177) Cattivissimo me 3

Il biglietto da acquistare “Cattivissimo me 3” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

” Cattivissimo me 3″ è un film di Pierre Coffin, Kyle Balda, Eric Guillon. Con Steve Carell, Kristen Wiig, Trey Parker, Max Giusti, Arisa, Paolo Ruffini. Animazione, 96’. USA, 2017

Inutile girarci intorno: i cattivi – al cinema, nelle serie tv, nei fumetti – hanno un fascino tutto loro, e spesso piacciono anche più dei cosiddetti buoni, sempre troppo altruisti, eroici ma un po’ finti.

Universal Studios e Illumination Entertainment, intuendo prima degli altri produttori il potenziale di questa idea, ha creato una saga incentrata proprio su un villain, dal cuore d’oro però, Gru, e sui suoi buffi e pasticcioni collaboratori, i Minions.

I primi due capitoli della serie di “Cattivissimo me” sono stati, rispettivamente nel 2013 e 2015, i film d’animazione col maggiore incasso. Nel 2016 è arrivato anche uno spin off dedicato ai gialli aiutanti.

Un ennesimo ritorno dei personaggi e delle loro buffe avventure era prevedibile, e atteso.

Cattivi si nasce, non si diventa. Semmai si ritorna. E infatti Gru (Giusti), per amore dell’adorata Lucy (Arisa) e delle tre figlie adottive, Margo, Edith e Agnes, ha voltato pagina, mettendo i suoi talenti al servizio del bene e della Lega anti-Cattivi.

Sfortunatamente, anche al più grande criminale di sempre può capitare di essere licenziato in tronco… Gru viene messo alla porta quando fallisce nell’assicurare alla giustizia Balthazar Bratt (Ruffini), ex bambino prodigio con l’ossessione del personaggio televisivo che impersonava in una serie anni ‘80.

Disoccupato e in crisi esistenziale, Gru scopre l’esistenza di un fratello gemello, Dru, da cui è stato separato alla nascita e che sogna di formare con lui una nuova coppia di cattivi e si fa tentare dal suo progetto…

“Cattivissimo me 3” è un film godibile, divertente, ironico. Con il nuovo villain e il gemello Dru, gli sceneggiatori introducono qui anche un elemento nostalgico e la tematica dell’accettazione in ambito familiare. continua su

http://paroleacolori.com/cattivissimo-3-nostalgia-degli-anni-80-e-problemi-familiari-nel-nuovo-film-della-serie/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

75. Di Padre in figlio

di padre in figlio
“Di Padre in figlio” è un “one man show” con Max Giusti, scritta da Max Giusti, Andrea Lolli,Claudio Pallottini e Giuliano Rinaldi. Musiche di Gaetano Curreri Saverio Grandi. Regia di Marco Carniti
Essere padre è forse uno dei mestieri più difficili del mondo.
Un uomo quando diventa padre, smette d’essere figlio e soprattutto sognatore.
Quando si è pronti per questo passaggio?
Un tempo ci si sposava e si metteva su famiglia molto presto, oggi tutto è dilatato. Si diventa padre non prima dei quarant’anni con grande ansia e paura.
La generazione cresciuta tra gli anni 80 e 90 ha molte paturnie ed incertezze, ma nello stesso tempo è molto egoista.
Io voglio essere padre, ma non ora. Tra dieci anni quando guardandomi allo specchio, spero di non essere diventato nevrotico ed ossessivo come mio padre.
Ad un figlio prima dell’agiatezza economica, bisogna dare serenità ambientale per poter crescere bene e molto spesso se ne dimentica
Max Giusti con questo suo “one man show”racconta il suo personale passaggio dalla “fase fanciullesca-sognatrice” allo status di padre. Il protagonista è un quarantenne, aspirante attore, che desidera presentare il proprio figlio al padre, ricoverato in ospedale.
Il monologo di Giusti alterna con garbo e talento riflessioni ironiche ed intime sulla sua vita prima di figlio ed ora di padre.
Il testo ben scritto ed arioso invita alla riflessione sul complesso rapporto tra padre e figlio nel passato e quanto la frenesia della società d’oggi imponga anche d’essere un padre 2.0 e su cosa si debba insegnare e trasmettere dei propri valori e passato al figlio.
Giusti mostra una buona capacità nel “reggere” lo spettacolo. Riesce a dare ritmo e vivacità al racconto. Mostra invece ancora dei limiti quando sconfina e tenta d’essere cantante oltre che un cantastorie.
Piacevole ed orecchiabile la colonna sonora. Apprezzabile gli intermezzi con il corpo di ballo.
Max Giusti è sicuramente un buon attore, può e deve migliorare ancora per poter definire un artista completo.
“Di Padre in figlio” è consigliabile a tutti questi giovani uomini che vivono la paternità con sentimenti contrastanti. Diventare padre sicuramente chiude delle porte, ma apre un’altra stagione altrettanto ricca ed intensa nella vita di un uomo, come accade al protagonista della commedia.
Si diventa padre, quando si smette d’essere figlio e si colgono e si perdono le debolezze e i limiti dell’uomo prima del padre.
“Di Padre in figlio” al Teatro Sistina fino al 13 Aprile.
Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
http://www.lulu.com/spotlight/melvin2