109) Nevermind

“Nevermind” è un film di Eros Puglielli. Con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Paolo Romano. Commedia, 110′. Italia 2018

Sinossi:

Uno psicologo investito una, due e tre volte da un carro attrezzi, un avvocato ossessionato dall’intimo, una babysitter senza bambino, un imprenditore senza capitale, un aspirante cuoco paranoico si incrociano per le strade di Roma. Vittime della follia del prossimo e dell’assurdità umana, a turno proveranno a fare fronte alle contingenze, fuggendole o sopportandole fino a soccombere.

Recensione :

Arriva nelle sale “Nevermind” di Eros Puglielli, uno dei film rivelazione della Festa del cinema di Roma 2018, intrigante, curioso, particolare, psichedelico, “quasi impossibile da definire”, stando alle parole dello stesso regista.

Film a episodi – tre -, formula per tradizione poco fortunata al box office di casa nostra ma che qui funziona alla perfezione, “Nevermind” spiazza a partire dalla sceneggiatura, potente, stralunata, bizzarra, cinica, feroce, dalla sua totale assenza di buonismo, dal desiderio di essere realistico piuttosto che politicamente corretto.

Al centro del racconto multiplo ci sono i meandri più nascosti e oscuri della mente umana, un’amara quanto sconvolgente indagine psicologica con sfumature tragicomiche sulla nostra società, personaggi surreali e grotteschi (magistralmente interpretati da un cast esperto e talentuoso). continua su

“Nevermind”: quando la commedia è sopra le righe, insensata, inattesa

73) Io c’è

Il biglietto da acquistare per “Io c’è” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Io c’è ” è un film di Alessandro Aronadio. Con Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini, Massimiliano Bruno. Commedia, 100′. Italia, 2018

Sinossi:

Massimo Alberti (Leo) ha creduto nel miracolo italiano e poi si è imbattuto nella crisi: il suo bed & breakfast perde colpi (e denari) e la sorella Adriana (Buy) è convinta che sia incapace di fare alcunché di valido. È allora che Massimo si rende conto che le sue vicine, un gruppo di suorine tanto scaltre quanto pie, hanno trovato la soluzione per un business esentasse: affittare le stanze del convento a fronte di un’offerta volontaria, sulla quale l’Agenzia delle Entrate non può rivalersi perché il convento cade sotto la definizione legale di “luogo di culto”. Da lì all’inventarsi un culto che trasformi il bed & breakfast in luogo tax free, per Massimo il passo è breve.

Recensione :

Oggi, in Italia e nel mondo, risulterebbe più “strana” una persona che professa una granitica fede religiosa o un giovane imprenditore che, pur di evitare il fallimento e non pagare le tasse, decide di inventarsi una propria religione?

Per gli spettatori credenti il quesito potrebbe inizialmente apparire provocatorio se non blasfemo, ma chiunque, dotato di un minimo di ironia e di senso critico, sarà stimolato ad andare oltre le apparenze, e riflettere sulla questione.

Alessandro Aronadio, al suo terzo lungometraggio, decide di compiere una scelta rischiosa e azzardata, dando vita a una pellicola sulle religioni e la fede, senza pregiudizi, ma semplicemente con l’obiettivo di raccontare e accendere un dibattito costruttivo.

“Io c’è”, come ha precisato lo stesso regista in conferenza stampa, non è un film religioso ma si rivela inaspettatamente profondo e intenso.

La prima parte è brillante, divertente e nonostante l’impronta cinica e politicamente scorretta mai offensiva. La seconda, invece, si sposta su una dimensione più filosofica ed esistenziale, affrontando i temi della morte e della libertà di cura. Nel complesso, il film è equilibrato, dissacrante e provocatorio nei modi giusti. continua su

http://paroleacolori.com/io-c-e-commedia-ironica-e-dissacrante-ma-mai-volgare/

31) A Casa Tutti Bene

Il biglietto da acquistare per “A casa tutti bene” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“A casa tutti bene ” è un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino. Drammatico, 105′. Italia, 2018

Sinossi:

Pietro e Alba festeggiano cinquant’anni d’amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniugi, prole, zie e cugine per un’isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi.

Recensione:

Quante volte ci siamo trovati a rispondere, parlando con conoscenti e amici, alla temutissima domanda: “E a casa come va?” con un neutro e disimpegnato: “Stanno tutti bene, grazie”.

Per quanto non si possa vivere senza – e probabilmente, dovendo scegliere, finiremmo sempre per riprendere ognuno la nostra -, non esiste in natura vaso di Pandora peggiore da scoperchiare di quello familiare. Se poi la famiglia è grande e allargata, meglio ridurre il tempo della convivenza allo stretto indispensabile…

Gabriele Muccino, dopo dodici anni trascorsi negli Stati Uniti, tra alti e bassi, è tornato a casa determinato a riprendere le fila del suo modo di fare cinema e a raccontare le dinamiche di coppia e le relazioni familiari nella nostra società.

“A casa tutti bene” può essere considerato come una sorta di summa dei suoi tre film italiani precedenti (“L’ultimo bacio”, “Ricordati di me”, “Baciami ancora”), divenuta urgente dopo la lunga parentesi a stelle e strisce.

Costruito seguendo uno schema narrativo classico, lo spettatore è consapevole che, dopo aver conosciuto i protagonisti chiamati a raccolta sull’isola di Ischia per festeggiare le nozze d’oro dei patriarchi Pietro (Marescotti) e Alba (Sandrelli), e aver partecipato alla toccante cerimonia e al felice momento conviviale successivo, dovrà sorbirsi anche uno tsunami nevrotico e familiare, sconvolgente quanto prevedibile. Uno tsunami di parole ed emozioni. continua su

http://paroleacolori.com/a-casa-tutti-bene-le-contraddizioni-di-una-grande-famiglia/

211) Dove non ho mai abitato

Il biglietto da acquistare per “Dove non ho mai abitato” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Dove non ho mai abitato” è un film di Paolo Franchi. Con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti. Drammatico, 97′. Italia, 2017

Sinossi:
Massimo (Gifuni) è il delfino e il “figlio putativo” di Manfredi (Brogi), celebre architetto della Torino bene. Francesca (Devos) è la figlia del luminare, anche lei architetto di talento, ma che con grande disappunto del padre ha deciso di abbandonare la professione e trasferirsi in Francia con suo marito. Quando Francesca torna a Torino per fargli visita, Manfredi le affida l’incarico di portare a termine la ristrutturazione di una magnifica villa alle porte della città, affiancando Massimo nell’impresa. Il celebre architetto non sa – o forse lo spera – che fra i due nascerà una forte attrazione, dovuta anche alle similitudini caratteriali.

Recensione:

Qual è il modo migliore di affrontare la vita, usare la testa o seguire il cuore? Bisogna scappare dalle emozioni come dalla Peste oppure abbracciarle? E avere una vita agiata, materialmente parlando, da adulti è sufficiente a dirsi soddisfatti e considerare avverati i sogni di gioventù?

Sono tutte domande che prima o dopo siamo portati a porci, ricalcando almeno in parte le orme del Sommo Poeta: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”.

La crisi esistenziale è un topos molto utilizzato in letteratura come al cinema, un tema che dà il là alla scrittura di storie incentrate sulla fragilità dell’uomo e sulle sue contraddizioni. Molto spesso, alla crisi esistenziale si accompagna anche quella sentimentale.

È quanto accade nel nuovo film di Paolo Franchi, “Dove non ho mai abitato”, opera coraggiosa e, temiamo, anche poco commerciale, che con il suo profuma d’antico e di nostalgico rievoca, per stile, linguaggio e messa in scena, un’altra epoca cinematografica.

Classica, elegante, struggente e malinconica, questa è una storia dove i sentimenti, i silenzi e gli sguardi dei due protagonisti dominano sulle parole e sui dialoghi, anche se questi sono costruiti con talento. continua su

http://paroleacolori.com/dove-non-ho-mai-abitato-quando-gli-sguardi-e-silenzi-veicolano-emozioni/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

80) In Treatment- Stagione Finale

” In Treatment” è una serie ideata da Hagai Levi. Con Sergio Castellitto, Margherita Buy, Domenico Diele, Brenno Placido, Giulia Michelini, Giovanna Mezzogiorno. Drammatico. 2013-2017

3 stagioni – 35 episodi a stagione

Essere teledipendenti, per alcuni, è una vera e propria patologia, qualcosa di poco sano.

Ma è davvero così sbagliato amare mamma TV? La risposta, se chiedete a Sky, sarà no, tanto da aver puntato con sempre maggior insistenza sul settore, producendo anche serie in proprio.

Una di queste è “In treatment”, ideata in origine dall’israeliano Hagai Levi e poi brillantemente proposta in America con protagonista l’intenso Gabriel Byrne per tre stagioni.

Dal 17 maggio 2013 lo spettatore italiano ha avuto modo di conoscere lo psicanalista dottor Giovanni Mari (Sergio Castellitto) e di entrare dentro la sua vita personale e soprattutto professionale assistendo, come terzo incomodo, alle sedute settimanali con i suoi pazienti.

Le prime due stagioni sono state un grande successo di pubblico e di critica, e nell’ormai famoso studio sono sfilati volti noti come Valeria Golino, Michele Placido, Barbora Boboulova, Isabella Ferrari, Valeria Bruni Tedeschi

“In treatment” ha in parte cambiato le regole delle serie TV, sancendo la superiorità della parola sull’azione ed esaltando il talento del singolo attore, chiamato a dare anima e corpo al proprio personaggio rimanendo seduto sul divano.

La sceneggiatura – accurata, attenta, profonda, incisiva – si è da subito rivelata la vera forza della serie. A questa va aggiunta la novità di accendere i riflettori sulla figura del terapeuta, che fino ad oggi aveva avuto un ruolo secondario al cinema e in TV.

La seconda stagione si era chiusa con la sofferta decisione del dottor Mari di abbandonare la professione, interrompere la complessa e conflittuale terapia ventennale con il suo mentore Anna De Sanctis (Maglietta) e separarsi dalla moglie, lasciando scosso e incuriosito lo spettatore.

A partire dal 25 marzo scopriremo finalmente cos’è successo. Su Sky Atlantic andrà infatti in onda la terza e ultima stagione della serie – e per chi non potesse seguire le uscite settimanali il sabato, ci sono diversi altri modi per non perdere neppure un episodio.

Accanto a Castellitto, un cast di altissimo livello e completamente rinnovato: Margherita Buy (Rita), Domenico Diele (Padre Riccardo), Giulia Michelini (Bianca), Giovanna Mezzogiorno (Adele, la nuova psicoanalista di Mari) e Brenno Placido (Luca).

Tra le novità, l’introduzione di due nuovi personaggi, Padre Riccardo e Bianca, che contraddistinguono l’adattamento italiano rispetto a tutte le altre versioni. È la prima volta che questo accade in quella che è stata definita anche dal creatore Hagai Levi, la migliore versione internazionale del format “Be Tipul”. continua su

http://paroleacolori.com/serie-tv-sky-in-treatment-stagione-finale/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

236) Due Partite

2 partite
“Due partite” è uno spettacolo teatrale di Cristina Comencini, regia di Paola Rota, con Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua.
E’ in scena fino al 29 novembre al teatro “Ambra Jovinelli” di Roma.

E’ il tempo che ci cambia o siamo noi a modificare gli usi e costumi con la scusa di quest’ultimo?
Una cosa però possiamo affermarla con una certa sicurezza la donna è in continua evoluzione, noi uomini invece recitiamo sempre lo stesso copione.

La condizione della donna negli ultimi decenni è mutata assumendo con merito ruoli e prestigio anche fuori dalle mura di casa.

Negli anni cinquanta la donna era chiamata a essere il perno del focolare domestico ed essere madre e moglie al servizio dell’esigente marito e dei capricciosi figli.
La donna era costretta a mettere da parte i propri sogni e aspirazioni limitandosi solo a fantasticare e spettegolare con le amiche magari una volta alla settimana durante un the o una partita a carte.

Una partita a carte che diventa scusa per mostrare cosa le donne provano e pensano nel privato e in assenza degli uomini.

Quattro donne, mogli e madri che confessano l’uno con l’altra liberando i rispettivi armadi di segreti e aspirazioni e soprattutto cercando di riprendersi il proprio spazio e libertà individuale.
Una commedia agrodolce divisa in due atti freschi, vivaci e intensi che regalano allo spettatore risate e spunti di riflessioni. Magari un testo che tende a strizzare più l’occhio al pubblico femminile per i temi trattate, ma in vero anche allo spettatore maschile più ottuso non può non esserne colpito.
Un primo atto di denuncia e di lotta nei confronti del conformismo borghese e di un maschilismo che per molto tempo ha tenuto lontano la donna da ruoli e incarichi importanti.
Invece un secondo in cui le nuove generazioni, le figlie, pur potendo contare su diverse e differenti opportunità e soprattutto emancipate dal punto di vista lavorativo ed economico continua a non essere davvero libere nello spirito. Condizionate delle proprie nevrosi, paure nel crearsi una famiglia. Incutono timore all’uomo a causa della forte personalità e carisma. Lo spettatore s’interroga chi siano in fondo più felici tra madri e figlie.

Cambiano interpreti e regista e per una volta il nuovo adattamento convince e diverte allo stesso modo se non di più.
La regia di Paola Rota è di buon livello, esperta e brava a mettere a suo agio le interpreti ed esaltandone le qualità e formando un gruppo unito e coeso. Mette in scena una versione oseremo più “pop” dello spettacolo che è azzeccato e soprattutto condivisa dal pubblico.

Caterina Guzzanti e Paola Minaccioni confermano una recitazione solida, asciutta e nello stesso tempo creativa e capace di saper alternare e coniugare alla perfezione i tempi comici a quelli più malinconici.

Giulia Michelini al suo esordio teatrale mostra una buona naturalezza sul palco e capace di utilizzare le sue potenzialità e talento per affrontare con successo anche questa sfida. E’ sicuramente da menzionare la sua apprezzabile vis comica durante il primo atto.

È però Giulia Bevilacqua, per il sottoscritto, la vera sorpresa artistica di ieri sera. L’attrice romana si rivela il valore aggiunto dello spettacolo per merito di una perfomance brillante, puntuale, ricca di sfumature e intensa che seppure di poco si distingue dal resto dell’affiatato e convincente cast.
Il tempo corre e tutto si evolve e la donna cerca di rimanere al passo con i tempi costretta ad aspettare sempre il proprio ritardatario e ottuso uomo.

Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Two games” is a play by Cristina Comencini, directed by Paola Rota, with Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua.
E ‘on stage until 29 November to theater “Amber Jovinelli” of Rome.

And ‘the time we change or we are to change the customs and traditions under the guise of the latter?
One thing we can assert with some confidence the woman is constantly changing, we men instead recite the same script.

The status of women in recent decades has changed with taking about roles and prestige even outside the walls of the house.

In the fifties, she was called to be the pivot of the home and be a mother and wife to serve the demanding husband and capricious children.
The woman was forced to set aside their dreams and aspirations limited only to fantasize and gossiping with friends maybe once a week during a tea or a game of cards.

A card game that becomes an excuse to show what women feel and think in private and in the absence of men.

Four women, wives and mothers who confess to each other by releasing the respective cabinets of secrets and aspirations and especially trying to recover its space and individual freedom.
A bittersweet comedy divided into two acts, fresh, lively and intense that give the viewer laughter and food for thought. Maybe a text which tends to squeeze the most eye to women for the themes dealt with, but also true to the male viewer dullest can not not be affected.
A first act of protest and struggle against the bourgeois conformism and a machismo that has long kept away from the woman roles and important positions.
Instead, a second in which the younger generation, the daughters, while relying on various and different opportunities and above all emancipated from the point of view business and economic is still not really free spirit. Conditioned their neuroses, fears in starting a family. Frightening the man because of the strong personality and charisma. The spectator wonders who they are basically happier between mothers and daughters.

Change interpreters and director and for once the new adaptation impresses and amuses the same if not more.
Directed by Paola Rota is of good quality, skilled and good to put at ease the interpreters and enhancing the quality and forming a united and cohesive group. It stages a version dare more “pop” of the show that is apt and especially shared by the public.

Caterina Guzzanti and Paola Minaccioni confirm a solid acting, dry and at the same time creative and capable of being able to switch between and combine perfectly the comic timing to the more melancholy.

Giulia Michelini his theatrical debut shows good natural on stage and able to utilize the capacity and talent to successfully face this challenge. And ‘certainly mention his remarkable comic vein in the first act.

It is, however, Giulia Bevilacqua, for myself, the real surprise artistic yesterday evening. The Roman actress proves the added value of the show thanks to a brilliant performance, precise, nuanced and intense albeit slightly differs from the rest dell’affiatato and convincing cast.
Time is running and everything evolves and the woman tries to keep pace with the times forced to wait more and its laggard and dull man.

123 ) Torno indietro e Cambio Vita

torno indietro e cambio vita

Il biglietto d’acquistare per “Torno indietro e Cambio Vita” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio  4) Ridotto 5) Sempre

“Torno indietro e Cambio vita” è un film del 2015 diretto da Carlo Vanzina, scritto da Carlo e Enrico Vanzina, con : Raoul Bova, Giulia Michelini, Ricky Memphis, Max Tortora, Paola Minaccioni, Michela Andreozzi.

Se avessi fatto quello, Se avessi detto questo, Se avessi fatto quella telefonata..

Uno, cento, mille volte “Se”, quante volte da soli nella nostra camera abbiamo fatto questo perverso gioco sforzandomi di immaginare come sarebbe cambiata la nostra vita compiendo una scelta invece di un’altra.

La vita è un continuo “Sliding Doors” in cui tutto muta tranne rare eccezioni: il vero amore.

Dite che sono troppo un vecchio romantico? Forse, ma evidentemente sono in buona compagnia visto che i fratelli Vanzina hanno deciso raccontare questo profondo sentimento nella loro nuova commedia. Una commedia che parte nel 2015 dove conosciamo la coppia formata da Marco(Bova) e Giulia(Michelini), insieme da 25 anni e apparentemente felici con il figlio Umberto. Marco è innamorato di Giulia, ha un bel lavoro e come amico del cuore ha Claudio (Memphis )conosciuto sui banchi di scuola.

Sembra la vita perfetta fino a quando una sera Giulia gli comunica che vuole la separazione perché ritiene conclusa la loro storia e soprattutto perchè innamorata di un altro uomo. Per Marco è il classico fulmine a cielo sereno, disperato e cacciato di casa arriva a maledire il giorno in cui ha conosciutola moglie sognando di poter tornare indietro per poter cambiare la sua vita.

Un improvviso incidente stradale riporta Marco e Claudio indietro nel tempo fino a 1990 ai tempi di scuola. Dopo l’iniziale smarrimento i due amici capiscono l’opportunità di poter risolvere i lori rispettivi problemi personali avendo l’esperienza di due quarantenni. Per Marco diventa prioritario evitare di innamorarsi nuovamente di Giulia e di evitare qualsiasi contatto, anche a costo di risultare scontroso, antipatico e strano. Tali comportamenti se da una parte non fermano la giovane Giulia che come da “copione” rimane colpita da Marco, destano invece sconcerto e situazioni tra il grottesco e il divertente tra il ragazzo e i suoi genitori Aldo(Tortora) e Patrizia(Andreozzi) preoccupati per la salute mentale del figlio. Invece per Claudio salvare la madre Giuditta(Minaccioni) dall’alcoolismo

Una sceneggiatura nata da una idea carina e poi sviluppata in maniera basica, semplice, senza grandi pretese mostrando si limiti sia nell’intreccio narrativo che nel pathos quasi assente, ma risultando comunque leggera, pulita e calibrando la giusta dose di amarcord risulta apprezzabile e divertente per il pubblico…. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/?p=9843

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante Tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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the Ticket purchase for “I go back and change life” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“I go back and change life” is a film of 2015 directed by Carlo Vanzinas, written by Carlo and Enrico Vanzinas, with: Raoul Bova, Giulia Michelini, Ricky Memphis, Max Tortora, Paola Minaccioni, Michela Andreozzi.

If I had done that, if you said this, If I had made that call ..

A hundred, a thousand times “If”, how many times alone in our room we did this perverse game forcing myself to imagine how it would change our lives making a choice instead of another.

Life is a continuous “Sliding Doors” in which everything changes with rare exceptions: true love.

You say you are too old romantic? Maybe, but apparently they are in good company because the brothers Vanzinas decided to tell this deep feeling in their new comedy. A comedy that starts in 2015 where we know the couple formed by Marco (Bova) and Giulia (Michelini), together for 25 years and seemingly happy with his son Umberto. Mark is in love with Julia, has a good job and as a friend of the heart Claudio (Memphis) met at school.

It seems the perfect life until one evening Giulia him that want separation because it believes ended their history and especially because in love with another man. Marco is the classic bolt from the blue, desperate and out of the house gets to curse the day he conosciutola wife dreaming of being able to go back to change her life.

A sudden accident reports Marco and Claudio back in time to 1990 in the days of school. After the initial confusion the two friends understand the opportunity to solve their personal problems values ​​having the experience of two forties. Marco becomes a priority not to fall in love again with Giulia and avoid any contact, even at the cost of being grumpy, unpleasant and strange. Such behavior on the one hand does not stop the young Giulia as “script” is hit by Marco, instead arouse bewilderment and situations between the grotesque and the fun between the boy and his parents Aldo (Tortora) and Patrizia (Andreozzi) worried the mental health of the child. Instead Claudio save the mother Judith (Minaccioni) alcoholism

A script came from a cute idea and then developed in a basic, simple, unpretentious showing limited both in interweaving narrative pathos almost absent, but out however slight, clean and calibrating the right amount of Amarcord is valuable and fun for the public …. more on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite all”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

 

173.Il Bosco

michelini

Lo confesso, tornare a scrivere di fiction italiana dopo aver visto True Detective è complicato.
Mi sento come Icaro, come un angelo caduto dal cielo o se volete come un bambino a cui hanno tolto improvvisamente un bel giocattolo.
Il genere giallo e la Tv italiana hanno bei trascorsi insieme:Gino Cervi con Maigret, Ubaldo Lay con il tenente Sheridan e oggi Zingaretti con Montalbano.
Oggi i gusti del teledipendente sono cambiati, diventano più esigenti e complicati.
Scrivere un giallo non è da tutti. Inchiodare lo spettatore davanti alla TV è ancora più difficile.
Ormai si tende a mescolare più generi, non esiste più il thriller classico.
Pietro Valsecchi e la Taodue hanno lanciato la sfida con “Il Bosco” mini serie in 4 puntate presentata ieri sera in anteprima al Roma Fiction Fest con protagonista Giulia Michelini.
Giulia Michelini è Nina Ferrari una giovane professoressa di psicologia che dopo aver studiato all’estero decide di tornare a casa per insegnare e soprattutto sperando di risolvere il mistero della scomparsa della madre Cecilia avvenuta anni prima.
Un evento che condiziona fortemente la ragazza, causandole crisi d’ansia che la costringono a prendere continuamente psicofarmaci.
La fiction parte subito in “quarta” con la scena di una drammatica fuga nel bosco di una ragazza inseguita da un misterioso uomo mascherato con un coltello(se avete visto il film “Scream”, potete farvi un’ idea del cattivo”) sotto gli occhi sconvolti di Nina.
La ragazza di nome Samantha si scoprirà essere una studentessa del campus universitario. Nina intuisce che dietro quella fuga, si nasconde un mistero e si offre d’aiutare la ragazza, ma che verrà brutalmente uccisa prima che si possano incontrare.
Le indagini sono condotte dall’ispettore Damiani (Andrea Sartoretti) che non sottovaluta l’ipotesi omicidio avanzata da Nina.
I primi sospetti ricadono su Alex Corso(Claudio Gioè), ex galeotto condannato per l’omicidio della fidanzata vent’anni prima e ritornato in paese con sete di rivincita.
Ninna si scontra da una parte con la realtà del campus, luogo di misteri e segreti e dall’altra con un problematico rapporto con il padre Pietro , ricco industriale(Marescotti) deciso a risposarsi con l’ambigua e avida Sandra Ceccarelli.
Il Bosco ha l’ambizione d’essere contemporaneamente thriller e paranormale, ma il mix almeno nella prima puntata non è risultato convincente. La sceneggiatura presenta dei limiti nell’intreccio e non sempre i dialoghi appaiano credibili e realistici.
Lo spettatore dovrebbe subito entrare, secondo le aspettative degli autori, in pieno pathos narrativo e coinvolto dai personaggi e dall’atmosfera tra il noir e dark, ma ciò non avviene.
I personaggi sono sovra caricati determinando così una tensione narrativa eccessiva nei toni e nello sviluppo.
Giulia Michelini si cimenta in un ruolo difficile, buttandosi nella storia con talento e intensità attraverso la sua usuale recitazione “nervosa” e di pancia, ma non sempre riesce a convincere e far nascere il coinvolgimento con il pubblico.
Nina è un personaggio tormentato dal passato e dalla perdita della madre, ci vuole “freddezza”e distacco per renderlo credibile e l’attrice romana, seppure di valore, tende in alcune a sovraccaricare la recitazione.
E’ancora la prima puntata, probabilmente il personaggio subirà evoluzioni, limitandoci a quello che abbiamo visto, possiamo dire che Giulia Michelini è promossa con riserva.
Il resto del cast composto da apprezzati professionisti è sicuramente di qualità, ma è presto per esprimere un giudizio definitivo, ma al momento presentano più luci che ombre.
Alla fine della prima puntata lo spettatore magari non sarà rimasto incantato, ma probabilmente continuerà a seguirlo anche solo per sapere che fine faccia la nostra protagonista dispersa nel “bosco”.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

I confess, I go back to writing fiction Italian after seeing True Detective is complicated.
I feel like Icarus, as a fallen angel from heaven, or if you like a child who has suddenly taken a nice toy.
The yellow kind and have beautiful Italian Tv spent together: Maigret with Gino Cervi, Ubaldo Lay with Lieutenant Sheridan and today Zingaretti with Montalbano.
Today couch potato tastes have changed, become more demanding and complicated.
Write a yellow is not for everyone. Nailing the viewer in front of the TV is even more difficult.
Now we tend to mix genres, there is no longer the classic thriller.
Pietro Valsecchi and Taodue have laid down the gauntlet with “Il Bosco” mini series in 4 episodes presented yesterday evening premiere at the Rome Fiction Fest starring Giulia Michelini.
Giulia Michelini Nina Ferrari is a young psychology professor who, after having studied abroad he decided to return home to teach and especially hoping to solve the mystery of the death of his mother Cecilia took place years earlier.
An event which strongly influences the girl, causing anxiety crisis that forced her to take drugs continuously.
The drama starts immediately in the “fourth” with the scene of a dramatic escape in the woods of a girl being chased by a mysterious masked man with a knife (if you have seen the movie “Scream”, you can make a ‘bad idea’) under the horrified eyes of Nina.
The girl named Samantha turns out to be a student of the university campus. Nina realizes that behind the escape, hides a mystery and offers of help the girl, but to be brutally murdered before they can meet.
The surveys are conducted by the inspector Damiani (Andrea Sartoretti) that does not underestimate the murder hypothesis advanced by Nina.
The first suspicion falls on Alex Corso (Claudio Joey), a former convict sentenced for the murder of his girlfriend twenty years earlier and returned to town with a thirst for revenge.
Ninna collides with reality on one side of the campus, a place of mysteries and secrets and the other with a problematic relationship with his father Peter, a rich industrialist (Marescotti) decided to remarry with the ambiguous and greedy Sandra Ceccarelli.
The Bosco has the ambition to be at the same time and paranormal thriller, but the mix at least in the first episode was not convincing. The script has its limitations and is not always in the interweaving dialogues appear credible and realistic.
The viewer should immediately get in, according to the expectations of the authors, in full pathos narrative and the characters involved and the atmosphere between noir and dark, but it does not.
The characters are over-loaded thus causing excessive tension in tone and narrative development.
Giulia Michelini engages in a difficult role, throwing himself into history with talent and strength through his usual acting “nervous” and belly, but not always able to persuade and give birth to her involvement with the public.
Nina is a character haunted by the past and the loss of his mother, it takes “coldness” and detachment to make it believable and the Roman actress, although of value, it tends to overload in some acting.
It is still the first episode, the character probably will undergo changes, limiting ourselves to what we have seen, we can say that Giulia Michelini is promoted conditionally.
The rest of the cast consists of esteemed professionals is definitely quality, but it is early to make a definitive judgment, but at the moment have more lights than shadows.
At the end of the first episode the viewer is left enchanted maybe not, but it probably will continue to follow him even to know that the end face of our hero lost in the “forest”