14) Rocco Chinnici -E’ così lieve il tuo bacio

“Rocco Chinnici-E’ così lieve il tuo bacio” è un film tv di Michele Soavi. Con Sergio Castellitto, Cristiana Dell’Anna, Manuela Ventura, Virginia Tella, Bernardo Casertano, Paolo GianGrasso, Bruno Torrisi, Maurizio Puglisi, Massimo De Santis, Giovanni Carta.

Tratto dal libro “È così lieve il tuo bacio sulla fronte” di Caterina Chinnici

Perché la Rai insiste a mandare in onda film e serie Tv su uomini e donne uccisi dalla mafia? Perché impiegare due ore per riscoprire la storia un po’ impolverata di un magistrato, di un poliziotto, di un politico, di un imprenditore invece di dedicarsi ad altro? Perché format del genere dovrebbero essere trasmessi anche nelle scuole?

Se i criminali, in tv, hanno un grande successo – basta pensare a fenomeni mediatici come “Suburra” o “Gomorra” – non è altrettanto semplice spingere, soprattutto i giovani, ad appassionarsi alle vite di persone “normali”. Come Rocco Chinnici, a cui è dedicato il nuovo tv movie Rai.

Il consigliere Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983, all’età di cinquantotto anni, davanti alla sua abitazione a Palermo. Antonino Madonia, sicario assoldato dal boss Totò Riina, azionò il detonatore che fece esplodere una fiat 126 verde imbottita con 75 kg di esplosivo. Insieme a Chinnici persero la vita il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile di via Federico, Stefano Li Sacchi. L’unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l’autista.

Ma chi era Rocco Chinnici? E perché venne ucciso in modo così brutale ed eclatante, prima delle stragi di Capaci e via d’Amelio?

Chinnici era un magistrato, un onesto lavoratore, un padre affettuoso anche se all’antica, un marito innamorato. Si alzava ogni mattina all’alba per studiare le carte dei processi nel suo studio; era presente per la figlia Caterina, sottoponeva ogni suo possibile fidanzato a una chiacchierata piuttosto formale, nonostante gli impegni era il rappresentate di classe dei genitori.

Secondo lui i magistrati si dividevano in tre categorie: i lavativi, quelli che tirano a campare e i collusi. Ma come pochi altri non accettò lo stato delle cose a Palermo, sfidando il sistema di collaborazione tra mafia e colletti bianchi e intuendo l’esistenza di un terzo livello di controllo e potere, che aveva come centro Roma.

Rocco Chinnici fu anche il primo magistrato ad andare nelle scuole palermitane a parlare di mafia, credendo fortemente nell’importanza della formazione dei giovani. E anche in quella della condivisione delle informazioni con i colleghi. A lui si deve di aver gettato le basi di quello che, dopo la sua morte, sarebbe diventato il “Pool Antimafia” guidato dal giudice Antonio Caponetto, e di aver fatto interessare il giovane magistrato Giovanni Falcone alla mafia. continua su

http://paroleacolori.com/sergio-castellitto-e-rocco-chinnici-luomo-che-creo-il-pool-antimafia/

196) In Arte Nino

“In arte Nino” è un film di Luca Manfredi. Con Elio Germano, Miriam Leone, Stefano Fresi, Duccio Camerini, Anna Ferruzzo. Film tv, Biografico. Italia, 2016

Chi era Saturnino Manfredi? Immagino di scorgere sconcerto e sguardi vacui nei giovani lettori. Se invece dico Nino Manfredi? Ancora buio totale tra i meno attempati?

Gli appassionati di cinema di più lunga data saranno invece colti molto probabilmente da una botta di nostalgia, perché Manfredi è stato uno degli attori più talentuosi del panorama nostrano, e ancora oggi, a tredici anni dalla sua scomparsa (correva l’anno 2004), ne sentiamo, artisticamente parlando, la mancanza.

Luca Manfredi, figlio dell’attore, ha deciso di portare in tv una parte della vita del padre probabilmente poco nota al grande pubblico, quella che va dal 1939 al 1959, da quando trascorse tre anni in ospedale perché malato di tubercolosi fino a quando la partecipazione a “Canzonissima” gli aprì le porte del successo.

“In arte Nino” è un film che non vuole essere una celebrazione della carriera dell’attore, ma il racconto della vicenda di un ragazzo ciociaro che riuscì ad arrivare, con passione e impegno.

I genitori di Manfredi non erano ricchi. Il padre (Camerini), rigido e burbero maresciallo dei carabinieri, sognava per lui una carriera da avvocato; la madre (Ferruzzo), casalinga assai religiosa, era principalmente preoccupata per la sua salute.

Dopo aver passato tre anni in ospedale, Nino (Germano) si iscrisse a legge come voleva il padre, ma in seguito a un incontro casuale si convinse a fare un provino per entrare alla prestigiosa Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico.

A sorpresa Orazio Costa, direttore dell’Accademia, vede in lui carattere e potenziale e lo accetta nel corso. Il ragazzo si trova così diviso tra esami di giurisprudenza e corso di recitazione.

La prima parte del film è didascalica, lineare, fredda. Elio Germano appare piuttosto impacciato nel ruolo, come se sentisse il peso del personaggio, la sceneggiatura non brilla, la regia è semplice e priva di mordente. continua su

http://paroleacolori.com/in-arte-nino-elio-germano-protagonista-del-biopic/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”