79) Welcome Venice

Il biglietto da acquistare per “Welcome Venice” è:
 Ridotto

“Welcome Venice” è un film di Andrea Segre. Con Paolo Pierobon, Andrea Pennacchi, Roberto Citran, Ottavia Piccolo. Drammatico, 100′. Italia 2021

Sinossi:

Pietro e Alvise sono i due eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca, l’isola più popolare di Venezia. Si scontrano nel cuore della trasformazione inarrestabile che sta cambiando la vita e l’identità di Venezia e della sua gente: l’impatto sempre più profondo del turismo globale ha modificato il rapporto stesso tra città e cittadini, tra casa e vita e la pandemia ha reso ancora più evidente questa crisi. Pietro, nonostante fatiche e solitudini, vorrebbe continuare a pescare moeche, i granchi tipici della laguna; Alvise vede invece nella loro casa di Giudecca lo strumento ideale per ripartire tentando di entrare nell’élite del potere immobiliare che governa la città. Il loro scontro coinvolge tutta la famiglia in un racconto corale di come sta cambiando il nostro mondo.

Recensione:

Fin dalle origini dell’umanità, a cominciare dai biblici Caino e Abele, la storia è piena di litigi, incomprensioni e odio tra fratelli. Come potrà raccontarvi chi ha la (s)fortuna di averne uno, andare sempre d’amore e d’accordo è impresa titanica, praticamente impossibile. Si discute per soldi, per amore, per gelosia.

“Welcome Venice” di Andrea Segre, film di apertura delle Notti Veneziane, lo spazio off delle Giornate degli Autori, scrive una nuova pagina di questa storia infinita, attraverso le vicende di Pietro (Pierobon) e Alvise (Pennacchi), eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca.

In una Venezia che porta tutti i segni della pandemia, dei lockdown e della mancanza di turisti, i fratelli incarnano due stili di vita e due modi di essere e di pensare totalmente diversi. E hanno idee diametralmente opposte su cosa fare della loro attività.

Pietro e Alvise, negli anni, hanno compiuto scelte diverse, allontanandosi irrimediabilmente. Il primo, dopo essere stato in carcere, ha scelto di lavorare come pescatore di moeche insieme al fratello maggiore Tony (Citran). Il secondo ha messo su un fiorente business di locazione immobiliare per turisti. Poi è arrivata la pandemia, mettendo tutto in stand-by.

Adesso che il peggio sembra passato, Alvise vorrebbe ristrutturare la vecchia casa di famiglia, trasformandola in un residence di lusso, ma al progetto si oppongono Tony e Pietro…

Narrativamente parlando, “Welcome Venice” è la rilettura veneziana dell’ever green “Fratelli coltelli”, ma lo spettatore mai come in questo caso fatica a schierarsi con uno dei due contendenti. Entrambi i fratelli sono infatti mossi da legittime e solide motivazioni: Pietro, carattere spigoloso e ombroso, vede nella casa l’unica certezza della sua vita e non riesce a immaginarsi altrove. Alvise, invece, è ambizioso e cerca, utilizzando questo bene in disuso, un riscatto sociale ed economico. continua su

33) L’uomo del Porto ( Cristina Cassar Scalia)

“L’uomo del porto” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi nel Maggio 2021

Sinossi:
Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta. Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, era un tipo solitario, che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. Niente debiti, né legami con la malavita. Eppure qualcuno lo ha ucciso, lasciando il suo corpo nel letto dell’Amenano, un corso d’acqua che secoli fa un’eruzione dell’Etna ha ricoperto di lava e che ora scorre sotto il centro storico della città. Vanina Guarrasi – la cui esistenza si è complicata, casomai ce ne fosse bisogno, per via di una minaccia di morte giunta dalla mafia palermitana – prende in mano l’indagine. Di indizi, nemmeno l’ombra. Il mistero è assai complesso, e forse ha le sue radici nel passato ribelle della vittima. Per risolverlo, però, Vanina potrà contare ancora una volta sull’aiuto dell’impareggiabile commissario in pensione Biagio Patanè.
Recensione:
Ormai è assodato, almeno per il sottoscritto, come la Dott.ssa. Cristina Cassar Scalia vada vista come la Regina del giallo made in Italy.
Dopo la dolorosa scomparsa del Maestro Andrea Camilleri, la Scalia è riuscita con merito, creatività a colmare un vuoto enorme.
La Sicilia ha trovato in Cassar Scalia, il degno erede nell’ intercettare, comprendere, diffondere la “sicilianità” nel “continente”.
Cristina Cassar Scalia con il suo stile elegante quanto incisivo riesce ogni volta a trasportare il lettore dentro la società catanese descrivendone magistralmente gli umori e mentalità.
Da catanese aggiungo, quando i romanzi della Scalia saranno adattati per la TV , la città di Catania vivrà una rinascita culturale e rilancio turistico come è stato per oltre vent’anni per Scicli e Ragusa grazie al commissario Montalbano.
“L’uomo del porto” è un piccolo gioiello di scrittura in cui ogni dettaglio è curato, studiato e funzionale alla risoluzione dell’indagine, ancora una volta, sospesa tra passato e presente.
Cristina Cassar Scalia ha costruito una squadra perfetta composta da personaggi credibili, ricchi di sfaccettature e ben amalgamati tra loro.
Il lettore divora le pagine di un romanzo in cui non ci sono passaggi inutili o dispersivi e l’intreccio scorre fluido e coerente sostenuto da un ritmo e pathos narrativo sempre più intensi e crescenti.
“L’uomo del porto” è una lettura assolutamente consigliata per chi ama il genere thriller in salsa siciliano, avendo altresì modo di gustarsi passaggi di pura commedia ad altri di dramma familiare ed infine succosi risvolti sentimentali.

31) La Primavera Perfetta (Enrico Brizzi)

“La primavera perfetta” è un romanzo scritto da Enrico Brizzi pubblicato l’otto aprile 2021 da HarperCollins

Sinossi:
Luca Fanti non avrebbe saputo dire qual era stato l’istante esatto in cui le cose avevano iniziato a mettersi male. Dopotutto era un uomo fortunato. Una moglie affascinante, due splendidi figli, un lavoro che in tanti gli invidiavano: fare il manager di suo fratello Olli, uno dei ciclisti più forti del mondo.Poi qualcosa aveva sbagliato, certo. Errori piccoli, ed errori grandi. E il castello delle sue certezze si era sgretolato. Il divorzio, gli alimenti impossibili da pagare, le accuse della figlia maggiore, perfino un processo per aggressione, una cosa ridicola, in fondo aveva solo tirato un pugno a un amico. Certo, con suo fratello l’aveva davvero fatta grossa…
Enrico Brizzi, scrittore fra i più amati degli ultimi trent’anni, scrive uno dei suoi romanzi più belli, il libro della maturità, la storia della caduta e della redenzione di un uomo lontano dall’essere perfetto, ma al tempo stesso irresistibile, un meraviglioso concentrato di difetti, superficialità, speranze, slanci e voglia di lottare; dei vizi e delle virtù, insomma, che rendono umani.La primavera perfetta tratta temi fondamentali, dalla disintegrazione della famiglia tradizionale ai non detti tra fratelli, dal ruolo prezioso dell’amicizia alla sorpresa di fronte al riaffacciarsi del sentimento più tenero, e riesce a toccare la profondità con leggerezza, portando il lettore dal riso alla commozione.
È un romanzo che ricorda le splendide commedie di Frank Capra scritto con un’ironia degna dei fratelli Coen, un libro che mette in scena momenti epici indimenticabili e racconta una straordinaria storia d’amore. Il tutto con lo stile di Brizzi, la sua voce maturata negli anni ma sempre inconfondibile, il talento cristallino che ha fatto amare i suoi romanzi a un’intera generazione di lettori.
Recensione:
Il mio 2021 letterario continua nella tardiva scoperta di autori italiani già amati dai lettori ed acclamati dalla critica.
Leggendo “la Primavera Perfetta” ho avuto l’opportunità di “conoscere” lo stile, apprezzare il talento e soprattutto la sensibilità di Enrico Brizzi.
“La Primavera Perfetta” è paradossalmente un romanzo semplice, lineare nella struttura, quasi prevedibile nello sviluppo e nei colpi di scena.
Ciò nonostante il lettore si gusta fino all’ultima pagina, una storia di ascesa, caduta e rinascita scritta in modo autentico, sincero, utilizzando la giusta dose di buonismo e retorica.
La storia di Luca Fanti è il racconto di un quarantenne che si è sentito arrivato, convinto d’essere il più intelligente e furbo di tutti e capace di tenere tutto sotto controllo.
Luca Fanti incarna il rampante milanese del terzo millennio, il manager ambizioso che sgomita per avere il proprio posto al sole.
Luca Fanti cade giù come Icaro, proprio nel momento in cui ha creduto d’aver raggiunto il vertice: lavoro, una bella famiglia e la sicurezza economica.
Una caduta che ha coinciso con la bolla borsistica dei primi anni duemila gettando nella disperazione milioni di persone.
Ma Luca Fanti ha avuto la “fortuna” o se preferite il salvagente lanciato dal fratello minore Olli, la sua nemesi in tutto per tutto.
Ma quanto un fratello maggiore, ambizioso e soprattutto vanesio sopportare di vivere di luce riflessa del fratello minore?
Luca Fanti rischia di perdere tutto definitivamente quando per stolta cupidigia tradisce la fiducia fraterna.
“La Primavera Perfetta” mi piace vederlo come una rivisitazione moderna e positivo del legame biblico tra Caino e Abele.
“La Primavera Perfetta” è da una parte un romanzo sportivo ambientato nel mondo del ciclismo che consente al lettore di respirarne l’atmosfera e soprattutto il codice di comportamento, dall’altre il ciclismo è utilizzato in modo intelligente ed incisivo da Brizzi in chiave simbolica e metaforica su come i rapporti familiari e sentimentali possano essere tortuosi e faticosi come un gran premio di montagna.
“La Primavera perfetta” presenta qualche passaggio ripetitivo, altri meno incisivi ed evitabili, ma è complessivamente una lettura piacevole, emozionante quanto consigliabile.

120) Il Grande Passo

Il biglietto da acquistare per “Il grande passo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Grande Passo ” è un film di Antonio Padovan. Con Stefano Fresi, Giuseppe Battiston, Flavio Bucci, Francesco Roder, Camilla Filippi. Commedia, 96′. Italia 2019

Sinossi:

Mario vive a Roma, Dario nel Polesine. Mario ha una ferramenta, Dario un casolare. Mario segue le regole, Dario le disprezza. Figli dello stesso padre e di madre diversa, Mario e Dario sono fratelli ma non hanno niente in comune. Lontani e spaiati, condividono soltanto il dolore dell’abbandono paterno. La follia di Dario, genio incompreso dell’ingegneria aerospaziale, provoca suo malgrado la loro riunione. Dopo un tentativo di lanciarsi sulla Luna finito con un campo incendiato e la denuncia del vicino, Dario viene condannato al ricovero coatto ma l’intervento provvidenziale di Mario cambia il corso degli eventi e punta la Luna.

Recensione:

Parafrasando la storica frase detta da Neil Amstrong non appena sbarcato sulla Luna nel 1969 – “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità” – ci piace pensare che “Il grande passo”, opera seconda di Antonio Padovan, in uscita il 20 agosto, possa segnare l’inizio di una rinascita per il nostro cinema.

Presentato al Torino Film Festival 2019, il film ha “eroicamente” resistito alle lusinghe dello streaming attendendo la fine del lockdown per poter essere proiettato in sala. Una scelta coraggiosa, che ci auguriamo di cuore venga premiata al box office.

“Il grande passo” è una fiaba moderna, una storia di fratellanza ritrovata e di folle resistenza alle ingerenze del mondo, che molto spesso mette i bastoni tra le ruote ai sognatori.

Il regista ha dichiarato apertamente di aver omaggiato e in alcuni passaggi persino copiato lo stile di Carlo Mazzacurati e Steven Spielberg, che in modo differente hanno influenzato la sua carriera.

La storia è semplice, lineare ma anche intensa, profonda ed emozionante come solamente quelle dotate di un quid in più sanno essere. La sceneggiatura è avvolgente, sincera, carica di pathos. Le umane fragilità, persino la follia, qui non sono viste come debolezze ma piuttosto come il motore per riscattarsi da una vita fino a quel momento avara di amore e riconoscimenti. continua su

“Il grande passo”: una commedia agrodolce con due grandi protagonisti

35) L’ Agnello

Il biglietto da acquistare per “L’agnello” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’Agnello” è un film di Mario Piredda. Con Nora Stassi, Luciano Curreli, Piero Marcialis, Michele Atzori.
Drammatico, 97′. Italia, Francia 2019

Sinossi:

Sardegna in un’area sottoposta alle servitù militari. La sedicenne Anita non ha più la madre, il padre Jacopo si è ammalato di leucemia e ha bisogno di un trapianto di midollo osseo. Né lei né il nonno paterno sono compatibili e la situazione rischia di peggiorare in assenza di un donatore. Non resta che andare a cercare lo zio Gaetano che da anni non parla più con il fratello per un rancore che non sembra poter estinguersi.

Recensione:

È sempre più difficile avere rapporti cordiali, civili e rispettosi con il prossimo. Se poi il prossimo in questione è un fratello, un genitore o comunque un parente, sembra diventare ancora tutto più complicato. E così finiamo per avere maggiori difficoltà a perdonare chi ci è vicino rispetto a coloro che conosciamo poco.

“L’agnello”, film di esordio di Mario Piredda, presentato in concorso ad Alice nella città 2019, ci porta in un angolo della Sardegna ancora rurale e selvaggia per raccontarci una storia familiare tragica, sofferta quanto universale.

Un forte litigio ha allontanato i fratelli Jacopo e Gaetano. Il primo, un serio e onesto lavoratore, dopo la morte della moglie vive con la figlia Anita (Stassi). Il secondo, invece, dopo un anno di reclusione si arrangia vendendo ferro vecchio recuperato illecitamente e passa il tempo in bar discutibili. Ma quando Jacopo si ammala gravemente, Anita e il nonno cercano di riportare Gaetano in seno alla famiglia…

“L’agnello”: un dramma familiare duro e schietto, una grande Nora Stassi

134 ) Mio Fratello rincorre i dinosauri – storia Mia e Di Giovanni che ha un Cromosoma in Più ( Giacomo Mazzariol)

“Mio Fratello rincorre i dinosauri – storia Mia e Di Giovanni che un Cromosoma in Più” è un romanzo scritto da Giacomo Mazzariol e pubblicato nel giugno 2016 da Einaudi Editore.

Sinossi:
Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era così sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.
Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.
Recensione:
Nell’epoca dei quasi quotidiani coming out urlati, raccontati, estorti in TV o sui social network sull’orientamento sessuale della presunta o vera celebrità, ci piace sottolineare come possano esistere altri tipi di “rivelazioni” davvero belli, sorprendenti e davvero coinvolgenti per tutti.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazziariol non è altro che il “coming out” compiuto dell’autore stesso nell’ammettere a sé stesso e dopo al mondo che avere un fratello “down” non può né deve essere vissuta come una vergogna.
Perché inizialmente Giacomo era felice della nascita di Giovanni (il nome scelto per il fratellino) potendo così “pareggiare” i conti con le due sorelle più grandi.
Giacomo pregustava di fare tante cose con il fratellino più piccolo “annunciato” come un bambino particolare / unico dai suoi stessi genitori.
È praticamente immediato il passaggio, per un bambino di 5 anni , da particolare a supereroe.
Un fratello supereroe è un evento da celebrare degnamente pensava il giovane protagonista.
Peccato che poi la realtà fosse un’altra. Giovanni è davvero unico. Infatti ha un cromosoma in più o se preferite nato con la sindrome di Down.
Giacomo scoprirà lentamente quanto inesorabilmente crescendo insieme al fratello che cosa significhi convivere con questa difficile condizione
L’adolescenza, il giudizio di compagni di scuola e degli amici, il timore di non piacere più porteranno Giacomo a “rimuovere/ omettere” Giovanni dalla propria vita.
Giacomo si sente a disagio, prova vergogna nel dover dire che ha un fratello down.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è il toccante, sincero, a tratti divertente racconto di crescita e maturazione compiuto dal protagonista nel comprendere o riscoprire i superpoteri del fratello.
Giacomo Mazziariol firma una storia appassionante, calda, diretta con uno stile di racconto semplice quanto efficace.
Il lettore legge con piacere ed interesse la storia della famiglia Mazzariol in cui non sono presenti traumi, odi, violenze, rancori, ma bensì sono raccontate le “normali” dinamiche emotive e relazioni di un nucleo familiare.
Entriamo in punta di piedi nella casa dei Mazzariol e poche dopo pagine la sentiamo nostra e soprattutto parte di questa bella famiglia.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è altresì la dimostrazione di come sia possibile per due genitori affrontare e vivere con semplicità ed amore l’arrivo di un quarto figlio “particolare” senza dover stravolgere l’armonia familiare o creando dissapori con gli altri figli.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è la storia di una famiglia unita nelle scelte importanti, capace d’aiutarsi e sostenersi a vicenda in un clima spontaneo ed accogliente.
“Mio fratello rincorre i dinosauri” è una lettura che scalda il cuore, dispensa sorrisi e gioia e soprattutto ci infonde una solida speranza sull’esistenza di storie di fratellanza e familiari da prendere come modello ed ispirazione.

13) Il Primo Re

“Il Primo Re” è un film del 2019 diretto da Matteo Rovere, scritto da Matteo Rovere, Filippo Gravino, Francesca Manieri, con : Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Tania Garribba, Massimiliano Rossi, Michael Schermi, Vincenzo Crea, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Lorenzo Gleijeses, Antonio Orlando, Florenzo Mattu, Martinus Tocchi.
Sinossi:
Il Primo Re, il film di Matteo Rovere, vede protagonisti Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore.
Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri – dai crudeli guerrieri di Alba Longa.
Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce.
Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici. E dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

Recensione:
Matteo Rovere è indubbiamente una persona “coraggiosa” nell’intraprendere costantemente nuovo sfide produttive ed artistiche scontrandosi contro le logiche commerciali dominanti.
Se poi al coraggio dell’uomo uniamo la creatività autoriale e lungimiranza produttiva allora è “quasi” scontato sottolineare come Matteo Rovere abbia vinto pienamente la sua scommessa realizzando “Il Primo Re”.
Ma qualè metro di giudizio e paragone dobbiamo utilizzare per questa pellicola? .
E’ indispensabile fare questa premessa, a nostro parere, donde evitare equivoci intellettuali e soprattutto “alimentando” vane e fuorvianti attese nello spettatore.
Se dovessimo valutare “Il Primo Re” nell’esclusivo quanto limitante panorama cinematografico italiano , il nostro giudizio sarebbe davvero semplice quanto immediato :
“ Il Primo Re è uno straordinario colpo di vitalità del cinema italiano nel dimostrare come sia ancora possibile realizzare un film di “genere” .
Oltre a stupire e sconvolgere positivamente lo spettatore con numerose scene di combattimento davvero credibili quanto efferate.
Gli sceneggiatori del “Il Primo Re” sono stati abili quanto bravi nell’ unire, mescolare tematiche così difficili quanto opposte : il mito, azione e religione . Firmando una sceneggiatura potente, solida, suggestiva e permettendo allo spettatore diverse quanto corrette letture ed interpretazioni su quanto visto, sentito e percepito.
La stessa “ardita” scelta d’utilizzare” il “protolatino” come strumento di comunicazione e dialogo tra gli attori imponendo un duplice e gravoso sforzo recitativo e professionale agli interpreti e soprattutto lo sforzo allo spettatore di dover leggere sottotitoli per oltre due ore, è complessivamente “vinta” oltre a garantire un salto di qualità e profondità narrativa al progetto stesso.
“Il Primo Re” non soltanto conferma il talento e poliedricità recitativa di Alessandro Borgi nel ruolo del rude, potente e carismatico Remo, ma accende meritamente i riflettori sugli altri due interpreti principali: Alessio Lapice (Romolo) e Tania Garibba (la mistica quanto fascinosa vestale Satnei), altrettanto credibili, valorosi , talentuosi e dotati di una significativa presenza scenica.
Matteo Rovere riadatta con il proprio stile ed idea di cinema tre film “cult” del calibro di “Apocalypto” di Mel Gibson, “Revenant” di Inarritu ed infine “Silence” di Martin Scorsese, mettendo in scena un film che complessivamente non “sfigura” con questi tre “mostri sacri” del cinema internazionale.
Ma se volessimo “superare” il perimetro italico e valutare “Il Primo Re” , come giustamente merita, inserendolo in una cornice internazionale?
Allora, caro lettore, qualche problema e criticità sono opportune oltre che doverose evidenziarle.
“Il Primo Re” è un film visivamente bello (davvero magistrale la fotografia del Maestro Daniele Ciprì) quanto però freddo e solamente a tratti davvero coinvolgente ed avvolgente.
“Il Primo Re” appare drammaturgicamente come una “fusione fredda” di più generi avendo voluto soddisfare esigenze autoriale ed interessi commerciali, alla lunga difficilmente compatibili.
L’impianto narrativo risulta così diviso in due netti e chiari tronconi:

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-73/?fbclid=IwAR2sVh55655kraGM-3o5jNOH6sZguZooESxYx-K0P2X6fantZXu_j5pAKt4

97) Baby Boss

Il biglietto da acquistare per “Baby Boss” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva)

Un film di Tom McGrath. Con Alec Baldwin, Lisa Kudrow, Steve Buscemi, Jimmy Kimmel, Tobey Maguire. Animazione, 97’. USA, 2017

“Baby Boss” di Tom McGrath è, sulla carta, una pellicola per giovani spettatori, ma attenzione cari genitori e fratelli maggiori chiamati a fare da annoiati e obbligati accompagnatori, il film in verità è diretto a voi, senza se e senza ma.

La pellicola parla a quei genitori che si sentono di aver adempiuto al proprio dovere primigenio, mettendo al mondo un bambino e gettando quindi le basi per una famiglia perfetta, o quasi, ma anche a chi, almeno una volta al giorno, se la prende con il destino per non essere rimasto figlio unico.

Sì perché i bambini saranno pure una benedizione, ma come sanno stravolgere gli equilibri di una coppia o di una famiglia loro, nessuno mai.

Dite che sono cinico? Forse, ma Tom McGrath, con questa sua pellicola, offre con sensibilità e ironia una spiegazione all’annoso problema della diminuzione delle nascite nella nostra società.

Per un bambino di sette anni l’arrivo di un fratellino è un evento al contempo misterioso e affascinante. Lo è anche per Timothy Templeton, voce narrante e protagonista della nostra storia, che seppure dotato di grande fantasia non può che rimanere sgomento quando vede il neonato arrivare in taxi, abiti eleganti e cravatta su misura, ventiquattrore alla mano e mocassini lucidi. continua su

http://paroleacolori.com/baby-boss-contro-il-calo-delle-nascite-un-agente-segreto-mignon/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

227) Come uccidere le aragoste (Piero Balzoni)

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“Come uccidere le aragoste” è un libro di Piero Balzoni pubblicato lo scorso ottobre da Giulio Perrone Editore.

Ci sono vari modi per scrivere un romanzo e Piero Balzoni nel suo esordio come scrittore ha scelto subito di farsi notare per il suo stile atipico e creativo.
E’ diventata quasi una moda ambientare una storia noir o una spy story a Roma, ormai divenuta più che città eterna semmai maledetta.
Una città dove la vendetta e le congiure trovano terreno fertile per crescere e nutrirsi.
“Come uccidere le aragoste” è la storia di una vendetta, di una voglia di giustizia e di un tentativo da parte di un fratello di trovare pace al proprio dolore.
Luca , protagonista della nostra storia, ha perso l’amato fratello Claudio in un drammatico e misterioso incidente stradale “il botto”. Claudio è stato investito da un Suv mentre era in motorino sulla tangenziale. I pirati della strada sono scappati e nessuno ha pagato per questo crimine.
Come spesso accade la vita continua e tutti sembrano aver dimenticato e fingono che non sia successo nulla. Ma Luca non può, non vuole dimenticare Claudio, il “Lupo”, il capo branco.
Luca vuole giustizia, desidera vendicarsi .Non accetta che i responsabili, “le aragoste” la passino liscia.
Già perché in questo romanzo che in qualche maniera omaggia “la fattoria degli animali” di George Orwell, i personaggi sono identificati con nomi di specie animali per via delle loro caratteristiche e personalità.
Luca osserva il mondo che lo circonda con occhi distaccati, malinconici immerso nella sua realtà surreale e grottesca. Si distacca da tutto e tutti perché determinato nella sua ossessione di uccidere le aragoste. Smette di lavorare e studiare, molla la fidanzata Viola e proietta tutto se stesso nel piano per scoprire chi sono le aragoste, come pensano e dove vivono.
Lo stile di Piero è ricco di metafore, elegante, a volte criptico che non sempre è di facile interpretazione e comprensione. Ciò nonostante il libro si legge in maniera fluida e con facilità catturando comunque l’interesse e l’attenzione del lettore. Forse il ritmo narrativo è non particolarmente vivace e intenso, ma è adeguato al tipo di testo presentato.
Ci si immedesima in Luca entrando nella sua mente e riuscendo almeno in parte a seguire il suo modus operandi. Una storia in cui l’eroe non è chiamato a salvare il mondo, ma farsi giustizia da solo perché è l’unico modo possibile. Un romanzo originale scritto da una penna originale che riesce a trasmettere sensazioni ed emozioni diverse. Non è poco per un esordiente, non credete?

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

“How to kill the lobsters” is a book by Piero Balzoni published last October by Giulio Perrone Publisher.

There are various ways to write a novel and Piero Balzoni in his debut as a writer has chosen now to get noticed for his atypical style and creative.
And ‘it becomes almost a fashion noir set a story or a spy story in Rome, which has become more than the Eternal City, if anything, damn.
A city where revenge and conspiracies find fertile ground to grow and feed.
“How to kill the lobsters” it is the story of a revenge, a desire for justice and an attempt by a brother to find peace in their grief.
Luke, the protagonist of our story, lost her beloved brother Claudio in a dramatic and mysterious accident “a bang”. Claudio was hit by an SUV while he was on a motorbike on the freeway. The road hogs escaped and no one has paid for this crime.
As often happens, life goes on and everyone seems to have forgotten and pretend that nothing happened. But Luke can not, do not want to forget Claudio, the “Wolf”, the leader of the pack.
Luke wants justice, want revenge .There accept that those responsible, “lobsters” to get away with.
Yes, because in this novel that somehow pays homage to “Animal Farm” by George Orwell, the characters are identified with names of animal species due to their characteristics and personality.
Luke observes the world around him with detached eyes, immersed in her melancholy reality surreal and grotesque. It detaches from it all because determined in its obsession to kill the lobsters. He stops working and studying, spring girlfriend Viola and projects all over himself in the plan to find out who are the lobsters, how they think and where they live.
Piero’s style is full of metaphors, elegant, sometimes cryptic that it is not always easy to interpret and understand. Nevertheless, the book reads smoothly and easily capturing still the interest and attention of the reader. Perhaps the narrative rhythm is not particularly lively and intense, but it is suitable for a type of text presented.
We can identify with Luke entering his mind and succeeding at least in part to follow his modus operandi. A story in which the hero is called to save the world, but take the law just because it’s the only way possible. An original novel written by an original pen that can transmit different sensations and emotions. Not cheap for a rookie, do not you think?

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

203) The Wolfpack

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Festa del Cinema di Roma – Alice nella città: “The Wolfpack – il branco”, regia Crystal Moselle, con Mukunda Angulo, Govinda Angulo, Narayna Angulo, Bagahvan Angulo, Krisna Angulo, Jagadesh Angulo, Susanne Angulo, Oscar Angulo.
Il biglietto da acquistare per “The Wolfpack” è : 1) Neanche regalato,2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“The Wolfpack” è il documentario diretto da Crystal Moselle che ha ottenuto il Premio della Giuria all’ultimo Sundace Festival.

La libertà è un dono prezioso, non si può soffocare l’istinto di un individuo perché, alla fine, prevarrà sempre. Ormai, nel quotidiano, leggiamo storie di straordinaria follia nelle normali famiglie. Conferma di come non ci sia un luogo veramente sicuro.
“The Wolfpack” è l’incredibile storia della Famiglia Angulo che, in maniera volontaria, ha scelto per lungo tempo di isolarsi dal mondo e di vivere rinchiusa dentro casa.
Una scelta fatta dal signor Angulo convinto che, per il bene dei suoi sette figli, in questo modo non ci fosse possibilità di contanimazione con la società. Sette ragazzi che fino al febbraio 2010 non hanno avuto modo di avere un contatto con l’esterno. Una madre debole e succube del marito che funge da insegnate di scuola. Un padre padrone, lavativo e incapace di comprendere quali danni stia provocando ai suoi figli. I ragazzi dimostrano fin da subito di essere curiosi e creativi e, non potendo uscire, si “nutrano” di cinema al punto di replicare alla perfezione alcune scene cult di film, pur di vincere la noia. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510182707/articoli/palcoscenico/cinema/2707-alla-festa-del-cinema-di-roma-the-wolfpack-il-documentario-vincitore-al-sundance

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

Rome Film Festival – Alice in the City: “The Wolfpack – the herd”, directed by Crystal Moselle, with Mukunda Angulo Angulo Govinda, Narayna Angulo Angulo Bagahvan, Krisna Angulo Angulo Jagadesh, Susanne Angulo, Oscar Angulo.
The ticket to buy for “The Wolfpack” is: 1) Not even a present, 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The Wolfpack” is a documentary directed by Crystal Moselle which received the Jury Prize at the last Sundance Festival.

Freedom is a precious gift, you can not stifle the instinct of an individual because, in the end, will always prevail. Now, in the newspaper, we read stories of extraordinary folly of average families. Confirms that there is a really safe place.
“The Wolfpack” is the incredible story of the family Angulo, voluntarily, she chose for a long time to isolate themselves from the world and living locked inside the house.
A choice made by Mr. Angulo convinced that, for the sake of her seven children, so there was no possibility of contanimazione with the company. Seven boys up to February 2010 have not been able to have contact with the outside. A mother weak and dominated by the husband acting as a school teacher. A master father, slacker and unable to understand what is causing damage to her children. The kids show from the beginning to be curious and creative, and unable to get out, is “nourished” movie to the point of perfection to replicate scenes from cult movies, but of boredom. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html