25) Full Time

Il biglietto d’acquistare per “Full Time” è : Di pomeriggio

“Full Time” è un film di Eric Gravel. Con Laure Calamy, Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi. Drammatico, 85′. Francia 2021

Sinossi:

Julie ha due figli, un ex marito che non paga in tempo gli alimenti e un lavoro molto al di sotto delle sue capacità, con il quale mantiene a stento la famiglia. Ogni giorno si sveglia prima dell’alba, affida i bambini a una vicina anziana che le ha già detto che non ce la fa a tenerli, e si butta nel traffico del lungo tragitto che la porta dai sobborghi di Parigi alla capitale francese. E poiché in Francia in quel momento è in corso un prolungato sciopero dei mezzi di trasporto arrivare in città diventa un’impresa rocambolesca, cui Julie si dedica con ogni stratagemma. Il management dell’albergo a cinque stelle presso cui è capocameriera però non accetta scuse, e minaccia ad ogni ritardo di privare la donna dell’unico lavoro che è riuscita ad ottenere, quando invece è qualificata per occuparsi di statistiche di marketing.

Recensione:

Se è vero che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a una drastica e preoccupante diminuzione di diritti e tutele dei lavoratori.

I giovani incontrano sempre maggiori difficoltà a trovare un “posto fisso”, il precariato è diventato uno stile di vita. Per le persone mature, invece, perdere il lavoro vuol dire spesso essere costrette a reinventarsi, magari in posizioni poco remunerative e faticose. E poi ci sono gli incidenti sul lavoro, tristemente all’ordine del giorno…

“Full time – Al cento per cento” di Eric Gravel, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia (dove ha ottenuto due premi, quello per la miglior attrice a Laura Calamy e quello per la miglior regia), racconta il dramma della precarietà e le difficoltà di una madre single lavoratrice. continua su https://www.paroleacolori.com/full-time-al-cento-per-cento-una-storia-di-riscatto-e-resilienza/

100)The Man who sold his skin

Il Biglietto d’acquistare” per “The Man who sold his skin” è : Ridotto

“The Man who sold his skin ” è un film di Kaouther Ben Hania, con :Monica Bellucci, Koen De Bouw, Husam Chadat, Rupert Wynne-James, Adrienne Mei Irving.

Sinossi:

A Raqqa, nella Siria del 2011, il giovane Sam è innamorato di Abeer, che lo ricambia ma sembra riluttante. L’entusiasmo di Sam nel chiedere la mano della ragazza è mal ricompensato da una soffiata alle autorità che lo mette nei guai per propaganda rivoluzionaria. Sam fugge così in Libano, mentre Abeer finisce in Belgio, sposata con un ricco diplomatico. Passano gli anni, Sam si arrangia come può, ma le circostanze economiche e politiche non gli consentono di raggiungere l’Europa per un tentativo disperato di ribadire il suo amore. Finché l’incontro casuale con un artista, che vuole tatuargli la schiena per farne un’opera d’arte vivente, non cambia le carte in tavola.

Recensione:

The Man who sold vis skin è invece il classico film da festival capace di mettere d’accordo pubblico e critica.
È una pellicola di impegno civile, politicamente schierato, ma avendo anche una bella storia d’amore e la giusta dose di ironia dissacrante.
La regista è stata abile nel mescolare i temi dell’immigrazione, la Guerra in Siria e le follie dell’Arte moderna firmando uno script equilibrato, pungente, amaro e financo divertente nei tempi e modi giusti
Un j accuse al mondo sul totale disinteresse sulla Siria e su quanti vittime stiano morendo nell’indifferenza.
La vita di un siriano non vale nulla ?
E se invece un migrante clandestino diventasse un’ opera d’arte vivente cambierebbe qualcosa?
Un’ idea provocatoria su cui si poggia l’intera storia di ribellione, speranza e dorata prigionia del protagonista, colpevole solamente di voler sposare la sua amata
“The Man who sold his skin ” rievoca per alcuni versi il Ritratto di Dorian Grey e per altri la maledizione del Dr Faust.
Solo che in questo caso Il diavolo veste inganni di un bizzarro artista e la vittima non vende l’anima, ma la schiena.
Un motivo in più per vedere questo film è scoprire che Monica Bellucci è in grado di recitare.
E’davvero brava nel ruolo della spietata manager d’arte.
Biglietto :Ridotto.
Gli amici sono preziosi, specialmente ai festival del cinema..

67)Nowhere special

Il biglietto da acquistare per “Nowhere special” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Nowhere Special” è un film di Uberto Pasolini. Con James Norton, Daniel Lamont, Bernadette Brown, Chris Corrigan, Valene Kane, Louise Mathews, Keith McErlean. Drammatico, 96′. Gran Bretagna 2020

Sinossi:

John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, John deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, visto che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l’adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Recensione:

Uberto Pasolini colpisce ancora! Sette anni dopo il bellissimo e poetico “Still life”, che nel 2013 vinse il Premio per la regia nella sezione Orizzonti, il regista romano conquista di nuovo la Mostra del cinema Venezia con il suo terzo film fa regista, “Nowhere special”.

Anche questa volta è la morte il cuore narrativo della storia, un tema affrontato con sensibilità e umanità. Ma mentre nel primo film veniva raccontato l’immediatamente dopo, qui si parla dell’immediatamente prima.

E lo si fa attraverso la storia di un padre malato terminale e del figlio di 4 anni, che l’uomo vuole sapere felice in una nuova famiglia prima di andarsene.

“Nowhere special”, lo dice il titolo, non ha niente di speciale, se non questa quotidianità fatta di gesti normali eppure potentissimi. John e il piccolo Michael sono soli, da quando la madre li ha lasciati. E insieme affrontano i colloqui con i potenziali genitori adottivi.

È difficile non venire rapiti dal rapporto tenero, intenso e pulito che lega padre e figlio; da una sceneggiatura che colpisce alla stomaco e fa scendere più di una lacrime. È difficile rimanere neutrali di fronte a questo drammatico countdown messo in scena con delicatezza e senza eccessi da Pasolini e interpretato magnificamente.

James Norton e soprattutto il giovanissimo Daniel Lamont toccano vertici assoluti di empatia. La coppia è perfetta, complementare a livello interpretativo, artistico e soprattutto umano. continua su

144) I Predatori

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Il biglietto da acquistare per “I predatori” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“I Predatori” è un film di Pietro Castellitto. Con Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli. Drammatico, 109′. Italia 2020

Sinossi:

Pierpaolo è un medico sposato con Ludovica, affermata regista. Il figlio Federico è un laureando in filosofia tiranneggiato da un barone universitario che gli preferisce qualunque altro studente. Le loro vicende si incrociano con quelle di Bruno, primario amico di Pierpaolo, e di sua moglie Gaia, nonché con quelle di Claudio e Carlo, due fratelli che gestiscono un’armeria e fanno parte di un gruppo neofascista. Completano il quadro le mogli e i figli di Carlo e Claudio, e un sulfureo personaggio che resterà (di fatto) innominato e che compare solo all’inizio e alla fine.

Recensione:

Doveva capitare, era inevitabile. A ogni festival a cui ho partecipato negli ultimi sei anni c’è stato almeno un film, spesso italiano, che, una volta uscito dalla sala, mi ha lasciato con il dubbio amletico di essermi perso qualcosa, di non aver capito a pieno dove il regista volesse andare a parare.

Sarà colpa della stanchezza, di un improvviso colpo di sonno o magari di un mio limite cognitivo, ma a distanza di ore fatico ancora a inquadrare “I predatori”, opera prima di Pietro Castellitto, presentato in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia 2020. continua su

75) Tutti pazzi a Tel Aviv

“Tutti pazzi a Tel Aviv” è Un film di Sameh Zoabi. Con Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Maisa Abd Elhadi, Nadim Sawalha. Commedia, 100′. Lussemburgo, Francia, Belgio, Israele 2018

Sinossi:

Salam è un trentenne che vive a Gerusalemme e lavora a Ramallah. È stato assunto da poco da uno zio come stagista sul set di una famosa soap opera palestinese, “Tel Aviv on Fire”. Ogni giorno, per raggiungere lo studio televisivo, deve passare dal rigido checkpoint israeliano, sorvegliato dalla squadra di militari del comandante Assi. Poiché la moglie di Assi è una grande fan della serie televisiva, e Salam si è spacciato per sceneggiatore, Assi esige di farsi coinvolgere personalmente nella stesura della storia. In un primo tempo, la carriera di Salam ne beneficia, al punto che viene realmente assunto per scrivere il seguito, peccato, però, che l’ufficiale israeliano e i finanziatori arabi non intendano il finale nello stesso modo.

Recensione :

La vita è una fiction. Potrei apparire presuntuoso nell’autocitazione, ma questa frase mi sembra efficace per sintetizzare il mio pensiero sul divertente, ironico, meraviglioso “Tutti pazzi a Tel Aviv” del regista palestinese Sameh Zoabi, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia.

La pellicola promette di far sorridere i teledipendenti, che qui ritroveranno molto del loro modo di pensare, di fare e di relazionarsi con il mondo esterno. Ma anche chi rifiuta con sdegno questo status, sebebene sia capace di trascorrere un intero weekend su Netflix, per guardare serie dopo serie, potrà apprezzarlo.

“Tutti pazzi a Tel Aviv” è un vero gioiello narrativo e registico, che unisce momenti comici, efficaci spruzzate di romanticismo e riflessione politica, mantenendo sempre uno stile semplice, diretto e coinvolgente quanto ironico.

La crasi perfetta tra la serie “Boris” e la pellicola “Questione di cuore” di Francesca Archibugi, con una sceneggiatura migliore, personaggi di assoluto valore e un finale davvero imprevedibile e geniale. continua su

“Tutti pazzi a Tel Aviv”: una commedia corale godibile, briosa, mai banale

2) Una Notte di 12 anni

Recensioni / Eventi: Una Notte di12 anni
A cura di Vittorio De Agrò

Il Biglietto d’acquistare per “Una Notte di 12 anni “è: Sempre (Con Riserva)

“Una Notte di 12 anni” è un film del 2018 scritto e diretto da Alvaro Brechner, con: Antonio De La Torre, Chino Darin, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Silvia Perez Cruz, Cesar Troncoso, Nidia Telles, Mirella Pascual.

Sinossi:
Una notte dei 12 anni, il film diretto da Álvaro Brechner, è ambientato nel 1973, l’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Una notte di autunno, tre prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta. L’ordine è chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia.” I tre uomini resteranno in isolamento per 12 anni.
Tra di loro c’è anche Pepe Mujica (Antonio de la Torre), futuro Presidente dell’Uruguay.

Recensione:
Perché uno spettatore medio dovrebbe vedere questo film?
Perché dovrebbe interessarsi alla pagina più buia e tragica della storia politica e civile del piccolo Uruguay ( “soli ” tre milioni di abitanti) e così lontano da noi (Sud America?
Perché lo spettatore dovrebbe vedere e soprattutto rabbrividire rivivendo le indicibili sofferenze fisiche e psicologiche inflitte per 12 anni a tre importanti militanti del movimento Tupamaro?
Lasciando all’esauriente pagina di Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Tupamaros )  il compito di raccontarvi la storia del movimento Tupamaro,
chi vi scrive , nel confessare un profondo legame personale con l’Uruguay, al termine dell’intensa e commovente proiezione si è interrogato se questa storia potesse avere un” riscontro” anche nel cuore e nella testa di uno spettatore “neutrale”.
Dubbi cinematografici evaporati dopo aver ascoltato l’interessante conferenza stampa del bravo ed appassionato regista Alvaro Brechner, .
Il film , spiega lo stesso regista, : “va visto e vissuto come un esercizio catartico, liberatorio ed universale. Dove da una parte è raccontato e mostrato allo spettatore la brutalità e ferocia di un regime di qualunque colore politico nel voler “cancellare” ogni traccia e ricordo dei propri oppositori nella società prima ancora che eliminarli fisicamente.
E dall’altra gli è “concessa” l’opportunità di partecipare alla straordinaria quanto immane prova di resistenza dei tre protagonisti a qualsiasi tipo di privazione, torture, umiliazione psicofisica.
“La notte di 12 anni” pur partendo dalla drammatica pagina della dittatura militare instauratasi nel 1973 in Uruguay, non ha come “missione narrativa” di mostrarne gli effetti nel Paese e le brutali conseguenze sulla popolazione civile come è stato fatto in altre similari pellicole. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-71/?fbclid=IwAR0uIfHiPayTNCCDBYCTK2gFnjSnXiiLx5nhKrzzXGHOMaGfHtaX_lItWQM

 

229 ) Un giorno all’improvviso

Il biglietto da acquistare per “Un giorno all’improvviso” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Un giorno all’improvviso ” è un film di Ciro D’Emilio. Con Anna Foglietta, Giampiero De Concilio, Massimo De Matteo, Lorenzo Sarcinelli, Biagio Forestieri. Drammatico, 88′. Italia 2018

Sinossi:

Antonio ha diciassette anni e un sogno: essere un calciatore in una grande squadra. Vive in una piccola cittadina di una provincia campana. Con lui vive Miriam, una madre dolce ma fortemente problematica che ama più di ogni altra persona al mondo. Inoltre Carlo, il padre di Antonio, li ha abbandonati quando lui era molto piccolo e Miriam è ossessionata dall’idea di ricostruire la sua famiglia. All’improvviso la vita sembra regalare ad Antonio e Miriam una vera occasione: un talent scout, Michele Astarita, sta cercando delle giovani promesse da portare nella Primavera del Parma e sta puntando sul ragazzo.

Recensione :

È diventata ormai una sorta di fastidiosa litania dire che i giovani di oggi sono indolenti, lavativi, insensibili, ignoranti, attenti solo all’apparenza e determinati a ottenere tutto e subito, possibilmente impegnandosi il meno possibile.

Certo, basta fare un giro su un qualsiasi social per rendersi conto del vuoto culturale, morale e civile dilagante, ma mai come in questo caso è vero il detto: non fare di tutta l’erba un fascio. Sì perché fortunatamente ci sono ancora adolescenti seri, onesti, con la testa sulle spalle, pronti a impegnarsi per realizzare un sogno, nonostante le difficili condizioni di partenza.

Un anno fa, nella sezione Giardino della Mostra del cinema di Venezia, venne presentato “Manuel” di Demetrio Albertini, con un bravissimo Mattia Lattanzi, storia di un ragazzo chiamato a scegliere tra il proprio futuro e la madre malata, che ha ottenuto importanti riconoscimenti.

“Un giorno all’improvviso” di Ciro D’Emilio ha avuto la sfortuna di essere presentato un anno dopo sempre alla Biennale ma nella sezione Orizzonti, facendo scattare, nonostante le profonde differenze narrative, ambientali e recitative rispetto al precedente film, un inevitabile confronto nello spettatore. Confronto da cui ha difficoltà a uscire vincitore.

L’opera prima di D’Emilio è sicuramente degna di nota per la sua autenticità e tragicità, ma presenta alcune criticità di scrittura e stile dovute alla poca esperienza del regista che la rendono altalenante a livello di ritmo e pathos. continua su

http://paroleacolori.com/un-giorno-all-improvviso-opera-prima-di-ciro-d-emilio/

209) Nico, 1988

Il biglietto da acquistare per “Nico, 1988” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Nico, 1988” è un film di Susanna Nicchiarelli. Con Trine Dyrholm, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Calvin Demba. Drammatico, 93’. Italia, Belgio, 2017

Chi è Nico? È questa semplice domanda che il vostro inviato ha cominciato ossessivamente a porsi prima e durante la proiezione stampa del film di Susanna Nicchiarelli che ha aperto la sezione “Orizzonti” a Venezia74.

Poi, a metà circa della pellicola, la domanda si è modificata in: chi è Christa Päffgen?

In entrambi i casi, il sottoscritto non è riuscito a darsi una risposta, colpa forse anche della sua smisurata ignoranza in campo musicale.

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la campagna polacca e il litorale romano, “Nico, 1988” è un road movie incentrato sugli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico.

Musa di Andy Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo quella che tutti conoscono quando inizia la sua carriera da solista.

La sua musica è tra le più originali degli anni ‘70 e ‘80 ed influenza tutta la produzione musicale successiva. La “sacerdotessa delle tenebre”, come veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il figlio dimenticato.

“Nico, 1988” è la storia di una rinascita, la storia di un’artista, di una madre, di una donna oltre l’icona. continua su

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

188) Gatta Cenerentola

Il biglietto da acquistare per “Gatta Cenerentola” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Gatta Cenerentola” è un film di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone. Con Massimo Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri, Mariano Rigillo. Animazione, 86’. Italia, 2017

Se il cinema italiano a Venezia 74 ha saputo attirare l’attenzione di quotidiani e siti internazionali il merito va in gran parte riconosciuto alla creatività e magia di Napoli, e dei suoi autori.

Che la città non sia soltanto quella raccontata in “Gomorra” lo sa chi ci vive e chi la conosce, ma serviva una prova tangibile anche al cinema per togliere ogni dubbio a tutti quelli – e ve lo garantiamo, sono tanti! – che preferiscono far passare un altro tipo di messaggio.

Dopo che “Ammore e malavita” dei Manetti Bros. ha fatto ballare, divertire e commuovere, prendendosi, con merito, il titolo di film rivelazione del concorso principale, dalla sezione “Orizzonti” si innalzano forti e convinti gli applausi anche per il film d’animazione “Gatta Cenerentola” di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone.

A quattro anni dall’esordio con “L’arte delle felicità”, presentato anche lui a Venezia, i quattro registi confermano talento, creatività e forza nel tentativo di reinventare e rilanciare l’animazione made in Italy.

Gatta Cenerentola è il crudele soprannome affibbiato alla piccola Mia dalle sorellastre, in questa rivisitazione moderna e partenopea della famosa fiaba.

Vittorio Basile (Rigillo) è un armatore che inventa “un fiore all’occhiello dell’ingegneria navale italiana” per dare lustro alla città di Napoli. Ma l’avidità del faccendiere Salvatore Lo Giusto (Gallo), detto ‘o Re, e della bella Angelica Carannante (Calzone), promessa sposa di Basile, mettono fine alla vita e ai sogni dell’armatore.

La piccola Mia, figlia di primo letto di Vittorio, resta sola nelle grinfie della matrigna e dei suoi sei figli – cinque femmine e un “femminiello”.

Riuscirà Primo Gemito (Gassmann), ex uomo della scorta di Basile, a riportare la legalità nel porto di Napoli e a sottrarre Cenerentola alla sua prigionia?

“Gatta Cenerentola” è una favola nera, cruda, pulp, adatta più ad un pubblico adulto che a dei ragazzini, e al contempo una ballata agrodolce su Napoli, croce e delizia allo stesso tempo, ritmata da una vibrante colonna sonora. continua su

http://paroleacolori.com/gatta-cenerentola-quando-il-film-animazione-e-italiano-e-riuscito/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

228) Liberami

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Il biglietto da acquistare per “Liberami” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Federica Di Giacomo. Documentario, 90’. 2016.

Se pensiamo al demonio e al suo tentativo di impossessarsi delle anime di innocenti è impossibile, sul versante cinematografico, non ricordare due film cult: “L’esorcista” di William Friedkin (1973) e “L’Esorciccio” di Ciccio Ingrassia (1975). Il primo è probabilmente il migliore horror mai girato, il secondo è la sua nemesi comica più riuscita.

Federica Di Giacomo, nel girare il documentario “Liberami”, vincitore a Venezia 73 nella sezione Orizzonti, ha voluto portare alla luce in modo serio e scrupoloso una realtà poco nota, ovvero il numero di persone che si dichiarano possedute in Sicilia, in particolare a Palermo e dintorni.

Eppure, durante tutta la visione, si ha la sensazione di essere dentro una candid camera, una presa in giro – come quando appare sullo schermo padre Cataldo, mite francescano che quotidianamente accoglie nella sua parrocchia decine di devoti bisognosi di un esorcismo.

Sembra tutto uno scherzo, invece è realmente cosi, e questo lascia lo spettatore interdetto. Davvero ci sono così tante persone che ancora ricorrono a un supporto religioso invece che medico per risolvere criticità fisiche e mentali? continua su

Biennale di Venezia | Orizzonti | Liberami

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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