75) Non è un paese per giovani

Il biglietto da acquistare per “Non è un paese per giovani”: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Giovanni Veronesi. Con Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica. Drammatico, 105. 2017

In uscita nelle sale il 23 marzo.

Dopo aver visto in anteprima stampa “Non è un paese per giovani” il sottoscritto ha due certezze: la prima è che le nuove generazioni hanno smesso di credere in un futuro nel nostro Paese. La seconda, che il simpatico regista toscano Giovanni Veronesi aveva bisogno di fare una vacanza, spesata, a Cuba.

Non è ovviamente nostra intenzione mancare di rispetto a Veronesi e ai due giovani sceneggiatori che hanno, con impegno, professionalità e passione, elaborato e scritto questa storia, traendo ispirazione dalla fortunata trasmissione radiofonica condotta dallo stesso regista e dall’amara realtà italiana.

I giovani trovano oggi sempre meno spazio e opportunità, in Italia, per dimostrare il loro talento. Per questo sono costretti a emigrare, un po’ come fecero i loro bisnonni nel secolo scorso, alla ricerca di un posto al sole tutto per loro.

Sandro (Scicchitano) ha poco più di vent’anni, è gentile, a volte insicuro, e il suo sogno segreto è quello di diventare uno scrittore. Luciano (Anzaldo), invece, coraggioso e brillante, ha un misterioso lato oscuro.

I due si incontrano tra i tavoli del ristorante dove lavorano come camerieri, precari e senza prospettive come tanti coetanei. Decidono allora di unire sogni e aspirazioni, e cercare un futuro migliore a Cuba. L’idea è aprire un ristorante italiano che offra ai clienti anche una connessione wi-fi, merce ancora rara sull’isola.

Cesare (Rubini), padre di Sandro ed edicolante sui generis, nonostante lo scetticismo aiuta economicamente il figlio a realizzare questa sorta di viaggio della speranza.

A Cuba i due ragazzi fanno la conoscenza di Nora (Serraiocco), un’italiana che per amore ha deciso di trasferirsi, restando segnata nel corpo e nell’anima dal tragico epilogo della sua storia.

L’improbabile terzetto si trova a confrontarsi con i propri demoni, con la fascinosa e seducente Cuba a fare da palcoscenico a questo cruciale passaggio emotivo ed esistenziale.

“Non è un paese per giovani” risulta, sul piano drammaturgico e strutturale, alquanto debole, confusionario e pasticciato, con il suo aver voluto unire con poco raziocinio troppe tematiche e suggestioni, passando dal dramma generazionale a una sorta di “Fight Club” cubano.

Il risultato è un mix caotico, privo di una precisa e chiara identità, ma nonostante l’occasione mancata qualcosa da salvare c’è. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

277) Quo Vado?

zalone

Il biglietto d’acquistare per “Quo vado?” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gennaro Nunziate. Con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Ninni Bruschetta, Lino Banfi. Commedia, 86′. 2016

Nella vita esistono pochi punti fermi e l’italiano medio, consapevole di essi, ha cercato di costruirci sopra la sua vita. Posto di lavoro fisso, fidanzamento eterno senza il desiderio di arrivare all’altare e a casa con i genitori, almeno finché possono mantenerti.

Già a inizio nuovo millennio, nel 2001, la commedia francese “Tanguy” raccontava in maniera brillante e provocatoria come essere eterni Peter Pan fosse un diritto alienabile di ogni figlio.

Nel 2016 è Checco Zalone a proporci la sua versione del bamboccione italianissimo, che non ha particolari grilli per la testa ed è disposto a tutto pur di mantenere il posto fisso.

Checco è un uomo felice: lavora nell’ufficio caccia e pesca della Provincia, vive ancora con i genitori e non ci pensa proprio a sposarsi con l’eterna fidanzata. Una vita da sogno, la sua, che si trasforma però in un incubo quando il Governo, nell’opera di ristrutturazione della pubblica amministrazione, vara il taglio delle Provincie.

Per Checco è un colpo durissimo: la prospettiva è quella di lasciare l’amata Puglia. L’uomo è tentato di dimettersi e intascare così la liquidazione, ma è bloccato nel suo proposito dal senatore Binetto (Banfi), che dall’alto sua esperienza gli ricorda la sacralità del posto fisso e lo invita alla resistenza.

Checco accetta allora ogni trasferimento che gli viene proposto, in giro per l’Italia e per il mondo, diventando il peggiore incubo dell’inflessibile dottoressa Sironi (Bergamasco), determinata a ridurre a ogni costo il personale della pubblica amministrazione.

Nel suo peregrinare in difesa del posto fisso, Checco arriva fino al Polo Nord e in mezzo a ghiacciai e orsi polari trova persino l’amore, la ricercatrice Valeria (Giovanardi), madre di tre figli avuti da tre uomini diversi.

Per amore il protagonista mette da parte la sua italianità, trasferendosi in Norvegia e sforzandosi di diventare una persona civile. Ma nonostante i buoni propositi, Checco rimane Checco e il richiamo della giungla – ovvero dell’Italia – è più forte di tutto. Per Valeria, però, il nostro è un paese indigesto, lontano per cultura e stile vita, e questo porta Checco a un bivio: l’amore o il posto fisso?

Luca Medici – alias Zalone – e Gennaro Nunziate firmano una commedia divertente, brillante e leggera, che racconta con ironia chi siano oggi gli italiani e come il posto fisso sia, come in passato, al contempo chimera e, una volta raggiunto, traguardo difficile da lasciarsi alle spalle.

Una sceneggiatura pulita, convincente, nel complesso fluida e scorrevole. Forse la prima parte è più vivace e dinamica rispetto alla seconda, dove si ha la sensazione che la storia scivoli verso il collo dell’imbuto, diventando abbastanza prevedibile. Debole e banale appare invece la storia d’amore tra Checco e Valeria, una storia che non suscita particolari emozioni.

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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The ticket purchase for “Quo I go?” Is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Gennaro Nunziate. Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Ninni Bruschetta, Lino Banfi. Comedy, 86 ‘. 2016

In life there are a few key points and the average Italian is aware of them, he tried to build on his life. Permanent job, engagement eternal without the desire to get to the altar and at home with their parents, as long as they can keep.

Already at the beginning of the new millennium, in 2001, the French comedy “Tanguy” told in a brilliant and provocative as to be eternal Peter Pan was an alienable right of every child.

In 2016 Checco Zalone to propose its version of the big baby very Italian, which has no particular shackles on my mind and is willing to do anything to keep the place fixed.

Checco is a happy man: hunting and fishing works in the office of the province, still lives with his parents and does not think just to get married with the eternal girlfriend. A dream life, his, but that turns into a nightmare when the government, in restructuring of public administration, launched the cutting of the Provinces.

Checco is a terrible blow: the perspective is that of leaving his beloved Puglia. The man tried to resign and pocket so the liquidation, but is locked in his resolution by Senator Binetto (Banfi), that from his experience reminds him of the sanctity of a permanent job and invited him to resistance.

Checco accepts then any transfer that is proposed, around Italy and the world, becoming the worst nightmare dell’inflessibile Dr. Sironi (Bergamasco), determined at all costs to reduce the staff of the public administration.

In his travels in defense of a permanent job, Checco get to the North Pole and in the midst of glaciers and polar bears is even love, the researcher Valeria (Giovanardi), mother of three children by three different men.

To love the protagonist puts aside his Italian, moving to Norway and striving to become a civilized person. But despite the good intentions, it remains Checco Checco and the call of the jungle – or Italy – is stronger than anything. For Valeria, however, ours is a country indigestible away for culture and life style, and this leads Checco at a crossroads: the love or the permanent position?

Luca Doctors – aka Zalone – and Gennaro Nunziate sign a funny comedy, brilliant light, which tells with humor Italians who they are today and as the place is fixed, as in the past, while chimera and, once achieved, a goal difficult to leave behind.

A screenplay clean, convincing, overall fluid and smooth. Perhaps the first part is more lively and dynamic than the second, where you have the feeling that the story slides towards the neck of the funnel, becoming quite predictable. Weak and trivial is instead the love story between Checco and Valeria, a story that arouses particular emotions.

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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108 ) Pitza e Datteri

pitza e datteri

Il biglietto d’acquistare per “Pitza e Datteri” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre
“Pitza e Datteri” è un film del 2015 diretto da Fariborz Kamkari, scritto da Antonio Leotti, Fariborz Kamkari, con Giuseppe Battiston, Maud Buquet, Mehdi Meskar, Hassani Shapi, Giovanni Martorana, Esther Elisha, Gaston Biwolè, Monica Zuccon, Hafida Kassou.
Dell’Islam e soprattutto dei suoi fedeli cosa conosciamo realmente?Come vivono durante il giorno? In Italia esistono tanti comunità islamiche e ogni giorno tanti italiani si convertono.
L’Islam fa davvero paura o forse possiamo anche sorriderci sopra?
Con questa domande e idee in mente il regista Kamkari porta lo spettatore a Venezia, all’interno della piccola comunità guidata dal presidente Karim (Shapi) e composta anche da italiani convertiti come il veneziano Bepi (Battiston) che guida la sua personale crociata contro l’avidità delle banche e la corruzione dei costumi della nostra società.
Una comunità scossa e soprattutto turbata dalla presenza della bella parrucchiera turco-francese Zara(Buquet) che si rifiuta di sottostare alle leggi islamiche decidendo di aprire un salone di bellezza al posto della moschea e mettendo così in crisi gli uomini costretti a chiamare il giovane Iman il Saladino(Meskar). Saldino, orfano di genitori, cresciuto con i talebani durate la guerra afghana all’inizio pensa di poter applicare a Venezia il codice di comportamento da islamico integralista.
Ma la bellezza di Venezia, i colori e i profumi d’Italia possono cambiare anche il più duro degli integralisti. Così Saladino venuto per mettere ordine nella comunità si ritrova trasformato, aperto alla novità e alla modernità addirittura in contrapposizione con lo stesso Bepi che invece appare il più talebano della comunità. Un paradosso che conferma quanto non sia una fede religiosa a determinare la personalità e virtù di un uomo, bensì la sua anima.
Un film dal potenziale interessante, ma che poi nell’intreccio e sviluppo narrativo perde slancio e incisività diventando si una commedia ironica e garbata, ma senza avere la forza di graffiare e soprattutto di scuotere avendo un ritmo troppo compassato e lento e con una regia seppure pulita di taglio televisivo, ma troppo basico e scolastico.
Un cast professionale e lodevole per l’impegno e passione con un Battiston divertente, ma privo di quel mordente e quid necessari a rendere memorabili i personaggi , rischiando invece in alcuni casi momenti di risultare retorici e scontati.
Il finale sicuramente la parte più riuscita del film dimostra come le apparenze e pregiudizi possano essere fuorvianti e di come esista il volto buono dell’Islam con cui è possibile dialogare.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Pitza and Dates” are: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Pitza and Dates” is a film of 2015 directed by Fariborz Kamkari, written by Antonio Leotti, Fariborz Kamkari, with Giuseppe Battiston, Maud Buquet, Mehdi Meskar, Hassani Shapi, Giovanni Martorana, Esther Elisha, Gaston Biwolè, Monica Zuccon, Hafida Kassou .
Islam and above all of his faithful know what really? How do they live during the day? In Italy there are many Islamic communities and every day many Italians are converted.
Islam is really scary, or maybe we can smile at above?
With this in mind the questions and ideas Kamkari director takes the viewer in Venice, in the small community led by President Karim (Shapi) and also composed Italian converted as the Venetian Bepi (Battiston) riding his personal crusade against ‘greed of the banks and the corruption of morals of our society.
A community shaken and especially disturbed by the presence of beautiful hairdresser turkish-French Zara (Buquet) who refuses to submit to Islamic laws and decided to open a beauty salon instead of the mosque and thus putting in crisis men forced to call the young Iman Saladin (Meskar). Saldino, lost his parents, grew up with the Taliban times the Afghan war beginning in Venice think you can apply the code of conduct to be Islamic fundamentalist.
But the beauty of Venice, the colors and scents of Italy can change even the hardest of hardliners. So Saladin came to bring order in the community finds himself transformed, opened the novelty and modernity even in contrast with the same Bepi instead appears as Taliban community. A paradox that confirms what is not a religion to determine the personality and virtues of a man, but his soul.
A film by interesting potential, but then in the interweaving and narrative loses momentum and impact is becoming an ironic comedy and polite, but not having the strength to scratching and above all to shake having a pace too stiff and slow and with a direction albeit clean cutting television, but too basic and school.
A professional cast and commendable for their commitment and passion with a Battiston fun, but without the bite and quid necessary to make memorable characters, however in some cases risking moments of rhetorical and be discounted.
The final certainly the most successful film shows how appearances and prejudices can be misleading and exists as the good side of Islam with which you can communicate.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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101) Il Racconto dei Racconti

garrone

Il biglietto d’acquistare per “Il Racconto dei Racconti” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3)Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

Un film di Matteo Garrone. Con Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Shirley Henderson, Stacy Martin, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Guillaume Delaunay, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Renato Scarpa, Kathryn Hunter, Franco Pistoni. Fantasy, 125′. 2015

Liberamente ispirato a “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, raccolta pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636.

Il mondo è diventato un posto orribile, dove l’uomo dà il peggio di sé tra omicidi, stupri, imbrogli, disonestà varie e corruzione. Per la fantasia e per le favole che ci raccontavano i nostri nonni da piccoli, in questo mondo, sembra quasi non esserci più spazio.

Il cinema stesso, ultimamente, sembra più interessato a raccontare la brutalità del mondo che la sua bellezza. Mi piace pensare che Matteo Garrone abbia fatto riflessioni simili, mentre pensava a questo film e decideva, con coraggio e talento, di mettersi in gioco e stupire il suo pubblico.

Già perché dimenticate il Garrone che abbiamo conosciuto e amato fino ad oggi, quello di “L’imbalsamatore”, “Gomorra” e “Reality”: con “Il Racconto dei Racconti” il regista romano decide di sfidare i maestri del fantasy, dimostrando che anche noi italiani possiamo incantare e meravigliare. A modo nostro.

Nei giorni scorsi ho letto alcune recensioni di critici veri che hanno espresso pareri poco lusinghieri su questa pellicola, per questo, onestamente, non sapevo cosa aspettarmi dalla visione. Ebbene dopo essermi seduto in sala e aver visto il film ho capito due cose: la prima è che sono felice di essere “diversamente ignorante”, e di recensire ciò che vedo usando parole non necessariamente criptiche; la seconda è che quando guardi un film non devi per forza farti troppe ”pippe mentali” artistiche e interpretative.

Garrone ha scelto di costruire la storia intorno a tre racconti. Ne “La Regina”, con Salma Hyek, una donna infelice perché non può avere figli pur di diventare finalmente madre arriva a compiere qualunque sacrificio e a stringere patti con chiunque; in “La Pulce” un Re annoiato (Toby Jones) decide di fare di una pulce il suo animale domestico e la morte di quest’ultimo diventa la causa dell’infelice matrimonio della figlia con un orco; infine in “Le due vecchie” un principe lussurioso ed edonista (Vincent Cassel) brama ogni donna del suo reame e quando rimane incantato dalla voce melodiosa di una contadina decide di sposarla, non sapendo che la voce appartiene in realtà a una vecchia che per magia tornerà giovane e bella.

La forza del film non sta tanto nella sceneggiatura in senso stretto quanto nella grandiosità con cui i tre episodi vengono rappresentati. Il regista ha il merito di aver messo in campo una forte visione d’insieme, riuscendo a costruire un mondo magico che lascia lo spettatore quanto meno stupito…continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-il-racconto-dei-racconti-2/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “The Tale of Tales” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

A film by Matteo Garrone. Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Shirley Henderson, Stacy Martin, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Guillaume Delaunay, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Renato Scarpa, Kathryn Hunter Franco Pistons. Fantasy, 125 ‘. 2015

Loosely based on “Pentamerone” by Giambattista Basile, a posthumous collection published between 1634 and 1636.

The world has become a horrible place, where the man gives the worst of themselves in murders, rapes, cheating, dishonesty and corruption. For fantasy and fairy tales we told our grandparents as children, in this world, it seems to be no more space.

The cinema itself, lately, seems more interested in telling the brutality of the world that its beauty. I like to think that Matteo Garrone has made similar reflections, as he thought about this film and decided, with courage and talent, to get involved and amaze his audience.

Already forgotten because Garrone we know and love to this day, that of “The Embalmer”, “Gomorrah” and “Reality”: with “The Tale of Tales” director Roman decides to challenge the masters of fantasy, proving that we Italians can enchant and amaze. Our way.

In recent days I read some reviews of real critics who have expressed opinions unflattering on this film, so, honestly, I did not know what to expect from the vision. Well after he was sitting in the hall and I saw the film I realized two things: the first is that they are happy to be “otherwise ignorant”, and to review what I see using words not necessarily cryptic; the second is that when you watch a film you do not have to force yourself too much “mental blowjobs” artistic and interpretative.

Garrone chose to build the story around three stories. In “The Queen,” starring Salma Hyek, a woman unhappy because they can not have children in order to become mother finally gets to make any sacrifice and pacts with anyone; in “The Flea” a bored King (Toby Jones) decides to make a flea on your pet and the latter’s death becomes the cause of the unhappy marriage of her daughter with an ogre; Finally in “The two old” a prince luxurious and hedonistic (Vincent Cassel) craves every woman of her realm and when is enchanted by the melodious voice of a peasant woman decides to marry her, not knowing that the voice actually belongs to an old woman by magic return young and beautiful.

The strength of the film lies not in the script in the strict sense the grandeur with which the three episodes are represented. The director has the merit of having fielded a strong overview, managing to build a magical world that leaves the viewer at least astonished … read on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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68) 1992 La Serie

1992

Quand’è che un Paese può dirsi maturo? Quando può definirsi civile, moderno e consapevole? Non è semplice trovare una risposta, ma forse possiamo ipotizzare che lo sia quando, guardandosi allo specchio, il Paese vede i suoi limiti, i vizi e le anomalie, ed è capace di prenderne atto.

L’Italia non è mai stato un Paese normale, è la storia a dircelo. Siamo stati tutto e il contrario di tutto: fascisti, monarchici, partigiani, democristiani, berlusconiani, adesso renziani. Diceva il Principe Fabrizio nel “Gattopardo”: Cambiare tutto per non cambiare nulla.

I media e gli opinionisti ci dicono che siamo entrati nella Terza Repubblica eppure, se accendiamo la tv e guardiamo un qualunque telegiornale della sera, sembra che tutto sia rimasto uguale al passato. Si parla ancora di corruzione e malaffare, di politici inadeguati e instabilità, di degrado morale e sociale. Le persone comuni, sempre più disgustate, pensano che solo una rivoluzione potrebbe ribaltare questo quadro deprimente.

Eppure noi una rivoluzione l’abbiamo già fatta – o forse sarebbe meglio dire l’abbiamo subita – nel 1992. Un anno che ha cambiato la nostra storia e ha segnato la fine di una epoca. Per alcuni si è trattato di un grande esempio di azione giudiziaria, per altri di una caccia alle streghe. La mia generazione ha vissuto quel periodo come fosse una fiction, incollata alla tv ad ascoltare i resoconti dal Tribunale di Milano che puntualmente ogni giorno emetteva avvisi di garanzia come fossero bollettini di guerra.

Tutto è partito dal capoluogo lombardo, quella stessa città resa famosa nel 1849 per le sue epiche cinque giornate. Un gruppo di magistrati, che ben presto sarebbe stato ribattezzato il “Pool di Mani Pulite”, scardinò il sistema del pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) che per cinquant’anni aveva governato l’Italia. Sembra preistoria, eppure è successo l’altro ieri.

Una rivoluzione che sa di fiction e che come tale andava raccontata al pubblico. Sky ha raccolto la sfida, portando sul piccolo schermo una nuova serie: 1992. Dopo i successi delle trasposizioni tv di Romanzo Criminale e Gomorra, che hanno dato nuovo lustro alla nostra televisione, e hanno contributo ad accrescere il fascino dei cattivi e della criminalità organizzata, ribaltando il normale punto di vista dello spettatore e aprendo una serie di interrogativi (è giusto, ad esempio, parteggiare per i criminali? A tanto può portare la finzione scenografica?) l’emittente privata ci riprova.

Una sfida gravosa e complicata, descrivere e mettere in scena il passato non tanto remoto senza cadere nel retorico e nel banale. Le attese erano enormi e dopo che la serie è stata accolta con favore della critica al Festival di Berlino di febbraio, ieri sono andate in onda le prime due puntate della serie, su Sky Atlantic. Il progetto è nato da un’idea di Stefano Accorsi e l’ambizione è quella di unire realtà e fiction per spiegare, soprattutto alle nuove generazioni, cosa è stato Tangentopoli….continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano :”Essere Melvin”

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When is a country can be said to be mature? When can define civil, modern and conscious? It is not easy to find an answer, but perhaps we can speculate that it is when, looking in the mirror, the country sees its limitations, defects and anomalies, and is able to take note.

Italy has never been a normal country, is the story to tell us. We were everything and its opposite: fascists, monarchists, partisans, Democrats, Berlusconi, now renziani. Said the Prince Fabrizio in “Leopard”: Change everything to not change anything.

The media and the pundits tell us that we have entered the Third Republic and yet, if we turn on the TV and watch any evening news, it seems that everything has remained the same as the past. He still talks of corruption and malfeasance, of political instability and inadequate, moral and social degradation. Ordinary people, more and more disgusted, they think that only a revolution could turn this depressing picture.

Yet we have already made the revolution – or perhaps I should say we have suffered – in 1992. A year that changed our history and marked the end of an era. For some it was a great example of judicial action, other than a witch hunt. My generation has lived through that period as if it were a fiction, glued to the TV to hear reports from the Court of Milan that time every day as if they were issued notices of war bulletins.

It all started from Milan, that city made famous in 1849 for his epic five days. A group of judges, who would soon be renamed the “Pool Clean Hands”, unhinged the system of penta (Dc, Psi, PRI, PSDI, PLI) which for fifty years had ruled Italy. Seems prehistoric, but it happened the other day.

A revolution that smacks of fiction, and as such had to be told to the public. Sky took up the challenge, leading to the small screen a new series: 1992. After the success of transpositions tv Crime Novel and Gomorrah, which have given new luster to our television, and have contributed to the charm of the bad guys and organized crime , reversing the normal point of view of the viewer and opening a series of questions (it is right, for example, siding with criminals? A much can lead to dramatic fiction?) the private broadcaster tries again.

A challenge burdensome and complicated, describe and enact the not so distant past without falling into rhetorical and banal. Expectations were huge and after the series was met with critical acclaim at the Berlin Film Festival in February, yesterday aired the first two episodes of the series, on Sky Atlantic. The project is the brainchild of Stefano Accorsi and the ambition is to combine reality and fiction to explain, especially to the younger generation, what was Tangentopoli continues on ….

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and have Cavinato Publisher: “Being Melvin”

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