47) La doppia vita di Madeleine Collins

Il biglietto d’ acquistare per “ La doppia vita di Madeleine Collins” è: Omaggio

“La doppia vita di Madeleine Collins” è un film del 2021 scritto e diretto da Antoine Barraud, con : : Virginie Efira, Quim Gutiérrez, Bruno Salomone, Jacqueline Bisset, Nadav Lapid.
Sinossi:
Judith conduce una frenetica doppia vita tra la Svizzera e la Francia. Da una parte c’è Abdel, con il quale ha una bambina, dall’altra Melvil, con il quale ha due figli più grandi. Un po’ alla volta però questo delicato equilibrio basato su bugie, segreti e continui andirivieni, comincia ad incrinarsi. Intrappolata, Judith decide di fuggire da tutto ma la situazione precipita e va fuori controllo.
Recensione:
Le bugie hanno le gambe corte dice un saggio proverbio.
Tutti mentono citando il cinico Dr House.
Potremmo aprire un infinito simposio morale /filosofico sulle diverse sfumature e tipologie di bugie e se siano giustificabili le bugie dette per un bene superiore.
C’è differenza di gravità se il bugiardo è un uomo o una donna?
Ed ancora se un uomo ha una doppia vita, figli, matrimoni è sovente un mascalzone. E se fosse invece una donna ad avere segreti inconfessabili ?
“Madeline Collins” di Antonie Barraud in concorso alle Giornate degli Autori prova a dare una risposta a questi controversi e delicati quesiti mettendo in scena un thriller psicologico dove la bellezza e personalità di Virgine Efira non sono però sufficienti a salvare da una complessiva mediocrità un progetto inadeguato alle aspettative artistiche di partenza.
Judith è moglie, madre, traduttrice affermata. E’ il prototipo della femminista e della donna realizzata. Peccato che Judith abbia deciso di “raddoppiare” questa perfezione , dividendosi contemporaneamente con due famiglie.
Judith ha pianificato tutto nei dettagli, muovendosi in agilità tra la Svizzera e Francia senza mostrare fatica, incertezza, dubbi.
Inizialmente ci si convince la sensazione che le due famiglie siano “ignare” della doppia vita di Judith, chiuse nelle rispettive botte costruite con bravura e furbizia dalla donna.
Lo spettatore è colpito dalla freddezza e capacità di mentire della donna, capace d’uscire da qualsiasi situazione od impasse.
Ci si interroga perché questa donna abbia scelto di correre il rischio di perdere tutto.
Virginie Efira è brava nel calarsi nei panni di Judith, una donna indecifrabile quanto dolce ed appassionata allo stesso tempo.
L’intreccio narrativo dopo un inizio promettente in cui suspense e colpi di scena si alternano magistralmente illudendoci di poter vedere un film originale e con una donna nelle inedite vesti di “mascalzone”, la storia si perde, inciampa nei suoi stessi segreti e non detti.
Un cortocircuito di bugie che si rivela decisamente insostenibile alla lunga sotto ogni aspetto, facendo “deragliare” la storia da thriller di genere ad melodramma familiare stiracchiato .
Efira nonostante l’impegno profuso non è in grado di tenere la “barra dritta” di un film in caduta libera, cedendo anche lei alla distanza.
Judith mente per amore, solitudine, generosità o financo per un sentimento di folle noia?
Lo spettatore alla fine del film trarrà le sue personali considerazioni, dicendo addio Judith ed augurando una vita più semplice a Madeleine Collins..

39) Only the animals

il biglietto d’acquistare per “Only the animals” è : di pomeriggio

“Only the animals” è un film di Dominik Moll. Con Denis Ménochet, Valeria Bruni Tedeschi, Damien Bonnard, Laure Calamy, Nadia Tereszkiewicz. Thriller, 113′. Francia, Germania 2019

Sinossi:

Una donna scompare e un’intensa nevicata cancella le sue tracce. Cinque persone vengono individuate come possibili colpevoli. Ciascuna di loro nasconde un segreto ma la verità è lontana dal villaggio alpino dove è avvenuta la sparizione.

Recensione:

L‘uomo propone e Dio dispone, recita il detto. I non credenti, però, inorridendo all’idea di dover rinunciare al proprio libero arbitrio, sono più propensi a credere che a condizionare le loro vite siano il caso, il destino, il fato. Certo è che tutto è collegato, con reazioni che corrispondono ad azioni.

Dominik Moll fa sua questa laica riflessione scrivendo insieme a Gilles Marchand la sceneggiatura di “Only the animals – Storie di spiriti amanti”, un noir psicologico articolato e ambizioso, che si articola in cinque capitoli, o se preferite cinque diverse prospettive partendo dal medesimo punto: la misteriosa scomparsa della ricca e volubile Evelyne.

Segreti, tradimenti, truffe on-line, amori lesbo sono alcuni degli ingredienti del ricco quanto controverso menu predisposto dai due sceneggiatori, convinti di riuscire con la varietà e il mistero a tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona fino all’ultimo fotogramma. continua su

32) Californie

Il biglietto d’acquistare per “Californie” è : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Californie” è di Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman. Con Khadija Jaafari, Ikram Jaafari, Maria Amato. Drammatico, 81′. Italia 2021

Sinossi

Jamila è una ragazza marocchina che vive in una città portuale dell’Italia del Sud. A 9 anni ha sogni, modelli di riferimento e curiosità per la vita, ma le difficoltà e il senso di emarginazione che prova quando è con i suoi coetanei la induriscono e la rendono sempre più diffidente. Comincia allora ad idealizzare il suo Paese d’origine, dove dichiara di voler tornare, e lascia la scuola per andare a lavorare a tempo pieno nel negozio “Californie”, per poter diventare un giorno una brava parrucchiera.

Recensione:

Avevamo già avuto modo di apprezzare alla Festa del cinema di Roma nel 2018, con il film “Butterfly”, il talento e la creatività del duo registico formato da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, capace di raccontare la realtà con uno stile semplice ma coinvolgente e toccante, mescolando documentario e finzione.

Il sodalizio artistico e la formula vincente si ripetono in “Californie”, presentato in concorso alle Giornate degli Autori. Un progetto girato nell’arco temporale di cinque anni, incentrato sul tema dell’integrazione giovanile nel Sud Italia.

Anche questa volta, il lavoro è ambizioso e meticoloso, vista la scelta di mostrare “in presa diretta”, nel corso del tempo, le trasformazioni fisiche e caratteriali e le scelte di vita compiute da Jamila (Jaafari). Il risultato è un’opera veramente immersiva, che solo raramente trasmette la sensazione di “artefatto” o premeditato.

La vita della giovane protagonista è scandita da diverse fasi. Nella prima, forse la più bella e positiva, la vediamo a nove anni allenarsi nella palestra di Torre del Greco, sognando di ripetere le gesta di Irma Testa (che appare in un breve cameo), seguita in modo paterno dallo stesso maestro di pugilato. continua su

35) Lovely Boy

Il biglietto d’acquistare per “Lovely Boy” è : Omaggio (Con Riserva)

“Lovely Boy” è un film di Francesco Lettieri. Con Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Enrico Borello, Daniele Del Plavignano, Riccardo De Filippis. Drammatico, 133′. Italia 2021

Sinossi:

Nic, in arte Lovely Boy, è l’astro nascente della scena musicale romana. Tatuaggi e talento puro, forma insieme all’amico Borneo la XXG, un duo lanciato verso il successo. Risucchiato in una spirale di autodistruzione, Nic è perso e trascinato dagli eventi che lo porteranno fino a un punto di rottura: potrà fare i conti con se stesso solo lontano da tutto quel rumore. In una comunità di recupero sulle Dolomiti che accoglie persone che come lui sono cadute nel baratro della droga, tenterà faticosamente di ritrovarsi, condividendo la grande solitudine che si porta dentro.

Recensione:

Gli appartenenti alla mia generazione, i nati tra fine anni ’70 e inizio anni ’80 diciamo, che si sono immedesimati nei personaggi di “Trainspotting” di Irvine Welsh, portati sullo schermo in modo indimenticabile da Danny Boyle, e hanno visto nel corso degli anni attori, cantanti, sportivi di ogni genere rovinarsi per colpa della droga potranno trovare qualcosa di interessante in “Lovely Boy”, film di chiusura delle Giornate degli autori?

Difficilmente – non me vogliano il regista Francesco Lettieri e il buon cast. Purtroppo il film è una minestra riscaldata, per un certo tipo di pubblico; una buona minestra, certo, ma già provata in così tante versioni da risultare giocoforza sciapa. E le due novità della storia – la musica trap e i social – cambiano poco o nulla in una trama prevedibile, già vista.

“Lovely Boy” si rivolge ai giovani, e su di loro ha buone chance di fare presa. Visto anche che punta quasi tutto sulla fisicità e il carisma di Andrea Carpenzano, attore romano in rapida ascesa, e di Ludovica Martino, che il pubblico ha imparato ad apprezzare prima di tutto nella serie cult “Skam”.

I due si ritrovano dopo aver recitato insieme nel film “Il campione” (qui la mia recensione). E confermano una buona intensa, alchimia e complementarità attoriale. La coppia piace e allo stesso tempo fa disperare, viste le dinamiche sentimentali che si sviluppano tra i loro personaggi. continua su

85) Il Silenzio Grande

Il biglietto d’acquistare per “Il Silenzio Grande” : Ridotto

“Il Silenzio Grande” è un film di Alessandro Gassman. Con Massimiliano Gallo, Margherita Buy, Marina Confalone, Antonia Fotaras, Emanuele Linfatti. Commedia, 106′. Italia, Polonia 2021

Sinossi:

Napoli. Villa Primic, che è stata un tempo un’abitazione di prestigio con vista su Capri, sta per essere messa in vendita. A deciderlo è stata Rose, moglie del noto scrittore Valerio, in parte sostenuta dai figli. L’unico che non vorrebbe lasciare la dimora è proprio Valerio il quale ha il sentito ma discreto appoggio della domestica divenuta ormai una di famiglia. Ma Valerio si è chiuso per troppo tempo nel suo mondo fatto di libri per poter davvero partecipare alle decisioni che vengono prese.

Recensione:

La parola è d’argento, il silenzio è d’oro, recita il detto. Ma se nella vita di tutti i giorni applicare questa massima può rivelarsi utile, paradossalmente, in famiglia, può produrre l’effetto contrario. Perché i rapporti familiari sono materia complicata; qualsiasi piccola incomprensione, se passata sotto silenzio e non affrontata, può provocare disastri.

Lo spiega in modo perfetto Bettina (interpretata da una straordinaria Marina Confalone), cameriera nonché confidente, al professor Valerio (Gallo): “Si inizia con piccoli silenzi e poco alla volta non si parla più, costruendo il silenzio grande tra i componenti di una famiglia”.

“Il silenzio grande” di Alessandro Gassmann, presentato alle Giornate degli autori di Venezia, versione cinematografica del testo di Maurizio De Giovanni, già portato dal regista a teatro, e una versione toccante, poetica, ironica e malinconica del film “The Others” e una romantica de “Il sesto senso”.

Un’opera delicata, garbata, commovente, che trova il giusto equilibrio drammaturgico, emozionale e stilistico nel portare al cinema un testo teatrale, sfruttando il nuovo mezzo per amplificare alcuni elementi, come ad esempio Villa Primic, vero e proprio personaggio, che la scenografia permette di svelare poco a poco. continua su

83) Una Relazione

Il biglietto d’acquistare per “Una Relazione” è : di pomeriggio

“Una relazione” è un film di Stefano Sardo. Con Guido Caprino, Elena Radonicich, Thony, Freddy Drabble, Giacomo Mattia. Commedia, 110′. Italia 2021

Sinossi:

Tommaso e Alice, musicista lui, attrice lei, stanno insieme da quindici anni, con solo una breve pausa. Per gli amici sono una coppia più che solida e quindi tutti si sorprendono all’annuncio che hanno deciso di lasciarsi. Lo faranno gradualmente, non solo perché possiedono un appartamento in comune, comprato grazie a un mutuo, ma soprattutto perché vogliono conservare un rapporto di amicizia.

Recensione:

Gli over30 di oggi, al cinema e nella vita reale, sono quelli del lavoro precario, dell’indecisione sentimentale e del timore di farsi una famiglia. Più comodo e semplice interpretare il ruolo degli eterni Peter Pan che assumersi delle responsabilità.

I pochi “eroi” che scelgono la vita di coppia e la convivenza, si trovano a un certo punto davanti a un dubbio amletico: fare un figlio oppure lasciarsi. E l’indecisione, in questo caso, rischia di far saltare gli equilibri e le sicurezze anche dei più innamorati.

“Una relazione” di Stefano Sardo, presentato a Venezia nelle Giornate degli Autori, ci mostra il lento quanto straziante logorio della coppia formata da Tommaso (Caprino) e Alice (Radonicich). I due sembrano complici e uniti, gli amici li invidiano, ma in realtà insieme sono ormai infelici perché lei desidera un figlio e lui non è così convinto.

Il film parte dalla fine, ovvero dall’inaspettato annuncio fatto agli amici della loro volontà di lasciarsi. In modo graduale, però, senza strappi o sofferenze inutili, e impegnandosi a restare amici. Una dichiarazione di intenti che, per quanto lodevole, appare al pubblico come difficilmente attuabile…

“Una relazione” è una pellicola generazionale, attuale, moderna, sincera, intensa sul piano emozionale ma complessivamente prevedibile a livello drammaturgico. La trama sembra riprendere quella di altri film che potremmo definire “di genere”, incentrati su una generazione cronicamente incapace di essere felice ma bravissima a complicarsi la vita.

La sceneggiatura di Stefano Sardo e Valentina Gaia, che molto probabilmente attingono alle rispettive biografie, è agrodolce; i protagonisti ben caratterizzati sul piano emotivo e caratteriale. L’alternarsi sulla scena delle due prospettive funziona, e lo spettatore finisce per sentirsi vicino talvolta a Tommaso, talvolta ad Alice. continua su

79) Welcome Venice

Il biglietto da acquistare per “Welcome Venice” è:
 Ridotto

“Welcome Venice” è un film di Andrea Segre. Con Paolo Pierobon, Andrea Pennacchi, Roberto Citran, Ottavia Piccolo. Drammatico, 100′. Italia 2021

Sinossi:

Pietro e Alvise sono i due eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca, l’isola più popolare di Venezia. Si scontrano nel cuore della trasformazione inarrestabile che sta cambiando la vita e l’identità di Venezia e della sua gente: l’impatto sempre più profondo del turismo globale ha modificato il rapporto stesso tra città e cittadini, tra casa e vita e la pandemia ha reso ancora più evidente questa crisi. Pietro, nonostante fatiche e solitudini, vorrebbe continuare a pescare moeche, i granchi tipici della laguna; Alvise vede invece nella loro casa di Giudecca lo strumento ideale per ripartire tentando di entrare nell’élite del potere immobiliare che governa la città. Il loro scontro coinvolge tutta la famiglia in un racconto corale di come sta cambiando il nostro mondo.

Recensione:

Fin dalle origini dell’umanità, a cominciare dai biblici Caino e Abele, la storia è piena di litigi, incomprensioni e odio tra fratelli. Come potrà raccontarvi chi ha la (s)fortuna di averne uno, andare sempre d’amore e d’accordo è impresa titanica, praticamente impossibile. Si discute per soldi, per amore, per gelosia.

“Welcome Venice” di Andrea Segre, film di apertura delle Notti Veneziane, lo spazio off delle Giornate degli Autori, scrive una nuova pagina di questa storia infinita, attraverso le vicende di Pietro (Pierobon) e Alvise (Pennacchi), eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca.

In una Venezia che porta tutti i segni della pandemia, dei lockdown e della mancanza di turisti, i fratelli incarnano due stili di vita e due modi di essere e di pensare totalmente diversi. E hanno idee diametralmente opposte su cosa fare della loro attività.

Pietro e Alvise, negli anni, hanno compiuto scelte diverse, allontanandosi irrimediabilmente. Il primo, dopo essere stato in carcere, ha scelto di lavorare come pescatore di moeche insieme al fratello maggiore Tony (Citran). Il secondo ha messo su un fiorente business di locazione immobiliare per turisti. Poi è arrivata la pandemia, mettendo tutto in stand-by.

Adesso che il peggio sembra passato, Alvise vorrebbe ristrutturare la vecchia casa di famiglia, trasformandola in un residence di lusso, ma al progetto si oppongono Tony e Pietro…

Narrativamente parlando, “Welcome Venice” è la rilettura veneziana dell’ever green “Fratelli coltelli”, ma lo spettatore mai come in questo caso fatica a schierarsi con uno dei due contendenti. Entrambi i fratelli sono infatti mossi da legittime e solide motivazioni: Pietro, carattere spigoloso e ombroso, vede nella casa l’unica certezza della sua vita e non riesce a immaginarsi altrove. Alvise, invece, è ambizioso e cerca, utilizzando questo bene in disuso, un riscatto sociale ed economico. continua su

30) Corpus Christi

Il biglietto da acquistare per “Corpus Christi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Corpus Christi”è un film di Jan Komasa. Con Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel, Tomasz Zietek, Barbara Kurzaj. Titolo originale: Boże Ciało. Drammatico, 115′. Polonia, Francia 2019

Sinossi:

Il ventenne Daniel scopre una vocazione spirituale mentre sconta la sua pena in un centro di detenzione, vocazione che però si scontra con il suo passato. Uscito dall’istituto trova lavoro come carpentiere in una piccola città, ma al suo arrivo viene scambiato per il nuovo parroco. La comparsa di questo giovane e carismatico predicatore diventa l’occasione per la comunità, scossa da una tragedia avvenuta qualche tempo prima, di ricominciare.

Recensione;

La “crisi vocazionale” è uno dei grandi problemi che sta affrontando la Chiesa cattolica in questo inizio di terzo millennio. I giovani che decidono di farsi preti sono in netto calo, e quelli che si dimostrano interessati non necessariamente hanno un curriculum immacolato…

“Corpus Christi” di Jan Komasa, ispirato a fatti realmente accaduti e presentato alle Giornate degli autori di Venezia 2019, racconta utilizzando il genere della commedia drammatica la realtà culturale, spirituale e morale della Polonia di oggi. Un Paese contraddittorio e molto diverso rispetto all’idea che ne abbiamo noi.

Protagonista del film è il ventenne Daniel (Bielenia) che, cresciuto nella violenza e nell’illegalità, sente “la chiamata” durante gli anni di riformatorio. Vorrebbe frequentare il seminario, ma la sua fedina penale sporca glielo impedisce.

Arrivato in un piccolo paese per lavorare come carpentiere, approfitta dell’ambigua situazione e dell’ingenuità degli abitanti per fingersi prete. Daniel conquista la stima e il rispetto dell’intera comunità, scossa da quando un tragico incidente è costato la vita a nove persone.

La sceneggiatura è intensa, provocatoria, spiazzante, dissacrante e allo stesso tempo commovente. Pet toni e tempi, il film ricorda uno spettacolo teatrale, e questo da una parte è un bene ma dall’altro si riflette sul ritmo, rallentandolo parecchio. continua su

148) Oasis

Il biglietto da acquistare per “Oasis” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio*. Ridotto. Sempre.

“Oasis” è un film di Ivan Ikic. Con Marusa Majer, Goran Bogdan, Marijana Novakov, Valentino Zenuni, Tijana Markovic. Drammatico, 121′. Slovenia, Paesi Bassi, Francia, Bosnia-Herzegovina 2020

Sinossi:

Al suo arrivo in un istituto per persone con disabilità mentali, Maria diventa amica di Dragana, con la quale condivide la stessa impetuosità. La loro relazione viene sconvolta quando scoprono di essere entrambe innamorate dell’introverso Robert. Le due trasformano il loro giocare a nascondino in qualcosa di sempre più pericoloso. Estromessi per sempre dalla società, i tre desiderano indipendenza e contatti umani. Spinti da sentimenti mai provati, tra desideri e invidie, le loro azioni impulsive rompono il delicato equilibrio imposto dalle asfissianti regole dell’istituto e portano a una serie di conflitti e misure disperate alla ricerca di una qualsiasi via d’uscita.

Recensione:

Esistono vincoli e limiti all’amore? Ovviamente no. Ma “la scintilla” può scattare anche tra due pazienti di una struttura psichiatrica? E in un contesto così particolare può svilupparsi addirittura un triangolo amoroso?

Ancora una volta la risposta è si. I reparti psichiatri e i centri d’igiene mentale, al di là dei pregiudizi che le persone “sane” possono avere su di loro, sono abitati da uomini e donne che, come tutti, desiderano amare ed essere amate. Perché l’amore non guarda la cartella clinica, prima di colpire qualcuno. continua su

133) Guida romantica ai posti perduti

Il biglietto da acquistare per “Guida romantica a posti perduti” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Guida romantica ai posti perduti” è un film di Giorgia Farina. Con Clive Owen, Jasmine Trinca, Irène Jacob, Andrea Carpenzano, Teco Celio, Edoardo Gabbriellini. Drammatico, 106′. Italia 2020

Sinossi:

Benno e Allegra: lui ha superato i cinquanta, è inglese e beve come un dannato; lei, vent’anni di meno, è una blogger di viaggi, con molta fantasia. Entrambi vivono mentendo e non hanno alcuna intenzione di cambiare. Vicini di casa senza essersi mai conosciuti, tutto cambia il giorno in cui lui sbaglia pianerottolo. Il caso porta la strana coppia in una fuga verso posti perduti o dimenticati dove, sostenendosi a vicenda, si riscoprono l’una grazie all’altro.

Recensione:

Quando il nostro equilibrio mentale viene meno, facendoci scoprire deboli, fragili, soli, molto spesso reagiamo chiudendoci, anche fisicamente, al mondo. Lo sanno bene Benno e Allegra, i protagonisti di “Guida romantica a posti perduti” di Giorgia Farina, evento speciale delle Giornate degli autori a Venezia.

I protagonisti del film sono due persone infelici, che non si conoscono nonostante siano vicini di casa da sei anni. Un incontro casuale dà il là a un road movie alla ricerca di luoghi sconosciuti e unici in giro per l’Italia e l’Europa.

La storia è intrisa di sofferenza, dolore e abbandono ma ha anche elementi freschi e briosi e un tocco favolistico che non guasta. La sceneggiatura firmata da Giorgia Farina e Carlo Salsa è piuttosto classica nella struttura e lineare nello sviluppo, ma contiene anche quel tocco umanità e malinconia che permettono allo spettatore di apprezzare ciò che vede. continua su

“Guida romantica a posti perduti”: un viaggio catartico per due anime sole