13) I Cassamortari

Il biglietto d’acquistare per ” I Cassamortari” è : Di Pomeriggio

“I Cassamortari” è un film di Claudio Amendola. Con Massimo Ghini, Gianmarco Tognazzi, Lucia Ocone, Alessandro Sperduti, Claudio Amendola. Commedia. Italia 2022

Sinossi:

I quattro fratelli Pasti hanno ereditato dal padre l’impresa di onoranze funebri presso cui lavorano. Giovanni, il maggiore, gestisce la clientela, sempre attento alle spese; Maria intesse relazioni con i vedovi, soprattutto se piacenti; Marco è il truccatore ufficiale dei defunti; e Matteo si occupa della comunicazione social. Tutti e quattro sono in qualche modo vincolati all’eredità paterna, di cui beneficia soprattutto la loro madre, che spende e spande senza farsi troppi problemi. Un giorno il cantante rock Gabriele Arcangelo, idolo di Maria, viene a mancare, e la sua manager Maddalena decide di affidarne le esequie proprio ai Pasti. Ma la figlia del cantante, Celeste, vuole ottenere il massimo dalla popolarità paterna, e anche i Pasti e Maddalena intravvedono il potenziale commerciale della salma, dalla quale i fan non vogliono separarsi

Recensione :

Le crisi economiche, purtroppo, sono cicliche ed è capitato a molti di subirne le nefaste conseguenze. Se qualsiasi attività imprenditoriale può attraversare un momento di difficoltà, ce n’è una capace, per sua natura, di resistere a ogni sconvolgimento, politico e sociale che sia. Parlo delle onoranze funebri.

La pandemia lo ha confermato: per i becchini, o “cassamortari” se preferite, il lavoro non manca mai! E se in molti toccano ferro quando vedono passare un carro funebre, ci sono famiglie che, sulla morte altrui, hanno costruito la loro fortuna.

“Tutti prima o poi devono morire, ma solo in pochi ci guadagno”: è questo il motto vincente che Giovanni Pasti (interpretato da Edoardo Leo, brillante nel suo breve cameo) ha lasciato in eredità ai figli, insieme all’impresa di famiglia. continua su

74) La Mia Banda Suona Il Pop

Il Biglietto d’acquistare per “La mia Banda suona il Pop” è: Omaggio (Con Riserva)

“La mia Banda suona il Pop” è un film del 2020 diretto da Fausto Brizzi , scritto da Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone, Alessandro Bardani, con : Christian De Sica, Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Rinat Khismatouline, Giulio Base, Paolo Rossi, Natasha Stefanenko, Tiberio Timperi.

Sinossi:
La mia banda suona il pop, film diretto da Fausto Brizzi, racconta la storia della burrascosa reunion dei Popcorn, un famosissimo gruppo pop degli anni ’80, formato da Tony (Christian De Sica), Jerry (Paolo Rossi), Lucky (Massimo Ghini) e Micky (Angela Finocchiaro). È un importante magnate di Pietroburgo, Vladimir Ivanov (Rinat Khismatouline), a voler vedere ancora una volta insieme la sua band preferita per un’ultima emozionante esibizione. Franco (Diego Abatantuono), infido manager dei Popcorn, viene contattato da Olga (Natasha Stefanenko) per conto di Ivanov, ma l’agente non è molto d’accordo con l’idea del magnate e decide di proporgli alteri talenti italiani, disposti a esibirsi in Russia. Ivanov, però, non accetta un no come risposta, lui vuole i Popcorn. A Franco quindi rimane l’arduo compito di riunirli, ma i membri del gruppo non acconsentono a nessuna condizione di rivedersi e suonare di nuovo insieme. Eppure, complice il destino e forse anche la brama di denaro, i quattro si ritrovano costretti ad accettare la proposta dell’oligarca.
Mentre cercano di ritornare all’antico splendore e di sopportarsi tra un soundcheck e l’altro, i quattro Popcorn scoprono che la loro avventura russa è solamente un capro espiatorio; in verità, Olga li ha ingaggiati per poter derubare Ivanov senza essere scoperta. La loro colorata esibizione si tinge così dei scuri toni del thriller, ma la band vede nel piano di Olga un modo per ridare slancio alle loro miserie vite. Come? Rapinando loro Ivanov.

Recensione:
La nostalgia, l’amarcord in assenza di nuove e forti idee sono diventante fonte di possibili guadagni per produttori e di spunti narrativi per sceneggiatori in crisi creativa spingendo a rivalutare il trash e quella parte degli anni 80 che in altri momenti artistici sarebbero bollati come “orribili”.
Ma in un’epoca in cui le “reunion” siano esse musicali, televisivi o cinematografiche conquistano le prime pagine dei giornali, fanno impazzire i social network, era pressoché inevitabile per Fausto Brizzi e i suoi sceneggiatori scrivere una storia partendo da questa folle quanto nostalgica moda.
“La mia banda suona il pop” è una commedia agrodolce in cui lo spettatore sarà chiamato a conoscere, ascoltare e soprattutto cantare i pezzi del gruppo “Popcorn”, “fulgido esempio” di meteora musicale degli anni 80 scioltasi per insanabili divisioni personali.
“La mia banda suona il pop” se da una parte evidenzia la fase nostalgica che sta vivendo il nostro Paese, dall’altra ironicamente sottolinea come i gusti musicali nella Russia di Putin e degli oligarchi si sia fermata agli anni 80.
La Russia è diventata una sorta di “El Dorado” per le vecchie glorie della nostra canzone ormai dimenticati dal nostro Paese.
“La mia Band suona il Pop” strutturalmente va suddiviso in due parti: la prima mostra con brio, ironia e soprattutto con la giusta dose di malinconia in che modo i 4 componenti della band siano “sopravvissuti” allo scioglimento: Chi arrabattandosi con umili e desolanti lavori, chi diventando un triste ed ipocondriaco impiegato di un ferramenta o chi un’alcoolista.
Un’amara quanto credibile rappresentazione di quanto sia effimero il successo e come tanti “pseudo artisti” si siano ritrovati in poco tempo dalle stelle alle stalle e privi di un qualsiasi progetto alternativo per il futuro
La seconda parte invece vira invece, a mio modesto parere, in modo grossolano e poco lineare in una sorta di action movie in cui gli ultimi della classe trovano il modo, opportunità di prendersi una seconda chance trasformandosi in ladri.
“La mia Banda suona il Pop” si regge sulla bravura, esperienza e soprattutto sull’alchimia nata sul set tra i protagonisti del film.
Christian De Sica, Massimo Ghini e soprattutto l’ex coppia di coniugi composta da Angela Finocchiaro Rossi rappresentano il salutare quid in più alla visione dando spessore, vitalità e credibilità ai rispettivi personaggi, trascinando cosi il film nei passaggi narrativi meno riusciti ed inverosimili sul piano stilistico e registico.
Merita una menzione speciale la “rediviva” e splendida Natasha Stefanenko nel ruolo di Olga, spietata nonché doppiogiochista addetto alla sicurezza dell’eccentrico oligarca russo Vladimir Ivanov.
“La mia Banda suona il Pop” sebbene sia una commedia riuscita solamente a metà e con grosse lacune narrative e limiti strutturali nella seconda parte rimane comunque una visione godibile ed artisticamente dignitosa lasciando alla fine sorridente lo spettatore e forse curioso di vedere le nuove gesta dei Pop Corn visto l’avventuroso, esotico e soprattutto aperto finale.

126) Vivere

“Vivere” è un film di Francesca Archibugi. Con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan. Drammatico, 103′. Italia 2019

Sinossi:

La piccola Lucilla Attorre soffre di asma e appare subito evidente che sia un’affezione psicosomatica. La madre Susi, insegnante di danza a un gruppo di “culone che vogliono dimagrire”, è sempre di corsa, dimentica le proprie cose dappertutto e trascina qua e là la sua bambina come un carrello della spesa. Il padre Luca è un giornalista freelance “stronzo e sfigatello” con un debole recidivo per le donne. Il fratellastro Pierpaolo è il ricco e viziato erede, da parte di sua madre, di una dinastia di avvocati ammanicati con la politica. In questo quadretto disfunzionale si inserisce Mary Ann, una au pair irlandese cattolica che scardina definitivamente i già precari equilibri domestici. Testimone (quasi) silenzioso degli andirivieni della famiglia è il vicino Perind (soprannome che sta per perito industriale), un tipo inquietante dalle strane abitudini. Riusciranno gli Attorre a sopravvivere o il loro nucleo familiare esploderà definitivamente?

Recensione :

Nel campo della Settima Arte vige ancora la democrazia: tutti – o quasi – hanno il diritto di esprimere la propria opinione, di raccontare storie, di immaginare o mettere in scena la propria visione. Tutto è consentito.

Ecco, probabilmente sarebbe auspicabile – in modo democratico, ci mancherebbe! – un giro di vite sulle libertà concesse in questo senso ai registi e agli sceneggiatori, anche italiani. Non me ne vogliano la signora Archibugi e gli altri stimati autori di “Vivere”, ma è stato il loro lavoro a far nascere in me queste riflessioni.

Quale urgenza narrativa, creativa e umana li ha spinti a firmare questa sceneggiatura – un’improbabile mix tra “Mignon è partita” e “La finestra sul cortile” dove abbondano luoghi comuni e personaggi improbabili? Perché prendere un cast di talento ed esperienza e costringerlo a recitare dialoghi improbabili e quasi grotteschi? continua su

“Vivere”: un film banale e svilente, che spreca il cast talentuoso

6) L’Agenzia dei Bugiardi

“L’Agenzia dei Bugiardi” è un film di Volfango De Biasi. Con Giampaolo Morelli, Massimo Ghini, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Carla Signoris. Commedia, 102′. Italia 2019

Sinossi:

Il seducente Fred, l’esperto di tecnologia Diego e l’apprendista narcolettico Paolosono i componenti di una diabolica e geniale agenzia che fornisce alibi ai propri clienti e il cui motto è “Meglio una bella bugia che una brutta verità”. Fred si innamora di Clio, paladina della sincerità a tutti i costi, alla quale quindi non può svelare qual è il suo vero lavoro. La situazione si complica quando Fred scopre che il padre di Clio, Alberto, è un suo cliente, che si è rivolto all’agenzia per nascondere alla moglie Irene un viaggio con la sua giovane amante Cinzia proprio nel giorno dell’anniversario di matrimonio.

Recensione:

Se esiste un Dio del cinema spero che possa benedire al box office “L’agenzia Dei bugiardi” di Volfango De Biasi! Dopo tante delusioni e tradimenti cinematografici lo spettatore potrà finalmente godersi una vera commedia all’italiana, seppure abilmente adattata agli usi e costumi di oggi.

Come ha giustamente sottolineato in conferenza stampa il bravo e convincente Massimo Ghini, dall’alto della sua lunga esperienza: “Con questo film il cinema italiano ha dimostrato di saper osare, mettendo da parte buonismo e politically correct per mostrare le imperfezioni e le ipocrisie della nostra società”.

Più di una fresca, originale e divertente commedia degli equivoci, il film è un’accurata, intensa e scrupolosa indagine sull’animo umano che mette in evidenza con grande efficacia a quali tentazioni un uomo rischi di soccombere mentre è impegnato in una relazione o in un matrimonio.

Utilizzando il fantasioso escamotage dell’agenzia che fornisce alibi ai clienti bisognosi, i due ispirati e creativi sceneggiatori hanno magistralmente centrato sia l’obiettivo artistico che quello pedagogico.

“L’agenzia dei bugiardi” è indubbiamente il miglior film italiano di questo inizio di 2019 e tutto il cast mostra di essere in uno stato di grazia, regalando divertimento e sincere emozioni al pubblico.

È assai difficile stilare una classifica di merito in una rosa di interpreti di questa caratura, ma se proprio dobbiamo la nostra nota va alla coppia formata da Giampaolo Morelli e Alessandra Mastronardi, credibili e affiatati. Si capisce subito che sul set, tra i due, deve essere scattata una bella alchimia umana oltre che artistica. continua su..

http://paroleacolori.com/l-agenzia-dei-bugiardi-quando-il-cinema-italiano-da-il-meglio-di-se/

31) A Casa Tutti Bene

Il biglietto da acquistare per “A casa tutti bene” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“A casa tutti bene ” è un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino. Drammatico, 105′. Italia, 2018

Sinossi:

Pietro e Alba festeggiano cinquant’anni d’amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniugi, prole, zie e cugine per un’isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi.

Recensione:

Quante volte ci siamo trovati a rispondere, parlando con conoscenti e amici, alla temutissima domanda: “E a casa come va?” con un neutro e disimpegnato: “Stanno tutti bene, grazie”.

Per quanto non si possa vivere senza – e probabilmente, dovendo scegliere, finiremmo sempre per riprendere ognuno la nostra -, non esiste in natura vaso di Pandora peggiore da scoperchiare di quello familiare. Se poi la famiglia è grande e allargata, meglio ridurre il tempo della convivenza allo stretto indispensabile…

Gabriele Muccino, dopo dodici anni trascorsi negli Stati Uniti, tra alti e bassi, è tornato a casa determinato a riprendere le fila del suo modo di fare cinema e a raccontare le dinamiche di coppia e le relazioni familiari nella nostra società.

“A casa tutti bene” può essere considerato come una sorta di summa dei suoi tre film italiani precedenti (“L’ultimo bacio”, “Ricordati di me”, “Baciami ancora”), divenuta urgente dopo la lunga parentesi a stelle e strisce.

Costruito seguendo uno schema narrativo classico, lo spettatore è consapevole che, dopo aver conosciuto i protagonisti chiamati a raccolta sull’isola di Ischia per festeggiare le nozze d’oro dei patriarchi Pietro (Marescotti) e Alba (Sandrelli), e aver partecipato alla toccante cerimonia e al felice momento conviviale successivo, dovrà sorbirsi anche uno tsunami nevrotico e familiare, sconvolgente quanto prevedibile. Uno tsunami di parole ed emozioni. continua su

http://paroleacolori.com/a-casa-tutti-bene-le-contraddizioni-di-una-grande-famiglia/

256) Non si ruba a casa dei ladri

vanzina

Il biglietto d’acquistare per “Non si ruba a casa dei ladri” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Non si ruba a casa dei ladri” è un film del 2016 diretto da Carlo Vanzina, scritto da Carlo ed Enrico Vanzina, con : Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Stefania Rocca, Maurizio Mattioli e Manuela Arcuri.

Chi di spada ferisce di spada ferisce. L’occasione fa l’uomo ladro.Carlo ed Enrico Vanzina scrivendo la sceneggiatura del loro nuovo film magari non avranno pensato a questi vecchi e saggi proverbi, ma mai come oggi attuali leggendo le cronache giudiziarie e politiche riguardanti la città di Roma.
Su Mafia Capitale e il malaffare e corruzione dei politici capitolini si è scritto e detto tanto provocando nell’opinione pubblica sconcerto e rabbia. I fratelli Vanzina invece usando l’arma dell’ironia scelgono di portare in scena questa “piaga” in chiave di commedia. Raccontando la riscossa di un cittadino onesto, Antonio (Salemme) che si vendica di Simone(Ghini), un intrallazzatore disonesto. Antonio inizialmente vorrebbe denunciarlo, ma poi, conoscendo l’Italia, un paese nel quale l’iter della giustizia è lunghissimo e spesso incerto, decide di vendicarsi in un’altra maniera: scopre che il suo nemico ha nascosto in una banca svizzera i proventi delle sue malefatte e decide di organizzare “un colpo” con moglie Daniela(Rocca) e fidati amici. Il colpo si svolge a Zurigo dove ha sede la banca nella quale Simone ha nascosto i soldi. Con una serie di imprevedibili e divertenti risvolti e con una buffa sostituzione di persone (Antonio e la moglie si fingono Simone e la trucida compagna Lori (Arcuri) parte una commedia degli equivoci d’inganno ad orologeria.
I Vanzina conoscono il mestiere e da anni allietano il loro pubblico con film leggeri, freschi, senza pretese, ma capaci di mettere alla berlina i vizi e le debolezze degli italiani e dei potenti di turno.Anche in questo caso l’idea di partenza della drammaturgia è vincente e divertente solamente che poi nello svilupparla diventa un ‘accozzaglia di luoghi comuni e di gag raramente avvolgenti, frizzanti e godibili.Sarebbe stato un buon film da prima serata su Canale 5 o Rai Uno, ma appare eccesivo chiedere allo spettatore di uscire casa e spendere dei soldi per acquistare il biglietto del cinema. continua su

Non si ruba a casa dei ladri

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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