10) After Love

Il biglietto d’acquistare per “After Love” è : Ridotto

“After Love” è un film di Aleem Khan. Con Joanna Scanlan, Nathalie Richard, Talid Ariss, Nasser Memarzia, Seema Morar. Drammatico, 89′. Gran Bretagna 2020

Sinossi:

Nel sud dell’Inghilterra che si affaccia sul canale della Manica, a Dover, Mary vive una vita tranquilla con il marito Ahmed, per il quale si è convertita all’Islam prima di sposarsi. Quando Ahmed muore all’improvviso, Mary trova il documento di una donna sconosciuta nel suo portafoglio. La curiosità e la paura la spingono verso la sponda francese del canale, a Calais, per chiedere spiegazioni a Genevieve, che ha un figlio, del rapporto con suo marito.

Recensione:

Quanto conosciamo davvero la persona che ci sta accanto, il nostro “partner”? Rispondere in modo preciso è difficile. Al netto delle ipocrisie, una piccola “quota di bugie”, chiamiamola così, può essere considerata normale in qualunque rapporto, se poi ci sono amore e stima reciproca a compensare.

Ma quando Mary (Scanlan) resta improvvisamente vedova, dopo la tragica morte del marito Ahmed, il tempo del lutto e del dolore viene in breve interrotto da una sconvolgente scoperta: l’uomo aveva una seconda vita, un’amante in Francia.

Mary è decisa a capire, a saperne di più sull’altra donna, a guardarla negli occhi persino. Non può accettare che il marito le abbia mentito per tanto tempo. Lei è la moglie di Ahmed, ha diritto ad avere chiarezza. Nella casa di Genevieve, sulla sponda francese del canale della Manica, scoprirà più di quanto aveva immaginato. continua su

43) L’Evento (Annie Ernaux)

L'evento : Ernaux, Annie, Flabbi, Lorenzo: Amazon.it: Libri

“L’Evento” è un romanzo autobiografico scritto da Annie Ernaux e pubblicato nel novembre 2019 da l’Orma Editore.

Sinossi:

Ottobre 1963: una studentessa ventitreenne è costretta a percorrere vie clandestine per poter interrompere una gravidanza. In Francia l’aborto è ancora illegale – la parola stessa è considerata impronunciabile, non ha un suo «posto nel linguaggio».L’evento restituisce i giorni e le tappe di un’«esperienza umana totale»: le spaesate ricerche di soluzioni e la disperata apatia, le ambiguità dei medici e la sistematica fascinazione dei maschi, la vicinanza di qualche compagna di corso e l’incontro con la mammana, sino al senso di fierezza per aver saputo attraversare un’abbacinante compresenza di vita e morte.Calandosi «in ogni immagine, fino ad avere la sensazione fisica di “raggiungerla”», Ernaux interroga la memoria come strumento di conoscenza del reale. Dalla cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente trasformativo sorge una voce esattissima, irrefutabile, che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia.

Recensione:

Ero curioso di “risalire” alla fonte letteraria, dopo essere rimasto “folgorato” dall’adattamento cinematografico, vincitore del Leone d’Oro a Venezia 78.

L’Avvenimento di Audrey Diwan con la magistrale e magnetica interpretazione di Anamaria Vartolomei  ha scosso , commosso , diviso gli addetti ai lavori al Lido.

Era inevitabile che il sottoscritto volesse capire se il romanzo di Annie Ernaux avesse la stessa potenza narrativa e simbolica o se Diwan si fosse creativamente spinta più avanti sul piano della crudezza della storia.

Ebbene, caro lettore, le 113 pagine che compongono il romanzo sono altrettanto forti, devastanti, coinvolgenti ed allo stesso tempo asciutte, secche quanto precise ed accurate.

L’Evento è un romanzo autobiografico impostato sotto forma di diario di bordo o se preferite è lo spietato resoconto del “corpo a corpo” che l’autrice nel 1963 decise di combattere contro sé stessa .

Anne rimase incinta quando la sua vita era completamente dedita allo studio ed alla costruzione del suo futuro.

La gravidanza fu un “incidente di percorso” da risolvere a qualsiasi costo.

L’aborto è da sempre  un tema diviso, delicato, ma mai, almeno a mia memoria, è stato affrontato  con questa prospettiva e modalità da una donna

La scelta autoriale di raccontare questa dolorosa esperienza nella modalità di diario, seppure scritta a distanza di anni, rende vivida la rievocazione di quei ricordi,  facendo compiere al lettore un salto nel tempo  ritrovandosi affianco di Annie in questa sua personale e tenace “crociata”.

Annie  rifiutò questa gravidanza, non volendo diventare madre in un momento cruciale della sua esistenza

Le sue priorità erano altre ,  decidendo così di sfidare il sistema mettendo in campo tutte le proprie energie per “abortire”.

“L’Evento” mi piace definirlo come la drammatica rilettura francese del proverbio latino “Mors tua vita mea”, in cui l’autrice nonché protagonista non prenderà mai in considerazione  soluzioni alternative o di compromesso.

Annie Ernaux compie  con la giusta lucidità, distacco e consapevolezza questo viaggio nella memoria,  non mostrando mai rimorso e/o pentimento per quanto compiuto.

Quello che oggi visto  dall’esterno può apparire come una scelta egoistica quanto feroce, va contestualizzata all’epoca dei fatti.

Annie rischiò la propria vita oltre che gravi conseguenze penali, portando avanti il proprio diritto di scelta.

“L’Evento” non va considerato, a mio modesto parere, come una storia pro abortista, ma semmai  come uno struggente ed appassionato manifesto di libertà ed emancipazione femminile ante litteram.

“L’Evento” è una lettura totalizzante, brutale quanto sincera nel descrivere i vari passaggi emotivi e fisici vissuti dall’autrice.

Il lettore segue passo dopo passo  quest’esperienza traumatica quanto liberatoria, non sentendosi nelle condizioni di poter esprimere un giudizio morale su quanto accaduto.

Annie Ernaux con quel gesto rivendicò il diritto di scelta sul proprio corpo e soprattutto di decidere su quando assecondare l’istinto materno.

Essere liberi, esercitare i propri diritti significa spesso pagare un alto prezzo ed Annie Ernaux lo fece tutto ciò da sola.

Un esempio di coraggio e libertà che in queste pagine emerge con chiarezza e forza.

“L’Evento” è una lettura consigliata perché capace di tenere insieme coraggio e paura, vita e morte, bellezza ed orrore come solo una grande autrice e donna è capace di fare.

82) L’Evènement- L’Avvenimento

Il biglietto d’acquistare per “L’Evènement-l’Avvenimento” è : Sempre

“L’Avvenimento” è un film di Audrey Diwan. Con Anamaria Vartolomei, Kacey Mottet-Klein, Luàna Bajrami, Louise Orry Diquero, Louise Chevillotte, Pio Marmaï, Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis, Leonor Oberson, Fabrizio Rongione. Drammatico, 100′. Francia 2021

Sinossi:

Francia, 1963. Anne è una brillante studentessa con un promettente futuro davanti a sé. Tuttavia, quando resta incinta, vede svanire la possibilità di portare a termine i propri studi e sfuggire ai vincoli insiti nella sua estrazione sociale. Con l’avvicinarsi degli esami finali e la gravidanza sempre più evidente, Anne si decide ad agire, anche se deve affrontare la vergogna e il dolore, anche se deve rischiare la prigione per seguire la sua strada…

Recensione:

Ancora oggi, nel 2021, parlare di aborto scatena polemiche e crea divisioni, con due ideologie e pensieri in materia che si contrappongono duramente

Il movimento femminista e le donne in generale hanno combattuto nei decenni dure e sentite battaglie per ottenere il diritto d’accesso all’aborto legale (in Italia è sancito da una legge del 1978), eppure questa scelta personalissima continua ad essere osteggiata in primis dagli stessi medici, che la trasformano spesso in una sorta di “guerra di religione”. 

Il cinema ha affrontato il tema dell’aborto, e in modo particolare di quello illegale, in molteplici occasioni. Mi sono sempre avvicinato a questo genere di film concentrandomi esclusivamente sul piano creativo e cinematografico, mettendo per quanto possibile da parte le mie opinioni in materia. 

Cercherò di fare altrettanto recensendo “L’événement” di Audrey Diwan, adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, fresco vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (e che mi prendo il merito, per una volta, di aver immaginato come papabile vincitore già alla vigilia).

Il film francese prende letteralmente lo spettatore per mano, portandolo dentro la vita dal percorso tracciato e ben definito di Anne (Vartolomei), studentessa universitaria seria e preparata, la migliore del suo corso. Anne ha le idee chiare su chi vuole diventare, sogna il riscatto sociale e culturale e l’emancipazione dal mondo dei genitori, onesti lavoratori ma poco istruiti.

“L’événement” – ovvero l’avvenimento – a cui allude il titolo e che rischia di far deragliare i progetti ambiziosi della ragazza è una gravidanza inaspettata quanto imprevista, frutto di una breve relazione con un universitario fuori sede. Anne è stupita da quanto le è successo, e lo spettatore insieme a lei – da una ragazza tanto perfetta e determinata non ce lo aspettiamo. continua su

7) Chiami il mio Agente!

“Chiami il mio Agente !” è una serie ideata da Fanny Herrero. Con Camille Cottin, Thibault de Montalembert, Grégory Montel, Liliane Rovère, Fanny Sidney, Laure Calamy. Commedia. Francia. 2015-2020

Sinossi:

Ogni giorno, Andréa, Mathias, Gabriel e Arlette, agenti e principali collaboratori dell’agenzia artistica ASK si destreggiano in situazioni delicate e difendono la loro visione della professione di attore. Tutti lottano per salvare l’agenzia che, dopo la morte del fondatore Samuel Kerr, vive un momento particolare di assestamento. Alla vita professionale si mescola quella privata.

Recensione:

La ricchezza e vastità della proposta di Netflix, che ogni giorno rende disponibili nuovi titoli tra film, serie, documentari, può paradossalmente essere un limite per alcuni, che rischiano tra tanta roba di perdersi qualche chicca, magari non pubblicizzata a dovere.

Di suggerimenti su cosa vedere uno ne riceve ogni giorni a bizzeffe – dai social network, soprattutto. Ma qualche volta è il caro, vecchio passaparola tra amici, a regalare delle gioie. È il caso di “Chiami il mio agente!”, che ho scoperto qualche anno fa grazie a un’amica.

Se amate il mondo dello spettacolo, e siete curiosi di conoscere il dietro le quinte di quello francese, non potete perdere questa serie francese in quattro stagioni da sei episodi ciascuno. continua su

4) Rosa Ma Non Di Maggio (Giancarlo Buzzi)

“Rosa ma non di Maggio” è un romanzo scritto da Giancarlo Buzzi e pubblicato nel dicembre del 2020 da You Can Print.

Sinossi:
Anno 1929. Rosa, operaia in una tessitura, cede alle ragioni della famiglia e anziché seguire il suo amore, Peppo, sposa Luigi, un muratore in procinto di emigrare in Francia. Sei mesi dopo il matrimonio, Luigi la vuole accanto a sé e Rosa lascia il piccolo paese sulle rive del Lago Maggiore per raggiungerlo, a Charleville. La convivenza con Luigi e altri due muratori: Giovanni, suo fratello e Silvano, genovese, con i quali condivide l’alloggio, appare da subito difficile. Tra i due non scatta l’amore. Luigi accetta un lavoro in Belgio dove si trasferirà col fratello Giovanni, lasciando Rosa al suo destino, come fosse una estranea. Inizia così la nuova vita di Rosa aiutata e sostenuta dalla vicinanza di Yvette, padrona di casa e del notaio Rossignol che ha lo studio nello stesso edificio, ma sarà Silvano, il muratore rimasto ad abitare con lei, a risvegliarle la bellezza dell’amore. La guerra sta per scoppiare e Silvano deve ritornare a Genova. Rosa aspetta un figlio da lui, ma non glielo dirà. Nascerà Carlo che morirà di difterite a cinque anni. Forte del ricordo dei sui grandi amori e della sua tragedia, si risolleverà, con rabbia e determinazione. Diventerà una semplice ed umile ricca signora, aiuterà altri emigranti italiani fondando una cooperativa edile e dando loro lavoro e benessere, ma le strade della vita sono imprevedibili e Rosa dovrà percorrerle tutte, sino all’ultima, che si svelerà come la più accidentata, quella che, spera, la porti dal suo primo amore: Peppo.
Recensione:
Il mio 2021 letterario è stato già impreziosito dalla possibilità di leggere il nuovo romanzo del mio caro amico Giancarlo Buzzi.
Il sig. Giancarlo ha dimostrato, ancora una volta, di possedere talento, sensibilità e soprattutto intelligenza, (merce assai rara in molti autori nostrani pomposamente celebrati dalla critica), scrivendo sempre storie nuove e mai banali.
Allo stesso tempo Buzzi si rivela attento nell’evitare di raccontare trame inverosimili, arzigogolate, retoriche tese esclusivamente a soddisfare l’ego creativo dell’autore.
Giancarlo Buzzi è un attento osservatore della società, indagatore dell’animo umano avendo il dono di saper ascoltare le storie altri per farne poi spunto dei propri scritti.
“Rosa ma non di Maggio” si colloca narrativamente e stilisticamente con coerenza nel solco letterario iniziato qualche anno fa dal sig. Buzzi.
Ispirato ad una storia vera di carattere familiare, l’autore conduce il lettore indietro nell’Italia degli anni venti, in cui la condizione economica di molti italiani era assai stringente e povera di prospettive.
L’assenza di lavoro ha costretto tanti italiani a dover immigrare all’estero subendo gravi umiliazioni, pregiudizi ed ingiustizie perché tacciati d’essere “migranti italiani”.
“Rosa ma non di maggio” è il racconto di una giovane donna forte, caparbia, intelligente quanto romantica costretta a mettere da parte i propri sogni e speranze per obbedire alle decisioni familiari.
È una storia di migrazione, sacrifici, amarezze, delusioni vissuti da tanti nostri connazionali migranti, ma allo stesso tempo è il racconto di una donna che non si è mai arresa ad un destino deciso a tavolino da altri.
Rosa è l’incarnazione di una femminista ante litteram, rispettosa, educata, capace però di rifiutare e sovvertire una società impregnata da uno sciocco maschilismo.
“Rosa ma non di maggio” racchiude in sé tante storie straordinariamente “normali”, ma quanto belle, vere, intese perché raccontate con delicatezza, umanità e semplicità dall’autore.
Buzzi è riuscito con maestria e creatività nel mescolare fatti storici ad altri di finzione ottenendo un risultato credibile, avvincente ricco di pathos e colpi di scena.
“Rosa ma non di Maggio” racchiude amore, amicizia, viltà, tradimento, lealtà, dove le virtù sono a vantaggio delle protagoniste femminili, lasciando invece gli aspetti negativi a quelli maschili tranne rare eccezioni di rilievo e spessore etico.
“Rosa ma non di Maggio” è una lettura vivamente consigliata sia per chi dichiara femminista, libero ed audace e sia chi ama la storia, soprattutto quei passaggi dove l’eroe/eroina è quella persona che speso la propria esistenza avendo sempre la schiena dritta e difeso la libertà di scegliere il proprio destino come la nostra cara Rosa.

2) Stanza 2806

“Stanza 2806” è miniserie in 4 episodi. Documentario, poliziesco. Francia 2020

Nel 2011 Dominique Strauss-Kahn era il direttore del Fondo Monetario Internazionale, con alle spalle una carriera contraddistinta da successi e promozioni, e favorito dai sondaggi per le elezioni presidenziali francesi dell’anno successivo.

Se nonché, il 14 maggio, Strauss-Kahn viene fermato all’aeroporto JFK di New York con l’accusa di aver violentato una cameriera nella stanza 2806 dell’albergo dove abitualmente soggiornava.

In poche ore la sua carriera politica è distrutta, i media di mezzo mondo aprono con la notizia del suo arresto e la Francia segue sotto shock le immagini di uno dei sui cittadini più illustri in manette, scortato in carcere dai poliziotti.

Cosa è realmente accaduto in quella stanza? Strauss-Kahn è davvero colpevole oppure, come verrà sostenuto nelle settimane successive, il suo arresto è frutto di un’operazione volta ad eliminarlo dalla scena politica francese? È un violentatore seriale o la vittima di un complotto internazionale? continua su

157) Stalk

“Stalk” è una serie diretta da Simon Bouisson. Con Théo Fernandez, Carmen Kassovitz, Pablo Cobo, Rio Vega,
Azize Diabaté, Yasin Houicha, Manon Valentin, Clément Sibony.
Drammatico. Francia. 2019-in produzione

Sinossi;

Lucas, in arte Lux, è un brillante studente al primo anno della più prestigiosa scuola di informatica francese. Umiliato dai suoi compagni di studi, decide di vendicarsi escogitando un sofisticato piano di stalking. Pagandone, però, tutte le conseguenze.
Recensione:

Quanto è importante, per noi, la privacy? La risposta spontanea sarà quasi sicuramente: molto! Eppure ogni giorno postiamo, quasi senza pensarci, foto sui social network, lasciamo tracce, sveliamo i nostri punti deboli e segreti.

E che dire di tutto quello che “custodiamo” nella memoria dei nostri smartphone – non solo numeri di telefono, ma chat, password, pin di carte di credito – considerandoli sicuri e inattaccabili. Ma se così non fosse?

La serie francese “Stalk”, disponibile in streaming su RaiPlay dopo essere stata presentata alla Festa del cinema di Roma, combina il tema della privacy digitale e delle conseguenze di un possibile hackeraggio con quello del bullismo, sempre attualissimo. continua su

111) Un’Intima Convinzione

Il biglietto d’acquistare per “Un’ intima convinzione” è : Di pomeriggio

“Un’ intima convinzione “ è un film del 2018 scritto e diretto da Antoine Raimbault, con : Marina Foïs, Olivier Gourmet, Laurent Lucas, Philippe Uchan, Jean Benguigui, François Fehner, François Caron, Philippe Dormoy, Jean-Claude Leguay, Armande Boulanger, Steve Tientcheu, Léo Labertrandie.

Sinossi:
Un’ intima convinzione, film diretto da Antoine Raimbault, racconta di come la giovane Nora (Marina Foïs), dopo aver partecipato al processo di Jacques Viguier (Laurent Lucas), accusato di aver ucciso sua moglie Suzanne, ritiene l’imputato innocente. Per sostenere questa sua tesi, decide di aiutare indirettamente l’uomo e convince il maître di un bar Éric Dupond-Moretti (Olivier Gourmet) a testimoniare in difesa di Jaques al secondo processo di appello.
Quella di Nora diventa una lotta personale contro le ingiustizie, che la renderà ossessionata e implacabile nel dimostrare l’innocenza di Jacques.
Il processo per omicidio trattato nel film è reale, si tratta del caso di Suzanne Viguier, scomparsa il 27 febbraio 2000 e moglie del professore di diritto all’Università di Tolosa, Jacques Viguier.

Recensione
Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di seguire l’ istinto piuttosto della ragione nel prendere una decisione o di dare più ascolto ad un’intima convinzione nel giudicare una persona rispetto a fatti concreti e/0 valutazioni professionali ricevute.
Molti rapporti amicali e financo amorosi sono nati sulla base di una prima quanto positiva sensazione “a pelle” .
Ma se tutto ciò rientra nella “normalità” , immaginate invece di provare quest’ incrollabile fiducia nei confronti di un uomo accusato dell’omicidio della propria moglie.
Ne sareste capace?
Esistono in Italia associazioni o singole persone che si battono contro gli errori giudiziari od almeno nel garantire un equo processo all’imputato di turno.
“Un’intima convinzione” va ben oltre . raccontando il caso di Nora , madre single e chef di un ristorate, determinata nel voler dimostrare l’innocenza di Jacques Viguier, perché assolutamente ed intimamente convinta della innocenza dell’uomo
Antonie Raimbault ci racconta questo tragico caso giudiziario durato dieci anni , firmando una sceneggiatura in cui mascola finzione e realtà con l’intento di coinvolgere maggiormente lo spettatore dentro un caso tutt’oggi irrisolto.
Un caso che ha sconvolto e diviso l’opinione pubblica francese, presentando tanti, troppi punti oscuri e misteriosi iniziando dal fatto che non è mai stato ritrovato il corpo di Suzanne.
Jacques Viguier è vittima di un clamoroso accanimento giudiziario o è un freddo e cinico assassino capace di “firmare” il delitto perfetto?
Un dubbio che se da una parte accompagnerà costantemente lo spettatore per tutto il film , dall’altra non potrà non rimanere colpito dalla tenacia quasi ossessiva di Nora nell’ascoltare, selezionare e catalogare le migliaia di ore di intercettazioni datele dall’avvocato, e per merito della donna rivelatesi un decisivo contributo per l’assoluzione.
“Un ‘intima convinzione” è in gran parte un legal thriller pensato e messo in scena nel ricostruire il più fedelmente possibile le udienze del processo , gli interrogatori degli avvocati e soprattutto le enfatiche ed intese requisitorie .
Lo spettatore segue il processo avvertendo una struttura narrativa e stilistica piuttosto lineare, diretta quanto prevedibile ed una regia solida quanto monocorde e dal respiro televisivo.
“Un’intima convinzione” riesce a distaccarsi dall’anonimato cinematografico elevandosi qualitativamente sul piano del pathos e credibilità narrativa grazie all’intensa e magistrale performance di Marina Fois.
Marina Fois compie un lavoro meticoloso, attento, scrupoloso nell’entrare nei panni di Nora. Un accurato studio sulla fisicità, postura e soprattutto anima del personaggio trovando cosi un delicato quanto efficace equilibro psicologico oltre che interpretativo.
Era piuttosto “semplice” cadere con questo personaggio in atteggiamenti eccessivi, caricaturali o “folli”.
Nora sembra pazza, una sorta di “Don Chisciotte” in gonnella, ma Fois conducendo lo spettatore in questa battaglia legale , li dimostrerà la veridicità e concretezza giudiziaria di questa sua intima convinzione
Nora è un personaggio immaginario , eppure la bravura e carisma di Marina Fois l’ha resa vera, autentica, umana.
Quando lo spettatore alla fine del film, scopre l’escamotage narrativo e creativo di Raimbault, non potrà non augurarsi di vedere altre donne cosi nelle nostre aule di tribunale
Una giustizia malata ha bisogno della tenacia e lungimiranza di Nora.

99) Wolf call -Minaccia in Alto Mare

Il biglietto da acquistare per “Wolf call – Minaccia in alto mare” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Wolf call- Minaccia in Alto Mare” è un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer, Etienne Guillou-Kervern. Drammatico, 115′. Francia 2019

Sinossi:

L’analista acustico dall’udito eccezionale Chanteraide si ritrova, con il sottomarino su cui presta servizio, nel mezzo di un’operazione pericolosa al largo della Siria. Lo scopo della missione è recuperare un gruppo di soldati in attesa sulla spiaggia. Ma la tensione monta, le cose si complicano e Chanteraide commette un errore di cui dovrà rispondere davanti ai suoi superiori. Una serie di eventi catastrofici, che rischiano di spingere l’Europa in una guerra nucleare, lo obbligano però a risalire a bordo. E questa volta la missione è davvero impossibile.

Recensione:

Avviso ai naviganti (spettatori): se soffrite anche lievemente di claustrofobia o attacchi di panico pensateci bene, prima di vedere “Wolf call – Minaccia in alto mare”! Se invece amate le spy story, preparatevi a sorprendervi nello scoprire come i cugini francesi possano essere all’altezza dei maestri yankee del genere.

L’esordiente Antonin Baudry firma infatti una pellicola capace di stupire e appassionare lo spettatore fin dalle prime scene, trasportandolo in un’avventura tesa, avvolgente, scandita da continui colpi di scena.

Al thriller politico ambientato nel mondo dei sommergibili il film unisce una convincente componente umana ed emotiva, che si sviluppa nel focus sulle vite dei personaggi coinvolti.

Il regista offre anche, tra le righe, un’interessante quanto angosciante lezione di politica internazionale, mettendo in scena una storia adrenalinica ma credibile e realistica. Merito anche del cast, talentuoso e naturale continua su

“Wolf call – Minaccia in alto mare”: un’opera prima densa e immersiva

79) Le Grand Bal

“Le Grand Bal” è un film di Laetitia Carton. Documentario, 95′. Francia 2018

Sinossi:

Ogni estate a Gennetines, paesino dell’Alvernia, duemila persone arrivano da ogni parte del mondo per ballare, per sette giorni e otto notti di fila. Non è un rave, e non è una gara di resistenza come quelle ai tempi della Grande Depressione: è il Grand Bal de l’Europe, festival di danza popolare dove chiunque, giovani e anziani, francesi e non, si lanciano in polke e mazurke, quadriglie e gironde, valzer impari e circoli circassiani. Un fiume umano in movimento che la mattina riceve lezioni da esperti provenienti da tutta Europa (sì, anche l’Italia, con insegnanti di pizzica a taranta) e la sera balla fino allo sfinimento, per poi lasciare posto ai giovanissimi protagonisti del “boeuf”, la versione notturna del Grand Bal, o unirsi a loro non stop.

Recensione:

Non passa giorno che non leggiamo sui giornali o sentiamo in tv come ormai si sia perso qualsiasi desiderio di comunicazione diretta, personale e fisica. Lo schermo del pc o dello smartphone rappresenta lo scudo perfetto dietro cui nascondersi; i social network la terra delle amicizie virtuali.

In questa nostra epoca triste ed egoista, sembra quasi che umanità, gentilezza e voglia di condividere siano diventate solo parole vuote. Quasi, appunto, perché esistono ancora delle piccole eccezioni a colori, nel nostro mondo in bianco e nero, luoghi dove è possibile respirare autenticità e vivere intensamente, senza alcun tipo di filtro.

Uno di queste “oasi di vitalità” è il Grand Bal de l’Europe, un festival di danza popolare della durata di sette giorni e otto notti, che si svolge ogni estate da 25 anni a questa parte nel paesino di Gennetines, in Alvernia.

Migliaia di persone arrivano da ogni parte del mondo, per partecipare. Ma se non credete di riuscire a tenere il ritmo, potete almeno farvi un’idea precisa di cosa vi perdete attraverso il documentario di Laetitia Carton, presentato al Festival di Cannes 2018 e candidato come miglior documentario al Premio César 2019.

Ci piace immaginare il Grand Bal come una sorta di Woodstock del ballo, senza però gli eccessi che hanno caratterizzato quella storica adunanza. In Francia, infatti, si partecipa a un’esperienza sì trascinante e unica ma assolutamente legale. continua su

“Le grand bal”: quando l’incontro tra corpi e musica genera bellezza