49) And just like that

“And just like that” è una serie ideata da Darren Star. Con Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon, Kristin Davis, Mario Cantone, David Eigenberg, Willie Garson. Commedia romantica. USA. 2021-in produzione

Recensione:

Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, diceva Oscar Wilde. Per le serie televisive una delle tentazioni irresistibili è sicuramente la reunion o tuffo nel passato. D’altra parte c’è poco da fare: chi non vorrebbe, a distanza di anni, provare ancora una volta il piacere di interpretare un ruolo che ha regalato grandi soddisfazioni e successi?

La pandemia, paradossalmente, ha accentuato questa moda televisiva, col pubblico sempre più bisognoso di normalità e di ricordare la bellezza del mondo prima del Covid. E così nel 2021 abbiamo visto tornare “Friends”, “Dexter”, “CSI”. E adesso le – ex- ragazze di “Sex & the City” in “And just like that”, disponibile su Sky Serie e NOW dal 9 dicembre.

L’attesa intorno al sequel della fortunatissima serie – vista anche la mancata presenza di Kim Cattrall alias Samantha Jones – era altissima. “Sex & the City” è stato una pietra miliare della serialità che ha sdoganato il sesso con ironia. Uno spaccato della società di fine anni ‘90/inizio 2000 e quattro protagoniste divenute iconiche – come le rispettive attrici.

Alla luce di tutto questo, era necessario realizzare un sequel? Avevamo davvero bisogno di vedere Carrie, Charlotte e Miranda ormai cinquantenni, alle prese con figli, mariti e nuovi lavori? Ambientare la serie nella New York City post-Covid sarebbe stato credibile? continua su

27) Hunters

“Hunters” è una serie ideata da David Weil. Con Al Pacino, Josh Radnor, Logan Lerman, Lena Olin, Jerrika Hinton, Carol Kane, Saul Rubinek, Tiffany Boone, Louis Ozawa Changchien, Greg Austin, Dylan Baker.
Drammatico. USA. 2020-in produzione

Sinossi

Basata su eventi storici realmente accaduti, la serie di concentra su un gruppo variegato di cacciatori di nazisti nella New York City del 1977. I Cacciatori (The Hunters), così vengono chiamati da tutti, hanno scoperto che centinaia di ufficiali nazisti di alto rango si nascondono tra le persone comuni, cospirando per creare il quarto Reich negli Stati Uniti. L’eclettico team si avventura in una sanguinosa ricerca per assicurarli alla giustizia.

Recensione:

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti. Il 7 maggio 1945 la Germania nazista firmò la resa senza condizioni.

Con “processo di Norimberga” ci si riferisce a due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah, tenutisi in Germania dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946.

Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione. Se uno colpisce l’occhio del suo schiavo o l’occhio della sua schiava e glielo fa perdere, li lascerà andare liberi in compenso dell’occhio perduto. Se fa cadere un dente al suo schiavo o un dente alla sua schiava, li lascerà andare liberi in compenso del dente perduto.
[Vecchio Testamento]

Questo piccolo “promemoria” composto da date, fatti e citazioni, caro spettatore, è propedeutico e quasi indispensabile prima di affrontare la visione di “Hunters”, la nuova serie targata Amazon Prime, disponibile dal 21 febbraio, nonostante già il titolo, traducibile come “Cacciatori”, dica molto del cuore narrativo e della mission del progetto. continua su

“Hunters”: caccia agli ufficiali nazisti nell’America degli anni ’70

3) You 2

“You 2” è una serie ideata da Greg Berlanti, Sera Gamble. Con Penn Badgley, Ambyr Childers, Victoria Pedretti, Jenna Ortega, James Scully, Carmela Zumbado, Elizabeth Lail, Zach Cherry, Shay Mitchell.
Drammatico. USA. 2018-in produzione

Recensione :

Dove eravamo rimasti, dopo le prime 10 puntate della serie Netflix “You”? Ah sì: il bel librario Joe Goldberg (Badgley) era intento a preparare la vetrina dove esporre il romanzo dell’amata Beck (Lail) quando inaspettatamente gli si presentava davanti Candace (Childers), la sua ex.

Peccato che Candace, come Beck, doveva essere morta, uccisa proprio da Joe, inquietante stalker e assassino nascosto dietro le sembianze del principe azzurro.

L’attesa per la seconda stagione era alta, dopo che Netflix aveva deciso di continuare nonostante LifeTime si fosse sfilato dal progetto; tante le domande che il pubblico si è posto in questo lungo anno – Joe pagherà per i suoi crimini? Candace vorrà giustizia o semplicemente vendetta? Cosa succederà tra i due?

Ebbene il primo colpo di scena arriva nella prima scena, quando ritroviamo il protagonista non più a New York bensì a Los Angeles, impiegato in un negozio polifunzionale di stampo biologico-salutista. Si, il buon Joe è riuscito in modo rocambolesco e decisamente poco credibile a fuggire da Candace (ce lo mostrerà uno dei tanti, troppi flashback).

Nonostante Joe sia, teoricamente, un uomo in fuga rimane una persona “diversamente curiosa” e desiderosa di trovare il vero amore, una ragazza da proteggere e “salvare”, secondo il suo particolarissimo codice di comportamento. continua su

“You”: la recensione della seconda stagione della serie Netflix

182) Gotti – Il Primo Padrino

Le persone normali trovano forse un po’ di conforto dalle loro quotidiane delusioni e disgrazie pensando a quanta verità si nasconde dietro la frase: anche i ricchi piangono.

Applicando la citazione al Festival di Cannes 2018, potremmo dire che anche alle star di Hollywood, qui, può capitare un passaggio a vuoto, una giornata no dove vieni rimbalzato, ignorato persino, quasi come fossi solo l’ultimo degli inviati nerd.

Prendete la giornata di ieri. Direttamente da una galassia lontana lontana è atterrato sulla Croisette l’intero cast di “Solo: a Star Wars story”, in uscita nei cinema italiani il 24 aprile. Non solo il pubblico pagante ma anche i giornalisti sono impazziti per Emilia Clarke, Woody Harrelson, Chewbecca e le guardie imperiali – tutti presenti sul red carpet per la proiezione in anteprima del film.

Nessuno ha voluto perdersi la parata di stelle, la première, se possibile l’esclusivo party successivo. E dire che il programma di Cannes proponeva anche interessanti alternative… A chi mi riferisco? Prima di tutto a John Travolta.

L’attore americano, ormai del tutto plastificato a eccezione dei celebri occhi azzurri ancora giovanili e vispi, non poteva scegliere giorno e momento peggiore per presentare il nuovo film, “Gotti”.

Non mi pronuncio sui motivi che hanno spinto il delegato Thierry a “volerlo fortemente”, ma sulla mission impossible degli addetti alla sala, che hanno cercato in tutti i modi di trovare pubblico per non lasciare le poltroncine tristemente vuote, sì.

Io c’ero, in quella sala, forse uno dei pochi “giornalisti” a vedere una pellicola talmente brutta, mal scritta, mal diretta e mal interpretata da spingerti a rivalutare alcuni film tv trasmessi in estate delle nostre reti nazionali.

Ma se il buon Travolta mi chiedessi un’opinione su questa sua debacle festivaliera gli direi: “Animo, John, un giorno da nerd non ha mai ucciso nessuno“. Io lo so bene.

172) Most Beautiful Island

Il biglietto da acquistare per “Most beautiful island” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Most beautiful island” è un film di Ana Asensio. Con Ana Asensio, Natasha Romanova, David Little, Nicholas Tucci, Larry Fessenden. Drammatico, 87′. USA 2017

Sinossi:

Luciana è una giovane immigrata spagnola a New York, che lotta per sopravvivere mentre prova a fuggire da un traumatico incidente del suo passato. Per sbarcare il lunario accetta lavori di ogni sorta: un giorno distribuisce volantini pubblicitari mascherata da pollo, un pomeriggio fa la babysitter, una sera si veste elegante per andare a una festa esclusiva, apparentemente solo per farsi guardare. Luciana dovrebbe sostituire una sua amica, che le promette “non devi far niente di ciò che non vuoi”, in cambio di duemila dollari solo per partecipare al party. Ma la serata prenderà ben presto una piega imprevista e pericolosa, e sarà troppo tardi per abbandonarla.

Recensione:

Gli Stati Uniti rappresentano da sempre, nell’immaginario collettivo, la terra delle opportunità, il luogo in cui realizzare i propri sogni e ricominciare, superando condizioni di partenza svantaggiate. Ancora oggi, milioni di persone cercano di ottenere la green card che permette di vivere regolarmente nel Paese.

New York, la città che non dorme mai, incarna perfettamente il bello e il brutto degli States: chiunque può trovare lavoro e tagliare i ponti col passato, ma il rischio di essere inghiottiti senza lasciare traccia del proprio passaggio è alta.

“Most beautiful island” di Ana Asensio, nonostante il titolo ingannevole, è un racconto doloroso, sorretto da una struttura narrativa precisa, lineare, semplice quanto accurata e avvolgente.

La prima parte può essere considerata preparatoria alla seconda. La vita della protagonista Luciana, mostrata con uno stile di racconto da docu-fiction, arriva fino alla tragica implosione che non lascia alla donna altra scelta se non quella di cambiare aria. Con il trasferimento a New York si cambia musica e registro.

Da questa sorta di “Alice nel Paese delle meraviglie” in chiave dark, cupa e angosciante si passa a una via di mezzo tra thriller e noir dal grande impatto emotivo, sensoriale e visivo. Le domande nella mente dello spettatore si moltiplicano: chi è Olga? Perché ha scelto Luciana? Chi sono gli ospiti della festa e perché la paga è così alta?

Ana Asensio firma una sceneggiatura in cui le parole e i dialoghi sono ridotti all’osso. Alle immagini e alla bravura degli attori è lasciato il compito di mostrare e trasmettere le emozioni. continua su

http://paroleacolori.com/most-beautiful-island-ana-asensio/

160) Il primo giorno della mia vita (Paolo Genovese)


“Il primo giorno della mia vita” è un romanzo scritto da Paolo Genovese, pubblicato nel maggio 2018 da Einaudi Editore.

Sinossi:
Emily, ex ginnasta olimpica, Aretha, poliziotta dal carattere forte, e Daniel, piccolo divo della pubblicità, hanno ognuno un motivo preciso per essere disperati. Napoleon, un professionista di successo, no; eppure, fra tutti, è il più determinato a farla finita. Un attimo prima che compiano il gesto irreparabile uno sconosciuto li persuade a stringere un patto: mostrerà loro cosa accadrà quando non ci saranno più, cosa lasciano, cosa si perdono, quale sarà la reazione di amici e parenti. Per una settimana i quattro avranno il privilegio di osservare sé stessi dal di fuori e l’occasione di riscoprire ciò che di più prezioso hanno dentro; affronteranno avventure ai confini della realtà, diventeranno un gruppo unito e vedranno realizzati desideri cui ormai avevano rinunciato, dopodiché saranno riportati indietro. A quel punto dovranno prendere una decisione. E per qualcuno l’ultimo giorno della vita potrebbe trasformarsi nel primo di una vita nuova.
Recensione:
“Tutti mentono “ci ha insegnato il geniale quanto corrosivo Dr. House.
Chi vi dice di non aver pensato, almeno una volta nella vita, alla proprio morte ed in un momento di sconforto personale anche al suicidio: mente due volte, senza alcun dubbio.
La morte è un argomento delicato, terribile quanto affascinante e complesso.
Chi possiede il dono della fede vede nella morte il necessario passaggio per poter ambire alla vita eterna.
Chi invece per scelta, moda, indolenza, cinismo non crede a niente e nessuno, si limita a vivere una vita evitando d’affrontare il minor numero di rotture di coglioni di decimo livello, si  rivela  discepolo oltre che fan del vice questore Rocco Schiavone.
Esiste, purtroppo, anche una terza categoria fortemente legata alla tematica, tragicamente e quotidianamente in crescita: tutte quelle persone colpite dal demone più feroce e subdolo esistente: il mal di vivere alias depressione capace d’infettare qualsiasi anima.
La depressione non dà alcun preavviso, avvinghia la propria preda e raramente l’abbandona fino a quando non ha portato termine il compito: distruggerla fisicamente e spiritualmente.
Vincere la guerra contro il mal di vivere è veramente un atto eroico più di qualsiasi impresa vista ed applaudita al cinema con i film targati Marvel.
Chi decide di suicidarsi, non è un vigliacco come molti dicono e scrivono con estrema facilità, ma bensì un soldato stanco di una guerra lunga, sfibrante e soprattutto combattuta in solitaria.
La depressione e il suicidio sono diventati spesso fonte di ispirazione narrativa ed artistica per scrittori, registi uniti nel folle ed ambizioso tentativo d’indagare l’animo umano e capirne i lati più intimi e profondi.
Paolo Genovese oltre ad essere entrambi è anche un uomo curioso, sensibile ed attento agli usi e costumi della nostra società. Ergo non poteva non esimersi dall’affrontare questa sfida , al momento, in campo  letterario.
“Il primo giorno della mia vita”, magari, non è il romanzo più originale, innovativo, dirompente esistente in letteratura su questa tematica,  nonostante  ciò contiene spunti e passaggi narrativi sicuramente intensi, profondi e non scontati per il lettore.
“Il primo giorno della vita” è un romanzo “cinematografico”, nel senso più positivo del termine, poiché lo stile semplice, diretto quanto avvolgente di Genovese permette al lettore d’ immaginare ,fin dalla prima pagina, i luoghi, personaggi e situazioni inseriti nell’intreccio.
Il lettore entra subito in empatia con i protagonisti della storia condividendone i dolori, dubbi e contrastanti emozioni.
“Il primo giorno della mia vita” rivela come “il mal di vivere” possa colpire chiunque, non risparmiando neanche un indifeso e dolce bambino, non ascoltato ed “amato “in modo egoistico dai propri genitori.
Genovese si chiede e ci chiede quale sarebbe la nostra reazione di fronte alla possibilità d’ assistere al proprio funerale e osservare ed ascoltare le reazioni dei nostri cari ed amici.
Da tale esperienza potremmo ricavare qualche insegnamento ? Saremmo disposti a cambiare qualcosa nella nostra esistenza?

Chi ha compiuto il gesto estremo, potendo usufruire di tale dono per 7 giorni, tornerebbe poi sui propri passi ?
“Il primo giorno della mia vita” evita, fortunatamente, una deriva narrativa ed emozionale totalmente prevedibile e melensa riguardo la scelta finale compiuta dai cinque protagonisti, lasciando al lettore l’ inevitabile quanto necessaria dose di cinismo e delusione.
La vita è un dono d’apprezzare e godere, nonostante le avversità, ogni giorno come fosse il primo.
Allo stesso tempo chi decide altrimenti , non va il nostro stolto biasimo , quanto semmai la sincera preghiera   affinchè  la sua  anima sia finalmente libera e serena.

51) Sono sempre Io (JoJo Moyes)

“Sono sempre io “è un romanzo scritto da JoJo Moyes e pubblicato da Mondadori nel gennaio 2018.

Sinossi:
Lou Clark sa tante cose… Ora che si è trasferita a New York e lavora per una coppia ricchissima e molto esigente che vive in un palazzo da favola nell’Upper East Side, sa quanti chilometri di distanza la separano da Sam, il suo amore rimasto a Londra. Sa che Leonard Gopnik, il suo datore di lavoro, è una brava persona e che la sua giovane e bella moglie Agnes gli nasconde un segreto. Come assistente di Agnes, sa che deve assecondare i suoi capricci e i suoi umori alterni e trarre il massimo da ogni istante di questa esperienza che per lei è una vera e propria avventura. L’ambiente privilegiato che si ritrova a frequentare è infatti lontanissimo dal suo mondo e da ciò che ha conosciuto finora. Quello che però Lou non sa è che sta per incontrare un uomo che metterà a soqquadro le sue poche certezze. Perché Josh le ricorda in modo impressionante una persona per lei fondamentale, come un richiamo irresistibile dal passato… Non sa cosa fare, ma sa perfettamente che qualsiasi cosa decida cambierà per sempre la sua vita. E che per lei è arrivato il momento di scoprire chi è davvero Louisa Clark.
Recensione:
“Solamente quando avrai imparato a conoscere, rispettare ed amare te stesso sarai veramente pronto ad amare il tuo /la tua partner.”

Quante volte abbiamo ascoltato, sentito, letto questa semplice quanto profonda frase dopo che il nostro cuore è stato spezzato, l’anima ferita da una cocente delusione amorosa?
Abbiamo davvero mai compreso fino in fondo il vero e potente significato di queste parole?
Quante volte siamo stati recidivi nel ripetere errori e schemi nelle nostre successive relazioni sentimentali?
Mi è venuto spontaneo pormi questi interrogativi filosofici-sentimentali al termine dell’atteso terzo romanzo di JoJo Moyes con protagonista la nostra amata Louisa Clark.
Avevamo lasciato la nostra buffa ed eccentrica amica alla fine del precedente romanzo “Dopo di Te” (https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2016/09/10/212-dopo-di-te/) , finalmente sorridente ed innamorata del suo nuovo fidanzato Sam, eppure in procinto di volare in America per iniziare un nuovo lavoro, volendosi realizzare come persona.
Già l’America, la terra dove è ancora possibile realizzare i propri sogni , potendo dimostrare realmenye i propri talenti.
Si rivela felice la scelta della Moyes di ambientare a New York la terza e forse ultima puntata di questa bellissima e coinvolgente storia.
“Sono sempre io” ci piace vederlo come l’emozionante epilogo del “coming age” della nostra Louisa, chiamata in pochi anni ad affrontare e superare un lungo travagliato, e lacerante viaggio emotivo ed intimo per diventare finalmente una giovane donna forte e consapevole di sé.

“Sono sempre io” è nel complesso una lettura leggera, frizzante, intensa, anche se al lettore più attento e critico non sfuggiranno , durante la lettura, alcuni limiti e criticità nella struttura ed intreccio narrativo .
Ancora una volta seguiamo Louisa in questa sua nuova avventura, conoscendo insieme i suoi nuovi eccentrici e ricchi datori di lavoro, illudendoci prima d’aver costruito una sincera amicizia con la bella e umorale Agnes, seconda moglie dell’austero magnate Leonard Gopnik.
Per poi condividerne la grande delusione per l’inaspettato tradimento di Agnes, determinata a tutto pur di nascondere al marito un misterioso segreto del proprio passato.
È altrettanto doloroso leggere dei problemi e difficoltà sorti con Sam e successivamente alla brusca rottura tra i due innamorati per colpa della grande distanza.
Altresì il lettore rimane perplesso sull’introduzione nella storia del personaggio di Josh, come nuovo e seducente corteggiatore di Louisa, con quest’ultima colpita dall’incredibile somiglianza fisica dell’uomo con l’amato William Traynor.
JoJo Moyes decide di mettere in scena un posticcio “triangolo amoroso”, che però fin dal primo incontro tra Louisa e Josh appare poco convincente e forzato sul piano drammaturgico e creativo senza suscitare nel lettore una sincera e profonda empatia per la neonata coppia
A nostro parere per l’interesse e coinvolgimento della storia sarebbe stato invece auspicabile, approfondire e dare più spazio alla burbera, elegante e battagliera figura di Margot De Witt.
La prima parte del romanzo incentrata sui coniugi Gonpik ed in particolare sulle paure e difficoltà di Agnes, come seconda moglie di Leonard, ad essere accettata dalla famiglia del marito e dai suoi altolocati amici, diventa alla lunga noiosa e prevedibile.
La scorbutica Margot invece rappresenta il vero “spartiacque” narrativo, conferendo forza, vitalità ed una vera marcia più al romanzo.
Margot De Witt entra drammaticamente nella vita di Louisa, rivelandosi inaspettatamente la scossa necessaria affinchè la nostra eroina riprenda i fili della propria vita sentimentale e lavorativa.
“Sono sempre io” spinge il lettore a riflettere e considerare quali siano davvero le vere priorità della vita e come spesso invece si è portati a compiere scelte opposte dettate dalla smania di carriera o influenzate dalla passione di una storia d’amore.
Il romantico e sorprendente finale ci insegna che per raggiungere il vero amore bisogna lanciarsi anche in una faticosa e perdifiato scalata, ma solo dopo aver intrapreso la “retta via” della maturità e consapevolezza di sé

109) Stonewall

stonewall

Il biglietto da acquistare per “Stonewall” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Roland Emmerich. Con Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Jonathan Rhys Meyers, Ron Perlman. Drammatico, 129’. 2015

L’omosessualità è una malattia mentale e come tale va curata, in casi estremi anche ricorrendo all’elettroshock. L’omosessuale è un depravato, un maniaco, un criminale. Agli omosessuali non va permesso di riunirsi in luoghi pubblici e bere alcolici.

Tranquilli, cari lettori, non mi sono svegliato con idee omofobe e razziste, stamattina. Queste deliranti affermazioni che vi ho riportato in apertura erano il pensare comune negli Stati Uniti e nel mondo, almeno fino al 1969 (non entriamo in merito a quanto ancora manchi, nel 2016, per far sì che l’orientamento sessuale di un individuo sia davvero accettato, naturale come il colore dei capelli, altrimenti del film non parleremo proprio).

Il 27 giugno 1969 è una data storica per le battaglie dei diritti della comunità LGBT. Nel quartiere newyorkese di Greenwich un gruppo composito formato da omosessuali, bisessuali e transgender decise di dire basta ai soprusi della polizia e allo sfruttamento subito da parte della mafia, dando vita a una notte di scontri e di lotta che fu il primo segnale di liberazione dall’oscurantismo imposto dalla società.

Roland Emmerich, noto per acclamati blockbuster come “Independence day” e “Godzilla”, per la prima volta si approccia a una tematica civile, molto sentita e delicata, e lo fa con sensibilità toccante. Il regista sceglie di portare lo spettatore indietro nel tempo e di mostrargli quali fossero le drammatiche condizioni dei giovani omosessuali negli Stati Uniti sul finire degli anni ‘60, emarginati, costretti a prostituirsi per sopravvivere.

È quanto accade al protagonista di “Stonewall”, Danny (Irvine), un giovane dell’Alabama costretto dal padre a lasciare casa e affetti per via del suo orientamento sessuale. Danny è semplice, educato, studioso, la cui unica “colpa” è quella di innamorarsi di un compagno di squadra. Quando una sera i due vengono sorpresi insieme, in una situazione piuttosto intima, Danny non ha altra scelta se non trasferirsi a New York.

Senza soldi e senza un posto dove stare, il ragazzo viene aiutato da alcuni giovani di strada che vivono vendendo il proprio corpo. Tra loro c’è Ray (Beauchamp), senza famiglia, costretto a prostituirsi dall’età di dodici anni, col sogno di avere un giorno una casa e soprattutto di essere amato. continua su

Al cinema: Stonewall

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket to buy for “Stonewall” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A Roland Emmerich film. With Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Jonathan Rhys Meyers, Ron Perlman. Drama, 129 ‘. 2015

Homosexuality is a mental illness, and as such should be maintained, in extreme cases even using electroshock. The homosexual is a depraved, a maniac, a criminal. Homosexuals should not be allowed to meet in public places and drinking alcohol.

Quiet, dear readers, I have not woken up with homophobic and racist ideas this morning. These delusional statements that I quoted at the beginning there were the common thinking in the United States and around the world, at least until 1969 (we do not go about as yet missing, in 2016, to ensure that the sexual orientation of an individual is really accepted, as natural as the hair color, otherwise the film will not talk right).

The June 27, 1969 is a historic date for the battles of the rights of the LGBT community. In New York City borough of Greenwich a composite group made up of homosexuals, bisexuals and transgender people decided to call a halt to police abuse and exploitation suffered by the mafia, giving life to a night of clashes and fighting that was the first sign of liberation from ‘obscurantism imposed by the company.

Roland Emmerich, known for acclaimed blockbusters like “Independence Day” and “Godzilla”, for the first time you approach a civil issue, deeply felt and delicate, and does so with touching sensitivity. The director chooses to bring the viewer back in time and show him what were the dramatic conditions of young homosexuals in the United States in the late ’60s, marginalized, forced into prostitution to survive.

This is what happens to the protagonist of “Stonewall”, Danny (Irvine), a young Alabama forced by his father to leave hearth and home because of his sexual orientation. Danny is simple, polite, studious, whose “fault” one is to fall in love with a teammate. When one evening the two are caught together in a situation quite intimate, Danny has no other choice but to move to New York.

No money and no place to stay, the boy is helped by some street youth living by selling their bodies. Among them is Ray (Beauchamp), without family, forced into prostitution from the age of twelve, with the dream of having one day a house and above all to be loved. continues on

Al cinema: Stonewall

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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88) Mistress America

america

Il biglietto d’acquistare per “Mistress America” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di Pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Noah Baumbach. Con Greta Gerwig, Lola Kirke, Heather Lind, Michael Chernus, Cindy Cheung. Commedia, 84′. 2015

Siamo una generazione cresciuta insieme ai personaggi di Friends e Sex and the city. New York è diventata per noi una sorta di seconda casa, grazie alla televisione ma anche al cinema ci sembra familiare anche se magari non l’abbiamo mai vista dal vivo.

Di NY si dicono mote cose – ad esempio che sia una città che non dorme mai e dove tutti possono trovare una propria dimensione. Certo frequentare l’università proprio nella Grande Mela è uno di quei sogni che fanno gola a tanti, perché per tanti quella sarebbe un’esperienza incredibile.

Non è così per la diciottenne Tracy (Kirke), una ragazza molto timida, che fatica a fare amicizia e cerca di farsi notare inutilmente nei circoli letterari grazie ai suoi scritti. Il campus, per lei, è tutt’altro che un paradiso.

Tracy sembra quasi invisibile, fino a quando non decide di mettersi in contatto con Brooke (Gerwing), trent’anni, che a breve dovrebbe diventare la sua sorellastra. Brooke è una ragazza simpatica, estroversa, creativa. Sogna di aprire un ristorante polifunzionale e di dare così una svolta alla propria vita. Tracy è colpita dal carisma di Brooke e viene coinvolta nelle avventure notturne dell’altra, scoprendo così un mondo del tutto sconosciuto.

La forza di “Mistress America” sta in una sceneggiatura vivace, frizzante e brillante, oltre che ben scritta. Il linguaggio usato è semplice, ma diretto; i dialoghi sono ben costruiti e credibili, anche per merito degli interpreti. continua su

Festa del Cinema di Roma: Mistress America

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Mistress America” ​​is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) Afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A Noah Baumbach film. Greta Gerwig, Lola Kirke, Heather Lind, Michael Chernus, Cindy Cheung. Comedy, 84 ‘. 2015

We are a generation that grew up with the characters from Friends and Sex and the City. New York has become for us a sort of second home, thanks to television but also to the cinema seems familiar even though they may not have ever seen live.

NY are said mote things – for example it is a city that never sleeps and where everyone can find their own dimension. Sure attend their universities in the Big Apple is one of those dreams that are coveted by many, because for many this would be an incredible experience.

Not so for the eighteen year old Tracy (Kirke), a very shy girl, who struggles to make friends and try to get noticed unnecessarily in literary circles thanks to his writings. The campus, for her, is far from a paradise.

Tracy seems almost invisible, until you decide to get in touch with Brooke (Gerwing), thirty years, which should soon become his stepsister. Brooke is a nice girl, outgoing, creative. Dreams of opening a multifunctional restaurant and so make a change in their lives. Tracy is affected by Brooke charisma and is involved in other nocturnal adventures, discovering a completely unknown world.

The strength of “Mistress America” ​​is a lively script, sparkling and shiny, as well as well-written. The language used is simple, but direct; the dialogues are well built and credible, also thanks to the interpreters. continues on

Festa del Cinema di Roma: Mistress America

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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235 ) Quantico

quantico

A pochi giorni dai tragici fatti di Parigi è ancora molto difficile portare la mente a concentrarsi su cose leggere come le fiction, e dopo scriverne. Il terrore è penetrato dentro le case, serpeggia sul web e per le vie delle capitali europee.

Oggi il nemico si chiama Isis (Is in certi casi), ieri Al Queda, prima ancora c’era lo spauracchio della guerra fredda a non farci dormire la notte. La realtà purtroppo supera la fantasia di qualunque sceneggiatore. Oggi film e serie tv non possono che prendere spunto da quello che accade nel mondo, raccontare storie che abbiano come protagonisti uomini e donne impegnati nella lotta al terrore.

Gli Stati Uniti hanno dovuto fronteggiare i problemi che oggi anche i leader europei si trovano ad affrontare giù dopo l’undici settembre. Il pericolo rappresentato dall’estremismo islamico e come tenere al sicuro la popolazione civile sono tematiche sempre più presenti su grande e piccolo schermo.

Ma insomma, coniugare intrattenimento e attualità è possibile? La risposta, per quanto mi riguarda, è si. Un esempio in questo senso è rappresentato dalla serie tv “Quantico” che già da qualche settimana è in programmazione negli States con ottimi dati d’ascolto e che dal 18 novembre vedremo anche su Sky.

Al Roma fiction Fest è stata presentata in anteprima la prima puntata, e le reazioni del pubblico in sala sono state molto positive.

Perché piace, “Quantico”?’ Leggendo nei giorni precedenti i commenti degli utenti sui social network e le recensioni dei critici mi ero fatto l’idea potesse trattarsi di una fiction dal taglio giovanile molto furba, capace cioè di toccare i giusti tasti emotivi del pubblico.

Dopo aver visto il pilot non posso che confermare la mia sensazione iniziale. “Quantico” è una ricca macedonia, che presenta tutti gli elementi affinché un prodotto diventi un cult.

Per cominciare, i protagonisti sono belli, giovani e maliziosi al punto giusto.

Chi ha scritto che sembra di vedere “Grey’s Anatomy” rivisto in chiave militare non ha tutti i torti. Il nome della serie, “Quantico”, riprende quello della città in cui sorge l’Accademia per le nuove reclute dell’Fbi. L’incipit del pilot e le prime scene ricalcano molto l’inizio del famoso medical drama: la telecamera segue i vari personaggi, tutti decisi a lasciare la propria casa per arruolarsi. Anche la scena di sesso occasionale tra Alex Parrish (Priyanka Chopra) e il misterioso Liam (Hopkins), che poi si ritroveranno insieme tra le reclute, farà suonare più di qualche campanellino nella mente degli appassionati. Se in Grey Anatomy lo spettatore ha seguito le vicende sentimentali e professionali degli specializzandi, in Quantico osserverà le ventuno settimane di addestramento che porteranno le reclute a diventare agenti. Formula vincente non si cambia. O no?

Il linguaggio, i dialoghi, lo stile narrativo sono diretti, semplici, ammiccanti, e non hanno alcuna pretesa filosofica.

“Quantico” si differenzia da “Grey’s Anatomy” soprattutto per la struttura narrativa divisa nettamente su due piani temporali, presente e passato (in questo caso, potrebbe a ragione venirvi in mente la struttura di “Le regole del delitto perfetto). Nel presente, dopo un attentato terroristico a New York, il peggiore sul suolo americano dopo quello alle Torri Gemelle, l’agente Alex viene estratta dalle macerie e subito sottoposta a interrogatorio dai superiori, certi che nel suo gruppo si nasconda una spia. Nel passato, invece, Alex racconta l’addestramento del gruppo e la vita all’interno dell’Accademia.

Il pilot si lascia seguire con facilità, anche grazie a un ritmo serrato e avvolgente e a una regia pulita, essenziale e brava nel gestire i tempi dei due filoni narrativi.

Il cast, sebbene sia più piacevole da osservare per l’aspetto fisico che per la recitazione, ha le potenzialità per incontrare il favore del pubblico e poter essere credibile. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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A few days after the tragic events of Paris is still very difficult to bring the mind to focus on things like reading fiction, and after writing. The terror has penetrated into the houses, meandering on the web and in the streets of European capitals.

Today the enemy is called Isis (Is in some cases), yesterday Al Queda, even before there was the specter of the Cold War did not let us sleep at night. The reality, unfortunately, beyond the imagination of any writer. Today films and TV series that can not take a cue from what happens in the world, telling stories that have as protagonists men and women engaged in the fight against terror.

The United States has had to deal with the problems that today European leaders are facing down after 11 September. The danger posed by Islamic extremism and how to keep safe the civilian population issues are increasingly on big and small screen.

But really, you can combine entertainment and topical? The answer, for me, is you. An example of this is the TV series “Quantum” that for some weeks in programming in the States with the best audience figures and that from November 18 will also be seen on Sky.

The Rome Fiction Fest was unveiled for the first episode, and the reactions of the audience were very positive.

Because like, “Quantico”? ‘Reading in the days before the user comments on social networks and critical reviews I had made the idea could be a very smart juvenile fiction cut, which is able to touch the right buttons of the emotional public.

After watching the pilot, I can only confirm my initial feeling. “Quantum” is a rich salad, which has all the elements for a product to become a cult.

For one thing, the characters are beautiful, young and mischievous at the right point.

Who wrote that seem to see “Grey’s Anatomy” reinterpreted in military does not have a point. The name of the series, “Quantum”, the resumes of the city where there is the Academy for new recruits FBI. The opening words of the pilot and the first scenes are modeled on the very beginning of the famous medical drama: the camera follows the characters, all decided to leave their home to join. Even the occasional sex scene between Alex Parrish (Priyanka Chopra) and the mysterious Liam (Hopkins), who then will come together between the recruits, will play more than a few little bell in the minds of fans. If Grey’s Anatomy viewers followed the love affairs and professional specializing in Quantico it will observe the twenty weeks of training that will bring the recruits to become agents. Never change a winning formula. Or not?

The language, the dialogues, the narrative style is direct, simple, alluring, and no claim philosophical.

“Quantico” differs from “Grey’s Anatomy” especially for the narrative structure divided sharply on two temporal planes, present and past (in this case, might well come to your mind the structure of “The rules of the perfect crime). In this, after a terrorist attack in New York, the worst on US soil after the Twin Towers, the agent Alex is pulled from the rubble and immediately subjected to questioning by his superiors assured that his group is hiding a spy. In the past, however, Alex tells the group training and life within the Academy.

The pilot is left to follow with ease, thanks to a fast-paced and enveloping and directed a clean, basic and good at managing the timing of the two narrative strands.

The cast, though it is more pleasant to look for their physical appearance than for acting, has the potential to meet the wishes of the public and to be credible. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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