Un inedito viaggio dall’America alla Sicilia in cui il protagonista va alla ricerca della propria identità, passato e soprattutto di una strada sicura dove percorrere il proprio futuro.
Marco Amenta dirige in modo asciutto, pulito e semplice volendo dare ampio spazio ad Andrea e alla sua ricerca di verità e d’affetto, risultando nel complesso un prodotto godibile, interessante e toccante.
La Sicilia per una volta ci è mostrata non come luogo di crimini, violenze o povertà, bensì come location incantevole e suggestiva di un riavvicinamento tra padre e figlio, quanto mai necessario e utile per scaldare il cuore dello spettatore.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

179) Mr Coobbler e la bottega magica

sandler

Il biglietto da acquistare per “Mr Globber e la bottega magica” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Tom McCarthy. Con Adam Sandler, Cliff Smith, Ellen Barkin, Melonie Diaz, Elli, Steve Buscemi, Dustin Hoffman. Commedia, 99′. 2014.

Dimmi che scarpe indossi e ti dirò chi sei. Potrà sembrarvi una sciocchezza, ma se ci pensate la scelta di cosa mettere ai piedi distingue una persona da tutte le altre.

La scarpa è un accessorio estremamente personale e il calzolaio, mestiere ormai in via di estinzione, ogni giorno vede sfilare davanti a sé decine di persone e ha il compito di garantire comodità e benessere a ciascuna.

Il Premio Oscar Tom McCarthy, partendo dal vecchio proverbio “to walk man’ shoes”, che in italiano suona come “mettersi nei panni di qualcun altro”, ha deciso di mettere in scena una favola moderna che mostri quanto la vita possa essere imprevedibile ed eccitante anche se si fa, in apparenza, un mestiere umile.

Lo spettatore fa la conoscenza di Max (Sandler), malinconico calzolaio di New York che lavora nel negozio di famiglia senza prospettive per il futuro. Max non ha una donna, vive ancora con la madre ed è arrabbiato per l’abbandono improvviso e doloroso del padre Abraham (Hoffman).

Un’esistenza noiosa e ripetitiva, la sua, dove può contare almeno sull’amicizia del barbiere Jimmy (Buscemi), finché un giorno, per caso, si vede costretto a utilizzare una vecchia cucitrice del padre per completare un lavoro. Un imprevisto che per Max si rivela straordinario quando, calzando le scarpe appena finite, assume magicamente le sembianze del cliente.

Dopo l’incredulità iniziale, il calzolaio capisce di avere tra le mani l’opportunità di dare finalmente una scossa alla sua piatta e monotona esistenza. Un dono straordinario, certo, ma anche da usare con cautela. Max se ne renderà conto quando sarà coinvolto in un losco affare immobiliare ordito da una spregiudicata donna d’affari, interpreta da Ellen Barkin.

“Mr Cobbler e la bottega magica” è un film gradevole, divertente e allo stesso tempo malinconico e introspettivo, dove al centro ci sono l’importanza della figura paterna e il rapporto padre-figlio.

La sceneggiatura è ben scritta, lineare, toccante in alcuni momenti ma anche capace di regalare buoni spunti comici e riflessivi. continua su

Al cinema: Mr Cobbler e la bottega magica

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/Ninni-mio-padre-Roberto-Sapienza-ebook/dp/B01H85DF8S/ref=sr_1_1_twi_kin_1?s=books&ie=UTF8&qid=1469361438&sr=1-1&keywords=ninni+mio+padre

71) Ciao (Walter Veltroni)

veltroni
“Ciao” è un romanzo scritto da Walter Veltroni e pubblicato nell’ottobre 2015 da Rizzoli Editore.

La mamma è sempre la mamma. Per quanto possiamo detestarla, litigarci, contrastarla a lei ci unisce un legame d’amore e di condivisione che non può mai spezzarsi dall’inizio fino alla fine della nostra vita.
E’ sempre più difficile e complesso il rapporto con nostro padre.
E’ sì, la figura maschile di riferimento cui ci ispiriamo, ma è anche la persona con cui entriamo in conflitto e di cui sfidiamo l’autorità ed entriamo in competizione.
Ognuno di noi potrebbe raccontare aneddoti piacevoli e non con il proprio padre, perché per natura e costituzione è una figura che divide.
Quando però viene a mancare, si apre un vuoto, un buco, difficile da colmare, sentendo l’assenza della persona, probabilmente, più importante per la nostra crescita e maturazione.
Walter Veltroni rimase orfano di suo padre Vittorio, brillante giornalista radiofonico, quando aveva appena un anno.
Tutti noi conosciamola carriera di Walter e di là dalle simpatie e vicinanza politica, non si può non ammettere che l’uomo abbia comunque dato un importante ed efficace contributo al nostro Paese.
Walter Veltroni ha scelto di uscire dall’agone politico nel 2013 decidendo di occuparsi delle sue vere passioni: cinema e letteratura con discreto successo di pubblico e critica.
Come però accade agli uomini che entrano nella terza età, anche Walter ha cominciato a riflettere sulla sua esistenza e sul suo passato attraversando una fase malinconica e nostalgica. Una condizione che l’ho spinto a voler rendere omaggio al padre Vittorio e al desiderio filiale di poter dialogare con lui, cosa che la vita gli ha negato tragicamente.
“Ciao” è un romanzo d’amore più che un omaggio alla figura paterna, in cui l’autore decide di regalarsi per i suoi sessant’anni un inaspettato incontro con il padre in una giornata di ferragosto in una Roma deserta.
Vittorio appare al figlio sull’uscio di casa e nonostante l’emozione, il figlio lo invita a entrare dando così inizio a un toccante viaggio nel passato scandito dai ricordi dei colleghi di Vittorio e dello stesso autore e da tanti ritagli di giornale e foto.
Walter Veltroni mette da parte l’uomo pubblico e fa entrare il lettore nella sua sfera privata fatta di emozioni, rimpianti e soprattutto amore verso un padre che non ha potuto conoscere, ma solo leggere e ascoltare tramite terzi.
Un romanzo che tocca fin da subito le corde emotive del lettore che non può non seguire con commozione e trasporto l’intenso momento tra padre e figlio.
E’stata per Walter un’esperienza catartica e liberatoria e soprattutto un’occasione per dichiarare tutti i suoi sentimenti più intimi e personali.
Lo stile di Walter è semplice, diretto, pulito capace di costruire una storia carica di pathos e ritmo narrativo.
Tutti noi vorremo avere l’opportunità di poter rivedere e parlare liberamente e con sincerità ai nostri cari defunti e questo romanzo fornisce il modo e l’ispirazione di farlo perché in fondo, sebbene lontani, essi sono sempre al nostro fianco e pronti a dirci “Ciao” con un rassicurante sorriso.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Hello” is a novel written by Walter Veltroni and published in October 2015 by Rizzoli Editore.

Mum is always mum. As much as we hate it, quarrel, fight it to her joining us a bond of love and sharing that can never break from the beginning to the end of our lives.
E ‘increasingly difficult and complex relationship with our father.
And ‘yes, the male figure of reference which we are inspired, but it is also the person with whom we come into conflict and of which we challenge the authorities and we compete.
Each of us could tell enjoyable anecdotes and not with his father, because by nature and constitution is a figure that divides.
But when it fails, it opens a void, a gap, difficult to fill, feeling the absence of the person, probably more important for our growth and maturation.
Walter Veltroni was orphaned of his father Vittorio, brilliant radio journalist, when he was just a year.
We all Know them the career of Walter and beyond the sympathies and political proximity, one can not but admit that the man has still made an important and effective contribution to our country.
Walter Veltroni has chosen to exit the political dall’agone in 2013 and decided to deal with his true passions: cinema and literature, with moderate success with audiences and critics.
But, as happens to men entering the third age, even Walter began to reflect on his life and his past through a melancholic and nostalgic phase. A condition that I pushed him to want to pay homage to his father Vittorio and desire branch can talk with him, that life has denied him tragically.
“Hello” it is a love story rather than a tribute to the father figure, in which the author decides to treat yourself to his sixty years an unexpected encounter with his father in a day of August in a deserted Rome.
Vittorio appears to his son on the front door and despite the emotion, the son invited him to come thus initiating a touching journey into the past marked by memories of colleagues of Victor and the same author and many newspaper clippings and photos.
Walter Veltroni puts aside the public man and lets the reader into his private sphere made of emotions, regrets and above all love for a father who could not know, but only read and listen through third parties.
A novel that touches immediately the emotional chords of the player that can not but follow with emotion and transport the intense moment between father and son.
It has been a cathartic experience for Walter and release and above all an opportunity to declare all its most intimate and personal feelings.
The Walter’s style is simple, direct, clean able to build a history laden with pathos and narrative rhythm.
All we would like to have the opportunity to review and speak freely and sincerely to our deceased loved ones and this novel provides the way and the inspiration to do so because deep down, although distant, they are always with us and ready to tell us ” hello “with a reassuring smile.

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

250) Il viaggio di Arlo

il viaggio di arlo

Il biglietto d’acquistare per “Il viaggio di Arlo” è :1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Il viaggio di Arlo” è un film d’animazione del 2015 di Pete Sohn, scritto da Meg LeFauve.

Non avremmo voluto essere nei panni dl regista e dello sceneggiatore Pixar chiamati a doversi confrontare con il campione d’incassi “Inside out”. Eppure Pete Sohn e LeFauve sono riusciti con “il viaggio di Arlo”, ha firmare un altro gioiellino della galassia Disney. E se volete, paradossalmente, vincono la sfida abbassando l’asticella dei contenuti e la complessità della scrittura che aveva reso “Inside Out” un film poco adatto ai bambini.

“Il viaggio di Arlo” si muove all’interno del solco narrativo dei film Disney più classici avendo chiaramente “Il Re Leone” come punto di riferimento.

Arlo è un dinosauro, il terzo figlio di una famiglia di apatosauri contadini impegnati nel duro lavoro dei campi.

Arlo non ha ancora trovato la sua strada, un’identità precisa e soffre nel non poter reggere il confronto con i fratelli e di non essere un figlio degno di stima per il padre Papo. Un padre che in vero è certo del valore del figlio e cerca in tutti i modi di spronarlo e scuoterlo fino al giorno in cui perderà la vita mentre sono sulle tracce di un predatore che gli deruba delle loro riserve di grano. Un atipico predatore avendo le sembianze di un bambino delle caverne che dopo un’iniziale diffidenza stringe da parte di Argo ritenendolo responsabile della morte di suo padre, diventerà il suo compagno nel viaggio che il nostro protagonista compierà per tornare a casa.

Attenzione però alla parola “viaggio” che nel nostro caso ha una doppia valenza: letterale e morale. La prima permette allo spettatore di seguire le avventure della simpatica coppia e agli incontri che faranno con i diversi personaggi che abitano il pianeta dai dinosauri allevatori ai predoni e infine agli sciacalli. Ciò che però piace e commuove di più è il viaggio interiore che compie Arlo. Lo spettatore lo accompagna nel passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta. Un percorso lungo il quale riesce a prendere coscienza delle proprie potenzialità, togliendosi di dosso le proprie sicurezze e soprattutto può guardare in faccia le proprie paure e andare oltre.

Ci sentiamo tutti un po’ Arlo e lo siamo stati in momenti diversi delle nostre vite e magari in formule diverse abbiamo affrontato lo stesso viaggio. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-viaggio-di-arlo/

The ticket purchase for “The journey of Arlo” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The journey of Arlo” is an animated film of 2015 Pete Sohn, written by Meg LeFauve.

We would not have wanted to be in the shoes dl director and screenwriter called Pixar to have to deal with the blockbuster “Inside Out”. Yet Pete Sohn LeFauve and managed with “the journey of Arlo,” he sign another gem Galaxy Disney. And if you want, paradoxically, they win the challenge by lowering the bar of content and complexity of writing that made “Inside Out” film unsuitable for children.

“The Good Dinosaur”” moves within the groove of the narrative Disney film classic having clearly “The Lion King” as a reference point.

Arlo is a dinosaur, the third son of a family of apatosauri farmers engaged in the hard work of the fields.

Arlo has not found its way, a precise identity and suffers in that it can not hold a candle to the brothers and not a son worthy of esteem for his father Papo. A father who is certainly true of the value of the child and tries in every way to encourage it and shake it until the day he loses his life while they are on the trail of a predator that robs their grain reserves. An unusual predator having the appearance of a child of the caves that after initial suspicion tightens by Argo holding him responsible for the death of his father, would become her partner in the journey that our protagonist will perform to return home.

But be careful with the word “trip” which in our case has a double meaning: the literal and moral. The first allows the viewer to follow the adventures of the friendly couple and the meetings that they will do with the different characters that inhabit the planet from dinosaurs breeders to the robbers and finally to the jackals. But what like and moves the most is the inner journey that makes Arlo. The viewer accompanies him in the transition from adolescence to adulthood. A path along which manages to become aware of their own potential, taking off their safeties and above can look in the face their fears and go beyond.

We all feel a bit ‘Arlo and we have been at different times of our lives and maybe in different formulas we faced the same trip. continues on

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-viaggio-di-arlo

153) Lettera al padre (Franz Kafka)

kafka

“Lettera al padre” è un romanzo scritto da Franz Kafka nel 1919 e pubblicato postumo nel 1952 e pubblicato per la prima volta in Italia da Feltrinelli nel 1991.

Quanti di noi possono dire di aver avuto o di avere un dialogo con i propri genitori?
Quanti possono alzare la mano e sostenere di essersi sempre chiarito dopo ogni discussione ?
Quanti possono affermare che il rapporto con il proprio padre si sia sempre basato sull’affetto, rispetto e tolleranza reciproca?
Silenzio vero? Già essere genitore è difficile, ma non è uno scherzo neanche essere figlio e sopportare spesso il carattere e la personalità dominante di un padre o di una madre.
E’ più facile trovare un rapporto fatto di silenzi e reciproche accuse e incomprensioni tra padre e figlio che un scaglia di parmigiano in un alimentare di Parma.
Franz Kafka prima di essere stato un grande scrittore del secolo scorso, fu figlio ed ebbe un rapporto complesso e faticoso con il padre.
Come capita molto spesso in una famiglia si parla poco non avendo il coraggio di affrontare i nodi.
A Kafka non mancava certo l’eloquentia, ma davanti al padre probabilmente la voce veniva meno.
Così lo scrittore praghese , forse, per liberarsi una volta per tutte di un peso dal cuore, decise una sera del 1919 di scrivere una lettera aperta al padre che però mai gli fu consegnata.
Una lettera toccante e di disarmante sincerità che porta il lettore a conoscere gli aspetti più intimi e privati dello scrittore. Una vita trascorsa sotto il peso dell’ombra paterna e del suo giudizio.
Una lettera privata che ovviamente non era pensata per il mondo esterno, ma che comunque il lettore non può non sentire sua. I temi trattati sono in qualche modo universali e moderni.
Un padre burbero, dispotico, incapace di comprendere il figlio e di renderlo insicuro e pieno di complessi.
continua su

http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/lettera-al-padre-frank-kafka/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Letter to His Father” is a novel written by Franz Kafka in 1919 and published posthumously in 1952 and published for the first time in Italy by Feltrinelli in 1991.

How many of us can say they have had or have a dialogue with their parents?
Many will raise their hands and claim to have always made it clear after every discussion?
How many can say that the relationship with your father is always based on affection, respect and tolerance?
Silence is not it? Already being a parent is hard, but it is not a joke either be a child and often bear the character and the dominant personality of a father or a mother.
It ‘s easier to find a relationship made up of silences and mutual accusations and misunderstandings between father and son that a sliver of Parmesan in a food of Parma.
Franz Kafka before being a great writer of the last century, was the son and had a complex and difficult relationship with his father.
As it happens very often in a family we do not talk much not having the courage to address the nodes.
In Kafka he was not lacking the eloquentia, but before his father’s voice was probably less.
So the Prague writer, perhaps, to get rid once and for all with a weight from the heart, he decided one evening in 1919 to write an open letter to his father but never was handed to him.
A touching letter and disarming sincerity that leads the reader to know the most intimate and private of the writer. She lived under the weight of the shadow of his father and his judgment.
A private letter that obviously was not meant for the outside world, but that the reader can not help feeling his. The themes are somehow universal and modern.
A gruff father, despotic, unable to understand the child and make it insecure and full of complexes.
continues on

http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/lettera-al-padre-frank-kafka/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html