187) Veleno

Il biglietto da acquistare per “Veleno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Veleno” è un film di Diego Olivares. Con Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro. Drammatico, 101’. Italia, 2017
Data di uscita italiana: 14 settembre 2017

Chi stabilisce quando un uomo possa definirsi coraggioso, quali azioni meritino plauso e quali biasimo?

Ad esempio non piegarsi ai ricatti, rifiutarsi di lasciare tutto e rifarsi una vita altrove, anche quando i tuoi cari ti pregano di farlo, è un atto di coraggio oppure una follia?

“Veleno” di Diego Olivares racconta una storia di coraggio, amore, morte e malavita, ma nonostante le premesse siano queste non aspettatevi di vedere il classico film eroico in stile americano. Perché “Veleno” va oltre.

Cosimo (Gallo) è un allevatore di bestiame nella famigerata Terra di Fuochi, dove vive con la moglie Rosaria (Ranieri), che dopo molti tentativi falliti aspetta finalmente un figlio. Persona semplice, onesta, gran lavoratore, gestisce l’azienda di famiglia insieme al fratello Ezio (Di Colandrea).

Anche se la notizia della gravidanza della moglie lo rende felice questa gioia è guastata: Cosimo infatti è gravemente malato, ma cerca di tenere Rosaria all’oscuro di tutto.

Oltre alla malattia, è costretto a combattere anche una lotta solitaria contro la camorra, che vuole appropriarsi dei suoi terreni, indispensabili per gli affari illeciti di smaltimento dei rifiuti. Ma nonostante offerte e intimidazioni, Cosimo non ha nessuna intenzione di vendere…

“Veleno” traduce in immagini la situazione drammatica di molte province del Sud Italia, dove lo Stato ha abdicato alla sua funzione di garante dei diritti dei cittadini e la camorra imperversa. Gli affari della malavita si sono diversificati, e lo smaltimento rifiuti è un vero e proprio business, giocato però sulla pelle dei cittadini.

Cittadini che sono chiamati a compiere, in solitaria, una tragica scelta: cedere alle pressioni e vendere la propria casa, per ricominciare altrove, oppure rimanere a proprio rischio e pericolo? continua su

http://paroleacolori.com/veleno-quando-il-far-west-e-la-terra-dei-fuochi-nel-napoletano/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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182) The Teacher

Il biglietto da acquistare per “The teacher” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Teacher” è Un film di Jan Hrebejk. Con Zuzana Mauréry, Éva Bandor, Peter Bebjak, Monika Certezni, Tamara Fischer, Ina Gogálová. Commedia, 102′. Slovacchia, Repubblica ceca, 2016

Compagni, la corruzione, l’avidità e i favoritismi sono i principi marci su cui si basano le democrazie occidentali, guidate dagli Stati Uniti. Noi comunisti dobbiamo combattere questa malata ideologia, così che non possa infettarci. Compagni, uniti contro l’egoismo e il Dio Denaro. Solo il comunismo potrà garantire giustizia, equità e diritti ai lavoratori.

Prima della caduta del Muro di Berlino un qualunque militante comunista vi avrebbe potuto rivolgere parole simili, convinto della superiorità morale, politica e ideologica del Socialismo.

Oggi, invece, è difficile trovare qualcuno capace di sostenere tesi simili – a meno che non voglia poi essere accompagnato alla neuro più vicina.

Eppure chi ha avuto ed ha tutt’ora a cuore la causa della rivoluzione proletaria continua a pensare che la superiorità morale di chi professa un certo credo politico sia reale.

Ebbene, cari compagni e compagne, “The teacher” di Jan Hrebejk è il film giusto per voi, per iniziare la nuova stagione cinematografica e magari fare poi un bel dibattito vecchia maniera.

Ma è anche la pellicola – tratta da una storia vera – adatta per gli studenti, che potranno rivedersi in questa storia, se almeno una volta nella loro carriera accademica sono stato oggetti dei capricci e della cattiveria gratuita di qualche docente.

1983, Bratislava, allora Cecoslovacchia. Maria Dradzechova (Mauréry) lavora in un liceo e a vederla sembra l’insegnante che ognuno vorrebbe avere, l’aspetto solare ed eccentrico, lo sguardo rassicurante.

Ma un’insolita domanda posta alla scolaresca a inizio anno sembra stonare con questo quadretto. La compagna professoressa Maria chiede infatti ad ogni alunno di presentarsi e dire la professione dei genitori, così che lei possa prenderne nota.

Perché mai ha bisogno di questa informazione? Si scopre presto che a Maria non importa insegnare e formare le giovani leve, ma, abusando del proprio ruolo, ottenere vantaggi e favori dai genitori dei ragazzi. continua su

http://paroleacolori.com/the-teacher-una-commedia-nera-tra-risate-e-riflessione-con-zuzana-maurery/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

174) Monolith

Il biglietto da acquistare per “Monolith” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Monolith” è un film di Ivan Silvestrini. Con Katrina Bowden, Brandon W. Jones, Justine Wachsberger, Damon Dayoub, Andrea Ellsworth. Drammatico, 83′. Italia, USA, 2017

Secondo voi qual è la madre di tutti gli incubi per una neo mamma? Se facessimo un sondaggio online è probabile che la risposta più gettonata sarebbe, genericamente: rivelarsi inadatta al compito di genitore.

Occuparsi di un neonato, per quanto il legame che si instaura sia forte, è impresa ardua, e spesso per farlo una donna deve mettere se stessa, le proprie necessità, persino la propria carriera, in secondo piano.

E per quanto uno dia tutto, la possibilità che si verifichi qualche incidente è terribilmente concreta – ne sono prova le cronache. Tra stanchezza, imprudenza ed eccessiva sicurezza, la vita può cambiare in un attimo e trasformarsi in dramma.

 

“Monolith” di Ivan Silvestrini, al suo secondo film, è un thriller psicologico che prende spunto dal soggetto di Roberto Recchioni e dall’omonima graphic novel in due parti – o meglio, in due tempi – edita da Sergio Bonelli.

La stessa casa editrice di Dylan Dog è coinvolta nella produzione del film, per la sua prima avventura cinematografica, insieme a Sky e Lock & Valentine.

La Monolith del titolo è un’auto iper tecnologica che rappresenta il futuro del mercato automobilistico, e garantisce massima sicurezza e comfort a chi ha il privilegio di guidarla.

Una di queste fortunate è Sandra (Bowden), ex pop star che ha scelto di mettere in pausa la sua carriera per coronare il sogno d’amore con il suo produttore e diventare mamma a tempo pieno.

Sandra ama suo figlio, ma fatica ad accettare di essere ormai solo una mamma e di vedere il marito allontanarsi. Sospettando un tradimento la donna, anziché rimanere dai suoceri, decide di raggiungere Los Angeles con il suo bambino a bordo della futuristica Monolith.

Un incidente porterà Sandra a restare bloccata fuori dall’auto, in pieno deserto, e a dover lottare per uscire dall’incubo e salvare la vita del suo bambino.

“Monolith” è un film che fonda la propria essenza drammaturgica più sulle immagini che sulle parole, avendo una sceneggiatura esile, poco approfondita, confusa, sebbene sia stata scritta da ben quattro autori.

Ivan Silvestrini, dopo la buona prova in “2Night” anche se il box office non lo ha premiato, si conferma regista talentuoso, creativo, poliedrico, capace di passare dal romanticismo al thriller. continua su

http://paroleacolori.com/monolith-un-thriller-psicologico-dove-una-donna-lotta-contro-unauto/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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173) Diario di una schiappa- portatemi a casa!

Il biglietto da acquistare per “Diario di una schiappa – Portatemi a casa!” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Diario di una schiappa- portatemi a casa ” è un film di David Bowers. Con Alicia Silverstone, Tom Everett Scott, Jason Drucker, Charlie Wright, Owen Asztalos. Commedia, 91′. USA, 2017

Arriverà nelle sale italiane il 10 agosto, “Diario di una schiappa – Portatemi a casa!”, ma noi di Parole a colori abbiamo avuto la possibilità di vederlo in anteprima nazionale, insieme agli scatenati ragazzi del Giffoni.

Il film diretto da David Bowers prende ancora una volta il là dal romanzo omonimo di Jeff Kinney (che torna per la quarta volta in veste di sceneggiatore e produttore esecutivo), e arriva cinque anni dopo “Vita da cani”, uscito al cinema nel 2012.

Il protagonista Greg (Drucker) mette a punto un nuovo piano per liberarsi dalla sua cattiva fama, aumentata dopo che è stato protagonista di un buffo e imbarazzante video diventato virale: diventare uno YouTuber di successo!

Peccato che la madre Susan (Silverstone) decida di organizzare proprio adesso un viaggio per tutta la famiglia, alla volta della casa della bisnonna che sta per festeggiare il 90esimo compleanno. Greg, disposto a tutto pur di riscattarsi, boicotta la gita, che però presto si trasforma in una disastrosa quanto buffa avventura.

Se regista e sceneggiatore sono una garanzia, la scelta di rinnovare completamente il cast per dare nuovi input ai personaggi e alla storia convince solo in parte.

“Diario di una schiappa – Portatemi a casa!”, infatti, mostra tutti i limiti di una serie che, sul grande schermo, non dimostra le stesse potenzialità dei romanzi. continua su

http://paroleacolori.com/diario-di-una-schiappa-portatemi-casa/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

166) USS Indianapolis

Il biglietto da acquistare per “USS Indianapolis” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“USS Indianapolis ” è un film di Mario Van Peebles. Con Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane, Matt Lanter, Weronika Rosati, Brian Presley. Azione, 128′. USA, 2016

Ci sono verità che, per ragioni di Stato, non possono essere divulgate anche a costo di passare sopra così facendo a morti, diritto e buon senso.

Sul progetto Manhattan, la corsa all’atomica che vide contrapposti Stati Uniti e Germania nazista e la fine della seconda guerra mondiale con le due bombe americana sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sappiamo molto.

Un capitolo della storia che fino a oggi, invece, ci era ignoto è la vicenda della nave militare USS Indianapolis e del suo equipaggio.

Durante la guerra la USS si distingue come uno degli incrociatori più veloci e temuti della marina americana e sotto il comando del valoroso ammiraglio Charles Butler McVay (Nicolas Cage) combatte le più importanti battaglie sul fronte del Pacifico.

Nel luglio 1945 a McVay e ai suoi marinai viene affidata una missione top secret: trasportare una delle due bombe atomiche che metteranno fine alla guerra a Tinian. Durante il viaggio di ritorno verso le Filippine, però, la nave viene attaccata da un sommergibile giapponese e affondata.

Vista la segretezza della missione, l’equipaggio della USS viene abbandonato nel mare infestato di squali. Dei 1197 uomini a bordo solo 317 vengono ritrovati ancora in vita.

Per nascondere le proprie colpe agli occhi dell’opinione pubblica, qualche mese dopo il disastro il Governo degli Stati Uniti processa McVay davanti alla Corte Marziale.

La sinossi parla chiaro: la storia dell’USS Indianapolis, se non fosse che è tragicamente vera, sarebbe stata perfetta come materiale narrativo per un film o un romanzo, tra guerra, coraggio e segreti.

Purtroppo si tratta della realtà, e questo non può non colpire chi guarda, spingendolo a riflettere ancora una volta sul numero di vite che furono necessarie per mettere fine alla guerra. continua su

http://paroleacolori.com/uss-indianapolis-un-war-disaster-movie-poco-riuscito-e-retorico/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

165) Prima di Domani

Il biglietto da acquistare per “Prima di domani” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Prima di domani” è un film di Ry Russo-Young. Con Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Elena Kampourish. Drammatico, 99′. USA, 2017

Basato sul romanzo omonimo di Lauren Oliver

 Gli anni del liceo, per quanto crescendo il ricordo possa modificarsi, non sono semplici. Il tempo sembra non passare mai, che tu sia un nerd – o secchione – oppure un ragazzo in.

Sì perché anche le persone popolari, belle e richieste hanno i loro problemi. E neppure loro possono sfuggire all’appuntamento con il destino, se questo si presenta.

Prima di domani” di Ry Russo-Young, tratto dal best-seller di Lauren Oliver, è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival.

Sam (Dutch) ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche.

È il 12 febbraio, il Cupid Day, il giorno in cui a scuola la popolarità si misura dal numero di rose ricevute dagli ammiratori. Per Sam è soprattutto il giorno in cui dormirà per la prima volta con Rob.

Sembra già tutto deciso, ma le cose, alla festa, non vanno come immaginato, tra bullismo e alcol. A Sam, delusa, non resta che tornare a casa con le sue amiche. Ma alle 00:39 l’auto della ragazza resta coinvolta in un mortale incidente

Almeno in apparenza. Perché Sam si risveglia nel proprio letto, quanto mai confusa. È di nuovo il 12 febbraio. Si è trattato solo di un incubo?

Lo sconcerto della giovane va aumentando, quando la giornata si ripete praticamente identica, e a 00:39 anche l’incidente mortale ritorna. E di nuovo Sam è nel suo letto. E di nuovo è il 12 febbraio.

Prigioniera in questo eterno presente, Sam prova a cambiare atteggiamento, a modificare le cose, ma il finale resta sempre lo stesso.

“Sono rimasto molto colpito dalla lettura del romanzo della Oliver, per il modo in cui ha affrontato il tema della morte dalla prospettiva di un’adolescente – ha spiegato il regista Ry Russo-Young. – Per la mia trasposizione mi sono ispirato a Ricomincio daccapo con Bill Murray, ma a differenza di quella commedia qui i toni sono più cupi e drammatici”. continua su

http://paroleacolori.com/prima-di-domani-un-teen-movie-sentimentale-tratto-dal-best-seller-di-laure-oliver/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

159) L’infanzia di un capo

Il biglietto da acquistare per “L’infanzia di un capo” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’infanzia di un capo” è un film di Brady Corbet. Con Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Benjo, Liam Cunningham, Tom Sweet, Yolande Moreau. Drammatico, 113’. Francia, 2015
Liberamente ispirato all’omonimo racconto di Jean–Paule Sartre (1939) e al romanzo “Il Mago” di John Fowles (1965)

Ci sono dei momenti – pochi, ma ci sono – in cui il vostro cronista non ha davvero idea di quali parole e metafore utilizzare per raccontarvi in modo chiaro e comprensibile un film che, anche a distanza di molte ore, resta un enigma prima sul piano drammaturgico poi su quello creativo.

Dato per assodato che non ho mai letto né Sartre né Fowles, il vero problema è capire come e perché tali testi abbiano ispirato l’esordiente Brady Corbet per il suo “L’infanzia di un capo”, vincitore alla Biennale di Venezia 2015 del Premio orizzonti miglior regia e del Premio Luigi De Laurentis alla miglior opera prima.

Entrare nella mente del regista e della giuria del Festival esula dalle mie competenze. Io mi limiterò ad alcune considerazioni.

Il film racconta, in quattro atti, la vita del piccolo Prescott (Tom Sweet) nella villa vicino a Parigi dov’è alloggiato con i genitori. Il padre (Cunningham), consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle trattative di definizione di quello che diventerà il trattato di Versailles, dopo la fine della prima guerra mondiale.

La formazione del carattere di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d’ira, che portano alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare.

Quello che si consuma è uno scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, e dell’ambiguo amico di famiglia Charles Marker (Pattinson), e quello femminile, vitale e vibrante, che circonda il bambino con le tre figure di donna che gestiscono la sua vita: l’austera e religiosa mamma (Bejo), la dolce governante (Moreau) e la fragile insegnante di francese (Martin).

La sinossi, per quanto articolata, sembra chiara. Peccato che di scatti d’ira non si veda nemmeno l’ombra, così come rimane fumoso il futuro che attende il giovane protagonista e il modo in cui influenzerà il mondo che lo circonda.

“L’infanzia di un capo” è un film volutamente simbolico, criptico, elitario, che non possiede però le qualità narrative e tecniche necessarie per iscriversi tra i capolavori del genere. Lo spettatore fatica a entrare dentro la storia e a provare una qualche empatia verso i personaggi.

Nonostante questi limiti, alcune interpretazioni spiccano. Prima di tutto quella dell’esordiente Tom Sweet, un’autentica e piacevole sorpresa, che mostra personalità e talento notevoli. Un ragazzo da seguire in futuro con attenzione. continua su

http://paroleacolori.com/l-infanzia-di-un-capo-esordio-brady-corbet-e-tom-sweet/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

157) La ragazza nella nebbia ( Donato Carrisi)

“La ragazza nella nebbia” è un romanzo scritto da Donato Carrisi e pubblicato nel 2015 da Longanesi Editore.

C’è qualcuno che crede ancora alla validità ed efficacia della giustizia svolta nei tribunali veri?
In Italia purtroppo i processi si celebrano nei talk show con la presenza di accusa e difesa e di esperti più o meno attendibili, cinicamente pilotati dal conduttore di turno.
È il trionfo della Giustizia spettacolo sullo Stato di diritto e su ogni tipo e forma di garantismo per un imputato esposto alla pubblica gogna.
Non importa se esistono davvero delle vere ed inconfutabili prove per determinare la colpevolezza di un imputato, ai medi basta anche un semplice sospetto per creare “un mostro” da gettare in pasto alla famelica opinione pubblica.
È possibile dire e fare di tutto in questi processi mediatici, tranne che rispettare, onorare la vittima e dargli giustizia.
Donato Carrisi, prendendo amaramente spunto dall’involuzione e malfunzionamento della nostra giustizia e il degrado professionale e morale dei media, nel 2015 ha dato alle stampe “La ragazza nella nebbia” che è diventato ben presto un successo di pubblico e critica, al punto che il prossimo autunno ne vedremo la trasposizione cinematografica con protagonisti Toni Servillo e Jean Reno e con Carrisi stesso all’esordio come regista.
Ho voluto per una volta invertire il mio abituale schema ovvero prima vedere il film e poi leggere il libro, per valutare i pregi e difetti delle due operazioni.
Ero desideroso di regalarmi una nuova storia di Donato Carrisi, dopo averlo “scoperto” con grande piacere ed entusiasmo qualche mese fa con “Il Maestro delle Ombre” e dopo aver letto sul web bellissime ed appassionate recensioni su “La ragazza nella Nebbia” e l’attesa dei fan per il film.
Ebbene dopo aver “divorato” il libro in pochi giorni, posso ampiamente comprendere l’attesa ed entusiasmo dei fan di Carrisi.
“La ragazza nella nebbia” è un romanzo dal respiro molto cinematografico per la bravura, talento e creatività di Carrisi di costruire una struttura narrativa dove fino alla fine il lettore non riesce a stabilire con certezza chi sia il buono, chi l’ambizioso, chi la vittima e chi veramente il mostro di una storia ideata e scritta in modo magistrale ed inappuntabile.
Il lettore è spinto a nutrire fin da subito una certa antipatia nei confronti dell’ambizioso agente speciale Vogel, anche se nell’apertura del romanzo Carrisi lo descrive come sconvolto e con i vestiti sporchi di sangue e condotto nello nello studio dello psichiatra Flores, a cui è stato chiesto di sottoporlo a perizia psichiatrica. Vogel è arrivato nello sperduto paesino montanaro di Avechot, ufficialmente per risolvere il caso di Anna Lou Kastner, ragazza del luogo misteriosamente scomparsa senza lasciare traccia, gettando nella disperazione i genitori e creando turbamento nella serena e pacifica comunità.
In vero Vogel non cerca la verità, ma il modo di riscattare la propria immagine di successo, “sporcata” dall’insuccesso professionale e mediatico verificatosi in un altro caso.
Vogel conosce il suo mestiere e soprattutto sa bene come manipolare ed indirizzare i riflettori dei media in modo da creare un caso mediatico per la sua indagine cinica e spietata nell’individuazione del mostro “perfetto” da consegnare all’opinione pubblica.
E nel caso della scomparsa Anna Lou Vogel decide di “affidare” il ruolo di mostro a Martini, professore di liceo appena trasferitosi con la propria famiglia nella cittadina, per tentare di cancellare “la cosa” che ha rischiato di distruggere l’integrità e serenità della sua stessa famiglia.
Maritini è travolto dai sospetti, senza una vera e concreta prova, ed alla fine pure arrestato dopo un’indagine condotta più in Tv che in una sala d’interrogatorio di un commissariato.
Vogel è dunque il poliziotto cattivo e invece Martini è l’agnello sacrificale offerto ai famelici media in cerca di un mostro da buttare in prima pagina?
Carrisi ci fa credere fino a tre quarti del romanzo di leggere un nuovo “caso Tortora” evidenziando l’insano ed infausto legame tra Vogel e una parte dei media interpretata dalla spregiudicata reporter Stella Honer.
Invece come nei migliori romanzi gialli, lo scrittore pugliese cambia le carte in tavola, a poche pagine dalla fine, con una serie di colpi di scena ben costruiti ed inseriti con abilità nella storia, e facendo saltare ogni certezza narrativa fin qui accertata ed ipotizzata dal lettore,
Donato Carrisi si conferma un autore di talento scrivendo storie avvincenti di respiro internazionale, cariche di pathos e ritmo, e utilizzando uno stile efficace e sensibile nel tenere il lettore incollato alla lettura del romanzo fino all’ultima pagina.
Il finale è sorprendente quanto cupo e terribile suscitando il lettore da una parte un angosciante stupore e dall’altra la voglia di vedere presto la rappresentazione cinematografica del romanzo.

154) Civiltà Perduta

Il biglietto da acquistare per “Civiltà perduta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

” Civiltà Perduta” è un film di James Gray. Con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland. Azione, 141’. USA, 2016
Tratto dal romanzo “Z. La città perduta” di David Grann

Onore, credibilità, coraggio e affidabilità sono ciò che definisce un uomo, i valori che ogni padre dovrebbe insegnare ai figli. Avere un obiettivo, un progetto, ed essere disposti anche al sacrificio estremo per realizzarlo non è un atto di eroismo, ma il modus operandi di ogni uomo di sani principi.

State pensando che se nel 2017 una persona sostiene cose come queste sia meritevole della camicia di forza? Forse, ma prima di chiamare il 118 riflettete un momento su come sarebbe la nostra società se qualcuno seguisse davvero massime come quelle scritte in apertura, massime di altri tempi.

Deve pensarla almeno in parte così il regista James Gray per decidere, dopo una lunga gestazione, di portare al cinema “Civiltà perduta”, adattamento del best-seller di David Grann “Z. La città perduta”, e basato su una storia vera.

1905, Irlanda. Il maggiore Percy Harrison Fawcett (Hunnam) serve nella Royal Garrison Artilery a Cork, insieme alla moglie Nina (Miller) e al figlio Jack.

Frustrato perché non ha possibilità di dimostrare il proprio valore, nel giugno 1906 accetta l’offerta della Royal Geographical Society di Londra di partire per il Sudamerica per mappare, attraverso la foresta Amazzonica ancora inesplorata, il confine tra Brasile e Bolivia ed evitare una guerra.

Dopo due anni di ricerche, insieme al caporale Henry Costin (Pattinson), Percy scopre i segni di quella che potrebbe essere un’antica civiltà. Nel 1910 tiene quindi una storica conferenza, sostenendo con forza la tesi dell’esistenza di una città Z, e preparandosi per una nuova spedizione.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo costringe a mettere da parte la sua ossessione, ma gli offre anche l’occasione di distinguersi. Decorato e promosso, Percy sembra rassegnato a godersi la pensione, finché il figlio Jack (Holland), non si propone come suo compagno per una nuova esplorazione.

James Gray racconta in modo rigoroso i fatti salienti della vita di un uomo straordinario, trasmettendo però al contempo l’importanza che per lui avevano valori come l’onore. Percy ha affrontato avversità inimmaginabili, lo scetticismo della comunità scientifica, spaventosi tradimenti e anni di lontananza dalla propria famiglia in nome della sua missione. continua su

http://paroleacolori.com/civilta-perduta-storia-vera-di-percy-harrison-fawcett/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

151) Nerve Il Film

Il biglietto da acquistare per “Nerve” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“nerve” è un film di Henry Joost, Ariel Schulman. Con Emma Roberts, Juliette Lewis, Dave Franco, Miles Heizer, Emily Meade. Thriller, 96’. USA, 2016
Basato sull’omonimo romanzo di Jeanne Ryan, edito in Italia da Newton Compton

Ti rendi conto che il ruolo d’inviato al Festival del cinema di Cannes, per quanto soddisfacente, ti fa precipitare in un triste black out informativo quando, tornado alla routine delle anteprime stampa, cadi letteralmente dal pero davanti a una domanda sul caso giornalistico del momento, alias Blue Whale.

La sera, tornato a casa dall’evento di turno, ho aperto il computer e cercato di colmare il vuoto. Non voglio lanciarmi in analisi del fenomeno, persone più preparate di me hanno già speso fiumi di parole sui suicidi di ragazzi in Russia istigati da un gioco online.

Mi limito a dirvi che ancora prima che scoppiasse il caso, nel 2012, la scrittrice Jeanne Ryan firmò un romanzo, “Nerve”, dove immaginava come i giovani, preda della noia e di un vuoto di valori e creatività, potessero arrivare a mettere a rischio la propria vita per gioco, e per un like in più. Tristemente profetico, non vi sembra?

Il libro è diventato un best-seller e da lì alla decisione di adattarlo per il cinema il passo è stato breve.

Vee Delmonico (Roberts) è una studentessa modello all’ultimo anno delle superiori, stanca di rimanere sempre in disparte. La ragazza sogna di trasferirsi in California, ma non se la sente di lasciare sola la madre (Lewis), ancora traumatizzata dalla morte dell’altro figlio avvenuta due anni prima.

Quando viene umiliata dall’amica Sidney (Meade), accanita giocatrice di Nerve, Vee decide di iscriversi anche lei, solo per provare quello che in apparenza sembra un gioco innocuo e divertente.

Vee viene risucchiata nel vortice della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo, Ian (Franco), fino a che il gioco diventa inquietante e le sfide sempre più rischiose, in un crescendo che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.

“Nerve” è un film che per struttura narrativa, tematiche e cast sembra pensato per un pubblico giovane, ma che si lascia guardare con curiosità e interesse anche dagli adulti. continua su

http://paroleacolori.com/nerve-fin-dove-sei-disposto-a-spingerti-per-fama-e-follower/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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