64 ) La Llorona -le lacrime del male

Il biglietto da acquistare per “La Llorona – Le lacrime del male” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La Llorona -Le Lacrime del Male” è un film di Michael Chaves. Con Linda Cardellini, Raymond Cruz, Patricia Velasquez, Marisol Ramirez, Sean Patrick Thomas. Horror, 93′. USA 2019

Sinossi:

Negli anni ’70 a Los Angeles, la Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini. Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Recensione:

C’era una volta la Llorona (che in italiano potremmo tradurre come “la piangente”)… No, non credo che sia giusto iniziare così la recensione del film di Michael Chaves per rendere l’idea di cosa rappreseti, nell’immaginario collettivo sudamericano, questa figura terrificante. Riproviamo.

C’era una volta, in Messico, una donna che tradita dal marito decise di vendicarsi, annegando i propri figli in un lago. Resasi conto delle sue azioni, la donna si tolse la vita. Da quel momento il suo spirito vaga sulla Terra, terrorizzando e uccidendo i bambini, nella speranza di ritrovare i propri.

Chaves, partendo dalla tradizione e dall’enorme potenziale narrativo di questa figura, decide di ambientare la storia nell’America degli anni ‘70, sperando di costruire un horror in cui coesistano fede, maternità e leggenda popolare. Il progetto, ambizioso, risulta però riuscito solo in parte.

“La Llorona – Le lacrime del male”, pur rientrando strutturalmente all’interno della saga “The Conjuring”, si sforza di avere una propria identità narrativa e forza attrattiva particolare, inserendo la leggenda popolare all’interno di un contesto “contemporaneo” – che si materializza in tematiche come le difficoltà, per un genitore single, di crescere dei figli.

Fin dalle prime scene, però, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti agli occhi qualcosa di già visto, e l’idea non cambia nel proseguo della pellicola, dato l’intreccio abbastanza prevedibile e scontato. Un peccato, visto il notevole potenziale del personaggio. continua su

“La Llorona – Le lacrime del male”: un horror riuscito solo a tratti

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179) Amityville- Il Risveglio

Il biglietto da acquistare per “Amityville – Il risveglio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Amityville – il Risveglio” è un film di Franck Khalfoun. Con Jennifer Jason Leigh, Bella Thorne, Cameron Monaghan, Taylor Spreitler, Thomas Mann. Horror, 85’. USA, 2017

È la cronaca il più delle volte a fornire lo spunto agli sceneggiatori per scrivere storie per il cinema, in particolare la cronaca nera. Se poi il film in questione riscuote un buon seguito, le possibilità di vedere anche uno o più sequel sono alte.

Uno degli esempi di questa tendenza è la saga iniziata nel 1979 con ”Amityville Horror” di Stuart Rosenberg, proseguita poi negli anni con una serie di pellicole più o meno apprezzabili, e di cui esce adesso al cinema un nuovo capitolo, “Il risveglio”, diretto da Franck Khalfoun.

La cittadina del nord-est degli Stati Uniti è diventata tristemente famosa nel 1974, quando è stata scenario di un sanguinoso pluriomicidio.

Ronald De Feo e la moglie si trasferirono al 112 di Ocean Avenue con i cinque figli nel 1965. La villetta è il coronamento di una vita di sacrifici, per questo la famiglia decide di ribattezzarla High hopes (grandi speranze).

La favola diventa incubo alle 3.15 del 13 novembre ‘74, quando i vicini sentono dei colpi di fucile. I coniugi De Feo e quattro dei cinque figli vengono trovati morti il giorno successivo. Il 23enne Ronnie, unico sopravvissuto alla strage, viene prelevato dalla polizia per un interrogatorio. Confesserà i delitti dei familiari e sarà poi condannato a sei ergastoli.

Ma che cosa ha spinto il giovane a compiere questo terribile crimine? Nonostante le accurate indagini la polizia non riesce a trovare un vero movente, e Ronnie, durante il processo, sostiene di essere stato posseduto da forze maligne presenti nella casa.

Per la stampa e per la giuria si tratta solo di un tentativo maldestro di evitare il carcere invocando l’infermità mentale, ma quando la famiglia Lutz si trasferisce nella casa e dopo poco tempo la abbandona sostenendo che è infestata il caso torna a scuotere l’opinione pubblica.

Amityville ha attratto da allora la curiosità di scrittori, registi e produttori. Sui misteriosi eventi sono stati scritti libri e realizzati film.

Che cosa dobbiamo aspettarci di nuovo dalla pellicola diretta da Khalfoun? Purtroppo, assolutamente niente. Non si tratta di un remake né di un reboot né di un prequel, semmai di un ibrido tra un sequel e un omaggio, molto rimaneggiato, alla storia vera e alla saga cinematografica.

Belle (Thorne) si trasferisce al numero 112 di Ocean Avenue, nella cittadina costiera di Amityville, con la madre Joan (Leigh), la sorellina Juliet (Mckenna Grace) e il fratello James (Monaghan), in coma e con un costante bisogno di cure mediche.

Presa in giro dai compagni di scuola per la casa dove vive, viene a sapere della storia terribile che la magione ha alle spalle. Così, quando inizia ad avvertire strane presenze, vorrebbe andarsene, ma la madre, ossessionata dalla ricerca di una cura per il figlio, si rifiuta di farlo.

Quando, improvvisamente e in modo inspiegabile, James esce dal coma e comincia a comunicare con la famiglia per la madre e la piccola Juliet è un momento felice, ma per Belle invece è solo la conferma che in casa ci siano effettivamente presenze demoniache. Teoria confermata da quanto succederà una notte, alle 3.14 precise…

L’impianto drammaturgico, sulla carta, presentava alcuni spunti interessanti, peccato però che nella messa in scena questi siano andati persi.

La parte storica doveva essere sfruttata meglio e sviluppata in modo più approfondito, invece di essere ridotta solo a un mero collegamento con quella horror, banale, scontata e prevedibile.

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http://paroleacolori.com/amityville-il-risveglio-continua-la-celebre-serie-horror-con-risultati-scarsi/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

170) Annabelle 2- Creation

Il biglietto da acquistare per “Annabelle 2 – Creation” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Annabelle 2 – Creation” è un film del 2017 diretto da David F. Sandberg. Con Alicia Vela-Bailey, Miranda Otto, Stephanie Sigman, Anthony LaPaglia, Talitha Bateman.

La figura del critico cinematografico, oggi, ha ancora ragione di esistere? Una recensione, per quanto di qualità, può indirizzare i gusti del pubblico?

Se su questi punti siamo dubbiosi, figuriamoci il valore che possano avere i giudizi e le parole di uno come me, che non ha nemmeno il titolo di professionista doc.

Il 13 ottobre 2014 scrissi un pezzo su “Annabelle” di John R. Leonetti, augurandomi che sulla bambola indemoniata potesse calare il sipario.

Tre anni dopo, eccomi di nuovo sconsolato davanti al pc, senza riuscire a trovare un mezzo spunto per scrivere qualcosa di utile su “Annabelle 2 – Creation” di David F. Sandberg, presentato in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival.

Obiettivo del film è spiegare l’origine della bambola, portando quindi lo spettatore indietro nel tempo.

I Mullins sono una famiglia felice e serena, composta da Samuel (LaPaglia), abile costruttore di bambole, dalla moglie Esther (Otto) e dalla figlia Annabelle. Un incidente d’auto cambia per sempre le loro vite…

La storia vera e propria inizia 12 anni dopo la tragedia. Un gruppo di orfanelle accompagnate da sorella Charlotte (Sigman), costrette a lasciare il proprio istituto distrutto, viene accolto nella casa coloniale dei Mullins.

Le bambine, entusiaste, iniziano a esplorare la dimora. Tra i segreti che nasconde, la camera della figlia defunta dei coniugi e un vano segreto che custodisce la bambola Annabelle.

Una delle giovani ospiti, Jeanice (Bateman), diventa oggetto delle attenzioni di un’entità maligna, che sembra essere collegata alla morte dei Mullins. Ma anche la coppia non sembra essere esente da colpe…

“Annabelle 2” è un horror che non presenta alcuno spunto originale. Lo sceneggiatore ha attinto a piene mani ad altre pellicole di genere (come non cogliere i riferimenti e gli omaggi a “L’esorcista”?), finendo però per scrivere una storia prevedibile, scontata e a tratti davvero noiosa.

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http://paroleacolori.com/annabelle-2-sequel-noioso-e-prevedibile-per-le-vicende-della-bambola-demoniaca/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

130) Get Out

Il biglietto da acquistare per “Scappa – Get out” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

Un film di Jordan Peele. Con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root. Horror, 103’. USA, 2016

Cari amici uomini, se siete al punto della vostra relazione sentimentale in cui, davanti alla prospettiva di conoscere i suoceri, iniziate a sudare freddo e cercare una qualunque scusa per declinare l’invito… “Scappa – Get out” di Jordan Peele è il film giusto per voi.

Campione d’incassi negli Stati Uniti, non è né un horror né un thriller, è molto di più.

Preparatevi a vedere la madre di tutti gli incubi del fidanzato: incontrare suoceri all’apparenza perfetti per poi ritrovarsi dentro un inquietante romanzo di Frank Kafka.

Non volendo fare spoiler, per non rovinarvi la visione, ci limiteremo a qualche indicazione di massima così, per trasportarvi a pieno nell’afmosfera del film.

Chris (Kaluuya), giovane afro-americano, sebbene preoccupato che il colore della sua pelle possa rappresentare un problema, si lascia convincere dalla fidanzata Rose (Williams) a trascorrere un weekend con la famiglia di lei.

In un primo momento, Chris interpreta il comportamento fin troppo accomodante dei suoceri come un tentativo di gestire l’imbarazzo per la relazione della figlia, ma poco a poco gli aspetti più inquietanti dei coniugi emergeranno…

Nella tenuta di famiglia ci sono anche altre persone di colore, che lavorano come domestici, ma attenzione, “Scappa – Get out” non è un film razzista, o almeno non lo è nel senso più semplice del termine.

Jordan Peele mescola con sapienza le paure e gli istinti più primitivi degli americani, mettendo in scena un film che strizza l’occhio allo stesso tempo a commedie come “Indovina chi viene a cena” e a thriller psicologici come “Inception” di Christopher Nolan. continua su

http://paroleacolori.com/scappa-get-un-film-che-unisce-horror-e-thriller-con-originalita/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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99) The bye bye man

Il biglietto da acquistare per “The bye bye man” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Stacy Title. Con Douglas Smith, Lucien Laviscount, Cressida Bonas, Michael Trucco, Doug Jones, Carrie-Anne Moss, Borothy Faye Dunaway, Jenna Kanell. Horror, 96′. 2016, Stati Uniti

Basato sul libro “The Bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck.

Quanti di voi sanno che cosa è uno stato psicotico? Quanti conoscono qualcuno che ne soffre? E per finire, quanti hanno almeno sentito parlare o letto del cosiddetto disturbo ossessivo compulsivo?

Tranquilli, cari lettori, non voglio tediarvi con una lezione di psichiatria, per quanto interessante, ma se vorrete gustarvi fino in fondo “The bye bye man” sarà il caso di dare almeno uno sguardo a qualche manuale.

Il film di Stacy Title, infatti, non è altro il racconto e la messa in scena di una psicosi collettiva riletta in chiave horror.

Qualche rapida nozione di base. Una persona afflitta da psicosi crede di vedere e sentire voci e persone che in realtà non esistono. Lo stato psicotico trasfigura la realtà, i ricordi, le emozioni portando un individuo a compiere anche atti malvagi e feroci contro se stesso o gli altri, atti che normalmente non farebbe mai.

Ognuno di noi, sotto stress, può essere soggetto a uno stato psicotico e se curato può uscirne senza gravi conseguenze.

Il disturbo ossessivo compulsivo, invece, è un disturbo mentale, alla cui base sta l’ansia incontrollabile che induce la mente ad avere un pensiero ricorrente e invalidante, di cui non si riesce a liberarsi.

Quante volte la cronaca riporta azioni efferate di individui apparentemente normali?

Ebbene, lo sceneggiatore Jonathan Penner, basandosi sul libro “The bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck, teorizza che questi atti inspiegabile non siano frutto di un raptus momentaneo, bensì ordinati da un’entità malvagia che ha il potere di entrare nella mente e di sconvolgerla. continua su

http://paroleacolori.com/the-bye-bye-man-un-horror-che-spaventa-solo-in-parte/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

168) It Follows

it follows

Il biglietto da acquistare per “It Follows” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di David Robert Mitchell. Con Maika Monroe, Keir Gilchrist, Jake Weary, Daniel Zovatto, Olivia Luccardi, Lili Sepe. Horror, 94′. 2014.

Alla fine degli anni Ottanta fu trasmessa una pubblicità progresso sui pericoli dell’Hiv il cui slogan recitava: “Aids, se lo conosci, lo eviti. Se lo conosci, non ti uccide”. Il messaggio che passava da quelle parole era fondamentalmente: “Ragazzi fate sesso, ma con le giuste protezioni”.

Ecco, se dovessi sintetizzare in una sola frase “It Follows” di David Robert Mitchell, la frase sarebbe: “Ragazzi fate sesso se volete salvarvi, forse”. Al di là delle battute, lo spettatore si prepari alla visione di un horror più legato alla forza delle suggestioni che alla paura reale e classica. Come ha sottolineato lo stesso regista, il film nasce da un suo incubo infantile: essere inseguito ovunque da un uomo misterioso.

In una tranquilla cittadina americana, una ragazza scappa da casa in auto, guardandosi intorno terrorizzata. Poi, in lacrime, parla al telefono con il padre. Il mattino dopo viene trovata morta, spezzata in una posizione grottesca.

La macabra sequenza introduce lo spettatore nella vita di una seconda giovane, Jay (Monroe), impegnata in una relazione con un coetaneo, Hugh, che la convince a passare la notte insieme. Jay s’illude che questo possa essere l’inizio di un sogno d’amore, ma invece il tutto si trasforma in un incubo, quando il ragazzo prima la rapisce e poi le rivela di averle trasmesso sessualmente una sorta di maledizione per la quale sarà inseguita da una misteriosa e spietata entità capace di assumere qualsiasi forma. Per Jay si apre un abisso d’orrore che deve affrontare con l’aiuto dei suoi amici, ma dal quale sembra impossibile uscire.

Un film costruito su angoscia e tensione che almeno in parte riesce a trasmettere queste emozioni allo spettatore. La sceneggiatura è lineare, semplice, a suo modo accattivante, ma la struttura narrativa è troppa statica e lenta.  continua su

Al cinema: It follows

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

http://www.ibs.it/ebook/roberto-sapienza/ninni-mio-padre/9788892614284.html

163) A Girl walks home alone at night

a girl walks home alone at night

Il biglietto d’acquistare per “A Girl Walks alone at night” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio (con riserva) 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

A Girl walks home alone at night” è un film del 2014 scritto e diretto da Ana Lily Amipour con: Sheila Wand, Arash Marandi, Marashall Manes, Mozhan Marnò, Dominic Rains, Rome Shandaloo.

L’Iran è un Paese dal punto di vista cinematografico all’avanguardia, capace di mettere in campo una generazione di giovani e talentuosi attori, registi e autori che non hanno nulla da invidiare all’Occidente.

Personalmente pur non amando il cinema iraniano considerandolo troppo “autoriale”, non posso non evidenziare come creatività e fantasia siano elementi fondanti di molte pellicole.

Leggendo la sinossi di”A Girl walks home alone at night” si evince un film horror atipico e particolare lasciando presagire una visione non facile.

In effetti, la giovane regista e autrice Amipour con il suo primo lungometraggio, presentato nel 2014 al Sundace Festival, ha deciso di mettere in scena un prodotto difficile da collocare in un preciso genere. Non potendolo girare in Iran, la regista ha scelto come location uno sperduto paesino americano della California in mezzo al deserto facendo immaginare allo spettatore di essere comunque nel Paese orientale.

Lo spettatore si trova cosi nella spettrale e desolata Bad City in cui si muovono uomini e donne accomunati da un destino negativo e dissoluto.

Bad City è una città fantasma in cui spazio e tempo sono sospesi e in cui l’oscurità prevale sula luce. I diversi personaggi sono persone sole, senza una prospettiva di futuro e senza amore.

Ampour ha scritto una sceneggiatura visionaria, surreale, onirica che se da una parte ha il pregio di aver creato un’atmosfera intrigante e cupa, dall’altra ha il limite di un ritmo narrativo troppo compassato lasciando allo spettatore una sensazione di lentezza nel vedere il film.

E’ un testo ben scritto, ricco di citazioni e di omaggi cinematografici come a Sergio Leone e David Linch.

Si ha la sensazione di vedere un western gotico con alcune scene pulp di tarantiana memoria però senza riuscire completamente una propria identità narrativa. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-a-girl-walks-home-alone-at-night/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

154) The Conjuring 2 – Il Caso Enfeild

l'evocazione

Il biglietto da acquistare per “The conjuring – Il caso Enfield” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di Pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di James Wan. Con Vera Farmiga, Patrick Wilson, Frances O’Connor, Madison Wolfe, Simon Mc Burney, Lauren Esposito, Franka Potente. Horror, 133′. 2016.

Da giovane sono stato un grande appassionato di film horror, ma crescendo i miei gusti sono cambiati, e questo genere ha perso molte posizioni nelle mie preferenze.

Sta arrivando l’estate e, con il caldo, sembra però che il desiderio del pubblico di provare brividi di puro terrore aumenti in maniera esponenziale.

Dopo il successo di pubblico del 2013 – 319 i milioni incassati nel mondo, secondo tra gli horror solo a “L’esorcista” – un sequel per “The conjuring” era da mettere in conto.

Personalmente non ho visto il primo episodio, eppure ho scelto di dare fiducia al ritorno, perché questa saga (oltre alle due pellicole che abbiamo già menzionato è uscito uno spin off, “Annabelle”, ed è in produzione un seguito anche di quello) ha radici nella realtà, essendo ispirata alla storia dei coniugi Ed (Wilson) e Lorraine (Formiga) Warren, studiosi di demonologia che attirarono, con i loro casi, l’attenzione dei media e del pubblico.

“The conjuring – Il caso Enfield” sposta le lancette in avanti di sette anni. Nel primo film abbiamo visto i coniugi Warren avere la meglio su una presenza maligna che infestava una fattoria a Harrisville, Rhode Island, e affrontare il caso Amityville, il più famoso della loro carriera, che rischiò davvero di travolgerli. I Warren sono dei ferventi credenti, oltre che degli scienziati, e il loro lavoro mette a dura prova la fede. Soprattutto Lorraine è provata nel fisico e nell’animo per le battaglie intraprese contro le forze oscure. Così chiede al marito Ed di non accettare nuovi casi e vivere tranquilli.

Quando però a Londra, nel 1977, vengono segnalate presenze paranormali nella casa della famiglia Hodgsons, con la piccola Janet posseduta niente meno che da una forza demoniaca, la Chiesa chiede ancora una volta l’intervento degli Warren per dimostrare l’autenticità o meno della possessione.

Non volendo raccontare troppo della trama, togliendo così il brivido al pubblico che deve ancora vederlo, mi limiterò ad alcune considerazioni sparse.

“The conjuring – Il caso Enfield” non è un horror classico, che punta solo a inchiodare lo spettatore alla sedia e farlo urlare di paura. Ci sono sì alcune scene costruite con questo obiettivo, ma sono limitate e non particolarmente eclatanti. Il film è più un mix tra horror e pellicola introspettiva.

La casa infestata è un cliché del genere, e quella presentata in questo caso risulta più scontata che sorprendente.

Se c’è qualcosa del film che cattura, almeno in parte, l’attenzione di chi guarda è la caratterizzazione dei personaggi, che non sono solo volti senz’anima come talvolta succede negli horror, ma hanno una loro personalità. continua su

Al cinema: The conjuring – Il caso Enfield

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

http://www.ibs.it/code/9788892613270/sapienza-roberto/ninni-mio-padre.html

254) The Final Girls

The final Girls

Il biglietto d’acquistare per “The Final Girls” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“The Final Girls” è un film del 2015 diretto da Todd Strauss-Schulson, scritto da M.A. Fortin, Joshua John Miller, con : Taissa Farmiga e Malin Åkerman; Alexander Ludwig,Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev e Chloe Bridges.

Lo confesso, avevo perso quasi completamente la speranza di poter dare, durante il Festival di Torino, un biglietto pieno a un film presente nel programma. Nonostante la varietà di titoli provenienti da tutto il mondo, fino a ieri sera nulla mi aveva convinto fino in fondo.
Non credevo possibile che un film horror, scelto all’ultimo momento, potesse invece regalarmi una serata piacevole e sorprendente.
Ebbene, “The Final Girls”, presentato nella sezione ”After Hours”, ha sorpreso in positivo il vostro cronista per natura e struttura del film.
Presentato come un horror, invero la pellicola si rivela come una commedia con venature splatter in cui su quest’ultima prevale l’ironia. Alcuni critici hanno voluto accostare questo film alla saga di “Scary movie” o comunque alla categoria ‘parodia di genere’.
Personalmente, non sono d’accordo con questa classificazione poiché “The Final girls” ha un suo potenziale narrativo e comico personale e originale che merita di essere evidenziati.
Nell’abc dell’horror con la parola “Final girl” si identifica la giovane ragazza che, sopravvissuta alla follia omicida del maniaco, si trova nella scena madre finale a doverlo combattere a costo della propria vita.
Il titolo stesso del film è un omaggio/parodia del genere, facendo capire da subito come gli autori abbiano deciso di muoversi ironizzando su molti luoghi comuni dei film horror e giocando con la storia del cinema.
L’incipit è molto classico: la giovane protagonista Max (Farmiga) perde l’amata madre Amanda (Akerman), attrice di horror cult di seri B, in un incidente stradale. Anni dopo Max, ancora traumatizzata dall’incidente e addolorata per la perdita, accetta di partecipare con alcuni amici alla proiezione di un vecchio film della madre in un cinema. A causa di un accidentale incendio, i ragazzi, per sfuggire alle fiamme, cercano rifugio dietro lo schermo e, inspiegabilmente, si trovano proiettati all’interno del film. Un film dentro il film ,come nel più classico metacinema, ma con la differenza che i ragazzi, sapendo come agisce l’assassinio, decidono di difendersi e di non commettere gli errori tipici dei personaggi di un film horror, come ad esempio ”Niente sesso”.. Il testo è brillante, ben scritto, fluido e regalan risate al divertito e coinvolto pubblico. Si assiste a una commedia nera in cui ogni personaggio è ben caratterizzato e costruito per prendere in giro i luoghi comuni dei personaggi horror, dimostrando come sia possibile divertire con poco. L’intreccio narrativo è agile, funzionale al progetto, ben sostenuto da una fotografia di qualità e in sintonia con l’idea del film, alternando colori intensi al bianco e nero.
La regia di Schulson è una delle note più positive per ispirazione artistica e per il talento dimostrato nel mettere in scena un film fresco, diverso e ironico, riuscendo a dargli un buon ritmo e pathos narrativo nei giusti momenti. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511292799/articoli/palcoscenico/cinema/2799-torino-film-festival-the-final-girls

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “The Final Girls” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“The Final Girls” is a film of 2015 directed by Todd Strauss-Schulson, written by MA Fortin, Joshua John Miller, with: Taissa Farmiga and Malin Åkerman; Alexander Ludwig, Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev and Chloe Bridges.

I confess, I had almost completely lost hope of being able to give, during the Festival of Turin, a full ticket to a movie in the program. Despite the variety of titles from around the world, until last night nothing he had convinced me to the end.
I did not believe it possible that a horror movie, chose at the last minute, could instead give me a pleasant evening and surprising.
Well, “The Final Girls” presented in the “After Hours”, surprised positively your reporter for nature and structure of the film.
Billed as a horror, indeed the film is revealed as a comedy with streaks splatter when the latter prevails over the irony. Some critics have wanted to approach this film to the saga of “Scary Movie” or at least to the category ‘gender parody’.
Personally, I disagree with this classification as “The Final Girls” has its narrative potential and comedian personal and original that deserves to be highlighted.
In the ABC horror with the word “final girl” identifies the young girl who survived the killing spree of the maniac, is in the final stage mother to have to fight at the cost of his own life.
The title of the film is an homage / parody of the genre, making it clear from the start as the authors have decided to move ironic take on many clichés of horror movies and playing with the history of cinema.
The beginning is very classic: the young protagonist Max (Farmiga) loses his beloved mother Amanda (Akerman), actress of cult horror of serious B, in a car accident. Years after Max, still traumatized by the incident and saddened by the loss, agrees to participate with some friends to the screening of an old movie mother in a movie theater. Due to an accidental fire, the boys, to escape the flames, seeking refuge behind the screen and, inexplicably, are shown in the film. A film within the film, as in the classic metacinema, but with the difference that the kids, knowing how to act the murder, they decide to defend themselves and not make the mistakes typical of the characters in a horror movie, such as “No sex “.. The text is brilliant, well written, fluid and regalan laughter and the fun involved public. We are witnessing a black comedy in which every character is well characterized and built to make fun of the clichés of the horror characters, showing how you can have fun with little. The storyline is agile, functional design, well supported by a quality photography and in tune with the idea of the film, alternating between intense colors to black and white.
Directed by Schulson is one of the most positive for artistic inspiration and talent demonstrated in staging a film fresh, different and ironic, managing to give him a good rhythm and narrative pathos in the right moments. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201511292799/articoli/palcoscenico/cinema/2799-torino-film-festival-the-final-girls

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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142 ) The Babadok

horror

Io e il mio vecchio  e grasso amico Roberto Sapienza siamo lieti di presentarVi un nuovo gradito  #spettatorePagante: Lorenzo Dagnino

L’amico Lorenzo esordisce  parlandoci del film #TheBabadok.  Buona Lettura e Tenevi Forte!

Il biglietto d’acquistare per “Babaddok” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

” The Bababook” è un film del 2015  scritto e diretto da Jennifer Kent, con : Essie Davis, Noah Wiseman, Daniel Henshall, Hayley McElhinney, Barbara West, Benjamin Winspear

Lo ammetto: quando mi sono seduto in sala al cinema, pop corn da una parte (al diavolo i puristi, il cinema non è lo stesso senza un po’ di pop corn fumanti) e bicchierone di coca-cola dall’altra, mi aspettavo nient’altro che l’ennesimo horror paranormale (avendo visto il trailer), l’ennesimo clichè in stile Jason Blum (Insidious e Paranormal Activity, per intenderci) che mi avrebbe ovviamente lasciato l’amaro in bocca.
Bene, per chi crede che “The Babadook” si avvicini anche solo lontanamente a quel genere di film horror, il genere che bene o male ha dominato per decenni il mercato dell’orrore cinematografico, sbaglia di grosso.
La trama è abbastanza semplice ed intuitiva: Amelia vive da sola con il figlio Samuel in una vecchia casa, probabilmente in Australia. La donna presenta sin da subito una condizione psichica molto precaria dovuta alla perdita, 7 anni prima, del suo amato marito. Fin da subito, i due personaggi principali stonano fortemente, nella loro totale alienazione, (e ciò regala allo spettatore una terribile e bellissima sensazione di ansia) coi toni iniziali della pellicola, la cui storia inizia, seguendo la convenzione, in medias res.
Il giovane Sam, 6 anni, è fortemente convinto che la sua famiglia (composta della fattispece da lui stesso, la madre e un piccolo cagnolino agitato) sia perseguitata da mostri e che sia suo compito proteggere i suoi cari.
Questa convinzione, nonostante sia qualcosa di assolutamente comprensibile in un bambino di 6 anni, arriva ad assumere proporzioni talmente iperboliche da costringere mamma Amelia a tenere il bambino a casa e non permettergli di frequentare i suoi coetanei, causa le sue sempre più frequenti crisi di panico e di aggressività.
Una sera, durante la solita “lettura prima della nanna”, Sam porge alla madre un libro per bambini, dalla perfetta rilegatura rossa, che la stessa Amelia non ricordava di avere: “Mr. Babadook”, il “Signor Babadook”.
Leggendo il libro a suo figlio, la madre capisce da subito che qualcosa non quadra, le immagini e le didascalie del libro sono molto inquietanti, quasi minacciose, e non possono essere inserite in un libro per bambini.
Col tempo, Sam si convince che la creatura oscura descritta nel libro, il signor Babadook appunto, sia proprio il mostro che popola la sua fervida fantasia puerile, quell’essere maligno dal quale dovrà salvare coloro che ama.
Nel frattempo, la vita dei protagonisti è funestata da improvvisi e terribili rumori che si manifestano in casa, oltre ad un’inspiegabile infestazione di cimici.
Cominciando a dubitare dell’innocuità del libro, Amelia tenta di disfarsene strappandolo, ritrovandolo poi con sue estremo orrore integro sulla soglia della porta di casa.
Da questo momento in poi, la creatura del libro si manifesterà fisicamente ed aggressivamente nella vita di Amelia e Sam, rendendo la loro esistenza un inferno e sottraendo loro ogni possibile serenità.
Al culmine della violenza, quando il “Babadook” si fa finalmente vedere quasi nella sua interezza e cerca di portare via con se Sam, Amelia (dopo essere stata posseduta dal mostro ed aver cercato di uccidere il proprio figlio) userà l’affetto di Sam nei suoi confronti per affrontare il temibile mostro e, in un certo senso, domarlo.
Il “Babadook” non abbandonerà mai le vita di Amelia e Sam ma, accudendolo e nutrendolo, nascosto a tutti giù in cantina, lascerà loro vivere una vita normale e serena.

Onestamente, tralasciando i graditissimi (e palesi) riferimenti a grandi pilastri portanti del genere horror quali “The Shining” e “L’esorcista” , trovo “The Babadook” un film molto innovativo e distante da qualsiasi forma di banalità.
A partire dalla musica e gli effetti sonori, spesso ossessivi e martellanti come un horror psicologico che si rispetti richiede, fino alla fotografia sempre plumbea e “dark” che fa sfumare qualsiasi colore in una scala di “bluastri”, per arrivare ai temi, sicuramente profondi e che offrono ottimi spunti di riflessione.
In sala ho sentito una domanda molto importante, alla quale vorrei cercare di trovar risposta.
“Cos’è il Babadook?”
Rappresentato prima come un disegno a pastelli poi come un’ombra evanescente che scivola nell’oscurità, il Babadook è ciò di cui noi abbiamo più paura. È, per Sam, l’orribile uomo nero, il BauBau burtoniano che popola i suoi incubi e che lo spaventa a morte ed è, per Amelia, il male che popola la mente umana e la sua vita. È il marito morto, è il suo istinto psicotico che ritiene Sam il responsabile della perdita dell’amato consorte. Quel male che si annida nei meandri più nascosti e oscuri della mente umana, quella parte oscura che ognuno di noi non può ignorare ma che, nutrendola e accudendola, accetta di non manifestarsi e di rimanere, per sempre, nella “cantina” della nostra anima.
Come dicevo, davvero una pellicola coi controfiocchi.
Le uniche due pecche, se così si possono definire, le ho personalmente trovate nella durata del film stesso (a mio parere 93 minuti non sono stati abbastanza per sviluppare una storia come questa che avrebbe anche potuto essere divisa in diversi capitoli) e nella figura stessa del mostro Babadook, così bene presentata all’inizio del film come ombra elusiva ed oscura (bella innovazione nel genere horror) e poi palesatasi, con un triste clichè, come entità paranormale, non interna alla psiche dei due personaggi come all’inizio del film si era creduto, ma esterna ed estranea, come arrivata dalle viscere degli inferi. Quest’improvviso cambio direzionale nella descrizione e nella presentazione della figura del mostro, forse, fa perdere all’intera pellicola il suo potenziale di diventare un film “portante” del genere horror, un film che avrebbe fatto storia. Peccato davvero, l’eccessiva frettolosità del finale fa davvero perdere tanto a questo “mancato capolavoro”.
Detto questo, la pellicola in generale è ottima, sia tematicamente che tecnicamente e davvero non ha nulla a che vedere con certi “pasticci” di recente uscita. 93 minuto che scorrono veloci, forse troppo e che ci lasciano la voglia di vederne ancora, magari un seguito.
Un giudizio molto sintetico sulla pellicola è “consigliata”. Si, consiglio caldamente la visione del film a chiunque si definisca appassionato di cinema e di horror perchè, nonostante il potenziale inespresso, erano davvero parecchi anni che non si vedeva, nelle sale italiane, un horror così ben fatto.
L’australiana Jennifer Kent, con “The Babadook” ha decisamente conquistato la mia stima e il mio apprezzamento.

Voto sintetico: 7.5

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

Me and my fat old friend Roberto Sapienza we are pleased to present a new welcome #spettatorePagante: Lorenzo Dagnino

The friend Lorenzo begins speaking to the film #Babadok. Good Reading and cared Forte!

The ticket purchase for “Babaddok” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Bababook” is a 2015 film written and directed by Jennifer Kent, with: Essie Davis, Noah Wiseman, Daniel Henshall, Hayley McElhinney, Barbara West, Benjamin Winspear

I admit it: when I sat in the room to the movies, popcorn on the one hand (to hell with the purists, the film is not the same without a little ‘popcorn smoldering) and glass of Coca-Cola on the other, I expected nothing more than yet another horror paranormal (having seen the trailer), yet another cliché style Jason Blum (Insidious and Paranormal Activity, for instance) that I would obviously left a bitter taste.
Well, for those who believe that “The Babadook” even remotely comes close to that kind of horror movie, the kind that for better or worse, has dominated the market for decades horror film, wrong.
The plot is pretty simple and intuitive: Amelia lives alone with his son Samuel in an old house, probably in Australia. The woman has since suffered a mental condition very precarious due to the loss, seven years before, of her beloved husband. From the beginning, the two main characters clash heavily in their total alienation, (and this gives the viewer a terrible and wonderful feeling of anxiety) with initial tone of the film, whose story begins, following the convention, in medias res.
Young Sam, 6 years old, strongly believes that his family (composed of fattispece by himself, his mother and a little dog agitated) is haunted by monsters and it’s his job to protect his loved ones.
This belief, despite being something quite understandable in a 6 year old, is assuming proportions so hyperbolic as to force mom Amelia to keep the child at home and not allow him to attend his peers, because of his increasingly frequent panic attacks and aggression.
One evening, during the usual “reading before bed,” Sam’s mother hands him a book for children, the perfect red binding, that the same Amelia did not remember to have, “Mr. Babadook”, “Mr. Babadook”.
Reading the book to his son, the mother understands immediately that something is wrong, the pictures and captions in the book are very disturbing, almost threatening, and can not be placed in a children’s book.
Over time, Sam is convinced that dark creature in the book, Mr. Babadook fact, it is precisely the monster that inhabits his lively imagination childish, that being the evil from which will save those she loves.
Meanwhile, the life of the protagonists is marred by sudden and terrible noises that occur in the home, as well as an inexplicable infestation of bed bugs.
Beginning to doubts as to the book, Amelia tries to discard pulling or ritrovandolo then with his extreme horror intact in the doorway of the house.
From this point on, the creature of the book will be manifested physically and aggressively in the life of Amelia and Sam, making their lives hell and subtracting them every possible serenity.
At the height of the violence, when the “Babadook” you do finally see almost in its entirety and try to do away with him Sam, Amelia (after being possessed by the monster and he tried to kill his son) will use the love of Sam for him to face the fearsome monster and, in a sense, subdue him.
The “Babadook” will never abandon the life of Amelia and Sam but, accudendolo and feeding him, hidden from all down in the basement, let them live a normal, quiet life.

Honestly, aside from the very welcome (and obvious) references to the great pillars of the horror genre such as “The Shining” and “The Exorcist”, I find “The Babadook” a movie very innovative and far from any form of banality.
From the music and sound effects, often obsessive and relentless as a psychological horror respectable requires, until the photograph always leaden and “dark” that does fade any color on a scale of “bluish”, to get to the issues, definitely deep and that offer great food for thought.
In the hall I heard a very important question, which I would try to find answers.
“What is Babadook?”
Represented first as a crayon drawing then vanishing like a shadow that slips into the darkness, the Babadook is what we fear most. It is, for Sam, the horrible black man, the Bow Wow Burton populating his nightmares and that scares him to death and is, for Amelia, the evil that inhabits the human mind and his life. He is the husband died, his instinct psychotic believes Sam responsible for the loss of the beloved consort. The evil that lurks in the depths hidden and obscure the human mind, that dark side that everyone can not ignore but that, nourishing and accudendola, agree not to occur and remain, forever, in the “basement” of our soul .
As I said, really a film with controfiocchi.
The only two flaws, if one can define, I personally find the length of the film itself (in my opinion 93 minutes were not enough to develop a story like this that might have been divided into various chapters) and in the figure Monster Babadook, so well presented at the beginning of the film as shadow elusive and obscure (good innovation in the horror genre) and then welcome shift, with a sad cliché, like paranormal entity, not internal to the psyche of the two characters as the beginning of the movie He was believed, but external and foreign, as came from the bowels of hell. This sudden directional changes in the description and presentation of the figure of the monster, perhaps, lose the entire film its potential to become a movie “carrier” of the horror genre, a film that would make history. Too bad, the excessive haste of the final does really lose much in this “failure masterpiece”.
That said, the film in general is excellent, both thematically and technically, and really has nothing to do with some “trouble” recently released. 93 minutes to run fast, maybe too much and leave us the desire to see again, maybe later.
A very brief judgment on the film is “recommended”. Yes, I strongly recommend the movie to anyone who defines horror movie fan and because, despite the untapped potential, were really several years not seen, in Italian cinemas, a horror so well done.
The Australian Jennifer Kent, with “The Babadook” has definitely earned my respect and my appreciation.