47) Lady Bird

Il biglietto d’acquistare per “Lady Bird” è: Ridotto

“Lady Bird” è un film del 2017 scritto e diretto da Greta Grewig, con : Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Odeya Rush, Timothée Chalamet, Kathryn Newton, Jake McDorman, Lois Smith, Laura Marano.

Sinossi:
Lady Bird è il sofisticato, ricercatissimo soprannome che l’adolescente Christine MacPherson (Saoirse Ronan) sceglie per sé stessa. Nata e cresciuta a Sacramento, in California, Christine sogna di trasferirsi in una grande città cosmopolita della costa orientale (“o nel luogo in cui gli scrittori si appartano nei boschi”) per frequentare una prestigiosa università dove vivere avventure e scovare opportunità a ogni angolo. Giunta all’ultimo anno di liceo, la sua domanda di ammissione al college è povera di crediti extracurriculari, così per accedere al corso di studi dei suoi sogni, la diciassettenne è costretta a iscriversi al club teatrale del suo liceo. Animata da un incontenibile spirito di ribellione, una dispettosa indole anarchica e un’ambizione sfrenata che sogna di appagare lontano da casa, Christine scoprirà nel teatro un posto accogliente, un luogo dove incontrare nuovi amici e fare nuove esperienze; un rifugio dal rapporto complicato con la madre ipercritica e affettuosa, che vorrebbe che sua figlia diventasse “la migliore versione di sé stessa”, e da un padre rimasto da poco disoccupato. Il giorno della partenza si avvicina, ma l’eccentrica Christine ha ora l’opportunità di esplorare le tappe dell’adolescenza che ha sempre rimandato: le mascalzonate, i balli scolastici, i primi amori.

Recensione:
È inutile girarci troppo intorno l’ultimo anno del liceo è senza dubbio il periodo più difficile, folle, contraddittorio, divertente, unico che qualsiasi persona abbia vissuto o vivrà.
Se poi sei una ragazza di 17 anni come nel caso di Christine (Ronan), nata e cresciuta a Sacramento per giunta nella parte “sbagliata della ferrovia”, sognando d’essere qualcuno agli occhi di una severa e rigida madre e di fare sesso per la prima volta con il ragazzo giusto, allora l’’ultimo anno scolastico può rivelarsi una vera via crucis.
Arriva finalmente nelle nostre sale “Lady Bird” di Greta Grewig, brillante esordio alla regia, nonché acclamato dalla critica di mezzo mondo e carico di premi.
“Lady Bird” a livello drammaturgico non è altro che il classico e già visto racconto di un “coming age” di una ragazza e della sua trasformazione da brutto anatroccolo a bel cigno, non solo fisicamente, ma soprattutto sul piano emotivo ed esistenziale
Allora perché molti, vi starete chiedendo, hanno gridato al “quasi capolavoro” per il film della Grewig?
Perché, caro lettore, Greta Grewig ha il merito d’aver firmato una sceneggiatura densa d’amore, d’umanità, raccontando soprattutto in modo autentico ed acuto il rapporto conflittuale quanto profondo tra una madre e una figlia, rivelandosi il vero cuore narrativo oltre che psicologico del film.
“Lady Bird” ci porta indietro nel tempo fino al 2002 negli Stati Uniti, ancora sotto shock per gli attentati dell’undici settembre e con l’inizio di crisi economica che ben presto avrebbe sconvolto tutto il mondo.
In una realtà sociale ed economica sfiduciata e sofferente, la Grewig accompagna lo spettatore nella vita di Christine, che sta vivendo il momento più travagliato della propria esistenza. Non è più una bambina né ancora una donna, eppure sente forte l’urgenza di fuggire dall’angusta Sacramento, da una famiglia costretta a tirare la cinghia dopo il licenziamento del papà e di poter studiare in Università prestigiosa dove poter dimostrare finalmente i suoi veri talenti.
Christine odia tutto della propria vita, il suo stesso nome tanto da imporre a tutti di chiamarla “Lady Bird”.
“Lady Bird” è anche la pellicola delle prime volte e delle inevitabili e dolorose delusioni amorose Si innamora di Danny (O’Neill), bravo e gentile compagno di classe, per poi vederlo baciarsi di nascosto, appassionatamente un altro ragazzo
Lady Bird decide di fare l’amore con il colto e dark Kyle (Chalamet), illusa di poter condividere la comune emozione della prima volta, per essere delusa, ancora una, volta dal disarmante cinismo del ragazzo.
“Lady Bird” segna la definitiva consacrazione e l’ingresso nell’Olimpo attoriale della giovane e talentuosa Saoirse Ronan.
Saiorse Ronan stupisce per la naturalezza, personalità e semplicità con cui regge il peso dell’intero pellicola, donando umanità, dolcezza e fragilità al suo personaggio e risultando credibile e trasmettendo emozioni al coinvolto pubblico. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-46/

4) Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Il biglietto d’acquistare per “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è: Sempre
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un film del 2017 scritto e diretto da Martin McDonagh, con : Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges.
Sinossi: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e “rimbeccare” le indolenti forze dell’ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.
Recensione :
Se ancora ci fosse un italiano stupito, sconvolto, incredulo della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016, considerando la sua presidenza come la più terribile sciagura per il mondo, allora è quanto mai utile ed urgente che corra al cinema a vedere il film di Martin McDonagh.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” oltre ad essere un film d’ assoluto valore artistico, creativo e recitativo, è una straordinaria, precisa, chiara ed approfondita rappresentazione di che cosa sia davvero l’America e soprattutto quali siano i sentimenti dell’americano medio e le sue vere priorità.
Dove hanno miseramente fallito politologi, scrittori, giornalisti, sondaggisti, è invece riuscito con talento ed efficacia Martin MCDonagh, ovvero studiare, percepire, ascoltare e fare propria la parte più vera, feroce ed autentica del cuore e della pancia degli yankee, trovando cosi i perfetti spunti drammaturgici per scrivere la sceneggiatura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
Inoltre “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” dimostra ed evidenzia chiaramente il fallimento in politica interna di Barack Obama e come i suoi otto anni di presidenza paradossalmente insieme all’infelice scelta di candidare Hilary Clinton, abbiano aperto una vera autostrada a Donald Trump per la conquista della Casa Bianca.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è una tragicommedia come solo può essere il racconto di una realtà complessa, contradittoria e difficile come quella che si vive e respira ogni giorno negli Stati americani del Sud.
Ignoranza, povertà, razzismo, disoccupazione, violenza, malagiustizia sono il cuore narrativo di Tre Manifesti rappresentando anche il rovescio della medaglia per un Paese che ancora si ritiene campione delle libertà ed opportunità per chiunque.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un piccolo capolavoro drammaturgico costruito sulla magistrale, armoniosa ed incisiva alternanza d’emozioni e sensazioni provate e vissute dai protagonisti.
Tre Manifesti punge, scuote, fa ridere, sorridere, commuovere lo spettatore trascinandolo dentro una storia in cui non esiste una vera distinzione tra buoni o cattivi. Perché ad Ebbing sono tutte vittime dell’abbandono da parte del governo centrale e dalla mancanza d’opportunità di riscatto sociale e culturale.

Mildred Hayes (una sublime Frances McDormand) è sì una madre in cerca di giustizia per la morte brutale della figlia, ma è anche una donna costretta a convivere con il senso di colpa di non aver mai compreso la figlia e d’averci litigato furiosamente prima del suo tragico assassinio.
Mildred è una donna arrabbiata, devastata dal dolore, divorziata da un uomo violento, ma disposta a lottare contro tutto e tutti per trovare l’assassinio della figlia.
Mildred non teme e soprattutto non fa sconti allo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), sebbene le riveli d’ essere malato terminale di cancro.
Quest’ultimo è uomo duro, ruvido quanto però giusto ed intelligente, accettando la provocazione pubblicitaria della donna, capendone le ragioni più profonde ed intime.
Woody Harrelson sorprende con una performance davvero toccante, potente e d’impatto trovando per il suo personaggio un perfetto ed inaspettato equilibrio tra machismo e tenerezza familiare, lasciando il segno nella storia e soprattutto nel cuore e coscienze del pubblico.
Il duello verbale e simbolico tra Mildred e Willoughby caratterizza la prima parte del film dividendo il pubblico inevitabilmente in due fazioni, su quale sia il limite alla protesta per una madre e la compassione per uomo malato. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-31/