46) Red Sparrow

“Red Sparrow” è un film di Francis Lawrence. Con Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Charlotte Rampling, Jeremy Irons. Spionaggio, 139′. USA, 2018

Tratto dal romanzo “Nome in codice: Diva” di Jason Matthews

Sinossi:

Dominika Egorova (Lawrence) è la prima ballerina del Bolshoi e la figlia di una donna sola e ammalata, di cui si prende cura con affetto e devozione. Quando un brutto incidente pone bruscamente fine alla sua carriera sulle punte, minacciando la sussistenza economica della madre, Dominika accetta la proposta dello zio Vanja, potente vicedirettore del SVR, di servire il governo di Mosca divenendo una Sparrow: un’agente pronta a tutto, un’arma di seduzione letale. Dentro di sé, però, la ragazza disprezza i metodi del governo e coltiva un piano segreto.

Recensione :

Il film di Francis Lawrence “Red Sparrow” – adattamento del best-seller di Jason Matthews – aveva tutte le carte in tavola per diventare una versione femminile di James Bond. Peccato che la scelta della protagonista sia ricaduta su Jennifer Lawrence.

Mi rendo conto che questa mia affermazione scatenerà le ire dei milioni di fan dell’attrice americana, ma mai come in questo caso mi sento in dovere di esprimermi liberamente, anche a costo di andare contro corrente.

In passato mi è capitato di apprezzare la poliedricità e versatilità della Lawrence, capace di passare con agio da un ruolo drammatico a un altro più leggero. In “Red Sparrow”, però, la sua interpretazione risulta inadeguata.

Sean Connery è entrato nella leggenda del cinema come agente 007, non solo per la presenza fisica ma soprattutto per la classe, il fascino e l’eleganza. Queste caratteristiche, purtroppo, mancano del tutto alla Dominika Egorova interpretata dalla Lawrence.

Il regista e gli sceneggiatori hanno voluto puntare troppo sulla sua bellezza prorompente e procace, a discapito della trama e degli altri membri del cast – ad esempio Charlotte Rampling, nel ruolo della gelida e cinica direttrice è notevolmente sacrificata.

“Red Sparrow” si basa sul romanzo di Jason Mathews, che ha lavorato per la Cia prima di diventare scrittore. Proprio dall’alto della sua esperienza ha saputo scrivere una storia di spionaggio credibile e autentica, dove niente e come sembra, e ogni mezzo è considerato legittimo pur di portare a termine con successo la missione. continua su

http://paroleacolori.com/red-sparrow-il-best-seller-di-spionaggio-diventa-un-film/

198) Una Famiglia- Madre !

Non è un vero Festival se il vostro inviato non è costretto a scrivere almeno una lettera aperta a direttori artistici, organizzatori o chi di dovere – e probabilmente i mie due o tre lettori affezionati attendono il momento dei reclami con ansia.

Poteva deludermi in questo senso la Mostra del Cinema di Venezia? Ovviamente no, cosi ecco tre pellicole di sicura ispirazione per le mie rimostranze.

Egregi Alberto Barbera e Giorgio Cosetti, anno nuovo, nuovo edizione della Biennale ma stessi, amari errori di valutazione nella selezione dei film per il Concorso generale e le Giornate degli autori.

Ho ascoltato con grande attenzione le due conferenze stampa romane di fine luglio, nelle quali avete presentato con orgoglio e convinzione il vostro programma, difendendo le vostre scelte.

Lei, dottor Barbera, per spiegare la presenza di ben quattro titoli italiani in concorso aveva esaltato l’inaspettato del cinema italiano, splendidamente rappresentato dai titoli scelti. Io e gli altri colleghi presenti, memori della traumatica esperienza “Spira Mirabilis” di un anno fa, abbiamo preso nota incrociando le dita.

Se possibile ancora più spericolato era stato lei, delegato Cosetti, confessando che la selezione per le Giornate degli Autori era stata particolarmente difficile e discussa, ma che alla fine aveva prevalso come criterio di selezione la capacità di stupire, di lasciare il segno.

 

Ebbene, dopo aver assistito alle proiezioni di “Una famiglia” di Sebastiano Riso e “Madre!” di Darren Aronosky in concorso e “M” di Sara Forestier nelle Giornate, ho pensato che inaspettata e stupefacente sia stata soprattutto la mia resistenza.

Dover criticare registi giovani, alla prima esperienza in un Festival internazionale, è assai spiacevole, ma la responsabilità ricade in larga parte sui selezionatori che, sicuramente in buona fede, hanno permesso che si bruciassero con lavori mediocri questa grande possibilità.

Sebastiano Riso e Sara Forestier hanno le carte in regola per diventare in futuro nomi di spicco del panorama cinematografico, ma oggi purtroppo hanno mostrato soltanto quando ancora abbiano da imparare, prima di farcela.

“UNA FAMIGLIA”: GENITORIALITÀ SURROGATA NEL FILM DI RISO

Un film di Sebastiano Riso. Con Micaela Ramazzotti, Patrick Bruel, Pippo Delbono, Fortunato Cerlino, Marco Leonardi. Drammatico, 119′. Italia, Francia, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
“Una famiglia”, secondo quanto dichiarato da Riso in conferenza stampa, dovrebbe raccontare la storia d’amore morbosa quanto intensa della coppia formata da Vincenzo (Bruel) e Maria (Ramazzotti), al contempo vittime e carnefici.

Lui è un francese da tempo trapianto in Italie, lei una romana verace. Anche se dei rispettivi passati sappiamo ben poco, si capisce subito che sono la famiglia l’uno dell’altra.

Sul piano drammaturgico e poi nella messa in scena, l’intenzione narrativo di Riso e degli altri sceneggiatori viene spazzata via dalla voglia del pubblico di capire quale sia il lavoro dei due. Immaginate lo sconcerto, quando si scopre che sono genitori surrogato, che illegalmente fanno figli per chi non può averne.

Maria però è fisicamente ed emotivamente stanca di questa “professione”, vorrebbe essere madre davvero e tenere tra le braccia un bambino che non le sarà portato via.

“Una famiglia” è la storia di un amore criminale, ispirata a fatti realmente accaduti, che fin dall’inizio risulta forzata, noiosa e fredda, nonostante la tematica delicata e attuale.

Il momento di svolta e di climax arriva solo alla fine, quando l’ultimo neonato risulta essere gravemente malato al cuore, e questo porta la coppia che ha pagato Vincenzo e Maria per realizzare il proprio sogno a porsi un grande dilemma etico ed esistenziale.

Un film che vorrebbe essere autoriale e allo stesso tempo di denuncia civile e sociale, ma che finisce per irritare lo spettatore con una messa in scena, regia e recitazione mai coinvolgente e appassionate.

Si salva dal disastro generale Matilda De Angelis, che nonostante compaia in solo tre scene, con il personaggio di Stella riesce e convincere, unendo bellezza, freschezza e buona presenza.

“MADRE!”: UN’IDEA CERVELLOTICA DELLA CREAZIONE E DELL’AMORE

Un film di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson. Drammatico, 120′. USA, 2017
Data di uscita italiana: 28 settembre 2017
Il primo posto sul podio di questo sciagurato triplete va sicuramente a “Madre!” di Darren Aronofsky, che ha avuto l’abilità di far fare una figura pessima a due premi Oscar come Javier Bardem e Jennifer Lawrence con l’aggravante che quest’ultima è anche la sua fidanzata.

Vorremmo definire il film una supercazzola, ma temiamo d’offendere il genio di Mario Monicelli affiancando un gioiellino come “Amici miei” a questo disastro drammaturgico, in cui l’utilizzo dell’allegoria sfocia dapprima in una visione anche divertente, poi grottesca, alla fine snervante e ridicola.

Un impianto narrativo e tecnico in cui è difficile trovare un appiglio di raziocinio e linearità. Aronofsky decide di mettere al centro della scena la sua personale e cervellotica idea della creazione, della vita e delle relazioni umane, sfruttando in modo imbarazzante i talenti a disposizione.

L’unica nota lieta è rappresentata dalla presenza di Michelle Pfeifferr che regala momenti di classe, bellezza e talento oscurando la Lawrence.

L’amore per il regista sarà anche la scintilla da cui tutto ha inizio, ma dopo aver visto “Madre!” il pubblico ha nei suoi confronti istinti tutt’altro che amorevoli.

2 film che spaziano dal deludente all’incomprensibile, la cui carica di novità non sembra così forte, signori miei, da giustificarne la presenza a Venezia 74.

Parere di un umile inviato, ma le reazioni del pubblico in sala sembrano muoversi nella mia stessa direzione. E detto questo… speriamo che questa sia la sola lettera che sono costretto a scrivere per questo Festival.

Cordialmente Vostro

Vittorio

http://paroleacolori.com/lettera-aperta-ai-vertici-della-biennale-una-famiglia-m-madre/

320) Passengers

passengers

Il biglietto d’acquistare per “Passengers” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Passengers” è un film del 2016 diretto da Morten Tyldum, scritto da Jon Spaihts, con : Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne.

La solitudine può essere nello stesso tempo uno stato dell’anima e una condizione temporale e fisica che può portare un individuo a compiere scelte estreme e discutibili.
Si può essere soli e infelici quanto sulla Terra quanto si è in viaggio nell’immensità dell’universo. Quest’ultimo in un futuro prossimo magari rappresenterà l’opportunità per farsi una nuova vita in un nuovo e inesplorato pianeta.
Un giorno forse si organizzeranno viaggi interspaziali dove i passeggeri saranno ibernati per 120 anni prima di raggiungere la destinazione desiderata
“Passengers” prevede e anticipa questo futuro per l’umanità proiettando lo spettatore all’interno dell’astronave Starship Avalon che sta effettuando un viaggio interstellare di 120 anni diretta alla colonia Homestead II con a bordo 5.259 persone sottoposte a sonno criogenico. A causa di un’improvvisa collisione con un meteorite, la capsula in cui dorme il passeggero Jim (Pratt) subisce un guasto, svegliandolo dalla sua ibernazione 90 anni prima dell’arrivo.
Jim si ritrova solo nell’immensa astronave in compagnia solamente del saggio barista androide Arthur (Sheen), provando senza fortuna in ogni modo a riprendere il suo stato di ibernazione. Trascorso un intero anno in solitudine, Jim disperato e senza speranze medita il gesto estremo quando però nota la novella “Bella Addormentata” dello spazio ,che scopre dai registri chiamarsi Aurora(Lawrence), anche lei passeggera e desiderosa di cambiare vita.
Jim vedendo solamente i video di Aurora, sente che la ragazza possa essere la sua anima gemella e decide in maniera egoistica di “risvegliarla” consapevole di condannarla al suo stesso tragico e amaro destino.
La struttura narrativa di “Passengers” può essere, se volete, suddivisa in tre mini atti di diverso genere cinematografico
La prima parte rievoca in toni più drammatici alcune pellicole celebri degli ultimi anni come “Gravity” di Alfonso Cuaron e “The Martian” di Ridley Scott, e nel nostro caso Chris Pratt si dimostra nel complesso all’altezza del ruolo da solista reggendo con discreta personalità e talento la scena.

La seconda parte invece strizza l’occhio da una parte a una versione moderna di Adamo ed Eva e dall’altra parte vira sul genere romantico ,con un’ambientazione spaziale dove la coppia Pratt-Lawrence vorrebbe imitare, ma con esiti assai modesti, l’intensità e il calore della storica coppia del Titanic interpretata da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-passengers/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/Ninni-mio-padre-Roberto-Sapienza-ebook/dp/B01H85DF8S/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1482845642&sr=1-1&keywords=ninni+mio+padre

118) X-Men – Apocalisse

X Men apocalisse

Il biglietto da acquistare per “X-Men- Apocalisse” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“X-Men-Apocalisse” è un film del 2016 diretto da Bryan Singer, scritto da Michael Dougherty, Dan Harris, Simon Kinberg, Bryan Singer, con: Jennifer Lawrence, James McAvoy, Michael Fassbender, Oscar Isaac, Evan Peters, Hugh Jackman, Sophie Turner, Channing Tatum, Nicholas Hoult, Olivia Munn, Rose Byrne,Tye Sheridan, Stan Lee, Kodi Smit-McPhee, Lucas Till, Josh Helman.

Un fatto è assodato: qualsiasi spettatore che decida di avvicinarsi al mondo degli X-Men vedendo l’ultimo capitolo della saga, è opportuno, oltre che necessario, che faccia prima i compiti a casa guardando con cura gli episodi precedenti.

L’ignoranza mai come in questo caso non è ammessa, se non si vuole correre il rischio di farsi travolgere dai continui richiami inseriti lungo le due ore e passa della proiezione, e perdendosi momenti importanti dal punto di vista narrativi e come suspense. Se poi come il sottoscritto ha avuto l’opportunità di vedere il film in anteprima, in lingua originale senza sottotitoli, la sfida è diventata ancora più complessa. Se poi aggiungente il minaccioso monito di Emma Di Lorenzo, caporedattore e soprattutto accanita fan della saga, “Se fai spoiler, ti uccido”, allora comprenderete con quale spirito e ansia mi accingo a scrivere questa recensione.
Non volendo svelare la trama rispettando i trepidanti fan e soprattutto essendo, reo confesso, che qualche passaggio cruciale della trama mi sia stato di difficile comprensione, cercherò di darvi pochi e spero chiari punti fissi per comprendere e affrontare il film.

1) Lo spazio temporale, che gli autori hanno scelto ambientare il complesso intreccio narrativo, parte dall’antico Egitto, nel prologo, dove lo spettatore scopre dell’esistenza già degli X-Men e in particolare del misterioso e potente Faraone Apocalisse (Isaac) capace di rincarnasi in altri mutanti e di poter acquisire nuovi e straordinari poteri.
In seguito la macchina del tempo trasporta lo spettatore esattamente dieci anni dopo l’epilogo del precedente e convincente “X-Men- Giorni di Futuro Passato”.

2) Il “villain” interpretato dal talentuoso astro nascente di Hollywood Oscar Isaac è di grande impatto, incisivo, carismatico, capace di tenere il centro della scena con personalità e catturare l’attenzione dello spettatore.

3) La regia di Bryan Singer è ancora una volta un punto fermo. Il suo stile è bello, creativo, affascinante, incalzante, preciso. Il regista americano, si conferma dotato di quel tocco magico, che solo i veri talenti della Settima Arte possiedono, e capace di far fare il salto di qualità al film. continua su

https://www.mygenerationweb.it/201605143095/articoli/palcoscenico/cinema/3095-x-men-una-epopea-straordinariamente-apocalittica

The ticket to buy for “X-Men- Revelation” is: 1) Not even given 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always.

“X-Men-Revelation” is a 2016 film directed by Bryan Singer, written by Michael Dougherty, Dan Harris, Simon Kinberg, Bryan Singer, with Jennifer Lawrence, James McAvoy, Michael Fassbender, Oscar Isaac, Evan Peters, Hugh Jackman , Sophie Turner, Channing Tatum, Nicholas Hoult, Olivia Munn, Rose Byrne, Tye Sheridan, Stan Lee, Kodi Smit-McPhee, Lucas Till, Josh Helman.

A fact is a fact: any viewer who decides to approach the world of the X-Men seeing the last chapter of the saga, it is appropriate, as well as necessary, to do your homework before watching carefully the previous episodes.

The ignorance never as in this case is not allowed, if you do not want to run the risk of being overwhelmed by the constant references inserted along the two hours and passes the screening, and losing important moments in terms of narrative and how suspense. And if like me has had the opportunity to see the film premiered, in the original language without subtitles, the challenge is even more complex. If then adding the ominous warning of Emma Di Lorenzo, editor and especially fierce fans of the saga, “If you do spoilers, I’ll kill you”, then you will understand the spirit in which anxiety and I am going to write this review.
Not wanting to reveal the plot respecting the anxious fans and especially being, self-confessed, that a few crucial passage of the plot I was difficult to understand, I try to give you hope and a few fixed points clear understanding and tackling the film.

1) The space-time, that the authors chose acclimatise the storyline complex, part of ancient Egypt, in the prologue, where the viewer already knows about the X-Men, and in particular the mysterious and powerful Pharaoh Revelation (Isaac) capable of rincarnasi other mutants and to acquire new and extraordinary powers.
Following the time machine transports the viewer exactly ten years after the ending of the previous and convincing “X-Men- Days of Future Past”.

2) The “villain” played by the talented rising star of Hollywood Oscar Isaac is of great impact, incisive, charismatic, able to hold center stage with personality and capture the viewer’s attention.

3) Directed by Bryan Singer has once again stalled. His style is beautiful, creative, charming, relentless, accurate. The American director, confirms with that magic touch that only the true talents of the Seventh Art have, and able to make the leap to film. continues on
https://www.mygenerationweb.it/201605143095/articoli/palcoscenico/cinema/3095-x-men-una-epopea-straordinariamente-apocalittica

26) Joy

joy

Il biglietto d’acquistare per “Joy” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di David O. Russell. Con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Robert De Niro, Elisabeth Rohm, Edgar Ramirez, Virginia Madsen, Isabella Rosellini. Biografico, 124′. 2015

Donne accorrete, è arrivato il mocio! Chissà quante esponenti del gentil sesso – e non solo, col passare del tempo – avranno ringraziato questo prezioso strumento quando si è trattato di pulire casa e lustrare i pavimenti.

Ci sono invenzioni che salvano l’umanità, e altre che salvano dalle nevrosi e migliorano la vita di tutti i giorni. Il mocio, senza dubbio, rientra nella seconda categoria.

Ma chi è stato a ideare questo semplice eppure a suo modo rivoluzionaria strumento di pulizia? Una donna, ovviamente; una giovane e determinata americana di nome Joy Mangano (Lawrence), cresciuta col sogno di rendere la propria esistenza sensata e utile, inventando qualcosa che l’avrebbe resa famosa e ricca, come nonna Mimi le augurava da sempre.

Eppure si sa, la vita molto di rado si sviluppa come abbiamo sognato. Così Joy si trova, a venticinque anni, a lavorare come hostess di terra, occupandosi nel frattempo dell’eccentrica famiglia, crescendo due figli tra mille difficoltà economiche e ospitando anche in cantina l’ex marito, aspirante cantante.

Una realtà opprimente e soffocante per l’ambiziosa Joy, che non vuole però arrendersi a questa situazione. Grazie al suo ingegno e anche a un pizzico di casualità la donna disegnare il prototipo del primo mocio. Rendendosi poi conto di come la sua invenzione possa essere davvero rivoluzionaria per l’economia domestica, Joy riesce a coinvolgere nel progetto la sua famiglia e a farsi finanziare la prima produzione dalla ricca vedova Trudy (Rossellini), attuale fidanzata di suo padre Rudy (De Niro), impenitente playboy.

La vera svolta per la neo azienda arriva però quando Joy, su consiglio dell’ex marito, presenta il mocio a Neil Walker (Cooper), abile e sagace venditore televisivo, che intuendo le potenzialità dell’invenzione decide di puntarci, ordinando cinquantamila pezzi.

“Joy” inizia come una commedia, brillante e dai toni grotteschi e surreali. Allo spettatore il film non può non riportare in mente “Tenenbaum”di Wes Anderson, soprattutto mentre si assiste alle divertenti scene con protagonisti i membri della famiglia Mangano, scene costruite su dialoghi incisivi e frizzanti.

Dopo una partenza briosa il testo perde però quota e fluidità, diventando un tipico biopic. Probabilmente gli autori volevano proporre una versione moderna di Cenerentola, rinverdendo al contempo il culto del sogno americano. In questo caso Cenerentola/Joy non trova il suo lieto fine nell’amore col Principe azzurro, ma nell’inizio del suo successo finanziario e nell’amicizia con Neil.

Anche se alcuni elementi sono positivi, si tratta di un’occasione sprecata per il regista David O. Russell, visto il potenziale artistico e i primi venti minuti del film. La regia stessa è in chiaroscuro: nella prima parte mostra talento e creatività, mentre nella seconda si rivela stanca e molle, incapace di cambiare marcia al film che diventa così monotono e prevedibile.

La messa in scena, di taglio televisivo e solo in parte di buon livello, è appesantita da un ritmo narrativo che procede a fasi alterne, solo a tratti incisivo, coinvolgente ed efficace.

Jennifer Lawrence butta con coraggio e passione il cuore oltre l’ostacolo, cercando di dare al suo personaggio anima e corpo. In parte la giovane e talentuosa attrice americana ci riesce anche, confermando carisma e personalità – tanto che la performance le è valsa il terzo Golden Globe della sua carriera. Eppure la sua Joy lentamente perde mordente, finendo per suscitare solo noia nel pubblico. continua su

Al cinema: Joy

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Joy” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by David O. Russell. Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Robert De Niro, Elisabeth Rohm, Edgar Ramirez, Virginia Madsen, Isabella Rosellini. Biographical, 124 ‘. 2015

Women flock, it’s a mop! I wonder how many members of the fairer sex – and not only, as time goes on – have thanked this valuable tool when it comes to clean house and polish the floors.

There are inventions that save humanity, and other neuroses that save and improve the lives of every day. Mop, without doubt, falls into the second category.

But who it was to devise this simple, yet in its own way revolutionary cleaning tool? A woman, of course; a young and determined American named Joy Mangano (Lawrence), who grew up with the dream of making their lives meaningful and useful, inventing something that would make her famous and rich, like Grandma Mimi wished her always.

Yet we know, life rarely develops as we have dreamed. So Joy is, twenty-five years, working as a hostess of the earth, working in the meantime, the eccentric family, raising two children with great difficulty economic and hosting in the cellar’s ex-husband, an aspiring singer.

A reality overwhelming and suffocating for the ambitious Joy, who does not want to give up but to this situation. Thanks to his talent and also a bit of randomness woman draw the prototype of the first mop. Realising then realize how his invention can be really revolutionary for the household, Joy can involve in the project finance his family and be the first production from the rich widow Trudy (Rossellini), current girlfriend of her father Rudy (De Niro ), unrepentant playboy.

The real turning point for the new company, however, comes when Joy, on the advice of her former husband, has the mop Neil Walker (Cooper), clever and shrewd salesman television, that realizing the potential of the invention decides to staking, ordering fifty thousand pieces.

“Joy” begins as a comedy, bright and soothing sounds grotesque and surreal. The film the viewer can not help but bring to mind “Royal Tenenbaums” by Wes Anderson, especially when you attend the funniest scenes starring the members of the family Mangano, scenes built on dialogue and sparkling teeth.

After a lively start, however, the text loses altitude and fluidity, becoming a typical biopic. Probably the authors wanted to propose a modern version of Cinderella, while reviving the cult of the American dream. In this case Cinderella / Joy does not find his happy ending in love with Prince Charming, but in the beginning of his financial success and friendship with Neil.

Although some elements are positive, it is a wasted opportunity for the director David O. Russell, saw the artistic potential and the first twenty minutes of the film. The direction is very mixed results: in the first part shows talent and creativity, while the second turns soft and tired, unable to shift gears to the film that becomes monotonous and predictable.

The staging, cutting television and in part to a good standard, is weighed down by a narrative rhythm that goes on and off, only occasionally incisive, engaging and effective.

Jennifer Lawrence throws with courage and passion the heart beyond the obstacle, trying to give his character, body and soul. In part, the young and talented American actress succeeds also, confirming charisma and personality – so much so that the performances earned her third Golden Globe of her career. Yet his Joy slowly loses bite, only to elicit only boredom in the audience. continues on

Al cinema: Joy

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

249) Hunger Games -Il Canto della Rivolta- Parte Seconda

hunger games

Il biglietto d’acquistare per “Hunger Games, il Canto della Rivolta- Parte Seconda” è : 1) neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) ridotto 5) Sempre

“Hunger Games, il Canto della Rivolta, Parte Seconda” è un film del 2015  diretto da Francis Lawrence, scritto da Danny Strong, Peter Craig, con : Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.

Recensione a cura di Lorenzo Dagnino

Voglio essere assolutamente sincero con chiunque leggerà questo pezzo.
Scrivere una recensione sul capitolo conclusivo della saga di Hunger Games, per me, è un compito assai arduo.
Proprio mentre scrivo queste righe per la prima volta, infatti, (davanti al PC e con una tazza di the bollente in mano) sono preda di un estenuante conflitto interiore che potrebbe portarmi alla stesura di due recensioni profondamente diverse.
Da una parte, infatti, vorrei scrivere la recensione di un fan accanito della saga che, entusiasta ed emozionato, ha visto concludersi una delle produzioni cinematografiche tratte da libri più emozionanti dopo Harry Potter e politicamente impegnate dopo 1984, capolavoro di George Orwell.
D’altra parte, invece, vorrei scrivere una recensione più distaccata e obiettiva, che vedrebbe il film in questione come un, comunque, discreto lavoro di un regista affermato come Francis Lawrence ma, sicuramente, non all’altezza ne di alcuni lavori precedenti dello stesso regista ne, tanto meno, delle aspettative di appassionati della serie e non.
Per il beneficio di coloro che in questi giorni, al cinema, hanno avuto il loro primissimo incontro con “The Hunger Games” completamente ignari dell’esistenza di altri 3 film e altrettanti libri, vorrei prima di tutto ricapitolare brevemente l’intera trama della serie.
The Hunger Games, serie di libri scritta da Suzanne Collins, è ambientata in un imprecisato futuro post apocalittico di chiaro stampo orwelliano, dove guerre e radicali cambiamenti climatici hanno irreversibilmente mutato il pianeta terra e la stessa civiltà umana.
Sulle rovine di quello che un giorno fu il grande Nord America sorge “Panem” (probabilmente da panem et circenses), un’enorme nazione divisa in 13 regioni (qui chiamate distretti) dove una potente élite che risiede a Capitol City, la maestosa e iper tecnologica città capitale, la fa da padrona.
A Panem la vita non è semplice. Mentre Capitol City è una città ricca e raffinata, dove il cibo abbonda e le persone possono concedersi ogni sorta possibile di lusso e stravaganza, tutti i distretti sono costretti a vivere nella povertà più totale, schiavi di un sistema oligarchico totalitario (che vede la sua apoteosi nella figura del crudele presidente Coriolanus Snow) che li fa lavorare per ciò che serve a Capitol e che li controlla tramite un sistema di sorveglianza totale e un brutale e spietato corpo di polizia (i “Pacificatori”), non molto dissimile dalle SS della Germania nazista.
E’ proprio in questo contesto che si svolgono gli “Hunger Games”, mortali giochi annuali di sopravvivenza e combattimento in cui ogni distretto è costretto a inviare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni (i cosiddetti “tributi”) che dovranno sfidarsi fino alla morte, fino a quando un unico “vincitore” verrà ricoperto per sempre di gloria, fama e ricchezza.
Un tempo ideati come punizione ai distretti per una ribellione passata, dopo 74 anni dalla prima edizione gli Hunger Games sono molto più di un semplice pegno da pagare: sono un vero e proprio evento mediatico e culturale, vengono trasmessi in tutta la nazione a mo’ di reality show odierno dove i tributi sono degli idoli, dei VIP per cui fare il tifo e su cui scommettere, un po’ come potrebbero essere gli sportivi e i cantanti oggi, e non dei ragazzi che marciano verso un destino tanto disumano da essere quasi inconcepibile.
Paura e speranza, terrore e divertimento. Questo è il tremendo binomio grazie al quale Capitol City tiene sotto scacco tutti i distretti e consolida il proprio potere assoluto.
Poco prima dell’inizio dei 74esimi Hunger Games, però, una ragazza di nome Katniss Everdeen, offrendosi volontaria alla partecipazione ai giochi al posto della sorella minore, darà il via suo malgrado all’attuazione di un complotto ordito da anni che porterà al rovesciamento totale del sistema e alla liberazione della sua patria dalla tirannia e disumanità dell’élite di Capitol, al termine di un’estenuante guerra civile.
In “Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2” assistiamo alle fasi finali di questa storia. Il sistema è già stato spezzato e l’élite di Panem sta disperatamente lottando per mantenere il controllo e cercare di sconfiggere i ribelli.
Nonostante sia stata psicologicamente devastata da ben 2 partecipazioni agli Hunger Games, una Katniss Everdeen ormai guidata da un fortissimo senso di libertà e giustizia, vuole combattere in prima linea nella guerra che lei stessa ha contribuito a causare.
La ragazza, una sorta di leader simbolico della rivoluzione che serpeggia tra le genti di Panem, non vuole farsi sfuggire un’occasione che da tempo immemore l’intera nazione aspetta: uccidere il tirannico presidente Snow e porre così fine al terribile regime di Capitol.
Il film verte molto sulla parte “bellica” della trama, con grande piacere degli spettatori più “maturi”, perdendo però notevolmente la componente estremamente emotiva e commovente che era stata il leitmotiv dell’intera serie. Esempio: le morti dei personaggi non sono più enfatizzate e spettacolarizzate ma vengono quasi “inglobate” dallo scorrere degli eventi. Questo, se da una parte aiuta notevolmente a rendere l’idea della guerra, dell’impossibilità di fermarsi a contemplare la perdita di un amico, pena, la propria morte, dall’altra va chiaramente a intaccare l’intera connotazione epica che fin dall’inizio aveva costituito parte fondamentale della saga.
Nota interamente positiva: la colonna sonora. Con buona pace di chi, anni addietro, confondeva la colonna sonora del film con la musica originale scritta per il film, James Newton Howard si conferma ancora abile e sapiente giocoliere delle emozioni degli spettatori. Con temi che abbiamo già imparato ad amare negli scorsi capitoli e altri nuovi o rimaneggiati, il compositore americano non fallisce mai un colpo.
In generale, il film si presenta diverso dai precedenti: più votato ad un’atmosfera vicina alla realtà odierna che non ad un’ambientazione futuristica, più votato all’enfatizzazione della guerra che non alla realtà emotivo-psicologica dei personaggi.
Un film, insomma, più adulto ma, a tratti, non capace di emozionare come i suoi predecessori.
Resta, comunque, un ottimo lavoro di Francis Lawrence e di tutto il cast, capitolo conclusivo di una delle migliori saghe degli ultimi vent’anni e, chissà, magari un giorno grande classico da studiare a scuola.

The ticket to buy for “Hunger Games, the Song of tedding Part Two” is: 1) even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) reduced 5) Always
“Hunger Games, the Song of Revolt, Part Two” is a film of 2015 directed by Francis Lawrence, written by Danny Strong, Peter Craig, with Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.
Review by Lorenzo Dagnino
I want to be absolutely honest with anyone who will read this piece.
Write a review on the final chapter in the saga of The Hunger Games, for me, it is a very difficult task.
Even as I write these lines for the first time, in fact, (in front of the PC and with a cup of hot tea in hand) are caught in a grueling conflict that could bring me to the writing of two very different reviews.
On the one hand, in fact, I would like to write a review of an avid fan of the saga, enthusiastic and excited, she saw the conclusion of one of the film productions from books more exciting after Harry Potter and politically engaged after 1984 masterpiece by George Orwell.
On the other hand, however, I would write a review and more detached and objective, which would see the film in question as one, however, a decent job of director Francis Lawrence as stated but, certainly, it does not live up to some of the previous work the director will, much less, the expectations of fans of the series and not.
For the benefit of those who in these days, to the movies, had their first encounter with “The Hunger Games” completely unaware of the existence of other 3 movies and many books, first I would like to briefly summarize the whole plot of the series .
The Hunger Games, a series of books written by Suzanne Collins, is set in an unspecified future post apocalyptic clear Orwellian, where wars and radical climate change have irreversibly altered the planet earth and human civilization itself.
On the ruins of what one day was the great North America is “Panem” (probably by bread and circuses), a huge nation divided into 13 regions (here called districts) where a powerful elite that lives in Capitol City, the majestic and hyper technological capital city, is the host.
A Panem life is not simple. While Capitol City is a city rich and refined, where food is abundant and people can enjoy all sorts of possible luxury and extravagance, all districts are forced to live in utter poverty, slaves of a totalitarian oligarchic system (which sees its apotheosis in the figure of the cruel President Coriolanus Snow) that makes them work for you need to Capitol and who controls them through a system of total surveillance and a brutal and ruthless police force (the “Peacekeepers”), not very different from the SS Nazi Germany.
E ‘in this context that take place the “Hunger Games”, annual deadly games of survival and combat in which each district is forced to send one boy and one girl between 12 and 18 years (the so-called “taxes”) that will challenge to the death, until one “winner” will be forever covered with glory, fame and wealth.
Once conceived as a punishment to the districts for a past rebellion, after 74 years since the first edition of the Hunger Games are much more than just a pledge to pay: is a real media event and cultural, are broadcast across the nation by way ‘ reality shows today where the taxes are the idols, the VIP for which to cheer and bet on, a little ‘how could they be sportsmen and singers today, and not the guys who are working toward a destiny so inhuman as to be almost inconceivable .
Fear and hope, fear and fun. This is the terrible combination whereby Capitol City holds in check all districts and consolidated its absolute power.
Shortly before the start of 74esimi Hunger Games, however, a girl named Katniss Everdeen, offering the voluntary participation in the Games in place of her younger sister, he will start against his implementation of a plot for years that lead to the toppling total system and the liberation of his country from tyranny and inhumanity elite Capitol, at the end of an exhausting civil war.
In “The Hunger Games: The song of the uprising – Part 2” are witnessing the final stages of this story. The system has already been broken and the elite of Panem is desperately struggling to maintain control and try to defeat the rebels.
Despite being psychologically devastated by two well-sharing Hunger Games, Katniss Everdeen one now led by a strong sense of freedom and justice, want to fight on the front line in the war that she herself helped to cause.
The girl, a kind of symbolic leader of the revolution that winds among the people of Panem, does not want to miss an opportunity that from time immemorial the entire nation waits: kill the tyrannical President Snow and put an end to the terrible regime Capitol.
The film focuses much on the “war” of the plot, to the great delight of the spectators more “mature”, but lost considerably component extremely emotional and moving that was the leitmotiv of the entire series. Example: the deaths of the characters are no longer emphasized and a spectacle but are almost “incorporated” by the flow of events. This, on one hand helps greatly to make the idea of ​​war, the inability to stop and contemplate the loss of a friend, punishment, his own death, the other is clearly to undermine the entire epic connotation from the outset ‘start had constituted a fundamental part of the saga.
Note entirely positive: the soundtrack. With respect to those who, years ago, confused the soundtrack of the film with original music written for the film, James Newton Howard is confirmed yet skillful and clever juggling of the emotions of the audience. With themes that we have come to love in previous chapters and other new or reworked, the American composer never fails a shot.
In general, the film looks different from previous ones: the most votes in an atmosphere closer to reality today than to a futuristic setting, most voted for emphasizing the war than to the emotional and psychological reality of the characters.
A film, in short, more adult but, at times, not able to move like its predecessors.
It remains, however, a great job by Francis Lawrence and the cast, the final chapter of one of the best sagas of the last twenty years and, who knows, maybe one day classic from studying at school.