117) Il Signor Diavolo

Il biglietto da acquistare per “Il Signor Diavolo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Signor Diavolo ” è un film di Pupi Avati. Con Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini, Gabriel Lo Giudice, Massimo Bonetti. Drammatico, 86′. Italia 2019

Sinossi:

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.

Recensione:

Fin dalla notte dei tempi le forze del bene e quelle del male si sono contese il controllo sull’animo umano. I miti, la letteratura, la storia ci insegnano che nessuno è immune dalla tentazione del Diavolo, sommo mistificatore.

Dopo sei anni di assenza, Pupi Avati torna al cinema riprendendo in mano con esperienza e bravura l’amato genere horror/gotico. “Il Signor Diavolo”, trasposizione spiazzante dell’omonimo romanzo, è ambientato a Roma negli anni ’50.

Il film, più che paura, trasmette inquietudine, timore e senso di oppressione nell’osservare come molti temi caldi di oggi siano simili a quelli dell’Italia del dopoguerra, impegnata nella ricostruzione. Il “diverso”, in questo caso, è il giovane Emilio (Salvatori), marchiato come figlio del demonio, considerato pericoloso e cattivo.

Scena dopo scena, attraverso atmosfere splendidamente ricostruire e contraddizioni di una società bigotta, ci si rende conto che l’epoca raccontata da Avati, con il suo inconfondibile marchio, è lontana da noi soltanto sulla carta. continua su

“Il Signor Diavolo”: Pupi Avati riscrive il suo romanzo, tra horror e storia

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64 ) La Llorona -le lacrime del male

Il biglietto da acquistare per “La Llorona – Le lacrime del male” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La Llorona -Le Lacrime del Male” è un film di Michael Chaves. Con Linda Cardellini, Raymond Cruz, Patricia Velasquez, Marisol Ramirez, Sean Patrick Thomas. Horror, 93′. USA 2019

Sinossi:

Negli anni ’70 a Los Angeles, la Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini. Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Recensione:

C’era una volta la Llorona (che in italiano potremmo tradurre come “la piangente”)… No, non credo che sia giusto iniziare così la recensione del film di Michael Chaves per rendere l’idea di cosa rappreseti, nell’immaginario collettivo sudamericano, questa figura terrificante. Riproviamo.

C’era una volta, in Messico, una donna che tradita dal marito decise di vendicarsi, annegando i propri figli in un lago. Resasi conto delle sue azioni, la donna si tolse la vita. Da quel momento il suo spirito vaga sulla Terra, terrorizzando e uccidendo i bambini, nella speranza di ritrovare i propri.

Chaves, partendo dalla tradizione e dall’enorme potenziale narrativo di questa figura, decide di ambientare la storia nell’America degli anni ‘70, sperando di costruire un horror in cui coesistano fede, maternità e leggenda popolare. Il progetto, ambizioso, risulta però riuscito solo in parte.

“La Llorona – Le lacrime del male”, pur rientrando strutturalmente all’interno della saga “The Conjuring”, si sforza di avere una propria identità narrativa e forza attrattiva particolare, inserendo la leggenda popolare all’interno di un contesto “contemporaneo” – che si materializza in tematiche come le difficoltà, per un genitore single, di crescere dei figli.

Fin dalle prime scene, però, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti agli occhi qualcosa di già visto, e l’idea non cambia nel proseguo della pellicola, dato l’intreccio abbastanza prevedibile e scontato. Un peccato, visto il notevole potenziale del personaggio. continua su

“La Llorona – Le lacrime del male”: un horror riuscito solo a tratti

179) Amityville- Il Risveglio

Il biglietto da acquistare per “Amityville – Il risveglio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Amityville – il Risveglio” è un film di Franck Khalfoun. Con Jennifer Jason Leigh, Bella Thorne, Cameron Monaghan, Taylor Spreitler, Thomas Mann. Horror, 85’. USA, 2017

È la cronaca il più delle volte a fornire lo spunto agli sceneggiatori per scrivere storie per il cinema, in particolare la cronaca nera. Se poi il film in questione riscuote un buon seguito, le possibilità di vedere anche uno o più sequel sono alte.

Uno degli esempi di questa tendenza è la saga iniziata nel 1979 con ”Amityville Horror” di Stuart Rosenberg, proseguita poi negli anni con una serie di pellicole più o meno apprezzabili, e di cui esce adesso al cinema un nuovo capitolo, “Il risveglio”, diretto da Franck Khalfoun.

La cittadina del nord-est degli Stati Uniti è diventata tristemente famosa nel 1974, quando è stata scenario di un sanguinoso pluriomicidio.

Ronald De Feo e la moglie si trasferirono al 112 di Ocean Avenue con i cinque figli nel 1965. La villetta è il coronamento di una vita di sacrifici, per questo la famiglia decide di ribattezzarla High hopes (grandi speranze).

La favola diventa incubo alle 3.15 del 13 novembre ‘74, quando i vicini sentono dei colpi di fucile. I coniugi De Feo e quattro dei cinque figli vengono trovati morti il giorno successivo. Il 23enne Ronnie, unico sopravvissuto alla strage, viene prelevato dalla polizia per un interrogatorio. Confesserà i delitti dei familiari e sarà poi condannato a sei ergastoli.

Ma che cosa ha spinto il giovane a compiere questo terribile crimine? Nonostante le accurate indagini la polizia non riesce a trovare un vero movente, e Ronnie, durante il processo, sostiene di essere stato posseduto da forze maligne presenti nella casa.

Per la stampa e per la giuria si tratta solo di un tentativo maldestro di evitare il carcere invocando l’infermità mentale, ma quando la famiglia Lutz si trasferisce nella casa e dopo poco tempo la abbandona sostenendo che è infestata il caso torna a scuotere l’opinione pubblica.

Amityville ha attratto da allora la curiosità di scrittori, registi e produttori. Sui misteriosi eventi sono stati scritti libri e realizzati film.

Che cosa dobbiamo aspettarci di nuovo dalla pellicola diretta da Khalfoun? Purtroppo, assolutamente niente. Non si tratta di un remake né di un reboot né di un prequel, semmai di un ibrido tra un sequel e un omaggio, molto rimaneggiato, alla storia vera e alla saga cinematografica.

Belle (Thorne) si trasferisce al numero 112 di Ocean Avenue, nella cittadina costiera di Amityville, con la madre Joan (Leigh), la sorellina Juliet (Mckenna Grace) e il fratello James (Monaghan), in coma e con un costante bisogno di cure mediche.

Presa in giro dai compagni di scuola per la casa dove vive, viene a sapere della storia terribile che la magione ha alle spalle. Così, quando inizia ad avvertire strane presenze, vorrebbe andarsene, ma la madre, ossessionata dalla ricerca di una cura per il figlio, si rifiuta di farlo.

Quando, improvvisamente e in modo inspiegabile, James esce dal coma e comincia a comunicare con la famiglia per la madre e la piccola Juliet è un momento felice, ma per Belle invece è solo la conferma che in casa ci siano effettivamente presenze demoniache. Teoria confermata da quanto succederà una notte, alle 3.14 precise…

L’impianto drammaturgico, sulla carta, presentava alcuni spunti interessanti, peccato però che nella messa in scena questi siano andati persi.

La parte storica doveva essere sfruttata meglio e sviluppata in modo più approfondito, invece di essere ridotta solo a un mero collegamento con quella horror, banale, scontata e prevedibile.

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http://paroleacolori.com/amityville-il-risveglio-continua-la-celebre-serie-horror-con-risultati-scarsi/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

170) Annabelle 2- Creation

Il biglietto da acquistare per “Annabelle 2 – Creation” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Annabelle 2 – Creation” è un film del 2017 diretto da David F. Sandberg. Con Alicia Vela-Bailey, Miranda Otto, Stephanie Sigman, Anthony LaPaglia, Talitha Bateman.

La figura del critico cinematografico, oggi, ha ancora ragione di esistere? Una recensione, per quanto di qualità, può indirizzare i gusti del pubblico?

Se su questi punti siamo dubbiosi, figuriamoci il valore che possano avere i giudizi e le parole di uno come me, che non ha nemmeno il titolo di professionista doc.

Il 13 ottobre 2014 scrissi un pezzo su “Annabelle” di John R. Leonetti, augurandomi che sulla bambola indemoniata potesse calare il sipario.

Tre anni dopo, eccomi di nuovo sconsolato davanti al pc, senza riuscire a trovare un mezzo spunto per scrivere qualcosa di utile su “Annabelle 2 – Creation” di David F. Sandberg, presentato in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival.

Obiettivo del film è spiegare l’origine della bambola, portando quindi lo spettatore indietro nel tempo.

I Mullins sono una famiglia felice e serena, composta da Samuel (LaPaglia), abile costruttore di bambole, dalla moglie Esther (Otto) e dalla figlia Annabelle. Un incidente d’auto cambia per sempre le loro vite…

La storia vera e propria inizia 12 anni dopo la tragedia. Un gruppo di orfanelle accompagnate da sorella Charlotte (Sigman), costrette a lasciare il proprio istituto distrutto, viene accolto nella casa coloniale dei Mullins.

Le bambine, entusiaste, iniziano a esplorare la dimora. Tra i segreti che nasconde, la camera della figlia defunta dei coniugi e un vano segreto che custodisce la bambola Annabelle.

Una delle giovani ospiti, Jeanice (Bateman), diventa oggetto delle attenzioni di un’entità maligna, che sembra essere collegata alla morte dei Mullins. Ma anche la coppia non sembra essere esente da colpe…

“Annabelle 2” è un horror che non presenta alcuno spunto originale. Lo sceneggiatore ha attinto a piene mani ad altre pellicole di genere (come non cogliere i riferimenti e gli omaggi a “L’esorcista”?), finendo però per scrivere una storia prevedibile, scontata e a tratti davvero noiosa.

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http://paroleacolori.com/annabelle-2-sequel-noioso-e-prevedibile-per-le-vicende-della-bambola-demoniaca/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

130) Get Out

Il biglietto da acquistare per “Scappa – Get out” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

Un film di Jordan Peele. Con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root. Horror, 103’. USA, 2016

Cari amici uomini, se siete al punto della vostra relazione sentimentale in cui, davanti alla prospettiva di conoscere i suoceri, iniziate a sudare freddo e cercare una qualunque scusa per declinare l’invito… “Scappa – Get out” di Jordan Peele è il film giusto per voi.

Campione d’incassi negli Stati Uniti, non è né un horror né un thriller, è molto di più.

Preparatevi a vedere la madre di tutti gli incubi del fidanzato: incontrare suoceri all’apparenza perfetti per poi ritrovarsi dentro un inquietante romanzo di Frank Kafka.

Non volendo fare spoiler, per non rovinarvi la visione, ci limiteremo a qualche indicazione di massima così, per trasportarvi a pieno nell’afmosfera del film.

Chris (Kaluuya), giovane afro-americano, sebbene preoccupato che il colore della sua pelle possa rappresentare un problema, si lascia convincere dalla fidanzata Rose (Williams) a trascorrere un weekend con la famiglia di lei.

In un primo momento, Chris interpreta il comportamento fin troppo accomodante dei suoceri come un tentativo di gestire l’imbarazzo per la relazione della figlia, ma poco a poco gli aspetti più inquietanti dei coniugi emergeranno…

Nella tenuta di famiglia ci sono anche altre persone di colore, che lavorano come domestici, ma attenzione, “Scappa – Get out” non è un film razzista, o almeno non lo è nel senso più semplice del termine.

Jordan Peele mescola con sapienza le paure e gli istinti più primitivi degli americani, mettendo in scena un film che strizza l’occhio allo stesso tempo a commedie come “Indovina chi viene a cena” e a thriller psicologici come “Inception” di Christopher Nolan. continua su

http://paroleacolori.com/scappa-get-un-film-che-unisce-horror-e-thriller-con-originalita/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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99) The bye bye man

Il biglietto da acquistare per “The bye bye man” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Stacy Title. Con Douglas Smith, Lucien Laviscount, Cressida Bonas, Michael Trucco, Doug Jones, Carrie-Anne Moss, Borothy Faye Dunaway, Jenna Kanell. Horror, 96′. 2016, Stati Uniti

Basato sul libro “The Bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck.

Quanti di voi sanno che cosa è uno stato psicotico? Quanti conoscono qualcuno che ne soffre? E per finire, quanti hanno almeno sentito parlare o letto del cosiddetto disturbo ossessivo compulsivo?

Tranquilli, cari lettori, non voglio tediarvi con una lezione di psichiatria, per quanto interessante, ma se vorrete gustarvi fino in fondo “The bye bye man” sarà il caso di dare almeno uno sguardo a qualche manuale.

Il film di Stacy Title, infatti, non è altro il racconto e la messa in scena di una psicosi collettiva riletta in chiave horror.

Qualche rapida nozione di base. Una persona afflitta da psicosi crede di vedere e sentire voci e persone che in realtà non esistono. Lo stato psicotico trasfigura la realtà, i ricordi, le emozioni portando un individuo a compiere anche atti malvagi e feroci contro se stesso o gli altri, atti che normalmente non farebbe mai.

Ognuno di noi, sotto stress, può essere soggetto a uno stato psicotico e se curato può uscirne senza gravi conseguenze.

Il disturbo ossessivo compulsivo, invece, è un disturbo mentale, alla cui base sta l’ansia incontrollabile che induce la mente ad avere un pensiero ricorrente e invalidante, di cui non si riesce a liberarsi.

Quante volte la cronaca riporta azioni efferate di individui apparentemente normali?

Ebbene, lo sceneggiatore Jonathan Penner, basandosi sul libro “The bridge to Body Island” di Robert Damon Schneck, teorizza che questi atti inspiegabile non siano frutto di un raptus momentaneo, bensì ordinati da un’entità malvagia che ha il potere di entrare nella mente e di sconvolgerla. continua su

http://paroleacolori.com/the-bye-bye-man-un-horror-che-spaventa-solo-in-parte/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

168) It Follows

it follows

Il biglietto da acquistare per “It Follows” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di David Robert Mitchell. Con Maika Monroe, Keir Gilchrist, Jake Weary, Daniel Zovatto, Olivia Luccardi, Lili Sepe. Horror, 94′. 2014.

Alla fine degli anni Ottanta fu trasmessa una pubblicità progresso sui pericoli dell’Hiv il cui slogan recitava: “Aids, se lo conosci, lo eviti. Se lo conosci, non ti uccide”. Il messaggio che passava da quelle parole era fondamentalmente: “Ragazzi fate sesso, ma con le giuste protezioni”.

Ecco, se dovessi sintetizzare in una sola frase “It Follows” di David Robert Mitchell, la frase sarebbe: “Ragazzi fate sesso se volete salvarvi, forse”. Al di là delle battute, lo spettatore si prepari alla visione di un horror più legato alla forza delle suggestioni che alla paura reale e classica. Come ha sottolineato lo stesso regista, il film nasce da un suo incubo infantile: essere inseguito ovunque da un uomo misterioso.

In una tranquilla cittadina americana, una ragazza scappa da casa in auto, guardandosi intorno terrorizzata. Poi, in lacrime, parla al telefono con il padre. Il mattino dopo viene trovata morta, spezzata in una posizione grottesca.

La macabra sequenza introduce lo spettatore nella vita di una seconda giovane, Jay (Monroe), impegnata in una relazione con un coetaneo, Hugh, che la convince a passare la notte insieme. Jay s’illude che questo possa essere l’inizio di un sogno d’amore, ma invece il tutto si trasforma in un incubo, quando il ragazzo prima la rapisce e poi le rivela di averle trasmesso sessualmente una sorta di maledizione per la quale sarà inseguita da una misteriosa e spietata entità capace di assumere qualsiasi forma. Per Jay si apre un abisso d’orrore che deve affrontare con l’aiuto dei suoi amici, ma dal quale sembra impossibile uscire.

Un film costruito su angoscia e tensione che almeno in parte riesce a trasmettere queste emozioni allo spettatore. La sceneggiatura è lineare, semplice, a suo modo accattivante, ma la struttura narrativa è troppa statica e lenta.  continua su

Al cinema: It follows

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

http://www.ibs.it/ebook/roberto-sapienza/ninni-mio-padre/9788892614284.html

163) A Girl walks home alone at night

a girl walks home alone at night

Il biglietto d’acquistare per “A Girl Walks alone at night” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio (con riserva) 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

A Girl walks home alone at night” è un film del 2014 scritto e diretto da Ana Lily Amipour con: Sheila Wand, Arash Marandi, Marashall Manes, Mozhan Marnò, Dominic Rains, Rome Shandaloo.

L’Iran è un Paese dal punto di vista cinematografico all’avanguardia, capace di mettere in campo una generazione di giovani e talentuosi attori, registi e autori che non hanno nulla da invidiare all’Occidente.

Personalmente pur non amando il cinema iraniano considerandolo troppo “autoriale”, non posso non evidenziare come creatività e fantasia siano elementi fondanti di molte pellicole.

Leggendo la sinossi di”A Girl walks home alone at night” si evince un film horror atipico e particolare lasciando presagire una visione non facile.

In effetti, la giovane regista e autrice Amipour con il suo primo lungometraggio, presentato nel 2014 al Sundace Festival, ha deciso di mettere in scena un prodotto difficile da collocare in un preciso genere. Non potendolo girare in Iran, la regista ha scelto come location uno sperduto paesino americano della California in mezzo al deserto facendo immaginare allo spettatore di essere comunque nel Paese orientale.

Lo spettatore si trova cosi nella spettrale e desolata Bad City in cui si muovono uomini e donne accomunati da un destino negativo e dissoluto.

Bad City è una città fantasma in cui spazio e tempo sono sospesi e in cui l’oscurità prevale sula luce. I diversi personaggi sono persone sole, senza una prospettiva di futuro e senza amore.

Ampour ha scritto una sceneggiatura visionaria, surreale, onirica che se da una parte ha il pregio di aver creato un’atmosfera intrigante e cupa, dall’altra ha il limite di un ritmo narrativo troppo compassato lasciando allo spettatore una sensazione di lentezza nel vedere il film.

E’ un testo ben scritto, ricco di citazioni e di omaggi cinematografici come a Sergio Leone e David Linch.

Si ha la sensazione di vedere un western gotico con alcune scene pulp di tarantiana memoria però senza riuscire completamente una propria identità narrativa. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-a-girl-walks-home-alone-at-night/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

154) The Conjuring 2 – Il Caso Enfeild

l'evocazione

Il biglietto da acquistare per “The conjuring – Il caso Enfield” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di Pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di James Wan. Con Vera Farmiga, Patrick Wilson, Frances O’Connor, Madison Wolfe, Simon Mc Burney, Lauren Esposito, Franka Potente. Horror, 133′. 2016.

Da giovane sono stato un grande appassionato di film horror, ma crescendo i miei gusti sono cambiati, e questo genere ha perso molte posizioni nelle mie preferenze.

Sta arrivando l’estate e, con il caldo, sembra però che il desiderio del pubblico di provare brividi di puro terrore aumenti in maniera esponenziale.

Dopo il successo di pubblico del 2013 – 319 i milioni incassati nel mondo, secondo tra gli horror solo a “L’esorcista” – un sequel per “The conjuring” era da mettere in conto.

Personalmente non ho visto il primo episodio, eppure ho scelto di dare fiducia al ritorno, perché questa saga (oltre alle due pellicole che abbiamo già menzionato è uscito uno spin off, “Annabelle”, ed è in produzione un seguito anche di quello) ha radici nella realtà, essendo ispirata alla storia dei coniugi Ed (Wilson) e Lorraine (Formiga) Warren, studiosi di demonologia che attirarono, con i loro casi, l’attenzione dei media e del pubblico.

“The conjuring – Il caso Enfield” sposta le lancette in avanti di sette anni. Nel primo film abbiamo visto i coniugi Warren avere la meglio su una presenza maligna che infestava una fattoria a Harrisville, Rhode Island, e affrontare il caso Amityville, il più famoso della loro carriera, che rischiò davvero di travolgerli. I Warren sono dei ferventi credenti, oltre che degli scienziati, e il loro lavoro mette a dura prova la fede. Soprattutto Lorraine è provata nel fisico e nell’animo per le battaglie intraprese contro le forze oscure. Così chiede al marito Ed di non accettare nuovi casi e vivere tranquilli.

Quando però a Londra, nel 1977, vengono segnalate presenze paranormali nella casa della famiglia Hodgsons, con la piccola Janet posseduta niente meno che da una forza demoniaca, la Chiesa chiede ancora una volta l’intervento degli Warren per dimostrare l’autenticità o meno della possessione.

Non volendo raccontare troppo della trama, togliendo così il brivido al pubblico che deve ancora vederlo, mi limiterò ad alcune considerazioni sparse.

“The conjuring – Il caso Enfield” non è un horror classico, che punta solo a inchiodare lo spettatore alla sedia e farlo urlare di paura. Ci sono sì alcune scene costruite con questo obiettivo, ma sono limitate e non particolarmente eclatanti. Il film è più un mix tra horror e pellicola introspettiva.

La casa infestata è un cliché del genere, e quella presentata in questo caso risulta più scontata che sorprendente.

Se c’è qualcosa del film che cattura, almeno in parte, l’attenzione di chi guarda è la caratterizzazione dei personaggi, che non sono solo volti senz’anima come talvolta succede negli horror, ma hanno una loro personalità. continua su

Al cinema: The conjuring – Il caso Enfield

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

http://www.ibs.it/code/9788892613270/sapienza-roberto/ninni-mio-padre.html

254) The Final Girls

The final Girls

Il biglietto d’acquistare per “The Final Girls” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“The Final Girls” è un film del 2015 diretto da Todd Strauss-Schulson, scritto da M.A. Fortin, Joshua John Miller, con : Taissa Farmiga e Malin Åkerman; Alexander Ludwig,Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev e Chloe Bridges.

Lo confesso, avevo perso quasi completamente la speranza di poter dare, durante il Festival di Torino, un biglietto pieno a un film presente nel programma. Nonostante la varietà di titoli provenienti da tutto il mondo, fino a ieri sera nulla mi aveva convinto fino in fondo.
Non credevo possibile che un film horror, scelto all’ultimo momento, potesse invece regalarmi una serata piacevole e sorprendente.
Ebbene, “The Final Girls”, presentato nella sezione ”After Hours”, ha sorpreso in positivo il vostro cronista per natura e struttura del film.
Presentato come un horror, invero la pellicola si rivela come una commedia con venature splatter in cui su quest’ultima prevale l’ironia. Alcuni critici hanno voluto accostare questo film alla saga di “Scary movie” o comunque alla categoria ‘parodia di genere’.
Personalmente, non sono d’accordo con questa classificazione poiché “The Final girls” ha un suo potenziale narrativo e comico personale e originale che merita di essere evidenziati.
Nell’abc dell’horror con la parola “Final girl” si identifica la giovane ragazza che, sopravvissuta alla follia omicida del maniaco, si trova nella scena madre finale a doverlo combattere a costo della propria vita.
Il titolo stesso del film è un omaggio/parodia del genere, facendo capire da subito come gli autori abbiano deciso di muoversi ironizzando su molti luoghi comuni dei film horror e giocando con la storia del cinema.
L’incipit è molto classico: la giovane protagonista Max (Farmiga) perde l’amata madre Amanda (Akerman), attrice di horror cult di seri B, in un incidente stradale. Anni dopo Max, ancora traumatizzata dall’incidente e addolorata per la perdita, accetta di partecipare con alcuni amici alla proiezione di un vecchio film della madre in un cinema. A causa di un accidentale incendio, i ragazzi, per sfuggire alle fiamme, cercano rifugio dietro lo schermo e, inspiegabilmente, si trovano proiettati all’interno del film. Un film dentro il film ,come nel più classico metacinema, ma con la differenza che i ragazzi, sapendo come agisce l’assassinio, decidono di difendersi e di non commettere gli errori tipici dei personaggi di un film horror, come ad esempio ”Niente sesso”.. Il testo è brillante, ben scritto, fluido e regalan risate al divertito e coinvolto pubblico. Si assiste a una commedia nera in cui ogni personaggio è ben caratterizzato e costruito per prendere in giro i luoghi comuni dei personaggi horror, dimostrando come sia possibile divertire con poco. L’intreccio narrativo è agile, funzionale al progetto, ben sostenuto da una fotografia di qualità e in sintonia con l’idea del film, alternando colori intensi al bianco e nero.
La regia di Schulson è una delle note più positive per ispirazione artistica e per il talento dimostrato nel mettere in scena un film fresco, diverso e ironico, riuscendo a dargli un buon ritmo e pathos narrativo nei giusti momenti. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511292799/articoli/palcoscenico/cinema/2799-torino-film-festival-the-final-girls

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “The Final Girls” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“The Final Girls” is a film of 2015 directed by Todd Strauss-Schulson, written by MA Fortin, Joshua John Miller, with: Taissa Farmiga and Malin Åkerman; Alexander Ludwig, Thomas Middleditch, Alia Shawkat, Adam DeVine, Nina Dobrev and Chloe Bridges.

I confess, I had almost completely lost hope of being able to give, during the Festival of Turin, a full ticket to a movie in the program. Despite the variety of titles from around the world, until last night nothing he had convinced me to the end.
I did not believe it possible that a horror movie, chose at the last minute, could instead give me a pleasant evening and surprising.
Well, “The Final Girls” presented in the “After Hours”, surprised positively your reporter for nature and structure of the film.
Billed as a horror, indeed the film is revealed as a comedy with streaks splatter when the latter prevails over the irony. Some critics have wanted to approach this film to the saga of “Scary Movie” or at least to the category ‘gender parody’.
Personally, I disagree with this classification as “The Final Girls” has its narrative potential and comedian personal and original that deserves to be highlighted.
In the ABC horror with the word “final girl” identifies the young girl who survived the killing spree of the maniac, is in the final stage mother to have to fight at the cost of his own life.
The title of the film is an homage / parody of the genre, making it clear from the start as the authors have decided to move ironic take on many clichés of horror movies and playing with the history of cinema.
The beginning is very classic: the young protagonist Max (Farmiga) loses his beloved mother Amanda (Akerman), actress of cult horror of serious B, in a car accident. Years after Max, still traumatized by the incident and saddened by the loss, agrees to participate with some friends to the screening of an old movie mother in a movie theater. Due to an accidental fire, the boys, to escape the flames, seeking refuge behind the screen and, inexplicably, are shown in the film. A film within the film, as in the classic metacinema, but with the difference that the kids, knowing how to act the murder, they decide to defend themselves and not make the mistakes typical of the characters in a horror movie, such as “No sex “.. The text is brilliant, well written, fluid and regalan laughter and the fun involved public. We are witnessing a black comedy in which every character is well characterized and built to make fun of the clichés of the horror characters, showing how you can have fun with little. The storyline is agile, functional design, well supported by a quality photography and in tune with the idea of the film, alternating between intense colors to black and white.
Directed by Schulson is one of the most positive for artistic inspiration and talent demonstrated in staging a film fresh, different and ironic, managing to give him a good rhythm and narrative pathos in the right moments. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201511292799/articoli/palcoscenico/cinema/2799-torino-film-festival-the-final-girls

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html