91) I Morti non Muoiono

Il biglietto da acquistare per “I morti non muoiono” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“I Morti non Muoiono” è un film di Jim Jarmusch. Con Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover. Commedia, 103′. USA 2019

Sinossi:

L’abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell’asse terrestre, scambiando il giorno con la notte e risvegliando i morti dal riposo eterno. A Centerville, da qualche parte in Ohio, il mondo chiede il conto agli uomini. A difendere l’ordine e la cittadina ci sono soltanto Cliff Robertson, capo della polizia locale, Ronnie Peterson, agente che sembra sapere tutto di zombie e di eradicazione dei morti-viventi, e Mindy Morrison, poliziotta fifona che vorrebbe tanto fuggire lontano. Attaccati alle loro fissazioni terrene e risoluti a divorare ogni essere vivente, gli zombie dovranno vedersela anche con Zelda Wiston, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana. Spade o fucili, le cose volgono al peggio, a meno di non essere di un altro mondo…

Recensione:

È possibile raccontare tematiche complesse e controverse come la fine del mondo, l’esistenza degli alieni, gli aspetti peggiori dell’animo umano, il distacco dalle cose terrene dopo la morte racchiudendole tutte in un unico film? Sì, se a firmare la sceneggiatura è un autore del calibro di Jim Jarmusch!

Il regista americano ha inaugurato la 72° edizione del Festival di Cannes con la propria personale e spassosa idea di zombie movie. “I morti non muiono” è una commedia horror, mediata però dall’occhio e dalla sensbilità di Jarmush, che spazia dalla satira al metacinema.

Una riscrittura del genere che non ne rinnega i punti fermi, se mai gioca con il pubblico attraverso citazioni e omaggi inseriti nelle battute dei personaggi. Personaggi che rappresentano in modo efficace e credibile “l’uomo moderno”, evidenziandone limiti e contraddizioni.

Uno dei punti di forza del film è sicuramente il cast. Bill Murray, nel ruolo del vecchio e malinconico capo sceriffo Robertson, e Adam Driver, in quello dello vice ambizioso e grande appassionato di zombie, si rivelano artisticamente complementari. Insieme danno vita a scene esilaranti, che si muovono sempre sul filo del grottesco e del surreale.

Anche le interpreti femminili convincono e conquistano lo spettatore. Chloë Sevigny, poliziotta fifona e precisa che vorrebbe solo fuggire lontano, e Tilda Swinton, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana, danno un contributo decisivo alla riuscita del progetto. continua su

“I morti non muoiono”: una commedia irresistibile che spiazza il pubblico

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73) Non sono un assassino

Un film di Andrea Zaccariello. Con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce, Claudia Gerini, Sarah Felberbaum. Thriller, 111′. Italia 2019

Sinossi:

Francesco Prencipe è vicequestore e amico fraterno del giudice Giovanni Mastropaolo, oltre che dell’avvocato Giorgio, di ricca famiglia ma che ha smesso di esercitare dopo una delusione d’amore e una caduta nell’alcolismo. Quando il giudice Mastropaolo viene trovato morto, Francesco, che è l’ultimo ad averlo visto vivo, è il principale indiziato dell’indagine. Lui si dichiara innocente e si affida per la propria difesa a Giorgio, inoltre cerca di ricongiungersi con la figlia, che non gli perdona di aver lasciato la famiglia per un’altra donna. Tutti, inclusi i colleghi in polizia, accusano Francesco di essere una persona orribile e solo Giorgio sembra essere dalla sua parte, anche se da ragazzini Francesco finì per escluderlo e preferirgli Giovanni come amico del cuore. I tre strinsero anche un misterioso patto: non aprire mai un cassetto segreto della scrivania di Giovanni, dove lui aveva nascosto qualcosa che non ha mai voluto rivelare.

Recensione:

Ogni storia o accadimento può essere raccontato, anche al cinema, in modo diverso, a seconda della propria prospettiva o sensibilità. Se si tratta del brutale omicidio di un magistrato, in cui l’unico indiziato è un amico fraterno nonché vicequestore, è facile che tutto si giochi sulle sensazioni ed emozioni dei protagonisti piuttosto che sulle prove presentate durante un processo.

“Non sono un assassino” di Andrea Zaccariello può essere considerato un legal movie, nonostante la grande importanza data all’aspetto esistenziale e intimistico della vicenda. L’omicidio del giudice Giovanni Mastropaolo è infatti l’escamotage narrativo per raccontare la storia di una fraterna e profonda amicizia, quella tra Francesco (Scamarcio), Giovanni (Boni) e Giorgio (Pesce), ricostruita attraverso continui flashback.

La scelta di muoversi su tre distinti piani temporali, una cosa alla “True detective”, per intendersi, convince solo a tratti. Per quanto sia interessante, infatti, trasmette anche a chi guarda un senso di caos e di poca chiarezza, per via anche della messa in scena non sempre credibile. continua su

“Non sono un assassino”: un thriller ambizioso ma con grossi limiti

69) L’Uomo che comprò La Luna

“L’uomo che comprò La Luna ” è un film di Paolo Zucca. Con Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski. Commedia, 105′. Italia 2018

Sinossi:

Una coppia di agenti segreti italiani riceve una telefonata concitata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato che, dietro lo pseudonimo di Kevin Pinelli e un marcato accento milanese, nasconde un’identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l’ha dentro. Per portarla in superficie i due agenti ingaggiano un formatore culturale sui generis che, da emigrato nostalgico, trasforma Gavino in un archetipo del vero maschio sardo.

Un uomo innamorato sarebbe capace di tutto pur di regalare un sorriso alla donna amata, persino di prometterle l’acquisto della Luna. Già la Luna, un pianeta tanto lontano quanto vicino, al punto che arrivarci è stata una delle impresa più memorabili della storia dell’umanità fino a oggi.

Recensione :

La Luna ha ispirato poeti, scrittori e artisti, ha permesso a marinari ed esploratori di orientarsi, ha suggellato l’amore di migliaia di coppie. Ma se improvvisamente venisse anche contesa tra un misterioso proprietario sardo e il governo americano?

“L’uomo che comprò la luna” è una divertente, romantica, surreale quanto poetica spy story ambientata in Sardegna, e intrisa di riferimenti “etnici”. Paolo Zucca, insieme alle due sceneggiatrici, firma una storia originale, brillante, ironica e allo stesso tempo malinconica, mescolando e giocando con diversi generi cinematogradici.

Il film è anche un atto d’amore verso la Sardegna, l’orgogliosa rivendicazione delle tradizioni e usanze del luogo, senza intenti retorici o autocelebrativi. Insieme al protagonista Kevin Pinelli/Gavino Zoccheddu il pubblico si diverte a vedere sconfessati cliché e luoghi comuni. continua su :

“L’uomo che comprò la luna”: tra farsa e poesia, una commedia stralunata

67) Cyrano mon amour

Il biglietto da acquistare per “Cyrano mon amour” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Cyrano mon amour” è un film di Alexis Michalik. Con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah. Commedia, 109′. Francia 2018

Sinossi:

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall’ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l’attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur Constant Coquelin, divo navigato che vorrebbe rilanciare la sua carriera. L’ispirazione ha il volto di Jeanne, costumista e amica di Léo, attore bello ma senza eloquenza. A prestargliela è Edmond, che avvia un fitto carteggio con Jeanne. Lettera dopo lettera trova le rime e il sentimento per nutrire la pièce e incarnare un guascone filosofo. Il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin andrà finalmente in scena “Cyrano de Bergerac”, il testo più recitato della storia del teatro francese.

Recensione:

Realizzare biopic su scrittori e scrittrici del passato è una delle mode cinematografiche del momento. Pensiamo a titoli come “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” di Bharat Nalluri, “Mary Shelley” di Haifaa al-Mansour, “A quiet passion” di Terence Davies. Oppure all’attesa per l’uscita, il 10 maggio, di “Tolkien”.

I registi avvertono il desiderio e l’urgenza di raccontare le vite, spesso tormentate, di questi grandi personaggi, che hanno lasciato in dote ai posteri capolavori immortali. E il fatto che il pubblico sembri apprezzare, e che quindi i risultati al box office siano positivi, non guasta. Certo, spesso si tratta di pellicole drammatiche e angoscianti, poco adatte come momento di semplice evasione.

Ci ha pensato Alexis Michalik  a rompere questo impasse drammaturgico ed emotivo, realizzando una versione brillante, leggera e romantica della vita del poeta Edmond Rostand, autore del “Cyrano de Bergerac”, la storia d’amore più bella mai scritta in Francia.

Il film racconta la genesi del romanzo, tra incontri bizzarri, colpi di scena, momenti tragici e altri comici, gelosie. Dopo l’ultimo insuccesso a teatro, Rostand attraversa un periodo di crisi creativa ed economica, ma proprio questo gli permetterà di ritrovarsi come artista e come uomo.

Nato come spettacolo teatrale, “Cyrano mon amour” è un atto d’amore nei confronti del teatro, della sua capacità di emozionare, ma anche degli attori e dei tecnici che nonostante i guadagni inferiori rispetto al mondo del cinema mettono sul palco tutto loro. continua su

“Cyrano mon amour”: quando teatro e cinema si fondono in una storia bella

59) Il Viaggio di Yao

Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Yao” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Viaggio di Yao” è un film di Philippe Godeau. Con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta. Commedia, 103′. Francia 2018

Sinossi:

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull’onda di un’autobiografia di successo. Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d’origine c’è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l’attore che abbandona il tour promozionale per riaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima.

Recensione:

Tornare a casa – fisicamente ma anche emotivamente – non è sempre facile. Non è un caso che in molti evitino, fin quando è possibile, il confronto con il proprio passato. E il discorso vale anche per le cosiddette star, che troppo spesso consideriamo immuni dai problemi della gente comune…

“Il viaggio di Yao” di Philippe Godeau, con protagonista la stella del cinema francese Omar Sy, è una piccola, grande storia di mutuo soccorso emotivo ed esistenziale e di amicizia, quella nata, inaspettatamente tra l’attore Seydou Tall e il giovane Yao.

La struttura narrativa è quella del classico road movie, con ben poche innovazioni. Ma questa pellicola lineare, semplice, magari persino prevedibile ha il pregio di non risultare mai banale o retorica, di emozionare e di essere diretta con sensibilità da Godeau. continua su:

http://paroleacolori.com/il-viaggio-di-yao-un-road-movie-incredibilmente-sincero-con-omar-sy/

50) Tutte Le Mie Notti

Il biglietto da acquistare per “Tutte le mie notti” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Tutte Le Me Notti ” è un film di Manfredi Lucibello. Con Barbora Bobulova, Alessio Boni, Benedetta Porcaroli, Carolina Rey. Thriller, 81′. Italia 2019

Sinossi:

In una cittadina di mare una ragazza fugge di notte pensando di essere inseguita. La raccoglie e la porta nella propria casa una donna di nome Veronica. La casa però non è la sua e l’incontro non è stato casuale.

Recensione:

Chi o cosa potrebbe spingere una ragazza bella ed elegante a fuggire scalza in un bosco, in piena notte? E cosa potrebbe accadere se la ragazza, ferita oltre che sotto shock, venisse soccorsa da una donna misteriosa?

Lo spettatore esperto e smaliziato potrebbe pensare, dopo un incipit di questo genere, di essere davanti a un thriller statunitense dalla grandi potenzialità. Invece, in modo quasi sorprendente, quello che abbiamo appena descritto è l’inizio di “Tutte le mie notti”, lungometraggio di finzione di esordio di Manfredi Lucibello.

Il film di articola in due parti. Nella prima, quella più convincente, si assiste all’evoluzione del rapporto tra le due protagoniste, allo stravolgimento dei ruoli, dopo il fulminante prologo. Nella seconda, invece, il ritmo paradossalmente cala, con l’entrata in scena fisica del personaggio di Federico Vincenti, interpretato da Alessio Boni.

Sara (Pocaroli), baby escort per denaro oltre che per noia, assiste alla feroce aggressione da parte di un ricco cliente nei confronti dell’amica e collega Claudia. Veronica (Bobulova), in apparenza, è l’algida avvocatessa chiamata proprio dal cliente in questione per impedire alla ragazza di rivolgersi alla polizia.

Le due donne si studiano, si scrutano, cercano di trovare una le debolezze dell’altra, ma lentamente la distanza che le divide si accorcia ed emergono tra loro inaspettati punti di contatto. La comparsa di Vincenti altera l’equilibrio, innestando un forzato e poco credibile triangolo, psicologico più che amoroso, che si conclude in un finale frettoloso. continua su

http://paroleacolori.com/tutte-le-mie-notti-quando-lesordio-e-riuscito-senza-essere-esagerato/

48) Border

Il biglietto da acquistare per “Border – Creature di confine” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Border è” un film di Ali Abbasi. Con Eva Melander, Eero Milonoff, Viktor Åkerblom, Andreas Kundler, Joakim Olsson. Titolo originale: Gräns. Fantasy, 101′. Svezia, Danimarca, 2018

Sinossi:

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa. Tina sente tutto e non si sbaglia mai. Almeno fino al giorno in cui Vore non attraversa la frontiera e sposta i confini della sua conoscenza più in là. Vore sfugge al suo fiuto ed esercita su di lei un potere di attrazione che non riesce a comprendere. Sullo sfondo di un’inchiesta criminale, Tina lascia i freni e si abbandona a una relazione selvaggia che le rivela presto la sua vera natura. Uno choc esistenziale il suo che la costringerà a scegliere tra integrazione o esclusione.

Recensione:

Trovare le parole giuste per descrivere “Border – Creature di confine” di Ali Abbasi, miglior film della sezione Un certain regard al Festival di Cannes 2018, non è affatto semplice. Si tratta di una pellicola difficile da catalogare in un genere preciso, e cercare di farlo sarebbe anche un grave errore.

L’articolata e sorprendente sceneggiatura del film ha forza, potenzialità e respiro drammaturgico, e riesce a mescolare splendidamente al suo interno noir, romance, thriller e fantasy.

Gli sceneggiatori non si sono limitati a prendere spunto dal romanzo cult di John Ajvide Lindqvist “Lasciami entrare“, ma hanno ampliato l’orizzonte della storia riscrivendone l’identità e la prospettiva ambientale, culturale e sociale.

La sua vita solitaria subisce una svolta quando incontra Vore (Milonoff), un viaggiatore eccentrico e rude che per aspetto fisico le è molto vicino e che per la prima volta la fa sentire amata, compresa…

La riuscita di “Border – Creature di confine” è in gran parte legata alle magistrali interpretazioni dei due protagonisti, che hanno lavorato duramente sulla propria fisicità per calarsi nel ruolo – oltre ad essersi sottoposti a lunghe seduta di make up.

Eva Melandee ed Eero Milonoff compongono una coppia artistica di assoluto valore, memorabile sul piano recitativo. Sono l’esempio perfetto di come un attore possa davvero sparire dentro un personaggio. continua su

http://paroleacolori.com/border-creature-confine-un-fantasy-con-anima/

39) Il Coraggio della Verità / The Hate U Give

Il biglietto da acquistare per “Il coraggio della verità” / “The Hate U Give” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Il Coraggio della Verita / The Hate U Give” ” è un film di George Tillman Jr. Con Amandla Stenberg, Regina Hall, Russell Hornsby, Anthony Mackie, Sabrina Carpenter. Drammatico, 132′. USA 2018

Sinossi:

Starr (con due erre) è una sedicenne con due identità ben distinte: a scuola è la studentessa modello che si mescola allegramente ai compagni benestanti e caucasici; a casa, nel quartiere all black di Garden Heights, torna ad essere la ragazzina cresciuta fra barbecue e lezioni di sopravvivenza – nel suo caso impartite dal padre, Maverick, che attinge il suo decalogo dal codice delle Pantere Nere. In particolare papà insegna ai suoi tre figli come comportarsi nel caso che un poliziotto li fermi mentre sono in macchina, come succede spesso – e spesso senza una buona ragione – agli afroamericani negli “evoluti” Stati Uniti. Quando un poliziotto bianco ferma l’auto in cui Starr sta chiacchierando con un amico di infanzia la ragazza sa dunque esattamente come comportarsi, il ragazzo invece compie l’errore fatale di estrarre una spazzola per capelli che il poliziotto scambia per un’arma, aprendo il fuoco.

Recensione:

Quando possiamo definire conclusa l’adolescenza e avvenuto il passaggio all’età adulta? Con il raggiungimento della maggiore età (diversa da Paese a Paese)? Quando si ottiene un diploma? Quando si è economicamente indipendenti? Quando si trova il compagno/a della vita?

Se vivessimo in una società ideale ogni giovane avrebbe la possibilità di raggiungere, nei giusti tempi e modi, tutti questi traguardi e crescere con calma. Invece, purtroppo, oggi sempre più spesso i ragazzi sono costretti a bruciare le tappe, e diventare adulti troppo presto. Anche negli avanzatissimi Stati Uniti, polveriera razziale e sociale pronta a esplodere.

“Il coraggio della verità” di George Tillman Jr. affronta queste spinose tematiche utilizzando l’escamotage drammaturgico piuttosto classico coming of age della protagonista, Starr (Stenberg), ma optando per un tono e una prospettiva di racconto originali rispetto ai precedenti film di genere.

Uno dei limiti della pellicola è l’alternarsi di passaggi narrativi ed emozionali e altri piuttosto retorici, autoreferenziali e banali. Questo crea un sostanziale cortocircuito prima nella sceneggiatura e dopo nella messa in scena.

Amandla Stenberg è una Starr Carter convincente e credibile, e sfodera una performance di altissimo livello artistico e umano. La giovane e talentuosa attrice mostra grande personalità e presenza scenica, caricandosi sulle spalle il peso dell’intero film, con una disinvoltura e una sicurezza degne di una veterana. continua su:

http://paroleacolori.com/il-coraggio-della-verita-dramma-sul-razzismo/

38) La Fuga

“La Fuga” è un film di Sandra Vannucchi. Con Donatella Finocchiaro, Filippo Nigro, Lisa Ruth Andreozzi, Madellena Halilovic, Andrea Atzei. Drammatico, 80′. Svizzera, Italia 2017

Sinossi:

Una ragazzina di undici anni di nome Silvia vive schiacciata dalla depressione clinica della madre. Quando capisce che nessuno potrà aiutarla a esaudire il sogno di visitare Roma, Silvia scappa con l’intenzione di vedere la città da sola. Sul treno incontra Emina, una ragazza rom, e decide di seguirla per le strade della capitale.

Recensione:

Quante volte, da bambini, arrabbiati con i nostri genitori abbiamo pensato di scappare di casa o desiderato di poter cambiare famiglia? Quante volte, da adolescenti, abbiamo fantasticato di lasciarci tutto alle spalle per vivere una vita o quanto meno una giornata memorabile, lontani dai rimproveri di mamma e papà?

Visto quanto possano rivelarsi precari gli equilibri familiari, potremmo andare avanti all’infinito con questo elenco di “quante volte”.

“La fuga”, opera prima di Sandra Vannucchi, racconta in modo semplice, sincero ma incisivo il disagio vissuto dalla protagonista Silvia (Andreozzi) davanti allo stato depressivo cronico della Giulia (Finocchiaro). Silvia è una ragazzina tranquilla, giudiziosa, studiosa, ma è pur sempre una ragazzina che vorrebbe essere amata, coccolata e seguita dai genitori.

Il film racconta altresì la storia di un’inaspettata, sincera e profonda amicizia, quella tra Silvia e la coetanea Emina (Amatovic), di etnia rom. Questo permette allo spettatore di conoscere meglio una realtà discussa come quella dei rom a Roma, attraverso lo sguardo ingenuo e libero da pregiudizi della protagonista.

Nonostante “La fuga” sia una pellicola low budget, spicca per la qualità della scrittura, per la ricchezza emozionale trasmessa attraverso una struttura narrativa puntuale, funzionale quanto avvolgente, e per la bravura del cast. continua su

http://paroleacolori.com/la-fuga-alla-scoperta-di-una-roma-diversa-pera-prima-di-sandra-vannucchi/

37) Sofia

Il biglietto da acquistare per “Sofia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Sofia” è un film di Meryem Benm’Barek. Con Sara El Mhamdi Elalaoui, Lubna Azabal, Faouzi Bensaidi, Sarah Perles. Drammatico, 90′. Francia, 2018

Sinossi:

Sofia, durante un pranzo, ha violenti crampi allo stomaco. La cugina Lena, una studentessa di medicina, decide di visitarla ma proprio in quel momento a Sofia si rompono le acque. Nessuno sapeva della sua gravidanza e, usando come scusa la necessità di recarsi in farmacia, Lena prende l’iniziativa di portare Sofia all’ospedale per partorire. Con l’arrivo del bambino, le due cugine si mettono alla ricerca del padre della piccola.

Recensione:

Il Festival di Cannes 2018 sarà ricordato negli anni, oltre che per i film, per le proteste vibranti delle donne e dei movimenti contro la violenza di genere, per i red carpet “schierati” e i discorsi infuocati (vedi quello di Asia Argento durante la serata conclusiva).

La stampa non ha esitato a salire sul carrozzone, e ogni giorno sono usciti articoli solidali, partecipati, vibranti. Ovviamente anche il sottoscritto condanna ogni forma di violenza, riconoscendo la parità se non addirittura la superiorità delle donne rispetto agli uomini. Ma siamo sicuri che passare dall’indifferenza all’esaltazione del problema sia l’approccio migliore?

Una domanda che evidentemente si è posta anche l’esordiente regista marocchina Mereyem Benm’Barek nello scrivere e poi dirigendo il sorprendente e convincente “Sofia”, presentato in concorso nella sezione Un certain regard e vincitore del premio per la miglior sceneggiatura.

Recita l’articolo 490 del codice penale marocchino: Una donna riconosciuta colpevole di aver avuto un rapporto sessuale con altro uomo al di fuori del matrimonio è soggetta ad una pena da un mese a un anno di carcere.

Un avviso, un avvertimento, come si crede all’inizio, oppure la chiave di lettura per capire l’essenza del film?

La giovane Sofia (El Mhamdi Elalaoui) ha tenuto la famiglia all’oscuro della sua gravidanza. Dopo il parto, la sua decisione di non rivelare le generalità del padre della figlia aprono due fronti: quello giudiziario e quello familiare.

Sofia è stata violentata? Si tratta della classica storia di seduzione e successivo abbandono? E il matrimonio riparatore imposto dal corrotto commissario di polizia metterà la parola fine al caso? continua su

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