15) Volevo fare la rockstar 2

“Volevo fare la rockstar 2” composta da otto episodi , diretta da Matteo Oleotto, scritto : Giacomo Bisanti, Matteo Visconti, Alessandro Sermoneta

con:  Giuseppe Battiston, Valentina Bellè, Angela Finocchiaro, Emanuela Grimalda, Anna Ferzetti, Riccardo Maria Manera, Francesco Di Raimondo, Sara Lazzaro, Matteo Lai, Fabrizio Costella, Alessia Debandi, Ernesto D’argenio, Margherita Morchio, Caterina Baccichetto, Viola Mestriner.

Sinossi:

Sono passati quasi due anni dall’ultima volta che Francesco(Giuseppe Battiston)mi ha dato un bacio. Non che mi sia annoiata nel frattempo eh! C’è stato il casino di Vittorio, che prima mi ha rubato una canzone epoi ha pensato bene di rubare anche al fisco inglese, finendo in galera e coi beni sequestrati giusto un nanosecondo prima che potessi chiedergli un risarcimento.. C’è stata la luuuunga trasformazione di Nice(Angela Finocchiaro)da arpia divora-proletari a dolcissimanonnina… e io faccio tanto la mona a prenderla in giro,ma…meno male che c’è lei, visto che senza i suoi “aiutini”non avrei saputo come mantenere i due alieni consumisti taglia extralarge che hanno preso il posto delle miebambine. Quelle che fino a ieri si lavavano con l’acqua scaldata in pentola, ora hanno bisogno di un tablet atesta per seguire i tutorial su come truccarsi. Nel frattempo,Nadja(Emanuela Grimalda)si è trovata una casa nuova, che tra parentesi è la mia. Tralasciando saluti al sole e sedute di meditazione, mi aiuta a gestire le tempeste ormonali delle gemelle che scuotono la casa come uno tsnunami. Ah, e come dimenticare Eros(Riccardo Maria Manera) che dopo aver finalmente preso il diploma, ha deciso d iscriversi all’università.D a non crederci….Insomma, come dicevo, non sono stati anni noiosi. Ma due anni senza un bacio sono tanti anche per me. Francesco ha passato diversi mesi (troppi) in Canada e adesso che è tornato non mi sembra vero. Certo, la situazione tra di noi non è delle più semplici, ma io sono fiduciosa, col tempo anche le ferite più profonde possono rimarginarsi. Serve solo un po’ di pazienza, ma la verità è che ci amiamo e io non vedo l’ora che si decida a dare il via alla nuova fase della nostra relazione. Quella in cui viviamo per sempre felici e contenti. Per fortuna credo che sia questione di giorni, perché il mio esemplare di orso milanese si fa di minuto in minuto più inquieto e si vede che sta cercando solo il momento più adatto per dirmi che mi ama

Recensione:

Giovedì scorso  è andata in onda su Rai 2  la prima  puntata dell’attesa seconda stagione di “Volevo fare la rockstar”.

È tornata Olivia  alle prese con le due figlie alias “le grulle” ormai adolescenti  ribelli  e la  divertente quanto variopinta compagnia d’amici e parenti  che tre anni fa conquistò il pubblico di Rai 2.

Ispirato alla storia vera di una blogger, “Volevo essere la rockstar” si era   contraddistinta  come una serie  leggera, briosa, ironica ed allo stesso tempo realistico e coinvolgente  nel raccontare le  “fatiche” di una giovane mamma nell’educare due figlie gemelle e  coniugando vita privata con un  lavoro precario.

La serie poteva contare su script lineare, semplice, solido  in cui  lo spettatore percepiva calore ed umanità

Valentina Bellè nel ruolo di Olivia aveva dimostrato di possedere una discreta “vis comica” , buoni tempi da commedia impreziosita  dalla presenza del bravissimo Giuseppe Battiston.

Anche il resto del cast si era dimostrato all’altezza, tarato  quanto convincente nei rispettivi personaggi.

Eravamo così molto curiosi di vedere i primi due episodi , sperando di “ritrovare” il piccolo gioiellino creativo, registico e narrativo messo in scena da Matteo Oleotto e soprattutto di respirare l’alchimia umana e recitativa all’interno del cast.

Ci dispiace invece dover scrivere che le sensazioni  provate durante la visione sono state contrastanti ed il giudizio alla fine è deludente.

“volevo fare la rockstar 2”è partito  con il freno a mano tirato.

La storia fatica a decollare, i personaggi , dopo tre anni di pausa, appaiono meno veri, “sbarazzini” ed empatici.

 Risultano bloccati all’interno di una scrittura meno fluida ed incisiva, come se il salto temporale abbia negativamente influenzato l’anima della serie.

“il distacco creativo” dalla storia originale si è sentito in modo sensibile, evidenziando la difficolta degli sceneggiatori  nel creare un nuovo filone ,  costruire l’evoluzione e cambiamenti  per i personaggi.

La crescita fisica delle grulle, quella emotiva /esistenziale di Olivia ed il loro rapporto ora così conflittuale non convince, risultando finto.

Lo stesso Giuseppe Battiston  ha mostrato un inaspettato “ affanno” nel calarsi   nuovamente nei panni di Francesco.

Dalla relazione “tira e molla” tra Francesco ed Olivia che aveva caratterizzato la  prima stagione, con l’arrivo della new entry (Anna Ferzetti) lo spettatore dovrà abituarsi, con una certa diffidenza, al più classico dei triangoli con annesse  scenate di gelosie.

Una partenza sbagliata o se preferite una falsa  partenza che delude i fan,  facendo prevalere il timore che la “magia sia finita”.

Ci auguriamo d’essere seccamente smentiti con i prossimi episodi, perché  vogliamo bene ad Olivia ed alla sua band,  ma rimettersi “in riga” sarà davvero una prova da vera rockstar.

120) Il Grande Passo

Il biglietto da acquistare per “Il grande passo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Grande Passo ” è un film di Antonio Padovan. Con Stefano Fresi, Giuseppe Battiston, Flavio Bucci, Francesco Roder, Camilla Filippi. Commedia, 96′. Italia 2019

Sinossi:

Mario vive a Roma, Dario nel Polesine. Mario ha una ferramenta, Dario un casolare. Mario segue le regole, Dario le disprezza. Figli dello stesso padre e di madre diversa, Mario e Dario sono fratelli ma non hanno niente in comune. Lontani e spaiati, condividono soltanto il dolore dell’abbandono paterno. La follia di Dario, genio incompreso dell’ingegneria aerospaziale, provoca suo malgrado la loro riunione. Dopo un tentativo di lanciarsi sulla Luna finito con un campo incendiato e la denuncia del vicino, Dario viene condannato al ricovero coatto ma l’intervento provvidenziale di Mario cambia il corso degli eventi e punta la Luna.

Recensione:

Parafrasando la storica frase detta da Neil Amstrong non appena sbarcato sulla Luna nel 1969 – “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità” – ci piace pensare che “Il grande passo”, opera seconda di Antonio Padovan, in uscita il 20 agosto, possa segnare l’inizio di una rinascita per il nostro cinema.

Presentato al Torino Film Festival 2019, il film ha “eroicamente” resistito alle lusinghe dello streaming attendendo la fine del lockdown per poter essere proiettato in sala. Una scelta coraggiosa, che ci auguriamo di cuore venga premiata al box office.

“Il grande passo” è una fiaba moderna, una storia di fratellanza ritrovata e di folle resistenza alle ingerenze del mondo, che molto spesso mette i bastoni tra le ruote ai sognatori.

Il regista ha dichiarato apertamente di aver omaggiato e in alcuni passaggi persino copiato lo stile di Carlo Mazzacurati e Steven Spielberg, che in modo differente hanno influenzato la sua carriera.

La storia è semplice, lineare ma anche intensa, profonda ed emozionante come solamente quelle dotate di un quid in più sanno essere. La sceneggiatura è avvolgente, sincera, carica di pathos. Le umane fragilità, persino la follia, qui non sono viste come debolezze ma piuttosto come il motore per riscattarsi da una vita fino a quel momento avara di amore e riconoscimenti. continua su

“Il grande passo”: una commedia agrodolce con due grandi protagonisti

99) Stay Still

Il biglietto da acquistare per “Stay still” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Stay Still” è un film di Elisa Mishto. Con Katharina Schüttler, Kim Riedle, Martin Wuttke, Natalia Belitski, Jürgen Vogel, Giuseppe Battiston. Drammatico, 91′. Italia, Germania 2019

Sinossi:

Julie è un’ereditiera testarda e sarcastica che celebra l’ozio e di tanto in tanto si reca volontariamente in una clinica psichiatrica per sfuggire al lavoro e alle responsabilità. Agnes, d’altra parte, è una giovane e ingenua infermiera, madre di una bimba di tre anni con un problema fondamentale: nonostante le ansie di soddisfare tutte le aspettative, ancora non ha capito cosa voglia dire essere madre. Quando le due donne si incontrano in clinica, nonostante le evidenti differenze, iniziano una ribellione che metterà a ferro e fuoco tutto e tutti quelli che gli stanno intorno.

Recensione :

La società ci impone fin da bambini regole, principi, comportamenti che dovrebbero rappresentare le basi per una vita sana, corretta e soprattutto produttiva. Tra questi c’è sicuramente il fatto di considerare l’ozio sbagliato, il nullafacente una figura da stigmatizzare.

“Stay still” di Elisa Mishto, presentato nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città, parla proprio di questo: degli obblighi sociali e delle limitazioni che molto spesso ci vengono imposte nell’essere davvero noi stessi.

Si tratta di un racconto esistenziale, drammatico, sofferto quanto provocatorio, di una storia al contempo universale e generazionale. Da una parte il film è la versione moderna, in chiave tedesca, di “Ragazze interrotte” con protagoniste Winona Ryder e Angelina Jolie, dall’altra una rilettura femminile di “Trainspotting”, dove la droga utilizzata dalla protagonista per affermare la propria insofferenza è l’immobilismo. continua su

 

“Stay still”: quando l’immobilismo è la vera protesta contro la società

220) Troppa Grazia

Il biglietto da acquistare per “Troppa grazia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Troppa Grazia” è Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi. Commedia, 110′. Italia, Spagna, Grecia, 2018

Sinossi:

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare. Ma su quel terreno incombe un problema che Lucia individua immediatamente, anche se non ne vede con chiarezza i contorni. Paolo invece le chiede di “chiudere un occhio”.

Recensione:

Troppa grazia… dover scrivere come il nuovo film di Gianni Zanasi sia sì una pellicola brillante, godibile e irriverente sulle contraddizioni e i limiti della nostra società, e anche abbastanza politically incorrect quando si tratta di fede, ma decisamente più adatto a un pubblico straniero che italiano.

La mia sensazione è stata confermata sentendo la calorosa accoglienza ricevuta dalla pellicola ieri, alla serata di chiusura della sezione Quinzaine a Cannes. Peccato, però, che questa uscirà nei cinema italiani, e per imporsi al botteghino di grazie ne servirà una bella grossa.

Troppa grazia… dover sottolineare come anche stavolta Zanasi e gli altri tre sceneggiatori, pur dando prova di creatività, non siano stati capaci di mettersi un freno l’un l’altro, finendo così per scrivere una sceneggiatura densa di spunti, personaggi e situazioni che però risultano solo abbozzati nella messa in scena.

Troppa grazia… tentare di costruire una commedia che riprende il genere indie americano, utilizzando però uno stile e un linguaggio decisamente nostrani. Il risultato è un film che risulta frizzante e coinvolgente solo a tratti. continua su

http://paroleacolori.com/troppa-grazia-gianni-zanasi/

117) Hotel Gagarin

“Hotel Gagarin” è Un film di Simone Spada. Con Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico. Commedia, 93′. Italia 2018

Sinossi:

Cinque italiani squattrinati e in cerca di successo vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Appena arrivati all’hotel Gagarin, un albergo isolato nei boschi e circondato soltanto da neve, scoppia una guerra e il produttore sparisce con i soldi. I loro sogni vengono infranti, ma nonostante tutto la troupe trova il modo di trasformare questa esperienza spiacevole in un’occasione indimenticabile, che farà ritrovare loro la spensieratezza e la felicità perdute.

Recension

Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso, recita una celebre frase del Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela. Ma com’è la vita di un uomo senza sogni? Un uomo che si è arreso oppure non ha il coraggio di immaginare per sé qualcosa di diverso dalla propria – magari triste – quotidianità?

Il cinema è la fabbrica dei sogni per eccellenza, e grazia a lui anche le persone più semplici possono permettersi di viaggiare e scoprire luoghi mai visti prima, siano essi reali o meno.

“Hotel Gagarin”, dell’esordiente Simone Spada, è un omaggio a questa nobile funzione della settima arte, oltre a essere un intenso, corale e sincero invito a non smettere mai di sognare e credere in una seconda possibilità.

La storia è quella di un eterogeneo gruppo di italiani, accomunati dal fatto di essere infelici e considerati marginali e falliti dalla società, prede perfette, quindi, per un discutibile produttore cinematografico che progetta di realizzare, con fondi europei, una pellicola ambientata in Armenia.

Gli sceneggiatori giocano e ironizzano sul mal costume tutto italiano di presentare improponibili progetti all’Unione Europea con l’intenzione truffaldina di intascarne i fondi senza poi realizzare in pratica niente di concreto.

“Hotel Gagarin” rivela di possedere una doppia anima creativa e una duplice identità drammaturgica. Da una parte è la classica commedia leggera, ironica e malinconica costruita sulle contraddizioni e i limiti della nostra società e degli italiani, ben rappresentati da un cast di talento e personalità, dove spicca la performance di Silvia D’Amico nel ruolo di Patrizia, che dietro un sorriso e una finta superficialità culturale e morale nasconde le ferite esistenziali di una giovane donna.

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http://paroleacolori.com/hotel-gagarin-una-commedia-sulla-rinascita-e-la-magia-del-cinema/

105) Dopo La Guerra

“Dopo la Guerra” è un film di Annarita Zambrano. Con Barbora Bobulova, Giuseppe Battiston, Orfeo Orlando, Fabrizio Ferracane, Charlotte Cétaire. Drammatico, 100’. Francia 2017

Sinossi:

In seguito all’omicidio di un professore universitario in un agguato terrorista, Marco, ex-militante di estrema sinistra condannato all’ergastolo e rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand, è accusato dallo Stato italiano di essere uno dei cervelli dell’attentato e ne viene chiesta l’estradizione. Decide allora di non consegnarsi ma di trovare il modo di fuggire in America Latina con la figlia Viola adolescente. In Italia sua madre, la sorella e il cognato magistrato finiscono al centro dell’attenzione mediatica.

Recensione:

Auto sulla folla. Estremisti che si fanno esplodere a un concerto o sparano dentro un locale. Morti innocenti sulle strade. Autorità che parlano ai microfoni di innalzate misure di sicurezza, che però non sempre danno i risultati sperati.

La realtà del 2018 è questa, e uno degli elementi più sconcertanti è che a poco a poco ci sta diventando familiare, tanto da non sorprenderci più come le prime volte quando il Tg o i social ci riportano qualche notizia.

Ci stiamo abituando al nuovo clima di terrore che ci circonda, dove prendere un autobus, mangiare al ristorante, andare a un concerto sono azioni rischiose, che potrebbero trasformarci in bersagli.

L’Italia, rispetto ad altri paesi europei meno abituati a questo nuovo tipo di guerra, ha già vissuto in passato sulla propria pelle gli anni del terrorismo rosso e nero, piangendo vittime innocenti oltre che servitori dello Stato brutalmente uccisi perché colpevoli di adempiere al proprio dovere.

Le Brigate Rosse sono state sconfitte grazie all’impegno e alla collaborazione tra forze dell’ordine e politica, che non hanno avuto timore di usare in certi casi anche il pugno duro, ma molti degli uomini e delle donne che scelsero la lotta armata come mezzo per esprimere il proprio dissenso politico sono riusciti a evitare il carcere, rifugiandosi in Francia.

Poterono contare in questo senso sull’appoggio dell’allora Presidente Francois Mitterrand, che volle considerare i terroristi italiani come militanti politici, meritevoli di asilo e di protezione.

La dottrina Mitterrand, pur non essendo mai diventata una legge, è stata confermata e applicata fino al 2002, quando il presidente Sarkozy fece cadere questa “consuetudine normativa”, riaprendo una pagina dolorosa e complessa della nostra storia.

“Dopo la guerra” di Annarita Zambrano inizia con un vibrante dibattito tra un professore universitario e i suoi studenti. Costretto a lasciare l’aula per una contestazione, l’uomo viene brutalmente ucciso da due giovani, in un modo che ricorda da vicino il modus operandi delle Brigate Rosse.

Nel corso dell’indagine che segue all’omicidio, la magistratura italiana chiede l’estradizione dalla Francia di Marco (Battiston), un brigatista fuggito ormai da vent’anni. L’uomo non ha però nessuna intenzione di tornare in patria e trascina la figlia Viola (Cétaire) in un tentativo disperato di fuga per evitare l’arresto.

“Dopo la guerra” racconta una storia già vista, ma lo fa, almeno, introducendo due novità. La prima è la scelta di ampliare la prospettiva del racconto, includendo non solo Marco ma anche la sua famiglia d’origine, rimasta in Italia. La seconda è mostrare quanto il peso del passato dell’uomo condizioni il futuro di Viola, che si ritrova coinvolta, senza possibilità di esprimere il suo dissenso. continua su

http://paroleacolori.com/dopo-la-guerra-anche-gli-ex-brigatisti-hanno-anima-e-famiglia/

101) Tu mi nascondi qualcosa

“Tu mi nascondi qualcosa” è un film di Giuseppe Lo Console. Con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocio Munoz Morales, Rocco Papaleo. Commedia, 87′. Italia, 2018

Sinossi:

Valeria (Felberbaum), un’investigatrice privata, si trova per errore a pedinare la persona sbagliata. Scopre che la promessa sposa di Francesco (Battiston) lo tradisce. Quando la cosa viene fuori, il matrimonio salta e Francesco, piombato in depressione, si rivolge all’investigatrice: lei gli ha distrutto il rapporto e lei dovrà aiutarlo a rimetterlo in sesto. Irene (Rossi) fa un appello in tv denunciando la scomparsa di suo marito Alberto(Papaleo). Un ospedale risponde dicendo che l’uomo è lì ricoverato da quindici giorni a seguito di un incidente ma ha perso la memoria. Quando Irene raggiunge il marito, trova un’amara sorpresa: un’«altra» moglie tunisina (Muñoz Morales) è già al capezzale di Alberto che ovviamente, non ricorda nessuna delle due. Ezio (Tiberi) e Linda (Egitto) sono una coppia molto affiatata, nonostante l’insolito mestiere di lei: Linda infatti è una pornostar. Il fatto che la sua donna abbia rapporti sessuali con altre persone per ragioni “cinematografiche”, non impensierisce minimamente Ezio. Almeno finché non comincia a sospettare che tra Linda e il suo partner lavorativo ci sia una tresca.

Recensione:

La sincerità, nei rapporti umani e specialmente nella vita di coppia, è davvero necessaria? Una relazione può durare anche se uno dei partner omette qualche particolare e non è proprio limpido come uno specchio d’acqua montana?

Ma soprattutto, la verità è solo una, oppure di una stessa storia possono esistere più versioni, non necessariamente false?

“Tu mi nascondi qualcosa”, opera prima del regista Giuseppe Lo Console, si sforza di raccontare come la vita di coppia non sia mai una linea retta, una strada senza buche, ma piuttosto un percorso a ostacoli, dove talvolta la bugia diventa lo strumento indispensabile per il quieto vivere.

Il fine giustifica i mezzi sosteneva già nel Cinquecento Niccolò Machiavelli, non immaginando che questa sua frase sarebbe poi stata applicata anche in campo sentimentale.

Il film è un caleidoscopio di situazioni, tra tradimenti, delusioni, equivoci. Si assiste alla fine di matrimoni e di convivenze di lunga data, e alla crisi di una storia d’amore apparentemente solida e felice. Il tutto provocato dalla scoperta di una bugia, più o meno innocua.

“Tu mi nascondi qualcosa” è formato da tre episodi, incentrati sui temi della poligamia, del tradimento, e della mancanza di fiducia. A legare il tutto, l’amore, sentimento che cambia, si evolve, porta a toccare vette altissime di piacere ma può anche spezzare il cuore.

Il film risulta nel complesso godibile, divertente e in alcuni passaggi anche commovente. Non è una semplice commedia romantica, ma piuttosto una sincera e riuscita rappresentazione delle difficoltà una coppia deve affrontare ogni giorno. Perché il difficile non è tanto trovarsi e innamorarsi, ma restare insieme!

In un cast artistico di assoluto livello, ci piace sottolineare la prova della brava e poliedrica Stella Egitto, che conferma, nel ruolo solo sulla carta più leggero di Linda Angel, quanto di buono fatto vedere di recente al cinema e in tv. continua su

http://paroleacolori.com/tu-mi-nascondi-qualcosa-un-film-corale-che-va-oltre-la-commedia/

73) Io c’è

Il biglietto da acquistare per “Io c’è” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Io c’è ” è un film di Alessandro Aronadio. Con Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini, Massimiliano Bruno. Commedia, 100′. Italia, 2018

Sinossi:

Massimo Alberti (Leo) ha creduto nel miracolo italiano e poi si è imbattuto nella crisi: il suo bed & breakfast perde colpi (e denari) e la sorella Adriana (Buy) è convinta che sia incapace di fare alcunché di valido. È allora che Massimo si rende conto che le sue vicine, un gruppo di suorine tanto scaltre quanto pie, hanno trovato la soluzione per un business esentasse: affittare le stanze del convento a fronte di un’offerta volontaria, sulla quale l’Agenzia delle Entrate non può rivalersi perché il convento cade sotto la definizione legale di “luogo di culto”. Da lì all’inventarsi un culto che trasformi il bed & breakfast in luogo tax free, per Massimo il passo è breve.

Recensione :

Oggi, in Italia e nel mondo, risulterebbe più “strana” una persona che professa una granitica fede religiosa o un giovane imprenditore che, pur di evitare il fallimento e non pagare le tasse, decide di inventarsi una propria religione?

Per gli spettatori credenti il quesito potrebbe inizialmente apparire provocatorio se non blasfemo, ma chiunque, dotato di un minimo di ironia e di senso critico, sarà stimolato ad andare oltre le apparenze, e riflettere sulla questione.

Alessandro Aronadio, al suo terzo lungometraggio, decide di compiere una scelta rischiosa e azzardata, dando vita a una pellicola sulle religioni e la fede, senza pregiudizi, ma semplicemente con l’obiettivo di raccontare e accendere un dibattito costruttivo.

“Io c’è”, come ha precisato lo stesso regista in conferenza stampa, non è un film religioso ma si rivela inaspettatamente profondo e intenso.

La prima parte è brillante, divertente e nonostante l’impronta cinica e politicamente scorretta mai offensiva. La seconda, invece, si sposta su una dimensione più filosofica ed esistenziale, affrontando i temi della morte e della libertà di cura. Nel complesso, il film è equilibrato, dissacrante e provocatorio nei modi giusti. continua su

http://paroleacolori.com/io-c-e-commedia-ironica-e-dissacrante-ma-mai-volgare/

108 ) Pitza e Datteri

pitza e datteri

Il biglietto d’acquistare per “Pitza e Datteri” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre
“Pitza e Datteri” è un film del 2015 diretto da Fariborz Kamkari, scritto da Antonio Leotti, Fariborz Kamkari, con Giuseppe Battiston, Maud Buquet, Mehdi Meskar, Hassani Shapi, Giovanni Martorana, Esther Elisha, Gaston Biwolè, Monica Zuccon, Hafida Kassou.
Dell’Islam e soprattutto dei suoi fedeli cosa conosciamo realmente?Come vivono durante il giorno? In Italia esistono tanti comunità islamiche e ogni giorno tanti italiani si convertono.
L’Islam fa davvero paura o forse possiamo anche sorriderci sopra?
Con questa domande e idee in mente il regista Kamkari porta lo spettatore a Venezia, all’interno della piccola comunità guidata dal presidente Karim (Shapi) e composta anche da italiani convertiti come il veneziano Bepi (Battiston) che guida la sua personale crociata contro l’avidità delle banche e la corruzione dei costumi della nostra società.
Una comunità scossa e soprattutto turbata dalla presenza della bella parrucchiera turco-francese Zara(Buquet) che si rifiuta di sottostare alle leggi islamiche decidendo di aprire un salone di bellezza al posto della moschea e mettendo così in crisi gli uomini costretti a chiamare il giovane Iman il Saladino(Meskar). Saldino, orfano di genitori, cresciuto con i talebani durate la guerra afghana all’inizio pensa di poter applicare a Venezia il codice di comportamento da islamico integralista.
Ma la bellezza di Venezia, i colori e i profumi d’Italia possono cambiare anche il più duro degli integralisti. Così Saladino venuto per mettere ordine nella comunità si ritrova trasformato, aperto alla novità e alla modernità addirittura in contrapposizione con lo stesso Bepi che invece appare il più talebano della comunità. Un paradosso che conferma quanto non sia una fede religiosa a determinare la personalità e virtù di un uomo, bensì la sua anima.
Un film dal potenziale interessante, ma che poi nell’intreccio e sviluppo narrativo perde slancio e incisività diventando si una commedia ironica e garbata, ma senza avere la forza di graffiare e soprattutto di scuotere avendo un ritmo troppo compassato e lento e con una regia seppure pulita di taglio televisivo, ma troppo basico e scolastico.
Un cast professionale e lodevole per l’impegno e passione con un Battiston divertente, ma privo di quel mordente e quid necessari a rendere memorabili i personaggi , rischiando invece in alcuni casi momenti di risultare retorici e scontati.
Il finale sicuramente la parte più riuscita del film dimostra come le apparenze e pregiudizi possano essere fuorvianti e di come esista il volto buono dell’Islam con cui è possibile dialogare.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Pitza and Dates” are: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Pitza and Dates” is a film of 2015 directed by Fariborz Kamkari, written by Antonio Leotti, Fariborz Kamkari, with Giuseppe Battiston, Maud Buquet, Mehdi Meskar, Hassani Shapi, Giovanni Martorana, Esther Elisha, Gaston Biwolè, Monica Zuccon, Hafida Kassou .
Islam and above all of his faithful know what really? How do they live during the day? In Italy there are many Islamic communities and every day many Italians are converted.
Islam is really scary, or maybe we can smile at above?
With this in mind the questions and ideas Kamkari director takes the viewer in Venice, in the small community led by President Karim (Shapi) and also composed Italian converted as the Venetian Bepi (Battiston) riding his personal crusade against ‘greed of the banks and the corruption of morals of our society.
A community shaken and especially disturbed by the presence of beautiful hairdresser turkish-French Zara (Buquet) who refuses to submit to Islamic laws and decided to open a beauty salon instead of the mosque and thus putting in crisis men forced to call the young Iman Saladin (Meskar). Saldino, lost his parents, grew up with the Taliban times the Afghan war beginning in Venice think you can apply the code of conduct to be Islamic fundamentalist.
But the beauty of Venice, the colors and scents of Italy can change even the hardest of hardliners. So Saladin came to bring order in the community finds himself transformed, opened the novelty and modernity even in contrast with the same Bepi instead appears as Taliban community. A paradox that confirms what is not a religion to determine the personality and virtues of a man, but his soul.
A film by interesting potential, but then in the interweaving and narrative loses momentum and impact is becoming an ironic comedy and polite, but not having the strength to scratching and above all to shake having a pace too stiff and slow and with a direction albeit clean cutting television, but too basic and school.
A professional cast and commendable for their commitment and passion with a Battiston fun, but without the bite and quid necessary to make memorable characters, however in some cases risking moments of rhetorical and be discounted.
The final certainly the most successful film shows how appearances and prejudices can be misleading and exists as the good side of Islam with which you can communicate.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html