239) Agadah


Il biglietto da acquistare per “Agadah” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Agadah” è un film di Alberto Rondalli. Con Nahuel Pérez Biscayart, Pilar López de Ayala, Jordi Mollà, Caterina Murino, Alessandro Haber. Avventura, 126′. Italia, 2017
Liberamente ispirato al romanzo “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki
Data di uscita italiana: 16 novembre 2017

Sinossi:
Il capitano delle guardie vallone Alfonso van Worden intraprende un viaggio iniziatico che durerà dieci giorni e che lo porterà a incontrare innumerevoli personaggi – due cugine musulmane, un eremita, un inquisitore, un fratello e una sorella cabalisti, un gruppo di gitani, un matematico, scheletri e fantasmi, spose celesti ed ebrei erranti, demoni e dioscuri – che a loro volta hanno infinite storie da raccontare, ognuna delle quali apre la porta a ulteriori livelli di conoscenza, così come a ulteriori piani di narrazione.

Recensione :

Alberto Rondalli aveva un tale desiderio di far conoscere al pubblico diversamente ignorante il talento e la creatività dello scrittore Jan Potocki da rischiare la propria carriera per mettere in scena la trasposizione cinematografica del “Manoscritto trovato a Saragozza”, “Agadah”.

Inutile sottolineare, caro lettore, che per me lo scrittore era fino a ieri un completo sconosciuto. Leggendo la corposa cartella stampa e spulciando sul web ho avuto modo di colmare, almeno in parte, questa mia lacuna scoprendo come il romanzo in questione sia universalmente definito, da lettori e critici, una pietra miliare del genere fantasy.

Rondalli ha affrontato una sfida artistica, drammaturgica e registica davvero ambiziosa e complessa provando ad adattare per il grande schermo un testo tanto ricco di citazioni, spunti e fascino. Diciamo subito che, nonostante le potenzialità, il risultato non è pienamente soddisfacente.

Lo spettatore assiste a dieci episodi, che in apparenza si verificano nei dieci giorni del viaggio del capitano Alfonso van Worden (Pérez Biscayart), ma in realtà, come si scopre solo alla fine, in questa storia il tempo e lo spazio non hanno sempre lo stesso valore. continua su

http://paroleacolori.com/agadah-un-film-di-avventura-poliedrico-e-multiforme/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

278) Quel Bravo Ragazzo

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Il biglietto d’acquistare per “Quel bravo ragazzo” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Quel bravo ragazzo” è un film del 2016 diretto da Enrico Lando, scritto da Enrico Lando, Ciro Zecca, Luigi Luciano, Andrea Agnello, con: Luigi Luciano (Herbert Ballerina), Daniela Virgilio, Tony Sperandeo, Ninni Bruschetta, Enrico Lo Verso, Luigi Maria Burruano, Giampaolo Morelli, Jordi Mollà, Maccio Capatonda.

Cosa succederebbe se un potentissimo boss mafioso, Don Ferdinando Cosimato (Burruano), stesse per morire e volesse lasciare il comando della sua spietatissima cosca mafiosa a un figlio, Leone (Ballerina), che non ha mai riconosciuto? Ma, soprattutto, cosa succederebbe se quel figlio fosse un innocuo, ingenuo e goffo ragazzino di 35 anni e facesse il chierichetto vivendo in un orfanotrofio di un paesino del Sud Italia.
Dall’originale e divertente soggetto del giovane Ciro Zecca, è nata la sceneggiatura di Quel bravo ragazzo, perfetta per lasciare, per la prima volta sul grande schermo, Luigi Luciano alias Herbert Ballerina, riuscendo ad esaltare le sue doti comiche ed interpretative.
Anche se sulla carta può apparire un paragone irriverente e cinematograficamente blasfemo, il personaggio di Leone risulta un giusto ed equilibrato mix tra Johnny Stecchino e Forrest Gump, conservando le peculiarità artistiche di Ballerina.
Gli sceneggiatori sono stati bravi nel costruire una storia semplice, lineare, magari prevedibile, ma comunque capace di regalare più di un sorriso e mantenendo fino alla fine vivo l’interesse dello spettatore. continua su

https://mygenerationweb.it/201611173457/articoli/palcoscenico/cinema/3457-quel-bravo-ragazzo-l-ironia-che-batte-la-mafia

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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