223) Mr Ove

Il biglietto d’acquistare per “Mr Ove” è: Sempre (Con Riserva)

“Mr Ove “ è un film del 2015 scritto e diretto da Hannes Holm, tratto dal romanzo di Fedrik Backman “ L’uomo che metteva in ordine il mondo”, con : Rolf Lassgård, (voce italiana di Massimo Lopez), Bahar Pars, Johan Widerberg, Ida Engvoll, Filip Berg.

Sinossi: Mr. Ove (Rolf Lassgård) è un burbero cinquantanovenne che per molti anni prima ricopriva il ruolo di Presidente dell’Associazione dei condomini. A lui però non importa niente di essere stato sollevato dall’incarico, infatti continua a sorvegliare rigidamente la vita di quartiere, bacchettando senza riguardo il vicinato: non perdona chi parcheggia l’auto in doppia fila e chi sbaglia la differenziata, condanna il disordine e gli schiamazzi, il calpestio dei tacchi, il latrare dei cani e il vagabondare dei gatti (specialmente di un randagio spelacchiato che per ripicca continua a fare pipì davanti alla sua porta). Operaio da 43 anni presso le industrie Saab, Ove viene mandato in pensione e da quel momento già vedovo dell’amata moglie Sonja(Engvoll), progetta il suicidio per poterla riabbracciare.
L’atteggiamento intransigente di Ove si ammorbidisce dopo l’incontro con l’iraniana Parvaneh (Bahar Pars), la nuova vicina, da poco trasferita nella casa di fronte con il marito e i due figlioletti. Smessi i panni di ispettore del vialetto, insieme a quelli di vigilante dei parcheggi e della spazzatura, l’inquilino solitario si apre a una tenera e inaspettata amicizia.
Recensione:
Mr Ove è una persona rompiscatole, burbera, schematica, maniacale, onesta ed incapace di relazionarsi con diplomazia con il suo prossimo.
Sulla carta Mr. Ove è una persona da evitare con cura, ma l’uomo è allo stesso la personificazione dell’antico e saggio proverbio” L’abito non fa il monaco”.
Mr Ove è sì tutte queste cose, ma è anche un uomo giusto, un grande lavoratore, determinato e soprattutto è stato un marito fedele e profondamente innamorato di sua moglie Sonja.
Mr Ove ha avuto una vita piena di sofferenze e lutti, avendo perso in poco tempo entrambi i genitori e la sua casa natia per colpa della cattiveria ed ottusità dei “colletti bianchi). Eppure Mr. Ove non si è mai arreso, rimanendo coerente con sé stesso e i suoi principi.
Mr Ove è una straordinaria e bellissima storia d’amore dove lo spettatore prende parte al primo e causale incontro su un treno tra due persone diverse ed opposte come la colta e bella Sonja e il ruvido e giovane Ove, avendo la conferma come il vero Amore possa superare ogni barriera sociale e culturale.
Sonja è stato tutto per Mr Ove, un tornado che gli ha cambiato la vita.
Come dice lo stesso protagonista alla sua vicina iraniana “la mia vita è stata nulla prima di Sonja e lo è adesso senza di lei”
Mr Ove è un Gigante buono, che nasconde le proprie fragilità, dolori e sensibilità dentro un’armatura fatta di regole, urla e schemi. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-19/

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219) La ragazza nella Nebbia – Il Film

Il biglietto da acquistare per “La ragazza nella nebbia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“La ragazza nella nebbia” è un film di Donato Carrisi. Con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon. Thriller, 127′. Italia, Francia, Germania, 2017

Sinossi;La sedicenne Anna Lou – brava ragazza dai lunghi capelli rossi appartenente ad una confraternita religiosa molto conservatrice – scompare dal paesino montano di Avechot. A interessarsi del caso è l’ispettore Vogel (Servillo), che ha una reputazione professionale da salvare e una propensione a fare leva sui mass media. E dato che ad Avechot si sono appena trasferiti un professore di liceo (Boni) con moglie (Guidoni) e figlia, chi meglio di un estraneo alla comunità può candidarsi come principale sospettato?

Recensione:

Questo weekend sarà ricordato, al cinema, non solo per la consueta e aspra battaglia al botteghino, ma anche per l’attesa sfida tra Diego De Silva e Donato Carrisi.

Entrambi gli autori hanno voluto partecipare in modo attivo alla realizzazione degli adattamenti dei loro bestseller, “Terapia di coppia per amanti” e “La ragazza nella nebbia”, firmando la sceneggiatura il primo, cimentandosi nella regia il secondo.

Abbiamo già parlato della delusione provata per l’operato di De Silva, e memori di quello eravamo alquanto preoccupati per “La ragazza nella nebbia”, avendo amato molto il romanzo (qui la mia recensione). Come sempre sarà il pubblico a decretare il vincitore di questa inedita sfida, ma a mio modesto parere Carrisi batte De Silva 3-0!

“La ragazza nella nebbia”, per chi non avesse letto il romanzo, offriva già il materiale per una perfetta sceneggiatura, con la sua scrittura incalzante, avvolgente, intensa, precisa, curata e capace di tenere il lettore inchiodato alla pagina fino all’ultimo.

La vera sfida, semmai, era quello di non rovinare questo gioiello dalle grandi potenzialità. E i miei dubbi – come quelli di molti critici – non riguardavano tanto le capacità di Carrisi come sceneggiatore ma come regista. Ebbene, lo scrittore ha dimostrato di avere le potenzialità e il talento per stare con successo dietro la macchina da presa.

“La ragazza nella nebbia” conserva, nel complesso, nella sua versione cinematografica la potenza e la profondità drammaturgica del libro, anche se con delle sostanziali differenze narrative. Come lo stesso Carrisi ha dichiarato in conferenza stampa (su Parole a Colori l’intervista completa): “Mi sono potuto concedere il lusso di uccidere l’autore al primo giorno di set, lavorando alla sceneggiatura in tranquillità”. continua su

http://paroleacolori.com/la-ragazza-nella-nebbia-un-thriller-che-porta-alla-luce-il-mostro-dentro-di-noi/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

218) Terapia di coppia per amanti -Il Film

“Terapia di coppia per amanti” è un film di Alessio Maria Federici. Con Ambra Angiolini, Pietro Sermonti, Sergio Rubini, Franco Branciaroli, Anna Ferzetti. Commedia, 97′. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 26 ottobre 2017

Sinossi:Viviana (Angiolini) e Modesto (Sermonti) sono amanti, entrambi sposati e con un figlio a testa. Il loro rapporto è talmente tormentato che decidono di sottoporsi ad una terapia di coppia: o meglio, Modesto si adegua alle richieste di Viviana, ma mantiene un laconico distacco nei confronti del terapista, il professor Malavolta (Rubini), star di una trasmissione televisiva che si chiama Jung-le Fever, soprattutto quando scopre che il terapista ha a sua volta problemi di relazione. Riusciranno Viviana e Modesto a vivere la loro storia d’amore senza soffocare nella conflittualità?

Recensione :

Ci sono due Diego De Silva oppure siamo di fronte a una persona afflitta da personalità multipla? È la domanda che mi sono fatto al termine della proiezione di “Terapia di coppia per amanti”, attesa trasposizione del romanzo dello scrittore napoletano.

Come può una stessa persona aver scritto un romanzo divertente, intimo, originale su un tema delicato e controverso come l’amore clandestino, romanzo che ha conquistato critica, pubblico e non ultimo il vostro inviato (qui la mia recensione) e la scialba sceneggiatura dell’adattamento cinematografico?

Il film “Terapia di coppia per amanti”, infatti, è una delusione quanto mai inaspettata sul piano drammaturgico e dello sviluppo narrativo, con un ritmo monocorde e scarso pathos. I dialoghi risultano per lo più banali, retorici e freddi; Modesto e Viviana, ottimi personaggi nel romanzo, caricaturali e finti.

Nel suo romanzo Diego De Silva sdogana il tema del tradimento, mettendo da parte ogni critica morale per mostrare come i sentimenti possano nascere anche nelle peggiori condizioni. Nel passaggio dalla pagina al grande schermo, però, la storia perde in autenticità, romanticismo, intensità e umanità, nonostante l’impegno e la discreta alchimia tra i due protagonisti, Ambra Angiolini e Pietro Sermonti. continua su

http://paroleacolori.com/terapia-di-coppia-per-amanti/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

216) Una Donna Fantastica

 

Il biglietto da acquistare per “Una donna fantastica” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Una Donna Fantastica” è un film di Sebastian Lelio. Con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Amparo Noguera. Drammatico, 104′. Cile, Germania, 2017

Sinossi: Santiago del Cile. Orlando (Reyes), un ultracinquantenne imprenditore tessile, ha una soddisfacente relazione con Marina (Vega) e intende festeggiarne il compleanno con un viaggio alle cascate di Iguazu. La sera della ricorrenza ha un malore in seguito al quale cade dalle scale di casa. Marina lo porta all’ospedale e avvisa il fratello che sopraggiunge. Orlando è deceduto e Marina viene invitata dalla ex moglie a tenersi lontana dalle esequie e dalla sua famiglia. Non perché sia l’amante ma perché è un transgender.

Recensione:

A cura di Vittorio De Agrò

Le coppie solide e affiatate formate da uomini di mezza età e donne molto più giovani sono piuttosto comuni, oggi, e non dovrebbero più fare tanto rumore. Uso il condizionale, perché anche se in teoria dovremmo esserci abituati a rapporti di questo tipo, la tentazione di giudicarli, definendoli magari di mero interesse è sempre in agguato.

Eppure il biblico “chi è senza peccato scagli la prima pietra” dovrebbe essere applicato anche all’amore, perché alla fine ognuno di noi ha le sue magagne e chi siamo, quindi, per giudicare quelle degli altri?

Sebastian Lelio, autore dell’acclamato “Gloria”, torna sul grande schermo con un’altra delicata storia d’amore, che ha come protagonisti Marina (Vega) e Orlando (Reyes), cameriera in un ristorante e talentuosa cantante nei ritagli di tempo, lei, imprenditore di successo, lui.

La grande differenza d’età non sembra essere un problema per loro. Ma i nodi vengono al pettine nel momento del bisogno, quando un malore uccide l’uomo. E Marina si ritrova spogliata di ogni diritto, non essendo legalmente sposata con lui.

Ma in realtà quello che spinge la ex moglie di Orlando ad allontanarla è il fatto che Marina non sia una donna, ma un transgender.

“Una donna fantastica” è un film straziante, tragico, commovente e poetico sulla vera essenza dell’amore, e al contempo su quanto ancora nel 2017 i diritti civili possano essere ignorati e derisi dalla società oltre che dallo Stato. continua su

http://paroleacolori.com/una-donna-fantastica-di-storie-damore-e-diritti-umani-inalienabili/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

213) Ritorno in Borgogna

Il biglietto d’acquistare per “Ritorno in Borgogna” è: Di pomeriggio.

“Ritorno in Borgogna” è un film del 2017 diretto da Cédric Klapisch, scritto da Cédric Klapisch, Santiago Amigorena, con : Pio Marmaï, Ana Girardot, María Valverde, François Civil, Jean Marc Roulot, Karidja Touré, Florence Pernel, Jean-Marie Winling, Eric Caravaca.

Sinossi:
Ritorno in Borgogna vede protagonisti tre fratelli proprietari di un grande vigneto nella regione francese. Informato della malattia terminale del padre, Jean(Pio Marmaï) torna a casa dopo dieci anni di assenza per aiutare la sorella Juliette (Ana Girardot) e il fratello Jérémie (François Civil) nella gestione della tenuta di famiglia. Ricostruire il legame non è facile e i rapporti ormai incrinati minacciano di interferire nella raccolta. La morte del padre poco prima della vendemmia infatti, investe i tre figli di responsabilità più grandi di loro. Con l’avvicendarsi delle stagioni e la collaborazione costante, i tre aspiranti viticoltori riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce fin da bambini.

Recensione:

Se amate vivere in città perché desiderat ogni comodità, il caos non vi turba e soprattutto vi fa sudare freddo il solo pensiero di sporcarvi i costosi vestiti e le scarpe firmate con la polvere della terra, allora “Ritorno in Borgogna” non è decisamente il film adatto a voi.
La vita agreste si ama o si detesta, non esistono vie di mezzo.
Oggi molti professionisti sognano e dicono, almeno a parole, di voler lasciare la rumorosa e inquinata città per trasferirsi armi e bagagli nella quiete e sana campagna.
Ma quanti poi, in concreto, sono quelli che compiono realmente questo cambiamento così radicale? Pochi, davvero pochi.
Chi scrive, prima d’essere un improbabile critico cinematografico, è stato ed è soprattutto un produttore agrumicolo, che insieme ai suoi due fratelli, tenta di condurre con tanta fatica e rare soddisfazioni economiche, da vent’anni, l’azienda agricola familiare lasciata in eredità dal comune padre.
Avrete quindi compreso da questa mia lunga premessa, poiché al sottoscritto invece la visione di “Ritorno in Borgogna” abbia suscitato, anche se a tratti, delle belle e sincere emozioni e soprattutto evocato tanti e vividi ricordi.
Cedric Klapisch, alla sua decima fatica cinematografica, ha voluto inserire e fondere insieme due tematiche a lui molto care: l’amore per il vino e per la Borgogna trasmesso dal proprio padre e il desiderio di raccontare, mostrare ed analizzare le dinamiche e i conflitti affettivi all’interno di una famiglia.
La malattia e morte di un genitore, è un incipit drammaturgico già visto se non abusato in precedenti pellicole, ma risulta necessario ed utile in questo caso per motivare il ritorno a casa di Jean, che appare un po’ “un figliol prodigo “e un po’ “Ulisse” in versione francese.
È un ritorno fisico quanto soprattutto esistenziale per Jean, che dopo tanto peregrinare necessità di stabilità per comprendere le vere priorità della propria vita.
È un ritorno al nucleo familiare, alla condivisione con i due amati fratelli ed alle tradizioni della famiglia rappresentante dalla conduzione e coltivazione dei vigneti di famiglia da parte dei tutti e tre fratelli.
Klapisch opta per uno stile e impostazione registica quasi da docufiction, almeno nella prima parte, per far conoscere all’ignoto pubblico prima la difficile, lunga e laboriosa fase del raccolto dell’uva e poi la successiva vendemmia.
Allo stesso tempo queste fasi rappresentano le delicate e sensibili metafore di quanto possa essere arduo e faticoso elaborare la morte di un padre per i figli.
Una scelta drammaturgica ed autoriale che si rivela solamente in parte convincente, dando troppo spazio e tempo alla parte “informativa” sulla vita dei campi, senza essere però mai completamente incisiva ed avvincente. continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

212) Monster Family

Il biglietto da acquistare per “Monster family” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Monster Family” è un film d’animazione di Holger Tappe. Con Max Gazzè, Carmen Consoli, Valerio Abbondanza. Animazione, 96′. Germania, 2017
Sinossi: Emma crede di telefonare a un negozio di costumi, ma ha sbagliato numero e si ritrova a parlare con Dracula, che rimane ammaliato dalla sua voce. Per conquistarla decide di servirsi della strega Baba Yaga e fare in modo che trasformi Emma in una vampira. La donna, insieme al marito e ai due figli, viene colpita dalla magia della strega dopo una festa in maschera, ma anche la sua famiglia è trasformata insieme a lei: il padre in un mostro di Frankenstein, la figlia in una mummia e il figlio in un uomo-lupo. Mentre cercano di obbligare la strega a cancellare la maledizione, con l’aiuto di una collega di Emma figlia dei fiori, Dracula usa tutti i suoi poteri per corteggiare la donna, fino a portarla nel suo castello.

Recensione: Una figlia teenager e una madre che vanno d’accordo. Una coppia che continua ad amarsi, nonostante i figli. Forse tutto questo è possibile solo in una famiglia di mostri!

Il film d’animazione “Monster family” affronta con garbo, ironia e creatività la complessità delle dinamiche familiari.

Il regista Holger Tape, per evitare di realizzare una pellicola retorica, melensa o pedagogica su temi assai controversi, si affida alla divertente e brillante sceneggiatura di David Safier e Catharina Junk, che mescola l’elemento fantasy con le problematiche quotidiane di una famiglia – con particolare attenzione alla figura della donna.

Destreggiarsi nel triplice ruolo di moglie, madre e capofamiglia non è semplice, specialmente se il marito è assente o troppo concentrato sul lavoro. E allora può capitare di cedere alla tentazione e lasciarsi corteggiare da un altro uomo… Ma che succede se “l’uomo” in questione è Dracula, il principe delle tenebre?

“Monster family” mostra allo spettatore, con i toni della commedia, la complessità dei legami familiari e come, nonostante siano forti, non bastino di per sé a scongiurare una crisi. Momenti di difficoltà possono sempre capitare, ciò che conta è trovare le motivazioni per riprendersi. continua su

http://paroleacolori.com/monster-family-quando-dracula-trasforma-una-famiglia-normale-in-mostri-tutti-da-ridere/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

210) L’uomo di Neve

Il biglietto da acquistare per “L’uomo di neve” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’uomo di Neve” è un film di Tomas Alfredson. Con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny, Val Kilmer. Drammatico, 119′. Gran Bretagna, 2017

Sinossi : Nella città di Oslo, quando i primi fiocchi cadono, alcune donne spariscono nel nulla e misteriosi pupazzi di neve compaiono a sorvegliare le strade. A investigare il detective Harry Hole (Fassbender), che dopo l’ennesima sparizione scopre interessanti collegamenti con alcuni casi irrisolti vecchi di vent’anni: la cornice invernale, la vittima designata, il pupazzo di neve sulla scena del crimine, tutti elementi che richiamano i metodi di un elusivo serial killer. Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, il poliziotto dovrà unire i puntini per svelare il disegno nascosto dietro le frequenti sparizioni, prima che la neve torni a imbiancare le strade e cancelli ogni traccia dell’assassino.

Per chi ama i Paesi scandinavi – lo stile di vita, la cultura, le bellezze naturali – sarà stato quasi inevitabile diventare un accanito lettore del norvegese Jo Nesbø, uno tra i più talentuosi scrittori di thriller del panorama internazionale.

“L’uomo di neve” di Tomas Alfredson è il primo adattamento cinematografico delle indagini del detective Harry Hole – il romanzo in questione è in realtà il quarto della serie.

I fan saranno corsi in sala entusiasti, sapendo già cosa aspettarsi. Il problema, semmai, è per chi, come il sottoscritto, di Nesbø conosce poco altro oltre alla fama. Da ignorante il protagonista mi è sembrato un detective bravo e risoluto ma un uomo incapace di gestire la sua sfera personale – la descrizione corrisponde al vero? Sta a voi dirmelo, amici lettori.

Michael Fassbender – anche se personalmente non lo ritengo la scelta migliore per il ruolo – non esita a dare tutto sé stesso sia a livello fisico che emotivo. Il suo Harry Hole è un uomo logorato dai propri demoni, dall’alcool e dall’incapacità di tenere con sé la propria famiglia. Hole è un’anima inquieta, infelice, che sembra a un passo dal perdersi definitivamente. Se non fosse per il suo talento sul lavoro.

“L’uomo di neve” è un thriller cupo, violento eppure intimo e straziante, la storia di un serial killer feroce, meticoloso, misterioso che rapisce e uccide donne in crisi matrimoniale e con figli, e che lancia un‘aperta sfida ad Hole. continua su

http://paroleacolori.com/luomo-di-neve-il-detective-harry-hole-sbarca-sul-grande-schermo/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

193) Noi siamo tutto

Il biglietto da acquistare per “Noi siamo tutto” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Noi siamo tutto” è un film di Stella Meghie. Con Nick Robinson, Taylor Hickson, Ana de la Reguera, Amandla Stenberg, Peter Benson. Drammatico, 96′. USA, 2017
Tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon
State tranquilli, spettatori giovani o inguaribilmente romantici, dopo “Colpa delle stelle” e “Io prima di te” anche quest’anno avrete il vostro film su cui versare fiumi di lacrime e che al contempo vi farà battere il cuore.

Il 21 settembre arriva nelle sale “Noi siamo tutto” di Stella Meghie, tratto dal romanzo omonimo di Nicola Yoon.

Come sarebbe la vita, se non potessimo entrare in contatto con il mondo esterno? Se azioni banali, come prendere una boccata d’aria fresca o farsi accarezzare il viso da un raggio di sole ci fossero negate?

Maddy (Stenberg), diciottenne intelligente e fantasiosa, è costretta da una rara malattia genetica a vivere segregata dentro casa. Le uniche persone con cui interagisce sono l’infermiera Cara (de la Reguera) e la madre (Anika Noni Rose), amorevole e apprensiva, profondamente segnata dalla perdita del marito e dell’altro figlio in un incidente.

Proprio nella casa accanto si trasferisce Olly (Robinson), un ragazzo che vive una situazione familiare delicata.

Maddy e Olly sono molto diversi, le loro esperienze di vita opposte. Eppure basta uno sguardo attraverso la finestra per far scattare tra loro una scintilla, per far nascere un legame forte e profondo.

Per Maddy, che cerca nelle pagine dei libri le emozioni e le esperienze che le sono negate, l’incontro con Olly è l’occasione per fare uno squarcio nel suo isolamento fisico ed emozionale, per iniziare a vedere e vivere la vita in prima persona e per sperimentare la bellezza del primo amore.

“Noi siamo tutto” è costruito in maniera bipartita. La prima parte descrive gli approcci iniziali e poi il tenero innamoramento dei due ragazzi, che avviene tramite messaggi e chat.

Il tutto è portato in scena in modo creativo ed efficace dalla talentuosa regista Stella Meghie come se avvenisse durante incontri onirici e divertenti, nei luoghi costruiti da Maddy nei suoi lavori durante il corso d’architettura on-line. continua su

http://paroleacolori.com/noi-siamo-tutto-mettersi-gioco-e-rischiare-per-stare-insieme-una-fiaba-moderna/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

187) Veleno

Il biglietto da acquistare per “Veleno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Veleno” è un film di Diego Olivares. Con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro. Drammatico, 101’. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Chi stabilisce quando un uomo possa definirsi coraggioso, quali azioni meritino plauso e quali biasimo?

Ad esempio non piegarsi ai ricatti, rifiutarsi di lasciare tutto e rifarsi una vita altrove, anche quando i tuoi cari ti pregano di farlo, è un atto di coraggio oppure una follia?

“Veleno” di Diego Olivares racconta una storia di coraggio, amore, morte e malavita, ma nonostante le premesse siano queste non aspettatevi di vedere il classico film eroico in stile americano. Perché “Veleno” va oltre.

Cosimo (Gallo) è un allevatore di bestiame nella famigerata Terra di Fuochi, dove vive con la moglie Rosaria (Ranieri), che dopo molti tentativi falliti aspetta finalmente un figlio. Persona semplice, onesta, gran lavoratore, gestisce l’azienda di famiglia insieme al fratello Ezio (Di Colandrea).

Anche se la notizia della gravidanza della moglie lo rende felice questa gioia è guastata: Cosimo infatti è gravemente malato, ma cerca di tenere Rosaria all’oscuro di tutto.

Oltre alla malattia, è costretto a combattere anche una lotta solitaria contro la camorra, che vuole appropriarsi dei suoi terreni, indispensabili per gli affari illeciti di smaltimento dei rifiuti. Ma nonostante offerte e intimidazioni, Cosimo non ha nessuna intenzione di vendere…

“Veleno” traduce in immagini la situazione drammatica di molte province del Sud Italia, dove lo Stato ha abdicato alla sua funzione di garante dei diritti dei cittadini e la camorra imperversa. Gli affari della malavita si sono diversificati, e lo smaltimento rifiuti è un vero e proprio business, giocato però sulla pelle dei cittadini.

Cittadini che sono chiamati a compiere, in solitaria, una tragica scelta: cedere alle pressioni e vendere la propria casa, per ricominciare altrove, oppure rimanere a proprio rischio e pericolo? continua su

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

182) The Teacher

Il biglietto da acquistare per “The teacher” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Teacher” è Un film di Jan Hrebejk. Con Zuzana Mauréry, Éva Bandor, Peter Bebjak, Monika Certezni, Tamara Fischer, Ina Gogálová. Commedia, 102′. Slovacchia, Repubblica ceca, 2016

Compagni, la corruzione, l’avidità e i favoritismi sono i principi marci su cui si basano le democrazie occidentali, guidate dagli Stati Uniti. Noi comunisti dobbiamo combattere questa malata ideologia, così che non possa infettarci. Compagni, uniti contro l’egoismo e il Dio Denaro. Solo il comunismo potrà garantire giustizia, equità e diritti ai lavoratori.

Prima della caduta del Muro di Berlino un qualunque militante comunista vi avrebbe potuto rivolgere parole simili, convinto della superiorità morale, politica e ideologica del Socialismo.

Oggi, invece, è difficile trovare qualcuno capace di sostenere tesi simili – a meno che non voglia poi essere accompagnato alla neuro più vicina.

Eppure chi ha avuto ed ha tutt’ora a cuore la causa della rivoluzione proletaria continua a pensare che la superiorità morale di chi professa un certo credo politico sia reale.

Ebbene, cari compagni e compagne, “The teacher” di Jan Hrebejk è il film giusto per voi, per iniziare la nuova stagione cinematografica e magari fare poi un bel dibattito vecchia maniera.

Ma è anche la pellicola – tratta da una storia vera – adatta per gli studenti, che potranno rivedersi in questa storia, se almeno una volta nella loro carriera accademica sono stato oggetti dei capricci e della cattiveria gratuita di qualche docente.

1983, Bratislava, allora Cecoslovacchia. Maria Dradzechova (Mauréry) lavora in un liceo e a vederla sembra l’insegnante che ognuno vorrebbe avere, l’aspetto solare ed eccentrico, lo sguardo rassicurante.

Ma un’insolita domanda posta alla scolaresca a inizio anno sembra stonare con questo quadretto. La compagna professoressa Maria chiede infatti ad ogni alunno di presentarsi e dire la professione dei genitori, così che lei possa prenderne nota.

Perché mai ha bisogno di questa informazione? Si scopre presto che a Maria non importa insegnare e formare le giovani leve, ma, abusando del proprio ruolo, ottenere vantaggi e favori dai genitori dei ragazzi. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”