128) Il Sindaco del Rione Sanità

Il biglietto da acquistare per “Il sindaco del Rione Sanità” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Sindaco del Rione Sanità” è un film di Mario Martone. Con Francesco Di Leva, Roberto De Francesco, Massimiliano Gallo, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia. Drammatico, 118′. Italia 2019

Sinossi:

Antonio Barracano, uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è “Il Sindaco” del Rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Recensione:

Quando nel 1960 Eduardo De Filippo scrisse la drammaturgia del “Sindaco del Rione Sanità” e lo mise poi in scena non poteva ovviamente neanche immaginare che sarebbero state realizzate serie televisive e film amate da milioni i telespettatori con mafiosi e criminali come protagonisti.

Prima di “Gomorra” e affini, il Maestro aveva messo mano a un testo potente, crudo, realistico, che non perde la sua carica di attualità anche a distanza di decenni dalla sua composizione e continua a raccontare Napoli, i quartieri dove ieri come oggi regna la “legge della giungla”.

Mario Martone, dopo aver ottenuto un grande successo di pubblico e critica con lo spettacolo teatrale, ha deciso di realizzare anche un film, utilizzando lo stesso cast. Ma questo nuovo “Sindaco del Rione Sanità” ha anche le sue peculiarità, a cominciare dallo stile registico, di grande impatto.

Nonostante gli sforzi del regista di rendere questo adattamento cinematografico il meno teatrale possibile, l’impostazione originale permane sia nella messa in scena che nella recitazione dei bravissimi interpreti, talentuosi ed esperti. Possiamo parlare di film teatrale, complessivamente riuscito e avvolgente. continua su

“Il sindaco del Rione Sanità”: dal teatro di De Filippo alla Napoli di oggi

124) Diego Maradona

Il biglietto da acquistare per “Diego Maradona” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Diego Maradona” è Un film di Asif Kapadia. Con Diego Armando Maradona. Documentario, 130′. Gran Bretagna 2019

Sinossi:

Carriera, trionfi, vizi e caduta di Diego Armando Maradona, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, arrivato dal Barcellona al Napoli il 5 luglio 1984. I sei anni che Maradona passa in Italia lo trasformeranno in una figura leggendaria, inarrestabile sul campo (dove vincerà due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa, oltre naturalmente la Coppa del mondo in Messico nel 1986 con l’Argentina), idolatrato da un popolo, distrutto dai legami con la camorra e dalla dipendenza dalla cocaina.

Recensione:

Meglio Maradona o Pelé? A chi ama il calcio sarà capitato di rispondere almeno una volta a questa domanda, di prendere posizione. Perché sembra quasi impossibile pensare a un mondo del pallone senza dicotomie e “duelli” tra grandi – Lionel Messi e Cristiano Ronaldo vi dicono qualcosa?

Diego Armando Maradona, però, non è stato soltanto un campione sul campo da gioco ma anche un personaggio la cui fama, le cui cadute e i cui eccessi hanno spesso travalicato l’ambito sportivo. Fino al drammatico epilogo.

“Diego Maradona” è complessivamente un documentario godibile, avvincente quanto nostalgico, ma manca di qualsiasi guizzo o peculiarità. Il regista Asif Kapadia, dopo l’Oscar e il successo ottenuti nel 2015 con “Amy”, ripropone lo stesso impianto e lo stesso stile avvicinandosi alla biografia di un altro personaggio controverso.

Consapevole che di Maradona, anche in campo cinematografico, si è già parlato in lungo e in largo, Kapadia illude lo spettatore di aver realizzato qualcosa di inedito e nuovo grazie all’uso di materiale privato ed esclusivo che riguardano il calciatore. Purtroppo si tratta solo di un bluff. continua su

“Diego Maradona”: storia di un mito, di un campione, di un eroe caduto

195) I Bastardi di Pizzofalcone -Seconda Stagione

“I bastardi di PizzoFalcone 2” è una serie diretta da Alessandro D’Alatri, Carlo Carlei. Con Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Tosca d’Aquino, Antonio Folletto, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco, Gennaro Silvestro, Gioia Spaziani, Serena Iansiti. Italia. 2017-in produzione

Recensione:

Tornano a partire da questa sera, lunedì 8 ottobre, in prima serata su Rai 1 i bravi quanto reietti protagonisti de “I bastardi di Pizzofalcone”, con l’attesa seconda stagione della serie tv, composta da sei episodi.

La libera trasposizione dei romanzi di Maurizio De Giovanni, editi da Einaudi, ha conquistato critica e pubblico, facendo breccia anche per il suo modo accattivante e innovativo di raccontare Napoli. La città in cui i Bastardi si muovono, indagano e vivono, infatti, ha un volto molto diverso da quello presentato da serie come “Gomorra”.

Eppure anche in questa Napoli bella e gaudente è presente un’anima nera e malvagia, che si materializza in omicidi, efferatezze e crimini vari su cui è chiamata a indagare la squadra di outsider capitanata dall’ispettore Lojacono (Gassman).

Ma cosa dobbiamo aspettarci da questa seconda stagione della serie? Quanto di buono visto lo scorso anno verrà confermato? Dopo aver visto in anteprima su Raiplay il primo episodio, “Cuccioli” , posso fugare ogni dubbio su un possibile calo qualitativo. I Bastardi si confermano serie di spessore, ben strutturata, girata e interpretata.

Non volendo rovinarvi la visione con incauti spoiler mi limiterà a qualche considerazione generale. “Cuccioli” rappresenta indubbiamente un inizio col botto. Il caso di puntata è l’uccisione di una giovane ucraina e dell’abbandono della sua bambina di fronte al commissariato, che nel corso dell’indagine assumerà i contorni di una storia di egoismo e cinismo con protagonista la cosiddetta società civile cittadina. continua su

http://paroleacolori.com/i-bastardi-di-pizzofalcone-al-via-su-rai-1-la-seconda-stagione/

87) Un Ragazzo Normale (Lorenzo Marone)

“Un Ragazzo Normale” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato da Feltrinelli Editore nel febbraio 2018.
Sinossi:
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere.
Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni.
Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all’ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un’agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male.
Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo.
Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole.
Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.

Recensione;
Chi sono i supereroi? Che cosa significa essere un supereroe?
Quali dovrebbero essere i veri modelli di riferimento per le generazioni d’oggi?
Viviamo un ‘ epoca storica in cui un ragazzo concepisce l’eroismo solo tramite la visione di un film della Marvel oppure nella vita reale applaudendo le gesta o le parole di un calciatore od al massimo d’un improvvisato YouTubers.

Probabilmente siamo stati noi stessi ad aver contribuito a generare questo perverso cortocircuito simbolico oltre che linguistico sulla vera essenza e forma di un eroe.
Siamo un Paese dove un giovane aspirante giornalista di 25 anni, diventa tragicamente un eroe, solamente perché nell’iniziare la propria carriera decide di scrivere scomodi quanti efficaci articoli sulla camorra.
Un ‘onesta intellettuale e professionale, quella di Giancarlo Siani, pagata con la propria vita.
Giancarlo Siani cosi chiamava, un ragazzo come tanti, che scriveva articoli per il Mattino di Napoli sperando, un giorno, di diventare un giornalista professionista.
Il 23 settembre del 1985 Giancarlo fu vittima di un vile agguato a pochi metri da casa sua, “colpevole” agli occhi della camorra d’aver scritto dei fastidiosi articoli sulle loro attività criminali
Lorenzo Marone ha voluto ricordare ed omaggiare la figura di Giancarlo Siani, decidendo però di costruire il suo nuovo romanzo “Un Ragazzo Normale”, “mescolando” realtà e finzione.
Un escamotage drammaturgico, in vero non originale, avendolo già utilizzato solamente qualche anno fa Alessandro D’Avenia con il suo libro “Ciò che Inferno non è ”, con il medesimo scopo di ricordare un’altra vittima di mafia: Don Pino Puglisi.
“Un Ragazzo Normale” è narrativamente e strutturalmente impostata e raccontata al lettore da una parte come una sorta “Stand by me” e dall’altra nella modalità di “coming age” ambientato nel 1985 a Napoli, con protagonista l’adolescente Domenico, detto “Mimi”. Un ragazzo atipico rispetto ai suoi coetanei, desideroso di leggere libri, di conoscere nuove e diverse parole e con l’ambizione di migliorare studiando la propria condizione sociale e culturale,
Mimi utilizza già linguaggio forbito sbalordendo i suoi coetanei e soprattutto la sua umile quanto dignitosa famiglia che vive in un alloggio destinato al portiere.
Mimi avverte dentro di sé la voglia oltre il desiderio d’andare oltre il proprio destino familiare e di compiere atti straordinari nella propria vita, come gli eroi dei suoi amati fumetti,
Mimi cerca altresì un modello, un mentore a cui ispirarsi per intraprendere la sua personale formazione da eroe, decidendo così “d’investire” di questo delicato incarico nientemeno che Giancarlo Siani, suo vicino di casa.
“Un Ragazzo Normale” diventa così la storia di una breve, toccante e divertente amicizia tra Mimi e Giancarlo, con il secondo, dapprima riluttante e poi divertito, nell’assumersi anche “la responsabilità” di spiegare il senso della vita al nostro giovane protagonista.
“Le cose, Mimì, possono cambiarle solo gli uomini. Il Male viene dagli uomini e solo gli uomini possono combatterlo. Più che Eroi, c’è bisogno di gente che ci creda, persone che aspirino a cambiare le cose in meglio”
E poi come riuscire a conquistare l’attenzione e poi il cuore dell’amata ed inarrivabile Viola
“L’Amore è l’unica cosa che ci permette di vincere la morte…”
Ispirando a Mimi, la dedica forse più bella che si possa scrivere nel donare a Viola una cassetta di Vasco Rossi
“Se fossi un supereroe, la mia unica missione sarebbe proteggerti”.
“Un Ragazzo Normale” racconta al lettore la bellezza e l’orrore della vita nell’arco di pochi caratterizzata purtroppo dalla conclusione dell’età dell’innocenza da parte di Mimì nella parte finale del romanzo.
Mimi diventa adulto assistendo impotente all’assassinio del suo supereroe Giancarlo, e nello stesso tempo sarà questo luttuoso evento ad indicargli il suo percorso di vita, ispirato dalle parole e dalla frequentazione di Giancarlo.
“Perché un supereroe è tale non tanto per i suoi straordinari talenti quanto nella capacità d’ascoltare veramente il prossimo e d’essergli vicino nei momenti decisivi della vita”. Parole semplici quanto potenti dette da un ragazzo normale quanto unico: Giancarlo Siani.

23) L’Ultimo passo di Tango (Maurizio De Giovanni)

“L’ultimo passo di tango” è una raccolta di racconti scritti da Maurizio De Giovanni e pubblicata da Bur Rizzoli nel settembre 2017.

Sinossi:
La Napoli romantica e ambigua degli anni Trenta a cui fa da contrappunto la voce dei protagonisti della città, che arricchisce i noir di Maurizio de Giovanni del sapore partenopeo più verace e autentico; le originali rivisitazioni di episodi di cronaca che hanno sconvolto l’Italia; i fantasmi tristi e poetici che riempiono le storie del commissario Ricciardi, il protagonista dei gialli più appassionanti e intensi dell’autore, un personaggio unico, malinconico come la sua terra, condannato a vedere i morti ammazzati negli ultimi attimi di vita. Una scrittura limpida che infonde a tutte le storie di questo libro il passo lieve di chi si accosta all’esistenza con occhi che sanno osservarne la bellezza ma anche la disperata deformità. Una raccolta in cui ritrovare tutti i racconti di de Giovanni, e il meglio della sua scrittura, ricca di mistero e fascino.
Recensione:
Ho un personale e probabilmente inadeguato strumento letterario per valutare pienamente il talento, creatività e poliedricità di uno scrittore.
Ovvero leggere sempre con grande attenzione e curiosità, quando ne capita l’opportunità, un racconto breve o una raccolta pubblicata da un autore più o meno celebre, certo che dopo questa lettura potrò stabilire se l’artista merita davvero la mia fiducia letteraria.
Sebbene una raccolta di racconti non sia considerata una scelta commercialmente poco vincente e generalmente poco gradita dai lettori, è proprio in questa forma di scrittura che emergono le vere potenzialità di uno scrittore.
Emozionare, coinvolgere, spingere alla riflessione un lettore tramite un racconto è un’impresa davvero difficile da raggiungere.
Come cantava il buon Gianni Morandi “Uno su mille ce la fa”.
Come ben sapete, cari amici del blog, ho “scoperto” con grave ritardo il talento e creatività di Maurizio De Giovanni, innamorandomi delle storie ed indagini dei suoi “Bastardi di Pizzo Falcone”.
Mi ero ripromesso di colmare rapidamente le mie lacune sulla notevole e prolifica attività letteraria dell’autore napoletano.
Così quando ho visto in libreria questa raccolta di racconti, mi è sembrata una splendida opportunità da sfruttare.
“L’ultimo passo di tango” è sicuramente una preziosa raccolta di racconti per chi da poco tempo ha apprezzato e conosciuto lo stile narrativo di Maurizio De Giovanni.
Infatti i fan duri e puri dell’autore hanno espresso sul web più o meno esplicitamente la loro personale delusione su questa raccolta, definendola più un’operazione commerciale piuttosto che una vera ed interessante proposta letteraria.
Una delusione frutto dell’ammirazione e stima dei lettori nei confronti di Maurizio De Giovanni, essendo i primi ormai abituati a divorare ogni romanzo dell’autore.
Personalmente la lettura de “L’ultimo passo di tango” ha confermato l’assoluta necessità di “conoscere” quanto prima ed in modo approfondito le storie e la vita del “Commissario Riccardi”, un personaggio capace di conquistare cuore, mente e fantasia del lettore.
La prima parte della raccolta è infatti dedicata al celebre e malinconico Commissario ed al suo “dono” di vedere le anime vittime di omicidi violenti e come quest’ultimo abbia condizionato la sua esistenza fin da bambino.
Dodici racconti che spingono il lettore dentro il mondo di Ricciardi, respirandone le emozioni, le paure, il dolore e l’umanità e soprattutto desiderando avere più informazioni e curiosità.
Altresì “L’ultimo passo di tango” conferma ancora una volta l’amore viscerale, profondo che lega De Giovanni alla città di Napoli.
È un amore vero, intenso eppure scevro da sentimentalismi o da un ottuso miopia tipica dell’innamorato, lasciando la libertà e forza all’autore di raccontare Napoli con obiettività e sincerità nelle sue numerose meravigliose bellezze e purtroppo ancora segnata dalla desolante povertà sociale e culturale.
Ogni artista osserva, prende spunto, rielabora la realtà ed i fatti di cronaca attraverso la propria creatività e sensibilità, senza voler necessariamente esprimere un giudizio definitivo.
Nell’ultima parte della raccolta, precisamente “Nove volte per Amore”, Maurizio De Giovanni riscrive fatti e storie di cronaca nera che hanno scosso e diviso l’opinione pubblica, raccontando il punto di vista del “mostro” di turno.
9 racconti per descrivere lo stato d’animo di uomini e donne, in apparenza normali, che accecati da un amore malato, patologico, si sono trasformati in efferati criminali.
Le scelte narrative di Maurizio De Giovanni possono anche non essere condivisibili o piacere, ma restano comunque degli scritti capaci di suscitare nel singolo lettore contrastanti ed intense emozioni e riflessioni.
“L’ultimo passo di tango” forse non è l’opera più riuscita di Maurizio De Giovanni, ma sicuramente la lettura di questi raccolti non lascia indifferenti.

191) L’equilibrio

Il biglietto da acquistare per “L’equilibrio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’equilibrio” è un film di Vincenzo Marra. Con Mimmo Borrelli, Roberto Del Guadio, Lucio Giannetti, Giuseppe D’Ambrosio, Francesca Zazzera. Drammatico, 90′. Italia, 2017

ono poche le persone che hanno il coraggio nell’Italia di oggi come nel passato di prendere posizione, fare la cosa giusta, scegliere la legalità al posto della connivenza e credere allo Stato di diritto, anche se questo può portare a doversi sacrificare in prima persona.

Se però a voltare la testa dall’altra parte di fronte al crimine è un prete, un religioso, il tradimento dei valori e della moralità sembra ancora più grande.

Don Giuseppe (Borrelli), sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Quando una giovane donna mette in crisi la sua fede, chiede al vescovo (Sassanelli) di essere trasferito in un comune della sua terra.

La sua richiesta viene accolta: prenderà il posto di Don Antonio (Del Gaudio), che sovrintende la parrocchia di un paesino del napoletano ed è molto apprezzato dai fedeli, anche per la sua battaglia contro lo smaltimento illegale di rifiuti tossici.

Don Giuseppe cerca di inserirsi nella comunità aiutando i parrocchiani, ma questo lo porterà a toccare con mano lo stato della Chiesa, che in certe zone ha abdicato al suo ruolo di guida per non incontrare problemi.

“L’equilibrio”, come scrive lo stesso regista nelle sue note, nasce dal desiderio di fare un film sentito e moderno sulla religione, sul cammino spirituale.

Ma Vincenzo Marra, passando dalla scrittura della sceneggiatura alla messa in scena, è riuscito con talento, esperienza e sensibilità ad ampliare la cornice drammaturgica, raccontando non solo l’atteggiamento da Giano bifronte della Chiesa ma l’assenza dello Stato nelle piccole realtà del Sud. continua su

http://paroleacolori.com/l-equilibrio-rapporto-tra-chiesa-e-malavita-organizzata-nel-film-di-marra/

Vittorio De Agrò presenta ” Amiamoci, nonostante tutto”

127) I Peggiori

Il biglietto d’acquistare per “I Peggiori ” è: Sempre (Con riserva)

“I Peggiori “è un film del 2017 diretto da Vincenzo Alfieri, scritto da Vincenzo Alfieri, Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Giorgio Caruso, con la collaborazione di Raffaele Verzillo, con Lino Guanciale, Vincenzo Alfieri, Antonella Attili, Tommaso Ragno, Miriam Candurro, Sara Tancredi, Biagio Izzo, Ernesto Mahieux, Francesco Paolantoni.
Chi sono gli eroi oggi? Ha ancora un senso questa parola?
Se in America prima con i fumetti e ora con i film Marvel, i super eroi sembrano vivere una seconda giovinezza, trovando nuovi ed appassionati fan, nel nostro Paese assistiamo a una fase nichilista non solo sul piano etico, ma soprattutto a livello d’entusiasmo e di partecipazione specialmente tra i giovani.
Ci stiamo abituando a una società in cui l’assenza di legalità e senso civico sono ormai in via d’estinzione.
Napoli rappresenta, malgrado gli sforzi e l’impegno degli ultimi amministratori e soprattutto dei cittadini, amaramente il modello di questo declino culturale e civico del nostro Paese.
Se ci trovassimo all’interno un fumetto, Napoli potrebbe essere considerata la perfetta Gotham city, meno gotica e violenza rispetto a quella originale, ma semmai caotica, rumorosa ed indolente, in cui la criminalità prospera a causa della dilagante ignavia.
In una situazione ambientale del genere che genere di eroe potrebbe uscire dal nulla e salvare la città dall’abisso?
Batman? No. Claudio Santamaria in versione Jeeg Robot? Decisamente no.
Lo spettatore con “I Peggiori” si prepari comunque a gustarsi una storia di eroi, di coraggio e di ribellione civile di fronte all’arroganza del potente di turno.
Solamente che nel nostro caso gli eroi diventano tali per necessità dovendo pagare l’affitto di casa al burbero proprietario di casa (Mahieux)
Conosciamo così Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri) Miele, due fratelli squattrinati e senza prospettive che si barcamenano come possono nella speranza di garantire un futuro migliore alla sorella tredicenne Chiara (Sara Tancredi), dopo che la madre è fuggita via dopo un crack economico, lasciandoli soli e senza soldi.
ll tutto, in una città che non gli appartiene e di cui faticano ad accettarne usi e costumi, Napoli. Massimo ha trovato lavoro come manovale in un cantiere gestito da Durim Basha (Tommaso Ragno), un losco figuro albanese che sfrutta i propri dipendenti, per lo più extracomunitari, a volte non pagandoli anche per mesi. Fabrizio invece, laureato in legge, è impiegato all’archivio del tribunale. Il lavoro sarebbe piuttosto monotono se non fosse per la compagnia di Arturo (Francesco Paolantoni), ex gloria dei tribunali indolente e nichilista.
Quando l’affitto arretrato si fa più pesante e quando Chiara viene sospesa da scuola a causa di una rissa ripresa da un cellulare diventata virale su Internet, ecco che per i fratelli Miele, è la fine.
La dolce e tosta assistente sociale Serena(Candurro) gli avvisa che rischiano di perdere l’affidamento della sorella, se dovessero essere sfrattati.
I due fratelli devono trovare i soldi e devono farlo al più presto. Lo scanzonato Massimo deciso ad incassare gli stipendi negati da Durim ed immaginando che possa averli nascosti nel suo ufficio, propone al ligio ed incredulo Fabrizio d’organizzare una rapina. Ma quella che era partita come una rapina strampalata, si trasforma in qualcosa di inaspettato: al posto dei soldi infatti i fratelli trovano i passaporti sequestrati ai dipendenti extracomunitari. Quando la polizia arriva sul posto, poco dopo che Massimo e Fabrizio sono scappati, trovano i passaporti e quello che era partito come un atto criminale, si trasforma in un gesto di grande eroismo cittadino. I social impazziscono, tutti vorrebbero sputtanare qualcuno e loro sembrano le persone giuste. È così che, con l’aiuto di Chiara, danno inizio alla singolare attività: armati di maschere e micro-camere demolisco pubblicamente l’identità dei vari “furbetti del quartierino” che infestano il Bel Paese, trasformandosi in due improbabili “eroi a pagamento”.
Napoli diventa pazza per “I Demolitori” e lo spettatore pure ridendo delle loro disavventure e soprattutto goffaggine eroica.
Vicenzo Alfieri, personalmente scoperto ed apprezzato già come autore, regista ed interprete della web serie “Forse sono io”, al suo esordio nel lungometraggio, dimostra tutto il suo talento, ironia, creatività, nello scrivere, insieme al team degli sceneggiatori una storia originale, divertente, garbata, fresca, semplice, diretta e allo stesso tempo efficace nel denunziare il malcostume e i vizi della nostra società.
“I peggiori” come nelle migliori tradizioni della commedia all’italiana coniuga in modo efficace divertimento e riflessione, usando con sapienza ed esperienza anche toni e stili eccessivi e grotteschi, senza mai però perdere di credibilità ed incisività.
La sceneggiatura dei “Peggiori” è uno splendido esempio di scrittura a più mani, in cui ogni personaggio è stato magistralmente ideato, pensato costruito, bucando lo schermo e creando empatia con il pubblico. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-i-peggiori/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

7) I Bastardi di PizzoFalcone

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Sembra che la Rai ci abbia preso gusto. Dopo Salvo Montalbano e Rocco Schiavone è il turno di un altro personaggio romanzesco di prendere la strada del piccolo schermo. Si tratta di Giuseppe Lojacono, protagonista dei romanzi di Maurizio De Giovanni.

Vi state chiedendo se, dopo aver amato Montalbano e applaudito il politicamente scorretto Schiavone, potrete appassionarvi alle vicende dell’ispettore e della sua squadra? Per come la vedo io, assolutamente sì.

Dopo la Sicilia e la Valle D’Aosta è il momento per lo spettatore di trasferirsi a Napoli. Attenzione, però, non si tratta della Napoli nera di “Gomorra – La serie”, ma di una città più solare e vivace, e allo stesso tempo piena di problemi. Esiste un’altra Napoli, sembrano volerci dire sin dalle prime scene de “I Bastardi di Pizzofalcone” gli sceneggiatori.

Protagonisti di questa storia non sono criminali, eroi o vittime, ma poliziotti, che a voler essere pignoli non rappresentano proprio il fiore all’occhiello dell’Arma.

Giuseppe Lojacono (Gassman), romano d’origine, siciliano di adozione, da Agrigento viene trasferito a Napoli dopo essere stato accusato da un pentito di aver passato informazioni alla mafia.

Lojacono ha deciso di non difendersi perché non ha fiducia nella giustizia. Lasciato da moglie e figli, l’ispettore vive dentro una bolla di vetro, insofferente verso la vita caotica e rumorosa di Napoli.

I suoi superiori lo spediscono al commissariato di Pizzofalcone, soprannominato “I Bastardi” perché vi sono parcheggiati agenti messi all’indice per cattiva condotta, accusati di scarsa professionalità o prossimi alla pensione. Tutti sembrano attendere solo, rassegnati, la chiusura dell’ufficio a causa della spending review imposta dall’alto.

Conosciamo uno dopo l’altro i componenti del commissariato: il vicequestore Luigi Palma (Massimiliano Gallo), divorziato, senza figli, che ha accettato di guidare Pizzofalcone verso la sua liquidazione in attesa di sfide migliori; Ottavia Calabrese (Tosca D’Aquino), vice sovrintendente, esperta informatica e chioccia del gruppo; Marco Aragona (Antonio Folletto), agente scelto, 25 anni, membro di una ricca famiglia cittadina, inviso ai colleghi per una supposta raccomandazione, politicamente scorretto, esuberante, ma tenace e intuitivo sul lavoro.

E ancora Alessandra Di Nardo (Simona Tabasco), detta Alex, agente assistente, lineamenti dolci e schiva sulla sua complessa vita privata, ma esperta di armi; Francesco Romano (Gennaro Silvestro), assistente capo, 40 anni, poliziotto caparbio e onesto, con un grave problema nella gestione della rabbia; Giorgio Pisanelli (Gianfelice Imparato), 61 anni, vedovo, il più anziano del distretto, ossessionato da una serie di suicidi che, a suo parere, potrebbero essere in realtà opera di un serial killer.

L’opportunità per questa banda di “reietti” di dimostrare il proprio valore e riscattarsi arriva quando la moglie di un facoltoso notaio (Francesco Paolontoni) viene trovata assassinata.

Lojacono, arrivato prima di tutti sul luogo del misfatto, intuisce che non si tratta di una rapina finita male come ipotizzato dai colleghi. Con le sue argomentazioni riesce a convincere Laura Piras (Crescentini), pm, 35 anni, affascinante quanto dura e determinata, che affida a lui e agli agenti di Pizzofalcone il caso.

Se sul versante investigativo la serie risulta semplice, lineare, poco innovativa, sono due elementi che contribuiscono a distinguerla da altri prodotti televisivi simili – come i sopracitati “Montalbano” o “Rocco Schiavone”. continua su

http://paroleacolori.com/fiction-rai1-i-bastardi-di-pizzofalcone/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

79) Il Maestro

Il Maestro

“Il Maestro” è uno spettacolo teatrale di e con Eleonora Frida Mino, tratto dal romanzo “O’Maè storia di judo e camorra” di Luigi Garlando, drammaturgia: Eleonora Frida Mino, Adriana Zamboni, Lucio Diana, collaborazione alla messa in scena: Roberta Triggiani. Composizione Musica Finale. Fabio Raimondo.

Se scrivo la parola “Scampia”, cosa vi viene in mente?
Gomorra? Camorra? Droga? Delinquenza? Sì, ma Scampia, quartiere di Napoli Nord, non è solo questo.
Scampia è anche un luogo dove ci sono uomini e donne capaci di distinguere cosa sia giusto da ciò che è sbagliato e di scegliere di conseguenza.
Un esempio? Gianni Maddaloni, judoka olimpionico, che ha scelto di rimanere a Scampia, rinunciando anche a offerte economiche vantaggiose, pur di costruire un avamposto di legalità e sport tra la sua gente. Nel 2004, con il coraggio e la follia tipica dei veri uomini, ha messo su una palestra di judo a cui chiunque può iscriversi, a patto che rispetti le dieci regole di Maddaloni.
Un novello Don Chisciotte, penserete, e forse non siete tanto lontani dalla verità eppure, prima, Luigi Garlando ne ha scritto un bel libro, poi, Beppe Fiorello e la Rai hanno realizzato il coinvolgente film Tv “L’Oro di Scampia” e, un anno fa, l’attrice ed ex avvocato Eleonora Frida Mino, paladina della legalità e sostenitrice di come l’arte debba essere al suo servizio, ha deciso di raccontare questa toccante storia ia teatro.
Una scelta coraggiosa e impegnativa per l’attrice piemontese: presentare martedì 29 marzo il suo monologo al teatro Diana di Napoli.
Come può una donna del Nord raccontare l’anima e il cuore di un napoletano e di un ragazzo di Scampia?
Ebbene, Eleonora ha dimostrato, insieme agli altri autori, significative doti creative ribaltando il testo di Garlando, raccontando la storia di Filippo, ragazzo diviso tra il desiderio di cambiare il suo destino e l’istinto di emulare il fratello delinquente attraverso gli occhi e le parole della coprotagonista della storia, Ginevra.
È Ginevra/Eleonora la narratrice di questa storia allo spettatore, è lei a mostrare il conflitto esistenziale ed etico che il giovane Filippo è chiamato a combattere e vincere.
Filippo è un ragazzo dotato di un talento naturale per il pianoforte e che, nello stesso tempo, trascorre le sue giornate a fare “la vedetta” contro gli sbirri.
Una scelta d’amore e di vita che, almeno una volta, è capitata a chiunque di dover compiere, riflettendo sull’idea che il destino decida per noi o se, piuttosto, siamo noi gli unici artefici delle nostre fortune.
Eleonora emoziona, coinvolge e fa meditare con i suoi paragoni tra il judo e la vita reale.
Filippo trova nel Maestro il suo mentore e l’opportunità di cambiare vita perché, diventando judoka, entra a far parte di una grande famiglia. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201604053016/articoli/palcoscenico/teatro/3016-il-maestro-lo-sport-diventa-braccio-armato-della-legalita-contro-la-camorra-a-teatro-come-nella-vita

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“The Maestro” is a play by and with Eleonora Frida Mino, based on the novel “O’Maè history of judo and the Camorra” by Luigi Garlando, dramaturgy: Eleonora Frida Mino, Adriana Zamboni, Lucio Diana, collaboration in the staging: Roberta Triggiani. Composition Music Finale. Fabio Raimondo.

If I write the word “Scampia”, what comes to mind?
Gomorrah? Camorra? Drug? Delinquency? Yes, but Scampia district of Naples North, is not only this.
Scampia is also a place where there are men and women able to distinguish what is right from what is wrong and to choose accordingly.
An example? Gianni Maddaloni, Olympic judoka, who chose to remain in Scampia, even giving up on favorable economic offers, while to build an outpost of law and sport among its people. In 2004, with the courage and the typical madness of real men, he put on a judo gym to which anyone can join, as long as you respect the ten rules of Maddaloni.
A novel Don Quixote, think, and maybe you are not as far from the truth but, first, Luigi Garlando has written a good book, then, Beppe Fiorello and Rai have realized the addictive TV movie “The Scampia Gold” and, a year ago, the actress and former lawyer Eleonora Frida Mino, champion of legality and supporter of how art should be at his service, he decided to tell this touching story ia theater.
A courageous and demanding choice for the Piedmontese actress: Tuesday, March 29 to present his monologue at the Diana theater in Naples.
How can a woman tell the North the soul and heart of a Neapolitan and a boy of Scampia?
Well, Eleonora has shown, together with the other authors, significant creative gifts overturning the text of Garlando, telling the story of Philip, boy torn between the desire to change his fate, and the instinct to emulate the delinquent brother through the eyes and words of the co-star of the story, Geneva.
Is Geneva / Eleonora the narrator of this story to the viewer, it is you to show the existential and ethical conflict that the young Philip is called to fight and win.
Philip is a guy with a natural talent for the piano and, at the same time, spends his days doing “the lookout” against the cops.
A choice of love and life, at least once, it happened to anyone to have to make, reflecting on the idea that fate decides for us or, rather, we are the only makers of our fortunes.
Eleonora excites, engages and is meditating with his comparisons between judo and real life.
Philip is in the Master his mentor and the opportunity to change his life because, becoming judokas, it becomes part of a big family. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201604053016/articoli/palcoscenico/teatro/3016-il-maestro-lo-sport-diventa-braccio-armato-della-legalita-contro-la-camorra-a-teatro-come-nella-vita

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

273) Storia del nuovo cognome (Elena Ferrante)

ferrante

“Storia del  nuovo cognome” è un romanzo di Elena Ferrante pubblicato nel settembre 2012 da E/O Edizioni.

Una seconda chance è giusto darla a chiunque. Figurarsi se poi il destinatario di tale opportunità è l’acclamata “scrittrice/scrittore?” Elena Ferrante.
Vi avevo lasciato qualche tempo fa con la mia recensione sul libro “L’amica geniale”, carico di perplessità e dubbi sulle effettive qualità della misteriosa autrice.
“L’amica geniale” non mi aveva entusiasmato avendo trovato la storia prolissa, lunga, lenta e incapace di accendere fino in fondo la mia curiosità e interessa di lettore.
Essendo però consapevole di “essere un diversamente ignorante” e probabilmente non adatto a cogliere le sottili sfumature letterarie del testo mi ero ripromesso di seguire il secondo romanzo, acquistato in promozione.
Ebbene la controprova è stata se possibile ancora peggiore.
Io sono un appassionato di soap-opera grazie alla preziosa e utile super visione di mia nonna.
Ciò che per molti è un prodotto insulso e inguardabile per me invece può diventare una storia da seguire con interesse giorno dopo giorno.
Elena Ferrante ha scritto una soap-opera  ambientata a Napoli, ma il problema che è assai brutta.
Il teledipendente che è in me mentre leggeva questo secondo romanzo immaginava si le diverse scene proiettate sullo schermo, ma nello stesso tempo sbadigliava cercando con lo sguardo il telecomando.
Le vite di Elena e Lila e dei loro amici non bucano lo schermo restando piatte e monotone.
La storia di un’amicizia che si tramuta in odio poi gelosia poi ancora compassione e infine preoccupazione non convince, poco originale e prevedibile.
L’autrice ha costruito una struttura narrativa complessa e nello stesso tempo farraginosa e confusionaria non facendo scattare l’empatia tra i personaggi e il lettore.
Lo stile seppure curato, preciso ed elegante non aiuta nella lettura che risulta comunque faticosa e lenta.
Una saga perché di questo si tratta dovrebbe avere dei caposaldi che permettano al lettore di ritrovarsi e rispecchiarsi nei protagonisti e nei loro problemi. Nel nostro caso invece manca tutto questo e onestamente non perché questo romanzo sia adatto più a un genere femminile.
Il sottoscritto legge con gusto anche Sophia Kinsella e Bridget Jones e semmai il problema che con Elena Ferrante non è scattata la scintilla.
Consiglierei quindi a un mio amico/a di leggere la saga? No, forse per onestà intellettuale e soddisfare la loro curiosità probabilmente li farei leggere il primo romanzo.
Onestamente “Storia del nuovo cognome” nonostante il titolo ha ben poco di nuovo.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

“History of the last new” is a novel by Elena Ferrante published in September 2012 by E / O issues.

A second chance is right to give it to anyone. Imagine then if the recipient of such an opportunity is the acclaimed “writer / writer?” Elena Ferrante.
I had left some time ago with my review on the book “The brilliant friend”, full of confusion and doubt about the actual quality of the mysterious author.
“The brilliant friend” I was thrilled having found the story lengthy, long, slow and unable to turn up at the bottom of my curiosity and interest of the reader.
However, being aware of “being an otherwise ignorant” and probably not suitable to grasp the subtle nuances of the literary text I had promised myself to follow the second novel, bought in promotion.
Well, the rebuttal was if possible even worse.
I am a fan of soap operas thanks to the valuable and useful super vision of my grandmother.
What for many is a product silly and unwatchable for me it can become a story to follow with interest every day.
Elena Ferrante wrote a soap opera, but the problem is very bad.
The couch potato in me while reading this second novel imagined you different scenes projected on the screen, but at the same time yawned looking around the remote control.
The lives of Elena and Lila and their friends will not pierce the screen remain flat and monotonous.
The story of a friendship that turns into hate and jealousy then even compassion and concern ultimately unconvincing, unoriginal and predictable.
The author has constructed a complex narrative structure and at the same time cumbersome and confusing not triggering the empathy between the characters and the reader.
The style even cared, precise and elegant does not help in the reading which is still arduous and slow.
A saga because of this it should be the cornerstones that enable the reader to find himself and reflected in the protagonists and their problems. In our case this is lacking and honestly not because this novel is more suited to a female gender.
The law signed by taste even Sophia Kinsella and Bridget Jones and if anything, the problem with Elena Ferrante’s spark.
Then I would recommend to a friend / to read the saga? No, maybe for intellectual honesty and satisfy their curiosity I would probably read the first novel.
Honestly “History of the new surname” despite the title has very little new.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html