4) Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Il biglietto d’acquistare per “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è: Sempre
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un film del 2017 scritto e diretto da Martin McDonagh, con : Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges.
Sinossi: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e “rimbeccare” le indolenti forze dell’ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.
Recensione :
Se ancora ci fosse un italiano stupito, sconvolto, incredulo della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016, considerando la sua presidenza come la più terribile sciagura per il mondo, allora è quanto mai utile ed urgente che corra al cinema a vedere il film di Martin McDonagh.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” oltre ad essere un film d’ assoluto valore artistico, creativo e recitativo, è una straordinaria, precisa, chiara ed approfondita rappresentazione di che cosa sia davvero l’America e soprattutto quali siano i sentimenti dell’americano medio e le sue vere priorità.
Dove hanno miseramente fallito politologi, scrittori, giornalisti, sondaggisti, è invece riuscito con talento ed efficacia Martin MCDonagh, ovvero studiare, percepire, ascoltare e fare propria la parte più vera, feroce ed autentica del cuore e della pancia degli yankee, trovando cosi i perfetti spunti drammaturgici per scrivere la sceneggiatura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
Inoltre “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” dimostra ed evidenzia chiaramente il fallimento in politica interna di Barack Obama e come i suoi otto anni di presidenza paradossalmente insieme all’infelice scelta di candidare Hilary Clinton, abbiano aperto una vera autostrada a Donald Trump per la conquista della Casa Bianca.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è una tragicommedia come solo può essere il racconto di una realtà complessa, contradittoria e difficile come quella che si vive e respira ogni giorno negli Stati americani del Sud.
Ignoranza, povertà, razzismo, disoccupazione, violenza, malagiustizia sono il cuore narrativo di Tre Manifesti rappresentando anche il rovescio della medaglia per un Paese che ancora si ritiene campione delle libertà ed opportunità per chiunque.
“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è un piccolo capolavoro drammaturgico costruito sulla magistrale, armoniosa ed incisiva alternanza d’emozioni e sensazioni provate e vissute dai protagonisti.
Tre Manifesti punge, scuote, fa ridere, sorridere, commuovere lo spettatore trascinandolo dentro una storia in cui non esiste una vera distinzione tra buoni o cattivi. Perché ad Ebbing sono tutte vittime dell’abbandono da parte del governo centrale e dalla mancanza d’opportunità di riscatto sociale e culturale.

Mildred Hayes (una sublime Frances McDormand) è sì una madre in cerca di giustizia per la morte brutale della figlia, ma è anche una donna costretta a convivere con il senso di colpa di non aver mai compreso la figlia e d’averci litigato furiosamente prima del suo tragico assassinio.
Mildred è una donna arrabbiata, devastata dal dolore, divorziata da un uomo violento, ma disposta a lottare contro tutto e tutti per trovare l’assassinio della figlia.
Mildred non teme e soprattutto non fa sconti allo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson), sebbene le riveli d’ essere malato terminale di cancro.
Quest’ultimo è uomo duro, ruvido quanto però giusto ed intelligente, accettando la provocazione pubblicitaria della donna, capendone le ragioni più profonde ed intime.
Woody Harrelson sorprende con una performance davvero toccante, potente e d’impatto trovando per il suo personaggio un perfetto ed inaspettato equilibrio tra machismo e tenerezza familiare, lasciando il segno nella storia e soprattutto nel cuore e coscienze del pubblico.
Il duello verbale e simbolico tra Mildred e Willoughby caratterizza la prima parte del film dividendo il pubblico inevitabilmente in due fazioni, su quale sia il limite alla protesta per una madre e la compassione per uomo malato. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-31/

187) Everest

everest

Il biglietto d’acquistare per “Everest” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre

Un film di Baltasar Kormákur. Con Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson. Drammatico, 121′. 2015. Tratto dal saggio “Aria sottile” (Into Thin Air) di Jon Krakauer, 1997

Ci sono persone che nascono con lo spirito d’avventura di un bradipo, per cui cambiare canale sul divano di casa è già un’avventura e che viaggiano principalmente con la fantasia. E poi ce ne sono altre che trovano pace e serenità solo sfidando se stesse e i propri limiti, rischiando la vita, magari scalando una montagna come l’Everest.

Per l’uomo medio comprendere la filosofia di vita di questa seconda tipologia di individui – perché lo facciano, cosa li spinga a cercare sempre nuove sfide, magari più pericolose – non è facile.

Che la montagna abbia un suo fascino, fatto di quiete, potenza e immensità, è invece noto a tutti. Sono anche queste le sensazioni che uno scalatore cerca di fare proprie quando decide di conquistare una vetta. Ma come spesso accade quando l’uomo è coinvolto, bellezza e avventura vengono spesso utilizzate per costruire lucrosi business .

A partire dal 1992 varie società hanno messo l’Everest nel mirino, organizzando scalate fino alla vetta dietro lauti compensi. Per quanto possa essere incredibile da immaginare, ben presto il campo base della montagna si è trasformato in una sorta di affollata fermata della metro all’ora di punta.

Il film “Everest” racconta la storia, vera e tragica, di due gruppi di scalatori, partiti insieme per una spedizione alla conquista della vetta nel maggio del 1996. A guidare le due cordate il prudente Robert Hall (Clarke) e l’eccentrico Scott Fischer (Gyllenhaal).

Su una montagna come l’Everest niente può essere improvvisato, tutto deve essere organizzato al secondo. Per questo Hall stilò un programma rigoroso, secondo il quale gli scalatori avrebbero dovuto raggiungere la cima entro le 14.00 del 10 maggio, per poi ridiscendere senza incontrare problemi di mancanza ossigeno.

La programmazione venne però resa vana dallo stesso Hall, che permise al cliente e amico Doug Hansen (Hawkes) di raggiungere la vetta nonostante fosse fuori tempo massimo. Un atto pagato carissimo, perché la spedizione venne poi sorpresa da una violenta tormenta di neve, che rese quasi impossibile il ritorno al campo base.

“Everest” è un film visivamente bello, affascinante e suggestivo: la maestosità della montagna toglie il respiro, e incute timore e rispetto alla spettatore. La bellezza naturale non è però sufficiente a costruire una pellicola convincente. Il pubblico dovrebbe restare incollato alla poltrona, invece questo è l’esempio perfetto di un film freddo di nome e di fatto, perché mancano del tutto coinvolgimento emotivo, pathos e ritmo narrativo. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-everest/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato  Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

 

The ticket purchase for “Everest” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always

Directed by Baltasar Kormákur. With Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson. Drama, 121 ‘. 2015. Based on the book “Into Thin Air” (Into Thin Air) by Jon Krakauer, 1997

There are people who are born with the spirit of adventure of a sloth, so switching the channel on the sofa at home is an adventure and traveling mostly with fantasy. And then there are others who find peace and serenity only by challenging themselves and their limits, risking their lives, maybe climbing a mountain like Everest.

For the average person understand the philosophy of life of this second type of individuals – because they do it, what drives them to look for new challenges, perhaps the most dangerous – is not easy.

That the mountain has its own charm, made of quietness, power and immensity, it is rather well known. These are the feelings that a climber trying to do when you decide to own a win over top. But as often happens when man is involved, beauty and adventure are often used to build lucrative business.

Since 1992, various companies have put Mount Everest in the viewfinder, organizing climbing up to the top for lots of money. No matter how incredible to imagine, soon the base camp of the mountain has become a sort of crowded subway station at rush hour.

The film “Everest” tells the story, true and tragic, two groups of climbers, left together for an expedition to conquer the peak in May 1996. Leading the two roped the prudent Robert Hall (Clarke) and the eccentric Scott Fischer (Gyllenhaal).

On a mountain like Everest nothing can be improvised, everything has to be arranged on the second. For this Hall he drew up a strict schedule, according to which the climbers would have to reach the top before 14.00 on 10 May, before falling back without encountering problems of lack oxygen.

The program, however, was thwarted by the Hall, which allowed the client and friend Doug Hansen (Hawkes) to reach the summit despite being out of time. An act paid dear, because the expedition was then surprised by a violent snow storm, which made it almost impossible to return to base camp.

“Everest” is a visually beautiful film, fascinating and charming: the majesty of the mountains is breathtaking, and inspires awe and respect to the viewer. The natural beauty is not enough to build a compelling film. The public should stay glued to the chair, instead this is the perfect example of a film of cold name and in fact, because there are quite emotional, pathos and narrative rhythm. continues on

http://paroleacolori.com/al-cinema-everest/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html