36) Tredici Vite

Il biglietto d’acquistare per “Tredici Vite” è : Omaggio (Con Riserva)

“Tredici vite” è un film di Ron Howard. Con Colin Farrell, Viggo Mortensen, Joel Edgerton, Tom Bateman, Lewis Fitz-Gerald. Drammatico, 147′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

23 giugno 2018. Dodici ragazzi di una squadra di calcio restano intrappolati assieme al loro allenatore nella grotta thailandese di Tham Luang, che è stata allagata dall’arrivo dalle piogge monsoniche durante la loro visita. Per cercare di salvarli, vengono mobilitati i Navy Seals locali, oltre diecimila volontari provenienti da tutto il mondo e un team di esperti sommozzatori di cui fanno parte Richard Stanton e John Volanthen. Sono loro che dopo diversi giorni e una lunga immersione riescono a raggiungerli, trovandoli ancora vivi e, grazie anche all’aiuto dell’anestesista Richard Harris, portano a termine l’operazione il 10 luglio senza che ci sia nessuna vittima tra i dispersi.

Recensione:

Chi non è stato messo in guardia, da piccolo, sui pericoli che allontanarsi da casa o giocare in certi luoghi possono comportare? Purtroppo nemmeno il genitore più solerte può evitare il verificarsi di tragiche fatalità.

In questo senso, nel maggio 1981 l’Italia ha vissuto un momento di estrema drammaticità, quando il piccolo Alfredino Rampi è caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma. Gli sforzi per salvarlo, purtroppo, non hanno portato all’auspicabile lieto fine e il bambino è morto, dopo tre giorni di inutili tentativi di raggiungerlo. 

Nel 2018dodici giovani calciatori insieme con il loro allenatore sono rimasti intrappolati, a seguito di un’improvvisa alluvione, nella grotta di Tham Luang, in Thailandia. La mobilitazione del governo locale e di volontari provenienti da tutto il mondo è stata immediata.

Nonostante le condizioni climatiche e strutturali, e le enormi difficoltà di portare in salvo ben tredici persone, in questo caso l’esito dell’operazione è stato positivo. Tutti i dispersi sono stati tratti in salvo, dopo ben diciotto giorni di attesa. continua con

35) Prey

Il biglietto d’acquistare per “Prey” è : Sempre (Con Riserva)

“Prey” è un film di Dan Trachtenberg. Con Amber Midthunder, Dane DiLiegro, Dakota Beavers, Harlan Blayne Kytwayhat. Horror, ’99. USA 2022

Sinossi:

Nei territori Comanche del 1719, la giovane Naru cerca di dimostrarsi una cacciatrice al pari dei giovani maschi della comunità, guidati da suo fratello Taabe. Ha la sua occasione quando, seguendoli di soppiatto, si unisce a una spedizione di caccia al leone. Strada facendo incontra le tracce di un altro più pericoloso predatore, ma non riesce a convincere nessuno che non si tratti di un semplice orso. Giunto da un altro mondo, questo predatore invece è fin troppo reale, determinato a cercare sfide di caccia degne di sé e protetto da una tecnologia stealth che lo rende pressoché invisibile. La sua superiorità tecnologica sembra insuperabile non solo per i comanche, ma pure per un gruppo di spregevoli trapper francofoni…

Recensione:

Chi vi scrive non è mai stato un grande appassionato della saga di “Predator” (apertasi nel 1987) e dei cross-over con “Alien”, l’altro celebre e mostruoso alieno cinematografico, con cui è cresciuta la mia generazione, quella degli over40.

Partendo da questo presupposto, potete immaginare la mia gioia alla prospettiva di vedere e recensire “Prey” di Dan Trachtenberg, presentato come un prequel di “Predator” ambientato nei territori degli indiani Comanche nel 1719.

Ebbene, dopo aver visto il film ammetto di essermi sbagliato, ma anche la Disney dovrebbe recitare un bel mea culpa sul piano promozionale. “Pray” teoricamente sarà anche un prequel – oggettivamente l’alieno, nella seconda parte, compare in tutta la sua ferocia – ma nei fatti è molto più di questo. continua su

34)Don’t Make Me Go

Il biglietto d’acquistare per “Don’t Make Me Go” è : Ridotto

“Don’t Make Me Go” è un film del 2022 diretto da Hannah Marks, scritto da Vera Herbert, con : John Cho, Mia Isaac, Kaya Scodelario, Josh Thomson.
Sinossi:
Don’t Make Me Go, film diretto da Hannah Marks, racconta la storia di Max (John Cho), un padre single a cui viene diagnosticata una malattia terminale. Sapendo che gli resta poco tempo da trascorrere in compagnia di sua figlia, l’adolescente Wally (Mia Isaac), Max decide di dedicarsi completamente a lei. Con la scusa di darle lezioni di guida, l’uomo convince la ragazza ad accompagnarlo in un viaggio dalla California a New Orleans, per una rimpatriata con dei vecchi compagni del college in occasione dei vent’anni trascorsi dalla laurea.
In verità, Max sta cercando di fare il pieno di momenti in compagnia di Wally, dandole quel supporto e quell’amore che non potrà donarle in futuro. Inoltre, il viaggio fino a New Orleans è un’occasione per far sì che la figlia incontri e si ricongiunga con la madre, che ha abbandonato la famiglia diverso tempo prima.
Recensione:
Essere genitore è probabilmente il mestiere più difficile del mondo.
Crescere una figlia da padre single è quasi una sfida impossibile .
Ma l’amore genitoriale può trasformare un aspirante rockstar in un noioso assicuratore nonc padre responsabile e previdente.
Non è mai semplice convivere e crescere con una figlia adolescente.
Non esistono modelli e/o manuali da consultare, un genitore spera di fare sempre il meglio per il proprio figlio.

Ma ogni sforzo può essere vanificato da un destino beffardo quanto drammatico.
“Don’t Make me go” di Hannah Marks e scritto da Vera Herbert, presentato al Tribeca Festival e dal 15 luglio disponibile su Prime Video, è un piccolo gioiellino nel raccontare, incarnare il rapporto tra padre e figlia.
Nonostante il film presenti un plot narrativo di partenza piuttosto classico ovvero la scoperta di una male incurabile da parte di uno dei due protagonisti come “scusa” per iniziare un viaggio fisico oltre simbolico che cambierà la vita d’entrambi.
“Don’t Make me go” è un road movie esistenziale che si sviluppa su binari narrativi e stilistici già visti in altre pellicole in questi ultimi anni.
Il tema della morte e soprattutto la parola “cancro” è stata “sdoganata” e resa normale nel linguaggio comune tra i giovani dando vita ad sotto genere cinematografico.
Ma “Don’t Make me go” è riuscito brillantemente nell’obiettivo di distaccarsi dal rischio creativo del “copia e incolla”, trasmettendo un senso freschezza, brio, sincerità e creando connessione emotiva con il pubblico grazie alla bravura ed alchimia della coppia protagonista.

John Cho e Mia Isaac nei rispetti ruoli di Max e Wally , padre e figlia risultano credibili, affiatati, complementari e mai melensi anche nei passaggi più dolorosi drammatici.
John Cho incarna con misura ed efficacia le paure e soprattutto l’incubo peggio di un padre : dover lasciare una figlia adolescente.
Max è diventato una persona misurata, riflessiva, prudente per amore di Wally, chiudendo la porta ai suoi sogni di musicista.
Wally è una “normale” adolescente alle prese con i primi tormenti amorosi.
Max e Wally discutono, fanno pace e si sostengono l’uno con l’altro come solo una vera famiglia può fare.
Questo viaggio in auto attraversa l’America si rivelerà come l’occasione migliore per conoscersi veramente ed aprendo la propria anima e cuore all’altro.
“Don’t Make me go” è un film delicato, struggente sul piano emozionale , quanto lineare ed essenziale a livello strutturale e registico eppure capace di conquistare l’attenzione ed interesse dello spettatore fino all’inaspettato e tragico finale che ovviamente non sveleremo.
La perdita di una persona cara può rappresentare un dolore indicibile , ma allo stesso tempo ti fornisce lo stimolo necessario per cambiare mentalità ed approccio alla vita stessa.
Da un dolore immenso si può rinascere, ripartire avendo nel cuore e nella mente le lezioni ricevuti durante un indimenticabile on road tra padre e figlia.

61) Shark Bait

“Shark Bait” è un film di James Nunn. Con Holly Earl, Manuel Cauchi. Thriller, 87′. Gran Bretagna 2022

Sinossi:

Un gruppo di amici – Nat e il fidanzato Tom, Milly, Tyler e Greg – sta trascorrendo una vacanza in una località marittima. Per divertirsi dopo una notte di baldoria, si impossessano di due moto d’acqua per una gita in mare aperto. Dopo essere sfrecciati lontano dalla riva, i giovani non trovano di meglio, per spassarsela, che puntare le moto d’acqua una contro l’altra a tutta velocità con la conseguenza di causare un incidente nel quale Greg si ferisce e l’unica moto rimasta a galla comunque non riparte. E se la situazione sembra brutta, peggiora quando compare sulla scena un famelico squalo bianco.

Recensione:

Gioca coi fanti ma lascia stare i santi, recita il detto. Che riadattato in chiave cinematografica potrebbe diventare: alcuni capolavori è meglio che restino unici, senza tentativi (spesso mediocri) di recupero in chiave moderna.

60)The Twin -L’altro volto del Male

Il biglietto d’acquistare per “The Twin -L’altro Volto del Male” è : di pomeriggio

“The Twin -L’altro Volto del Male” è un film del 2022 diretto da Taneli Mustonen, scritto da Aleksi Hyvärinen, Taneli Mustonen, con : Teresa Palmer, Tristan Ruggeri, Toni Tikkanen, Steven Cree, Barbara Marten.

Sinossi:

The Twin – L’altro volto del male, film diretto da Taneli Mustonen, racconta la storia di Rachel e Anthony (Teresa Palmer e Steven Cree), una coppia che ha perso uno dei figli gemelli a causa di un tragico incidente. I due decidono di trasferirsi molto lontano, dall’altra parte del mondo, e dedicarsi unicamente al figlio sopravvissuto, Elliot (Tristan Ruggeri), sperando così di elaborare il lutto e ricostruirsi una nuova vita. Nella campagna scandinava, dove vivono ora, le giornate sembrano inizialmente trascorrere tranquille e l’isolamento nella natura sembra fare davvero bene alla famiglia, favorendo la loro guarigione.

Questa pace ritrovata, però, rischia di essere minacciata dallo stesso Elliot, che sembra essere posseduto da un’entità malvagia, intenzionata a impadronirsi della sua anima. Rachel cerca di combattere contro queste oscure forze, che sostengono di non essere altro che il figlio morto, ma è così che la donna scoprirà un’orribile verità sul gemello sopravvissuto…

Recensione:

L’incubo peggiore di un genitore è  dover seppellire il proprio  figlio.

Quando un incidente, una disgrazia inverte l’ordine naturale delle cose,  costringendo una madre a piangere la morte di figlio, nulla sarà come prima.

Se poi l’incidente è stato provocato dalla stessa donna, il senso di colpa misto all’immane dolore può devastare anche la  mente più forte e sana.

Taneil Mustonen insieme con l’altro sceneggiatore Hyvarinen   aprono  il loro  script, raccontandoci  l’orrore più grande: lo straziante dolore  di una madre magistralmente incarnato da Teresa Palmer.

Il regista pone una serie di domande esistenziali  allo spettatore  dando spazio alle  immagini rispetto alla parola, conferendo così  maggiore gravità, angoscia e crudezza al travaglio interiore vissuto dai protagonisti

 Una madre può resistere al dolore, al senso di colpa? Una madre può avere la forza d’andare avanti per amore del figlio sopravvissuto?

Trasferendosi dall’altra parte del mondo, in tranquilla ed apparente accogliente cittadina della Finlandia, una famiglia può ritrovare un senso, un equilibrio, la serenità perduta?

“The Twin” presentato come un horror, si rivela ben presto qualcosa di diverso, più vicino ad un thriller psicologico avendo anche una  componente religiosa

L’intreccio si sviluppa per tre quarti del film su tre principali tematiche : elaborazione del lutto, presenza maligna ed apparente  ostilità della comunità.

Tre elementi narrativi che gli autori hanno mescolato ed alternato nella scrittura dando vita ad una storia magari originale , mai banale e noiosa. 

Ma nonostante l’apprezzabile sforzo creativo, il film scivola via  sequenza dopo sequenza all’interno di una cornice di racconto già ampiamente vista.

I fan dell’ horror potrebbero  provare un senso di delusione  di fronte ad una visione  più introspettiva che sovrannaturale.

Teresa Palmer si carica sulle spalle l’intero peso del film, dimostrando talento, presenza scenica e personalità  nell’indossare i panni di una madre  sospesa tra dolore e paura.

Il personaggio di Rachel  è la chiave di volta per comprendere, scoprire quale sia la mission finale degli autori.

Rachel è pazza di dolore o davvero l’altro suo figlio è  in grave pericolo?

La mente umana è un filo sottile e   se da una parte  basta poco per spezzarsi , dall’altra per proteggerti  da dolore può  spingerti dentro una bolla altrettanto pericolosa alla lunga.

“TheTwin” è un film che viaggia sui ritmi piuttosto blandi, per poi accelerare improvvisamente nel finale imponendo allo spettatore  un radicale quanto inaspettato cambio di prospettiva sull’intera storia e come  la perdita un figlio sia ancora più terribile di una presenza maligna.

58) Una boccata d’Aria

Il biglietto d’acquistare per “Una Boccata d’aria” è : Di pomeriggio

“Una Boccata D’Aria” è un film del 2022 diretto da Alessio  Lauria, scritto da Aldo Baglio, Alessio Lauria

Cast Artistico:

Salvo: Aldo Baglio

Teresa :Lucia Ocone

Lillo: Giovanni Calcagno

Emma: Ludovica Martino

Enzo: davide Calgaro

Carmela : Manuela Ventura

Nunzio : Tony Sperandeo

Sinossi:

Una boccata d’aria, film diretto da Alessio Lauria, racconta la storia di Salvo (Aldo Baglio), che dopo aver saputo che il padre, con cui non ha alcun rapporto da diverso tempo, è morto, parte alla volta della sua terra natìa, la Sicilia. Il reale obiettivo dell’uomo è l’eredità, ovvero il casale di famiglia.
Salvo vuole convincere il fratello Lillo a vendere la proprietà così da usare i soldi per salvare la sua pizzeria, prossima al fallimento. Né la moglie né i figli sanno che l’attività naviga in cattive acque e lui spera che non ne vengano mai a conoscenza, pagando i debiti con l’eredità paterna Ma convincere Lillo si rivela un compito davvero arduo e Salvo si ritroverà costretto a fare i conti con tutte quelle scelte che ha preso nel corso della sua vita.

Recensione:

Riconoscere i propri errori non è mai facile.

Chiedere scusa è un atto di grande onestà.

Confessare di ritrovarsi in difficoltà e chiedere aiuto è difficile quasi impossibile per una persona orgogliosa e testarda.

Rappacificarsi con la figura paterna rappresenta un passaggio difficile per un figlio soprattutto quando il primo è morto.

Se a  tutte problematiche esistenziali e familiari  aggiungi le difficoltà economiche con il concreto rischio di fallire con la pizzeria costruita negli anni a Milano,  avrai di fronte Salvo, il protagonista di questa commedia agrodolce incentrata sul “ritorno a casa” .

Salvo è un siciliano emigrato a Milano o se preferite fuggito dall’oppressione paterna, deciso a dimostrare di non essere “una cosa inutile”.

Salvo si è creato una bella famiglia, aperto la pizzeria dei suoi sogni a Milano.

Per trent’anni e più ha tagliato i ponti con la Sicilia e soprattutto con la sua famiglia d’origine, ma come spesso capita , il passato è  tornato a bussare alla sua porta presentandogli il conto.

La vita e soprattutto le certezze lavorative di Salvo si stanno sgretolando e l’unica soluzione è tornare a casa ed affrontare il proprio doloroso passato.

“Una boccata d’aria”  lo potremmo definire  narrativamente da una parte  come la rivisitazione leggera della parabola biblica del “figliol prodigo” e dall’altra come il viaggio inverso compiuto da un “terrone” che troverà una seconda chance di vita nella sua controversa terra grazie all’ odiata casa paterna.

Aldo Baglio  stupisce e convince in un inedito ruolo da commedia regalando allo spettatore sorrisi ed emozioni.

Baglio ha  dimostrato di possedere un’ indipendenza attoriale fuori dalla bolla del trio con Giovanni e Giacomo.

Alessia Lauria al suo secondo lungometraggio  firma con gli altri sceneggiatori una storia semplice, lineare ma allo stesso tempo delicata, poetica ed universale sui rapporti familiari e sul bisogno di pacificazione con l’ingombrante figura paterna.

Alessio Lauria dirige con bravura e sensibilità Aldo Baglio ed il resto del cast  artistico tirando il meglio da ogni interprete , trovando il giusto tono ed equilibrio tra l’evoluzione personale del protagonista ed il cambiamento di rapporti con il resto dei personaggi.

Se Aldo Baglio brilla , non si può non evidenziare l’ottima performance di Lucia Ocone nel ruolo della moglie.

L’inedita coppia coniugale strappa più di una risata sulla scena e soprattutto dimostra naturalezza ed una convincente alchimia.

“Una boccata d’aria” è una commedia agrodolce che si muove all’interno di una cornice narrativa e registica  piuttosto classica quanto efficace portando lo spettatore dentro una Sicilia antica , magica ed allo stesso tempo dotata di una notevole  potenzialità   turistica  e capace di affascinare con la sua bellezza naturale e paesaggistica.

“Una boccata d’aria” è un film sul perdono e sulla riscoperta della famiglia come luogo  sicuro e strumento prezioso per ripartire anche in campo professionale.

Alessia Lauria firma una regia pulita, calda quanto garbata offrendo una visione godibile , a tratti emozionante, in altri  divertente di un film  complessivamente da vedere in questa  torrida estate anche come momento di riflessione.

56) Le Voci Sole

Il biglietto d’acquistare per “Le Voci Sole” è : Di pomeriggio

“Le Voci Sole” è un film del 2022 diretto da Andrea BrusaMarco Scotuzzi, scritto da Andrea Brusa, con :  Giovanni e Alessandra Faiella.

Sinossi:

Le voci sole, il film diretto da Andrea Brusa e Marco Cotuzzi, racconta la storia di Giovanni (Giovanni Storti), senza lavoro a causa della pandemia, è costretto a emigrare in Polonia per cercare una nuova occupazione. Giovanni però resta in contatto con la moglie Rita (Alessandra Faiella) e il figlio (Davide Calgaro) grazie a lunghe videochiamate quotidiane in cui la donna gli insegna a cucinare da remoto e poi tutta la famiglia si siede a tavola con il telefono vicino per cenare insieme e cercare di accorciare quella distanza.
Quando una di queste telefonate diventa inaspettatamente virale in rete, la coppia raggiunge una popolarità – grazie anche all’aiuto del figlio – che pare la soluzione di tutti i loro problemi economici. Presto però questa botta di fortuna si trasformerà in una trappola…

Recensione:

C’era una volta un mondo in cui la verità  era dimostrabile con  fonti riscontrabili.

C’era una volta un mondo in cui la sostanza valeva più dell’apparenza.

C’era una volta un mondo in cui le chiacchere fatte al bar erano chiacchiere e nulla di più.

Quel mondo era il nostro prima dell’avvento e sviluppo dannoso dei social e di Internet.

Oggi viviamo in un mondo capovolto in cui serietà, educazione e semplicità vengono messi alla berlina dalla massa informe degli utenti .

Basta un commento ed  una persona può ritrovarsi “sotto attacco” o se preferite” in una tempesta di merda” dagli haters o “voci sole”.

Viviamo in un mondo rovesciato dove le apparenze e le mode “mordi e fuggi” hanno soppiantato talento e competenza.

Siamo in un’ epoca dove un uomo di mezz’età  licenziato causa la crisi economica post (?) pandemia è costretto ad emigrare in Polonia per trovare  lavoro come operaio.

Ed ancora siamo in una società in cui  incredibilmente  puo  diventare “virale” un video dove una moglie insegna al proprio marito a cucinare , trasformando i due coniugi normali in “personaggi”.

Può  sembrare come  una favola  o una farsa tragicomica a seconda dell’età dello spettatore , ma il duo registico composto da   Andrea BrusaMarco Scotuzzi  probabilmente più propenso per  seconda lettura, ha messo  in scena le contraddizioni e limiti  di una  società iper connessa .

“le Voci sole” è un esperimento narrativo e registico decisamente valido, interessante  offrendo diversi spunti di riflessione allo spettatore.

La disoccupazione, una famiglia divisa, internet, l’ingenuità delle persone bene sono  solo alcune delle tematiche che  sono affrontate e descritte con sapienza e creatività in uni script essenziale quanto incisivo.

“le voci sole”  è uno  spettacolo teatrale  rimodulato sul grande schermo , che se da parte  produce una sincera immedesimazione  dello spettatore con l’evoluzione psicologica di  Giovanni e Rita e del loro modo d’ascoltarsi e comprendersi

paradossalmente dall’altra   la scelta cinematografica ne depotenzia  la forza drammaturgica e simbolica di una storia  semplice quanto universale.

“Le voci sole”  si illumina e funziona per merito delle voci dei due bravi e convincenti interpreti: Giovanni Storti ed Alessandra Faiella,  che dimostrano sul campo come un attore “comico”  sia più poliedrico e versatile rispetto ai colleghi più “seri”.

Giovanni rappresenta nella coppia, la persona rimasta uguale allo “tsunami” del web e della popolarità,  faticando a capire i passaggi e gli obblighi dei video e il perché  degli omaggi aziendali.

Rita invece  incarna la  casalinga ,la donna semplice rimasta abbagliata o se preferite sedotta dall’improvvisa celebrità.

Una celebrità che rischierà d’incrinare un  solido e duraturo rapporto matrimoniale fondato sul “amore e sudore” per il bene della famiglia.

“Le voci sole” è complessivamente una visione consigliata avendo trovato il giusto mix per una tragicommedia che ognuno di noi potrebbe vivere e peggio ancora travolti se non avessimo la fortuna d’avere un partener vero e solidale come Giovanni o Rita.

55)La mia ombra è la tua

Il Biglietto d’acquistare per “La mia ombra è la tua” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“La Mia Ombra è la tua” è un film di Eugenio Cappuccio. Con Marco Giallini, Giuseppe Maggio, Anna Manuelli, Sidy Diop, Claudio Bigagli. Drammatico, 107′. Italia 2022

Sinossi:

Emiliano De Vito ha 25 anni, è orfano di padre e ha sempre vissuto “in un bozzolo”: laureato summa cum laude in Lettere Antiche ha scoperto che il suo pezzo di carta non ha valore in un mondo dove la sua generazione “deve solo correre”. Ma arriva l’occasione giusta: fare da assistente a Vittorio Vezzosi, un autore che ha scritto un solo romanzo, “I lupi dentro”, che molti anni prima è stato un caso editoriale. Una influencer, Carlita Cosmay, si è innamorata di quel romanzo e chiede a gran voce un sequel, e i suoi sette milioni di follower formano un’onda inarginabile. Peccato che Vezzosi odi i social e non veda di buon occhio nemmeno l’idea di scrivere il seguito del suo primo e unico successo letterario. A Emiliano toccherà spronarlo (e anche spiarlo, nelle intenzioni dell’editore) perché porti il compito a termine.

Recensione:

È ufficiale: ho un grave problema con gli adattamenti cinematografici di romanzi italiani che la critica e il pubblico hanno dimostrato di apprezzare molto!

Al termine di ogni proiezione mi assale lo stesso, amletico dubbio: gli sceneggiatori si sono presi troppe licenze poetiche e hanno finito per stravolgere quello che era davvero un bel libro oppure quest’ultimo era inadatto a prendere la via del cinema?

Anche nel caso di “La mia ombra è tua” di Eugenio Cappuccio, non avendo letto il romanzo omonimo di Edoardo Nesi, non sono in grado di darmi una risposta. Ma la sensazione dominante è che gli sceneggiatori non abbiano fatto un buon servizio alla carriera di Nesi. continua su

54)Mistero a Saint-Tropez

Il biglietto d’acquistare per “Mistero a Saint-Tropez” è : Omaggio

Mistero a Saint-Tropez è un film di Nicolas Benamou. Con Christian Clavier, Benoît Poelvoorde, Thierry Lhermitte, Jérôme Commandeur. Commedia, 89′. Francia 2021

SinossI

Saint-Tropez, agosto 1970. Come ogni anno, il miliardario Croissant e sua moglie Eliane invitano il meglio dello show-business nella loro sontuosa villa. Tra gli ospiti ci sono, tra gli altri, Carmen definita come “una specie di Jeanne Moreau spagnola”, un produttore cinematografico, una giovane attrice promettente che aspetta la chiamata di Alain Delon, un famoso cantante, uno scultore e un regista greco. Il sabotaggio dell’auto della coppia però rovina il clima di festa. Così Claude, pensando di essere vittima di un attentato, contatta il suo amico Jacques Chirac, segretario di stato al Ministero delle Finanze, per indagare sul caso. I migliori poliziotti di Parigi però non sono disponibili e l’unico ispettore libero è Botta, a cui manca qualche settimana per andare in pensione. Arrogante e incompetente, cercherà di risolvere il caso con i suoi metodi fuori dal comune.

Recensione:

Per chi fosse tentato dalla visione di “Mistero a Saint-Tropez” di Nicolas Benamou, uscito al cinema il 30 giugno, tre suggerimenti potrebbero rivelarsi essenziali…

Se avete amato la serie di film della Pantera Rosa di Blake Edwards, con protagonista l’inimitabile ispettore Clouseau interpretato da Peter Sellers, prendete un Malox prima dell’inizio della proiezione. Se invece siete fan di Diabolik, respiri profondi a profusione. E per finire, se avete letto i romanzi di Agatha Cristhie e apprezzato soprattutto il geniale intuito di Poirot… portate tanta pazienza. continua su

30) Spiderhead

Il biglietto d’acquistare per “Spiderhead” è : Omaggio (Con Riserva)

“SpiderHead” è un film del 2022 diretto da Joseph Kosinski, scritto da Joseph Kosinski,  Rhett Reese e Paul Wernick, basato sul racconto breve dispotico “Escape from Spiderhead” by George Saunders. E’ disponibile dal 17 giugno su Netflix.

Cast artistico:

TRAMA SPIDERHEAD

Spiderhead, film diretto da Joseph Kosinski, ambientato in un futuro prossimo, nel quale ai detenuti viene data la possibilità di fare del volontariato, prestandosi come soggetti medici e vedendo così la loro pena abbreviata. Due carcerati (Miles Teller e Jurnee Smollett) accettano di sottoporsi al trattamento del dottor Steve Abnesti (Chris Hemsworth), uno scienziato visionario che ha fondato il penitenziario dove si trovano al momento.
Abnesti inietta loro, durante la terapia sperimentale, un nuovo farmaco in grado di alterare la loro mente così da poterli manipolare e ottenere da loro risultati specifici. Nonostante nessuno sia costretto a prede parte alla “cura”, il dottore ha il totale controllo sulle loro menti, fino a quando uno dei detenuti non inizia a mettere in discussione ogni sua emozione, incerto se sia reale o meno.

  • Recensione:
  • Esiste un limite oltre che il quale la scienza non dovrebbe spingersi?
  • Uno scienziato, un medico che sfida le leggi della Natura  è un folle o un geniale visionario?
  • Ed ancora è eticamente ammissibile sottoporre a  detenuti a dei trial medici sperimentali come pena alternativa al carcere?
  • Negli ultimi due anni causa  il Covid-19 l’opinione pubblica ha “riscoperto” l’urgenza quanto importanza della ricerca medica al fine di salvare vite umane.
  • La ricerca medica è altresì costosa, lunga ed oggetto di roventi polemiche.
  • L’arte in generale ha dedicato molti spazio al sottile  confine tra scienza e morale ed al ruolo dello scienziato diversamente pazzo disposto a tutto pur di sovvertire l’ordine delle cose.
  • Film, libri, serie tv hanno creato un ampio genere di riferimento dando voce ad due opposti schieramenti: i sostenitori della scienza e dall’altra i complottisti duri e puri.
  • In questo quadro storico , sociologico e financo filosofico è inevitabile inserire e valutare “Spiderhead” di Joseph Kosinski come un tentativo complessivamente malriuscito di rinnovare il genere ed ampliare lo potenziale narrativo puntando sul tema dei farmaci come strumento commerciale e non curativo ed affidando.il ruolo dello “scienziato cinico quanto folle” a Chris Hemsworth  bellissimo quanto in questo caso monocorde a livello recitativo e credibilità del personaggio.
  • Lo script di “Spiderhead” partiva da alcune idee sulla carta molto interessanti : il controllo delle emozioni tramite farmaci e lo sfruttamento  del senso di colpa dei detenuti al fine di renderle docili e perfette cavie da laboratorio.
  • Si potevano prendere diverse strade narrative, decidendo quale aspetto approfondire rispetto ad altri, ma mantenendo un taglio introspettivo molto forte.
  • Invece gli sceneggiatori rinunciano quasi subito a quest’impostazione di racconto, optando per un’intreccio  piuttosto stereotipato e retorico e limitandosi  ad abbozzare caratterialmente e psicologicamente i personaggi.
  • “Spiderhead” si dimostra un grande incompiuta cinematografica sotto ogni aspetto, limitandosi all’intrattenimento dello spettatore specialmente femminile con il duo di bellocci  composto da Hemsworth e Teller
  • Non potendosi definire ne opera utopica tout court e ne una seria ed efficace critica  sul pericoloso cortocircuito tra medicina e business.
  • Le emozioni regolano e sovrastano la mente umana e finché questo potere sarà “libero”, per l’uomo  c’è speranza di redenzione e di provare sincero amore