84) American Crime Story – Il Caso O.J Simpson

simpson

La giustizia era, è, sarà sempre un tema scottante in qualsiasi parte del mondo.
Non esiste un modello giudiziario modello, né abbiamo una giustizia giusta e processi equi avendo ogni Paese il proprio un bell’armadio pieno di scheletri ed errori.
Più grande e importante è il Paese più la sua macchina della giustizia è soggetta a falle e storture.
Gli Stati Uniti sono, sulla carta, più grande democrazia del mondo eppure sono all’ordine del giorno gli errori della sua giustizia. Malefatte che hanno spinto il produttore Ryan Murphy a mettere in piede una nuova serie antologica “American Crime Story” dopo il successo dell’” Horror Story.”
La prima stagione rievoca la complessa e contraddittoria storia processuale del caso O.J Simpson, ex star di football, accusata nel 1994 di aver brutalmente ucciso l’ex moglie Nicole Brown e il suo amante Ronald Lyle Goldman.
Lo scorso 6 aprile è andata in onda la prima puntata su Fox Crime avendo buoni consensi di pubblico e critica.
Perché un teledipendente italiano dovrebbe appassionarsi a questa fiction?
Per lo stesso motivo perché decide di guardare il sabato notte con attenzione e curiosità le puntate di “Un giorno in pretura” su Rai tre.
Siamo un popolo curioso e nello stesso tempo “ignorante” e opportuno conoscere e ripassare la storia moderna e di valutare come i problemi che spesso affliggono il nostro Paese siano simile anche in altre società.

Nel 1992 l’America fu scossa nuovamente da turbolenze razziali a seguito della mancata condanna di tre poliziotti nei confronti di un tassista di colore.
Una sentenza che incendiò le strade di Los Angeles provocando violenza e distruzione. Il razzismo, come ben sapete, è uno dei nervi più scoperti del popolo americano e basto poco per creare un clima teso e ostico.
Così quando due anni dopo l’eroe di colore O. J Simpson ben interpretato dal Premio Oscar Cuba Goodwin Junior fu accusato di omicidio e sottoposto a un controverso processo, l’intera America si fermò a guardarlo in tv dividendosi tra colpevolisti e innocentisti.
Fu soprattutto un evento televisivo mondiale che l’astuto e cinico difensore di O.J Rober Shapiro (John Travolta) seppe cavalcare con successo e abilità.
Lo spettatore assiste a una scrupolosa e dettagliata ricostruzione dei fatti fin dalla scoperta del macabro e feroce duplice omicidio e come la posizione di O.J e soprattutto l’alibi fornito agli inquirenti fossero assai deboli.
Non è semplice mettere in scena una storia vera e già nota, rischiando di diventare retorico e stucchevole nel proporlo. Invece il punto di forza degli autori e del regista è di seguire un rigoroso filo narrativo riuscendo a creare fin dalle prime battute un buon pathos narrativo avvolgendo lo spettatore in un’atmosfera cupa, angosciante. Forse il ritmo è piuttosto compassato dando vita a un impianto di respiro teatrale, ma ciò non impedisce una visione appassionata e coinvolgente degli eventi senza far diminuire o cadere l’attenzione e l’interesse.
L’intero cast si rivela di buon livello interpretativo, intenso, e con uno stile recitativo asciutto, solido e diretto in cui spicca ancora una volta l’intensa interpretazione di Sarah Paulson nel ruolo di Marcia Clark agguerrita e determinata pubblico ministero.
Molti conosco l’esito finale del caso O.J Simpson e oggi forse vicino a una clamorosa riapertura dopo l’acquisizione di nuove prove, eppure dopo aver visto la prima puntata non solo lo spettatore più sprovveduto e impreparato di storia giudiziaria sarà spinto a seguire le prossime puntante per conoscere meglio O. J Simpson e prendere una posizione tra innocentisti e colpevolisti e dire la propria perché era e resta il processo del secolo da seguire.

Ogni Mercoledì alle 21 su Fox Crime

Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere melvin”

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Justice was, is, always will be a hot topic in any part of the world.
There is no model Judicial model, nor do we have a fair justice and fair trials each country having its own full bell’armadio of skeletons and errors.
Largest and most important is the country plus its machinery of justice is subject to flaws and distortions.
The United States is, on paper, the largest democracy in the world and yet are commonplace errors of his righteousness. Wrongdoing that prompted the producer Ryan Murphy to put in foot a new anthology series “American Crime Story” after the success of ” Horror Story. ”
The first season is reminiscent of the complex and contradictory procedural history of the case O.J Simpson, former football star, who was accused in 1994 of having brutally killed his ex-wife Nicole Brown and her lover Ronald Lyle Goldman.
On April 6 it aired the first episode of Fox Crime having good acclaim from audiences and critics.
Why should an Italian couch potato passionate about this fiction?
For the same reason why decide to watch on Saturday night with attention and curiosity episodes of “One day in district court” on Rai Tre.
We are a curious people, and at the same time “ignorant” and should know and review the modern history and to evaluate how the problems that often plague our country are similar in other companies.

In 1992, America was shaken again by racial turmoil following the non-conviction of three policemen against a black taxi driver.
A judgment that would inflame the streets of Los Angeles, causing violence and destruction. Racism, as you know, is one of the most exposed of the American people and saddled nerves just to create an atmosphere tense and difficult.
So when two years later the color hero O. J Simpson well played by Academy Award Cuba Goodwin Junior was charged with murder and subjected to a controversial process, the entire America stopped to watch it on TV, and dividing his time between colpevolisti innocentisti.
It was above all a worldwide television event that the astute and cynical defender O.J Robert Shapiro (John Travolta) was able to ride successfully and abilities.
The viewer witnesses a scrupulous and detailed reconstruction of events since the discovery of the macabre and cruel double murder and how the O.J location and especially the alibi provided to investigators were very weak.
It is not easy to stage a true story and already known risks becoming the rhetorical and cloying in proposing it. However the strength of the authors and the director is to follow a strict narrative thread being able to create right from the start a good narrative pathos enveloping the viewer in a dark, distressing. Maybe the pace is rather staid creating a theatrical breathing system, but this does not prevent a passionate vision and engaging events without decrease or drop the attention and interest.
The entire cast is revealed good interpretive level, intense, and with a dry recitative style, solid and direct where stands once again the intense portrayal of Sarah Paulson in the role of fierce and determined prosecutor Marcia Clark.
Many know the final outcome of the OJ Simpson case, and perhaps today near a resounding re-opening after the acquisition of new evidence, but after watching the first episode not only the viewer most naive and unprepared judicial history will be prompted to follow the next aiming to learn more about O. J Simpson and take a position between innocent and guilty and say its because it was and remains the trial of the century to follow.

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22) The Eichmann Show – Il Processo Del Secolo

The Eichman

Il biglietto da acquistare per “The Eichman show – Il processo del secolo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Paul Andrew Williams, scritto da Simon Block. Con Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drammatico, 95′. 2016

Al cinema il 25-26-27 gennaio

La televisione è tutt’altro che istruttiva. La televisione manda in onda programmi diseducativi e volgari. La televisione è il nuovo oppio dei popoli. Da convinto teledipendente quale sono, mi è capitato molte volte di ascoltare – con fastidio, lo ammetto – frasi come queste, pronunciate da chi si sente culturalmente diverso. Superiore, per certi versi.

Eppure chi sostiene che la televisione sia una cattiva maestra sempre e comunque probabilmente non conosce la storia del processo al gerarca nazista Adolf Eichman, svoltosi in Israele nell’aprile del 1961.

Alla fine della seconda guerra mondiale molti ex aguzzini tedeschi riuscirono a scappare e a rifugiarsi, sotto falsa identità, in Sud America. Lo stato di Israele, nato di recente, non dimenticò però gli orrori commessi sugli ebrei e avvalendosi del Mossad, i servizi segreti, iniziarono una spietata caccia ai criminali nazisti.

Un blitz del 1960 portò alla cattura di Adolf Eichman, esecutore della “Soluzione Finale”. L’uomo fu poi condotto in Israele per essere processato come criminale di guerra. Il Primo Ministro israeliano Ben-Gurion decise di predisporre un processo pubblico, che avesse un’ampia risonanza mediatica.

Per realizzare un vero e proprio show convocò il produttore americano Milton Fruchtman (Freeman), subito convinto delle straordinarie potenzialità comunicative dell’evento, che avrebbe permesso a Israele e ai sopravvissuti dei campi di sterminio di raccontare al mondo le atrocità subite e la lucida follia del nazismo.

Come regista dello show fu scelto il talentuoso e carismatico Leo Hurwitz (LaPaglia), che stava vivendo un momento di declino professionale dopo essere stato inserito nella lista McCarthy con l’accusa di agire contro gli interessi dell’America.

A molti potrà sembrare paradossale che il film di Paul Andrew Williams scelga di mettere in risalto il dietro le quinte della produzione televisiva piuttosto che il processo in sé, ma ciò che interessa è far capire come fu possibile realizzare uno show all’interno di un procedimento penale.

Lo spettatore segue la preparazione della coppia Fruchtman-Hurwitz, chiamata a fronteggiare problemi tecnici e ritrosie da parte dei giudici, molto restii ad ammettere in aula le telecamere. Il processo doveva sì essere mediato, ma anche dimostrare la capacitò dello stato ebraico di far funzionare la giustizia, garantendo un trattamento equo a Eichman.

La scommessa professionale e personale in cui si lanciò Fruchtman era enorme: da un lato si impegnò a catturare l’attenzione del mondo, scuotendo la coscienza di persone ancora quasi ignare della tragedia dell’Olocausto; dall’altro dovette subire pressioni e minacce alla sua famiglia da parte di fanatici nazisti.

Per Hurwitz, invece, il processo rappresentava l’opportunità di un riscatto professionale ma anche l’occasione di comprendere e mostrare attraverso le riprese se in Adolf Eichman fosse presente un minimo di umanità. continua su

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

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The ticket to buy for “The Eichman show – The trial of the century” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Paul Andrew Williams, written by Simon Block. Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drama, 95 ‘. 2016

To theaters on January 25-26-27

Television is anything but instructive. Television broadcasts programs morally harmful and vulgar. Television is the new opiate of the people. From couch potato convinced that I am, I happened to hear many times – with annoyance, I admit – phrases like these, uttered by those who feel culturally different. Higher, in some ways.

Yet those who argue that television is a bad teacher always probably does not know the story of the trial of Nazi Adolf Eichmann, held in Israel in April 1961.

At the end of the Second World War many former torturers Germans managed to escape and take refuge under a false identity, in South America. The state of Israel was born recently, but did not forget the horrors committed on Jews and making use of the Mossad secret service, they began a ruthless hunt for Nazi criminals.

A blitz of 1960 led to the capture of Adolf Eichmann, executor of the “Final Solution.” The man was then taken to Israel to be tried as a war criminal. Israeli Prime Minister Ben-Gurion decided to prepare a public process, which had wide media coverage.

To make a real show called the American manufacturer Milton Fruchtman (Freeman), once convinced of the extraordinary communicative potential of the event, which would allow Israel and the survivors of the concentration camps to tell the world the atrocities suffered and lucid madness Nazism.

As director of the show was chosen the talented and charismatic Leo Hurwitz (LaPaglia), which was experiencing a time of declining professional after being listed as McCarthy on charges of acting against the interests of America.

To many it may seem paradoxical that the film Paul Andrew Williams chooses to highlight the behind the scenes of television production rather than the process itself, but what is interesting is to understand how it was possible to create a show within a process criminal.

The viewer follows the preparation of the couple Fruchtman-Hurwitz, called to deal with technical problems and reluctance by the courts, very reluctant to admit the cameras in the courtroom. The process had to be mediated yes, but also demonstrate fail to see the Jewish state to operate the justice, ensuring a fair treatment to Eichman.

The professional and personal bet in which he launched Fruchtman was enormous: first undertook to capture the attention of the world, shaking the conscience of people still almost unaware of the tragedy of the Holocaust; the other was subjected to pressure and threats to his family by fanatical Nazis.

For Hurwitz, however, the process represented an opportunity to ransom professional but also an opportunity to understand and show through filming if Adolf Eichman was present a minimum of humanity. continues on

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

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