120) Grandi bugie tra amici

Il biglietto da acquistare per “Grandi bugie tra amici” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Grandi bugie tra amici” è un film di Guillaume Canet. Con François Cluzet, Marion Cotillard, Gilles Lellouche, Laurent Lafitte, Benoît Magimel. Commedia, 131′. Francia 2019

Sinossi:

Sfiancato dalle scadenze e da una situazione economica assai poco rosea, Max si trasferisce nella casa al mare per riflettere. Lì, senza preavviso, lo raggiunge il suo gruppo di amici storici, che non vede da oltre tre anni, per festeggiare il suo compleanno. La sorpresa è certamente riuscita ma l’accoglienza lascia a desiderare. Max non finge neppure di essere felice. Anzi, fa di tutto per non mettere a proprio agio gli (ex?) amici. Una situazione che metterà il gruppo in una situazione ancora una volta imprevedibile.

Recensione:

L’amicizia è davvero l’unico legame capace di resistere alla prova del tempo e all’instabilità emotiva dell’uomo? Una compagnia di amici può restare insieme per trent’anni, senza farsi sconvolgere dagli imprevisti professionali, privati, finanziari e sentimentali di ciascun componente?

A distanza di otto anni da “Piccole bugie tra amici”, grande successo di critica e pubblico, Guillaume Canet decide di riprendere la storia dei suoi personaggi, nell’atteso “Grandi bugie tra amici”.

Ma avevamo davvero bisogno di questo sequel? Di sapere come e quanto sono cambiati i protagonisti con l’età, magari in peggio? Lo spettatore se lo chiede all’inizio del film, con la sensazione di assistere a una rimpatriata narrativamente debole e prolissa, per quanto ben recitata.

“Grandi bugie tra amici” risulta privo di appeal, mordente e incisività per colpa di una sceneggiatura lenta, dispersiva e a tratti confusionaria, che mescola troppi spunti diversi. continua su

“Grandi bugie tra amici”: un sequel atteso che non graffia come dovrebbe

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118) La vita invisibile di Euridice Gusmao

Il biglietto da acquistare per “La vita invisibile di Eurìdice Gusmão” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La vita invisivile di Euridice Gusmao” è un film di Karim Aïnouz. Con Fernanda Montenegro, Carol Duarte, Gregório Duvivier, Cristina Pereira, Flavio Bauraqui, Júlia Stockler. Drammatico, 139′. Brasile 2019

Sinossi:

Rio de Janeiro, 1950. Euridice e Guida sono due sorelle inseparabili di 18 e 20 anni. Una sogna di diventare una pianista, l’altra di trovare il vero amore. Costrette a vivere separate per colpa del padre, prenderanno in mano il proprio destino senza rinunciare mai alla speranza di ritrovarsi.

Dal Brasile, terra di telenovelas e melodrammi, arriva in concorso nella sezione Un certain regard di Cannes 2019 – con buone chance di vittoria – “La vita invisibile di Eurídice Gusmão” di Karim Aïnouz.

Recensione:

La sinossi ufficiale parla di “tropical melodramma”, e dopo aver visto la prima mezz’ora, eccessivamente lenta e melensa, iniziavo a temere che mi sarei dovuto sorbire oltre due ore di simil soap opera con pretese autoriali.

Per fortuna non mi sono data alla fuga, e ho avuto modo di veder dissolvere pregiudizi e timori, grazie anche a un intreccio originale e alla bella prova delle due protagoniste, Carol Duarte (Eurídice) e Júlia Stockler (Guida).

“La vita invisibile di Eurídice Gusmão” è una sincera storia di sorellanza ambientata nella Rio de Janeiro degli anni ’50, contesto in cui le donne non potevano aspirare ad altro che essere mogli (in matrimoni combinati dalle famiglie) e madri.

Le sorelle Gusmão, invece, hanno altri progetti. Eurídice sogna di studiare piano al Conservatorio di Vienna; Guida, passionale quanto romantica, fugge con un marinaio, convinta che sia l’amore della sua vita. Rinnegata dal padre Alfonso, la ragazza verrà allantonata fisicamente dall’amata sorella. Ma le due non smetteranno mai di cercare di ritrovarsi.

Il film di Aïnouz è una sorta di versione femminile e fraterna di “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez, con le due protagoniste colpevoli solo di voler essere indipendenti e libere di amare chi e cosa vogliono. continua su

“La vita invisibile di Eurídice Gusmão”: una sincera storia di sorellanza

109) Nevermind

“Nevermind” è un film di Eros Puglielli. Con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Paolo Romano. Commedia, 110′. Italia 2018

Sinossi:

Uno psicologo investito una, due e tre volte da un carro attrezzi, un avvocato ossessionato dall’intimo, una babysitter senza bambino, un imprenditore senza capitale, un aspirante cuoco paranoico si incrociano per le strade di Roma. Vittime della follia del prossimo e dell’assurdità umana, a turno proveranno a fare fronte alle contingenze, fuggendole o sopportandole fino a soccombere.

Recensione :

Arriva nelle sale “Nevermind” di Eros Puglielli, uno dei film rivelazione della Festa del cinema di Roma 2018, intrigante, curioso, particolare, psichedelico, “quasi impossibile da definire”, stando alle parole dello stesso regista.

Film a episodi – tre -, formula per tradizione poco fortunata al box office di casa nostra ma che qui funziona alla perfezione, “Nevermind” spiazza a partire dalla sceneggiatura, potente, stralunata, bizzarra, cinica, feroce, dalla sua totale assenza di buonismo, dal desiderio di essere realistico piuttosto che politicamente corretto.

Al centro del racconto multiplo ci sono i meandri più nascosti e oscuri della mente umana, un’amara quanto sconvolgente indagine psicologica con sfumature tragicomiche sulla nostra società, personaggi surreali e grotteschi (magistralmente interpretati da un cast esperto e talentuoso). continua su

“Nevermind”: quando la commedia è sopra le righe, insensata, inattesa

108) Dolcissime

Il biglietto da acquistare per “Dolcissime” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Dolcissime” è un film di Francesco Ghiaccio. Con Giulia Barbuto, Alice Manfredi, Margherita De Francisco, Giulia Fiorellino, Licia Navarrini. Commedia, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Chiara, Letizia e Mariagrazia sono compagne di scuola e grandi amiche. Le tre sono anche accomunate da un altro dettaglio: la taglia oversize, che le rende oggetto di insulti da parte dei “normotaglia”. La madre di Mariagrazia, ex campionessa e ora allenatrice di nuoto sincronizzato, iscrive la figlia a un corso di aquagym, e Mary trascina le amiche del cuore nell’impresa. Nella stessa piscina si allena però la squadra di nuoto sincronizzato capitanata da Alice, la “vincente” della scuola nonché cocca della mamma di Mary…

Recensione:

Ci siamo talmente abituati a leggere sui giornali e a sentire raccontate in tv storie di bullismo, che si verificano soprattutto in ambito scolastico e sui social, da arrivare a considerarle quasi una sorta di passaggio di crescita obbligato per i giovani di oggi. Falso, falsissimo.

Il problema è che noi “adulti” difficilmente riusciamo a capire fino in fondo la portata distruttiva di un commento o di una foto postate online, e di quella violenza psicologica e verbale a cui sono esposti alcuni giovani, amplificata dalla diffusione social.

Francesco Ghiaccio, con il suo secondo film, “Dolcissime”, prova a colmare il gap generazionale e ad affrontare la questione con garbo e la giusta dose di ironia, attraverso una storia attuale e intensa con protagoniste tre ragazze “bullizzate”, Mariagrazia, Chiara e Letizia, e la bella ma stronza di turno, Alice.

L’intreccio narrativo è semplice, lineare, magari prevedibile e scontato in alcuni passaggi e poca approfondito e sviluppato in altri ma sicuramente capace di catturare lo spettatore, che segue con passione le vicende di queste tre outsider.

Giulia Barbuto, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino sono credibili, autentiche e talentuose nell’interpretare le tre protagoniste, dando loro la giusta profondità, umanità e forza ma mettendone anche in evidenza fragilità e contraddizioni. Alice Manfredi è la meno sicura davanti alla telecamera, ma ha dalla sua il fatto di essere un’esperta atleta di nuoto sincronizzato. continua su

“Dolcissime”: ironia e garbo per parlare di bullismo a scuola

103) Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Il biglietto da acquistare per “Edison – L’uomo che illuminò il mondo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Edison -l’uomo che illuminò iil mondo ” è un film di Alfonso Gomez-Rejon. Con Benedict Cumberbatch, Michael Shannon, Nicholas Hoult, Katherine Waterston, Tom Holland. Biopic, 105′. USA 2017

Sinossi:

1880. Thomas Edison, rivoluzionario inventore della lampadina, è sul punto di illuminare Manhattan e di sconvolgere per sempre le abitudini di vita degli americani. L’imprenditore George Westinghouse, a sua volta studioso e inventore, vorrebbe incontrarlo e proporgli di entrare in società. Ma Edison non ha tempo per nessuno, né per i suoi figli né per Westinghouse né per quell’immigrato serbo, di nome Nikola Tesla, che continua a blaterare che la corrente alternata sarebbe una scelta di gran lunga più efficace ed economica. L’incontro tra il giovane Tesla e l’appassionato Westinghouse riscriverà i piani di Edison e la storia della distribuzione dell’elettricità nel mondo.

Recensione:

Quali sono le caratteristiche essenziali per poter definire una persona geniale? Un genio è solo chi immagina l’impossibile oppure anche chi sa prendere le idee, brillanti, di altri e renderle realtà? Ed è possibile collaborare, quando si parla di “folli visioni”?

Sono queste alcune delle domande che lo spettatore inevitabilmente si porrà al termine di “Edison – L’uomo che illuminò il mondo” di Alfonso Gomez-Rejon, che porta sul grande schermo l’epico ed elettrico scontro tra Thomas Edison (Cumberbatch) e George Westinghouse (Shannon), due uomini intelligenti e visionari ma opposti per mentalità e stile di vita.

Il film, oltre a essere una sorta di Bignami sul rivoluzionario passaggio dall’illuminazione con le candele alla corrente elettrica, comprendente tutti gli eventi più importanti, mostra soprattutto la contrapposizione umana prima ancora che scientifica che divise fin dall’inizio i due personaggi.

Il lungimirante imprenditore Westinghouse avrebbe voluto collaborare con Edison, unendo gli sforzi per realizzare il sogno comune. Ma lo scienziato si dimostrò invece testardamente indisponibile anche solo ad ascoltarlo, sicuro com’era del proprio genio e arroccato sulle proprie posizioni. Come molte menti geniali prima di lui, Edison aveva enormi difficoltà ad ammettere i propri errori o anche solo a mostrarsi umile… continua su

“Edison – L’uomo che illuminò il mondo”: un biopic elettrizzante

91) I Morti non Muoiono

Il biglietto da acquistare per “I morti non muoiono” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“I Morti non Muoiono” è un film di Jim Jarmusch. Con Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover. Commedia, 103′. USA 2019

Sinossi:

L’abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell’asse terrestre, scambiando il giorno con la notte e risvegliando i morti dal riposo eterno. A Centerville, da qualche parte in Ohio, il mondo chiede il conto agli uomini. A difendere l’ordine e la cittadina ci sono soltanto Cliff Robertson, capo della polizia locale, Ronnie Peterson, agente che sembra sapere tutto di zombie e di eradicazione dei morti-viventi, e Mindy Morrison, poliziotta fifona che vorrebbe tanto fuggire lontano. Attaccati alle loro fissazioni terrene e risoluti a divorare ogni essere vivente, gli zombie dovranno vedersela anche con Zelda Wiston, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana. Spade o fucili, le cose volgono al peggio, a meno di non essere di un altro mondo…

Recensione:

È possibile raccontare tematiche complesse e controverse come la fine del mondo, l’esistenza degli alieni, gli aspetti peggiori dell’animo umano, il distacco dalle cose terrene dopo la morte racchiudendole tutte in un unico film? Sì, se a firmare la sceneggiatura è un autore del calibro di Jim Jarmusch!

Il regista americano ha inaugurato la 72° edizione del Festival di Cannes con la propria personale e spassosa idea di zombie movie. “I morti non muiono” è una commedia horror, mediata però dall’occhio e dalla sensbilità di Jarmush, che spazia dalla satira al metacinema.

Una riscrittura del genere che non ne rinnega i punti fermi, se mai gioca con il pubblico attraverso citazioni e omaggi inseriti nelle battute dei personaggi. Personaggi che rappresentano in modo efficace e credibile “l’uomo moderno”, evidenziandone limiti e contraddizioni.

Uno dei punti di forza del film è sicuramente il cast. Bill Murray, nel ruolo del vecchio e malinconico capo sceriffo Robertson, e Adam Driver, in quello dello vice ambizioso e grande appassionato di zombie, si rivelano artisticamente complementari. Insieme danno vita a scene esilaranti, che si muovono sempre sul filo del grottesco e del surreale.

Anche le interpreti femminili convincono e conquistano lo spettatore. Chloë Sevigny, poliziotta fifona e precisa che vorrebbe solo fuggire lontano, e Tilda Swinton, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana, danno un contributo decisivo alla riuscita del progetto. continua su

“I morti non muoiono”: una commedia irresistibile che spiazza il pubblico

73) Non sono un assassino

Un film di Andrea Zaccariello. Con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce, Claudia Gerini, Sarah Felberbaum. Thriller, 111′. Italia 2019

Sinossi:

Francesco Prencipe è vicequestore e amico fraterno del giudice Giovanni Mastropaolo, oltre che dell’avvocato Giorgio, di ricca famiglia ma che ha smesso di esercitare dopo una delusione d’amore e una caduta nell’alcolismo. Quando il giudice Mastropaolo viene trovato morto, Francesco, che è l’ultimo ad averlo visto vivo, è il principale indiziato dell’indagine. Lui si dichiara innocente e si affida per la propria difesa a Giorgio, inoltre cerca di ricongiungersi con la figlia, che non gli perdona di aver lasciato la famiglia per un’altra donna. Tutti, inclusi i colleghi in polizia, accusano Francesco di essere una persona orribile e solo Giorgio sembra essere dalla sua parte, anche se da ragazzini Francesco finì per escluderlo e preferirgli Giovanni come amico del cuore. I tre strinsero anche un misterioso patto: non aprire mai un cassetto segreto della scrivania di Giovanni, dove lui aveva nascosto qualcosa che non ha mai voluto rivelare.

Recensione:

Ogni storia o accadimento può essere raccontato, anche al cinema, in modo diverso, a seconda della propria prospettiva o sensibilità. Se si tratta del brutale omicidio di un magistrato, in cui l’unico indiziato è un amico fraterno nonché vicequestore, è facile che tutto si giochi sulle sensazioni ed emozioni dei protagonisti piuttosto che sulle prove presentate durante un processo.

“Non sono un assassino” di Andrea Zaccariello può essere considerato un legal movie, nonostante la grande importanza data all’aspetto esistenziale e intimistico della vicenda. L’omicidio del giudice Giovanni Mastropaolo è infatti l’escamotage narrativo per raccontare la storia di una fraterna e profonda amicizia, quella tra Francesco (Scamarcio), Giovanni (Boni) e Giorgio (Pesce), ricostruita attraverso continui flashback.

La scelta di muoversi su tre distinti piani temporali, una cosa alla “True detective”, per intendersi, convince solo a tratti. Per quanto sia interessante, infatti, trasmette anche a chi guarda un senso di caos e di poca chiarezza, per via anche della messa in scena non sempre credibile. continua su

“Non sono un assassino”: un thriller ambizioso ma con grossi limiti

69) L’Uomo che comprò La Luna

“L’uomo che comprò La Luna ” è un film di Paolo Zucca. Con Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski. Commedia, 105′. Italia 2018

Sinossi:

Una coppia di agenti segreti italiani riceve una telefonata concitata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato che, dietro lo pseudonimo di Kevin Pinelli e un marcato accento milanese, nasconde un’identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l’ha dentro. Per portarla in superficie i due agenti ingaggiano un formatore culturale sui generis che, da emigrato nostalgico, trasforma Gavino in un archetipo del vero maschio sardo.

Un uomo innamorato sarebbe capace di tutto pur di regalare un sorriso alla donna amata, persino di prometterle l’acquisto della Luna. Già la Luna, un pianeta tanto lontano quanto vicino, al punto che arrivarci è stata una delle impresa più memorabili della storia dell’umanità fino a oggi.

Recensione :

La Luna ha ispirato poeti, scrittori e artisti, ha permesso a marinari ed esploratori di orientarsi, ha suggellato l’amore di migliaia di coppie. Ma se improvvisamente venisse anche contesa tra un misterioso proprietario sardo e il governo americano?

“L’uomo che comprò la luna” è una divertente, romantica, surreale quanto poetica spy story ambientata in Sardegna, e intrisa di riferimenti “etnici”. Paolo Zucca, insieme alle due sceneggiatrici, firma una storia originale, brillante, ironica e allo stesso tempo malinconica, mescolando e giocando con diversi generi cinematogradici.

Il film è anche un atto d’amore verso la Sardegna, l’orgogliosa rivendicazione delle tradizioni e usanze del luogo, senza intenti retorici o autocelebrativi. Insieme al protagonista Kevin Pinelli/Gavino Zoccheddu il pubblico si diverte a vedere sconfessati cliché e luoghi comuni. continua su :

“L’uomo che comprò la luna”: tra farsa e poesia, una commedia stralunata

67) Cyrano mon amour

Il biglietto da acquistare per “Cyrano mon amour” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“Cyrano mon amour” è un film di Alexis Michalik. Con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah. Commedia, 109′. Francia 2018

Sinossi:

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall’ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l’attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur Constant Coquelin, divo navigato che vorrebbe rilanciare la sua carriera. L’ispirazione ha il volto di Jeanne, costumista e amica di Léo, attore bello ma senza eloquenza. A prestargliela è Edmond, che avvia un fitto carteggio con Jeanne. Lettera dopo lettera trova le rime e il sentimento per nutrire la pièce e incarnare un guascone filosofo. Il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin andrà finalmente in scena “Cyrano de Bergerac”, il testo più recitato della storia del teatro francese.

Recensione:

Realizzare biopic su scrittori e scrittrici del passato è una delle mode cinematografiche del momento. Pensiamo a titoli come “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” di Bharat Nalluri, “Mary Shelley” di Haifaa al-Mansour, “A quiet passion” di Terence Davies. Oppure all’attesa per l’uscita, il 10 maggio, di “Tolkien”.

I registi avvertono il desiderio e l’urgenza di raccontare le vite, spesso tormentate, di questi grandi personaggi, che hanno lasciato in dote ai posteri capolavori immortali. E il fatto che il pubblico sembri apprezzare, e che quindi i risultati al box office siano positivi, non guasta. Certo, spesso si tratta di pellicole drammatiche e angoscianti, poco adatte come momento di semplice evasione.

Ci ha pensato Alexis Michalik  a rompere questo impasse drammaturgico ed emotivo, realizzando una versione brillante, leggera e romantica della vita del poeta Edmond Rostand, autore del “Cyrano de Bergerac”, la storia d’amore più bella mai scritta in Francia.

Il film racconta la genesi del romanzo, tra incontri bizzarri, colpi di scena, momenti tragici e altri comici, gelosie. Dopo l’ultimo insuccesso a teatro, Rostand attraversa un periodo di crisi creativa ed economica, ma proprio questo gli permetterà di ritrovarsi come artista e come uomo.

Nato come spettacolo teatrale, “Cyrano mon amour” è un atto d’amore nei confronti del teatro, della sua capacità di emozionare, ma anche degli attori e dei tecnici che nonostante i guadagni inferiori rispetto al mondo del cinema mettono sul palco tutto loro. continua su

“Cyrano mon amour”: quando teatro e cinema si fondono in una storia bella

59) Il Viaggio di Yao

Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Yao” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Viaggio di Yao” è un film di Philippe Godeau. Con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta. Commedia, 103′. Francia 2018

Sinossi:

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull’onda di un’autobiografia di successo. Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d’origine c’è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l’attore che abbandona il tour promozionale per riaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima.

Recensione:

Tornare a casa – fisicamente ma anche emotivamente – non è sempre facile. Non è un caso che in molti evitino, fin quando è possibile, il confronto con il proprio passato. E il discorso vale anche per le cosiddette star, che troppo spesso consideriamo immuni dai problemi della gente comune…

“Il viaggio di Yao” di Philippe Godeau, con protagonista la stella del cinema francese Omar Sy, è una piccola, grande storia di mutuo soccorso emotivo ed esistenziale e di amicizia, quella nata, inaspettatamente tra l’attore Seydou Tall e il giovane Yao.

La struttura narrativa è quella del classico road movie, con ben poche innovazioni. Ma questa pellicola lineare, semplice, magari persino prevedibile ha il pregio di non risultare mai banale o retorica, di emozionare e di essere diretta con sensibilità da Godeau. continua su:

http://paroleacolori.com/il-viaggio-di-yao-un-road-movie-incredibilmente-sincero-con-omar-sy/