25) Come Vento cucito alla Terra ( Ilaria Tuti)

“Come vento cucito alla Terra” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato  il 7 Giugno 2022 da Longanesi.

Sinossi:

«Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite.

Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e più di chiunque altro hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.

L’invito che mi rivolgono è un sortilegio, e come tutti i sortilegi è fatto anche d’ombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne è un’impresa folle e necessaria. È per me un’autentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sé almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.

A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»

Recensione:

La penna di Ilaria Tuti è diventata con merito  l’indispensabile e prezioso strumento nel  far riemergere dal  passato storie di donne coraggiose e valorose di cui oggi il mondo ha un disperato bisogno.

In un mondo in cui i giovani affollano i cinema per inneggiare ai supereroi targati Marvel, Ilaria Tuti con pazienza e tenacia negli ultimi due anni si è ritagliata il nobile ruolo di “cacciatrice di eroine” realmente vissute dando loro  una meritata e toccante visibilità.

Ilaria Tuti è diventata il megafono di storie sepolte e sconosciute firmando romanzi che definire solamente “storici” sarebbe davvero riduttivo.

La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza della scienza e la professionalità dei medici ed infermieri.

Uomini e donne che hanno giurato  di curare , prendersi cura dei pazienti come scopo di vita oltre che come lavoro.

Ilaria Tuti è una scrittrice creativa, talentuosa, ma è anche una donna dotata di uno spiccato “senso civico”, sensibilità ed umanità.

Quest’ultime doti le hanno permesso di dare vita al genere letterario   “Tuti” ovvero romanzi di coscienza, sensibilizzazione e soprattutto di coraggio con protagoniste donne che hanno deciso  di sfidare il sistema, i pregiudizi e ribaltando le ottuse certezze di un  mondo maschilista quanto gretto.

Se oggi tante donne indossano con merito ed orgoglio “ il “camice bianco” , lo devono anche  alla caparbietà di queste dottoresse che durante la prima guerra mondiale  sfidando  pericoli , insidie ed ostilità decisero d’aprire un ospedale .

“Come vento cucito alla terra” è una storia di coraggio, orgoglio, competenza e professionalità messa al servizio dei soldati  impegnati al fronte.

Ilaria Tuti  partendo da un lungo e scrupoloso lavoro di ricerca, ha costruito un impianto narrativo avvincente, credibile, incalzante in cui pathos e  ritmo crescono pagina dopo pagina.

“Come vento cucito alla terra”  è il riconoscimento del talento, conoscenza, affidabilità e professionalità delle prime donne medico  in una situazione di grave emergenza come la prima guerra mondiale

Altresì Ilaria Tuti  ha reso  il lettore partecipe dell’evoluzione del paziente alias soldato dall’iniziale diffidenza all’affidarsi serenamente  alla competenza e cura di un medico donna.

Assistiamo così con grande trasporto ed emozione ribaltamento dei ruoli tra uomo e donna ,  ad una rivoluzione culturale oltre che medica  realizzatasi  concretamente  tra i letti di un ospedale , dove il dolore e la sofferenza non consentono ogni forma di misoginia e stupidità.

“Come vento cucito alla terra” è ancora un racconto d’amore , di protezione verso  quei ragazzi costretti ad imbracciare un fucile, violentando la loro vera natura.

Infine il romanzo ci mostra come possano esistere “cure alternative” per alleviare una mente, un’anima devastata dall’orrore della guerra come ad esempio: l’arte del cucito.

Non vogliamo svelarvi altro della trama, invitandovi con sincera convinzione alla lettura di un libro  in dove eroismo e medicina si sono unite in modo magistrale ed emozionante.

7) Gli Ultimi giorni di John Lennon (James Patterson)

“Gli Ultimi Giorni di John Lennon” è un romanzo scritto da James Patterson e pubblicato da Longanesi il 23 settembre 2021.
Sinossi:
L’8 dicembre 1980 il cantante più famoso della storia della musica e un suo fan si incontrano. Uno morirà. L’altro finirà in carcere per il resto dei suoi giorni. È un thriller. Ma è anche una storia vera. Neanche nei suoi sogni più esaltanti, John Lennon aveva immaginato che i Beatles lo avrebbero trasformato in una superstar internazionale, in grado di scalare le vette delle classifiche, conquistare il pubblico americano, rivoluzionare la musica pop e influenzare intere generazioni di fan in tutto il mondo. Sembra un sogno, ma è tutto vero. Una parabola esaltante fatta di incontri casuali, vitalità dirompente e un immenso talento. I Beatles in pochi anni diventano la band più amata del pianeta. Riassumono un’epoca e insieme la plasmano. Nessuno li può toccare. Nessuno tranne un giovane fan, Mark David Chapman, così ossessionato da Lennon da volare fino a New York da Honolulu, per appostarsi nell’Upper West Side, davanti al palazzo dove vive il suo idolo, il Dakota Building. La sera di quel maledetto 8 dicembre del 1980, Lennon ha appena compiuto quarant’anni. Sta rientrando a casa dallo studio di registrazione, con la moglie Yoko, giusto in tempo per dare la buonanotte al figlio Sean, di cinque anni. Con cinque colpi di pistola l’anonimo Mark Chapman fredda la più grande leggenda della musica vivente, che morirà pochi minuti dopo all’ospedale. Che cosa lo ha spinto a compiere quel gesto? A cosa pensava? Arricchito da interviste esclusive ad amici e collaboratori di Lennon, fra cui Paul McCartney, questo documentatissimo libro narra l’incredibile storia vera di due uomini che con le loro azioni hanno cambiato il mondo.
Recensione:
Eviterò, almeno stavolta, di “rivendicare” la mia assoluta impreparazione musicale.
So chi sono i Beatles. So chi è John Lennon e della sua tragica morte
So quanto la musica dei Beatles ha influenzato , infiammato più di una generazione, assicurando onore e gloria imperitura ai componenti della band di Liverpool.
Quello che non mi aspettavo che il noto e bravo giallista come James Patterson potesse avere l’idea di raccontare le origini , l’ascesa, i trionfi e la fine della band come fosse un romanzo.
Ed ancora aggiungendo l’elemento thriller psicologico nel ricostruire l’omicidio di Lennon dalle due opposte prospettive : l’assassino e la vittima.
Il mio amico Don Paolo Tenaglia mi ha regalato il nuovo romanzo di James Patterson conoscendo bene i miei punti deboli: curiosità e storia.
“Gli ultimi giorni di John Lennon” sebbene sia presentato come un romanzo in vero si rivela sul piano narrativo -strutturale come una raccolta di episodi, passaggi, interviste ai protagonisti ed articoli creativamente rielaborati avendo da una parte un taglio thriller e dall’altra avendo l’obiettivo di far rivivere musicalmente i passaggi della nota band.
James Patterson si è posto l’ambizioso obiettivo autoriale di tenere insieme suspense e passione musicale sperando cosi d’invogliare alla lettura diverse tipologie di lettori.
Il risultato di questa complessa quanto affascinante operazione autoriale e commerciale è complessivamente riuscita anche se sinceramente ci saremmo aspettati un guizzo in più dal noto scrittore.
L’impianto narrativo è ben equilibrato alternando la storia del gruppo con quella privata e sentimentale di Lennon , ma il lettore “poco esperto” del fenomeno Beatles alla lunga fatica a seguire la dettagliata e corposa cronologia degli eventi.
Patterson cita date, rievoca concerti, fa conoscere nomi di manager, dischi volendo dare il più possibile forma e senso del mondo Beatles.
Ma questo flusso di notizie appare più nozionistico che necessario alla fluidità e verve del racconto.
Così la parte riguardante Lennon ed il suo assassino appare più intensa, viva, coinvolgente meno imprigionata dai freddi numeri e date, permettendo all’autore una maggiore libertà creativa.

Le 334 pagine del romanzo  sono sinceramente tante Alcuni passaggi , a nostro modesto parere, potevano essere ridotte o tolte, evitando così cadute di tensione narrativa e ritmo.

“Gli Ultimi giorni di John Lennon” è un romanzo /omaggio  scritto con passione  e  visione autoriale e nonostante alcune criticità  offre comunque un originale ed approfondita prospettiva sulla famosa band e sulla travagliata ed intensa vita di John Lennon.

35) Figlia della Cenere (Ilaria Tuti)

“Figlia della Cenere” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato da Longanesi il 3 Giugno 2021

Sinossi:

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me. È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare. Eppure, nessun sollievo mi è concesso. Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero. Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità. Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» Dopo “Fiori sopra l’inferno” e “Ninfa Dormiente”, torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.

Recensione:

Pochi giorni fa scrivevamo  con sincera  convinzione che la Dott.ssa Cristina Cassar Scalia andava   considerata come il più degno successore del Maestro Camilleri nello scrivere romanzi gialli ambientati in Sicilia.

Oggi ci sentiamo di scrivere con altrettanta sicurezza e consapevolezza come Ilaria Tuti abbia  tutte “le carte in regola” per essere  ammessa  nell’esclusivo club di autori “nordici” del calibro di Stieg Larsson, Henning Mankell e soprattutto Camilla Lackberg.

Ilaria Tuti ha uno stile originale, incisivo, scorrevole capace d’inchiodare il lettore alla lettura fino all’ultima pagina.

Teresa Battaglia è ormai   molto di più  di  un personaggio letterario.  

La commissaria   è pronta  a spiccare il volo verso un meritato adattamento televisivo.

In questo nuovo episodio della saga il lettore conoscerà la sfera più intima, profonda, segreta di questo commissario burbero in apparenza, ma avendo un’anima segnata da dolorose cicatrici capace di rinascere dalle “proprie ceneri” nella Teresa Battaglia che i suoi uomini amano ed il resto del mondo teme e/o odia.

“Figlia della Cenere” è un piccolo gioiello letterario costruito con sapienza, creatività, talento dove la Tuti ha dimostrato piena padronanza delle tematiche storiche e religiose affrontante e ben mescolate con l’impianto giallo.

“Figlia della Cenere” è un giallo dentro il giallo in cui il tempo, i ricordi, flashback rappresentano il cuore narrativo /esistenziale della storia facendo vivere al lettore un’indagine ad alto tasso di pathos e coinvolgimento emotivo

“Figlia della Cenere” ci piace vederlo da una parte come l’inquietante e cupa rivisitazione letteraria del leggendario film “Il Silenzio degli Innocenti” magistralmente ambientata e sviluppata ai giorni nostri.

Dall’altra parte la sofferta, drammatica lotta di Teresa contro la demenza senile ci ha rievocato il dramma interiore vissuto da commissario Wallander, anche lui costretto alla fine ad arrendersi al vuoto della mente.

“Figlia della Cenere” è una lettura intensa, avvolgente, sorprendente, spiazzante che consigliamo di leggere per ripartire con il piede giusto almeno in campo letterario.

32) La tristezza ha il sonno leggero (Lorenzo Marone)

“La tristezza ha il sonno leggero” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato da Longanesi nel 2016

Sinossi:
Erri Gargiulo hanno due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare una per una le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ami, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza…

Recensione:
La crisi di mezz’età generalmente ci è stata raccontata, mostrata come quel passaggio in cui un uomo deve rinunciare ai propri sogni giovanili prendendo atto delle responsabilità di padre, marito e parte integrante della società.
E se invece tale crisi scoppiasse con l’annuncio di tradimento da parte di una moglie stanca e delusa di non essere diventata madre?
Già i figli sono una benedizione quanto fonte di guai e problemi. Ma non “poter” diventare genitore può essere causa di un dolore ancora più devastante.
Dopo aver apprezzato qualche mese l’adattamento cinematografico di Marco Mario De Notaris ero curioso di leggere il romanzo di Lorenzo Marone, per cogliere le differenze e/o somiglianze.
Ebbene lo dico subito il romanzo è ben diverso dal film per struttura, sviluppo narrativo ed ambientazione temporale.
Lorenzo Marone firma, a mio modesto parere, una versione ironica, garbata quanto melanconica de “I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang von Goethe.
Erri Gargiulo è un quarantenne melanconico, insoddisfatto quando incassa la confessione del tradimento da parte dell’amata moglie Matilde.
Una confessione che manda in crisi il precario equilibrio di Erri costringendolo per la prima volta ad interrogarsi sul senso della propria vita e sulle scelte compiute.
Erri Gargiulo vivono un tardivo quanto goffo coming age dovendo altresì sopportare e supportare le paturnie della sua bizzarra famiglia allargata.
“La Tristezza ha il sonno leggero” è allo stesso tempo un viaggio esistenziale, una saga familiare, un divertente processo di auto analisi scritto in modo semplice, lineare quanto sincero.
Il lettore si immedesima con facilità nei panni di Erri, sorridendo dei suoi turbamenti, indecisioni e battibecchi con i suoi fratelli e sorelle.
La famiglia Ferrara – Gargiulo ci accoglie nel suo caloroso caos facendoci venire voglia di farne parte.
Le paure, indecisioni di Erri sono un po’ le nostre e quando alle fine di un tragicomico travaglio decide di compiere una coraggiosa quanto inaspettata scelta di perdono e continuità amorosa , la tristezza è evoluta in una gioiosa nuova consapevolezza.

69) Fiore di Roccia (Ilaria Tuti)

“Fiore di roccia” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato l’otto Giugno 2020 da Longanesi Editore.

Sinossi:
«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con le scarpe ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.» Con “Fiore di roccia” Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Recensione:
Non abbiamo memoria, decoro e rispetto verso chi si è sacrificato, impegnato per il bene e salvezza del nostro Paese.
Molto spesso abbiamo avuto bisogno di un libro, di un film per colmare una lacuna storica o financo per scoprire come una donna sia stata capace di compiere gesti unici quanti silenziosi in nome della Patria.
Patria, Patrioti, difesa dei confini italici sono oggi, purtroppo, parole “vuote” e spesso utilizzate in modo propagandistico dalla politica.
Ilaria Tuti già apprezzata autrice di gialli, con il romanzo “Fiore di roccia” compie, nella mia personale hit parade, un ulteriore e meritato salto in avanti .
Ilaria Tuti firma infatti un romanzo storico davvero intenso, struggente quanto duro e spietato portando alla luce la storia delle “Portatrici”.
“Fiore di roccia” è un’opera meritoria sul piano letterario e moralmente risarcitoria nei confronti di donne, ragazze che volontariamente accettarono di salire i ripidi sentieri di montagna per dare sollievo e concreto aiuto alle truppe impegnate nella lunga e sanguinaria guerra di trincea contro gli austriaci.
“Fiore di roccia” è una storia di vera resilienza, emancipazione e soprattutto di coraggio ed audacia militare di stampo femminile.
Sì perché le portatrici sebbene non siano mai state inquadrate formalmente nell’esercito, svolsero azioni difficili, pericolose e cruente se non di più rispetto alla truppa.
Le “Portatrici” diedero un notevole contributo alla tenuta della prima linea prima della rovinosa disfatta di Caporetto, conquistando il prestigio e rispetto sia della truppa che degli ufficiali.
Ilaria Tuti con talento e sensibilità è riuscita ad unire e mescolare fatti storici e finzione all’interno di una storia ricca di colpi di scena e carica di pathos e pietas.
La guerra di trincea raccontata e vissuta attraverso gli occhi, sensazioni e sentimenti della giovane e coraggiosa protagonista Agata.
“Fiore di roccia” è una lettura potente, coinvolgente, totalizzante potendo contare su efficace e convincente struttura narrativa e su uno stile di racconto attento, curato e puntuale
“Fiore di roccia” colpisce e scuote il lettore spingendolo a divorare le pagine del romanzo, dopo essere entrato in piena e totale condivisione umana ed emotiva con Agata e gli altri personaggi della storia.
Ilaria Tuti scrive si un romanzo storico ma che ci piace altresì vedere come uno splendido e sentito manifesto di libertà e forza da diffondere e far conoscere alle ragazze d’oggi, decisive più che mai nella ricostruzione del nostro Paese.

7) L’uomo del Labirinto (Donato Carrisi)

“L’uomo del Labirinto” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel dicembre 2017 da Longanesi.

Sinossi:
L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.
Recensione:
Nulla è come sembra.
Attenzione, le apparenze inganno.
Sarebbero stati , magari, degli azzeccati sottotitoli  per il nuovo romanzo di Donato Carrisi, ma rischiando di rovinare , nel finale,  l’effetto sorpresa al lettore  .
“L’uomo del labirinto” è la conferma, se ancora c’è fosse stato bisogno, che Donato Carrisi è un autore di thriller dal respiro e caratura internazionale, ben lontano dai canoni e qualità dei suoi “colleghi” italiani.
“L’uomo del labirinto” inchioda il lettore alla lettura fino all’ultima pagina facendolo immergere in una storia di malvagità, ferocia e follia senza fine, mostrando con chiarezza e drammatica autenticità il lato più oscuro e terribile dell’uomo.
Donato Carrisi porta il lettore dentro una storia che avrebbe fatto la gioia di Federica Sciarelli e degli autori “Chi l’ha visto”, avendo come protagonista la giovane Samantha Andretti rapita mentre si dirigeva a scuola e scomparsa nel nulla per quindici anni.
Quante storie del genere in questi anni abbiamo letto sui giornali, ascoltato ai Tg.
L’Italia è purtroppo anche il Paese dei misteri e come bambini innocenti vengano rapiti non avendone più nessuna notizia.
Emanuela Orlandi, Denise Pipitone, solo per citare i nomi più eclatanti, di una lista tragicamente lunga di ragazzi strappati all’amore della propria famiglia.
Samantha Andretti è riuscita a fuggire dal suo aguzzino, il coniglio Bunny, e seppure ferita ed in gravi condizioni psicologiche con l’aiuto del Dottor Green, noto profiler del FBI, è chiamata a collaborare per dare un volto al suo carceriere affinché possa essere catturato.
Il lettore assiste con il fiato sospeso e con crescente pathos ed angoscia all’alternarsi dei colloqui tra il Dottor Green e Samantha in ospedale e all’indagine parallela svolta da Bruno Genko, investigatore privato, gravemente malato ma determinato a scoprire l’identità del rapitore, per onorare la promessa fatta anni fa ai genitori della ragazza.
Il lettore assiste a questa drammatica corsa contro il tempo caratterizzata da queste due linee narrativa apparentemente parallele e diverse, ma che invece lentamente ed inesorabilmente si toccheranno fino a fondersi in un finale spiazzante e sorprendente.
“L’uomo del labirinto” è un magistrale gioco di specchi, un vero labirinto psicologico costruito da Carrisi dove il lettore pensa, si illude d’aver raggiunto la porta per conoscere la verità per poi trovarsi invece in un vicolo cieco.
Chi è Bunny?
Chi è Samantha?
Come ha fatto la donna a scappare?
Chi cerca giustizia e chi invece sta depistando le indagini?
Donato Carrisi mescola con maestria, talento e creatività continuamente le carte sfidando il lettore nel rispondere a questi interrogativi leggendo tra le righe di un’ intreccio narrativo solido, avvolgente e pieno di colpi di scena.
“L’uomo del labirinto” rivela al lettore come ognuno di noi possa perdersi nella parte più buia ed inesplorata della propria anima caratterizzata dall’ inquietudine, rabbia, dolore, malvagità trasformandosi in un mostro capace di qualsiasi nefandezza ed atrocità ed essere, in apparenza un uomo perbene, magari un padre di famiglia.
“L’uomo del labirinto” è un pugno nel stomaco e soprattutto un monito per il lettore a non dimenticare tutte le Samantha ancora oggi “scomparse”.

115) Qualcosa (Chiara Gamberale)

“Qualcosa” è un romanzo scritto da Chiara Gamberale, illustrazioni di Tuono Pettinato, edito nel 2017 da Longanesi Editore.

C’è “qualcosa” di nuovo nell’aria? No.
Forse avvertite allora “Qualcosa” di bello?
Neanche
Magari sentite “Qualcosa” di diverso?
No.
Insomma “Qualcosa” è tra noi, svegliatevi.
È infatti arrivato il nuovo, divertente e poetico romanzo di Chiara Gamberale.
Anche questa volta Chiara Gamberale dà prova del suo talento, creatività e soprattutto sensibilità ed umanità scrivendo sulla carta una favola per bambini, magistralmente illustrata da Tuono Pettinato, ma di fatto rendendo la lettura idonea anche soprattutto per gli adulti.
La protagonista della nostra storia è Qualcosa di Troppo; sì, proprio questo è il suo nome. Una scelta inevitabile per i suoi genitori: re Qualcosa di Importante e della sua sposa Una di Noi, di fronte all’incontenibile energia, forza e vivacità mostrata dalla figlia fin dalla nascita. Qualcosa di troppo non stai mai ferma, chiede, vuole, tormenta i genitori e ogni componente della corte.
Vuole parlare, essere ascoltata, mangiare, giocare e mille altre cose ancora. Il risultato qual è? I coetanei Abbastanza la evitano o al più la sopportano per via dell’alto lignaggio. Ma la vita e il destino, ahimè, non guardano il titolo nobiliare e, a volte, riserbano amare sorprese. Succede anche a Qualcosa di Troppo che, a soli tredici anni, perde l’amata mamma. Il dolore è immenso e per la prima volta la principessa prova un senso di vuoto, anzi un buco proprio al posto del cuore. Così mentre anche il re piange l’amata sposa, Qualcosa di Troppo è alle prese con un immenso dolore e, naturalmente, il suo è un dispiacere troppo forte, troppo grande.
La nostra amica non sa come porre rimedio a questo grande e terribile dolore, nonostante l’amato padre le dica che la madre è sempre presente nel suo cuore.
Qualcosa di Troppo cerca rifugio negli studi per trovare una risposta alle parole dette dal Re, ma neanche i libri sembrano darle conforto.
Qualcosa di Troppo, arrabbiata e ferita nell’anima, fugge via dal palazzo reale, trovandosi in apparenza sola nel mezzo della foresta, quando magicamente incontra il buffo e misterioso Cavaliere Niente, e iniziando un’amicizia sui generis che segnerà per sempre l’esistenza della giovane principessa.
Il Cavalier Niente diventa, suo malgrado, il Grillo Parlante e il mentore di Qualcosa Troppo, pronto a sostenerla, rimproverarla ogni volta che la principessa crede d’aver trovato l’amore e soprattutto la serenità con un aspirante marito.
Il lettore legge con entusiasmo e piacere le sfortunate vicende amorose di Qualcosa di Troppo e come da ogni delusione la protagonista seppure con dolore tragga spunto per comprendere meglio sé stessa e correggendo gli eccessi del suo carattere, fino a maturare diventando una giovane donna.
Chiara Gamberale mostra con abilità e sapienza al lettore quanto sia difficile e complesso il processo di maturazione e di presa di coscienza e come lo stesso dolore per la perdita di un genitore o le delusioni d’amore facciano parte del percorso di crescita.
“Il Tempo è galantuomo” recita un saggio proverbio e nel caso della nostra protagonista quando ne coglie appieno il significato, concedendosi il tempo di riflettere sulle cose e su sé stessa anziché di inseguirle vanamente, può finalmente essere solamente “Qualcosa” e soprattutto sentirsi pronta per realizzare qualcosa di vero e duraturo con l’uomo giusto.

110) Non parlare con la bocca piena (Chiara Francini)

“Non parlare con la bocca piena” è un romanzo scritto da Chiara Francini, edito da Rizzoli Editore, disponibile in tutte librerie dal 27 aprile 2017.

“Non parlare con la bocca piena” è una storia d’amore generazionale e moderna dove la donna “maschio” scappa dalla soffocante ed opprimente relazione storica con il proprio fidanzato, temendo di dover mettere su famiglia?
In parte sì.
“Non parlare con la bocca piena” racconta come il concetto di famiglia sia ormai cambiato, evoluto, allargato, ma avendo sempre l’amore come perno fondamentale?
Anche.
“Non parlare con la bocca piena” è un romanzo che risulterebbe indigesto al blogger cattolico Mario Adinolfi, rivelando come una bambina possa crescere bene, sana, bella avendo come genitori due papà?
Sicuramente.
“Non parlare con la bocca piena” è il romanzo d’esordio dell’attrice Chiara Francini, che dimostra di possedere tutte le potenzialità per affermarsi anche come scrittrice?
Decisamente si
“Non parlare con la bocca piena” è una divertente, ironica, sincera storia in cui emergono con forza i valori dell’amicizia, dell’amore, della comprensione e della tolleranza?
Assolutamente
“Non parlare con la bocca piena” sebbene sia il primo romanzo della Francini, è un libro godibile, fresco, brillante, che il lettore “divora” in poche tempo per merito di uno stile asciutto, garbato, lineare e allo stesso tempo capace di coinvolgerti e regalarti più di un sorriso?
Concordo.
La lettura di “Non parlare con la bocca piena” ti permette d’entrare subito in empatia con Chiara, protagonista di questa buffa facendoti desiderare di conoscere davvero tutta la sua famiglia “arcobaleno” e d’essere invitato a una delle loro dotte e allegre cene?
Senza Dubbio.
Allora cari lettori avete bisogno d’ulteriori conferme da parte di questo bigotto ed anziano cronista per leggere questo libro? Ok continuo.
Chiara Francini, con sapienza e talento è riuscita a trasmettere nelle pagine di questo romanzo tutta la sua verve e personalità di donna oltre che d’attrice, dando anima e corpo al personaggio di Chiara, facendola risultare vera e sincera.
“Non parlare con la bocca piena” è un inno all’amore, a non avere paura di un futuro in coppia e soprattutto ricorda a tutti noi, che anche se in apparenza lontana, la mamma è sempre con noi.
Buona la prima in campo letterario per Chiara Francini.

 

109) Gli Eredi della Terra ( Ildefonso Falcones)

“Gli Eredi della Terra” è un romanzo scritto da Ildefonso Falcones e pubblicato in Italia nell’ottobre 2016 da Longanesi.

È un periodo amaro e deludente come lettore. Dopo Zafon, anche Falcones non è stato capace di soddisfare le mie attese letterarie.
Il suo nuovo romanzo “Gli Eredi della Terra” presentato dalla critica come il sequel dell’acclamato “La Cattedrale del Mare”, è, ahimè, un non riuscito tentativo di allungare il brodo narrativo oltre modo su tematiche e storie già lette e raccontate da altri autori.
Per carità Ildefonso Falcones si conferma uno scrittore valido, preparato, colto, capace di maneggiare con cura e naturalezza la Storia, mescolandola sapientemente con la finzione, arrivando a costruire un prodotto ben scritto, a tratti anche interessante, ma privo di quel quid creativo e stilistico che hanno caratterizzato le sue precedenti opere.
“Gli Eredi della Terra” è però un romanzo eccessivamente lungo, prolisso, dispersivo che solamente in parte riesce a conquistare l’attenzione del lettore, a causa di un intreccio narrativo troppo caotico senza una vera e precisa identità.
Ci ritroviamo a Barcellona, 1387. Arnau Estanyol, dopo le mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della grandiosa Cattedrale del Mare, è ormai uno dei più stimati notabili di Barcellona. Giunto in città ancora in fasce e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della Cattedrale del Mare che offre sostegno ai più bisognosi mediante le rendite di vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera: rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro… Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c’è un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau. Ma i suoi sogni di diventare un maestro d’ascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile.
La tragica morte di Arnau è lo spartiacque drammaturgico del romanzo che utilizza l’autore spagnolo per costruire un nuovo filone narrativo, tutto imperniato sulla vita del giovane Hugo.
Il lettore così seguirà le vicende personali, umane e professionali di Hugo Llor, scanditi da lutti, delusioni amorosi, matrimoni imposti, rovesci finanziari e il sogno di diventare il più bravo vinicoltore di Barcellona.
La vita di Hugo è condizionata e segnata anche dagli accadimenti politici e religiosi che scuotano Barcellona e la Spagna in generale, costringendo il nostro protagonista a subire diverse umiliazioni e rinunce dolorose imposte dal potente di turno.
Hugo Llor è un ragazzo e poi un uomo semplice, onesto, lavoratore a cui Aranau ha insegnato a “non piegare mai la testa nei confronti di nessuno”, e queste parole rappresentano una sorta di mantra e guida per la tutta vita di Hugo.
Il personaggio di Hugo conquista ed avvolge il lettore solamente in parte, anche se non può non provare simpatia e vicinanza per le tante vicissitudini e problemi che affliggono il povero Llor.
“Gli Eredi della Terra” è in definitiva un buon romanzo storico, ma assai lontano dai vertici creativi, drammaturgici e di pathos narrativo a cui il lettore era stato ben abituato da Falcones. Una vera delusione letteraria primaverile.

56) Il Maestro delle Ombre ( Donato Carrisi)

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“Il Maestro delle Ombre” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato il 1 dicembre 2016 da Longanesi Editore.

Quando hai la fortuna d’incontrare una bella donna, dentro di te si scateno tante emozioni: eccitazione, curiosità, desiderio di conoscerla, il tuo cuore aumenta in modo esponenziale i propri battiti.
Sono emozioni oserei dire naturali di fronte alla scoperta di una bellezza che sconvolge la tua vita e i parametri di Paradiso in cielo.
Anche se potrà apparirvi eccessivo come paragone, ma quando mi capita di leggere il romanzo di un autore magari già famoso per il resto del mondo, ma non per il sottoscritto, è di rimanerne travolto dal talento, dalla fluidità della scrittura e soprattutto nell’abilità nel trascinarmi completamente dentro la storia, provo le stesse forti emozioni.
Questa più che recensione è una dichiarazione d’amore letterario nei confronti dello scrittore Donato Carrisi, che conoscevo solamente da spettatore avendolo visto all’opera come bravo conduttore televisivo su Rai Tre.
La sua fama come autore di romanzi gialli, mi era nota, avendo letto sul web e sui giornali le recensioni entusiastiche dei critici e soprattutto di semplici lettori.
Così nella mia ormai famosa lista di libri natalizi avevo deciso di aggiungere anche il suo ultimo romanzo, deciso finalmente di conoscere e soprattutto verificare il talento conclamato di Carrisi.
Ebbene, dopo aver letteralmente “divorato” in pochi giorni “Il Maestro delle Ombre” posso solamente aggiungere, a quanto già scritto e detto sull’autore pugliese, che Donato Carrisi merita pienamente questi consensi e a mio avviso va collocato tra i grandi giallisti stranieri come Grisham e Patricia Cornwell dei primi tempi.
Donato Carrisi con “Il Maestro delle Ombre” conduce il lettore in una Roma moderna, ma nello stesso gotica, sconosciuta ed inquietante.
Non è la Roma di Suburra o di “Romanzo Criminale”, non è sporcata, infettata dalla criminalità, bensì l’autore accende il faro sull’anima della città, che ormai sembra destinata alla perdizione eterna.
Scrivi Roma e pensi al Vaticano e quanto paradossalmente nel cuore del cristianesimo, possano esserci forze maligne ed occulte all’interno della stessa Chiesa, capaci di negare ed annullare la parola di Dio.
Carrisi immagina una Roma al buio non solamente letterale a causa di un blackout elettrico improvviso, ma quanto piuttosto di un buio esistenziale e morale, in cui personaggi ufficialmente irreprensibili e rispettabili si muovono per sovvertire l’ordine secolare della Chiesa, manipolate e sedotte dall’ambizione e dal fascino di un male non tanto di stampo luciferino quanto piuttosto intimistico ed esistenziale.
Leggendo “Il Maestro delle Ombre” il lettore non potrà non ritrovare riferimenti cinematografici a pellicole come “Il giorno del giudizio”, “Il Silenzio degli Innocenti” trovando nelle pagine continui colpi di scena e un crescente pathos e costante ritmo narrativo, abilmente costruiti e sviluppati dalla sapiente penna dell’autore.
Marcus è un penitenziere, l’ultimo dei preti appartenenti all’ordine segreto che risponde al Tribunale delle Anime. È un cacciatore del buio, un investigatore dell’oscurità che indaga sulle scene dei delitti a nome del Vaticano per risolvere, con le sue incredibili capacità d’osservazione e deduttive, i casi che altrimenti rimarrebbero senza colpevole. All’inizio del romanzo si trova nudo e ammanettato in una sorta di prigione-tomba, senza ricordare nulla su come sia finito lì o su chi l’abbia gettato in quel pozzo tenebroso. Scampato miracolosamente ad una morte per inedia, l’unico indizio che trova è un biglietto, scritto di suo pugno ma del quale non ha memoria: Trova Tobia Frai, si legge, ed il riferimento è a un bambino scomparso anni prima e mai ritrovato, né vivo né morto. Come scoprire qualcosa di più, in una città immersa in un nuovo Medioevo? Marcus non fa in tempo a mettersi all’opera che viene contattato per un altro incarico: il cardinale Erriaga vuole che sia lui a nascondere le tracce della morte del vescovo Gorda, apparentemente deceduto a causa di un gioco erotico finito male. Quello che scoprirà il penitenziere, però, cambierà totalmente la situazione.
Anche Sandra Vega dovrà risolvere un mistero. La fotorilevatrice che in seguito ai lutti subiti nei libri precedenti aveva deciso di abbandonare il lavoro sul campo per passare ad una mansione d’ufficio, viene infatti chiamata nella sezione operativa allestita per l’emergenza blackout; la sera prima è stato ritrovato un telefonino contenente un video di inaudita violenza, un’eucaristia blasfema e raccapricciante accompagnata da una sinistra preghiera: “Il Signore delle ombre cammina con me”. Vega acconsente ad occuparsi del caso solo perché l’unico indizio che hanno sull’assassino è una goccia di sangue dovuta a epistassi, la stessa patologia di cui soffre Marcus (che Sandra ha conosciuto negli altri volumi della serie).
Un romanzo che presenta un impianto narrativo composto da diverse sotto storie altrettanto forti, coinvolgenti e torbide.
Il lettore segue con il fiato sospeso la lunga notte romana in compagnia di Marcus e Sandra alla ricerca della verità e della soluzione dei misteri di un’indagine, che neanche con l’arrivo dell’alba e della provvidenziale luce serviranno a svelare completamente.
Il finale, forse la parte meno riuscita del romanzo, consegna comunque al lettore solo delle parziali risposte e lasciando aperti tanti interrogativi per un prossimo romanzo, fin da ora già atteso dal sottoscritto e dai fan di Carrisi.