10) After Love

Il biglietto d’acquistare per “After Love” è : Ridotto

“After Love” è un film di Aleem Khan. Con Joanna Scanlan, Nathalie Richard, Talid Ariss, Nasser Memarzia, Seema Morar. Drammatico, 89′. Gran Bretagna 2020

Sinossi:

Nel sud dell’Inghilterra che si affaccia sul canale della Manica, a Dover, Mary vive una vita tranquilla con il marito Ahmed, per il quale si è convertita all’Islam prima di sposarsi. Quando Ahmed muore all’improvviso, Mary trova il documento di una donna sconosciuta nel suo portafoglio. La curiosità e la paura la spingono verso la sponda francese del canale, a Calais, per chiedere spiegazioni a Genevieve, che ha un figlio, del rapporto con suo marito.

Recensione:

Quanto conosciamo davvero la persona che ci sta accanto, il nostro “partner”? Rispondere in modo preciso è difficile. Al netto delle ipocrisie, una piccola “quota di bugie”, chiamiamola così, può essere considerata normale in qualunque rapporto, se poi ci sono amore e stima reciproca a compensare.

Ma quando Mary (Scanlan) resta improvvisamente vedova, dopo la tragica morte del marito Ahmed, il tempo del lutto e del dolore viene in breve interrotto da una sconvolgente scoperta: l’uomo aveva una seconda vita, un’amante in Francia.

Mary è decisa a capire, a saperne di più sull’altra donna, a guardarla negli occhi persino. Non può accettare che il marito le abbia mentito per tanto tempo. Lei è la moglie di Ahmed, ha diritto ad avere chiarezza. Nella casa di Genevieve, sulla sponda francese del canale della Manica, scoprirà più di quanto aveva immaginato. continua su

9) Suspicion

“Suspicion” è una serie di Chris Long. Con Kunal Nayyar, Georgina Campbell, Elyes Gabel, Elizabeth Henstridge, Uma Thurman, Gerran Howell. Thriller, drammatico. Regno Unito. 2022-in produzione

Recensione:

Ogni autore – o sceneggiatore – che si rispetti potrebbe confermarvelo: la prima regola di un giallo fatto bene è quella di istillare il dubbio nel lettore/spettatore, di creare le condizioni perché, fino alla fine, chi legge o guarda non abbia le idee chiare su chi sia stato a commettere l’atto criminoso.

A questa regola aurea ne aggiungerei almeno altre due: che il crimine, compiuto in modo tale da catturare l’attenzione e non risultare già visto, sia messo in chiaro fin dall’inizio e che ci sia una bella mescolanza di tempo, spazio e opportunità.

Questi tre elementi vengono tutti rispettati in “Suspicion”, la nuova serie thriller di Apple TV+, disponibile in streaming dal 4 febbraio (per adesso sono usciti due episodi, i restanti saranno disponibili a cadenza settimanale, uno ogni venerdì).

Ho visto in anteprima le prime puntate, e posso dire che “Suspicion” è un thriller spionistico giallo davvero ben confezionato, classico nell’impostazione narrativa, registica e interpretativa – e conoscendomi saprete che non vedo la cosa come un difetto, anzi. continua su

25) Un tè a Chaverton House (Alessia Gazzola)

“Un Tè a Chaverton House” è un romanzo scritto da Alessia Gazzola pubblicato da Garzanti Editore nel marzo 2021
Sinossi:
“Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi”. Alessia Gazzola, dopo “L’allieva”, torna con un nuovo libro che fa sognare tra dolci fatti in casa, la magia di un’ambientazione che riporta al fascino del passato e un piccolo mistero di famiglia da risolvere.

Recensione:
Mi dispiace indossare nuovamente i panni del guastatore e/o bastian contrario letterario, ma non riesco ad unirmi al coro d’elogi e consensi elargiti al nuovo romanzo firmato dalla Dott.ssa Alessia Gazzola.
“Cara lettrice, Caro lettore
La storia che stai per leggere è stata scritta in trenta giorni durante il lockdown.
A fine giornata inviavo il capitolo a mia madre e a un gruppo di sette amiche annunciando l’arrivo con e-mail roboanti del tipo…”
Quello che avete appena letto è l’incipit della premessa scritto dalla Gazzola con il fine di spiegare la genesi narrativa /esistenziale di “Un tè a Chaverton house”. Ma diventati paradossalmente l’ammissione della propria criticità letteraria
“Un tè a Chaverton House” deve essere valutato, a mio modesto parere, come un garbato, scorrevole, piacevole esercizio di scrittura che Alessia Gazzola si è imposto nel momento più difficile della nostra storia, volendo tenere in “tensione” la propria creatività.
Ritengo altresì che “Un tè a Chaverton house” debba considerato come un racconto lungo piuttosto che un romanzo.
Un operazione commerciale legittima quanto deludente sul piano letterario.
Angelica appare come la forzata e poco convincente “fusione” di tre personaggi femminili creati in precedenza dalla talentuosa penna della Gazzola: Alice Allevi, Lena ed infine Costanza Macallè.
Angelica rimane schiacciata dalle smaccate somiglianze caratteriali con le altre “ragazze” della Gazzola, risultando priva della propria identità e personalità.
L’unica differenza sostanziale è l’ambientazione avendo l’Inghilterra e soprattutto la campagna inglese come perno centrale della storia.
Angelica si divide un po’ goffamente tra l’indagine di carattere familiare e l’innamoramento per il suo serioso e sposato boss, lasciandoci complessivamente freddi.
La storia non decolla mai, né scatta l’empatia con la protagonista.
Una criticità mai riscontrata con i precedenti romanzi della Gazzola.
“Un tè a Chaverton House” è un classico romance “gazzoliano”, ma caratterizzato dall’elemento british strizzando l’occhio agli ambienti e spirito della celebre serie inglese “Downton Abbey”.

24) Locked Down

“Locked Down” è un film di Doug Liman. Con Anne Hathaway, Chiwetel Ejiofor, Ben Kingsley, Ben Stiller, Lucy Boynton, Jazmyn Simon. Commedia. Gran Bretagna 2021

Sinossi:

Proprio quando decidono di separarsi, Linda e Paxton si ritrovano nel bel mezzo della pandemia Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa londinese, a causa del lockdown. Sorprendentemente, anche se non riescono ad andare d’accordo su nulla, i due raggiungono una tregua quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per consegnare delle pietre preziose e finiscono per organizzare insieme una rapina da Harrods…

Recensione:

Sono sinceramente convinto che il cinema abbia il compito di raccontare la realtà, le contraddizioni della società, i momenti cruciali della storia, siano questi positivi o negativi. E nel farlo può adottare un approccio serio oppure leggero, perché anche sdrammatizzare davanti alle tragedie è un’arte.

Inutile girarci intorno: il biennio 2020-21 passerà agli annali per la pandemia, che ci ha costretti in una sorta di lockdown permanente, intervallato da brevi periodi di “normalità”. Le limitazioni alla nostra libertà saranno oggetto di studio per chissà quanti decenni a venire, e quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, bene o male, lo rivedremo al cinema nel prossimo futuro – è inevitabile.

Quello che possiamo già vedere è che le chiusure hanno pesantemente condizionato i rapporti umani, mandando a gambe all’aria anche tanti matrimoni. E da questo tema prende il là “Locked down” di Doug Liman, uno dei primi film “figli” del Covid, disponibile da oggi sulle principali piattaforme di streaming (tra le altre Apple Tv, Prime Video, Chili, Rakuten TV) per il noleggio e l’acquisto. continua su

15) Gli irregolari di Baker Street

“Gli irregolari di Baker Street” è una serie ideata da Tom Bidwell. Con Thaddea Graham, Darci Shaw, Jojo Macari, McKell David, Harrison Osterfield, Henry Lloyd-Hughes, Royce Pierreson, Aidan McArdle. Crime drama, mistery. Regno Unito. 2021-in produzione

Recensione:

Chi scrive, da bambino preferiva leggere la Gazzetta dello Sport piuttosto che un buon libro. Ho cercato di colmare la mia ignoranza negli anni, anche stimolato dalla visione di film e serie Tv ispirate a grandi classici.

Perché quello tra libri e cinema/tv è un binomio produttivo da sempre – pensiamo a tutte le sceneggiature che hanno per protagonisti personaggi come Dracula, Frankenstein. Oppure Sherlock Holmes.

Il successo del detective di Baker Street, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, è stato travolgente quanto inaspettato. La sua intelligenza viva e visionaria ha scatenato la creatività di registi e produttori, dando vita a una lunga serie di avventure, quasi sempre di grande successo.

Il “quasi” mi sento di scriverlo a ragion veduta, dopo essermi sorbito gli otto episodi di “Gli irregolari di Baker Street”, la serie Netflix disponibile dal 26 marzo. continua su

68) Bianco Letale ( Robert Galbraith)

“Bianco Letale” è un romanzo del 2018 scritto da Robert Galbraith (pseudonimo della scrittrice inglese J.K. Rowling) e pubblicato da Salani Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…
Recensione:
Può essere definito un “mezzo passo falso” letterario aver scritto un buon romanzo di una saga?
Sì, può essere delusi da fan sebbene l’intreccio narrativo sia ricco di colpi scena e caratterizzato sotto storie?
Insomma è legittimo storcere il naso di fronte al nuovo lavoro di Robert Galbraith alias J. K Rowling?
Consapevole di sfidare con queste mie parole l’ira di milioni di fan, non posso altresì esimermi dall’esprimere la mia delusione come fan della serie incentrata sull’ investigatore Cormoran Strike.
I miei due lettori sanno bene quanto abbia apprezzato i primi tre romanzi rendendo Onore all’abilità, creatività e soprattutto coraggio della Rowling di rimettersi in gioco con un genere ben lontano e diverso dai successi mondiali di Harry Potter.
“Bianco Letale” è, a mio modesto parere, paradossalmente si è rivelato deludente per colpa di una struttura narrativa ricca di spunti quanto dispersiva e poco amalgamata
La Rowling ha cercato di coniugare e mescolare insieme due linee narrative: la sfera personale ed intima dei due protagonisti (Strike e Robin) con quella professionale, ma ottenendo come risultato un romanzo privo di una chiara e precisa identità.
Una scelta autoriale coraggiosa quanto poco felice depotenziando entrambi gli aspetti e soprattutto impedendo al lettore di viverli appieno.
La continua alternanza tra le due sfere distrare e in parte infastidisce il lettore non ritrovando la fluidità e scorrevolezza di scrittura, rivelatesi vincenti e decisivi per la riuscita dei precedenti romanzi.
Il lettore ha la sensazione che l’autrice abbia voluto racchiudere due romanzi in uno, volendo soddisfare le richieste commerciali e quelle dei fan magari più interessati nello scoprire se e come il rapporto tra Strike e la sua fidata Robin potesse cambiare /evolvere dopo il sorprendente e romantico finale aperto de “La via del male”.
“Bianco Letale”, nonostante le criticità evidenziate, rimane comunque una lettura interessante e vibrante capace d’incuriosire ed appassionare il lettore fino all’ultima pagina.
J. K Rowling conferma nuovamente tutto il proprio talento e poliedricità creativa e narrativa raccontando un thriller credibile quanto feroce ambientato nell’élite politica e borghese inglese e designando in modo impeccabile ed accurato le personalità ed indole di ogni personaggio.
“Bianco Letale” è un romanzo consigliato per chi ama il genere thriller e soprattutto il fascino rude e magnetico di Cormoran Strike, ma con l’augurio che il prossimo episodio possa essere magari meno “ambizioso” ma possegga il “quid” che ha reso unica ed avvincente questa serie investigativa.

47) Gomorra la Serie: Stagione 4

Recensioni / Eventi: Gomorra La Serie: 4 Stagione
A cura di Vittorio De Agrò

“Gomorra La Serie” – 4 Stagione composta da 12 episodi andrà in onda dal 29 Marzo su Sky Atlantic.
Da un ‘idea di Roberto Saviano e basato sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano, sceneggiatura di Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, Enrico Audenino, Monica Zapelli regia di Francesca Comencini, Claudio Cupellini, Marco D’Amore, Enrico Rosati, Ciro Visco, con: Salvatore Esposito, Cristiana Dell’Anna, Arturo Muselli, Loris De Luna, Ivana Lotito.
Sinossi:
Genny sopravvissuto a tutto dovrà cambiare vita per salvare la sua famiglia. Reinventatosi uomo d’affari, dovrà lasciare il regno a Patrizia e affidarsi a un clan legato a Donna Imma.

Recensione:
Sarà possibile realizzare una nuova stagione di Gomorra dopo aver assistito alla traumatica e tragica morte di Ciro l’Immortale?
Una domanda che i fan e gli addetti ai lavori si sono chiesti scocciati dopo l’inaspettato finale della 3 stagione. Interrogandosi scettici in che modo gli sceneggiatori sarebbero riusciti a “ripartire” drammaturgicamente dopo l’addio al personaggio più famoso e carismatico del cast.
La risposta è arrivata oggi in modo fragoroso quanto sorprendente.

Si scrive “Gomorra 4” ma in realtà questa nuova stagione segna un nuovo inizio della serie crime più importante, acclamata ed amata di Sky.
Dimenticate o quasi i punti di riferimento a cui eravate affezionati e le certezze narrative ed interpretative che considerate alla stregua di “dogmi”.
“Gomorra 4” rappresenta una magistrale, profonda evoluzione, trasformazione della storia, dei personaggi e soprattutto degli equilibri e dinamiche dei poteri che hanno caratterizzato le prime tre stagioni.
“Gomorra 4” iniziando “ingannevolmente “con il brutale e feroce omicidio di un sindaco di piccolo paesino,” colpevole” di non rispettare le consegne affidategli dal suo “Grande Elettore” ovvero il vecchio e spietato boss Levante (new entry Gianni Parisi), “illude” lo spettatore d’assistere all’inizio di una sanguinosa guerra tra clan dopo la morte di Ciro
Si tratta invece di un piccolo “trabocchetto” narrativo messo in scena dagli autori, perché fin dalla scena successiva con il vibrante ed inteso confronto tra Genny e la moglie Azzurra, si intuisce chiaramente come in questa stagione saranno le donne decisive e determinate nelle scelte più drammatiche e come gli uomini saranno relegati al ruolo di “meri esecutori”.
“Gomorra 4” mette in luce come il “male” non abbia distinzioni di genere e come le donne di camorra possano e vogliano comandare senza vere alcun timore d’ordire vendette e stragi pur di mantenere ordine e rispetto all’interno del clan.


“Gomorra 4” racconterà l’ascesa al potere di Patrizia e soprattutto come la brava Cristiana Dell’Anna si candidi, con personalità e carisma, a raccogliere nei cuori dei fan e sulla scena la pesante eredità artistica di Marco D’Amore. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-76/?fbclid=IwAR1UPw78FWP4c_htY-MNKoeWaPiJxTRLlr20ZJ678AjNyB7e31zpsalRa3o

93) Ghost Stories

Il biglietto da acquistare per “Ghost stories” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Ghost Stories” è un film di Andy Nyman, Jeremy Dyson. Con Andy Nyman, Paul Whitehouse, Alex Lawther, Martin Freeman, Jake Davies. Drammatico, 98′. Gran Bretagna, 2017

Sinossi:

Il professor Philip Goodman (Nyman) è un investigatore televisivo del soprannaturale, che ritiene possa essere sempre smascherato come una truffa tutto ciò che appare inspiegabile. Ha un mito di gioventù, un altro uomo di televisione che faceva la stessa cosa, ma è scomparso da anni. Quando questi si mette in contatto con Philip, il professore vede il suo entusiasmo deluso nel trovare l’uomo non solo in disgrazia, ma pure convinto di aver sbagliato tutto e che il soprannaturale esista davvero. Affida a Philip tre casi per lui inspiegabili, sperando che sappia risolverli e gli dica di non aver gettato la sua vita. Il primo caso riguarda un guardiano notturno che ritiene di essersi imbattuto in un fantasma, il secondo un giovane che sostiene di aver incontrato una creatura demoniaca, il terzo è un uomo di successo la cui casa è infestata da poltergeist.

Recensione :

È sempre difficile, per il sottoscritto, scrivere la recensione di un film cercando, da una parte, di non fare spoiler, dall’altra di rendere il compito del caporedattore Turillazzi non troppo gravoso.

“Ghost stories” di Andy Nyman e Jeremy Dyson è sicuramente una di quelle pellicole dove il rischio di rovinare la visione allo spettatore, usando le parole sbagliate nel pezzo, è concreto.

Si tratta un piccolo, grande capolavoro drammaturgico e registico, nato e celebrato in teatro ma che nella trasposizione cinematografica riesce a trasformarsi in qualcosa di diverso, mantenendo però i pregi che l’hanno reso così popolare tra il pubblico negli anni.

“La religione ha rovinato la mia famiglia. Mio padre, ebreo, da rigido credente ci ha distrutto ogni possibilità di serenità e felicità.”

Per cogliere pienamente l’essenza filosofica di “Ghost stories”, lo spettatore è caldamente invitato a osservare attentamente la scena iniziale e soprattutto ad ascoltare la voce fuori campo, che appartiene al protagonista, il professor Goodman (Nyman).

Un breve passaggio che, di fatto, è la chiave di lettura migliore per comprendere il finale, quanto mai spiazzante e sorprendente. Il film, infatti, è da una parte un horror, tra storie di fantasmi ed entità maligne; dall’altra, però, è un’indagine sul senso di colpa e su quanto questo possa condizionare l’esistenza e soprattutto l’animo umano. continua su

http://paroleacolori.com/ghost-stories-film-costruito-come-un-puzzle/

139) La mia vita non proprio perfetta (Sophie Kinsella)

“La mia vita non proprio perfetta” è un romanzo di Sophie Kinsella, pubblicato in Italia a febbraio 2017 da Mondadori Editore.

“Essere o non essere?” è questo il dilemma si chiedeva angosciato e preoccupato il principe Amleto, dovendo scegliere quale destino abbracciare.
Chissà che cosa direbbe oggi il principe di Danimarca, se avesse un account Instagram, magari “Postare o non Postare?” Apparire o non Apparire”.
Eh già, siamo diventati tutti amletici con la nascita dei social network, c’è chi ne ha fatto una professione lucrosa far diventare il proprio profilo, una vetrina di pubblicità, di comunicazione oltre che di conclamata e discutibile forma di narcisismo live.
Conta più mettere una foto su Instagram per mostrare la propria partecipazione più o meno mondano, che il tuo vero e reale valore.
È ormai Instagram a stabilire il parametro se la tua vita sia perfetta e soprattutto in quale misura.
Sophie Kinsella ha deciso con il suo nuovo romanzo, pur usando il suo tradizionale, piacevole e garbato stile di narrazione, di raccontare quanto possa essere effimero e vuota un’esistenza di una persona, se è valutata dal numero di commenti e follower che ottenga sui propri profili social.
Conosciamo così Katie Brenner, protagonista della nostra storia, una simpatica e solare ragazza di campagna di ventisei anni, il cui sogno è diventare una londinese con la L maiuscola. Adora la vita della grande metropoli scintillante, ma il punto è che non se la può permettere. Come tante persone della sua età fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anzi della settimana, tra stage mal pagati e lavori a termine è sempre a corto di soldi, vive in uno spazio minuscolo in coabitazione con altri ragazzi con cui non va esattamente d’accordo, si veste solo con abiti presi al mercato, mangia come un uccellino, ma nonostante tutto ciò resiste. Katie fa credere a tutti di avere una vita fantastica postando su Instagram foto patinate e modaiole, ma la verità è tristemente un’altra. Al punto che in ufficio si fa chiamare Cat, perché fa più londinese chic.
Cat vorrebbe essere come Demeter, la sua responsabile nella famosa agenzia di marketing in cui ora lavora, una quarantenne realizzata nella professione e nella vita, piena di glamour, sicura di sé e molto egocentrica.
Cat sogna d’avere l’opportunità di dimostrare il proprio valore al suo capo, ma i suoi sogni lavorativi sono infranti, quando è brutalmente licenziata dalla stessa Demeter. Costringendola, per motivi economici, a ritornare dal padre e dalla sua compagna nel Somerset, anche con il cuore a pezzi, dopo essersi illusa di poter iniziare una storia romantica con il fascinoso e creativo Alex Astalis, nonché figlio di Aaron, proprietario dell’agenzia in cui ha lavorato fino a poco fa.
Cat è costretta a tornare ad essere Katie, e non volendo far preoccupare suo padre, gli racconta d’essere in un “periodo sabbatico” piuttosto che disoccupata e disperata.
Katie così accetta d’ “aiutare” il padre nella trasformazione della fattoria di famiglia, in un elegante e ricercato agriturismo, diventato in breve tempo, popolare e richiesto dai clienti più facoltosi, tra cui pure da Demeter in vacanza con la propria famiglia, in apparenza, bella e perfetta.
Per Katie si rivela il modo per vendicarsi dell’ingiusto licenziamento, sottoponendo Demeter a una serie d’umilianti prove spacciandole per raffinate e uniche attrazioni dell’agriturismo.
Ma si sa la vendetta per quanto bella e desiderata, non rende davvero felice.
Katie osservando e conoscendo meglio Demeter, si rende conto quanto dietro l’immagine della manager egocentrica e vanesia, si nasconda una donna fragile, una madre imperfetta e una moglie con un matrimonio a un passo dalla crisi. Trovando con il suo ex capo molte affinità emotive e personali, al punto da far nascere un’amicizia inaspettata e solidale quando Demeter, a causa di un complotto misterioso, è a rischio licenziamento.
“La mia vita non propria perfetta” è un romanzo che avrebbe avuto le potenzialità per essere un testo più incisivo e graffiante di quanto si sia poi rivelato nella lettura.
Sophie Kinsella, forse per timore di deludere il proprio zoccolo duro di lettrici, non affonda i colpi, come ci saremmo augurati, finendo per costruire una commedia a metà strada tra il romance e critica sul mondo dell’apparenza, senza essere però coinvolgente e convincente in nessuno dei due aspetti.
La parte romance caratterizzata dalla storia d’amore tra Katie ed Alex risulta forzata, prevedibile, scialba e senza alcun pathos emotivo.
Siamo amareggiati, in quanto fan da sempre della scrittrice inglese, dover scrivere che questa ultima fatica letteraria rappresenta uno dei suoi lavori meno riusciti e convincenti sotto ogni punta di vista.
Cara Sophie, tu rimani per noi un’autrice da leggere ed ammirare, ma stavolta non sei neanche lontana da una misera sufficienza. Rinviata a settembre.

113) Codice Unlocked

Il biglietto da acquistare per “Codice unlocked” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Michael Apted. Con Noomi Rapace, Orlando Bloom, Micheal Douglas, Toni Collete, John Malkovich. Azione, 98′. USA 2017

Il terrorismo al cinema mi ha annoiato, stancato, è diventato banale e persino macchiettistico.

Potreste accusarmi di essere diventato più estremista del solito, ma se, mano sulla coscienza, pensate alle decine e decine di sceneggiature che negli ultimi anni si sono susseguite sul tema non sentite di dovermi dare un po’ ragione?

Il nemico prima si chiamava Al Qaeda, adesso Isis. In ogni caso gli antagonisti delle pellicole sono cattivi, brutti e sporchi, naturalmente islamici, e minacciano la tranquillità di noi occidentali, buoni, onesti ed eroici.

Ultimamente le menti degli autori hanno virato sul piano drammaturgico, veicolando l’idea no global che alcuni atti terroristici siano decisi dagli stessi servizi segreti per fomentare la paura nell’opinione pubblica e far in modo che si accetti qualsiasi legge, anche a discapito della propria privacy.

Non si può negarlo: il cinema, almeno quello dei grandi studios, sembra aver perso per strada l’onere di raccontare la verità, preferendo modificarla per creare prodotti commerciali, spesso miseri e noiosi. continua su

http://paroleacolori.com/codice-unlocked/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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