50) Elvis

“Elvis” è un un film di Baz Luhrmann. Con Tom Hanks, Austin Butler, Luke Bracey, Dacre Montgomery, Richard Roxburgh. Biopic. USA 2022

Sinossi

Nascita, crescita, apoteosi e inizio di declino di Elvis Aaron Presley, il mito di più generazioni, vengono raccontati e riletti dal punto di vista del suo manager di tutta una vita: il Colonnello Tom Parker. È lui che accompagna, con voce narrante e presenza in scena, la dirompente ascesa di un’icona assoluta della musica e del costume mentre si impegna, apertamente ma anche in segretezza, per condizionarne la vita con il fine di salvaguardare la propria.

Recensione:

Negli ultimi anni Hollywood si è buttato a capo fitto sui biopic delle leggende musicali – “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer e Dexter Fletcher del 2018 e “Rocketman“, sempre di Fletcher, del 2019 due recenti esempi riusciti del filone

Ma se raccontare la vita di un mito è complicato, figurarsi quella del Re! Baz Luhrmann ha deciso di cimentarsi nella sfida, portando sul grande schermo la parabola di Elvis Presly, dalla nascita all’apoteosi fino all’inizio del declino. Era una sfida complessa ed eccitante, e c’era grande attesa a Cannes.  continua su

11) Il Ritratto del Duca

Il biglietto d’acquistare per “Il Ritratto del Duca” è : Ridotto (Con Riserva)

“Il Ritratto del Duca” è un film del 2020 di Roger Michell. Con Helen Mirren, Jim Broadbent, Fionn Whitehead, Aimee Kelly,  Craig Conway, Simon Hubbard. Commedia, 96′. Gran Bretagna 2020

Sinossi:

Newcastle, 1961. Kempton Bunton ha sessant’anni e qualcosa da dire, sempre. Contro il governo, contro la stupidità, contro l’ingiustizia sociale soprattutto, che combatte come Robin Hood nella Contea di Nottinghamshire. Ma la battaglia più strenua è quella domiciliare con Mrs. Bunton, la consorte inasprita dalla vita e dalla morte prematura della loro figlia. Kempton scrive drammi che nessuno leggerà e si batte con la BBC per abolire il canone agli anziani e ai veterani di guerra. Metà del tempo lo passa a opporsi, il resto a cercare un lavoro. Per contribuire all’economia familiare, il figlio minore ruba alla National Gallery il ritratto del Duca di Wellington. Rimproverato il suo ragazzo per il gesto, Kempton ne diventa complice chiedendo un riscatto al governo inglese da reinvestire in opere di bene. L’imprevisto, però, è dietro l’angolo…

Recensione:

La cronaca è spesso foriera di notizie che abili sceneggiatori o sagaci produttori sono poi capaci di trasformarli in progetti cinematografici di successo. Ci sono storie che, abilmente romanzate, diventano film briosi, brillanti e spumeggianti, capaci di conquistare il pubblico e anche la critica.

È il caso, pronostichiamo, di “Il ritratto del duca” (The Duke) di Roger Michell, già regista del cult “Notting Hill”, presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2020 e candidato a diventarne una delle pellicole più amate.

Protagonista della storia un sessantenne inglese, Kempton Bunton, la cui massima aspirazione è scrivere drammi teatrali, restio alle responsabilità del lavoro e felice che la moglie paghi le bollette. Un gentile mascalzone che però porta avanti anche battaglie socialmente utili come quella per l’abolizione del canone della BBC per gli over65. E che si troverà suo malgrado coinvolto nel furto di un celebre quadro conservato alla National Gallery di Londra, il ritratto del Duca di Wellington…continua su

3) La Crociata

“La Crociata” è un film di Louis Garrel. Con Laetitia Casta, Joseph Engel, Louis Garrel. Commedia. Francia 2021

Sinossi:

Abel, Marianne e il figlio di 13 anni Joseph vivono a Parigi. La loro esistenza tranquilla viene sconvolta quando Abel e Marianne scoprono che Joseph ha venduto di nascosto oggetti di valore dalla casa di famiglia per finanziare un misterioso progetto ecologico che lui e i suoi amici hanno in Africa. Stanno per salvare il pianeta.

Recensione:

Spesso “noi adulti” ci lamentiamo dei giovani, considerandoli edonisti, egoisti, poco interessati alle problematiche sociali, civili e politiche. Menefreghisti. Ma è davvero così oppure, la nostra, non è che una rappresentazione miope di un mondo multiforme che conosciamo poco?

Una risposta divertente, sorprendente e creativa ci arriva da “La crociata”, il nuovo film di e con Louis Garrel, presentato in anteprima quest’estate a Cannes nella nuova sezione Cinema per il clima.

Onestamente nutrivo più di una perplessità sul progetto, ma per “spirito di servizio” ho deciso di dar credito all’attore e regista francese qui in versione ambientalista. Ebbene è stata una piacevole sorpresa. continua su

107) Halloween Kills

Il biglietto d’acquistare per “Halloween Kills” è : Neanche regalato

“Halloween Kills” è un film del 2021 diretto da David Gordon Green, scritto da David Gordon Green, Danny McBride, Scott Teems

Interpreti e Personaggi
Jamie Lee Curtis
Laurie Strode
Anthony Michael Hall
Tommy Doyle
Judy Greer
Karen
Kyle Richards
Lindsey Wallace
Andi Matichak
Allyson
Dylan Arnold
Cameron Elam

Nick Castle
Michael Myers
Sinossi
Halloween Kills, film diretto da David Gordon Green, riprende la storia da dove era rimasta nel capitolo precedente con Michael Myers intrappolato nella casa in fiamme, mentre Laurie Strode (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e la nipote Allyson (Andi Matichak) scappano via a bordo di un’auto, dopo aver fatto l’autostop. Ma Michael è ancora vivo e lo scopriranno a loro spese i vigli del fuoco accorsi a spegnere l’incendio nell’edificio.
Nel frattempo Laurie viene portata d’urgenza in ospedale, a causa delle ferite da lama riportate, e, non sapendo cosa stia accadendo sul luogo dell’incendio, crede di aver finalmente ucciso il suo incubo di un’intera vita. Il suo sollievo, però, viene spazzato via dalla notizia che i pompieri sono tutti morti, ferocemente uccisi dal maniaco omicida.
Questa volta, però, Laurie è pronta a fermare il male per sempre, preparando tutta la cittadina di Haddonfield a dare la caccia a Michael. Le donne della famiglia Strode, insieme a un gruppo di sopravvissutati alla follia omicida dei Myers, mettono su un gruppo di vigilanti, che setacciano la città alla ricerca dell’uomo mascherato, determinati a farlo fuori definitivamente.

Recensione
Provo un sincero imbarazzo nel dover “stroncare” il secondo episodio dell’attesa trilogia di “Hallowen” che ha visto Jamie Lee Curtis rindossare i panni di Laurie Strode, proprio nel giorno in cui l’attrice americana riceverà il Leone d’oro alla Carriera.
Ma se il primo episodio presentato nel 2018 alla Festa del Cinema di Roma aveva complessivamente soddisfatto i nostalgici puristi della saga puntando tutto sul ritorno della Lee Curtis e del vecchio Michael.
Tre anni dopo a Venezia 2021, l’effetto amarcord non è più bastevole nel nascondere il “buco” narrativo di una storia inverosimile, inconsistente e caotica.
“Halloween Kills” tenta registicamente d’unire, mescolare scene e personaggi iconici del primo leggendario Halloween con il sequel che riparte come storia da dove ci eravamo lasciati.
Michael destinato a bruciare dentro la casa e Laurie ferita quasi mortalmente trasportata in ospedale dalla figlia e nipote.
Un’idea creativa potenzialmente interessante sebbene si punti ancora tutto o quasi sull’effetto revival.
Un “accanimento” emotivo che si rivela alla lunga ripetitivo, retorico quanto stucchevole.
“Halloween Kills” non ci prova neanche a formulare uno straccio d’idea nuova, fresco , originale.
Gli autori hanno preferito “infarcire” lo script di brutali omicidi, splatter e brutalità senza dargli un senso , un contesto narrativo e respiro cinematografico.
I due mantra ripetuti istericamente da tutti i personaggi sono: “il male va estinto oggi”.
“Michael Myers deve essere ucciso, fermato ad ogni costo dai cittadini , perché il sistema alias le forze dell’ordine hanno fallito”.
Due concetti che sulla carta evocano contrasto politico, crisi sociale, complessità politica, vengono invece articolati nello script in un modo stereotipato e retorico. Pii ulteriormente banalizzati e sviliti come fossero degli slogan quando recitati dagli interpreti.
Un disastro narrativo e registico a cui si unisce purtroppo anche quello recitativo in cui non si salva nessuno dalla “mattanza” non provocata dalla diabolica furia di Micheal.
“Halloween Kills” delude i fan , gli amanti del genere e provocando un fastidioso sbadiglio al resto del pubblico.
L’unico augurio possibile che con il terzo episodio si cambi radicalmente registro artistico perché la furia omicida di Michael potrebbe abbattersi sulla produzione e cast.

95) Belle

Il biglietto d’acquistare per “Belle” è : Sempre (Con Riserva)

“Belle” è un film d’animazione di Mamoru Hosoda. Con Kaho Nakamura, Rina Izuta, Tina Tamashiro, Kôji Yakusho, Sometani Shôta. Animazione, 122′. Giappone 2021

Sinossi:

Suzu, una liceale di 17 anni, vive nelle campagne della Prefettura di Kochi con il padre, dopo aver perso la madre in giovane età. La prematura perdita ha fatto chiudere Suzu in se stessa e l’ha allontanata dal padre e dalla cosa che più amava fare: cantare. Dopo aver capito che scrivere musica è il suo unico scopo nella vita, Suzu scopre un mondo virtuale noto come U, dove assume il ruolo di Belle, un avatar che in poco tempo le permette di diventare una cantante di fama mondiale. La comparsa di una misteriosa creatura, un drago, nell’universo virtuale la porterà a vivere una mirabolante avventura…

Recensione:

La vita di tutti giorni può essere mediamente complessa, faticosa, piena di delusioni, insoddisfacente. Gli adulti sono obbligati a fare di necessità virtù e sopportarla, non fosse altro che per senso di responsabilità.

Ma se sei una timida liceale in una cittadina periferica del Giappone, che vive sola col padre dopo che la madre è morta sacrificandosi per una bambina in pericolo, allora il quotidiano può apparirti davvero insostenibile.

“Belle” del maestro dell’animazione nipponica Mamoru Hosoda arriva a Londra dopo aver incantato il pubblico ai Festival di tutto il mondo (cominciando da Cannes)

Hosoda affronta con delicatezza e umanità tematiche universali e attualissime come l’elaborazione del lutto, il bullismo, il timore di non essere all’altezza delle aspettative degli altri e dei propri sogni e la conseguente “fuga” dietro uno schermo. Tanti temi, ma tutto sviluppati alla perfezione nella sceneggiatura.

E c’è di più, perché in “Belle” viene inserito anche il tema della violenza sui minori in ambito familiare, attraverso una personale rielaborazione della fiaba “La Bella e la Bestia”.

Suzu ha un talento nascosto: ha una voce bellissima, ma si vergogna a esibirsi in pubblico. Così, come molti coetanei incompresi, emarginati, arrabbiati o semplicemente annoiati, decide di costruirsi un’identità virtuale nell’universo virtuale di U, e diventa Belle. In poco tempo, grazie al suo talento, Belle diventa una stella, ma i demoni sono arrivati anche in questo pacifico mondo altro. continua su

42) La Scuola Cattolica (Edoardo Albinati)

“La scuola cattolica” è un romanzo scritto da Edoardo Albinati e pubblicato da Rizzoli nel marzo 2016.

Sinossi:

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell’epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant’anni ha custodito i segreti di quella “mala educacion”. Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per l’ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: “Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?”. Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l’amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose.

Recensione:

Da piccolo ho “servito” messa. Si, caro lettore, ho fatto il chierichetto.

 Per un paio d’anni  alle scuole elementari  ho frequentato l’Istituto dei Salesiani

Anch’io come Edoardo Albinati, potrei  raccontarvi della mia esperienza e ricordi in una scuola cattolica. Ma ve lo risparmio.

Dover  leggere “La scuola cattolica” di Albinati  va vista, vissuta  come  una dura  forma di espiazione dei propri peccati ..anche letterari.

Lungi da me criticare i giurati del Premio Strega, non avendo né  titoli , cultura ed esperienza.  Ma da orgoglioso “diversamente ignorante” mi chiedo se davvero abbiano letto tutte le mille e duecento pagine del romanzo di Edoardo  Albinati nell’assegnargli la vittoria.

Come “La Scuola Cattolica” abbia potuto vincere il prestigioso “Premio Strega” rimarrà credo un mistero…della fede tra i giurati di quell’anno.

Dopo aver visto in anteprima a Venezia 78 l’adattamento cinematografico, rimanendo piuttosto tiepido sull’esito artistico, registico e soprattutto narrativo del film.

Questi miei dubbi mi hanno spinto a leggere il romanzo,  gentile regalo della collega ed amica Giulia Bianconi.

Dopo 15 giorni di faticosa e noiosa lettura, il verdetto / giudizio è secco quanto netto : chiedo scusa agli sceneggiatori del film. Da un testo del genere era davvero difficile se non impossibile tirare fuori una sceneggiatura di “senso compiuto”.

Certo ci può interrogare sulla necessità, opportunità da parte dei produttori di voler adattare cinematograficamente un romanzo “abile” nell’ elevare “la supercazzola” ad un  bestseller letterario.

Inutile girarci intorno, a nostro modesto parere, “La Scuola Cattolica” è una supercazzola autoriale, irritante , saccente e logorroica.  

Si è travolti da  fluviale , irritante flusso di pensieri, ricordi, citazioni con cui Albinati   ha voluto “deliziare” il lettore,  già stanco e provato dopo  le  prime duecento pagine del romanzo.

“La Scuola Cattolica”  ci appare come “il nulla narrativo” elevato a romanzo autobiografico avendo come “pretesa drammaturgica “ la tragica fatalità che Albinati avesse come compagni di classe al San Leone Magno, due dei tre responsabili del famigerato fatto di cronaca del “ massacro del Circeo”.

Si fatica a comprendere lo scopo ultimo del testo,  il messaggio ed il senso di questo viaggio della memoria che Albinati ha deciso di percorrere con tutti noi.

“La Scuola Cattolica”  vorrebbe essere una sorta di “Zibaldone” leopardiano  strutturato su tre linee guide principali: l’ego smisurato di Albinati,  la tragedia del Circeo e gli anni 70 rivisti ed analizzati sempre secondo l’occhio e morale dell’autore.

Uno Zibaldone di cui non si sentiva bisogno, almeno in questa forma e portata di pagine.

Edoardo Albinati è in assoluto un talentuoso scrittore, uomo intelligente e padrone dello stile e della lingua, ma in questo è rimasto vittima del suo narcisismo letterario e personale non rendendosi conto come la struttura narrativa del romanzo fosse  insostenibile per un lettore medio.

“La Scuola Cattolica” si rivela cosi una lettura dispersiva, caotica, autoreferenziale, indigesta e soprattutto  incomprensibile per lunghi passaggi.

“L’incontinenza” verbale di Alibinati concretizzatasi in 1200 pagine dimostra poco rispetto e cura nei riguardi del lettore.

Un lettore rassegnato a soccombere di fronte alla mole ingiustificata di parole, ricordi e riletture di fatti non rilevanti e/o poco funzionali ad un racconto che poteva essere racchiuso quanto meno con la metà delle pagine.

Albinati ha vinto con questo romanzo  il “Premio Strega”, invece il povero lettore ha visto le streghe leggendolo. Almeno  il sottoscritto spera d’aver acquisito  cristianamente  qualche punto nella strada per  salvezza …almeno in campo letterario.

84) Dune

Il biglietto d’acquistare per “Dune” è : Di pomeriggio

“Dune” è un film di Denis Villeneuve. Con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Zendaya, Dave Bautista, Stellan Skarsgård, Charlotte Rampling. Avventura, 155′. USA 2021

Sinossi:

In un lontano futuro, controllato da un impero interstellare, vige una sorta di feudalesimo e ogni feudo è governato da una casa nobiliare. Paul Atreides, giovane brillante e dotato di talento, si trasferisce sull’inospitale pianeta Arrakis, noto anche come Dune, insieme al padre, il Duca Leto, alla madre Lady Jessica e ad alcuni consiglieri. Il loro obiettivo è assicurare un futuro al loro popolo, ma il pianeta è nel mirino di tutte le forze dell’universo, per via di una delle sue risorse (una spezia capace di liberare tutte le potenzialità della mente umana)…

Recensione:

Probabilmente era scritto nelle stelle, è il mio karma o semplicemente il direttore Barbera sta cercando di vendicarsi per tutte le lettere aperte che gli ho indirizzato nel corso degli anni. Non si spiega, altrimenti, la concentrazione di film capaci di mettermi in crisi in concorso e fuori concorso a Venezia 2021.

“Dune”, che arriverà al cinema il 16 settembre (prima di due parti), è probabilmente una delle pellicole più attese dell’anno. E io, come spesso accade, non solo non amo particolarmente la fantascienza ma non ho né letto il romanzo omonimo di Frank Herbert né visto interamente il primo adattamento dello stesso, diretto da David Lynch nel 1984.

Insomma, potrete capire il mio imbarazzo e le mie difficoltà a cimentarmi con questa recensione, perché ognuna delle mie parole rischia di risultare inadeguata, leggera o incauta per chi ha una maggiore conoscenza di questo universo, di questa storia, di questi personaggi. Puristi e fan avvisati…continua su

80) La ragazza di Stillwater

Il biglietto da acquistare per “La ragazza di Stillwater” è:
 Omaggio (con riserva)

“La ragazza di Stillwater” è un film di Tom McCarthy. Con Abigail Breslin, Matt Damon, Camille Cottin, Deanna Dunagan, Robert Peters. Titolo originale: Stillwater Drammatico, 140′. USA 2021

Sinossi:

Bill Baker, operaio petrolifero dell’Oklahoma, arriva a Marsiglia per stare vicino alla figlia Allison, da cinque anni in carcere dopo la condanna per un omicidio che dice di non aver commesso. Nel tentativo di dimostrare l’innocenza della figlia, Bill, frenato dalle incomprensioni linguistiche e culturali, s’imbatte nell’attrice Virginie, dalla quale si fa aiutare per traduzioni e ricerche. Poco alla volta l’uomo ritrova il rapporto con Allison, alla quale fa spesso visita in carcere, e avvia una relazione con Virginie e la figlia Maya, nella quale vede l’occasione per redimersi dalle sue mancanze di padre. L’ossessione per il destino della figlia, però, rischia di mettere a repentaglio la sua nuova vita

Recensione:

Un mix tra celebri saghe cinematografiche – “Il Giustiziere della notte” e “Token” -, legal drama e romanticismo. La regia di un premio Oscar come Tom McCarthy. La première ufficiale nella patria del glamour, il Festival di Cannes. Basta questo per decretare il successo di un film?

“La ragazza di Stillwater” è un film complessivamente godibile, intenso, emozionante, ma anche lungo e dispersivo in alcuni passaggi. Oltre due ore di durata sono oggettivamente troppe, la storia sarebbe potuta essere raccontata in molto meno tempo.

Più che un thriller, la pellicola di McCarthy è la dolorosa parabola esistenziale del protagonista, Bill Baker, classico americano di mezza età, taciturno, religioso, dal passato burrascoso. A mandarlo avanti è la volontà di dimostrare l’innocenza della figlia Allison, condannata al carcere in Francia per un omicidio che dice di non avere commesso.

“La ragazza di Stillwater” porta avanti il classico motivo del padre costretto a vestire i panni dell’investigatore/giustiziere di fronte a un sistema giudiziario inerte. L’elemento originale è che Bill va “in trasferta”, non parla francese, e per questo si muove con goffaggine. Un americano a Marsiglia, per parafrasare il titolo del celebre film di Minnelli. continua su

56) Mandibules

Mandibules - Due uomini e una mosca - Film (2020) - MYmovies.it

Quando inizi a seguire i Festival  con una certa costanza e ripetitività  è inevitabile , quasi spontaneo instaurare  rapporti amicali con  gli altri colleghi.
Gli inviati festivalieri hanno caratteri comuni a te: occhiaie, facce stravolte,  stressati e sempre con i minuti contati avendo il fiato sul collo dei rispettivi capiredattori.
Il Festival è una gara di resistenza, pura sopravvivenza,  nel disperato tentativo d’ andare oltre  i propri limiti psicofisici.
Se hai la fortuna di stringere dei legami seri con i tuoi compagni di “sventura”,  possiedi  almeno un arma in più per non soccombere.
L’unione fa la forza recita un vecchio proverbio. Durante  un festival, un buon consiglio di un collega ti può salvare il c..o
Una voce, una chiacchierata fatta di corsa sulle scale o quando si è in fila  al bar per bere il nono caffè di giornata, sono questi i momenti di “fratellanza” o “muto soccorso”  che hanno amare  la vita da Festival.
Così è stato anche in questi primi giorni di Venezia 77. Due  amici prima ancore che  stimati colleghi in momenti diversi mi hanno caldamente consigliato di “recuperare”  due film che non avevo nella mia lista:
Mandibules (fuori concorso) e The Man who sold his skin (Orizzonti).
Così ho fatto, sconvolgendo il mio rigido programma e nonostante la stanchezza già ai massimi livelli.
Sono due film molto diversi, eppure legati da una sottile filo rosso : una scrittura originale, provocatoria e cinica che offre allo spettatore  risate e riflessione in egual misura.

Mandibules scritto e diretto da 
Quentin Dupieux

Interpreti:
David Marsais, Grégoire Ludig, Adèle Exarchopoulos, India Hair, Roméo Elvis, Coralie Russier, Bruno Lochet

sinossi

Quando Jean-Gab e Manu, due amici un po’ sempliciotti, trovano una mosca gigantesca intrappolata nel bagagliaio di un’auto, decidono di addestrarla per farci un sacco di soldi.

“Mandibules” è un film folle, “stupido”, grottesco, surreale , ma per questi motivi è stato amato da pubblico e critica in questa Venezia 77.

Un classico caso di passa parola tra gli addetti ai lavori.

Vedi “Mandibules” ed è pressoché naturale pensare alla saga americana di ‘Scemo più Scemo”

“Mandibules “è in qualche modo la versione corretta e adattata per i canoni francesi

Ma “Mandibules” va visto per apprezzare l’incredibile , inaspettata e riuscito parte comica di Adele Exarchopulos.

Una vera sorpresa, Straripante , carica, un vera a forza della natura.

Se entrate in questo mood , sarete pronti per “Mandibules” e fare alla fine della proiezione toro toro tutti insieme in sala

34) Il Buco in Testa

Il biglietto da acquistare per “Il buco in testa” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Il Buco in Testa” è un film di Antonio Capuano. Con Teresa Saponangelo, Francesco Di Leva, Pietro Juliano.
Drammatico, 95′. Italia 2020

Sinossi:

Maria Serra ha un buco in testa: una zona oscura che condiziona tutta la sua vita, ferma al giorno in cui suo padre è stato ucciso. Mario Serra era un vicebrigadiere che il 14 maggio 1977 è rimasto a terra dopo essere stato colpito a morte da Guido Mandelli, attivista di Autonomia Operaia. Ora Maria vive a Torre del Greco con la madre Alba che non parla praticamente più, e sopravvive fra lavoretti precari e frequentazioni con alcuni maschi locali: un poliziotto, un insegnante, un ladruncolo di strada. Finché la sua psicologa la incoraggia ad incontrare a Milano l’assassino di suo padre, uscito di galera dopo aver scontato la sua pena. E Maria è intenzionata ad andare a quell’incontro con una pistola al fianco.

Recensione:

Non è semplice in linea generale avere una vita serena e felice. Lo è ancora meno se vivi nel sud Italia, ti ritrovi orfano di padre fin da neonato e tua madre si chiude in una sorta di mutismo assoluto come risposta al dolore.

“Il buco in testa” di Antonio Capuano, presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2020, è ad oggi una delle più interessanti e piacevoli sorprese della kermesse. Ispirata a fatti realmente accaduti, è un’intensa storia di rabbiosa solitudine al femminile, magistralmente interpretata da Teresa Saponangelo.

La sua Maria è una donna indipendente, forte ma allo stesso tempo fragile, consapevole dei limiti che non avere mai conosciuto il padre (poliziotto caduto in servizio durante una manifestazione) le ha lasciato in dote. Come avere “un buco in testa“. continua su