125) Assandira

Il biglietto da acquistare per “Assandira” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Assandira” è un film di Salvatore Mereu. Con Gavino Ledda, Anna König, Marco Zucca, Corrado Giannetti, Samuele Mei. Drammatico, 128′. Italia 2020

Sinossi:

Costantino Saru, settantenne, si aggira sotto una pioggia torrenziale attraverso i resti di quella che era la sua proprietà e che il figlio Mario aveva trasformato in un agriturismo, dandogli l’antico nome sardo di Assandira. Mario è morto, e così gli animali: cavalli, pecore, maiali, galline. E un magistrato è venuto ad investigare l’origine del rogo che ha reso Assandira “un niente di nessuno”. La storia che precede quel rogo viene ripercorsa a ritroso, a partire da quando Mario e la sua compagna tedesca tornano dalla Germania, dove il figlio di Costantino aveva cercato lavoro. I due convincono Costantino a trasformare la sua proprietà in un “villaggio antichità” che mostri ai turisti stranieri l’antico stile di vita dei pastori sardi, che la nuora tedesca rilegge come “molto pittoresco”. Ed è l’inizio della profanazione di una terra già abbondantemente sfruttata e derisa dal turismo del “continente”.

Recensione:

 

Perché l’agriturismo Assandira è stato distrutto dalle fiamme? Causalità oppure incendio doloso? Il film di Salvatore Mereu, presentato Fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, si apre sotto una pioggia battente, con i vigli del fuoco che cercano di mettere in sicurezza ciò che resta della struttura.

Mario (Zucca) e Grete (König), gli ideatori del progetto, sono morti nel tentativo di domare le fiamme. È rimasto solo il vecchio Costantino (Saru) a cui il procuratore chiede lumi su quanto successo. L’uomo inizia allora a ricostruire i fatti, a partire dal ritorno in Sardegna del figlio Mario e della moglie tedesca. continua su

“Assandira”: una tragedia familiare nella Sardegna più selvaggia

160) Codice Criminale

Il biglietto da acquistare per “Codice criminale” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Codice Criminale” è un film di Adam Smith. Con Michael Fassbender, Brendan Gleeson, Sean Harris, Rory Kinnear, Lyndsey Marshal. Azione, 99’. Gran Bretagna, 2016

Il quarto comandamento recita: Onora il padre e la madre. Ma quante volte un figlio viene meno a questo dettame divino? Innumerevoli, senza dubbio. E questo non perché detto figlio sia ateo o diabolico, ma semplicemente perché il conflitto con chi ci ha messo al mondo è una tappa quasi obbligata sulla via della maturità.

Maschi e femmine vivono esperienze diverse: così se le seconde entrano in conflitto con la madre, i primi sentono spesso la necessità di uscire dall’ombra paterna, sfidando l’autorità del genitore.

“Codice criminale” di Adam Smith porta lo spettatore nel mondo dei Culter, criminali da generazioni senza legge che vivono di rapine, corse d’auto e inseguimenti con la polizia nella campagna del Glaucestershire, ricca contea nel sud ovest della Gran Bretagna.

Chad (Fassbender) è diviso tra il rispetto che nutre verso suo padre, il capobanda Colby (Gleeson), e il desiderio di dare una vita migliore a sua migliore Kelly (Kinnear) e ai loro bambini.

Quando decide di abbandonare la vecchia vita e la banda, deve scontrarsi proprio con la rabbia di Colby e con un sistema che non sembra permettere alcuna redenzione.

Con la polizia alle calcagna, Chad inizia a realizzare che il suo destino potrebbe non essere più nelle sue mani e che salvare la sua famiglia potrebbe comportare un doloroso sacrificio.

“Codice criminale” rievoca nei toni, nelle atmosfera e nello stile “Gomorra – La serie” ma nonostante proponga scene d’azione, violenza, un ambiente degradato e povero, e l’utilizzo da parte dei protagonisti di un linguaggio scorretto, crudo e volgare, non è solamente una storia di uomini e donne fuori dalla legalità.

Il film è anche il racconto di un rapporto conflittuale padre-figlio, dove il primo non permette al secondo di diventare davvero adulto e indipendente, provando invece a imporgli una strada già tracciata.

Lo spettatore si immedesima nel sofferto travaglio esistenziale di Chad, schiacciato da un lato dalla figura paterna, che lo ha segnato e condizionato da sempre, dall’altro dall’esigenza di dare ai figli possibilità a lui negate. continua su

http://paroleacolori.com/codice-criminale-gleeson-e-fassbender-in-un-ritratto-di-famiglia-malavitosa/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

78. Father and Son

father and son
“Father and Son” è un film di Hirokazu Koreeda. Con Masaharu Fukuyama, Yôko Maki, Jun Kunimura, Machiko Ono, Kirin Kiki. Isao Natsuyagi, Lily Franky, Jun Fubuki, Megumi Morisaki.
“Father and Son” ha ricevuto il Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes.
Quanto conta il legame di sangue?
Se l’istinto materno scatta, quasi sempre, quando una donna ha in braccio per la prima volta il suo bambino per un uomo è più complicato.
Diventare padre è un cambiamento che spaventa e mette ansia all’uomo d’oggi
La mia generazione ha avuto un rapporto spesso conflittuale con il proprio padre.
La mancanza di comunicazione con il padre porta ad incomprensioni e a distanze siderali che poi portano i figli a loro volta a diventare riluttanti padri.
Crescere un figlio è complicato, snervante e quasi soffocante.
Il film ambientato in Giappone, racconta la vita tranquilla e serena di una famiglia composta da padre,madre e dal loro figlio di sei anni fino a quando improvvisamente arriva la sconvolgente notizia dall’ospedale che alla nascita c’è stato uno scambio di bambini.
Il protagonista è Nonomiya Ryota un professionista di successo, dedito solo al lavoro ed incapace d’esternare i propri sentimenti e molto rigido ed esigente con il proprio figlio.
La notizia stravolge l’esistenza del protagonista e della moglie Mirodi.
Saranno chiamati a scegliere tra il legame di sangue e l’affetto costruito in sei anni con il figlio Keita.
Ryota dovrà guardarsi dentro e scoprire cosa significa essere veramente padre, dopo aver fatto pace con il proprio passato.
Il tema seppure delicato e angoscioso viene raccontato dal regista con garbo e calore.
Lo spettatore segue con interesse e coinvolgimento il travaglio delle due coppie.
Interessante come il regista mette in risalto da una parte i dubbi dei genitori e dall’altra come invece i figli abbiano chiaro fin da subito quale sia la scelta più “giusta” e naturale.
Il pubblico in sala si divide, probabilmente non esistendo la soluzione ideale.
La sceneggiatura originale e ben scritta con il finale dà la sua riposta, emozionando comunque lo spettatore.
I dialoghi sono ben costruiti e trasmettano bene l’idea del travaglio esistenziale dei protagonisti.
Tutto il cast è degno di menzione per il talento dimostrato per rappresentare personaggi non facili.
“Father and son” è un film consigliato a tutti quei uomini, già padri o prossimi ad esserlo che non credono d’avere l’istinto paterno dentro di loro. Magari li aiuterà a cambiare la prospettiva.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
http://www.lulu.com/spotlight/melvin2