18) Rocco Casalino -Il Portavoce -La Mia Storia

“Rocco Casalino – Il Portavoce -La mia Storia” è una autobiografia scritta da Rocco Casalino, pubblicata da Piemme nel Febbraio 2021.

Sinossi:
«Non mi ha regalato niente nessuno, questo è sicuro. E se sono orgoglioso di dove sono arrivato non è tanto per il ruolo che ricopro ma perché non dimentico mai da dove sono partito, cioè dalle condizioni più svantaggiate dell’universo. Sono convinto che esistano casualità, ostacoli, fortune, sfortune, coincidenze, mille cose che non controlliamo, e allo stesso tempo credo che ognuno di noi sia artefice del proprio destino.». Chi è davvero Rocco Casalino, lo spin doctor del presidente del Consiglio Giuseppe Conte? Perché la sua storia è così diversa da quella di tanti politici italiani? La sua è un’infanzia segnata da povertà, violenze e umiliazioni. Trascorre i primi quindici anni della sua vita in Germania, figlio di emigrati, in una casa modesta insieme a un padre violento, alla madre e alla sorella. Rocco studia duramente, è il più bravo della classe, la matematica gli piace e gli riesce facile. Così, tornato in Italia, si iscrive alla facoltà di ingegneria, ma una volta laureato scopre presto che le prospettive che gli si offrono al Sud non soddisfano le sue ambizioni e la sua voglia di riscatto. Che fare? Come ci si affranca da un destino che sembra inesorabilmente segnato? Fa il provino al primo Grande Fratello nella speranza di avere l’occasione per un cambiamento. Lascia poi la tv e inizia un percorso da giornalista. Qualche anno più tardi, approdato alla politica, scala il Movimento 5 Stelle con la grinta che ha imparato a coltivare. Ama uomini e donne, seduce e si lascia amare, avido di sentimenti veri. Rocco è ambizioso ma è anche bravo, impara la comunicazione politica da Gianroberto Casaleggio, per poi cambiare quella del Movimento 5 Stelle, stando fianco a fianco con Di Maio e Di Battista, e cresce su, su fino ad arrivare alla carica attuale.
Recensione:
Detesto che una persona sia giudicato dal proprio passato, etichettata da un pregiudizio frutto dell’ipocrisia ed invidia.
Chi oggi definisce il Grande Fratello, i numerosi i reality show come un chiaro segno del declino culturale del nostro Paese chiedendone l’immediata cancellazione da qualsiasi palinsesto televisivo, nei migliori dei casi è uno sciocco ingenuo dalla memoria corta.
Il sottoscritto è un teledipendente fin dalla culla, che ha vissuto tutti i cambiamenti, evoluzioni, involuzioni di Mamma TV.
Nel 2000 l’arrivo del Grande Fratello su Canale 5 rivoluzionò definitivamente la storia della televisione italiana.
Il Corriere della Sera (fino a prova contraria il più prestigioso ed influente giornale d’Italia) dedicò decine di pagine, cover, speciali alla prima edizione del Grande Fratello.
Rocco Casalino anzi scusate l’ing Rocco Casalino fu scelto dopo un lungo e complesso casting.
La sua partecipazione allo show rappresentò un prezioso contributo ad un esperimento sociale, psicologico prima ancora che televisivo.
Tutto questo per dire che l’ing Rocco Casalino è, probabilmente, criticabile per diversi motivi, ma per favore finitela con lo stupido “refrain” del GF.
Ho esitato qualche settimana prima d’acquistare l’autobiografia dell’ing Casalino, temendo di trovarmi tra le mani un testo scritto a freddo , uscito seguendo le opportune regole del marketing.
“Il Portavoce” non è ovviamente un capolavoro letterario, né l’autore potrà mai ambire al Nobel per la letteratura.
Il successo commerciale è stato raggiunto in modo chiaro e netto nel giro di poche settimane.
Ma perché mai un lettore e magari con idee politiche opposte a quelle dell’ing Casalino dovrebbe leggere “Il Portavoce”?
Se il lettore dotato di un minimo di onestà intellettuale e libero da stupidi schemi mentali non potrà non prendere atto come Rocco Casilino abbia avuto una vita difficile, sofferta, dolorosa almeno fino all’adolescenza.
Rimarrà colpito nello scoprire un padre violento, ubriacone, maschilista.
Rocco ha iniziato ad odiare in modo “esponenziale” il padre fino a non provare nulla vedendolo ormai gravemente malato in un fondo di letto d’ospedale.
Un “odio” che inevitabilmente ha condizionato la vita privata e professionale di Rocco Casalino.
Un’anima ferita che ha lottato con le proprie forze per ribaltare un destino scandito da privazioni, umiliazioni e povertà estrema
Rocco Casalino è stato tante cose. Ha vissuto diverse vite. Fatto differenti professioni
Casalino è stato bravo, furbo, testardo, lungimirante, ma soprattutto giustamente sfrontato nel far valere i propri talenti e studi universitari.
Personalmente ho trovato la prima parte de “Il Portavoce” quella drammaturgicamente più interessante, sincera e diretta umanamente, emozionante e coinvolgente da leggere.
In modo altrettanto sincero e con il massimo rispetto ho trovato invece complessivamente noioso i capitoli riguardanti la sfera intima e sessuale dell’ing Casalino.
In questi passaggi “più hot” “Il Portavoce” mi è parsa un tentativo mal riuscito d’imitare lo stile del più celebre romanzo “Chiamami con il tuo Nome” di Andre Aciman.
Infine nella parte “politica” da una parte si apprezza il coraggio e passione del militante Casalino nello “sposare” il progetto 5 Stelle e dall’altra si nota l’affetto e riconoscenza umana prima ancora che professionale di Rocco verso GianRoberto Casaleggio e Giuseppe Conte.
Trovo alquanto curioso da parte di giornalisti, addetti ai lavori e non, lanciarsi in acidi quanti inopportuni commenti sulla comunicazione svolta da Casalino a Palazzo Chigi.
Se oggi si scrive, parla del “Metodo Casalino” è il segno più inequivocabile che Rocco Casalino abbia vinto la sua sfida, l’ennesima della propria vita.
Il giudizio sull’operato del governo Conte e di conseguenza sul suo Portavoce è affidato al Tempo, unico giudice serio, inflessibile e soprattutto galantuomo.
La Casa del Grande Fratello è stata solamente una tappa del percorso umano e professionale di Rocco Casalino.
Palazzo Chigi gli ha dato potere, visibilità ed infine attirato odi, gelosie e sfotto.
Adesso per l’ing Rocco Casalino è tempo di cambiare nuovamente, ma partendo dalla consapevolezza che il figlio Rocco finalmente è libero, pacificato con la figura paterna.