2) Stanza 2806

“Stanza 2806” è miniserie in 4 episodi. Documentario, poliziesco. Francia 2020

Nel 2011 Dominique Strauss-Kahn era il direttore del Fondo Monetario Internazionale, con alle spalle una carriera contraddistinta da successi e promozioni, e favorito dai sondaggi per le elezioni presidenziali francesi dell’anno successivo.

Se nonché, il 14 maggio, Strauss-Kahn viene fermato all’aeroporto JFK di New York con l’accusa di aver violentato una cameriera nella stanza 2806 dell’albergo dove abitualmente soggiornava.

In poche ore la sua carriera politica è distrutta, i media di mezzo mondo aprono con la notizia del suo arresto e la Francia segue sotto shock le immagini di uno dei sui cittadini più illustri in manette, scortato in carcere dai poliziotti.

Cosa è realmente accaduto in quella stanza? Strauss-Kahn è davvero colpevole oppure, come verrà sostenuto nelle settimane successive, il suo arresto è frutto di un’operazione volta ad eliminarlo dalla scena politica francese? È un violentatore seriale o la vittima di un complotto internazionale? continua su

48) Tiger King – Stagione 1

“Tiger King” è una serie ideata da Eric Goode. Con Joe Exotic, Carole Baskin, Bhagavan Antle, Howard Baskin, John Finlay, Rick Kirkham, John Reinke, Kelci Saffery, Erik Cowie, Jeff Lowe. Docu-drama. USA, 2020

Sinossi:

Circondato da personaggi eccentrici, il proprietario di uno zoo perde il controllo in questa storia vera di omicidi su commissione e allevamenti di grandi felini.

Recensione :

Negli Stati Uniti esiste un fiorente mercato… no, non stiamo parlando di quello delle armi, ma degli animali selvatici. E la docu-serie “Tiger King”, diretta da Rebecca Chaiklin e Eric Goode, che si concentra sull’allevamento e la vendita dei grandi felini, complice la pandemia, è diventata un vero e proprio caso, vista da 34 milioni di persone in tutto il mondo, incluso Trump.

Tra loro c’è anche il vostro vecchio cinefilo, che ha divorato in poco tempo i sette episodi, animato dal dovere professionale ma anche da una sana curiosità, capire il “fine ultimo” narrativo di questa storia, ambigua, controversa, grottesca, tragicomica.

All’inizio si ha la sensazione di avere davanti un mockumentary, una rappresentazione caricaturale e parodica di fatti realmente accaduti, ma dopo il secondo episodio (il meno riuscito, probabilmente) si capisce che la realtà ha superato la fantasia, e che i registi hanno avuto “solo! la bravura di puntare su questa pazza storia vera.

Ma che cos’è dunque “Tiger King”? Un documentario? Un crime movie? Un intelligente affresco culturale, sociologico e antropologico della società americana? Il suo successo risiede in larga parte proprio nella pluralità di generi racchiusa dentro una struttura narrativa brillante e appassionante. continua su

“Tiger king”: a casa di Joe Exotic tra sesso, felini e tentati omicidi

109) Il Capitano Maria

“Il Capitano Maria” è  una miniserie di Andrea Porporati. Con Vanessa Incontrada, Andrea Bosca, Giorgio Pasotti, Camilla Diana, Tancredi Patriarca, Beatrice Grannò, Martino Lauretta, Christian Burruano, Carmine Buschini, Lucia Sardo, Gino Nardella.

Un esperimento coraggioso quanto, purtroppo, pasticciato e deludente dal punto di vista registico e narrativo – almeno stando a quanto visto nella prima puntata. Il tentativo di mostrare al pubblico il lavoro “oscuro” delle forze dell’ordine, che ogni giorno si impegnano per evitare che accadano fatti di sangue.

In estrema sintesi è questo “Il capitano Maria”, miniserie in 4 puntate con Vanessa Incontrada che va in onda su Rai 1 a partire da lunedì 7 maggio.

Il titolo è stato scelto per evidenziare fin da subito come questa storia sia incentrata da un lato sulla vita professionale di una donna in un mondo ancora troppo maschilista, dall’altro sulle sue doti umane e sulle sue fragilità.

Vanessa Incontrada, al primo ruolo in divisa, è la protagonista, divisa tra le responsabilità di ufficiale dei carabinieri in una città del Sud dilaniata da una guerra criminale e quelle di madre. Dopo aver perso il marito in un misterioso incidente, Maria sta infatti crescendo da sola tra mille difficoltà i due figli, la 18enne Luce (Grannò) e Riccardo di 9 anni (Lauretta).

Ma insomma, quali sono le criticità della miniserie? Il primo giorno di servizio della protagonista e di scuola dei figli fanno sembrare film come “Una serie di sfortunati eventi” o “Lo iettatore” favolette per bambini.

Infatti Maria nell’ordine salva un bambino (che indossa una cintura esplosiva), e poi guida una squadra di carabinieri dentro una scuola per disinnescare una bomba – e la scuola, manco a dirlo, è quella dei figli. Dietro a tutto, il feroce boss Patriarca, soggetto da anni al 41bis e ormai gravemente malato, che pur di ottenere la libertà non esita a minacciare direttamente lo Stato.

“Il capitano Maria” è un caotico e dispersivo guazzabuglio narrativo, nonostante i lodevoli sforzi del cast, che risulta poco credibile se non inverosimile in molte scene. I dialoghi risultano forzati, privi di pathos e di autenticità.

Se dovessimo scommettere un euro su una possibile sorpresa in positivo della serie, punteremmo su Camilla Diana, date le sue grandi potenzialità. Tutto il cast, comunque, soprattutto quello dei giovani, ben figura nei rispettivi ruoli.

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http://paroleacolori.com/il-capitano-maria-debutta-la-miniserie-con-vanessa-incontrada/

25) The X-Files-MiniSerie

x files 2

X-Files: dove eravamo rimasti?

A Cura di Polifemo

Le prime due puntate della nuova edizione di X-Files trasmesse da FOX non rappresentano una novità mostruosa, anzi. Diverse sono le auto-citazioni ed è chiara la volontà autoriale di non spostare poco o punto di ciò che è, indubbiamente, un prodotto ben rodato. Senza dubbio, però, esistono alcune differenze importanti. La prima è la resa delle riprese in alta definizione, che consentono una valorizzazione della fotografia, specie degli esterni “naturalistici”, una migliore “lettura” della capacità espressiva degli attori nonché di un maggior impatto degli effetti speciali. Rispetto alle precedenti stagioni, questo X-Files è più disperato, tetro e crudele, uno specchio – direi – del Paese senza speranza che l’America è divenuta dopo l’11 settembre.
Oltre allo sviluppo della trama lo dimostra il frequente ricorso ai primi piani degli attori, specie di Mulder e Scully, che onusti di esperienza e di precedenti lavori anche di notevole qualità hanno una marcia in più di quando erano “pischelli” e senza una ruga. Duchovny – Mulder è più disincantato, ironico, ma sempre coraggioso e imprevedibile. Anderson – Scully ha qualche ruga in più (essere stata la psicologa di Hannibal o il cacciatore di serial killer in Nord Irlanda qualche grattacapo lo causa…), non sembra essere contenta delle scelte fatte in passato ma indossa dei tailleurini decisamente migliori degli straccetti da scampoli di grande magazzino che indossava nella serie primigenia.
I volti di X-Files sono una sorta di biglietto da visita della serie. La ricerca della “maschera” che comunica subito la propria natura è sempre stata chiara, anche per tagliare la narrazione e dargli più sostanza: come, per esempio, quando Dana Scully parla con la suora che dirige l’orfanotrofio finanziato da una fondazione equivoca capiamo subito che la “capa ‘e pezza” è loffia… E non mancano, inoltre, i marchettoni alla aziende: la marca del SUV di Scully è bene in vista, quella di pc e cellulari pure. Del resto, non si vive di soli UFO…
Passando alla trama, la prima puntata serve per trovare un motivo per riaprire gli X-Files. Mulder sta inguattato da qualche parte, Scully lavora presso un ospedale cattolico il cui nome suona come “Nostra Signora delle Disgrazie”, Skinner è sempre in FBI, solita stanza e, penso, solita carica di vice direttore. Il governo degli Stati Uniti è sempre pieno di zozzoni che complottano alle spalle dei cittadini ignari e anche gli alieni sembrano essere sempre in agguato.
Stavolta, però, è la televisione – che, come ricorda Enzo Iannacci, “ha la forsa d’un leun!” – nelle sembianze di un Giacobbo d’oltre mare, titolare di successo di un programma su complotti e misteri di grande successo, che innesca il ritorno in campo della coppia per indagare su caso misterioso di una giovane donna che viene rapita dagli alieni sovente e vanta DNA alieno e una buona dose di telepatia. Niente spoiler e vai con la seconda, dove Dana e Fox, riavuto il tesserino federale, indagano su giro di manipolatori di DNA. Unico spoiler concesso, si rivede l’Uomo Che Fuma, non tanto in salute ma vivo e sempre sfumacchiante (ma non dovevamo vederci più?).
In attesa di sapere questa miniserie dove andrà a parare, qualche parola sulla nuova rotta della fiction USA. L’11 settembre è stato un grande trauma per il Paese, così come la guerra nel Vietnam. Ma se nel caso del conflitto orientale il disorientamento creato dall’uso della menzogna da parte del Governo prima e della sconfitta militare poi hanno notevolmente abbassato l’autostima degli yankees al punto di vergognarsi quasi di essere, appunto, americani, “nine-eleven” li ha fatti cadere dal loro castello di incertezze nel fossato limaccioso dell’incertezza totale. Il verbo “to trust” è molto presente nella vita degli americani. Una frase di Giovanni (VIII: 12-30), “La verità vi renderà liberi”, è quella che vi accoglie quando entrate nella sede della CIA, a Langley. Credere in chi governa e credere che chi li governa dica sempre la verità è ossessione drammatica per loro ma una gioia per noi che ne apprezziamo le conseguenze di tale ossessione sul piano creativo.
Ari-To be continued…