87) Il Buco

“Il Buco” è un film di Michelangelo Frammartino. Con Paolo Cossi, Jacopo Elia, Denise Trombin,
Nicola Lanza, Antonio Lanza, Leonardo Larocca, Claudia Candusso, Mila Costi, Carlos Jose Crespo.
Drammatico, 93′. Italia, Francia, Germania 2021

Sinossi:

Durante il boom economico degli anni Sessanta, l’edificio più alto d’Europa (il grattacielo Pirelli a Milano) viene costruito nel prospero Nord Italia. All’altra estremità del paese, un gruppo di giovani speleologi esplora la grotta più profonda d’Europa nell’incontaminato entroterra calabrese. Si raggiunge, per la prima volta, il fondo dell’Abisso del Bifurto, a 683 metri di profondità. L’avventura degli intrusi passa inosservata agli abitanti di un piccolo paese vicino, ma non al vecchio pastore dell’altopiano del Pollino la cui vita solitaria comincia ad intrecciarsi con il viaggio del gruppo. Il buco racconta di una bellezza naturale che lascia senza parole e sfiora il mistico; una esplorazione attraverso le profondità sconosciute della vita e della natura che mette in parallelo due grandi viaggi interiori.

Recensione:

Era nell’aria, sentivo che era soltanto questione di ore. Ero certo che la scintilla decisiva sarebbe arrivata, come sempre, dalla sala. Quindi grazie di cuore al regista Michelangelo Frammartino e alla sceneggiatrice Giovanna Giuliani per aver scelto “Il buco” come titolo del loro film, presentato in concorso a Venezia 78.

Un sincero ringraziamento anche al direttore Alberto Barbera per averlo selezionato. Perché stavolta non nutro alcun dubbio o incertezza, nello scrivere la mia recensione. Stavolta non è in atto dentro di me nessuna crisi.

Il caro direttore è riuscito nel “capolavoro” di centrare in pochi giorni una serie impressionante di buchi – organizzativi, logistici, sanitari e, alla fine, anche artistico. Ma procediamo con calma e ordine.

  1. IL BUCO ARTISTICO
    La palma va di diritto al suddetto film di Frammartino, che rappresenta alla perfezione il detto latino Nomen omen. Lo spettatore viene risucchiato per oltre novanta minuti dentro una voragine drammaturgica, stilistica, recitativa, senza riuscire a trovare neanche il più piccolo appiglio a cui aggrapparsi per non cadere… nel sonno. continua su
  2. https://www.paroleacolori.com/lettera-aperta-al-direttore-alberto-barbera-il-buco-e-i-buchi/

132) Padrenostro

“Padrenostro” è un film di Claudio Noce. Con Pierfrancesco Favino, Barbara Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi, Anna Maria De Luca. Drammatico, 120′. Italia 2020

Sinossi:

Roma, 1976. Valerio Le Rose è un bambino quando suo padre Alfonso, noto magistrato, subisce un attacco terroristico sotto casa. I genitori pensano che Valerio dorma, invece lui si sveglia e dal balcone assiste a parte della scena, anche se non ne parla con nessuno. Da quel momento la sua infanzia si consuma nella paura e in un costante stato di allerta, mentre i genitori cercano di tenere nascosta a lui e alla sua sorellina Alice la pericolosità della loro esistenza sotto scorta. E l’antica abitudine di Valerio di inventarsi amici immaginari trova una materializzazione in Christian, un ragazzo di poco più grande ma apparentemente molto meno spaventato dalla vita.

Lettera Aperta al Regista Claudio Noce

Gentile Claudio, mi permetto di scriverle queste poche righe dopo aver visto il suo “Padrenostro”, presentato in concorso alla Mostra del cinema, e aver partecipato alla conferenza stampa, ascoltando con attenzione e curiosità le sue parole sulla genesi del film e sulla necessità di realizzarlo in questo momento.

Partecipo come inviato a Venezia solo da pochi anni, ma mi considero un grande appassionato di cinema e quando devo scrivere la recensione di un film mi sforzo di essere il più obiettivo possibile. continua su

“Padrenostro”: il ritratto straziante e bellissimo di un rapporto padre-figlio

 

130) Miss Marx

“Miss Marx” è un film di Susanna Nicchiarelli. Con Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez. Drammatico, 107′. Italia 2020

Sinossi:

Eleanor detta Tussy è “la più coraggiosa” delle tre figlie del filosofo e teorico politico tedesco Karl Marx. È lei che ne porta avanti l’eredità, anche perché una sorella, Jenny, è morta poco prima del padre, e l’altra, Laura, si è trasferita in Francia. Ma sono soprattutto l’intelligenza e l’indole combattiva di Eleanor a fare di lei la persona più adatta a tenere viva la fiamma del pensiero paterno. Dunque è lei a battersi per i diritti dei lavoratori, le pari opportunità nell’ambito dell’istruzione e il suffragio universale, nonché contro il lavoro minorile. Ma nella vita privata Eleanor non è così lucida e determinata: il suo compagno di vita, Edward, è infatti uno spendaccione fedifrago di cui lei non sa liberarsi…

Lettera Aperta :

Gentile direttore Alberto Barbera, sapevo che dal primo giorno della Mostra del cinema era in attesa di mie notizie. Non volevo farla attendere oltre. “Grazie” a “Miss Marx” ho la possibilità di scriverle questa lettera aperta.

Mi dispiace, direttore, ma a mio avviso il film diretto da Susanna Nicchiarelli non è all’altezza del concorso principale di Venezia, troppo lento, monocorde, privo di pathos. Già il titolo, per me, è fuorviante. Sarebbe stato più adatto: “Il paradosso di chiamarsi Marx” o “La legge del contrappasso di Miss Marx”. continua su

“Miss Marx”: lettera aperta ad Alberto Barbera e a Susanna Nicchiarelli

 

198) Una Famiglia- Madre !

Non è un vero Festival se il vostro inviato non è costretto a scrivere almeno una lettera aperta a direttori artistici, organizzatori o chi di dovere – e probabilmente i mie due o tre lettori affezionati attendono il momento dei reclami con ansia.

Poteva deludermi in questo senso la Mostra del Cinema di Venezia? Ovviamente no, cosi ecco tre pellicole di sicura ispirazione per le mie rimostranze.

Egregi Alberto Barbera e Giorgio Cosetti, anno nuovo, nuovo edizione della Biennale ma stessi, amari errori di valutazione nella selezione dei film per il Concorso generale e le Giornate degli autori.

Ho ascoltato con grande attenzione le due conferenze stampa romane di fine luglio, nelle quali avete presentato con orgoglio e convinzione il vostro programma, difendendo le vostre scelte.

Lei, dottor Barbera, per spiegare la presenza di ben quattro titoli italiani in concorso aveva esaltato l’inaspettato del cinema italiano, splendidamente rappresentato dai titoli scelti. Io e gli altri colleghi presenti, memori della traumatica esperienza “Spira Mirabilis” di un anno fa, abbiamo preso nota incrociando le dita.

Se possibile ancora più spericolato era stato lei, delegato Cosetti, confessando che la selezione per le Giornate degli Autori era stata particolarmente difficile e discussa, ma che alla fine aveva prevalso come criterio di selezione la capacità di stupire, di lasciare il segno.

 

Ebbene, dopo aver assistito alle proiezioni di “Una famiglia” di Sebastiano Riso e “Madre!” di Darren Aronosky in concorso e “M” di Sara Forestier nelle Giornate, ho pensato che inaspettata e stupefacente sia stata soprattutto la mia resistenza.

Dover criticare registi giovani, alla prima esperienza in un Festival internazionale, è assai spiacevole, ma la responsabilità ricade in larga parte sui selezionatori che, sicuramente in buona fede, hanno permesso che si bruciassero con lavori mediocri questa grande possibilità.

Sebastiano Riso e Sara Forestier hanno le carte in regola per diventare in futuro nomi di spicco del panorama cinematografico, ma oggi purtroppo hanno mostrato soltanto quando ancora abbiano da imparare, prima di farcela.

“UNA FAMIGLIA”: GENITORIALITÀ SURROGATA NEL FILM DI RISO

Un film di Sebastiano Riso. Con Micaela Ramazzotti, Patrick Bruel, Pippo Delbono, Fortunato Cerlino, Marco Leonardi. Drammatico, 119′. Italia, Francia, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
“Una famiglia”, secondo quanto dichiarato da Riso in conferenza stampa, dovrebbe raccontare la storia d’amore morbosa quanto intensa della coppia formata da Vincenzo (Bruel) e Maria (Ramazzotti), al contempo vittime e carnefici.

Lui è un francese da tempo trapianto in Italie, lei una romana verace. Anche se dei rispettivi passati sappiamo ben poco, si capisce subito che sono la famiglia l’uno dell’altra.

Sul piano drammaturgico e poi nella messa in scena, l’intenzione narrativo di Riso e degli altri sceneggiatori viene spazzata via dalla voglia del pubblico di capire quale sia il lavoro dei due. Immaginate lo sconcerto, quando si scopre che sono genitori surrogato, che illegalmente fanno figli per chi non può averne.

Maria però è fisicamente ed emotivamente stanca di questa “professione”, vorrebbe essere madre davvero e tenere tra le braccia un bambino che non le sarà portato via.

“Una famiglia” è la storia di un amore criminale, ispirata a fatti realmente accaduti, che fin dall’inizio risulta forzata, noiosa e fredda, nonostante la tematica delicata e attuale.

Il momento di svolta e di climax arriva solo alla fine, quando l’ultimo neonato risulta essere gravemente malato al cuore, e questo porta la coppia che ha pagato Vincenzo e Maria per realizzare il proprio sogno a porsi un grande dilemma etico ed esistenziale.

Un film che vorrebbe essere autoriale e allo stesso tempo di denuncia civile e sociale, ma che finisce per irritare lo spettatore con una messa in scena, regia e recitazione mai coinvolgente e appassionate.

Si salva dal disastro generale Matilda De Angelis, che nonostante compaia in solo tre scene, con il personaggio di Stella riesce e convincere, unendo bellezza, freschezza e buona presenza.

“MADRE!”: UN’IDEA CERVELLOTICA DELLA CREAZIONE E DELL’AMORE

Un film di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson. Drammatico, 120′. USA, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
Il primo posto sul podio di questo sciagurato triplete va sicuramente a “Madre!” di Darren Aronofsky, che ha avuto l’abilità di far fare una figura pessima a due premi Oscar come Javier Bardem e Jennifer Lawrence con l’aggravante che quest’ultima è anche la sua fidanzata.

Vorremmo definire il film una supercazzola, ma temiamo d’offendere il genio di Mario Monicelli affiancando un gioiellino come “Amici miei” a questo disastro drammaturgico, in cui l’utilizzo dell’allegoria sfocia dapprima in una visione anche divertente, poi grottesca, alla fine snervante e ridicola.

Un impianto narrativo e tecnico in cui è difficile trovare un appiglio di raziocinio e linearità. Aronofsky decide di mettere al centro della scena la sua personale e cervellotica idea della creazione, della vita e delle relazioni umane, sfruttando in modo imbarazzante i talenti a disposizione.

L’unica nota lieta è rappresentata dalla presenza di Michelle Pfeifferr che regala momenti di classe, bellezza e talento oscurando la Lawrence.

L’amore per il regista sarà anche la scintilla da cui tutto ha inizio, ma dopo aver visto “Madre!” il pubblico ha nei suoi confronti istinti tutt’altro che amorevoli.

2 film che spaziano dal deludente all’incomprensibile, la cui carica di novità non sembra così forte, signori miei, da giustificarne la presenza a Venezia 74.

Parere di un umile inviato, ma le reazioni del pubblico in sala sembrano muoversi nella mia stessa direzione. E detto questo… speriamo che questa sia la sola lettera che sono costretto a scrivere per questo Festival.

Cordialmente Vostro

Vittorio

http://paroleacolori.com/lettera-aperta-ai-vertici-della-biennale-una-famiglia-m-madre/

221) Spira Mirabilis

spira

Lettera Aperta ad Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Egregio Direttore,

chi le scrive è un cronista/inviato per passione, alla sua prima Mostra del cinema Venezia, che sta vivendo quest’esperienza con grande emozione ed entusiasmo. In questi giorni ho già avuto il piacere e la fortuna di assistere alla proiezione di bei film, e anche di qualche delusione. Vorrei che sapesse che non ha davanti un hollywoodiano convinto; personalmente sostengo sempre e comunque il cinema italiano.

Se mi permetto di scriverle queste righe, di getto, è proprio perché oggi, di certo non volontariamente, lei ha nuociuto al cinema di casa nostra.

Dopo neanche mezz’ora ho abbandonato, come molti altri, la proiezione stampa del documentario “Spira Mirabilis” perché incapace di cogliere nelle immagini un qualsiasi senso drammaturgico, registico o tecnico degno di nota.

Non mi piace sparare sulla Croce Rossa, ma un appunto mi sento di farlo: la scelta sua e dei suoi collaboratori di selezionarlo è stata davvero incomprensibile. Lo dimostrano le decine di giornalisti italiani e stranieri che hanno lasciato la sala, sconsolati e quasi increduli. Mentre le scrivo è ancora in corso la proiezione e il fuggi fuggi continua, inarrestabile. continua su

Biennale di Venezia | Lettera aperta al direttore artistico Alberto Barbera

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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