110) Per Tutta La Vita

Il biglietto d’acquistare per “Tutta La Vita” è : Omaggio (Con Riserva)

“Per Tutta La Vita” è un film del 2021 diretto da Paolo Costella, scritto da Paolo Costella, Antonella Lattanzi, Paolo Genovese, con : Ambra Angiolini (Sara), Luca Bizzarri (Edo), Carolina Crescentini (Giada), Claudia Gerini (Viola), Paolo Kessisoglu(Mark), Filippo Nigro (Andrea), Claudia Pandolfi(Paola), Fabio Volo(Vito), Euridice Axen(Delia)-

Sinossi:

Andrea e Paola sono innamoratissimi ma coltivano sogni diversi: lui un figlio, lei un trasferimento di lavoro a Copenhagen; Vito e Sara sono ex coniugi molto arrabbiati l’uno con l’altra, per il dispiacere del figlio Giulio; Edo e Marco sono amici fraterni e fanno tutto in quattro insieme alle rispettive mogli, Giada e Viola: ma Marco e Giada non sanno che Edo e Viola sono amanti. Quando viene dato l’annuncio che un gruppo di coppie, comprese quelle già citate, sono state sposate da un falso prete e dunque i loro matrimoni vengono annullati dalla Sacra Rota, a ognuno viene data la possibilità di rivalutare la promessa reciproca e “confermare o ribaltare il verdetto” emesso in chiesa.

Recensione:

“Con i se e  con i ma  la storia non si fa” recita un vecchio proverbio.

Almeno una volta   abbiamo sognato, desiderato di cambiare il nostro destino modificando  una scelta, decisione presa anni prima.

Tutti noi vorremo  provare l’ebbrezza di  uno Sliding  Doors magari in campo sentimentale, affettivo.

Tutte le coppie  che hanno deciso di sposarsi , anche solo per un breve momento,  hanno dubitato del solenne  giuramento fatto in Chiesa e/o in Comune.

E’ davvero possibile amarsi per tutta la vita, onorando giornalmente  gli impegni coniugali?

Se si potesse tornare indietro, quanti  rifarebbero la scelta matrimoniale?

Paolo Costella insieme agli altri due sceneggiatori Paolo Genovese ed Antonella  Lattanzi  hanno cercato di rispondere  a questi  delicati quesiti firmando una storia a metà strada tra la commedia romantica e la favola moderna , ispirandosi ad un  fatto di cronaca realmente accaduto.

La scoperta di un falso prete  con l’inevitabile annullamento di  tutte le celebrazioni compiute  scuote la serenità di un quartiere romano  mandando in crisi le certezze  di 3 coppie sposate più o meno felicemente e rovinando altresì  i piani di divorzio di una  quarta coppia  impegnata per    tre anni  con  feroci  litigi e ripicche in tribunale.

“Per tutta la vita” ci racconta le reazioni sentimentali, le  conseguenze emotive,  evoluzioni  caratteriali e psicologiche dei personaggi investiti da questa notizia alias possibilità di “resettare”.

Paolo Costella  volge l’attenzione del pubblico sulle dinamiche e rapporti di coppia e su  come e quanto  il doversi “risposare” costringa ogni coppia ad interrogarsi sullo stato del proprio matrimonio e se l’unione coniugale  rappresenti il  picco di  felicità raggiungibile.

La sceneggiatura tratteggia quattro modelli di matrimonio, quattro storie d’amore, amicizie e tradimenti che si alternano sulla scena senza mai toccarsi  dando vita ad una visione a tratti godibile, in altri momenti  un po’ stucchevole ed in altri ancora prevedibili e banali.

Costella conduce lo spettatore in questo viaggio sentimentale scandito da dubbi, ripensamenti, nostalgia , non avendo però come fine ultimo  lo svelamento del dubbio matrimoniale della singola coppia, ma far emergere la conflittualità ed il travaglio interiore.

Quattro coppie che allo scoppio della bomba , sono già in crisi od implodono dovendosi finalmente guardare negli occhi.

“Per Tutta La Vita” funziona a strappi, convincendo pienamente quando vediamo muoversi e confrontarsi sul proprio  futuro  la coppia composta da Claudia Pandolfi e Filippo Nigro, nuovamente nei ruoli moglie e marito  a distanza di 13 anni dal film “Amore, bugie e calcetto” di Luca Lucini .

Pandolfi-Nigro risultano credibili, affiatati , complementari artisticamente oltre che umanamente donando calore e profondità ai rispettivi personaggi.

Anche la coppia Volo-Angiolini risulta parzialmente credibile, realistica, autentica soprattutto nella seconda parte quando i due ex coniugi riscopro il desiderio , gusto di stare insieme dovendo crescere un figlio.

Invece è più debole quanto narrativamente banale la storia di tradimento coniugale ed amicale incarnate  dalle  due  coppie di sposi  rispettivamente  nei panni della Gerini e Paolo Kessisoglu e  quelli di  Luca Bizzarri e Carolina Crescentini.

La loro storia non decolla mai sul piano del pathos e ritmo  trasmettendo un senso di freddezza e noia in ogni passaggio.

Il messaggio del film  è che non si può applicare la legge /magia del “Sliding doors” al matrimonio, alla vita coniugale, essendo momenti unici quanto irripetibili.

Un matrimonio è un momento di passaggio, di svolta nella vita di due persone. Un  cambiamento dettato dalla felicità e dalla gioiosa  convinzione di poter trascorrere “tutta la vita” con il proprio compagno/a.

Una felicità così piena ed intensa che non si può scambiare con nessun altro momento.

24) Locked Down

“Locked Down” è un film di Doug Liman. Con Anne Hathaway, Chiwetel Ejiofor, Ben Kingsley, Ben Stiller, Lucy Boynton, Jazmyn Simon. Commedia. Gran Bretagna 2021

Sinossi:

Proprio quando decidono di separarsi, Linda e Paxton si ritrovano nel bel mezzo della pandemia Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa londinese, a causa del lockdown. Sorprendentemente, anche se non riescono ad andare d’accordo su nulla, i due raggiungono una tregua quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per consegnare delle pietre preziose e finiscono per organizzare insieme una rapina da Harrods…

Recensione:

Sono sinceramente convinto che il cinema abbia il compito di raccontare la realtà, le contraddizioni della società, i momenti cruciali della storia, siano questi positivi o negativi. E nel farlo può adottare un approccio serio oppure leggero, perché anche sdrammatizzare davanti alle tragedie è un’arte.

Inutile girarci intorno: il biennio 2020-21 passerà agli annali per la pandemia, che ci ha costretti in una sorta di lockdown permanente, intervallato da brevi periodi di “normalità”. Le limitazioni alla nostra libertà saranno oggetto di studio per chissà quanti decenni a venire, e quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, bene o male, lo rivedremo al cinema nel prossimo futuro – è inevitabile.

Quello che possiamo già vedere è che le chiusure hanno pesantemente condizionato i rapporti umani, mandando a gambe all’aria anche tanti matrimoni. E da questo tema prende il là “Locked down” di Doug Liman, uno dei primi film “figli” del Covid, disponibile da oggi sulle principali piattaforme di streaming (tra le altre Apple Tv, Prime Video, Chili, Rakuten TV) per il noleggio e l’acquisto. continua su

121 ) L’invenzione di Noi Due (Matteo Bussola)

“L’invenzione di Noi due” è un romanzo scritto da Matteo Bussola e pubblicato da Einaudi Stile Libero nel Maggio 2020.

Sinossi:
«Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva del tutto smesso di amarmi». Così si apre questo romanzo, in cui Milo, sposato con Nadia da quindici anni, si è accorto che lei non lo desidera più: non lo guarda, non lo ascolta, non condivide quasi nulla di sé. Sembra essersi spenta. Come a volte capita nelle coppie, resta con lui per inerzia, per dipendenza, o per paura. Quanti si arrendono all’idea che il matrimonio non possa diventare che questo? Milo no, non si arrende. Continua ad amare perdutamente sua moglie, e non sopporta di non ritrovare più nei suoi occhi la ragazza che aveva conosciuto. Vorrebbe che fosse ancora innamorata, curiosa, vitale, semplicemente perché lei se lo merita. Ecco perché un giorno le scrive fingendosi un altro. Inaspettatamente, lei gli risponde, dando inizio a una corrispondenza segreta. In quelle lettere, sempre più fitte e intense, entrambi si rivelano come mai prima. Pian piano Milo vede Nadia riaccendersi, ed è felice, ma anche geloso. Capisce di essere in trappola. Come può salvarsi, se si è trasformato nel suo stesso avversario?

Recensione:
“L’amore è eterno, finché dura” è il titolo del film del 2004 di Carlo Verdone che ho rivisto con piacere qualche sera fa in TV.
Era commedia agrodolce sulla crisi e fine di un matrimonio , evidenziando i nuovi bisogni ed emozioni di una coppia di mezza età
Il matrimonio ci viene raccontato inizialmente come il coronamento di un sogno d’amoroso, la celebrazione di un’istituzione sacra e poco tempo dopo come una prigione o peggio come un ergastolo.
Nessuno ad oggi è può stabilire con assoluta certezza quali siano le regole per far funzionare un matrimonio e mantenere almeno parzialmente la passione che spinse due giovani innamorati al gran passo.
Sovente il matrimonio entra in crisi dopo anni di silenzi, reciproca indifferenza, lento quanto inesorabile logoramento emotivo.
Quanti romanzi, film, serie tv hanno raccontato questo “lungo addio” con toni drammatici, ironici o melanconici.
Non avevo mai letto nulla di Matteo Bussola e devo ammettere che è stata complessivamente una felice scoperta letteraria.
“L’invenzione di noi due” è una romantica, malinconica resa di un irriducibile marito innamorato alla dura realtà.
“L’invenzione di noi due” va letta, vissuta come una sorta di “Cyrano de Bergerac” per coppie sposate in crisi.
Il lettore si prepari a vivere un divertente e buffo gioco di seduzione letterario con cui Milo, il nostro protagonista spera di salvare il proprio matrimonio, riaccendendo l’interesse dell’amata moglie Nadia.
Milo ama Nadia come fosse il primo giorno, un amore nato “letteralmente” sui banchi del liceo e causalmente concretizzatosi anni dopo da adulti .
La scrittura ha unito Milo e Nadia, seppure il primo sia diventato cuoco, nonostante gli studi universitari di architettura e la seconda abbia inseguito il sogno di scrivere il romanzo della vita.
Milo non vuole rassegnarsi all’idea che il loro amore sia cambiato, disperso e probabilmente esaurito.
Milo mette per iscritto i propri pensieri, timori e frustrazioni realizza per la prima volta come la propria prospettiva sul matrimonio sia poco realistica e soprattutto incompatibile con quella di Nadia.
Il lettore leggerà questi scambi d’email in un crescendo di emozione, commozione e coinvolgimento auspicandosi un lieto fine anche se narrativamente debole e prevedibile.
Invece Matteo Bussola ci sorprende con un finale inaspettato, forse più giusto e coerente con il mondo reale, ma molto amaro per chi già pregustava un pieno di romanticismo.
“L’invenzione di noi due” è una ballata sull’amore, un alternarsi d’emozioni e ricordi ben strutturata e calibrata nei toni e nel ritmo, offrendo il suggerimento, al lettore, magari in crisi con il proprio partner, d’ affidarsi alla scrittura per risvegliare la passione sopita dalla noia del quotidiano.

71 ) Mancarsi – La Donna Di Scorta (Diego De Silva)

“Mancarsi” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel gennaio 2013 da Einaudi

Sinossi:
Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d’amore. Semplice per modo di dire, perché la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. Perché, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, solo i racconti scarni e le canzoni dicono la verità sull’amore: quanto fa male, quanto fa bene. Solo lì si cela l’assoluto. Cosi De Silva prende i suoi due personaggi e li osserva con pazienza, li pedina, chiedendoci di seguirlo – e di seguirli – senza fare domande. Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un’assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s’incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Ma il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Se le vite di Nicola e Irene non s’incontrano fino alla fine, le loro teste invece s’incontrano nelle pagine di questo libro: i pensieri, le derive, il sentire si richiamano di continuo, sono ponti gettati verso il nulla o verso l’altro. Forse, verso l’attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca.

“La Donna di Scorta” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel aprile 2014 da Einaudi.

Sinossi:
Un uomo sposato e una giovane single s’incrociano su un marciapiede in una mattina di pioggia. Subito s’innamorano. Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare una normale relazione fra amanti, s’invertono fin dall’inizio. Livio, antiquario radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere: Dorina non vuole prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente di più di quello che Livio è disposto a darle, sconvolgendo in questo modo l’assetto ordinato della vita di lui. Il romanzo mette a nudo un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende, non ha bisogno di sacrifici, riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua ragion d’essere.

Recensione Unica:
Ero curioso di leggere questi due romanzi di Diego De Silva, avendo percepito dalla lettura delle due  sole sinossi che in qualche modo fossero legati da un filo rosso narrativo.
Una sensazione confermata dopo averli letti entrambi.
Anche se scritti in momenti diversi De Silva ha realizzato una sorta di manifesto sull’infedeltà coniugale o se preferite una chiave di lettura “tollerabile per accettare il triangolo amoroso e/o vedere la perdita di un coniuge mal sopportato come il primo segno per rinnamorarsi una seconda volta.
“Mancarsi” e “La Donna di Scorta” vanno assolutamente letti uno dietro l’altro per cogliere il senso più profondo del messaggio amoroso messo in campo da Silva.
L’amore non può essere considerata una proprietà privata né una persona può reclamarne l’esclusività.
L’innamoramento secondo De Silva sfugge a qualsiasi regola, codice, imposizione travolgendo tutto e tutti.
Un uomo può amare contemporaneamente la propria moglie e la giovane amante, non trovando il coraggio né la forza di scegliere.
Un’indecisione deprecabile in linea generale, ma nella storia tra Livio e Dorina, vede quest’ultima stranamente non interessata a reclamare maggiore spazio, visibilità e tempo rispetto alla famiglia di Livio.
Livio ama Dorina, ma allo stesso tempo è irritato dalla natura pacifica e tranquilla dell’amante.
Livio vorrebbe vedere, sentire una Dorina nelle vesti dell’amante appassionata, arrabbiata, esigente.
Ma Dorina non gli concederà mai questo sazio.
La loro storia travolgente, intensa finirà con la modalità straordinariamente normale voluta da Dorina.
Invece Nicola è rimasto improvvisamente vedovo. Costretto a piangere una moglie che purtroppo non amava più.
Un lutto che se da una parte si è rivelato paradossalmente liberatorio, dall’altra ha obbligato il protagonista a guardarsi dentro e comprendere se sia ancora capace d’amare.
Irene invece ha detto basta ad un matrimonio che la rendeva ogni giorno più triste e vuota emotivamente.
Nicola e Irene sono soli per motivi diversi, ma entrambi cercano, vogliono una seconda chance d’amare ed essere amati.
Il Destino in versione romantica gli darà una mano, facendoli causalmente incontrare in un luogo caro ad entrambi.
“Mancarsi” rievoca nella struttura narrativa e soprattutto nel continuo sfiorarsi dei due protagonisti, il celebre quanto romantico film americano “Insonnia d’amore” di Nora Ephron con protagonisti i bravissimi Tom Hanks e Meg Ryan.
“Mancarsi” ci spinge a credere, sperare che la fine di un amore, di un matrimonio non debba per forza significare la fine di tutto, anzi.
Diego De Silva regala vivide e sincere emozioni al lettore tramite questi due scritti , facendoci riflettere sulla nostra intima e personale idea sull’amore di coppia.

29) Chesil Beach (Ian McEwan)

“Chesil beach” è un romanzo scritto da Ian McEwan e pubblicato per la 1 volta da Einaudi nel febbraio 2015.
Sinossi:
In Inghilterra, secondo Philip Larkin, “i rapporti sessuali incominciarono nel millenovecentosessantatre”, “tra la fine del bando a “Lady Chatterley” e il primo ellepi dei Beatles”. La giovane coppia protagonista del nuovo romanzo di lan McEwan patisce invece gli ultimi fuochi di un clima diffuso di repressione sessuale. La prima notte di nozze, e prima esperienza sessuale per entrambi, scocca infatti alla vigilia di quell'”annus mirabilis”. Tutto avviene in appena due ore, in un antiquato hotel vicino alla celebre spiaggia di ciottoli di Chesil Beach. I due sposi stanno cenando in camera, ma già pensano a quello che accadrà più tardi. Edward è un ragazzo di provincia laureato in storia, indeciso se continuare la carriera accademica o lavorare nell’azienda del padre della sposa. Finalmente farà l’amore con Florence: è piuttosto nervoso e sa, per sentito dire, che deve cercare di controllarsi per non concludere troppo in fretta. Florence prova una profonda repulsione per il sesso, un misto di opprimente solitudine e vergogna; ma è ben attenta a mantenere le apparenze di un matrimonio felice e perfetto, ansiosa di non deludere Edward. Ma quello che succederà di lì a poco segnerà per sempre il destino di entrambi.
Recensione:
Dopo aver visto pochi mesi il toccante e coinvolgente adattamento cinematografico (qui la mia recensione per Parole a Colori: http://paroleacolori.com/chesil-beach-il-segreto-di-una-notte-dramma-dellincomprensione/), ero davvero curioso di leggere il romanzo di Ian McEwan non soltanto per valutare e raffrontare i due lavori, ma  soprattutto per poter scavare più in profondità nell’animo, mente e cuore dei due giovani protagonisti che tanto mi avevano colpito: Edward e Florence.
La mia curiosità è stata ampiamente ripagata leggendo le sincere ed intense pagine scritte dall’autore.
“Chesil Beach” più che un romanzo sarebbe più giusto definirlo un illuminante quanto esaustivo saggio storico /sociologico con la peculiarità di possedere una straordinaria fluidità di lettura e potenza emotiva capace di conquistare il lettore, e soprattutto di farlo sentire come “il terzo incomodo” all’interno camera da letto dei due neo sposini.
Ian McEwan firma con maestria e sensibilità una vincente struttura narrativa dove alterna da una parte le paure, i pensieri, i sentimenti dei due ragazzi durante la prima notte di nozze e dall’altra fa conoscere allo stupito e incuriosito lettore in quali causali circostanze queste due anime così diverse quanto ingenue si siano incontrate e decise ad unirsi in matrimonio.
“Chesil Beach” diventa rapidamente ed amaramente il racconto di due esistenze segnate dalla carenza affettiva e disistima da parte delle rispettive famiglie.
Un tale disagio emotivo ed esistenziale da spingere i due ragazzi alla scellerata convinzione che il matrimonio possa essere l’unica possibilità per fuggire da un presente castrante e un futuro cupo e privo di libertà.
“Chesil Beach” racconta “il canto del cigno” di un’epoca, di una società ormai agonizzante, che da li a poco tempo sarà spazzata via dal 1968 e dall’ondata di cambiamento sociale, morale oltre che politico.
Florence ed Edward hanno la “sfortuna” d’essersi incontrarti ed innamorati in questo delicato passaggio, rimanendo vittime dell’ultimo retaggio sentimentale e sessuale in netto contrasto con le loro pulsioni e desideri giovanili.
“Chesil Beach” è sì il racconto di un amore mai consumato, ma soprattutto evidenzia come l’assenza d’ascolto e comprensione in una coppia, ieri come oggi, determini la fine di qualsiasi matrimonio.
“Chesil Beach” pur raccontando una storia nata e mai “consumata” in un’epoca ormai lontana esplora, analizza una modernità di sentimenti e d’umanità rendendola assolutamente adattabile e coinvolgente al lettore d’oggi ed offrendo preziosi ed utili alle neo coppie decise ad affrontare la sfida matrimoniale.

177) Un Marito a metà

Il biglietto da acquistare per “Un marito a metà” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Un marito a metà ” è un film di Alexandra Leclère. Con Didier Bourdon, Valérie Bonneton, Isabelle Carré, Hélène Vincent, Laurent Stocker. Commedia, 104. Francia 2017

Sinossi:

Dopo 15 anni di matrimonio e due figli, la violinista Sandrine scopre che il marito Jean la tradisce con Virginie, proprietaria single di una libreria. Inizialmente Sandrine invita Jean a lasciare Virginie, cosa che l’uomo fa immediatamente, terrorizzato di perdere la famiglia. Ma quando Sandrine si accorge che Jean è disperato per l’assenza di Virginie, decide di proporre alla rivale una sorta di affido congiunto che vede protagonista non i figli ma il marito fedifrago, che trascorrerà una settimana con la moglie e una con l’amante.

Recensione :

Quali motivi spingono un marito a tradire la moglie? Noia? Calo della libido? Crisi di mezza età? Una coppia sposata da 15 anni può uscire indenne dalla scoperta di un tradimento? E come dovrebbe reagire una moglie, cacciando il fedifrago di casa oppure provando a perdonarlo?

La fedeltà, il tradimento, la gestione di una o più amanti sono tematiche assai utilizzate – se non abusate – in ambito cinematografico, ieri come oggi, tra commedie, gialli, drammi. Attraverso queste registi e sceneggiatori hanno cercato di raccontare l’evoluzione dei rapporti umani, e della società nel suo complesso.

“Un marito a metà” di Alexandra Leclère, nonostante tematicamente vanti una bella serie di precedenti, è comunque una pellicola inedita, divertente e brillante, capace di offrire allo spettatore una prospettiva diversa e numerosi spunti di riflessione.

A suo favore gioca prima di tutto il fatto di evitare luoghi comuni e pregiudizi, scegliendo di muoversi sul filo del paradossale e dell’inverosimile nel mettere in scena la crisi attraversata da Jean (Bourdon) e Sandrine (Bonneton).

I due formano la più classica delle coppie borghesi: professore universitario alla Sorbona lui, insegnante di violino lei. La loro quotidianità, dopo quindici anni di matrimonio e due figli, viene sconvolta dalla scoperta della prolungata infedeltà di lui.

“Un marito a metà” rilegge in modo ironico, garbato ma anche provocatorio il tema del triangolo amoroso, magistralmente affrontato da mostri sacri del cinema come François Truffaut (Jules e Jim) e Bernardo Bertolucci (The Dreamers). continua su

http://paroleacolori.com/un-marito-a-meta-una-commedia-sullamore-che-rifugge-i-luoghi-comuni/

159) Chiudi gli Occhi

Il biglietto da acquistare per “Chiudi gli occhi – All I see is you” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Chiudi gli occhi ” è Un film di Marc Forster. Con Blake Lively, Jason Clarke, Danny Huston, Yvonne Strahovski, Wes Chatham. Drammatico, 110′. USA 2016

Sinossi:

Gina e suo marito James vivono a Bangkok, in Thailandia, dove si sono trasferiti per il lavoro di lui. Cieca per la maggior parte della sua vita, Gina fa affidamento a James per i suoi occhi. Quando fa un trapianto di cornea, la sua vita cambia drasticamente permettendole di vedere la loro relazione sotto una nuova luce.

Recensione:

Quali sono, secondo voi, le basi per un matrimonio solido? Il sentimento, da solo, basta, oppure serve altro, ad esempio la capacità di perdonare gli eventuali passi falsi del partner?

Non è una novità: oggi ci si sposa sempre meno e anche quando si decide di farlo basta un intoppo o un problema a far scricchiolare la coppia. E che dire di quelle unioni dove uno dei coniugi è in una posizione di debolezza, sia essa fisica o psicologica? Cosa significa, allora, il matrimonio?

“Chiudi gli occhi – All I see is you” di Marc Foster racconta la storia di Gina (Lively) e James (Clarke), apparentemente coppia innamorata e felice, nonostante la cecità di lei in seguito a un incidente stradale.

Fin dalle prime scene notiamo come Gina, per quanto forte e solare, sia dipendente da James e quanto la sua condizione l’abbia spinta a reprimere parte di sé, della sua sessualità e personalità.

L’equilibrio matrimoniale comincia a scricchiolare in seguito a un intervento chirurgico che permette alla donna di riottenere la vista dall’occhio destro. Questo la porta a riconsiderare la sua vita e mette anche il marito di fronte a non pochi dilemmi.

La prima parte di “Chiudi gli occhi – All I see is you” risulta nel complesso convincente e apprezzabile sul piano narrativo e godibile su quello visivo, merito di una brillante e creativa messa in scena. continua su

http://paroleacolori.com/chiudi-gli-occhi-all-i-see-is-you-blake-lively/

75) Divorziare con stile ( Diego De Silva)

“Divorziare con stile” è un romanzo scritto da Diego Da Silva, pubblicato da Einaudi nel giugno 2017.

Sinossi:
Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Storace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto più del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.
Recensione:
Chissà se il Sommo Poeta potendo riscrivere oggi l’incipit della Divina Commedia direbbe” Nel mezzo del cammin di noi divorziati, mi trovai coinvolto, mio malgrado, in una cena tra ex compagni di liceo e quasi sedotto da bella quanto perigliosa cliente.”
Inutile fingere o girarci intorno, caro lettore, oggi è più facile incontrare, frequentare una persona divorziata, separata, in crisi matrimoniale piuttosto che un vero single disponibile che non sia però mentalmente instabile.
Ero curioso di “conoscere” il famigerato avvocato Vincenzo Malinconico creato dalla brillante e creativa penna di Diego De Silva.
“Divorziare con stile” non ha deluso le mie aspettative da lettore, avendo ritrovato lo stile fresco, brillante ed arguto dell’autore e soprattutto un’ironia cinica, pungente , ma mai cattiva e volgare.
“Divorziare con stile” è un realistico quanto amaro affresco di una generazione sentimentalmente fallita e disillusa e professionalmente in disarmo.
L’Avvocato Malinconico incarna perfettamente i disagi e contraddizioni della generazione post 68, convinta di poter conquistare il mondo e come quest’ultimo invece gli abbia riservato un ruolo secondario e precario.
Eppure Malinconico è un anti eroe dignitoso, affascinante e paradossalmente carismatico, avendo comunque mantenuto il proprio stile, una gentilezza e una coerenza nell’essere un gentiluomo pasticcione ed inconcludente.
L’ironia ed onestà intellettuale sono i “super poteri” di Malinconico, grazie ai quali riesce sempre a disarmare qualsiasi borioso avversario e sedurre donne belle, intelligenti, ricche e sulla carta ovviamente inavvicinabili.
“Divorziare con stile” rappresenta probabilmente una summa un po’ forzata e sugli uomini e donne sconfitte dalla vita, costretti a reiventarsi, in modo goffo e ridicolo, anche con l’utilizzo improprio dei social.
Ciò nonostante l’autore riesce ad evitare, con talento e sensibilità, una brutta ed inutile copia dei mostri” di risiana memoria, donando ad ogni personaggio, umanità e profondità psicologica al netto delle loro apparenze grottesche ed eccessive.
“Divorziare con stile” dimostra anche come una giovane e sensuale donna sposata con un celebre quanto stronzo avvocato, nel nostro caso il personaggio di Veronica Starace Tarallo, possa ambire nell’atto di una cruenta separazione più al rispetto ed al riconoscimento della propria dignità personale piuttosto che ad una sostanziosa liquidazione.
Un’eccezione così rara da sconvolgere e conquistare il cuore del cinico Malinconico
“Divorziare con stile” è anche il toccante e sincero momento in cui il buon Malinconico, in nome di tutti quei padri “non biologici”, riceva il regalo più bello ed inaspettato dalla “propria” figlia Alagia “Tu mi hai cresciuta…Sei tu il mio papà.”
“Divorziare stile” per quanto sia una lettura agrodolce coinvolge il lettore pagina dopo pagina trasmettendo emozione ed al termine un sorriso amaro quanto convinto.

70) Sorprendimi (Sophie Kinsella)

“Sorprendimi” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato nel febbraio 2018 da Mondadori Editore.

Sinossi:
Dan e Sylvie stanno insieme da dieci anni. Matrimonio felice, due splendide gemelle, una bella casa, una vita serena. Sono talmente in sintonia che quando uno dei due inizia a parlare l’altro finisce la frase… è come se si leggessero nel pensiero. Un giorno però, dopo una visita medica di routine, scoprono di essere così in forma che la loro aspettativa di vita è di altri sessantotto anni.
Ancora sessantotto anni insieme? Dan e Sylvie sono sconcertati. Non pensavano certo che “finché morte non ci separi” significasse stare insieme così a lungo! Dopo l’iniziale stupore, si instaura tra i due un certo disagio, seguito a ruota dal panico più totale. Decidono dunque di farsi delle “sorprese” per ravvivare fin da subito il loro matrimonio “infinito”, per non stufarsi mai l’uno dell’altra…
Ma si sa bene che non sempre le sorprese portano al risultato sperato… e in un batter d’occhio sorgono contrattempi poco graditi e malintesi che rischiano di minare le fondamenta della loro unione. E quando cominciano a emergere alcune verità taciute, Dan e Sylvie iniziano a domandarsi se dopo tutto… si conoscono davvero così bene.
Qual è la ricetta per un matrimonio felice e longevo? Quale sfida comporta un’unione profonda tra due persone?
In questo nuovo romanzo Sophie Kinsella racconta gioie e dolori del matrimonio con la sua voce sempre originale, ironica e sensibile.
Recensione:
Quanto conosciamo effettivamente il nostro partner?
Qual è il vero segreto per far durare un matrimonio?
È forse la routine , la vera tomba dell’amore?
Sophie Kinsella, con il suo consueto stile ironico e garbato, pone al lettore quesiti delicati, complessi e quanto mai scottanti.
“Sorprendimi” non è infatti solamente una commedia romance come potrebbe risultare ad una prima lettura superficiale e poca attenta, ma bensì porta a galla con sensibilità ed incisività le paure di qualunque giovane coppia di fronte alla prospettiva reale e concreta di dover condividere realmente un’intera vita insieme.
Sophie Kinsella, prendendo spunto, magare in parte, dalla propria esperienza personale come moglie, racconta in modo semplice, diretto e concreto come il matrimonio più solido e felice possa improvvisamente andare in crisi, quando si cade nell’errore di dare per scontato e rassicurante il proprio partner come fosse un libro aperto. .
Una coppia non dovrebbe mai mentirsi, sforzarsi di tenere sempre vivo il desiderio di costruire il proprio futuro crescendo insieme i propri figli.
Ma è davvero possibile oggi che un matrimonio possa sopravvivere alla totale e completa condivisione intellettuale, emotiva e fisica tra due coniugi?
La verità, come spesso accade, si trova nel mezzo e il lettore ne avrà ulteriore conferma leggendo e seguendo con un po’ d’invidia il racconto della protagonista Sylvie, nell’autocelebrazione della bellezza ed unicità del proprio matrimonio con Dan . E come i due coniugi abbiano raggiunto un tale livello d’affiatamento e conoscenza reciproca al punto d’anticiparsi i pensieri.
E come successivamente Sylvie, scopra sulla propria pelle, come possa risultare controproducente per una coppia , lanciarsi nell’ inopportuno progetto di “sorprese” coniugali.
“Sorprendimi” racconta invece nella seconda parte come le “sorprese” più personali ed intime possano sconvolgere le certezze e gli affetti di una vita.
Sylvie ha vissuto in modo traumatico e doloroso l’improvvisa perdita dell’amato padre, rimanendo prigioniera dei ricordi e del sentirsi ancora la “Principessa Sylvie”, nomignolo datole dal padre.
Sylvie, nonostante un matrimonio e due splendide figlie, non riesce a mettere il proprio marito come figura maschile di riferimento. Impedendo al suo matrimonio il vero e necessario salto di qualità.
“Sorprendimi” è un racconto emozionante e coinvolgente nello scoprire quanto un uomo innamorato possa davvero compiere, per anni ed in segreto, qualsiasi gesto per il bene e serenità della propria donna.
La seconda parte di “Sorprendimi” spiazza il lettore per il passaggio narrativo ed emozionale da commedia romantica e degli equivoci a dramma familiare con annessi dubbi morali e legali. Sophie Kinsella riesce ad alzare il pathos e ritmo narrativo senza mai perdere di vista credibilità e mantenendo uno stile semplice, avvolgente ed appassionato.
Dopo aver terminato la lettura di “Sorprendimi”, il lettore sarà sicuramente tentato di rivolgersi al proprio partener invitandolo a sorprenderlo in futuro, ma con molta prudenza e moderazione.

207) 40 sono i Nuovi 20

Il biglietto d’acquistare per “40 sono i nuovi 20” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“40 sono i nuovi 20” è un film del 2017 scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, con: Reese Witherspoon, Michael Sheen, Candice Bergen, Lake Bell, Nat Wolff, Pico Alexander.

Reduce da una sofferta separazione alla soglia dei quaranta, Alice , figlia di un importante regista hollywoodiano, ha scelto di ritornare nella casa paterna a Los Angeles con le due figlie .
Alice Kinney (Reese Witherspoon) si trova a quarant’anni a doversi reiventare una vita sentimentale e lavorativa.
Alicia, per tutto l’anno è una madre perfetta , ad eccezione nel giorno del suo compleanno, quando con le sue amiche si regala una notte di folli festeggiamenti . Durante la quale , la donna incontra in un locale il fascinoso Harry (Alexander) insieme ad altri due amici, aspiranti filmaker in cerca di un posto dove vivere. Quella che doveva essere solamente l’incontro di una notte, si trasforma per Alicia , su suggerimento della madre, nell’accogliere in casa i tre ragazzi dando vita a un’atipica comune.
Una “comune” edulcorata e buonista, dove l’aspetto romance e passionale rappresentato dalla breve storia tra Harry ed Alicia è drammaturgicamente marginale, in una storia di convivenza colorata e allegra tra diverse generazioni ed esigenze
Tuttavia la convivenza avrà per Alice risvolti inaspettati, soprattutto quando il suo ex marito Austen (Michael Sheen) si presenterà alla porta con la valigia, deciso a riconquistarla.
L’esordiente Hallie Meyers-Shyer firma e dirige una commedia garbata, semplice ed a tratti quasi divertente, ma risultando fin dalle prime scene banale , prevedibile e poco credibile a livello drammaturgico sia come intreccio che nella costruzione dei diversi personaggi.
“40 anni sono i nuovi 20 ” cerca vanamente di far convivere narrativamente il desiderio di riscatto di una donna di mezz’età e il tema di famiglia allargata, finendo per non essere né carne ne pesce. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-15/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”