66) Naufragi

Il biglietto da acquistare per “Naufragi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Naufragi” è un film di Stefano Chiantini. Con Micaela Ramazzotti, Mario Sgueglia, Lorenzo McGovern Zaini, Mia McGovern Zaini. Drammatico, 100′. Italia 2021

Sinossi:

Maria vive con i due figli Giuseppe e Anna e il marito Antonio, che fatica ad arrivare a fine mese con il suo lavoro modesto. La coppia è già stata messa sotto esame dagli assistenti sociali perché Maria si comporta in modo irresponsabile: non si sveglia in tempo per accompagnare i figli a scuola, invece di farli entrare in ritardo li porta in mare in pedalò, butta nella spazzatura le bollette alle quali non sa fare fronte, e così via. Ma nonostante le sue intemperanze Maria è piena d’amore verso il marito e i figli, che in qualche modo la accettano così come è. La situazione però precipita quando Antonio viene improvvisamente a mancare, e Maria dovrà capire se e come sopravvivere ad un’esistenza per la quale non si è mai sentita adeguata.

Recensione:.

Nel nuovo film scritto e diretto da Stefano Chiantini, “Naufragi”, disponibile da oggi anche su Sky, entriamo in punta di piedi nella quotidianità di Maria (Ramazzotti) e della sua famiglia.

Il marito Antonio (Sgueglia) è un operaio, lei una casalinga alquanto irresponsabile, ma premurosa e presente per i figli Giuseppe ed Anna. La vita procede normalmente, tra alti e bassi, finché giunge una ferale notizia che sgretola il precario quanto armonioso equilibrio familiare.

La prima parte – credibile e toccante, nonostante risulti un po’ ripetitiva – si chiude con Maria che tenta una disperata fuga notturna coi figli, dopo aver perso la patria potestà, e viene coinvolta in un tragico incidente stradale.

La seconda parte del film è ancora di più incentrata su Maria e sul suo immobilismo esistenziale. Micaela Ramazzotti si cala con sensibilità, talento e personalità in questo personaggio che l’attrice ha definito una “donna-bambina” continua su

126) Vivere

“Vivere” è un film di Francesca Archibugi. Con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan. Drammatico, 103′. Italia 2019

Sinossi:

La piccola Lucilla Attorre soffre di asma e appare subito evidente che sia un’affezione psicosomatica. La madre Susi, insegnante di danza a un gruppo di “culone che vogliono dimagrire”, è sempre di corsa, dimentica le proprie cose dappertutto e trascina qua e là la sua bambina come un carrello della spesa. Il padre Luca è un giornalista freelance “stronzo e sfigatello” con un debole recidivo per le donne. Il fratellastro Pierpaolo è il ricco e viziato erede, da parte di sua madre, di una dinastia di avvocati ammanicati con la politica. In questo quadretto disfunzionale si inserisce Mary Ann, una au pair irlandese cattolica che scardina definitivamente i già precari equilibri domestici. Testimone (quasi) silenzioso degli andirivieni della famiglia è il vicino Perind (soprannome che sta per perito industriale), un tipo inquietante dalle strane abitudini. Riusciranno gli Attorre a sopravvivere o il loro nucleo familiare esploderà definitivamente?

Recensione :

Nel campo della Settima Arte vige ancora la democrazia: tutti – o quasi – hanno il diritto di esprimere la propria opinione, di raccontare storie, di immaginare o mettere in scena la propria visione. Tutto è consentito.

Ecco, probabilmente sarebbe auspicabile – in modo democratico, ci mancherebbe! – un giro di vite sulle libertà concesse in questo senso ai registi e agli sceneggiatori, anche italiani. Non me ne vogliano la signora Archibugi e gli altri stimati autori di “Vivere”, ma è stato il loro lavoro a far nascere in me queste riflessioni.

Quale urgenza narrativa, creativa e umana li ha spinti a firmare questa sceneggiatura – un’improbabile mix tra “Mignon è partita” e “La finestra sul cortile” dove abbondano luoghi comuni e personaggi improbabili? Perché prendere un cast di talento ed esperienza e costringerlo a recitare dialoghi improbabili e quasi grotteschi? continua su

“Vivere”: un film banale e svilente, che spreca il cast talentuoso

207) Ti presento Sofia

“Ti presento Sofia” è un film di Guido Chiesa. Con Micaela Ramazzotti, Fabio De Luigi, Caterina Sbaraglia, Andrea Pisani, Shel Shapiro. Commedia, 98′. Italia 2018

Sinossi:

Gabriele, ex rocker e ora negoziante di strumenti musicali, divorziato, è un papà premuroso e concentrato esclusivamente su Sofia, la figlia di 10 anni. Quando gli amici gli presentano delle possibili nuove compagne lui parla della figlia, azzerando ogni chance. Un giorno però nella sua vita ricompare Mara, che vede da 10 anni e che è diventata un’importante fotografa. Lui se ne innamora ma c’è un grosso ostacolo da superare: lei non vuol sentire neanche parlare di bambini. Gabriele decide quindi di nasconderle la presenza di Sofia. L’impresa però non sarà per niente facile.

Recensione:

Caro lettore di Parole a Colori, dopo oltre quattro anni avrai ormai fatto il callo alle mie recensioni, al mio stile di scrittura, alle mie lettere aperte, arrivando quasi a comprendere quali siano i miei gusti e idee in campo cinematografico.

Magari spesso, leggendo i miei pezzi, avrai scosso la testa ritenendo sbagliati i miei giudizi sul film, sulla sceneggiatura o sull’attore di turno. Ma nonostante tutto continui a leggermi, avvertendo probabilmente che a muovermi è una forte passione per la settima arte.

Ecco, caro lettore, mai come in questo caso sono in difficoltà nello scrivere il pezzo. Non perché “Ti presento Sofia” di Guido Chiesa, remake di una commedia argentina campione d’incassi, uscita in Italia nel 2016, sia un film mediocre, noioso o irritante, anzi nel suo genere è anche dignitoso, ma perché non si capisce il motivo della sua realizzazione.

Non me vogliano Chiesa e gli altri due sceneggiatori, ma la scelta di adattare la storia in un contesto italiano appare debole, forzata, mancante del necessario quid creativo e drammaturgico. “Ti presento Sofia” è il classico film che, una volta visto, purtroppo, non lascia nulla al pubblico. continua su

http://paroleacolori.com/ti-presento-sofia-se-listinto-materno-e-cosa-da-uomini/

198) Una Famiglia- Madre !

Non è un vero Festival se il vostro inviato non è costretto a scrivere almeno una lettera aperta a direttori artistici, organizzatori o chi di dovere – e probabilmente i mie due o tre lettori affezionati attendono il momento dei reclami con ansia.

Poteva deludermi in questo senso la Mostra del Cinema di Venezia? Ovviamente no, cosi ecco tre pellicole di sicura ispirazione per le mie rimostranze.

Egregi Alberto Barbera e Giorgio Cosetti, anno nuovo, nuovo edizione della Biennale ma stessi, amari errori di valutazione nella selezione dei film per il Concorso generale e le Giornate degli autori.

Ho ascoltato con grande attenzione le due conferenze stampa romane di fine luglio, nelle quali avete presentato con orgoglio e convinzione il vostro programma, difendendo le vostre scelte.

Lei, dottor Barbera, per spiegare la presenza di ben quattro titoli italiani in concorso aveva esaltato l’inaspettato del cinema italiano, splendidamente rappresentato dai titoli scelti. Io e gli altri colleghi presenti, memori della traumatica esperienza “Spira Mirabilis” di un anno fa, abbiamo preso nota incrociando le dita.

Se possibile ancora più spericolato era stato lei, delegato Cosetti, confessando che la selezione per le Giornate degli Autori era stata particolarmente difficile e discussa, ma che alla fine aveva prevalso come criterio di selezione la capacità di stupire, di lasciare il segno.

 

Ebbene, dopo aver assistito alle proiezioni di “Una famiglia” di Sebastiano Riso e “Madre!” di Darren Aronosky in concorso e “M” di Sara Forestier nelle Giornate, ho pensato che inaspettata e stupefacente sia stata soprattutto la mia resistenza.

Dover criticare registi giovani, alla prima esperienza in un Festival internazionale, è assai spiacevole, ma la responsabilità ricade in larga parte sui selezionatori che, sicuramente in buona fede, hanno permesso che si bruciassero con lavori mediocri questa grande possibilità.

Sebastiano Riso e Sara Forestier hanno le carte in regola per diventare in futuro nomi di spicco del panorama cinematografico, ma oggi purtroppo hanno mostrato soltanto quando ancora abbiano da imparare, prima di farcela.

“UNA FAMIGLIA”: GENITORIALITÀ SURROGATA NEL FILM DI RISO

Un film di Sebastiano Riso. Con Micaela Ramazzotti, Patrick Bruel, Pippo Delbono, Fortunato Cerlino, Marco Leonardi. Drammatico, 119′. Italia, Francia, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
“Una famiglia”, secondo quanto dichiarato da Riso in conferenza stampa, dovrebbe raccontare la storia d’amore morbosa quanto intensa della coppia formata da Vincenzo (Bruel) e Maria (Ramazzotti), al contempo vittime e carnefici.

Lui è un francese da tempo trapianto in Italie, lei una romana verace. Anche se dei rispettivi passati sappiamo ben poco, si capisce subito che sono la famiglia l’uno dell’altra.

Sul piano drammaturgico e poi nella messa in scena, l’intenzione narrativo di Riso e degli altri sceneggiatori viene spazzata via dalla voglia del pubblico di capire quale sia il lavoro dei due. Immaginate lo sconcerto, quando si scopre che sono genitori surrogato, che illegalmente fanno figli per chi non può averne.

Maria però è fisicamente ed emotivamente stanca di questa “professione”, vorrebbe essere madre davvero e tenere tra le braccia un bambino che non le sarà portato via.

“Una famiglia” è la storia di un amore criminale, ispirata a fatti realmente accaduti, che fin dall’inizio risulta forzata, noiosa e fredda, nonostante la tematica delicata e attuale.

Il momento di svolta e di climax arriva solo alla fine, quando l’ultimo neonato risulta essere gravemente malato al cuore, e questo porta la coppia che ha pagato Vincenzo e Maria per realizzare il proprio sogno a porsi un grande dilemma etico ed esistenziale.

Un film che vorrebbe essere autoriale e allo stesso tempo di denuncia civile e sociale, ma che finisce per irritare lo spettatore con una messa in scena, regia e recitazione mai coinvolgente e appassionate.

Si salva dal disastro generale Matilda De Angelis, che nonostante compaia in solo tre scene, con il personaggio di Stella riesce e convincere, unendo bellezza, freschezza e buona presenza.

“MADRE!”: UN’IDEA CERVELLOTICA DELLA CREAZIONE E DELL’AMORE

Un film di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson. Drammatico, 120′. USA, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
Il primo posto sul podio di questo sciagurato triplete va sicuramente a “Madre!” di Darren Aronofsky, che ha avuto l’abilità di far fare una figura pessima a due premi Oscar come Javier Bardem e Jennifer Lawrence con l’aggravante che quest’ultima è anche la sua fidanzata.

Vorremmo definire il film una supercazzola, ma temiamo d’offendere il genio di Mario Monicelli affiancando un gioiellino come “Amici miei” a questo disastro drammaturgico, in cui l’utilizzo dell’allegoria sfocia dapprima in una visione anche divertente, poi grottesca, alla fine snervante e ridicola.

Un impianto narrativo e tecnico in cui è difficile trovare un appiglio di raziocinio e linearità. Aronofsky decide di mettere al centro della scena la sua personale e cervellotica idea della creazione, della vita e delle relazioni umane, sfruttando in modo imbarazzante i talenti a disposizione.

L’unica nota lieta è rappresentata dalla presenza di Michelle Pfeifferr che regala momenti di classe, bellezza e talento oscurando la Lawrence.

L’amore per il regista sarà anche la scintilla da cui tutto ha inizio, ma dopo aver visto “Madre!” il pubblico ha nei suoi confronti istinti tutt’altro che amorevoli.

2 film che spaziano dal deludente all’incomprensibile, la cui carica di novità non sembra così forte, signori miei, da giustificarne la presenza a Venezia 74.

Parere di un umile inviato, ma le reazioni del pubblico in sala sembrano muoversi nella mia stessa direzione. E detto questo… speriamo che questa sia la sola lettera che sono costretto a scrivere per questo Festival.

Cordialmente Vostro

Vittorio

http://paroleacolori.com/lettera-aperta-ai-vertici-della-biennale-una-famiglia-m-madre/

103) La Tenerezza

Il biglietto da acquistare per “La tenerezza” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gianni Amelio. Con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi. Drammatico, 103. Italia 2017

Liberamente ispirato al romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone.

Ebenezer Scroog, protagonista di “Canto di Natale” di Charles Dickens, scorbutico, avido e misantropo, è un personaggio universalmente noto.

Chi più chi meno, tutti abbiamo in noi qualcuno dei suoi difetti – e magari qualcuno ce lo avrà anche fatto notare, prima o dopo. Ma quanti sarebbero capaci di cambiare il proprio carattere per amore, come fece lui dopo aver visto i fantasmi del Natale passato, presente e futuro?

“La tenerezza” di Gianni Amelio è una sorta di versione moderna e italiana – o più precisamente, napoletana – del racconto di Dickens.

In questo caso è l’anziano avvocato Lorenzo (Carpentieri) a vestire i panni di Scrooge.

Quando lo incontriamo per la prima volta, Lorenzo è ricoverato a causa di un infarto. A occuparti di lui la figlia Elena (Mezzogiorno), ma nonostante le premure della donna, lui non vede l’ora di essere dimesso per non sentirsi più braccato.

Lorenzo è stato un marito infedele, ha due figli verso i quali non mostra alcun tipo di legame affettivo, in campo lavorativo è stato un “parafangaro” della legge.

Oggi vedovo, vive in una grande casa da solo senza avere stimoli o prospettive di futuro. L’unica forma d’affetto la prova nei confronti del nipote, figlio di Elena, con cui ama passeggiare per Napoli.

La vita di Lorenzo subisce un inaspettato cambio di rotta quando, al piano di sopra, si trasferiscono Fabio (Germano), Michela (Ramazzotti) e i due figli.

Michela riesce, con semplicità e candore, ad aprirsi un varco nel muro che Lorenzo ha costruito intorno a sé, coinvolgendolo nelle dinamiche familiari e facendolo partecipe della vita dei suoi figli.

Lorenzo è catturato, incuriosito da questa famiglia che sembra essere uscita da uno spot del Mulino Bianco. In qualche modo, ritrova in loro l’amore e il calore che un tempo probabilmente erano presenti anche intorno a lui.

Così quando la sua nuova famiglia è protagonista di un tragico e inaspettato episodio di violenza domestica, il “cuore inverno” di Lorenzo torna a battere e a sanguinare, come solo quello di un padre può fare.

Gianni Amelio e Alberto Taraglio firmano una sceneggiatura che, a mio parere, invita soprattutto a non chiudersi dentro una torre d’avorio emotiva, a lasciare aperta la porta alla possibilità che l’amore e la sua forza dirompente tornino a farsi vive. continua su

http://paroleacolori.com/la-tenerezza-amelio-firma-un-canto-di-natale-all-italiana/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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241) Qualcosa di Nuovo

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Il biglietto da acquistare per “Qualcosa di nuovo” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Cristina Comencini. Con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini, Eleonora Danco. Commedia, 93′. 2016

Tratto dallo spettacolo teatrale “La scena” di Cristina Comencini.

Lucia (Cortellesi) e Maria (Ramazzotti), amiche che più diverse non si può, si conoscono da sempre. Entrambe divorziate, Lucia ha chiuso con gli uomini, mentre Maria non riesce proprio a farne a meno, collezionando una serie di improbabili incontri occasionali e attirandosi le critiche dell’altra.

Una sera, Maria sembra incontrare e portare a letto finalmente un partner perfetto: bello, sensibile, appassionato, maturo. Peccato che il mattino porti con sé una dura verità: l’uomo in questione è un diciannovenne, Luca (Valdarnini), e la cosa crea equivoci, imbarazzi e quant’altro.

Lucia e Maria decidono allora di prendersi una bella vacanza da se stesse, indossando l’una gli abiti dell’altra. Luca, nonostante la giovane età, si rivela la persona giusta per iniziare una relazione sincera, appagante e costruttiva.

“Qualcosa di nuovo” è da una parte una commedia degli equivoci, dall’altra evoca il triangolo amoroso tanto caro a Truffaut, impostato però su toni leggeri e ironici volti a evidenziare soprattutto quanto sia difficile, oggi, trovare il partner giusto. continua su

Al cinema: Qualcosa di nuovo

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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73) Ho ucciso Napoleone

ho ucciso napoleone

Il biglietto d’acquistare per “Ho ucciso Napoleone” è : 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

Un film di Giorgia Farina. Con Micaela Ramazzotti, Libero de Rienzo, Adriano Giannini, Elena Sofia Ricci, Iaia Forte, Thony, Bebo Storti. Commedia, 90′. 2015

C’erano una volta le fiabe che insegnavano alle bambine a desiderare, per il proprio futuro, un principe azzurro da sposare, una casa da gestire, dei figli da crescere. C’era una volta l’idea che la famiglia dovesse essere il centro della vita di ogni individuo, un luogo dove sentirsi protetti e al riparo da tutti i mali del mondo. C’erano una volta anche il posto fisso, la pensione e i diritti del lavoratore.

A pensarci adesso tutti questi elementi hanno la consistenza di storie di fantasia, eppure un tempo esistevano davvero. Oggi si ha come l’impressione che alcune di queste “favole” siano state riscritte in chiave dark, da uno scrittore cinico e disilluso.

Chi è, cosa pensa e soprattutto come agisce una donna del 2015? Quali sono le sue priorità? Se prima tutto ruotava intorno alla famiglia, oggi ciò che conta è primeggiare nel lavoro e dimostrare che si può a fare meno di figlie e uomini, ma non delle gratifiche lavorative.

Così almeno la pensa Anita (Ramazotti), una donna in carriera determinata, sicura e bella che dopo aver ottenuto l’agognata promozione a direttore generale dell’azienda farmaceutica Fanelli, viene licenziata senza giusta causa e scopre di essere in dolce attesa. Anita non ha un compagno vicino, ma è da tre anni l’amante di Paride (Giannini), il suo superiore, sposato con figli.

Una cosa appare subito chiara in questo film: il sesso debole, se mai è esistito, non esiste più. Anita è una donna che pianifica, studia e colpisce senza rimorsi né pietà. La protagonista può in certi momenti sembrare al limite della sociopatia, ma poi, osservando da più vicino lei e la sua eccentrica famiglia allargata, si capisce che è diventata così per proteggersi, indossando una corazza per non soffrire più.

Dopo aver perso il posto decide di farla pagare agli ex colleghi, squalificandoli sul piano lavorativo, con l’aiuto di un gruppo di donne in apparenza sbandate e un po’ svampite, ma in vero molto scaltre. Il gruppo, guidato con efficienza dalla protagonista, può contare anche sull’aiuto di un interno all’azienda, l’avvocato Biagio (de Rienzo). Al contempo, Anita decide di portare avanti la gravidanza e diventare madre, più per convenienza che per istinto materno, va detto. Il miracolo della vita, però, può anche cambiare “un monoloch” spietato e poco incline ai sentimentalismi come lei…continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-ho-ucciso-napoleone/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.amazon.it/Amiamoci-nonostante-tutto-Vittorio-Agr%C3%B2-ebook/dp/B00TJEWLZU/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1427794227&sr=1-1&keywords=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

The ticket purchase for “I killed Napoleon” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

A film by Giorgia Farina. With Micaela Ramazzotti, Libero de Rienzo, Adriano Giannini, Elena Sofia Ricci, Iaia Forte, Thony, Bebo Storti. Comedy, 90 ‘. 2015

Once upon a time fairy tales that teach girls to be desired, for their future, a Prince Charming to marry, a house to manage the children to raise. Once there was the idea that the family should be the center of every individual’s life, a place to feel protected and safe from all the world’s ills. There were once also the permanent position, the board and the rights of the worker.

In retrospect all these elements have the consistency of fantasy stories, but once there really. Today you have the impression that some of these “myths” have been rewritten in key dark, cynical and disillusioned by a writer.

Who is, what he thinks and acts primarily as a woman of 2015? What are your priorities? If before everything revolved around the family, now what matters is to excel in the job and prove that you can do in less than men, and daughters, but not bonuses work.

So at least thinks Anita (Ramazotti), a career woman determined, confident and beautiful that after getting the coveted promotion to general manager of the pharmaceutical Fanelli, is dismissed without just cause and discovers she is pregnant. Anita does not have a close companion, but for three years the lover of Paris (Giannini), his superior, married with children.

One thing is immediately clear in this film: the weaker sex, if it ever existed, no longer exists. Anita is a woman who plans, designs and strikes without remorse or mercy. The protagonist can at times seem on the verge of sociopathy, but then, looking closer she and her eccentric extended family, you know it’s become so to protect themselves by wearing armor not to suffer more.

After losing the place he decided to get back to former colleagues, squalificandoli conducting business with the help of a group of women apparently disbanded and a little ‘airhead, but in truth very cunning. The group, led by the protagonist with efficiency, can also count on the help of a domestic company, the lawyer Biagio (de Rienzo). At the same time, Anita decides to continue the pregnancy and becoming a mother, more for convenience than for maternal instinct, it must be said. The miracle of life, however, can also change “monoloch a” ruthless and not prone to sentimentality as she continues on …

http://paroleacolori.com/al-cinema-ho-ucciso-napoleone/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.amazon.it/Amiamoci-nonostante-tutto-Vittorio-Agr%C3%B2-ebook/dp/B00TJEWLZU/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1427794227&sr=1-1&keywords=amiamoci+nonostante+tutto

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com