57) Una Vita Nuova (Fabio Volo)

Una vita nuova

“Una vita nuova” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato il 2 novembre 2021 da Mondadori editore

Sinossi:

Due amici su un’auto rossa attraversano l’Italia: musica da cantare, il vento tra i capelli, la mano fuori dal finestrino a giocare con l’aria. Hanno una quarantina d’anni e una vita incagliata. Andrea aspetta un verdetto da cui dipende la sua vita sentimentale. Paolo è in crisi: di coppia, di identità, di mezza età. O forse è solamente bisogno di leggerezza. L’auto su cui viaggiano è una vecchia Fiat 850 spider. Il padre di Paolo l’aveva dovuta vendere per far spazio alla famiglia, e ancora la rimpiange. Così Paolo ha deciso di recuperarla e fargli una sorpresa. Mentre risalgono dalla Puglia a Milano, Paolo e Andrea parlano tra loro con la spietatezza che ci si può concedere solo fra amici: l’amore, il lavoro, i genitori… E quelli che sembravano problemi insolubili si sgonfiano alla luce di una leggera ironia. Sarà un viaggio pieno di divertentissimi imprevisti e di scoperte, delle bellezze che a volte non si vedono mentre siamo concentrati a fare quello che gli altri si aspettano da noi. Un viaggio che condurrà Paolo dal dovere al volere, dal pensare al sentire, dal pudore alla tenerezza.

Recensione:

“..Il mio 2020 letterario si è aperto negativamente leggendo il nuovo romanzo di Fabio Volo.
Per i critici duri e puri ed ancora di più per i “lettori “talebani, nonostante l’acquisito successo editoriale, rimane offensivo associare la parola “scrittore” a Fabio Volo.
Da lettore “diversamente ignorante” ho sempre avuto un “approccio” più aperto sforzandomi di fare una valutazione al termine della lettura .
Chi segue questo blog potrà verificare come ogni autore o presunto tale è stato sempre affrontato con serenità e obiettività.
I romanzi d Fabio Volo vendono tanto , moltissimo quanto dividono ferocemente critica e pubblico.
Fabio Volo non sarà l’ autore che i nostri figli, nipoti studieranno a scuola, ma sicuramente non è la peggiore sciagura della letteratura moderna italiana.
Partendo da questa personale convinzione, mi sento di poter affermare come “Una grande voglia di vivere” sia sfortunatamente uno dei più brutti e sciapi romanzi scritti dall’autore bresciano.
“Una grande voglia di vivere” vorrebbe raccontare, mostrare la crisi di un coppia con un figlio piccolo trasmettendo sentimenti veri, credibili al lettore ,  finendo invece per farne una fredda e banale rappresentazione..” https://ilritornodimelvin.wordpress.com/2020/01/06/4-una-grande-voglia-di-vivere-fabio-volo/

Non ricordavo cosa avevo  scritto due anni fa sull’ultimo romanzo di Fabio Volo, così  “rivendendo” i miei appunti mi   è emerso chiaramente come “Una Vita Nuova” non   sia  altro che il sequel di “Una grande voglia di vivere”.

Anche se tardivamente sono stato colpito  da un  fastidioso  déjà-vu,  spazzando  via gran parte  delle  sensazioni e giudizi positivi  emersi  durante la lettura di “Una vita nuova”

Ma non me voglia il caro Fabio Volo, ma era proprio necessario ripartire da una  storia complessivamente brutta?

 Non aveva lo scrittore bresciano   un’ idea più nuova, fresca per scrivere  questo  nuovo romanzo?

Invece il lettore si ritrova   di fronte  al plot letterario ed esistenziale della coppia in crisi  con un  figlio piccolo da gestire.

Ancora una  volta il protagonista è prigioniero della propria routine familiare e lavorativa, incapace di comunicare e soprattutto di decidere sul suo futuro.

Paolo, protagonista del nuovo romanzo, “subisce”  il momento più difficile della sua vita.   È preda di dubbi, ansie e paure. Non sa  se  risolvere  i nodi con sua moglie Alice o piuttosto lasciarla  prima di rovinare ogni cosa.

Ma  l’intreccio narrativo di “Una vita nuova” si differenzia creativamente dal precedente romanzo, poiché   la crisi coniugale  rappresenta solo la punta dell’iceberg   di una crisi più profonda e intima  che sta avvolgendo il protagonista .

Una crisi che si è allargata diventando angosciante   quando l’uomo  si è reso  conto che i propri genitori stanno invecchiando ed   in particolare  suo padre.

Paolo vorrebbe regalargli un sorriso , un motivo di felicità, sperando altresì di recuperare  un legame   che nel corso degli anni è stato caratterizzato  da silenzi e distanza più  da abbracci e gesti d’affetto.

Paolo   compie  questo viaggio con la vecchia Fiat 850 spider in compagnia del fraterno amico Andrea, confrontandosi sulle rispettive vite e situazioni sentimentali   

Un viaggio studiato  nei minimi dettagli da Paolo,  fiducioso che riportando  l’auto paterna  a “ casa”,  anche il tempo possa tornare indietro a tempi felici.

“Una Vita nuova” racconta la crisi generazionale o l’andropausa   come scrive ironicamente lo stesso autore  di ultra quarantenni sospesi tra le responsabilità familiari ed il bisogno di cambiare uno schema di vita noioso quanto soffocante.

 Il titolo  del romanzo racchiude contemporaneamente il desiderio, volontà ed in qualche il destino che porterà il protagonista a prendere delle inaspettate decisioni per finalmente  intraprendere  “Una Vita nuova”  e non una generica e scontata “nuova vita”.

Fabio Volo se da una parte ha il torto d’aver ripreso gli stessi  personaggi,  la medesima storia e criticità, dall’altra nonostante  abbiamo dimostrato poca originalità narrativa, ha comunque confermato di possedere quella  sensibilità ed umanità , come doti indispensabili,  nel donare autenticità ed intensità a storie semplici quanto universali.

Le storie di Fabio Volo, forse, saranno  prevedibili, banali, stereotipate , ma  comunque capaci di strapparti un sorriso ed in qualche caso una lacrima filiale nel toccante finale.

59) Colpevole di Amnesia ( Pierdante Piccioni – Pierangelo Sapegno)

“Colpevole Amnesia” è un romanzo scritto da Pierdante Piccioni e Pierangelo e pubblicato il 12 Maggio da Mondadori Editore.

Sinossi:
Cosa accade quando un uomo che ha perso la memoria deve difendersi da un’accusa che arriva dal passato, per un fatto che non è in grado di ricordare?
Pierdante Piccioni è il dottor Amnesia, il primario di pronto soccorso che nel 2013, dopo un incidente d’auto e il coma, si è risvegliato con un buco nero di memoria che gli ha inghiottito dodici anni di vita, riportandolo al 2001. Ha lottato contro tutto e tutti, rifiutando il proprio destino, ed è tornato al suo posto: lo hanno chiamato in televisione, ha scritto due libri sulla sua incredibile storia, è diventato un caso nazionale. Ed è lui il protagonista della vicenda che in queste pagine prende la forma del giallo, in un gioco letterario in cui realtà e fantasia s’intrecciano fino a confondersi l’una nell’altra.
Convocato come testimone per un’inchiesta su un duplice omicidio avvenuto nel pieno del suo vuoto di memoria, Piccioni scopre di essere in realtà il principale indagato: c’è un video che lo ritrae con le due vittime – una giovane dottoressa che aveva assunto come assistente e un fornitore di apparecchiature mediche con cui aveva trattato per una gara d’appalto – mentre litigano animatamente poco prima che i due scompaiano. Peccato che Pierdante non solo non ricorda di averli conosciuti, ma non è neppure in grado di ribattere alle accuse.
Il suo diventa un incubo senza fine: per trovare le risposte che cerca deve affidarsi ai ricordi degli altri, che possono essere non solo confusi o parziali, ma anche molto interessati. E mentre la verità giudiziaria sembra prendere forma, il dottor Amnesia è chiamato a condurre la propria personale indagine, alla ricerca della persona che è stata e di cui non serba memoria. Troverà attorno a sé altri personaggi, pronti a dargli una mano o ad approfittarsi della situazione: un poliziotto in carriera, un pubblico ministero inflessibile, un giornalista alcolizzato alla disperata ricerca dello scoop, un amico avvocato che non sembra avergli raccontato tutto. Ognuno con un proprio archivio di memorie, ognuno chiamato a definire una piccola parte della verità. Perché in realtà è la memoria la protagonista principale di questa folle storia: la memoria del tempo, la memoria parziale e dolente del cuore, la memoria arida e cinica degli altri. E quel che resta del ricordo è la sola verità possibile.

Recensione:
Avevamo lasciato il Dott Pierdante Picconi determinato a “rivoluzionare” umanamente e professionale la propria esistenza mettendo al servizio dei pazienti la sua unica e sofferta esperienza come medico /paziente
Pierdante Piccioni è il Dotto “Amnesia” ovvero l’uomo che ha “perso” 12 anni di ricordi e soprattutto emozioni dopo essere sopravvissuto ad un incidente automobilistico.
I due precedenti romanzi firmati da Piccioni e Sapegno ci avevano fatto conoscere, apprezzare le qualità e virtù dell’uomo Piccioni prima ancora del medico, rimanendone emotivamente coinvolti e stupiti dalla forza di reazione del protagonista.
Pierdante Picconi ha “rimparato” ad essere un padre, un marito ed infine un medico dovendo “compensare” 12 anni di vuoto dentro la sua memoria, mente e cuore.
Una complessa e gravosa sfida esistenziale divenuta straordinaria sul piano editoriale e recentemente anche televisivamente
Ma se scrivere di sé, financo romanzare qualche passaggio medico e/o privato può sembrare “semplice” o comunque poco tangibile come prova autoriale agli occhi di un esigente lettore.
Ecco che con questo terzo romanzo “Colpevole di Amnesia” Pierdante Piccioni compie il definitivo e convincente salto nella esclusiva cerchia di scrittori giallisti.
“Colpevole di amnesia” è un thriller atipico ispirandosi ancora una volta alla sfera personale del Piccioni, ma con quest’ultima stavolta utilizzata o se preferite “maneggiata” fin subito con l’intento di creare il personaggio letterario Piccioni e rendendolo “autonomo” da quello reale.
Il Piccioni del libro parla, si relaziona e soprattutto reagisce agli eventi che gli si riversano conto attingendo sì al carattere, indole del suo autore, ma facendo però emergere la propria identità e sensibilità.
L’amnesia può essere giudicata dalla giustizia come una “alibi” per difendersi dall’accusa di omicidio?
Il Piccioni post Amnesia è responsabile di quanto detto e fatto dal Picconi pre Amnesia?
Ed ancora Il nuovo Piccioni può e deve ancora fidarsi delle parole dei vecchi amici e collaboratori?
Sono alcuni dei dubbi/domande che il lettore si ripete continuamente procedendo nella lettura di una storia avvincente, spiazzante, carica di pathos e piena di colpi di scena.
“Colpevole di Amnesia” si muove drammaturgicamente da una parte omaggiando i celebri paradossi giudiziari di Franz Kafka e dall’altra seguendo la struttura narrativa dell’inchiesta investigativa del giallo di stampo americano.
“Colpevole di Amnesia” è un romanzo ben scritto e sviluppato con un intreccio credibile quanto razionale in modo da conquistare l’attenzione e curiosità del lettore fino all’ultima pagina.
Il lettore dovrà attendere il finale per conoscere l’attesa quanto controversa verità su caso dove spesso e volentieri si è portati a cambiare idea e giudizio su Picconi e sugli altri protagonisti della storia.
Piccioni e Sapegno hanno brillantemente mescolato realtà e finzione dando vita ad un impianto narrativo efficace, funzionale e coinvolgente in ogni aspetto.
“Colpevole di Amnesia” si candida, a nostro modesto parere, a diventare presto un progetto di richiamo per il piccolo o grande schermo perché la memoria era e rimane il dono più prezioso di ogni individuo.

147) L’avvocato degli innocenti (John Grisham)

“L’avvocato degli innocenti” è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato da Mondadori Editore nel novembre 2019

Sinossi:
Sono passati più di ventidue anni da quando Quincy Miller, un giovane di colore, è stato arrestato dalla polizia della cittadina di Seabrook, in Florida, con l’accusa di aver ucciso l’avvocato Keith Russo, di cui era stato cliente. Quincy viene frettolosamente processato sulla base di testimonianze e prove poco attendibili e di un movente poco credibile. Ciononostante viene condannato all’ergastolo. Per tutto il tempo l’uomo si professa innocente senza venire mai ascoltato da nessuno, fino al giorno in cui, disperato, scrive una lettera alla Guardian Ministries, i “padri guardiani”, una fondazione no profit che si occupa di dimostrare l’innocenza dei suoi assistiti salvandoli dalla pena di morte. Cullen Post è a capo di questa piccola e agguerrita organizzazione, ha all’attivo otto casi risolti e una storia personale sui generis: quando era un giovane avvocato alle prime armi e pieno di ideali, era rimasto fortemente deluso dal sistema giudiziario e dopo una profonda crisi aveva deciso di diventare pastore episcopale, per dedicarsi poi anima e corpo a combattere le condanne ingiuste e assistere gratuitamente solo clienti dimenticati dal sistema. Accettando di dimostrare l’innocenza di Quincy Miller, strappandolo all’ergastolo, Cullen deve partire alla ricerca dei vecchi testimoni e smontare le false prove che erano state prodotte, mettendo a rischio la sua vita. Perché il suo cliente è stato incastrato da criminali senza scrupoli che non vogliono certo che lui esca vivo dalla prigione. Hanno già ucciso un avvocato ventidue anni prima e possono benissimo eliminarne un altro senza pensarci due volte. Corruzione, abuso di potere ed errore giudiziario sono gli elementi portanti di questo legal thriller scritto da John Grisham.
Recensione:
“La legge è uguale per tutti”
Almeno una volta vi sarà capitato di leggere questa frase dentro un tribunale od ascoltarla durante programma televisivo sull’atavico problema della giustizia in Italia.
È una frase potente, fondamentale, basica in uno Stato di diritto.
Peccato che poi se si “inciampa” dentro il sistema, non sempre questa frase è davvero rispettata ed applicata.
I casi di malagiustizia sono all’ordine del giorno in tutto il mondo e soprattutto potremmo dire negli Stati Uniti,
L’ordinamento giuridico della più grande e potente democrazia dell’Occidente “sforna” centinaia, migliaia di “casi Tortora” all’anno.
Tanti, troppi innocenti vengono condannati a morte o rinchiusi a vita per un crimine mai commesso.
E molti di questi “casi giudiziari” riguardano persone di colore o comunque appartenenti a minoranze povere e poco istruite.
La giustizia americana è clemente quanto generosa con i ricchi colpevoli quanto inflessibile con gli innocenti che non possono permettersi un vero e costoso avvocato.
Fortunatamente esistono, resistono delle piccole quanto caparbie fondazioni, associazioni, studi legali composte da persone che dedicano la loro attività professionale ed esistenza umana a salvare questi “innocenti”.
John Grisham, il Re del “legal thriller”, lascia ancora un segno del proprio talento, creatività e senso civico.
“L’avvocato degli innocenti” pur essendo bellissimo romanzo di finzione appare al lettore fin dalle prime pagine come una puntuale, attenta e dura requisitoria dell’autore contro il sistema giuridico americano.
Grisham, a differenza dei precedenti romanzi, non accompagna il lettore nella risoluzione di un giallo o del processo in cui il cattivo di turno sia finalmente condannato. In questo caso la prospettiva narrativa, giuridica è ben diversa se non opposta.
L’avvocato/pastore Cullen Post e gli altri componenti della fondazione “Padri Guardiani” lottano ogni giorno per salvare uomini e donne ingiustamente condannate e rinchiuse in carcere
L’incipit del romanzo, magistralmente scritto: teso, angosciante, incalzante, fa subito intuire al lettore quale storia si troverà ad affrontare.
Cullen Post, il nostro avvocato /pastore , vincendo un ricorso riesce all’ultimo istante a far sospendere l’esecuzione del proprio assistito
Cullen Post e gli altri componenti del team “Padri Guardiani” vogliono giustizia.
Inseguono la verità, smuovono mari e monti per ottenere nuove prove per poter riaprire casi chiusi da tempo.
I Padri Guardiani sono dei Don Chisciotte del diritto impegnati in una pericolosa quanto faticosa lotta contro il tempo, avversati dallo stesso ordinamento giuridico e dalla polizia. Quest’ultima sempre più caratterizzata dalla corruzione oltre che incapacità
Nessuno dei Guardiani mostra mai segno cedimento o pentimento per la scelta compiuta e nell’aver rinunciato a facili guadagni e vita meno sfibrante e sicura.
“L’avvocato degli innocenti” è una lettura appassionante, emozionante, sconcertante quanto imprevedibile che trascina il lettore dentro una storia dal gusto kafkiano
John Grisham riscrive “il Processo” di Kafka riadattandolo alla realtà americana evidenziandone magagne, pregiudizi e sciatteria.
“L’avvocato degli innocenti” è una lettura assolutamente consigliata per chi ancora studia e lotta per uno Stato di diritto credendo davvero che la legge debba essere uguale per tutti
Magari ci fossero più Cullen Post nei nostri tribunali

58) La Famiglia prima di Tutto ( Sophie Kinsella)

“La Famiglia prima di Tutto” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato da Mondadori Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Fixie Farr è sempre stata fedele al motto di suo padre: “La famiglia prima di tutto”. E, da quando lui è morto, lasciando nelle mani della moglie e dei tre figli il delizioso negozio di articoli per la casa che ha fondato a West London, Fixie non fa che rimediare ai pasticci che i suoi sfaticati fratelli combinano invece di prendersi cura di sé. D’altra parte, se non se ne occupa lei, chi altro lo farà? Non è certo nella sua natura tirarsi indietro e, soprattutto, non sa trattenersi dal mettere ogni cosa a posto, anche se non la riguarda.
Così quando un giorno in un bar un affascinante sconosciuto le chiede di tenere d’occhio il suo portatile lei non solo accetta ma, a rischio della sua incolumità, salva il prezioso computer da un danno irreparabile.
Sebastian, questo il nome dell’uomo, è un importante manager finanziario e, volendo a tutti i costi sdebitarsi con lei, le scrive su un pezzo di carta: “Ti devo un favore”.
Sul momento Fixie non lo prende sul serio, abituata com’è a trascurare i suoi bisogni, ma si sbaglia di grosso. Riuscirà a trovare il coraggio di cambiare e smettere per una volta di pensare solo agli altri?
La famiglia prima di tutto! è una commedia romantica piena di humour, ma anche un romanzo di formazione che racconta la rinascita della sua adorabile protagonista finalmente pronta per il futuro che si merita. Con l’empatia e il tocco delicato e sempre arguto che la contraddistinguono, Sophie Kinsella affronta le dinamiche dei legami familiari, regalandoci ancora una volta un personaggio a cui sarà difficile non affezionarsi.
Recensione:
Non sono ancora scemate le numerose, fastidiose e spesso violente polemiche sul congresso internazionale della Famiglia svoltosi una settimana fa a Verona.
Tutti o quasi hanno sentito l’urgenza, la necessità d’esprimere la propria opinione sullo stato dell’istituzione familiare e soprattutto che cosa questa “parola” rappresenti oggi nella società.
Non era mia intenzione né interesse entrare in questa scivolosa quanto noiosa (mio modesto parere) disputa, ma è stato il Destino letterario, come sempre saggio quanto ironico, a trascinarmi per i capelli (ormai pochi) facendomi leggere il nuovo divertente romanzo dell’amata Sophie Kinsella.
“La Famiglia prima di Tutto”, già dal titolo italiano, potrebbe essere letto ed interpretato in modo opposto dalle due fazioni di Verona, dimenticando entrambe colpevolmente, la validità di un vecchio proverbio: i panni sporchi si lavano in famiglia.
Ovvero non importa la natura e/o composizione del nucleo familiare, quanto semmai i componenti ne condividano valori e principi comuni: rispetto, solidarietà, amore.
Esiste la famiglia perfetta in questo mondo? Personalmente ne dubito. Forse si può trovare in qualche realtà parallela/ utopica.
“La Famiglia prima di tutto” è la storia di un ‘implosione e rinascita di una famiglia e non soltanto della protagonista Pixie, rimasta “bloccata” dentro una  bolla emotiva ed esistenziale dopo la morte dell’amato padre.
Tutto cambia, evolve, niente e nessuno può rimanere esente dal Tempo e dalla Natura.
Anche le regole e principi familiari possono e devono adeguate e mutate specialmente se i secondi determinano interessi economici o la gestione dell’azienda di famiglia.
Sophie Kinsella firma un romanzo sincero, brillante, leggero quanto denso di contenuti e spunti di riflessione sulla complessità familiare e soprattutto sul comprendere che cosa significhi oggi “fa parte di una famiglia”.
Personalmente ritengo la parte più romance r narrativamente più debole e meno convincente dell’intreccio,  sebbene sia funzionale lala risoluzione della tematica principale.
“La Famiglia prima di tutto” racconta, evidenzia, affronta con ironia, delicatezza ed eleganza i conflitti generazionali, quelli fraterni e le scelte dolorose ma necessarie che ogni componente di una famiglia deve compiere affinché come una vera famiglia unita si possa davvero voltare pagina.
“La Famiglia prima di tutto” è la lettura super consigliata per chi sta vivendo attualmente una crisi o tensione familiare meditando rotture drammatiche, scoprirà in questo libro come anche delle sane e dure litigate possono rivelarsi propedeutici ad una ritrovata armonia e desiderio di condivisione.

235) Storia Della Mia Ansia (Daria Bignardi)

“Storia della Mia Ansia” è un romanzo scritto da Daria Bignardi e pubblicato da Mondadori Editore nel Febbraio 2018.
Sinossi:
Un pomeriggio di tre anni fa, mentre stavo sul divano a leggere, un’idea mi ha trapassata come un raggio dall’astronave dei marziani. Vorrei raccontare così l’ispirazione di questo romanzo, ma penso fosse un’idea che avevo da tutta la vita. “Sappiamo già tutto di noi, fin da bambini, anche se facciamo finta di niente” dice Lea, la protagonista della storia.
Ho immaginato una donna che capisce di non doversi più vergognare del suo lato buio, l’ansia. Lea odia l’ansia perché sua madre ne era devastata, ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza. Ha tre figli, un lavoro stimolante e Shlomo, il marito israeliano di cui è innamorata. Ma la loro relazione è conflittuale, infelice.
“Shlomo sostiene che innamorarci sia stata una disgrazia. Credo di soffrire più di lui per quest’amore disgraziato, ma Shlomo non parla delle sue sofferenze. Shlomo non parla di sentimenti, sesso, salute. La sua freddezza mi fa male in un punto preciso del corpo.” Perché certe persone si innamorano proprio di chi le fa soffrire? E fino a che punto il corpo può sopportare l’infelicità in amore?
Nella vita di Lea improvvisamente irrompono una malattia e nuovi incontri, che lei accoglie con curiosità, quasi con allegria: nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore, quando gli succede qualcosa di grosso.
Recensione:
L’idea di morire ci spaventa?
Ovviamente si
Scoprire d’aver un cancro ed obbligandoci, senza alcuna certezza di guarigione, a dolorosi cicli di chemioterapia può renderci preda dell’angoscia e dell’ansia?
Si, naturalmente.

Avere il cancro è indubbiamente una sciagura.
Non è assolutamente un dono.
Chi riceve questa drammatica diagnosi, si può sentire, semmai, come il vincitore di una malaugurata lotteria all’incontrario.
E come reagirebbe, se dovesse ritrovarsi in questa infausta condizione, una persona già ansiosa di per sé e magari in crisi esistenziale e soprattutto sentimentale con il secondo marito?
Daria Bignardi affronta con coraggio, sensibilità ed un pizzico d’ironia queste scomode e complesse tematiche firmando una storia intensa, coinvolgente senza mai sconfinare nella banalità e/o nel retorico.
“Storia della mia ansia”, come dichiarato dalla stessa autrice, è il “romanzo più impegnativo” della propria carriera.
Daria Bignardi ha trovato il giusto equilibrio narrativo ed emotivo tra l’aspetto autobiografico ed il desiderio di dare spazio alla propria creatività , facendo risaltare l’ esperienza e piena maturazione come autrice.
Daria Bignardi racconta di sé stessa e della sua esperienza da paziente attraverso i personaggi ben calibrati, credili e potenti di questa storia, portando il lettore con grazia e talento dentro la storia e facendolo entrare in empatia con i secondi.
“Storia della mia ansia” “utilizza” il cancro come escamotage drammaturgico per raccontare il travagliato quanto decisivo passaggio esistenziale della protagonista.
Lea è una donna “quasi” di mezz’età, una madre, 2 volte moglie e soltanto alla fine una paziente oncologica, e con questa molteplice “definizione” che il lettore impara a conoscerla, ad ascoltarne i pensieri e comprenderne dubbi, tentazioni amorose e momenti di umano sconforto.
“Storia della mia ansia” è una lettura preziosa, calda, commovente, a tratti anche ruvida, ma proprio per quest’ultimo aspetto davvero universale e caldamente consigliata sia ad un pubblico femminile che maschile.
Un esempio da seguire qualora il Destino dovesse riservarci sgradite sorprese.

174)“Cacciatore di Mafiosi- Le indagini , i pedinamenti, gli arresti di un magistrato in prima linea” (Alfonso Sabella)

“Cacciatore di Mafiosi- Le indagini , i pedinamenti, gli arresti di un magistrato in prima linea”” è un saggio scritto da Alfonso Sabella e pubblicato da Mondadori Editore per la prima volta nell’aprile 2008.
Sinossi:
Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Pasquale Cuntrera: nomi famosi, nomi infami, che rimangono scolpiti nella memoria di tutti perché rappresentano la mafia delle stragi dell’estate del 1993, dell’uccisione di Giovanni Falcone e Pietro Borsellino, del potere di Toto Riina e Bernardo Provenzano. Catturare questi uomini, spesso latitanti per anni, nascosti tra le pieghe di una Sicilia e di una Palermo in cui il territorio spesso sfugge al controllo dello stato, è un’impresa investigativa di grande difficoltà: si tratta di saper parlare con i pentiti, conoscere il modo di ragionare dei mafiosi, muoversi tra la criminalità comune, le donne dei capimafia e alcuni spietati assassini. Alfonso Sabella è stato per anni magistrato inquirente a Palermo, al tempo del pool antimafia guidato da Giancarlo Caselli. Ha catturato Bagarella e Brusca, ha visitato le camere della morte dove avvenivano le torture e le uccisioni più cruente, ha raccolto i racconti di pentiti maggiori e minori e soprattutto ha accumulato una enorme riserva di storie. Storie con tutta la violenza delle guerre di mafia di cui fanno le spese anche gli innocenti, storie di intercettazioni telefoniche e imboscate per strada, storie in cui le gesta dei mafiosi si modellano sui film e la televisione. Soprattutto storie vere, che ci fanno vivere in prima persona le emozioni, i drammi, le delusioni e i trionfi di un magistrato che per anni è stato un cacciatore di mafiosi di professione.
Recensione:
“Ho voluto scrivere questo libro sulle mie esperienze professionali per due motivi. Il primo era far sapere agli italiani come lo Stato seppe reagire alle stragi di Capaci e Via D’Amelio e successivamente alla stagione del terrore mafioso del ‘93. In pochi sanno o ricordano che lo Stato riuscì a smantellare parte della Cupola, arrestando uno dopo l’altro mafiosi del calibro di Bagarella e Brusca. Non ci siamo arresi, non ci siamo fermati solo al processo contro Giulio Andreotti. Il secondo era scalfire l’aura che pellicole celebri come la saga del “Padrino” hanno costruito intorno ai mafiosi. Non è vero che non erano capaci di nefandezze come sciogliere un bambino nell’acido. I mafiosi sono belve senza scrupoli e io ho voluto raccontarne l’orrore e le brutalità compiute da questi uomini. Speravo che il mio romanzo potesse diventare la base per realizzare un progetto televisivo o cinematografico, ma devo ammettere che mai avrei pensato che questa serie potesse raggiungere simili livelli.”
Ho avuto l’opportunità d’ascoltare queste parole durante l’intervento del Dott Alfonso Sabella alla presentazione dell’apprezzata serie Tv “Il Cacciatore” andata in onda la scorsa primavera su Rai 2, ispirata dal saggio/romanzo biografico scritto dallo stesso ex magistrato .
Poche ed intese parole che mi convinsero fin da subito della qualità e validità artistica del progetto televisivo e soprattutto come potesse rappresentare per l’opinione pubblica una vera novità a livello “narrativo “e “sociale”.
Vi consiglio vivamente di recuperare, durante questo periodo estivo, la prima stagione sul portale RAI play, ma solamente dopo aver letto la “fonte” originaria per conoscere e comprendere in che modo lo Stato seppe reagire all’attacco frontale di Cosa Nostra.
“ Cacciatore di Mafiosi” è il racconto vivido, inteso, quanto coinvolgente della fulminante “carriera” del giovane ed ambizioso magistrato Sabella all’interno del Pool Antimafia guidato dall’allora Procuratore Generale Giancarlo Caselli.
Alfonso Sabella è un magistrato atipico, diverso rispetto agli altri colleghi del Pool, rivelando fin dal suo primo giorno di “lavoro” una ferocia determinazione, un formidabile istinto e la giusta dose di “superbia” nell’affrontare ogni delicato fascicolo sulla latitanza di un mafioso
Alfonso Sabella consapevole che lo Stato deve affrontare e vincere una guerra totale e devastante contro Cosa Nostra, si trasforma in un magistrato “cacciatore” operando direttamente su “strada” affiancando oltre che coordinando le forze dell’ordine, anche a rischio della propria incolumità personale.
Alfonso Sabella da siciliano prima ancora che da magistrato conosce bene il modo di pensare e d’agire dei mafiosi riuscendo così spesso ad intuire ed anticipare le mosse di quest’ultimi.
Sabella affronta a viso aperto questa immane sfida sentendo forte la responsabilità del proprio compito e soprattutto l’urgenza di dimostrare con i fatti al popolo italiano che dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio, lo Stato non ha abdicato al proprio ruolo e funzione.
“ Cacciatore di Mafiosi” ha una struttura narrativa lineare, diretta, incisiva capace di conquistare il lettore fin dalle prime pagine, facendoli rivivere con forza e crudezza quei frenetici e terribili anni e mettendo in luce da una parte i lati più sanguinari e brutali dei boss di Cosa Nostra e dall’altra la loro paradossale umanità e calore nei confronti delle rispettive famiglie.
“ Cacciatore di Mafiosi” è un flusso di pensieri, emozioni, riflessioni e considerazioni dell’uomo Sabella prima ancora del magistrato che scuotono cuore e mente del lettore e soprattutto facendolo interrogare su quali furono i motivi per cui la “caccia” di Sabella fu bruscamente e misteriosamente interrotta prima della sua conclusione.

76) La Grande Truffa ( John Grisham)

“La Grande Truffa” è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato da Mondadori Editore nel gennaio 2018.

Sinossi:
Gli studenti Mark, Todd e Zola si sono iscritti alla scuola di legge di Washington con le migliori intenzioni e il sogno di cambiare il mondo una volta ottenuta la sospirata laurea. Dopo essersi coperti di debiti per poter pagare le rette salatissime di una mediocre scuola privata, i tre amici si rendono conto di essere oggetto di una grande truffa. Il loro istituto, infatti, insieme a molti altri, è nelle mani di un potente e losco investitore newyorchese, che è anche socio di una banca specializzata nella concessione di prestiti agli studenti.
Dopo anni di sacrifici e false promesse di un lavoro sicuro, Mark, Todd e Zola capiscono che con ogni probabilità non riusciranno mai a passare l’esame di avvocato. Ma forse c’è una via d’uscita: l’obiettivo è farla franca con i grossi debiti accumulati e vendicarsi del torto subito. E per fare tutto ciò i tre devono lasciare subito gli studi, fingere di avere i titoli per praticare la professione di avvocato, eleggendo il Rooster Bar, dove si incontrano abitualmente, a loro quartier generale. È un’idea completamente folle, o no?
John Grisham, con piglio brillante ed efficace, affronta un argomento di grande attualità non solo in America, mettendo a nudo gli interessi e i profitti che vengono maturati nel grande business delle scuole private.
Recensione:
Chissà se Pietro Grasso, ex Presidente del Senato e leader di LEU, è un fan di John Grisham, Re dei romanzi di genere legal thriller.
No, caro lettore, la mia non vuole essere solamente una boutade provocatoria /ironica quanto piuttosto una sincera curiosità nata e cresciuta mentre mi addentravo nella lettura dell’ultimo romanzo dell’autore americano.
Che cosa può unire Pietro Grasso e John Grisham?
Nulla formalmente, ad eccezione della comune formazione giuridica (il primo magistrato ed il secondo avvocato, nelle loro rispettive vite precedente).
Eppure entrambi in modo diverso e con obietti differenti hanno affrontato il delicato e controverso tema delle tasse Universitarie e del diritto allo studio per i giovani.
Il primo pur d’ottenere consenso nell’ultima campagna elettorale prometteva l’abolizione di ogni tassa universitaria, ma avendo poi un modesto riscontro dentro le urne.
Il secondo, da scaltro e abile scrittore ha immaginato una storia, in alcuni passaggi degna del miglior James Bond, ma capace però d’inserire dure, calibrate ed incisive critiche al sistema universitario americano privato, fondato più sul mero business piuttosto che nella reale formazione professionale e culturale delle nuove generazioni.
La corsa al famigerato “pezzo di carta” che tanto era ambito, sudato, ostinatamente inseguito dai ragazzi soprattutto del Sud per poter ambire a riscatto sociale e morale anche in nome della famiglia, per quanto assurda si è diffusa anche negli Stati Uniti.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati come “funghi” le università private o scuole di specializzazione post laurea, attirando migliaia di sprovveduti ed ingenui ragazzi con l’illusione di poter ottenere dopo un qualificato lavoro e soprattutto un sostanzioso stipendio.
Un’illusione che ben presto si rivela essere una trappola economica quasi fatale per il povero studente. Quest’ultimo si troverà nel giro di pochi anni ad essere “debitore” nei confronti dello Stato di quasi 300 000 mila euro, avendo ricevuto in cambio un’ istruzione modesta o spesso insufficiente.
Grisham evidenzia in modo feroce e diretto il “sogno americano” si sia trasformato per i giovani in una nuova forma di schiavitù economica.
Lo studio non è più considerato un fattore di crescita e sviluppo per un Paese, quanto piuttosto una nuova miniera d’oro da sfruttare dai soliti pescecani senza scrupoli.
“La Grande Truffa” inizia con il drammatico suicidio del giovane studente Gordy, afflitto da bipolarismo, ma tragicamente acutizzato dalla pressione che il ragazzo sente sulla propria pelle avendo preso coscienza di come la sua vita sia segnata dai debiti contratti con l’università e dalla soffocante scelta di dover sposare la propria fidanzata storica
Un suicidio che scuote profondamente Zola, Mark, Tommy, amici di Gordy nonché anche loro studenti e consapevoli d’avere un futuro già gravemente compromesso per colpa del debito universitario.
I tre protagonisti hanno tre storie personali molto diversi, ma tutti e tre si ritrovano davanti a un bivio: vivere da sfruttati impiegando un’intera vita a pagare il rispettivo debito o sfidare il sistema sullo stesso iniquo gioco, fingendo d’essere quello che non sono: avvocati.
“La Grande Truffa”, personalmente, lo ritengo uno dei romanzi meno riusciti e convincenti della brillante carriera di John Grisham.
Le mie perplessità non riguardano però né lo stile, sempre fluido, lineare ed avvolgente, o per l’altrettanta conclamata e meritata abilità dell’autore di trascinare il lettore (romanzo letto in un solo giorno) dentro la storia, rimanendo fino all’ultimo coinvolto e curioso di scoprire l’esito di questa incredibile spy story “universitaria”.
Quanto piuttosto sono rimasto spiazzato da un finale ambiguo e poco condivisibile sul piano etico oltre che narrativo
“La Grande Truffa” presenta una struttura narrativa a tratti caotica e dispersiva, come se l’autore non avesse completamente chiaro quale dovesse essere la reale mission sociale e culturale della storia.

Zola, Mark e Tommy sono forse dei novelli Robin Hood? Si interroga più volte il lettore andando avanti nella lettura del romanzo.
Ancora è moralmente lecito che i tre protagonisti tentino di truffare, almeno all’inizio, degli sprovveduti clienti trovati in tribunale?
Se lo Stato offre l’opportunità di “speculare” sull’istruzione, chi compie tali operazione è da condannare?
“La Grande Truffa” presenta una struttura narrativa a tratti caotica e dispersiva, come se l’autore non avesse completamente chiaro quale dovesse essere la reale mission sociale e culturale della storia.
La mia modesta sensazione che lo stesso Grisham, consapevole delle possibili critiche, abbia trovato ispirazione dal saggio proverbio “dare una botta al cerchio ed una alla botte” nello scrivere un finale agrodolce, aperto ma allo stesso tempo insolitamente “arzigogolato” rispetto ai precedenti lavori dell’autore
Il diritto allo studio rimane una grande conquista della società moderna e perno fondamentale per il progresso e sviluppo dell’umanità, ma altresì chiediamoci se l’accesso agli studi universitari debba trasformarsi per i nostri ragazzi in una fatale tagliola per il loro futuro.

268) Quando tutto inizia (Fabio Volo)

“Quando tutto inizia” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato da Mondadori nel novembre del 2017.

Sinossi:
Silvia e Gabriele si incontrano in primavera, quando i vestiti sono leggeri e la vita sboccia per strada, entusiasta per aver superato un altro inverno. La prima volta che lui la vede è una vertigine. Lei non è una bellezza assoluta, immediata, abbagliante, è il suo tipo di bellezza. Gli bastano poche parole per perdere la testa: scoprire che nel mondo esiste qualcuno con cui ti capisci al volo, senza sforzo, è un piccolo miracolo, ti senti meno solo. Fuori c’è il mondo, con i suoi rumori e le sue difficoltà, ma quando stanno insieme nel suo appartamento c’è solo l’incanto: fare l’amore, parlare, essere sinceri, restare in silenzio per mettere in ordine la felicità. Fino a quando la bolla si incrina, e iniziano ad affacciarsi le domande. Si può davvero prendere una pausa dalla propria vita? Forse le persone che incontriamo ci servono per capire chi dobbiamo diventare, e le cose importanti iniziano quando tutto sembra finito.
Questo libro racconta una storia d’amore, ma anche molto di più. I sentimenti sono rappresentati nelle loro sfumature e piccole articolazioni con la semplicità e l’esattezza che rendono Fabio Volo un autore unico e amatissimo dai lettori italiani e non solo. Sullo sfondo di una narrazione che trascina fino all’ultima pagina c’è la sempre più difficile scelta tra il noi e l’io, tra i sacrifici che facciamo per la nostra realizzazione personale e quelli che siamo disposti a fare per un’altra persona, per la coppia o la famiglia. La differenza di dimensione tra essere felici ed essere felici insieme.
Recensione:
Esistono dei parametri per stabilire se una storia d’amore debba essere giudicata giusta o sbagliata?
È giusto esprimere un giudizio morale su una storia d’amore?
Una storia d’amore nata dal tradimento di una donna sposata può avere un futuro o va vista esclusivamente come una parantesi, pausa, sospensione emotiva nelle vite dei due amanti clandestini?
Fabio Volo con il suo nuovo romanzo, pur non formulando direttamente ed esplicitamente queste domande, spinge il lettore a riflettere se per vivere un’intensa e travolgente storia d’amore sia giustificabile il tradimento matrimoniale , rischiando di far saltare una famiglia e privando un figlio piccolo della presenza della figura materna.
Attenzione, Fabio Volo non invita al tradimento coniugale, bensì utilizza la storia di Gabriele e Silvia, per evidenziare, come neanche il migliore Adinolfi sarebbe stato capace di fare, come un uomo o come nel caso Silvia non avrà alcun dubbio nello scegliere tra una ritrovata ed inaspettata felicità come donna e il calore familiare e i doveri di una madre.
“Quando tutto inizia” non è probabilmente il migliore romanzo scritto da Fabio Volo, avendo un impianto narrativo piuttosto esile, prevedibile e senza particolari guizzi artistici.
Eppure Volo ha il merito e talento di scrivere in modo semplice, lineare, chiaro evitando di utilizzare noiosi e spesso inutili sofismi letterari e sociologici che purtroppo invece abbandono in numerosi romanzi di scrittori amati solamente dalla critica.
“Quando tutto inizia” è una lettura fresca, disimpiegata, agile che ti fa trascorrere un paio d’ore piacevoli, seguendo con interesse e con un discreto coinvolgimento l’evoluzione della storia tra questi due amanti quarantenni.
La bravura di uno scrittore risiede nell’inserire una morale o messaggio preciso tra le righe di una commedia rosa o comunque leggera, senza cadere nel retorico e melenso.
“Quando tutto inizia” lascia nel lettore la consapevolezza che a volte conosci, ti innamori della persona giusta nel modo e tempo sbagliato, finendo inevitabilmente per soffrirne alla fine della storia.
Ma le lacrime versate ed il cuore spezzato d’ oggi, diventeranno invece domani la base per incontrare davvero la donna della tua vita ed in fondo non potrai non ringraziare di cuore la tua Silvia.

206) La Colonna di Fuoco (Ken Follett)

“La colonna di Fuoco” è un romanzo di Ken Follet e pubblicato in Italia da Mondadori editore nel settembre 2017.

Sinossi: gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l’Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso. Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, la saga di Kingsbridge che ha appassionato milioni di lettori nel mondo continua con questo magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall’Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all’attualità di oggi.
Recensione:
Ai tempi di scuola, le lezioni di storia per la maggior parte degli studenti rappresentavano uno dei momenti più bui, noiosi e terribili della vita scolastica, non capendo l’importanza d’apprendere e conoscere il passato e le origini del nostro Paese e gli equilibri mondiali, ritendendo quelle ore trascorse tra in classe, tempo perduto a non poter mordere il presente.
Probabilmente chi oggi è un accanito fan di Ken Follett, era all’epoca uno di quei studenti insofferenti alle lezioni del suo professore di storia, e forse oggi ha capito quanto era ingenuo e sciocco quel sentimento.
La storia è maestra di vita, sostengono gli studiosi ed i saggi, dalla quale soprattutto i politici sarebbe auspicabile cogliessero ispirazione e spunti di riflessione prima di prendere alcune decisioni discutibili.
Viviamo un ‘epoca in cui dominano gli interessi economici, gli egoismi personali, la disonestà, e dove stanno riemergendo forti rigurgiti razzisti. Paradossalmente la religione, la fede sono diventati gli ideali paraventi e scudi per poter compiere atti di terrore, di morte e di distruzione.
Oggi molti parlano, scrivono di terrorismo islamico, spaventati dal fanatismo dei militanti dell’Isis, dopo ogni vile attentato nelle capitali europee contro inermi civili, contrapponendo con orgoglio la civiltà e il laicismo dell’Occidente.
Ma siamo davvero convinti di queste affermazioni e convincimenti?
Basterebbe sfogliare qualsiasi manuale di storia per vedere ed annotare quante Guerre di Religione siano state combattute nella vecchia Europa, senza che l’Islam o mussulmano fosse coinvolto.
Ma se proprio toccare e sfogliare un libro di storia vi mette i brividi, ma siete amanti dei romanzi storici, la nuova fatica di Ken Follet è sicuramente una valida alternativa per toccare con mano quanto violenza, ingiustizia e sangue sia stato versato nella feroce e drammatica contesa tra cattolici e protestanti.
Ken Follet firmando “La Colonna di Fuoco” dimostra ancora una volta d’essere un profondo ed attento studioso ed osservatore della storia prima ancora che un talentuoso e creativo scrittore.
“La colonna di Fuoco” è infatti contemporaneamente un romanzo storico, un thriller, una spy story, dove non mancano però struggenti e sincere storie d’amore tra i diversi protagonisti della storia, condizionate e negate da vili motivi politici e pseudo religiosi.
Ragion di Stato, Religione e storie familiari sono magistralmente e armoniosamente mescolate ed unite dal filo rosso dell’ambizione e corruzione dei Re e Regine dell’epoca e dei loro rispettivi entourage, mascherati dal compito di diffondere la vera Fede, schiacciando l’eresia dilagante.
“La colonna di Fuoco” ha una struttura narrativa articolata, forse a tratti complessa e dispersiva, e ciò nonostante l’attenzione e curiosità del lettore rimangono costanti e forti per tutte le 901 pagine, piene di pathos e di colpi di scena, del romanzo.
Lo stile di Follet è elegante quanto chiaro, pulito ed avvolgente ed evidenziando la consueta abilità ed esperienza nel condurre il lettore all’interno di una storia collocata in un ampio periodo storico, mantenendo brillante e fluido il ritmo narrativo.
“La Colonna di Fuoco” è un romanzo interessante, godibile, quanto utile per capire come i problemi internazionali di oggi siano assai simili a quelli di secoli fa e come il problema non sia religioso quanto piuttosto chi ne abusa per il proprio tornaconto personale e purtroppo politico.

22) C’eravamo tanto amati (Bruno Vespa)

vespa

“C’eravamo tanto amati” è un romanzo di Bruno Vespa, pubblicato da Mondadori nel novembre 2016.

Questa recensione per esperienza passata sarà ignorata o derisa da molti, perché per quest’ultimi leggere e recensire un libro di Bruno Vespa è molto peggio di un sacrilegio o di un’offesa al pubblico decoro.
Pur rispettando il parere altrui, francamente me infischio.

Bruno Vespa avrà tutti i suoi limiti e la sua trasmissione “Porta a Porta” spesso ha derive giornalistiche che non condivido, ma personalmente apprezzo il professionista Vespa.
Lo scrittore Vespa per quanto possa valere la mia opinione, è un autore che si lascia leggere con facilità e discreto interesse.
Vespa ha uno stile semplice, lineare, diretto che porta il lettore dentro la storia senza astrusi artifici letterari andando diretto al nocciolo e al cuore della storia da voler divulgare.
“C’eravamo tanto amati” il cui titolo è un omaggio al celebre film di Ettore Scola, non è altro che l’amaro e malinconico racconto di come l’Italia sia riuscita a diventare grande e rispettata nel mondo grazie al talento, ingegno e creativa dei suoi artisti, imprenditori, cuochi, scrittori e come oggi tutto questo sembra essersi perso nelle sabbie mobili di una crisi senza fine, non solamente economica, ma soprattutto d’identità nazionale.
Vespa ricorda a sé stesso e soprattutto ai lettori più giovani come il nostro Paese sia stato capace di rialzarsi dal disastro della seconda guerra mondiale, vivendo un vero boom economico negli Anni 50 e 60 garantendo benessere e sviluppo a tutta la popolazione.
Un benessere che nel corso dei decenni ha cambiato gli usi e costumi degli italiani a cominciare dall’arte del corteggiamento caratterizzato dall’uso della lettera per tramutarsi oggi nello smodato utilizzo di what’sup.
Gli italiani un tempo attendevano con ansia e trepidazione lo squillo del telefono di casa e se erano fuori facevano scorte di gettoni prima e poi di schede telefoniche.
Oggi invece è un alieno chi non possiede almeno un cellulare per essere contatto in qualsiasi momento.
La TV è cambiata profondamente, da mezzo capace di unire il Paese dalle Alpi alla Sicilia con trasmissioni cult come “Lascia o Raddoppia”, per evolvere oggi in una miriade di proposte tra il digitale terreste e satellitare.

Bruno Vespa nel suo descrivere l’evoluzione e trasformazione della nostra società da una parte esalta le capacità degli italiani e dall’altra punta il dito su un presente in cui sembrano essere perduti i talenti e soprattutto il coraggio di fare, segni distintivi del popolo italiano.
“C’eravamo tanto amati” è un libro che merita di essere letto per conoscere il nostro passato e soprattutto per riscoprire le capacità e potenzialità utili per risollevarci da una depressione creativa prima ancora che economica.