24) Il Viaggio di Fanny

fanny

Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Fanny” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Lola Doillon. Con Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Cecile De France, Juliane Lepoureau. Drammatico, 94′. 2016. In sala il 26 e 27 gennaio

Tratto dall’omonimo romanzo di Fanny Ben-Amy.

Il volto del male è molteplice, e nel corso della storia dell’uomo abbiamo assistito a diverse forme e declinazioni dei termini ‘barbarie’ e ‘atrocità’.

Una delle pagine più buie del nostro passato è senza dubbio la Seconda guerra mondiale, durante la quale il mondo sprofondò in una spirale di morte e violenza senza fine, punteggiata da piani diabolici, leggi criminali, epurazioni.

Se sulle colpe della Germania nazista tutti puntano il dito, quello che molti ignorano – o fingono di ignorare – è che anche la Francia collaborazionista di Vichy aderì attivamente alla cosiddetta “Soluzione finale”, rastrellando gli ebrei presenti nel Paese per destinarli ai lager.

“Il viaggio di Fanny” di Lola Doillon racconta la storia vera della tredicenne Fanny Ben-Ami e delle sue sorelle. Lasciate dai genitori in una delle colonie francesi create per proteggere i minori dai rischi della guerra, furono costrette alla fuga, insieme ad altri coetanei, per salvarsi la vita.

Un viaggio pericoloso, il loro, verso il confine Svizzero e la salvezza. Un viaggio durante il quale dovettero fare i conti con la fame, il freddo, l’odio, ma potettero fare affidamento su persone di buon cuore, disposte anche a rischiare la vita per loro.

Le drammatiche avventure di Fanny e dei suoi amici, che nonostante la giovane età non si lasciarono abbattere, arrivando a dimostrare un coraggio e una forza rari in molti adulti, toccano il cuore di chi guarda. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-il-viaggio-di-fanny/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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30) Remember

remember

Il biglietto d’acquistare per “Remember” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Remember” è un film del 2015 diretto da Atom Egoyan, scritto da Benjamin August, con Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz.

L’Olocausto è probabilmente la pagina più terribile e nera della storia recente dell’umanità. Immaginare di sterminare una razza è qualcosa di sconvolgente, oltre che diabolico. I campi di concentramento, come Auschwitz, sono il mostruoso emblema di come l’uomo possa perdere la ragione e diventare bestiale. Molti aguzzini tedeschi, al termine del conflitto mondiale, consapevoli che qualsiasi tribunale li avrebbe giudicati colpevoli di crimini di guerra e condannati, fuggirono dalla Germania rifugiandosi negli Stati Uniti, assumendo false identità e, in alcuni casi, rubando l’identità di ebrei tristemente morti nei lager.
Gli ebrei sopravvissuti hanno raccontato l’orrore subito dando vita, nel corso dei decenni, la caccia ai criminali nazisti per trascinarli in Israele e processarli. Sfortunatamente, alcuni SS sono riusciti a farla franca.
Atom Egoyan, dopo il deludente e scialbo “Devil’s Knot” di due anni or sono (qui la mia recensione https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/05/11/105-devils-knot), torna al cinema con una storia di vendetta e giustizia covata lungamente.
I protagonisti di questo particolare thriller, “Remember”, sono due simpatici vecchietti ebrei di nome Zev (Plummer) e Max (Landau): il primo affetto da demenza senile e da poco vedovo e il secondo bloccato su una sedia a rotelle. Entrambi sono reduci dal campo di concentramento di Auschwitz in cui sono state sterminate le rispettive famiglie. Max ha trascorso la sua esistenza, dopo la fine della guerra, a cercare i criminali nazisti e, in particolare, Rudy Kurlander, l’assassinio dei suoi cari.
Max, desideroso di vendetta, convince Zev a intraprendere un viaggio on the road attraverso l’America, per scovare e uccidere Kurlander, non potendo egli subire un equo processo. Max stila una dettagliata lettera affinché Zev non si perda nei suoi vuoti di memoria e possa mantenere la promessa. Inizia così una caccia all’uomo da parte di Zev, che è una via di mezzo tra “Lo Smemorato di Collegno” e un “Memento” in tarda età, pronto a tutto pur di ottenere giustizia.
Lo spettatore accompagna l’anziano uomo nella sua ricerca, condividendo emozioni e sensazioni provate durante gli incontri con gli altri “reduci” della guerra e dell’orrore nazista. Un film che presenta diverse chiavi di lettura, una storia ricca di sfumature e di toni tra il comico, il drammatico e l’introspettivo che tiene vivo l’interesse dello spettatore fino alla fine.
Una struttura narrativa convincente e agile sorretta da un testo ben scritto, lineare che evidenzia un’ironia feroce e a tratti macabra che riesce a spiazzare lo spettatore nel sorprendente finale.
Un film basato sulle emozioni e sullo spirito di vendetta che l’uomo può covare per una vita, che gioca in maniera efficace e furba sul concetto di memoria e sui ricordi che sono alla base dell’Olocausto.
La regia di Atom Egoyan, anche se di taglio televisivo, si rivela incisiva, efficace e solida nel condurre lo spettatore in questo viaggio della memoria e della vendetta, riuscendo a costruire un prodotto dal ritmo costante e mantenendo alto il pathos narrativo. Forse il finale frettoloso è la parte meno riuscita del film, ma non riesce ad intaccare gli elementi positivi e convincenti del film. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201601312894/articoli/palcoscenico/cinema/2894-anteprima-remember-la-vendetta-non-si-dimentica-mai

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Remember” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“Remember” is a film of 2015 directed by Atom Egoyan, written by Benjamin August, with Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz.

The Holocaust is probably the most terrible and black page in the recent history of mankind. Imagine to exterminate a race is something shocking, as well as evil. The concentration camps like Auschwitz, are the monstrous symbol of how man can lose his mind and become bestial. Many German captors, at the end of the war, aware that any court would judge them guilty of war crimes and sentenced, fled from Germany taking refuge in the United States, assuming false identities and, in some cases, stealing the identity of Jews sadly dead in the camps.
Jews Survivors told horror immediately creating, over the decades, the hunt for Nazi criminals to drag them in Israel and stand trial. Unfortunately, some SS managed to get away.
Atom Egoyan, after a disappointing and dull “Devil’s Knot” of two years ago (hence my review https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2014/05/11/105-devils-knot/.), Returns to film with a story of revenge and justice brood long.
The protagonists of this particular thriller, “Remember”, are two nice old Jewish name Zev (Plummer) and Max (Landau): one suffering from dementia and recently widowed the second stuck on a wheelchair. Both are veterans of the concentration camp of Auschwitz where they were exterminated their families. Max spent his life after the war, to look for Nazi criminals and, in particular, Rudy Kurlander, the murder of his family.
Max, looking for revenge, convinced Zev to embark on a road trip across America, to hunt down and kill Kurlander, he can not undergo a fair trial. Max draws up a detailed letter to Zev not lost in his memory lapses and can keep the promise. Thus began a manhunt by Zev, which is a cross between “The Forgetful of Collegno” and “Memento” in old age, ready to do anything to get justice.
The viewer accompanies the old man in his quest, sharing emotions and feelings during the meetings with the other “veterans” of the war and the Nazi horror. A film that has different interpretations, a story full of shades and hues from the comic, the dramatic and introspective that holds the interest of the viewer to the end.
A compelling narrative structure and agile supported by a well-written text, linear highlighting fierce irony and sometimes macabre that can unsettle the viewer in the surprising final.
A film based on the emotions and the spirit of revenge that man can smolder for a living, playing in an effective and smart on the concept of memory and memories that underlie the Holocaust.
Directed by Atom Egoyan, although cutting television, proves decisive, effective and solid in leading the audience in this journey of memory and revenge, managing to build a product with a steady pace and maintaining a high narrative pathos. Perhaps the final hasty is the least successful of the film, but is unable to affect the positive and compelling film. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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22) The Eichmann Show – Il Processo Del Secolo

The Eichman

Il biglietto da acquistare per “The Eichman show – Il processo del secolo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Paul Andrew Williams, scritto da Simon Block. Con Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drammatico, 95′. 2016

Al cinema il 25-26-27 gennaio

La televisione è tutt’altro che istruttiva. La televisione manda in onda programmi diseducativi e volgari. La televisione è il nuovo oppio dei popoli. Da convinto teledipendente quale sono, mi è capitato molte volte di ascoltare – con fastidio, lo ammetto – frasi come queste, pronunciate da chi si sente culturalmente diverso. Superiore, per certi versi.

Eppure chi sostiene che la televisione sia una cattiva maestra sempre e comunque probabilmente non conosce la storia del processo al gerarca nazista Adolf Eichman, svoltosi in Israele nell’aprile del 1961.

Alla fine della seconda guerra mondiale molti ex aguzzini tedeschi riuscirono a scappare e a rifugiarsi, sotto falsa identità, in Sud America. Lo stato di Israele, nato di recente, non dimenticò però gli orrori commessi sugli ebrei e avvalendosi del Mossad, i servizi segreti, iniziarono una spietata caccia ai criminali nazisti.

Un blitz del 1960 portò alla cattura di Adolf Eichman, esecutore della “Soluzione Finale”. L’uomo fu poi condotto in Israele per essere processato come criminale di guerra. Il Primo Ministro israeliano Ben-Gurion decise di predisporre un processo pubblico, che avesse un’ampia risonanza mediatica.

Per realizzare un vero e proprio show convocò il produttore americano Milton Fruchtman (Freeman), subito convinto delle straordinarie potenzialità comunicative dell’evento, che avrebbe permesso a Israele e ai sopravvissuti dei campi di sterminio di raccontare al mondo le atrocità subite e la lucida follia del nazismo.

Come regista dello show fu scelto il talentuoso e carismatico Leo Hurwitz (LaPaglia), che stava vivendo un momento di declino professionale dopo essere stato inserito nella lista McCarthy con l’accusa di agire contro gli interessi dell’America.

A molti potrà sembrare paradossale che il film di Paul Andrew Williams scelga di mettere in risalto il dietro le quinte della produzione televisiva piuttosto che il processo in sé, ma ciò che interessa è far capire come fu possibile realizzare uno show all’interno di un procedimento penale.

Lo spettatore segue la preparazione della coppia Fruchtman-Hurwitz, chiamata a fronteggiare problemi tecnici e ritrosie da parte dei giudici, molto restii ad ammettere in aula le telecamere. Il processo doveva sì essere mediato, ma anche dimostrare la capacitò dello stato ebraico di far funzionare la giustizia, garantendo un trattamento equo a Eichman.

La scommessa professionale e personale in cui si lanciò Fruchtman era enorme: da un lato si impegnò a catturare l’attenzione del mondo, scuotendo la coscienza di persone ancora quasi ignare della tragedia dell’Olocausto; dall’altro dovette subire pressioni e minacce alla sua famiglia da parte di fanatici nazisti.

Per Hurwitz, invece, il processo rappresentava l’opportunità di un riscatto professionale ma anche l’occasione di comprendere e mostrare attraverso le riprese se in Adolf Eichman fosse presente un minimo di umanità. continua su

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket to buy for “The Eichman show – The trial of the century” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Paul Andrew Williams, written by Simon Block. Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drama, 95 ‘. 2016

To theaters on January 25-26-27

Television is anything but instructive. Television broadcasts programs morally harmful and vulgar. Television is the new opiate of the people. From couch potato convinced that I am, I happened to hear many times – with annoyance, I admit – phrases like these, uttered by those who feel culturally different. Higher, in some ways.

Yet those who argue that television is a bad teacher always probably does not know the story of the trial of Nazi Adolf Eichmann, held in Israel in April 1961.

At the end of the Second World War many former torturers Germans managed to escape and take refuge under a false identity, in South America. The state of Israel was born recently, but did not forget the horrors committed on Jews and making use of the Mossad secret service, they began a ruthless hunt for Nazi criminals.

A blitz of 1960 led to the capture of Adolf Eichmann, executor of the “Final Solution.” The man was then taken to Israel to be tried as a war criminal. Israeli Prime Minister Ben-Gurion decided to prepare a public process, which had wide media coverage.

To make a real show called the American manufacturer Milton Fruchtman (Freeman), once convinced of the extraordinary communicative potential of the event, which would allow Israel and the survivors of the concentration camps to tell the world the atrocities suffered and lucid madness Nazism.

As director of the show was chosen the talented and charismatic Leo Hurwitz (LaPaglia), which was experiencing a time of declining professional after being listed as McCarthy on charges of acting against the interests of America.

To many it may seem paradoxical that the film Paul Andrew Williams chooses to highlight the behind the scenes of television production rather than the process itself, but what is interesting is to understand how it was possible to create a show within a process criminal.

The viewer follows the preparation of the couple Fruchtman-Hurwitz, called to deal with technical problems and reluctance by the courts, very reluctant to admit the cameras in the courtroom. The process had to be mediated yes, but also demonstrate fail to see the Jewish state to operate the justice, ensuring a fair treatment to Eichman.

The professional and personal bet in which he launched Fruchtman was enormous: first undertook to capture the attention of the world, shaking the conscience of people still almost unaware of the tragedy of the Holocaust; the other was subjected to pressure and threats to his family by fanatical Nazis.

For Hurwitz, however, the process represented an opportunity to ransom professional but also an opportunity to understand and show through filming if Adolf Eichman was present a minimum of humanity. continues on

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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18) Il Figlio di Saul

il figlio di saul

Il biglietto d’acquistare per “Il figlio di Saul: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre

“Il figlio di Saul” è un film  del 2016 di Laszlo Nemes, scritto da Laszlo Nemes e Clara Royer, con Geza Rohrig.

Diciamocelo francamente: ne abbiamo piene le scatole di film incentrati sull’Olocausto e sui campi di concentramento. Ovviamente non siamo annoiati dall’argomento, bensì da come una pagina orribile e nefasta dell’umanità sia diventata per il cinema un filone da sfruttare fino all’inverosimile.

Anche il solo pensare di cancellare la razza ebraica è qualcosa di diabolico oltre che di inumano.

L’Olocausto è una piaga che va costantemente ricordato alle nuove generazioni, perché mai una cosa del genere possa ripetersi.

“Il figlio di Saul” di Nemes, probabile vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, va visto solo per motivi pedagogici?

No, la pellicola ungherese, che già fin dallo scorso maggio al festival di Cannes ha ottenuto i consensi della critica, ha il merito storico di offrire allo spettatore una prospettiva diversa della vita dentro un campo di concentramento in Germania.

Non è né quella dei prigionieri, né di un nazista, bensì quella di Saul (Rohring), un Sonderkommando: un prigioniero ebreo obbligato a svolgere il ruolo ingrato e terribile di accompagnare gli altri prigionieri ebrei alle camere a gas e poi di bruciarne i corpi e spargerne le ceneri nelle acque..

I Sonderkommando vivevano separati dal resto dei reclusi.

Se vogliamo, avevano una “vita privilegiata” e nello stesso tempo angosciante e alienante dovendo accompagnare alla morte, amici e parenti, senza poter fare nulla per salvarli.

Gli stessi Sonderkommando erano sostituiti ogni quattro mesi da nuovi e quindi consapevoli anche di una morte imminente, perché scomodi testimoni.

Eppure costretti a svolgere un incarico infame e tragico su ordine degli aguzzini tedeschi.

Solo negli anni Ottanta il loro ruolo è emerso e,soprattutto, riabilitato agli occhi della storia e da gli stessi sopravvissuti dei lager.

Lo spettatore sa poco o nulla della vita precedente di Saul, un uomo che vive come un automa questo suo compito, forse, per non ascoltare le grida della propria coscienza.

Eppure qualcosa cambia nell’anima del protagonista, quando un giorno assiste alla barbara soppressione di un bambino sopravvissuto alla camera a gas da parte di un medico tedesco. Saul riconosce o,forse, pensa di rivedere suo figlio decidendo che lo sfortunato ragazzo meriti una sepoltura.

Così Saul inizia a cercare, tra i prigionieri, un rabbino affinché possa celebrare la sepoltura.

Lo spettatore segue con animo angosciato e cupo la determinata e disperata ricerca di Saul in mezzo all’orrore e alla follia tedesca, di cui il regista non risparmia crude e intense scene di fucilazione di massa e di dolore.

Nemes sceglie di raccontare una storia in cui convivono amore e morte, odio e speranza scandito da un ritmo assai compassato e lento che, se da una parte rende difficoltosa l’attenzione dello spettatore e un incisivo pathos narrativo, dall’altra trasmette con il bravo e credibile protagonista Gezà Rohrig le sensazioni di angoscia, alienazione e la perdita di umanità e compassione da parte di tutti nell’inferno voluto dall’uomo.

Una storia che non può scuotere la sensibilità del pubblico. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-figlio-di-saul/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano”Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “The son of Saul: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The son of Saul” is an animated film of 2016 by Laszlo Nemes, written by Laszlo Nemes and Clara Royer, with Geza Rohrig.

Let’s face it: we have boxes full of films focusing on the Holocaust and the concentration camps. Obviously we are not bored with the subject, but from a page as horrible and nefarious humanity has become a trend for the cinema to be exploited up to capacity.

Even consider deleting the Jewish race is something diabolical as well as inhuman.

The Holocaust is a scourge that must be constantly reminded the younger generation, why would such a thing happen again.

“The son of Saul” Nemes, likely winner of the Oscar for best foreign film, is seen only for educational reasons?

No, the Hungarian film, which already since last May at the Cannes Film Festival has received critical acclaim, has the merit of offering the viewer a different perspective of life in a concentration camp in Germany.

It is neither the prisoners nor a Nazi, but that of Saul (Röhring), a Sonderkommando: a prisoner jew forced to play the thankless role and terrible to accompany the other Jewish prisoners to the gas chambers and then to burn the bodies and stir the ashes in the waters ..

The Sonderkommando lived separated from the rest of the inmates.

If they had a “privileged life” and at the same time frightening and alienating having to accompany death, friends and family, without being able to do anything to save them.

The same Sonderkommando were replaced every four months by new and therefore also aware of imminent death, because they are inconvenient witnesses.

Yet forced to complete them infamous and tragic on the orders of the German captors.

Only in the eighties their role has emerged and, above all, rehabilitated in the eyes of history and from the same survivors of the concentration camps.

The viewer knows little or nothing about the previous life of Saul, a man who lives like a robot carrying out this duty, perhaps, not to hear the cries of his conscience.

But something changed in the soul of the hero, when one day witness the barbaric suppression of a child survived the gas chamber by a German doctor. Saul recognizes or, perhaps, think you see her son and decided that the unfortunate boy deserves a burial.

Saul begins to look among the prisoners, a rabbi so that he can celebrate the burial.

We follow with the mind distressed and gloomy determined and desperate for Saul amid the horror and madness of Germany, of which the director does not spare raw and intense scenes of mass shooting and pain.

Nemes choose to tell a story as it combines love and death, hatred and hope marked by a rather staid and slow pace that, if on the one hand makes it hard for the viewer’s attention and an incisive narrative pathos, the other sends with the good and credible protagonist Geza Rohrig feelings of anguish, alienation and loss of humanity and compassion by all hell wanted man.

A story that can not shake the feeling of the public. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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