24) Le madri non dormono mai (Lorenzo Marone)

“Le madri non dormono mai” è un romanzo scritto da Lorenzo Marone e pubblicato il 10 Maggio 2022 da Einaudi.

Sinossi:

Un bambino, sua madre. Due vite fragili tra altre vite fragili: donne e uomini che passano sulla terra troppo leggeri per lasciare traccia. Intorno, a contenerle, un luogo che non dovrebbe esistere, eppure per qualcuno è perfino meglio di casa.

Lorenzo Marone scrive uno struggente romanzo corale, un cantico degli ultimi che si interroga, e ci interroga, su cosa significhi davvero essere liberi o prigionieri.


Diego ha nove anni ed è un animale senza artigli, troppo buono per il quartiere di Napoli in cui è cresciuto. I suoi coetanei lo hanno sempre preso in giro perché ha i piedi piatti, gli occhiali, la pancia. Ma adesso la cosa non ha più importanza. Sua madre, Miriam, è stata arrestata e mandata assieme a lui in un Icam, un istituto a custodia attenuata per detenute madri. Lì, in modo imprevedibile, il ragazzino acquista sicurezza in sé stesso. Si fa degli amici; trova una sorella nella dolce Melina, che trascorre il tempo riportando su un quaderno le «parole belle»; guardie e volontari gli vogliono bene; migliora addirittura il proprio aspetto. Anche l’indomabile Miriam si accorge con commozione dei cambiamenti del figlio e, trascinata dal suo entusiasmo, si apre a lui e all’umanità sconfitta che la circonda. Diego, però, non ha l’età per rimanere a lungo nell’Icam, deve tornare fuori. E nel quartiere essere più forte, più pronto, potrebbe non bastare.

«Miriam tornò ai suoi panni, e tolse l’aria dai polmoni con uno sbuffo. Il sole mattutino s’affaccendava a portare un po’ di calore, permetteva ai bambini di restare fuori a giocare, ma proiettava l’ombra delle sbarre sulla parete alla sua destra, sezionava il muro come fosse una scacchiera. S’appese alle spranghe e allungò l’esile collo, come a voler uscire da lì, lei così minuta, e si ritrovò sulle punte senza volerlo, da dietro pareva un puma pronto a spiccare il balzo. Pensò di andarsi a riprendere quel figlio cretino che a quasi dieci anni si lasciava sfottere da un moccio setta e manco lo capiva. Invece vide qualcosa d’inaspettato, vide la bambina ridere ancora per le parole del suo Diego, e però subito dopo vide anche il viso di lui aprirsi in un gioioso sorriso, e poi in una fragorosa risata che liberò farfalle, una risata per lungo tempo attesa, che le tolse l’ombra dalla faccia e la spinse a donare al cielo, alle nuvole dense che soffocavano quel carcere tra i monti, un moto appena percettibile di labbra».

Recensione:

Avviso al lettore:  Non aprite questo romanzo se avete deciso di trascorrere un’estate tranquilla o comunque “scevra” da forti ed indelebili  emozioni .

Lorenzo Marone supera sé stesso  firmando, a mio modesto parere, il  libro più bello, straziante e poetico della propria carriera.

“Le madri non dormono mai”  è un romanzo volutamente   “infingardo”   illudendo il    lettore di leggere un racconto di  donne , madri detenute insieme ai loro figli e come questa condizione possa condizionare  o magari salvare le vite dei secondi.

L’ intreccio narrativo /esistenziale   scritto da Marone si dimostra fin dall’inizio :  solido,  profondo,  sincero , quanto sofferto.

L’Icam rappresenta un mondo assestante quanto delicato  rispetto alla realtà carceraria tradizionale, che Lorenzo Marone   ha descritto e mostrato   in modo   asciutto ed  essenziale  ed    allo stesso tempo con una modalità di racconto capace d’emozionare e coinvolgere

 Il lettore entra in punta di piedi in questo microcosmo in cui  queste  donne si scrutano, litigano, fanno amicizia,  avendo  la sola certezza di non poter apparire nè   deboli o insicure.

La maternità porta con sé una  forza, coraggio e  ferocia determinazione impensabili di possedere prima.

Non si smette d’essere madri in carcere . Se possibile, l’istinto materno di protezione aumenta  quando si ritrova  in queste  difficili condizioni.

Il lettore  è testimone delle vite e soprattutto degli errori commessi da queste donne provenienti da culture lontane e realtà diverse, ma accomunate dalla paura comune di non poter più proteggere il proprio figlio.

L’incubo peggiore di ogni madre si concretizza legalmente nei centri Icam, quando il minore compie 10 anni  venendo  affidato ai parenti o conoscente della detenuta.

Si respira   l’  angosciante attesa  vissuta dentro l’Icam da    ogni detenuta che  vede  il tempo    paradossalmente come  un nemico e non un alleato come in altri casi.

 Lorenzo Marone  ha dato vita ad un impianto narrativo  che per  tre quarti   alterna    passaggi teneri ed introspettivi  ad altri più duri ed amari  creando le condizioni per una forte ed intensa connessione emotiva tra il  lettore e protagoniste.

Ma la  parte finale  è sorprendente , straziante  cancellando ogni tenue  illusione di lieto fine   sulle vite   di Miriam e Diego,  riportando il lettore alla cruda realtà di certi quartieri napoletani in cui fatalità e tragedia si mescolano sempre più spesso.

“Le madri non dormono mai” è una lettura che ti tocca, colpisce, scuote in ogni aspetto come solo un grande romanzo  di un bravo scrittore è capace di compiere .

45) Il Lettore sul Lettino (Guido Vitiello)

“Il Lettore sul Lettino” è un saggio scritto da Guido Vitiello e pubblicato da Einaudi nel settembre 2021

Sinossi:

Perché molti lettori sottolineano i libri, ci scribacchiano sopra, fanno le orecchie ai bordi delle pagine, mentre altri guardano con orrore al più lieve maltrattamento? E quali segreti custodiscono gli scaffali delle biblioteche domestiche? Se i volumi sono disposti in file doppie, cosa si nasconde nelle retrovie? Una ricognizione ricca e spiazzante di quelle perversioni che rendono erotico e nevrotico il nostro rapporto con i libri. Come nelle migliori famiglie, anche in quella degli amanti dei libri non manca qualche zio matto, il cui ritratto è tenuto prudentemente in soffitta: il collezionista pluriomicida, il cleptomane impenitente, quello che si mangia la carta. Ma non è di loro che parla questo libro. Più che ai lettori psicotici, si dedica ai turbamenti del lettore nevrotico, che poi altri non è che il lettore comune. C’è chi è colto dall’angoscia se deve prestare un libro; chi si obbliga, mentre legge, a non sbadigliare; c’è il lettore poliamoroso che legge più libri contemporaneamente o, al contrario, il monogamo seriale che non tocca un romanzo prima di averne finito un altro; chi si vergogna a dire di non aver letto un classico e perciò l’ha sempre, per definizione, «riletto » e chi annota i libri seguendo un proprio cifrario idiosincratico… Se è vero che la lettura è un «vizio impunito» che ci porta a considerare normali dei comportamenti che in qualunque altro ambito apparirebbero perversi – pensiamo al gesto di annusare voluttuosamente la carta –, allora non dobbiamo stupirci di fronte alle mille stramberie del lettore comune, che, visto da vicino, ci apparirà molto meno comune di quanto sembra. Un campionario brillante, colto e divertente delle abitudini che circondano l’uso dei libri e dei meccanismi profondi che regolano i piaceri e i dispiaceri della lettura.

Recensione:

Da #diversamenteignorante e soprattutto da nostalgico quanto fiero  lettore  della Gazzetta dello Sport  diretto dal compianto  Candido Cannavò  mi sono sempre chiesto se esistesse un manuale specifico in grado di   raccontare le stranezze , fobie e caratteristiche dei lettori seriali.

Dal mio punto di vista i lettori rappresentano un vero mistero, quasi  fossero delle figure mitologiche,  nel leggere qualsiasi cosa non mostrando mai una esitazione o difficoltà.

Chi sono i lettori? Che cosa provano? Esistono davvero persone disponibili a spendere  ingenti risorse  in libri  con l’unico scopo di stipare  le  loro personali librerie?

Dubbi, domande, leggende che  finalmente trovano risposta  grazie al divertente ed ironico saggio scritto dal caro Guido Vitiello.

Non me vogliano gli altri dotti letterati ed illustri saggisti italiani, ma solamente Guido Vitiello vince ogni volta  la  sfida impossibile di stimolare la mia pigra parte  letteraria.

“Il Lettore sul Lettino” seppure si presenti sulla carta come  una lettura  colta, ipercitazionista, grondante cultura  ed amore  per la letteratura,  non spaventa mai il lettore ignorante o comunque privo degli adeguati strumenti di conoscenza.

“Il Lettore sul Lettino”  è un saggio atipico perché prima ti fa sorridere e solo successivamente ti stimola una serie di  riflessioni  dimostrando cosi tutto il  talento creativo di Guido Vitiello.

Guido Vitiello possiede “il tocco” o se preferite il dono di rendere semplici, chiari, comprensibili i tempi più complessi, astrusi trovando  il più efficace e funzionale  stile di scrittura.

Guido ci porta alla conoscenza del bizzarro mondo dei lettori che visti da lontano  ci appaiono tutti seri ed uguali, ma se visti da vicino rivelano tutte le loro fragilità e “perversioni letterarie”.

La parola “saggio” di norma allontana il lettore  spaventato nel dover leggere tematiche pesanti e complesse.

Se poi il saggio ha l’ambizione di raccontare, descrivere le nevrosi e personalità del lettore, allora il rischio di un flop letterario è quasi scontato.

Il “quasi” lo si deve al talento, creatività e sensibilità di  Guido Vitiello desideroso di condividere conoscenza anziché chiudersi nella banale e fredda Torre d’Avorio.

Guido Vitiello è uno scrittore,  un letterato capace d’entusiasmare con uno stile originale e pop, trascinandoci  con naturalezza  alla lettura del suo spassoso saggio.

Leggere “Il Lettore sul lettino” è il primo passo per diventare magari un giorno il nuovo “caso” di studio da parte del nostro Guido Vitiello.

38) Quarantena (Petros Markaris)

Quarantena - Markaris Petros | Libro La Nave Di Teseo 07/2021 - HOEPLI.it

“Quarantena” è una raccolta di racconti scritta da Petros Markaris e pubblicata nel Luglio 2021 da La Nave di Teseo

Sinossi:
Il commissario Charitos torna a indagare ma, oltre ad assassini e criminali, questa volta deve affrontare anche le limitazioni e le difficoltà che la pandemia ha causato a tutti noi. Il rapporto difficile con le nuove tecnologie non lo aiuterà, ma il fiuto, l’attenzione e l’intelligenza del commissario rimangono sempre gli stessi anche se dovrà risolvere i nuovi casi senza poter uscire di casa. Non c’è però solo Charitos in questi sette racconti in cui il giallo si intreccia con la commedia e la tragedia, ma anche una serie di altri personaggi indimenticabili come i barboni Socrate, Platone e Pericle, i ristoratori nemici Achmet e Stavros, Fanis Papadakos che si riscopre artista per scappare all’ultimo terrore della sua vita, il vecchio e ospitale Sotiris e persino l’isola di Chalki. Le storie di Petros Markaris, con il suo stile inconfondibile e la sua capacità di descrivere e raccontare i personaggi, ci ricordano come le nostre vite siano fatte di solitudine e di gioia, di paura e di riscatto ma anche di momenti di riso, di ricordi e di nostalgia.
Recensione:
Non poteva mancare all’appello letterario anche il Maestro Petros Markaris nell’offrirci il suo personale contributo sulla pandemia e sulle difficoltà vissute dalla popolazione greca sotto “quarantena” .
“Quarantena” è una raccolta di racconti che conducono il lettore nella Grecia stretta nella morsa del Covid e come le restrizioni sanitarie non risparmiano neanche il nostro caro commissario Charistos, costretto nel primo racconto alla quarantena con la moglie dopo un contatto con un “positivo”.
“Quarantena” composta da 7 racconti affronta la pandemia da differenti prospettive: dal thriller alle difficoltà di sopravvivenza dei barboni , dalla tregua culinaria tra un ristoratore greco ed uno turco fino ai ricordi di una villeggiatura estiva di tanti anni fa.
Petros Markaris firma sette racconti essenziali, asciutti nella forma e diretti nello stile quanto intensi sul piano emotivo e sociale.
7 racconti per raccontare, mostrare al lettore come la Grecia ed i suoi abitanti si siano dovuti adattare, ingegnare e soprattutto le classi più povere soffrendo ancora di più la fame causa le restrizioni.
“Quarantena” è una lettura agile, ironica quanto cinica, ma forse meno creativa sul piano narrativo rispetto ai precedenti lavori di Markaris.
I racconti risultano meno pungenti, malinconici, ma sono comunque caratterizzati dal giusto binomio di realismo ed umanità al punto di conquistare la curiosità del lettore e facendolo riflettere sulla pandemia vissuta sulla pelle degli ultimi.
“Quarantena” è complessivamente una lettura consigliata per questa torrida estate alternando sorrisi, pathos e la giusta dose di riflessione civile, sociale e politica.

32) Nient’altro che la verità (Michele Santoro)

“Nient’altro che la verità” è un’inchiesta /intervista scritta da Michele Santoro e pubblicata da Marsilio nell’Aprile 2021.

Sinossi:

Maurizio Avola non è famosa come Tommaso Buscetta e non è un capo come Totò Riina. Ma non è un killer qualsiasi: è il killer perfetto, obbediente, preciso, silenzioso, e proprio per questo indispensabile nei momenti decisivi. Forse sottovalutato dai suoi capi e dagli inquirenti che ne hanno vagliato le testimonianze, ha archiviati nella memoria particolari, voci, volti che coprono tre decenni di storia italiana. Ad accendere l’interesse di Santoro è il fatto che Avola abbia conosciuto Matteo Messina Denaro e abbia compiuto con «l’ultimo padrino» diverse azioni. Scoprirà però che è solo una parte, e non la più rilevante, di quanto Avola può svelare, andando incontro a quella che è probabilmente l’inchiesta più importante della sua vita. Addentrandosi nel labirinto dei ricordi, il giornalista si trasformerà man mano da interlocutore reticente in sodale a cui Avola affida le tessere del puzzle e le sconvolgenti rivelazioni che emergono. Mafia e antimafia, politica e potere, informazione e depistaggi, vicende personali e derive sociali si intrecciano in un racconto che si muove tra passato e presente, dalla Sicilia degli anni settanta al paese che siamo diventati.
Michele Santoro con le sue inchieste ha raccontato trent’anni di storia italiana. Maurizio Avola è un killer della mafia che ha alle spalle ottanta omicidi e ha preso parte alla stagione delle stragi. Il loro incontro sradicherà le certezze dell’uno e porterà alla luce le verità nascoste dell’altro.

«Non so bene perché ho deciso di incontrare uno che ha ucciso ottanta persone. Guardo Avola e ho la sensazione di trovarmi davanti uno specchio nel quale comincio a riconoscere tratti che sono anche i miei. Inizio a seguirlo in un labirinto di ricordi».

Recensione:

Michele Santoro può risultare antipatico o meno sul piano umano.

Può risultare fazioso o meno in campo politico, ma come giornalista, comunicatore, autore di format televisivi gli va dato atto del proprio talento e capacità di aver segnato un’epoca televisiva.

Personalmente pur avendo idee opposte a quelle di Michele Santoro ho sempre seguito le sue trasmissioni, arrabbiandomi, criticandolo, ma dandogli sempre atto della sua onestà intellettuale ed integrità professionale.

Mi dispiace che la TV generalista e non abbia “dimenticato” il Santoro giornalista.

 La pluralità dell’informazione ha perso una voce importante quanto autorevole in questi turbolenti  anni di “Terza Repubblica”.

Ho deciso di leggere “Nient’altro che la verità” dopo aver seguito un ospitata “promozionale” di Santoro a La 7, precisamente a Bersaglio Mobile di Mentana.

Michele Santoro insieme a Maurizio Costanzo svolsero negli anni 90 una coraggiosa battaglia civile e giornalistica contro Cosa Nostra, riaccendo il dibattito dentro un Paese piegato dalle bombe e dalla paura.

“Nient’altro che la verità” non è solo una lunga, dettagliata inchiesta /intervista al killer di mafia Maurizio Avola, ma come scrive lo stesso Santoro si è tramutata in una sorta di drammatico gioco di specchi in cui ha rischiato di perdersi riscontando alcune somiglianze con questo feroce assassino.

“Nient’altro che la verità” mi piace definirla come una mascherata autobiografia dello stesso Santoro.

Il giornalista si è “buttato” con la consueta passione e determinazione in questa caccia alla verità stanco d’essere un Cincinnato forzato dell’informazione.

“Nient’altro che la verità” costruito sui vari incontri tra Santoro ed Avola, è un crescendo di pathos, ritmo e sconcertanti rivelazioni su Cosa Nostra e sui legami di quest’ultima con le istituzioni prima e dopo l’inizio della fase stragista partita con l’assassinio del giudice Giovanni Falcone.

Un confronto teso, franco, crudo, che porta il lettore dentro una storia di delitti, violenza ed orrore descritta da Avola in modo naturale quanto disarmante.

La struttura narrativa, lo stile, le emozioni provate nel leggere i vari capitoli mi ha riportato alla memoria il celebre romanzo “A sangue freddo” di Truman Capote.

Chi è Maurizio Avola? È un mostro?  Oppure è un ragazzo che ha scelto la strada sbagliata pur avendo una famiglia onesta alle spalle?

Santoro è riuscito nell’impresa d’aprire una breccia nel muro “etico/omertoso” eretto dal mafioso Avola, dando vita ad un dialogo che ben presto è andato oltre i ruoli iniziali.

Michele ha ascoltato, aspettato, compreso i tempi e silenzi dell’Avola ottenendo in cambio una confessione graduale e sempre più terrificante.

Le “verità” di Maurizio Avola dovranno essere valutate, studiate, pesate dalle Procure e nei tribunali.

Al lettore il compito di trarre il suo personale giudizio su quanto letto.

Michele Santoro, a mio modesto parere, ha scritto, ancora una volta, una pagina importante del giornalismo italiano ed allo stesso tempo ha dato  al lettore una versione più intima del Santoro uomo.

Un uomo stanco di stare fermo, immobile e ancora pronto nel dare una scossa e monito ai suoi colleghi più quotati.

62) A un Metro da Te (Rachael Lippincott con Mikki Daughtry e Tobias Iaconis)

“A un metro da te” è un romanzo scritto da Rachael Lippincott con Mikki Daughtry e Tobias Iaconis e pubblicato da Mondadori nel maggio 2020.

Sinossi:
A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall’ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un’infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la “distanza di sicurezza”. Nessuna eccezione. L’unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L’importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all’altra, da un ospedale all’altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo. Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L’unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare a regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall’altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella “distanza di sicurezza” inizia ad assomigliare a “una punizione”, che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po’ dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l’uno verso l’altro se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?
Recensione:
Nel 2019 evitai di vedere film ritenendomi troppo vecchio e cinico per il genere teen drama.
Ma per quanto sia un vecchio cinico, in questi giorni non ho saputo resistere alla curiosità di leggere il romanzo.
“Un metro da te” è un titolo evocativo, quasi sinistro, se ricordiamo come a fine febbraio questo consiglio, invito lanciato dal governo, si sia tragicamente e rapidamente trasformato in un obbligatorio comportamento con l’obiettivo di proteggerci reciprocamente dal contagio di Covid-19.

Il coronavirus ha vinto le mie resistenze letterarie trascinandomi dentro una storia bella, romantica, appassionata come può essere soltanto quella vissuta da due giovani innamorati
Stella e Will sono giovani, creativi, diversi, ma drammaticamente accomunati dall’essere malati.
Will avendo contratto il virus “B. cepacia” è anche un potenziale “untore” per gli altri pazienti
Stare distanti almeno un metro, è l’unica garanzia per non contagiare Stella.
Scoprirsi innamorati per la prima volta e non potersi mai toccare, abbracciare, baciarsi.
Una tortura per chiunque, immaginate per due ragazzi costretti a vivere la maggiore parte delle loro vite dentro un una stanza di un ospedale.
La sceneggiatura di “A un metro da te” è stata riscritta, rimodulata dagli autori per una versione letteraria, lasciando però intatto al lettore la facilità e naturalezza d’immaginare le scene e soprattutto di provare le emozioni e sensazioni sentite dai due protagonisti.
“A un metro da te” affronta il tema della morte e dell’amore utilizzando uno stile semplice quanto incisivo, profondo ed avvolgente.
“A un metro da te” è il racconto di un amore impossibile quanto desiderato tra Stella e Will che ci ricorda nell’intensità e nella determinazione messa in campo dai due personaggi, quello tragico vissuto da Romeo e Giulietta.
“A un metro da te” presenta un intreccio narrativo piuttosto prevedibile nello sviluppo, ma comunque capace di regalare momenti di sincera commozione e passaggi di vero e genuino romanticismo
“A un metro da te” è una lettura complessivamente consigliata per trascorrere delle piacevoli serate e financo insegnandoci che è possibile incontrare l’anima gemella anche in un luogo di dolore e sofferenza.
La storia di Stella e Will ci insegna

26) Margaret Thatcher -Biografia della donna e della Politica ( Elisabetta Rosaspina)

“Margaret Thatcher – biografia della e della politica” è una biografia scritta da Elisabetta Rosaspina , pubblicata da Mondadori Editore nel novembre 2019.

Sinossi:
Il mondo la ricorda come la dispotica, implacabile Lady di ferro. Sempre in armi. Per difendere le isole Falkland dalle rivendicazioni dell’Argentina e l’Occidente dalla voracità dell’Orso sovietico durante la guerra fredda. Per domare i minatori in sciopero e le spinte indipendentiste dell’Irlanda del Nord. Per sconfiggere (tre volte di seguito) i laburisti alle elezioni, per imporre la sua «rivoluzione conservatrice», per smantellare l’assistenzialismo statale, per favorire un «capitalismo popolare», per risanare l’economia britannica a qualunque costo, umano e sociale. E, infine, per mantenere la sterlina fuori dall’Eurozona. Da est a ovest è rimbalzato quel soprannome, Iron Lady, a mano a mano che infrangeva tutti i soffitti di cristallo: prima donna leader dei Tory, dell’opposizione e, nel 1979, di un governo occidentale. Per undici anni e mezzo è stata la donna più potente al mondo e il primo ministro più longevo del XX secolo in Gran Bretagna. Dietro la maschera severa e intransigente che Margaret Thatcher indossava ogni mattina, dopo aver preparato il breakfast al marito, c’era però molto altro. In questa biografia Elisabetta Rosaspina cerca di esplorarne alcuni aspetti meno noti. La «figlia del droghiere», timida, secchiona e caparbia, che a Oxford si riscatta da una scialba vita di provincia. La giovane donna che si dedica anima e corpo alla politica, ma non trascura gli abiti, i cappellini, le borsette, i divertimenti e i corteggiatori. La moglie in carriera che organizza la sua vita fra casa e Westminster. La madre assente, senza rimorsi. La femminista, ma solo per sé. La candidata insicura, che si affida a un team di creativi per cambiare la sua voce e la sua immagine. La comandante in capo della war room, che non dorme di notte trepidando per i «suoi ragazzi» al fronte nell’Atlantico del Sud. L’ambientalista, che è tra i primi leader mondiali a preoccuparsi del cambiamento climatico. Imbattuta, si è creduta imbattibile. Le sarà fatale il Consiglio europeo di Roma, nell’ottobre 1990, quando Giulio Andreotti, al vertice dei capi di Stato e di governo, le farà capire che è rimasta sola contro tutti. L’ultimo atto, il voltafaccia dei suoi stessi ministri. Sopravvivrà a se stessa, in un lento e triste declino. Ma avrà la regina, amica e nemica, ai suoi funerali. Un onore che Elisabetta II aveva concesso soltanto a un altro primo ministro, Winston Churchill.
Recensione:
Pochi amano leggere biografie.
Pochissimi sono interessanti a leggere testi sulla vita di un politico.
Nessuno o quasi, è ancora disposto ad ascoltare , vedere o leggere notizie sui protagonisti dell’attuale panorama politico italiano.
Chi vi scrive, ovviamente, invece ama leggere le biografie e se interessanti anche quelle dei politici.
Ma pur comprendendo il vostro “disgusto letterario”, vi esorto a fare uno sforzo concedendo una “chance” all’interessante biografia scritta da Elisabetta Rosaspina su “Margaret Thatcher” alias Iron Lady.
Già “Iron Lady,” un soprannome “immaginato” per fini denigratori da una brillante penna sovietica , che p venne poi utilizzato magistralmente dallo staff della stessa Thatcher come uno dei più efficaci quanto iconici modelli di propaganda elettorale.
Margaret Roberts nata e cresciuta in un famiglia umile quanto solida si è guadagnata con fatica, sacrificio ed impegno il proprio successo .
Margaret Roberts si è sudata le proverbiali “sette camice” per arrivare ad essere la “donna” che avrebbe cambiato il Regno Unito, elevandosi al ruolo di statista al pari del suo Maestro Winston Churchill.
Margaret Roberts sarebbe diventata Margaret Thatcher una volta conosciuto e sposato il maggiore Denis Thatcher .
Iron Lady, trovata la perfetta “anima gemella” con cui mettere su famiglia , avrebbe iniziato la scalata al numero 10 di Downing Street.
Denis Thatcher si sarebbe rivelato un ottimo marito, una spalla su aggrapparsi nei momenti di sconforto e soprattutto in qualche caso anche un prezioso quanto schivo consigliere economico della moglie.
Elisabetta Rosaspina racconta in modo avvincente la vita privata e pubblica di Margaret Thatcher invogliando il lettore a scoprire come questa donna sia stata capace di sbaragliare i rivali all’interno del partito conservatore dimostrandosi sempre più competente, informata, e dotata di ironia quanto di una feroce determinazione.
Margaret Thatcher fu “l’uomo giusto” per una Gran Bretagna attraversata da una grave crisi economica e sociale. La sua lungimiranza politica, sapienza e ruvidezza probabilmente lacerò il Paese ma ne permise la modernizzazione gettando le basi per un grande rilancio industriale , politico e finanziario.
Margaret Thatcher non fu mai sconfitta nelle urne, ma messa “fuori gioco” dagli stessi compagni di partito ormai insofferenti alla “dittatura” di Iron Lady.
La Thatcher si dimise dopo aver espresso i propri dubbi sulla nascente Unione Europea paventando debolezza e contradizioni strutturali e svantaggi per l’Inghilterra.
Chissà se dall’alto Iron Lady non abbia più volte sogghignato amaro osservando il caos estenuante sulla Brexit.
Leggendo questa biografia consente, almeno per qualche giorno, al lettore potrà far pace con la Politica oltre ad apprezzare l’ultimo vero statista europeo .

100) La Signora degli Scrittori ( Sally Franson)

“La Signora degli Scrittori” è un romanzo scritto da Sally Franson e pubblicato nel Marzo 2019 da Garzanti Editore.
Sinossi:
Casey è giovane e brillante. È brava nel suo lavoro, nonostante la sua direttrice sia una donna impossibile, pronta a bocciare ogni proposta e a incutere timore a chiunque le stia intorno. Così, quando per la prima volta le affida un progetto da seguire da sola, Casey non può dire di no. Nessuno ha mai osato farlo. Eppure, quella che si trova di fronte sembra davvero un’impresa impossibile: convincere degli scrittori di grido a fare da testimonial per la pubblicità. Convincerli a uscire dal mondo dorato della letteratura, a esporsi in prima persona per qualcosa di diverso dalla loro opera. Casey ci mette tutto il suo impegno e comincia a incontrarli, uno dopo l’altro. Si trova ad avere a che fare con personaggi molto particolari: uno vuole sempre avere ragione; un altro odia tutti i colleghi; c’è quello che non ha mai letto un libro; e quello che non ha scritto nemmeno una riga dei suoi romanzi; un altro ancora non fa nulla senza tornaconto. Con Ben Dickinson, invece, Casey entra subito in sintonia, anche se sa che si tratta di lavoro e che non può lasciarsi andare. Per di più non ha tempo da trascorrere con lui, perché deve seguire le indicazioni della direttrice, che la conducono dritta dritta alla Fiera di Los Angeles: libri ovunque e cene infinite a parlare di lavoro. Un sogno per Casey. Un sogno che presto si trasforma in un incubo, perché qualcosa di inaspettato rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti fino ad allora. Casey ha paura che la colpa sia solo sua, ma c’è chi è pronto a farle cambiare idea. Perché bisogna sempre credere nelle proprie capacità. Bisogna far sentire la propria voce, anche quando non viene ascoltata. Costi quello che costi.
Recensione:
Sono sufficienti il talento, la creatività e un elegante stile per affermarsi come scrittore di successo?
Ovviamente no.
Inutile fingersi indignati invocando la famigerata quanto auspicabile “meritocrazia” quantomeno in campo letterario. Soprattutto in questo mondo sono altre le “variabili” determinati a stabilir le classifiche dei best seller.
“uno su mille” cantava Gianni Morandi nel 1985, ma il bravo autore bolognese non immaginava che qualche decennio dopo sarebbero arrivati i temuti quanti preziosi social network, i social media ed agguerrite agenzie pubblicitarie.
“La Signora degli Scrittori” è una divertente, leggera, romantica quanto pungente commedia che mira a raccontare il dietro le quinte del mondo della pubblicità ed in particolare modo quello letterario e quanto tutto sia ormai diventato un affare commerciale a scapito dell’arte e della qualità.
“Con la cultura non si mangia” disse qualche anno fa il buon Giulio Tremonti, e con questa cinica frase racchiudeva i pensieri di chi invece soldi mira a farli in quantità.
Lo stesso Tremonti non immaginava pero come l’apparenza, l’immagine alias “la fuffa” dei cosiddetti “influencer” o di pseudo artisti avrebbe influenzato e condizionato la società d’oggi generando anche immensi guadagni.
Sally Franson è stata abile nel costruire un intreccio narrativo lineare, semplice ed allo stesso tempo frizzante, avvolgente e pungente permettendo al lettore d’entrare fin da subito dentro la storia e simpatizzare con Casey, battagliera e sognatrice protagonista, e con gli altri bizzarri personaggi.
“La Signora degli Scrittori” presenta due linee narrative che si mescolano ed alternano sulla scena: la parte romantica caratterizzata dal travolgente incontro tra tra Casey ed il gentile fascinoso scrittore Ben e la seconda imperniata sul lavoro della protagonista nel “reclutare” scrittori più o meno famosi per l’azienda “Nabu” creata dalla spietata PR Celeste.
Dovendo analizzare la struttura narrativa e l’impostazione stilistica decisa dall’autrice, la parte romance appare drammaturgicamente meno riuscita rispetto alla seconda decisamente più convincente, interessante e ricca di colpi di scena.
Franson probabilmente avrebbe dovuto “sacrificare” l’aspetto romance per concentrarsi esclusivamente sul “backstage” letterario della storia ampliando le dinamiche, i rapporti e soprattutto le personalità dei personaggi in particolare quella di Celeste invece appena abbozzata.
“La Signora degli Scrittori” è complessivamente una lettura consigliata oltre che utile per chi sogna di fregiarsi del titolo di scrittore e cerca disperatamente consigli e strumenti per tramutare tale aspirazione in realtà.

59) Il Viaggio di Yao

Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Yao” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Viaggio di Yao” è un film di Philippe Godeau. Con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta. Commedia, 103′. Francia 2018

Sinossi:

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull’onda di un’autobiografia di successo. Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d’origine c’è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l’attore che abbandona il tour promozionale per riaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima.

Recensione:

Tornare a casa – fisicamente ma anche emotivamente – non è sempre facile. Non è un caso che in molti evitino, fin quando è possibile, il confronto con il proprio passato. E il discorso vale anche per le cosiddette star, che troppo spesso consideriamo immuni dai problemi della gente comune…

“Il viaggio di Yao” di Philippe Godeau, con protagonista la stella del cinema francese Omar Sy, è una piccola, grande storia di mutuo soccorso emotivo ed esistenziale e di amicizia, quella nata, inaspettatamente tra l’attore Seydou Tall e il giovane Yao.

La struttura narrativa è quella del classico road movie, con ben poche innovazioni. Ma questa pellicola lineare, semplice, magari persino prevedibile ha il pregio di non risultare mai banale o retorica, di emozionare e di essere diretta con sensibilità da Godeau. continua su:

http://paroleacolori.com/il-viaggio-di-yao-un-road-movie-incredibilmente-sincero-con-omar-sy/

123) Fuoco e Furia – Dentro La Casa Bianca di Trump ( Michael Wolff)


“Fuoco e Furia – Dentro la Casa di Donald Trump” è un libro di Michael Wolff e pubblicato da Rizzoli nel febbraio 2018.

Sinossi:
Dall’interno della Casa Bianca di Trump, la vera storia della presidenza americana più controversa del nostro tempo. Il primo anno della presidenza di Trump è stato travolgente per gli Stati Uniti e l’intero mondo. Per raccontarcene gli effetti, Michael Wolff, giornalista che già durante la campagna elettorale aveva frequentato il quartier generale di Trump, si infila nella Casa Bianca “come una mosca sul muro”. Wolff osserva da una prospettiva unica lo Studio Ovale e si trova tra le mani un libro ricco di retroscena inediti. Trump pensava realmente di vincere? E lo voleva davvero? Quali sono i fini di “Jarvanka”, la creatura bifronte composta dalla figlia Ivanka e dal marito Jared Kushner? Perché è stato licenziato il capo dell’FBI, James Comey, e dopo di lui il capo dello staff, Reince Priebus? Perché è stato licenziato Steve Bannon, lo stratega che aveva portato Trump alla vittoria? Chi è la gola profonda delle rivelazioni sugli incontri tra lo staff di Trump e i russi? Perché è inutile fornire a Trump relazioni, analisi e qualunque testo scritto? Chi sta dirigendo davvero la Casa Bianca? Fuoco e furia è il libro che Trump ha tentato invano di bloccare, un caso mondiale che racconta la storia appassionante di un mandato imprevedibile e impetuoso quanto il presidente stesso.
Recensione:
Confesso d’aver provato certa delusione dopo aver terminato la lettura del discusso e famigerato “Fuoco e Furia” di Michael Wolff.
Che cosa ho letto, mi sto chiedendo da ieri sera. Un saggio?
Le memorie romanzate di un inviato “speciale” alla Casa Bianca?
Una libera e disinvolta rilettura e reinterpretazione di colloqui e confidenze ottenute e carpite da Wolff, “off record”, con importanti collaboratori di Trump?
Un romanzo politico?
Un ‘inchiesta giornalistica?
Che cosa Wolff ha voluto davvero raccontarci, che già non sapevamo del “fenomeno Donald Trump”?
Non me voglia Michael Wolff, ma più rifletto sui contenuti di “Fuoco e Furia”, più mi sembra di trovarmi di fronte ad una via di mezzo tra l’annuale libro di Bruno Vespa ed i graffianti editoriali di Dagospia.

Certamente colpisce il lettore e l’opinione internazionale che l’oggetto di questi rumors e ricostruzioni di litigi, gelosie ed infantilismo politico si siano verificati all’interno della Casa Bianca , addirittura dentro lo Studio Ovale.
“Fuoco e Furia” può essere definita come la versione parodistica e 3.0 di “House of Cards”?
Neanche, caro lettore, perché i protagonisti della celebre serie Netflix agiscono nell’ombra, complottano, mostrando intelligenza, ferocia, cinismo e grandi competenze nel manipolare la macchina burocratica statale oltre minacciare e ricattarne i servitori.
La Casa Bianca dell’era Trump vista e raccontata da Wolff è invece caratterizzata dalla stupidità, dilettantismo, egoismo, vanità ed incredulità dello stesso Presidente e del suo bizzarro staff.
Donald Trump è davvero un miracolato politico, divenuto Presidente degli Stati Uniti per una serie “d’incredibili e fortunati eventi” e soprattutto per colpa della sciatteria e presunzione di Hilary Clinton e del Partito Democratico?
A sostenerlo non è solamente il giornalista, quanto lo stupefatto ed incredulo Trump con il suo entourage, così almeno riporta un importante passaggio del libro, felicemente rassegnati alla sconfitta presidenziale del 4 novembre 2016. Semmai impazienti e smaniosi di poter “staccare” un sostanzioso bonus di popolarità e vantaggi economici per i loro futuri affari.
Sappiamo tutti invece che cosa è successo la notte del 4 novembre e sarebbe sufficiente rivedere il video del discorso della vittoria pronunciato da Trump ed osservane i lineamenti per comprendere chiaramente lo sgomento e la paura dell’uomo, vittima di un perfido ed ironico scherzo deciso dal Destino.
Tutti convinti della sconfitta, tranne una persona: Steve Bannon.
Chi è davvero quest’uomo? Un genio? Un pazzo? Un lucido visionario capace di comprendere il passaggio e decisivo momento storico?
Steve Bannon è tutto ed il suo contrario, ma indubbiamente l’uomo che ha maggiormente contribuito all’ingresso di The Donald alla Casa Bianca.
“Fuoco e Furia” è difficile da inserire in un preciso genere letterario lasciando tanti dubbi, perplessità e qualche timore nel lettore nell’immaginare che la prima super potenza mondiale possa davvero, al momento, essere guidata da una bandi d’inetti bugiardi.
A novembre negli Stati Uniti andranno in scena le temute elezioni di medio termine e solamente allora potremmo davvero comprendere come il popolo americano stia valutando. effettivamente la presidenza Trump.
Poi chissà come sostiene, forse, Steve Bannon “Sarà il delirio totale” …

258) Il Cantagiro dal 1962 ad oggi ( Giulia Carla De Carlo – Jonny Triviani)

“Il Cantagiro -dal 1962 a Oggi” è un saggio storico-musicale scritto da Giulia Carla De Carlo e Jonny Triviani, Prefazioni di Massimo Ranieri, Edoardo Vianello, Paolo Mengoli, Marino Bartoletti, Piero Cassano, pubblicato da Abe Editore nel settembre 2017.

Sinossi:
Ripercorrendo la storia de “Il Cantagiro”, inevitabilmente ci si imbatte con la storia d’Italia che mostra la sua diversità, i vari tumulti, le piccole stranezze. Non è solo la storia della musica, è la storia di ognuno di noi. Dal 1962 il Cantagiro ha affiancato milioni di italiani che da bambini sono cresciuti e sono diventati genitori e poi nonni. E questi accompagnano le nuove generazioni alla scoperta della carovana musicale che gira il nostro paese alla ricerca di talenti. Ne ha scoperti tanti, il Cantagiro, l’elenco sarebbe impossibile da contenere in una sola pagina. Ci sono state sconfitte che hanno avuto sapore di vittorie, e medaglie che hanno lasciato il posto all’amaro in bocca. E soprattutto gli italiani sono i protagonisti delle notti stellate della musica, folle affamate di applausi e di autografi che aspettano trepidanti il loro beniamino. Come disse Riccardo Fogli, “Quelli come me sognavano di diventare cantanti per partecipare al Cantagiro, e io ci sono riuscito”. Centinaia di artisti italiani e internazionali hanno calcato e calcano i palchi della kermesse canora, l’unica manifestazione itinerante che porta la musica nei piccoli e grandi paesi, al servizio dei fans. I cantanti scendono dai piedistalli e stanno tra la folla, a firmare autografi, a stringere le mani, il pubblico vota per loro e decreta il loro successo. Ed è giusto che sia così, perché è il popolo che compra i dischi e che segue il proprio idolo in capo al mondo. Questo è il libro de il Cantagiro, un libro magico che non finisce qui, che si amplierà sempre, che seguirà ogni anno gli artisti e i fan, ne darà voce a chi voce non ce l’ha, che racconterà la storia di un passato, di un presente e di un futuro che lentamente si costruisce nelle nostre mani.

Recensione:
Mi sono chiesto mentre leggevo l’interessante e coinvolgente saggio musicale sulla storia del Cantagiro di Giulia Carla De Carlo e Jonny Triviani, se un giorno.. lontano lontano.. qualcuno potesse fare un’analoga operazione su uno dei Talent musicali (X Factor, Amici di Maria De Filippi ecc..) che oggi risultano assai popolari ed ambiti da milioni di giovani spettatori.
Non voglio apparire polemico o sarcastico, rispettando ovviamente i gusti delle nuove generazioni, ma semmai la mia è una malinconica constatazione dell’involuzione della nostra società.
Siamo un popolo senza memoria, abbiamo reso “il famigerato e spesso negativo mordi e fuggi” come modello di comportamento della nostra vita.
Le nuove generazioni dovrebbero conoscere o quanto almeno leggere la storia musicale del nostro Paese, per comprendere come i Talent d’oggi siano brutte e sbiadite copie di gloriosi ed epici programmi del passato.
Il “famigerato” Millennials probabilmente conosce vita e morte di un ‘aspirante cantante uscito da Amici o X Factor, ma sicuramente sarebbe totalmente impreparato ,se interrogato ,su che cosa sia il “Cantagiro”.
Caro Millennials, hai l’opportunità di colmare questo grave lacuna, leggendo questo saggio storico musicale (non ti spaventare leggendo la parola saggio) che con uno stile semplice, chiaro, e diretto sarà capace di conquistarti, incuriosirti e soprattutto ti permetterà di percorrere un viaggio nel tempo scoprendo le origini, cambiamenti ed evoluzioni del Cantagiro, la manifestazione musicale on the road più “cool” che tu abbia mai conosciuto.
Il Cantagiro dal 1962 ha girato in lungo e in largo l’Italia, diventandone il simbolo, il megafono dei sentimenti, delle polemiche e soprattutto lo strumento per raccontare l’evoluzione e trasformazione degli usi e costumi degli italiani.
“Il Cantagiro” nata dall’idea vincente del patron Ezio Radaelli di portare la musica e soprattutto i cantanti nelle strade e nelle piazze dando la possibilità ai numerosi fan di poter vedere, toccare ed incitare i propri idoli.
Già, caro Millennial, è esistito un mondo prima dei social network, dove non c’era l’ossessiva e orticante moda dei selfie e l’unico modo per avvicinare la star del tuo cuore era seguire la carovana itinerante del Cantagiro, soffrendo la calca, il caldo ed a volte i caprici dei cantanti, a cominciare dal buon Adriano Celentano e del suo potente Clan.
Tutto questo e molto di più è stato ed è ancora oggi il Cantagiro che dal 2004 è brillantemente guidato dal nuovo patron Enzo de Carlo.
L’Italia e soprattutto gli italiani sono cambiati, ma il Cantagiro rimane probabilmente una delle poche oasi belle, pulite e sincere di un mondo che purtroppo non c’è più.
Leggere “il Cantagiro dal 1962 ad oggi” è anche un’urgenza civile, sociale oltre che dovere per chi si ritiene amante della musica italiana, per avere piena coscienza e consapevolezza del nostro passato anche artistico.