35) The Disaster Artist

“The Disaster Artist” è un film di James Franco. Con James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Alison Brie, Josh Hutcherson, Zac Efron. Commedia, 98’. USA, 2017

Sinossi:

Greg è un aspirante attore, ancora incapace di lasciarsi andare, che rimane affascinato, durante una lezione, dalla libertà d’espressione e dalla carica emotiva di uno strano tizio di nome Tommy Wiseau. Greg diventa così il primo amico che Tommy abbia mai avuto e i due partono per cercare fortuna verso Los Angeles. Ma la fortuna è merce rara, e il sogno di fare cinema brucia dentro di loro, al punto che i due partoriscono l’idea folle di “The Room”: un film scritto diretto, interpretato e prodotto da Tommy, passato alla cronaca come il film più brutto della storia del cinema.

Recensione :

Scrivere recensioni entusiastiche di “The disaster artist”, per i critici americani, è un po’ come lasciarsi andare a un atto di autolesionismo oppure compiacersi di subire la legge del contrappasso. La commedia di James Franco, infatti, omaggia “The Room” di Tommy Wiseau, definito nel 2003, all’uscita in sala, il più brutto film di sempre, ma diventato poi una sorta di cult.

Franco, fiutando la grande occasione di irridere la critica cinematografica, costringendola a contraddirsi esaltando ciò che un tempo aveva pesantemente disprezzato, realizza non solo un grande film come regista ma segna anche il punto più alto della sua carriera d’attore, interpretando, paradossalmente, l’antitesi del professionista da Oscar.

“The disaster artist” è una commedia grottesca e sincera sull’amicizia, nata nel 1998, tra Wiseau (James Franco) e Greg (Dave Franco), accomunati dal sogno di sfondare come attori a Hollywood. I due, nonostante le diversità e i momenti di tensione, non smettono mai di sostenersi a vicenda, portando avanti l’obiettivo comune.

Ma il film è anche un’ironica quanto amara rappresentazione di quanto sia difficile realizzare i propri sogni ad Hollywood, dove quasi tutto è possibile, però il rischio di venire divorati è alto.

Non manca una nota di cupezza e malinconia, quindi, nel raccontare le difficoltà di un aspirante attore nel trovarsi un agente che voglia investire realmente su di lui, e che gli possa procurare un ingaggio. Sono tematiche già affrontate del pluripremiato “La La Land” di Damien Chazelle (qui la recensione), ma qui vengono declinate in modo autentico.

E poi c’è l’elemento giallo, mistery, che James Franco non ha potuto né voluto svelare. Chi è davvero Tommy Wiseau? Quanti anni ha? Da dove viene? E da dove viene la sua fortuna? Per “The room” il regista e produttore spese una cosa come sei milioni di dollari, incassandone poi al botteghino solo centomila. Nessuno ha mai saputo da dove venissero i soldi. continua su

http://paroleacolori.com/the-disaster-artist-un-focus-sul-folle-mondo-del-cinema/

184)In Dubious Battle

Il biglietto da acquistare per “In dubious battle” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“In dubious battle” è Un film di James Franco. Con Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston, Nat Wolf, James Franco. Drammatico, 110′. USA, 2016
Tratto dal romanzo omonimo di John Steinbeck

I sindacati oggi, soprattutto in Italia, sono visti dall’opinione pubblica principalmente come delle potenti lobby che frenano il progresso del Paese pur di mantenere il loro status quo, piuttosto che tutelare qualcuno. Ma se guardiamo al passato, non sono troppo lontani gli anni in cui i diritti non erano garantiti, anche nei paesi cosiddetti civili.

Solitamente è durante le crisi sociali ed economiche che la tutela delle classi più svantaggiate viene meno. È stato così, ad esempio, negli Stati Uniti reduci dal crollo del 1929, quando il livello di disoccupazione toccò livelli drammatici, gettando milioni di famiglie sul lastrico.

Negli Stati del sud la situazione era, se possibile, ancora più iniqua e drammatica. I proprietari terrieri, contando sulla fame e sulla disperazione dei contadini, crearono un cartello, imponendo un salario da fame ai raccoglitori di mele, ricattando i lavoratori, disperati e senza alternative.

“In dubious battle” di James Franco, presentato alla Biennale 2016 nella sezione Cinema nel giardino, racconta la storia di London, uno dei tanti lavoratori che ha speso tutto quel che aveva per raggiungere un campo di mele, insieme alla figlia e alla nuora incinta.

Siamo nel 1933, nella California del sud. Al suo arrivo, però, il padrone della terra dimezza il salario concordato, da due dollari a un dollaro al giorno, cifra che rende la vita impossibile.

Mac (Franco) e il nuovo arrivato Jim (Wolf) sono attivisti del partito marxista-leninista, pronti a infiltrarsi tra i raccoglitori per convincerli a scioperare e a rifiutare l’assenza di diritti e i soprusi che stanno subendo. Mac, in particolare, sembra disposto a tutto per la causa in cui crede, anche a dare una spinta agli eventi, se necessario.

James Franco realizza un film di denuncia sociale e storica di forte intensità narrativa, evidenziando ancora una volta come la più grande democrazia del mondo contemporaneo sia stata, meno di un secolo fa, una società illiberale, violenta, dove lo stato di diritto era solo un’utopia. continua su

http://paroleacolori.com/biennale-di-venezia-cinema-nel-giardino-dubious-battle/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_fb_1_10?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=ninni+mio+padre&sprefix=ninni+mio+%2Caps%2C342&crid=3R8DWWMJQFZ7Q

120) Alien Covenant

Il biglietto da acquistare per “Alien: Covenant” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Katherine Waterston, James Franco, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir. Fantascienza, 121′. USA 2017

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti? Sono i grandi quesiti che da sempre l’uomo si è posto.

Ridley Scott, colto da crisi esistenziale sulla sua creatura “Alien”, ha deciso di fornirci delle adeguate risposte sull’origine del mostro più rock della storia del cinema.

I fan della saga sono stati felici della scelta, mentre il resto del mondo probabilmente avrebbe potuto vivere senza.

Dopo che due anni fa il filosofico e arzigogolato “Prometheus” aveva lasciato piuttosto fredda la critica e deluso in parte il pubblico, il buon Ridley nel secondo atto dell’annunciata trilogia ha messo da parte l’esistenzialismo tornando, almeno sulla carta, alle origini, ovvero a far paura.

“Alien Covenant” è ambientato dieci anni dopo gli eventi narrati in Prometheus.

Una missione di colonizzazione su larga scala è partita per raggiungere il pianeta Origae-6, sull’orlo estremo della galassia. A bordo dell’astronave Covenant sono in 2000, addormentati artificialmente. Su di loro veglia l’androide Walter (Fassbender).

L’iper-sonno dell’equipaggio e la tranquillità del viaggio vengono interrotti dalla violenta esplosione di una stella che distrugge le vele di raccolta di energia della Covenant, provocando decine e decine di morti, tra cui quella del comandante ancora ibernato (Franco).

L’incidente spinge il nuovo comandante (Cudrup) a modificare i piani della missione facendo approdare i superstiti su quello che sembra essere un paradiso inesplorato, un Eden con montagne coperte di nuvole e alberi altissimi, più vicino di Origae-6 e potenzialmente altrettanto valido.

Guidati dall’esperta di terraformazione Daniels (Waterston) e assistiti da Walter, le persone scese a terra si imbattono nella carcassa di una nave aliena schiantata, ignari del pericolo che vi si nasconde.

Il gruppo, seguito a distanza ravvicinata dall’androide David, unico superstite della spedizione Prometheus, identico nell’aspetto al sintetico Walter, dovrà lottare fino allo stremo delle forze per resistere agli attacchi delle mostruose creature che ha inavvertitamente risvegliato.

Con questo episodio, il sesto della serie, Ridley Scott si avvicina sempre di più alla rivelazione sulle misteriose origini della madre di tutti gli alieni, il letale xenomorfo del primo Alien. continua su

http://paroleacolori.com/alien-convenant-ridley-scott-riflette-sulle-origini-della-sua-creatura/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

86) 22 -11-63

james franco

Il passato è passato. Il passato non si può cambiare. Volgi lo sguardo al futuro e non farti pippe mentali con i se e ma sul passato. Almeno una volta nella nostra vita abbiamo ascoltato da parenti e amici questi tediosi e fastidiosi consigli.
Il passato è croce e delizia per ognuno di noi. A volte lo evochiamo con piacere, ma spesso è fonte di dolore e rimpianti.
La storia è composta di fatti ed eventi che hanno condizionato la vita dell’uomo e molti storici si sono domandati cosa sarebbe successo se un determinato fatto non si fosse verificato.
Stephen King non è uno storico bensì un geniale scrittore americano e come tale la sua vita è stata condizionata da una data precisa: 22 novembre 1963 ovvero il giorno dell’assassinio del Presidente John Kennedy da parte di Lee Oswald.
King ha voluto sfidare la razionalità e il dogmatico “mai guardare indietro” dell’ottimista scrivendo un corposo e acclamato romanzo su come il mondo sarebbe stato diverso se Kennedy non fosse stato ucciso. Personalmente non ho letto il libro e il caro Stephen non rientra nel mio modesto Pantheon di scrittori. Ciò nonostante quando ho visto nei giorni scorsi gli spot di lancio di Sky della miniserie interpretata da James Franco e ispirato al romanzo, confesso di essermi incuriosito.
Leggendo ieri sera i diversi e molteplici commenti sui social network sulla prima puntata trasmessa i in prima visione da Fox, ho colto e concordato sicuramente un quasi unanime consenso sulla qualità del prodotto e nella ricchezza dei mezzi utilizzati dalla produzione per ricostruire con cura e dovizia di particolari le scenografie, ambientazioni e costumi in stile anni 60.
I puristi del romanzo hanno tenuto a precisare che il romanzo, come spesso accade, ha un’altra forza e incisività narrativa invitando “i diversamente ignoranti” come il sottoscritto a leggerlo prima di commentare la versione televisiva.
Probabilmente hanno ragione, ma la televisione è democratica dando l’opportunità a tutti di diventare degli storici oltre che critici.
Che cosa posso aggiungere ai commenti e alle recensioni di chi mi ha preceduto nelle ultime ore?
Poco o nulla di originale, ma posso porre l’accento, che sebbene ieri sera per la stanchezza avessi un occhio aperto e un chiuso davanti alla Tv, l’inizio della straordinaria e misteriosa avventura del professor Jake Epping (Franco) affinchè eviti l’assassinio del Presidente Kennedy, mi ha comunque interessato e bloccato davanti allo schermo.
E’ una fiction particolare e atipica rispetto ai precedenti programmi sulla tema del viaggio del tempo che abbiamo visto tra gli anni Novanta e inizi Duemila come ad esempio Quantum Leap Stargate in cui lo spettatore era chiamato solo a condividere lo stupore dei protagonisti nel dover affrontare e vivere in un’epoca passata senza però esserne davvero coinvolto dal punta di vista emotivo.
In “ 22-11-63” è forte e prioritario l’aspetto psicologico di Epping e di come l’uomo del futuro nonostante sia forte del suo “sapere” debba comunque adattarsi al passato per evitare di rompere l’equilibrio temporale poiché le conseguenze possono essere pericolose oltre che drammatiche soprattutto per il protagonista.
Lo spettatore entra in simbiosi con James Franco, la cui recitazione è asciutta, solida e di talento, seguendo attraverso le reazioni e azioni del suo personaggio nei vari accadimenti e chiedendosi come avrebbe reagito lui al suo posto.
Gli autori sono stati abili e bravi a costruire un noir politico basandosi su fatti e personaggi veri unendo anche la finzione mettendo cosi in scena un prodotto dal buon pathos e soprattutto sostenuto da un costante e vibrante ritmo narrativo in cui si notano anche il genere spionistico e di giallo.
“22 -11 63” è una buona opportunità per un ripasso di storia per mezzo dell’”ignorante TV” e per una volta di essere liberi di giocare con passione al gioco dei se e dei ma.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The past is past. The past can not be changed. Turn your gaze to the future and not make mental blowjobs with ifs and buts about the past. At least once in our lives we have heard from relatives and friends these tedious and annoying advice.
The past is a mixed blessing for each of us. Sometimes we refer to him with pleasure, but it is often a source of pain and regret.
History is made up of facts and events that have influenced human life and many historic wondered what would happen if a particular fact had not occurred.
Stephen King is not a historian but a brilliant American writer and as such his life was conditioned by an exact date: November 22, 1963 or the day of the assassination of President John Kennedy by Lee Harvey Oswald.
King wanted to challenge the rationality and dogmatic “never look back” Optimist writing a full-bodied and acclaimed novel about how the world would be different if Kennedy had not been killed. I personally have not read the book, and the dear Stephen does not fall within my humble Pantheon of writers. Yet when I saw a few days ago the launch of Sky commercials starring series by James Franco and based on the novel, I confess that I was intrigued.
Reading last night the different and multiple comments on social networks on the first episode broadcast the first run by Fox, I have read and agreed definitely a near consensus on product quality and richness of the means used by the production to rebuild with care and great particular the sets, scenery and costumes in the style of 60.
Purists of the novel were careful to point out that the novel, as often happens, has another strength and incisiveness narrative inviting “the otherwise ignorant” like myself to read it before commenting on the television version.
They are probably right, but television is democratic by giving the opportunity to all to become historians as well as critics.
What can I add to the comments and reviews of those who have preceded me in the last hour?
Little or nothing original, but I can emphasize that although last night from exhaustion had one eye open and one closed in front of the TV, the beginning of the extraordinary and mysterious adventure of Professor Jake Epping (Franco) for you to avoid the ‘ assassination of President Kennedy, was still interested and locked me in front of the screen.
And ‘a particular fiction and atypical compared to previous programs on the theme of time travel that we have seen among the early nineties and noughties such as Quantum Leap Stargate where the viewer was called only to share the wonder of the protagonists in the face and live in a bygone era without being really involved from the tip emotionally.
In “11/22/63” is strong and priority the psychological aspect of Epping and as the man of the future even though it is stronger than his “knowledge” must in any case adapt to the past to avoid breaking the temporal balance since the consequences they can be dangerous as well as dramatic especially for the protagonist.
The viewer enters into symbiosis with James Franco, which acting is dry, solid and talented, following the reactions and actions of his character in the various events and wondering how he would react in his place.
The authors were able and good at building a political noir based on facts and real characters also joining the fiction thus putting on stage a product with good pathos and above all sustained by a constant and vibrant narrative rhythm in which you also notice the spy genre and yellow.
“22 -11 63″ is a good opportunity for a review of history by means of ” ignorant TV “and for once to be free to play with passion to the game of if and but.