61) La Casa dei Ricordi (Donato Carrisi)

“La Casa dei Ricordi” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato da Mondadori Editore il 29 Novembre 2021

Sinossi:

Ascolterai ciò che ho da dire… fino in fondo. 

Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell’Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l’ha nutrito, l’ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. 
L’unico in grado di risvegliarlo è l’addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. 
E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. 
Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. 
L’ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. 
Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. 
Ma la storia che racconta non appartiene a lui.

Recensione:

Due anni fa avevo espresso più di una riserva sul romanzo “La Casa delle Voci” giudicandolo stilisticamente impeccabile e narrativamente originale, ma piuttosto freddo sul piano della suspense.

La “sfida autoriale” di Donato Carrisi d’affrontare il delicato quanto complesso mondo della psiche umana declinata in una cornice thriller se da un lato  rinnova il potenziale di poter gareggiare con i colleghi stranieri, dall’altra evidenzia nuovamente  come sia  una scrittura  di carattere più  cinematografico che letterario.

 “La casa di Ricordi” è  un sequel letterario che sinceramente  non ritenevamo necessario.

“La Casa dei Ricordi” conferma i pregi del primo romanzo,    ma amplificandone limiti e criticità espressi in precedenza.

Mi ritrovo ancora una volta in dissenso con la maggioranza dei lettori e critici  nel valutare negativamente il lavoro di Carrisi .

Una storia, un giallo, una caccia ad un mostro invisibile al di sotto degli abituali standard a cui Carrisi ci ha ben abituato

L’impianto narrativo risulta dispersivo, allungato e soprattutto poco centrato rispetto agli obiettivi autoriali di tenere insieme thriller classico e conflitto interiore.

“La Casa dei Ricordi” non incanta, non colpisce l’interesse  di nuovo lettore ed alla lunga annoia il  vecchio lettore.

Una seconda puntata che non aggiunge nulla al mondo sospeso di Pietro Gerber, rimasto bloccato dai demoni del proprio passato.

Una lettura che procede “a strappi” dando la sensazione al lettore che questo romanzo sia stato scritto senza avere le idee chiare  di come far evolvere la storia e soprattutto i personaggi.

Donato Carrisi compie, a nostro modesto parere, l’errore d’  insistere su una storia priva dell’adeguato respiro  per realizzare una saga letteraria.

“La Casa dei Ricordi” ci dispiace definirlo un forzato e pretestuoso esercizio autoriale risultando così un deludente lettura di fine anno.

99) Salvatore – Il Calzolaio dei Sogni -Fiori-Fiori – Fiori – Luca Guadagnino- Venezia 76

Ieri io vostro inviato aveva in agenda una serata a Venezia con Luca Guadagnino. La direttora Turillazzi aveva inserito nella sua lista il corto “Fiori, fiori, fiori!’”, girato dal regista siciliano pochi giorni dopo la fine del lockdown, e a questo è seguita la visione del documentario “Salvatore – Shoemaker of dreams”.

Un cortometraggio di Luca Guadagnino. 12′. Italia 2020

Durante il lockdown per la pandemia del Covid, Luca Guadagnino, con una piccola troupe, scende in Sicilia da Milano armato soltanto di uno smartphone e di un tablet, per bussare alle porte degli amici d’infanzia e capire con loro come hanno vissuto questo momento eccezionale che ha unito il mondo intero.

Il direttore Barbera aveva presentato il cortometraggio come una sorta di blitz di Guadagnino in Sicilia, dove il regista era sceso, solo un cellulare e un tablet alla mano, per rivedere luoghi e amici all’indomani dell’emergenza.

La direttora e voi lettori vi aspettare un mio giudizio su questi dodici minuti. Ebbene, dopo lunghe e ponderate riflessioni, sono arrivata alla conclusione che la migliore recensione possibile sia: “Fiori, fiori, fiori! è un emerita ed evidente minc….a col botto”.

Non è colpa di Guadagnino, semmai del caro direttore della Mostra del cinema, che ha pensato bene di riempire il cartellone con un video amatoriale, che si distingue a malapena dai celeberrimi e temutissimi filmini del matrimonio.

La proiezione è stata accolta da un silenzio assordante, e la colpa, mi duole dirlo, non è stata solo dei numeri ridotti di presenze causa distanziamento e nuove norme Covid.

Un film di Luca Guadagnino. Documentario, 121′. Italia 2020

L’appassionante storia umana, artistica e imprenditoriale di Salvatore Ferragamo, dall’infanzia a Bonito, dove ha realizzato le sue prime scarpe, al viaggio in America in cerca di fortuna, dalle esperienze a Hollywood al ritorno in Italia, dal rischio del fallimento alla rinascita nel suo laboratorio di Firenze fino alla definitiva consacrazione. Carattere, istinto, genio, curiosità e straordinaria intuizione: Salvatore – Shoemaker of Dreams mostra il mistero e il fascino di una figura complessa, un’icona della moda italiana e mondiale che non ha mai perso di vista l’importanza dei legami famigliari. Il docufilm, con la voce narrante di Michael Stuhlbarg, si avvale di immagini inedite e testimonianze che vedono protagonisti, accanto ai membri della famiglia Ferragamo, il regista Martin Scorsese, la costumista Deborah Nadoolman Landis, e numerosi studiosi, docenti, stilisti, giornalisti, critici di moda e cinematografici.

A salvare la faccia e la serata a Guadagnino e soprattutto al caro direttore Barbera è stato “Salvatore – Shoemaker of dreams”, l’interessante documentario sulla vita geniale e di fatica di Ferragamo, alias il calzolaio dei sogni, capace di conquistare il mondo partendo da Bonito, sperduto paesino della Campania.

Ferragamo ha voluto ad ogni costo diventare un calzolaio, andando inizialmente contro la volontà dei genitori. Bisogna pensare che, sul finire dell’Ottocento, il mestiere era considerato estremamente umile. Dopo essere divenuto garzone di bottega, Salvatore, a 12 anni, lascia Bonito per Napoli: è il primo passo di una lunga cavalcata di questo artigiano visionario, testardo e sognatore che appena sedicenne volò negli Stati Uniti. continua su

16) Il Giorno del Sacrificio (Gigi Paoli)

“Il Giorno del Sacrificio” è un romanzo scritto da Gigi Paoli e pubblicato da Giunti Editore nel Febbraio 2021

Sinossi:
Sembra un lunedì mattina come tanti per Carlo Alberto Marchi. Come ogni giorno, il reporter è diretto a Gotham City, il futuristico Palazzo di Giustizia di Firenze, a caccia di notizie. Un lunedì come tanti, sino alla telefonata del capocronista: Marchi deve correre al vicino polo universitario, è successo qualcosa di grosso. Ma, dopo essere arrivato sul posto ed essere riuscito a farsi strada tra il muro di poliziotti e ambulanze, quello che vede le coglie del tutto impreparato: sangue dappertutto, una decina di studenti a terra, alcuni corpi coperti pietosamente da lenzuola bianche. Tra loro, anche l’autore della carneficina, che dopo aver sparato all’impazzata si è ucciso urlando “Allah akbar”. Firenze si risveglia nel terrore, soprattutto quando un video annuncia che il Giorno del Sacrificio è vicino…
Recensione:
Credo personalmente poco alle “coincidenze”, ma altresì credo fortemente ai divertenti quanto misteriosi “segni” del destino.
Non volevo assolutamente “tediarvi” con i miei sciocchi pensieri filosofici /spirituali, ma è “un segno” quantomeno letterario tornare a parlare di Carlo Alberto Marchi, reporter d’assalto quanto buffo creato dalla talentuosa ed ironica penna di Gigi Paoli.
Lo scorso aprile quasi al termine del nostro primo “lockdown” ebbi il piacere di scoprire i romanzi di Paoli, apprezzandone contenuti, stile, competenza e un sincero spessore umano.
Oggi, a poche ore da una nuova e controversa chiusura nazionale, mi trovo a recensire il nuovo libro di Paoli.
“Il giorno del sacrificio” mi ha confermato la bontà narrativa, fluidità stilistica e chiarezza linguistica che contraddistingue la penna di Gigi Paoli.
“Il Giorno del sacrificio” è una vera spy story, una drammatica corsa contro il tempo da parte delle forze di polizia contro una cellula terroristica silente, invisibile, quanto ramificata.
Un racconto angosciante, teso, pieno di colpi di scena, ma strutturalmente ben calibrato nei toni e diluito nei tempi, come solamene un vero giornalista “di strada” è capace di fare.
Il lettore è conquistato da un intreccio narrativo incalzante, carico di pathos, presentando alcuni passaggi potenti, tragici senza però mai eccedere.
Gigi Paoli cattura fin dalle prime pagine l’attenzione del lettore trascinandolo dentro un’aspirale di violenza, orrore e vendetta “ falsamente” giustificata da motivi religiosi.
Carlo Alberto Marchi è un giornalista, un padre single ora più che mai dopo che la sua ultima fidanzata l’ha mollato per un collega, che ci appare umano, schietto, senza particolari doti di fascino, ma incredibilmente bravo nel proprio lavoro: inseguire le notizie.
Ancora una Gigi Paoli ci consente di vivere e respirare l’atmosfera di una redazione di un giornale, in cui ogni giorno il povero Marchi deve combattere e resistere alle minacce di ridimensionamento voluto dall’odioso direttore.
“Il giorno del sacrificio” ci lascia con il fiato sospeso fino all’ultima pagina regalandoci un finale aperto, emozionante che apre obbligatoriamente la strada ad una nuova indagine del nostro caro cronista Carlo Albero Marchi.

49) I Misteri di Firenze – le prime tre inchieste di Carlo Alberto Marchi ( Gigi Paoli)

“I Misteri di Firenze – Le prime tre indagini di Carlo Alberto Marchi” è la raccolta dei primi 3 romanzi scritti da Gigi Paoli, pubblicata da Giunti Editore il 15 Gennaio 2020.

Sinossi:
Ironico, tenace, instancabile, Carlo Alberto Marchi divide le sue frenetiche giornate tra il lavoro di cronista al Nuovo Giornale di Firenze e la non meno sfiancante attività di padre single di Donata, la figlia adolescente che non si lascia sfuggire un’occasione per rimettere in riga questo padre irruente e affettuoso, che tenta invano di assumere un’aria di severità. Ma non è facile essere sempre sul pezzo quando le inchieste si susseguono senza tregua, riecheggiando tra le aule dell’avveniristico e inquietante Palazzo di Giustizia, da lui ribattezzato “Gotham City”. Un anziano antiquario massacrato con ventitré coltellate in un antico edificio di via Maggio; il dirigente di una casa farmaceutica vittima di un misterioso incidente, mentre un’ondata di morti per overdose colpisce la città; e infine la scomparsa di un bambino di quattro anni che risveglia nei fiorentini la paura del “Mostro”. In tutto questo, Marchi e il suo inseparabile collega “l’Artista” devono parare i colpi del direttore del Nuovo, che li marca stretti e non gradisce la loro tendenza all’insubordinazione… Tre indagini piene di suspense e atmosfera, in una Firenze inedita, gotica e oscura che vi attirerà pericolosamente.
Recensione:
Con la “fattiva collaborazione” del coronavirus è proseguita la mia personale scoperta di nuovi autori e storie.
Ho letto “I Misteri di Firenze” grazie al consiglio telefonico di una simpatica ed appassionata libraria pronta nel farmi arrivare a casa una buona dose di libri per vincere la noia da “lockdown”.
“I Misteri di Firenze” raccoglie i primi tre romanzi scritti dal giornalista fiorentino Gigi Paoli avendo come protagonista Carlo Alberto Marchi, un cronista preparato quanto onesto che mai come oggi avremmo bisogno d’avere nelle redazioni dei nostri quotidiani
“I Misteri di Firenze” si è rivelata una lettura avvincente, incalzante, interessante e complessivamente convincente sul piano narrativo, stilistico e strutturale.
Gigi Paoli possiede uno stile semplice, secco, diretto, tipico del giornalista di “strada” , od in questo caso di “tribunale” abituato a riportare i fatti con precisione e chiarezza.
Tre storie molto diverse quanto forti e pieni di colpi di scena che lasciano il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina di ogni singola indagine
Tre indagini costruite in modo scrupoloso, approfondito , puntuale a livello “giudiziario “e soprattutto realistico nel mostrare come dovrebbe essere in modo “sano e costruttivo” la collaborazione tra giudici e giornalisti.
Il nuovo tribunale di Firenze ribattezzato “Gotham” dall’ autore è il centro di questo piccolo quanto intrigato mondo in cui si muovono e relazionano avvocati, giudici, giornalisti.
Efferati Omicidi, spy story, impensabili vendette sono solo alcuni degli argomenti trattati nei tre romanzi, ben equilibrati da passaggi più leggeri e sentimentali che investono il nostro Marchi.
Carlo Alberto Marchi piace nella duplice veste di giornalista e padre single conquistando l’attenzione ed affetto del lettore per quest’uomo di mezz’età tenace nel proprio lavoro quanto recalcitrante nella sfera sentimentale.
Un personaggio letterario che, a nostro avviso, si presterebbe molto alla trasposizione televisiva con buone garanzie di successo.
Non resta quindi che aspettare per scoprire il futuro artistico, creativo e narrativo ed umano di Carlo Alberto Marchi, una cronista a cui voler bene.

7) Marco Polo

“Marco Polo” è un film di Duccio Chiarini. Documentario, 86′. Italia 2019

Sinossi:

Alle porte di Firenze, nel quartiere periferico dell’Isolotto, nascosto in un grande giardino a pochi metri dal frastuono della superstrada, si trova l’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo. Ogni mattina 150 professori e 1600 studenti varcano le sue porte per affrontare le sfide con cui la scuola li costringe a fare i conti. Sono le stesse sfide che affrontano ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo, che non riguardano solo i programmi da insegnare o le nozioni da imparare, ma l’essenza stessa dell’educazione, il senso della cittadinanza, il valore dell’accoglienza. Questo film è un viaggio attraverso quelle sfide.

Recensione:

Marco Polo è il nome dell’Istituto Tecnico per il turismo situato alle porte di Firenze, nel quartiere periferico dell’Isolotto. Un piccolo microcosmo, abitato ogni giorno da 150 professori e 1.600 studenti che affrontano sfide legate non soltanto ai programmi scolastici e alle nozioni da apprendere.

Il regista Duccio Chiarini (L’ospite) li ha ripresi, ascoltati e spiati per un anno, facendone il centro del suo documentario omonimo, presentato nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città.

Ma che cosa hanno di particolare gli studenti e i professori del Marco Polo, tale da renderli un soggetto interessante per il grande pubblico? Il vostro inviato, onestamente, non è riuscito a darsi una risposta. continua su

“Marco Polo”: il resoconto realistico e sincero di un anno di scuola

150) La Casa delle Voci (Donato Carrisi)

“La Casa delle Voci” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato da Longanesi Editore nel Dicembre 2019

Sinossi:
Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà.
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l’assassina è proprio lei.
Recensione:
La mente umana è probabilmente il “meccanismo” più misterioso, affascinante, complesso quanto pericoloso mai costruito
Per gli stessi studiosi, scienziati è impossibile poterne scoprirne ogni aspetto, particolarità.
Nessun manuale di psichiatria, neurologia sarà mai in grado d’evidenziare, mostrare le infinte sfumature e caratteristiche della mente.
La mente è forte quanto fragile nel delicato ruolo di protezione della persona dall’orrore e paure provenienti dal mondo esterno.
Leggendo sul web gli entusiasti giudizi di critica e pubblico, confesso altresì la mia personale delusione nei confronti del nuovo romanzo di Donato Carrisi.
Dovrei ritenere d’aver preso un grande abbaglio letterario nel valutarlo?
Eppure i primi sono gli stessi che hanno bocciato gli ultimi romanzi di Carrisi che al contrario tanto erano piaciuti al sottoscritto.
Chi avrà dunque ragione?
“La casa delle Voci” è un giallo ben scritto, carico di suspense e magistralmente costruito nel regalare al lettore continui colpi di scena, ma nonostante ciò l’intreccio narrativo e lo stile non convincono come in passato
Donato Carrisi strizza l’occhio ad almeno tre pellicole cinematografiche di culto: Il Sesto Senso, Inception e Shutter Island.
I tre registi (Scorsese, Nolan e M. Night Shyamalan) si spinsero al loro limite artistico nel raccontare e mostrare la mente umana spiazzando e soprattutto incantando visivamente lo spettatore.
Ma “La casa delle voci” essendo “ancora” un libro non possiede la stessa forza ed intensità di racconto delle sopracitate pellicole.
Le parole, monologhi, dialoghi pronunciati dai personaggi di Carrisi appaiono più adatti ad uno script cinematografico più che per un romanzo.
“La casa delle voci” appare bloccato in una dimensione letteraria poco funzionale alle proprie caratteristiche e potenzialità.
Il lettore rimane colpito dalla storia e coinvolto dal serrato rapporto tra lo psicologo Pietro Gerber e la misteriosa paziente Hanna, ma senza mai raggiungere una vera e profonda empatia con i personaggi.
“La casa delle voci” è un romanzo “splendidamente” freddo nonostante i temi trattati e privo di quella necessaria umanità nell’affrontare i tormenti e soprattutto i segreti più reconditi dell’animo umano.
“La casa delle voci” è l’ottimo punto di partenza di un adattamento cinematografico che, a nostro modesto parere, colmerà le lacune strutturali ed emotive presenti sfortunatamente nell’opera letteraria