114) Gold

Il biglietto da acquistare per “Gold – La grande truffa” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Stephen Gaghan. Con Matthew McConaughey, Edgar Ramirez, Bryce Dallas Howard, Macon Blair, Adam LeFevre. Avventura, 121′. USA 2016

Chi trova un amico trova un tesoro. Ma: Non è tutto oro quello che luccica.

Basterebbero questi proverbi per sintetizzare il film “Gold – La grande truffa” di Stephen Gaghan con protagonista l’irriconoscibile premio Oscar Matthew McConaughey, ma il caporedattore Turillazzi mi risponderebbe serafica: “Non provocare l’ira degli Dei – alias la mia – e scrivi una recensione degna di tale nome”, e quindi…

Oggi una persona, per potersi definire ricca, deve possedere immobili, azioni, compartecipazioni in fondi, deve aver fondato un impero oppure una star up di successo, ed essere ammesso nei salotti buoni di tutto il mondo.

Eppure questa tipologia di ricchezza è assolutamente volatile, basta un conflitto, un crollo in borsa ed ecco che ci si ritrova in un attimo poveri in canna. L’oro e gli altri metalli preziosi sembrano, invece, meno effimeri…

“Gold” racconta la storia vera di Kenny Wells (McConaughey), uomo d’affari da anni in cerca di fortuna, senza successo.

Kenny ha ereditato dal padre una florida società d’estrazione di metalli preziosi, portandola in pochi anni vicina al fallimento. Determinato ed ambizioso, lotta con tutto se stesso per evitare il tracollo.

Nella sua disperata impresa è sostenuto dalla fidanzata di sempre Kay (Howard), che lo mantiene e ospita a casa sua.

Finché Kenny, deciso a giocarsi l’ultima carta, impegna i gioielli della donna per volare in Indonesia e convincere il noto geologo Mike Acosta (Ramirez) a sostenere la ricerca e dopo l’estrazione del più grande giacimento d’oro della storia, presumibilmente nascosto nella giungla.

Quando tutto sembra perduto, Kenny sul punto di morire di malaria, Mike gli comunica che le analisi hanno dato esito positivo riscontrando traccia del prezioso metallo.

Ha inizio così una folle, entusiasmante corsa verso l’Olimpo per i due soci, pronti a conquistare Wall Street con una società appetita dai grandi investitori e soprattutto dai risparmiatori.

Sebbene “Gold – La grande truffa” venga presentato come vicino a “Wall Street” di Oliver Stone e “The wolf of Wall Street” di Martin Scorsese, per alcune tematiche comuni, a nostro parere sul piano drammaturgico ha un’identità più intimistica.

Il fulcro della pellicola, infatti, è il desiderio di Kenny di essere all’altezza dell’illustre e rimpianto padre. Come dice lo stesso protagonista: “Per me non sono mai contati i soldi, quanto arrivare ad essere un esempio come cercatore d’oro”. continua su

http://paroleacolori.com/gold-la-grande-truffa-avventura-caccia-doro-con/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

292) Free State of Jones

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Il biglietto da acquistare per “Free State of Jones” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Garry Ross. Con Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Sean Bridgers, Gary Grubbs, Jacob Lofland, Joe Chrest, Jessica Collins. Azione, 139’. 2016

La storia non è fatta solo di grandi eventi, ma anche di piccoli episodi che contribuiscono a loro modo, per impatto sociale, a cambiare la vita dell’uomo. Spesso poco noti al grande pubblico, offrono spunti per il cinema a go go.

È questo il caso dell’intensa e avvincente storia di Newt Knight (McConaughey), il contadino del Sud degli Stati Uniti che durante la Guerra di secessione si ribellò all’esercito confederato, raccontata da Garry Ross in “Free State of Jones”.

Dopo aver visto morire il nipote quindicenne e contrario a combattere una guerra a favore dei ricchi schiavisti, Newt decise di disertare e di rifugiarsi nelle paludi del Mississippi. Convinto dell’uguaglianza tra gli uomini e del diritto di ciascuno di godere dei frutti di ciò che ha seminato, mobilitò un gruppo di agricoltori e di schiavi organizzando una rivolta che portò la Contea di Jones a separarsi dagli Stati della Confederazione.

Knight, seppure sposato con Serena (Russel) e padre di un figlio, si innamorò dell’ex schiava Rachel e dalla loro unione nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.

Il film è infatti suddiviso in due momenti storici distinti: il 1800 della vita di Newt Knight, ricostruito attraverso flashback, e il 1948, quando Davis Knight, pronipote di Newt, è imputato in un processo nello Stato del Mississippi per un matrimonio misto. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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100) La Foresta Dei Sogni

gus van sant

Il biglietto da acquistare per “La foresta dei sogni” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gus Van Sant. Con Matthew McConaughey, Naomi Watts, Jordan Gavaris, Ken Watanabe, Katie Aselton. Drammatico, 110’. 2015.

Cosa può portare un uomo a pensare di togliersi la vita? Depressione, infelicità, mal di vivere, o semplicemente la stanchezza per un’esistenza che è solo noia e routine?

È difficile darsi una risposta, eppure il pensiero di uscire di scena, stanchi di ascoltare i lamenti dell’anima, è passato almeno una volta per la mente di più persone di quante possiamo immaginare. Tanti pensano al suicidio, ma solo pochi arrivano davvero a compiere l’atto estremo.

Attenzione, qui nessuno vuole elogiare l’istinto suicida, ma solo provare a raccontare perché l’anima dell’uomo decida di smettere di lottare.

C’è una foresta in Giappone, la Aokigahara, dove ogni anno arrivano centinaia di persone infelici da tutto il mondo per porre fine alle proprie sofferenze terrene. Un luogo bellissimo e allo stesso tempo misterioso, dove si pensa di cogliere l’abbraccio consolatorio della Natura o, per chi ci crede, di Dio. La vita è un dono, eppure per molti può trasformarsi in un autentico calvario interiore.

Il regista Gus Van Sant ha voluto, in maniera coraggiosa, avventurarsi in un campo difficile quanto controverso. Esiste un limite sottile tra libero arbitrio e fede. Quali dei due è più forte? Quale prevale nell’uomo nel momento più drammatico di un’esistenza?

Un tema affascinante dal punto di vista narrativo e drammaturgico, almeno sulla carta. Purtroppo il modo con cui lo sceneggiatore Sparlinh ha scritto l’intreccio e il regista ha poi messo in scena la storia ne ha drasticamente ridotto il potenziale. continua su

Al cinema: La foresta dei sogni

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket to buy for “The Forest of Dreams” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A Gus Van Sant movie. With Matthew McConaughey, Naomi Watts, Jordan Gavaris, Ken Watanabe, Katie Aselton. Drama, 110 ‘. 2015.

What can lead a man to think of suicide? Depression, unhappiness, pain of living, or simply fatigue for an existence that is only boredom and routine?

It is difficult to give an answer, and yet the thought of leaving the scene, tired of listening to the laments of the soul, has passed at least once for the mind to more people than we can imagine. So many want to commit suicide, but only a few actually come to accomplish the ultimate.

Attention, here no one wants to praise the suicide instinct, but only try to tell because the soul of man decides to stop fighting.

There is a forest in Japan, the Aokigahara, where every year hundreds of unhappy people come from around the world to put an end to their earthly suffering. A beautiful place and at the same time mysterious, where it is thought to seize the comforting embrace of nature, or, for those who believe, God. Life is a gift, but for many can become an authentic inner ordeal.

Director Gus Van Sant wanted, so brave, venture into a difficult field as controversial. There is a thin line between free will and faith. Which of the two is stronger? What prevails in man in the most dramatic moment of an existence?

A fascinating subject from the narrative point of view and dramatic, at least on paper. Unfortunately, the way in which the writer Sparlinh wrote the plot and the director then staged the story has drastically reduced the potential. continues on

Al cinema: La foresta dei sogni

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

126) True Detective 2

true dective 2

Lo scorso anno la serie televisiva True Detective con Matthew McConaughey e Woody Harrelson ha provocato un vero terremoto artistico e culturale come avviene in un programma televisivo che diviene “cult”.

“Cult” per via di magistrali e intense interpretazioni, di una regia creativa e innovativa e soprattutto grazie a una sceneggiatura perfetta, nuova, ricca di elementi e spunti tali da creare un nuovo genere narrativo “meta filosofico” facendo si che lo sceneggiatore Nick Pizzolato diventasse il nuovo Re Mida della scrittura televisiva.

Basterebbero questi dati per far tremare le vene ai polsi di qualsiasi produttori nel rilanciare la sfida e produrre una seconda serie con nuovi personaggi, diversa ambientazione e soprattutto con una differente storia, ma siamo in America e niente è impossibile.

Sarebbe però un errore fare dei confronti tra le due serie e stabilire il vincitore.

True Detective è una serie antologica e come tale risorge come un araba fenice in ogni stagione sperando di mantenere lo spirito e la sua mission. Nei mesi scorsi in rete si è molto discusso della scelta della nuova coppia formata da Colin Farrell e Vince Vaughn giudicata sulla carta meno magnetica e funzionale al progetto rispetto al duo McConaughey-Harrelson. Dopo aver visto ieri sera la prima puntata probabilmente è cosi, ma va anche detto per onestà intellettuale che l’impianto narrativo di questa seconda serie è diverso dalla prima e anche le scelte registiche sono improntante più all’azione vera e propria che a un simposio della parola che tanto il pubblico ha amato nella prima serie.

L’elemento filosofico e l’atmosfera mistica della prima serie trovavano una perfetta simbiosi nella bellezza metafisica della Louisiana regalando allo spettatore la sensazione di essere in un mondo a metà strada tra onirico e reale. In True Detective 2 invece si respira fin dalle prime immagini una netta prevalenza di brutale realtà e di verace umanità mostrata nei sui beceri difetti ben rappresentata dalla viscida, famelica e corrotta Los Angeles.

Se nella prime serie il senso di colpa e il dolore erano i principali sentimenti che animavano e spingevano i personaggi, nella seconda serie agiscono invece la rabbia e il senso di vendetta rappresentati da Ray Velcoro (Farrell), poliziotto ambiguo e brutale probabilmente condizionato da un figlio nato otto anni prima da una violenza sessuale subita dalla moglie e con un conseguente matrimonio fallito. Velcoro per vendicare lo stupro della moglie accetta di “collaborare” con l’avido e corrotto boss locale Frank Semyon (Vaughn), che ricorda in qualche modo il Robert De Niro del film Casinò di Martin Scorsese, determinato a lucrare nel business degli immobili a qualsiasi costo…

continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/agrograve-vittorio/essere-melvin-tra.html

Last year, the television series True Detective with Matthew McConaughey and Woody Harrelson has caused a real earthquake artistic and cultural as in a television program that becomes “cult”.

“Cult” because of intense and masterful interpretations of a directed creative and innovative and, above all thanks to a perfect script, new, full of elements and ideas such as to create a new narrative genre “meta philosophy” causing screenwriter Nick Pizzolato He became the new King Midas of television writing.

These data would be enough to shake the veins at the wrists of any manufacturer in reviving the challenge and produce a second series with new characters, different environment and especially with a different history, but we are in America and nothing is impossible.

But it would be a mistake to make comparisons between the two series and determine the winner.

True Detective is an anthology series and as such rises like a phoenix in every season hoping to maintain the spirit and its mission. In recent months, the network has been much discussion of the choice of the new pairing of Colin Farrell and Vince Vaughn judged less on paper and magnetic functional to the project than the duo McConaughey-Harrelson. After watching last night the first episode is probably so, but it must also be said for intellectual honesty that the narrative of this second series is different from the first and also the directorial choices are creasing action more real than a symposium the word that the audience loved the first series.

The philosophical element and the mystical atmosphere of the first series were a perfect symbiosis in the metaphysical beauty of Louisiana giving the viewer the feeling of being in a world halfway between dream and reality. In True Detective 2 instead it exudes from the first images a prevalence of brutal reality and true humanity shown in the vulgar defects well represented by the slimy, hungry and corrupt Los Angeles.

If in the first series the guilt and pain were the main feelings that inspired and pushed the characters, in the second series acting instead anger and sense of revenge represented by Velcoro Ray (Farrell), policeman ambiguous and brutal probably influenced by a child born eight years ago by a sexual assault suffered by his wife and a consequent marriage failed. Velcoro to avenge the rape of his wife agree to “cooperate” with the greedy and corrupt local boss Semyon Frank (Vaughn), which somehow reminds the Robert De Niro movie Casino Martin Scorsese, determined to make money in the business of real estate in any cost …

continues on

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