109) Nevermind

“Nevermind” è un film di Eros Puglielli. Con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Paolo Romano. Commedia, 110′. Italia 2018

Sinossi:

Uno psicologo investito una, due e tre volte da un carro attrezzi, un avvocato ossessionato dall’intimo, una babysitter senza bambino, un imprenditore senza capitale, un aspirante cuoco paranoico si incrociano per le strade di Roma. Vittime della follia del prossimo e dell’assurdità umana, a turno proveranno a fare fronte alle contingenze, fuggendole o sopportandole fino a soccombere.

Recensione :

Arriva nelle sale “Nevermind” di Eros Puglielli, uno dei film rivelazione della Festa del cinema di Roma 2018, intrigante, curioso, particolare, psichedelico, “quasi impossibile da definire”, stando alle parole dello stesso regista.

Film a episodi – tre -, formula per tradizione poco fortunata al box office di casa nostra ma che qui funziona alla perfezione, “Nevermind” spiazza a partire dalla sceneggiatura, potente, stralunata, bizzarra, cinica, feroce, dalla sua totale assenza di buonismo, dal desiderio di essere realistico piuttosto che politicamente corretto.

Al centro del racconto multiplo ci sono i meandri più nascosti e oscuri della mente umana, un’amara quanto sconvolgente indagine psicologica con sfumature tragicomiche sulla nostra società, personaggi surreali e grotteschi (magistralmente interpretati da un cast esperto e talentuoso). continua su

“Nevermind”: quando la commedia è sopra le righe, insensata, inattesa

101) Tu mi nascondi qualcosa

“Tu mi nascondi qualcosa” è un film di Giuseppe Lo Console. Con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocio Munoz Morales, Rocco Papaleo. Commedia, 87′. Italia, 2018

Sinossi:

Valeria (Felberbaum), un’investigatrice privata, si trova per errore a pedinare la persona sbagliata. Scopre che la promessa sposa di Francesco (Battiston) lo tradisce. Quando la cosa viene fuori, il matrimonio salta e Francesco, piombato in depressione, si rivolge all’investigatrice: lei gli ha distrutto il rapporto e lei dovrà aiutarlo a rimetterlo in sesto. Irene (Rossi) fa un appello in tv denunciando la scomparsa di suo marito Alberto(Papaleo). Un ospedale risponde dicendo che l’uomo è lì ricoverato da quindici giorni a seguito di un incidente ma ha perso la memoria. Quando Irene raggiunge il marito, trova un’amara sorpresa: un’«altra» moglie tunisina (Muñoz Morales) è già al capezzale di Alberto che ovviamente, non ricorda nessuna delle due. Ezio (Tiberi) e Linda (Egitto) sono una coppia molto affiatata, nonostante l’insolito mestiere di lei: Linda infatti è una pornostar. Il fatto che la sua donna abbia rapporti sessuali con altre persone per ragioni “cinematografiche”, non impensierisce minimamente Ezio. Almeno finché non comincia a sospettare che tra Linda e il suo partner lavorativo ci sia una tresca.

Recensione:

La sincerità, nei rapporti umani e specialmente nella vita di coppia, è davvero necessaria? Una relazione può durare anche se uno dei partner omette qualche particolare e non è proprio limpido come uno specchio d’acqua montana?

Ma soprattutto, la verità è solo una, oppure di una stessa storia possono esistere più versioni, non necessariamente false?

“Tu mi nascondi qualcosa”, opera prima del regista Giuseppe Lo Console, si sforza di raccontare come la vita di coppia non sia mai una linea retta, una strada senza buche, ma piuttosto un percorso a ostacoli, dove talvolta la bugia diventa lo strumento indispensabile per il quieto vivere.

Il fine giustifica i mezzi sosteneva già nel Cinquecento Niccolò Machiavelli, non immaginando che questa sua frase sarebbe poi stata applicata anche in campo sentimentale.

Il film è un caleidoscopio di situazioni, tra tradimenti, delusioni, equivoci. Si assiste alla fine di matrimoni e di convivenze di lunga data, e alla crisi di una storia d’amore apparentemente solida e felice. Il tutto provocato dalla scoperta di una bugia, più o meno innocua.

“Tu mi nascondi qualcosa” è formato da tre episodi, incentrati sui temi della poligamia, del tradimento, e della mancanza di fiducia. A legare il tutto, l’amore, sentimento che cambia, si evolve, porta a toccare vette altissime di piacere ma può anche spezzare il cuore.

Il film risulta nel complesso godibile, divertente e in alcuni passaggi anche commovente. Non è una semplice commedia romantica, ma piuttosto una sincera e riuscita rappresentazione delle difficoltà una coppia deve affrontare ogni giorno. Perché il difficile non è tanto trovarsi e innamorarsi, ma restare insieme!

In un cast artistico di assoluto livello, ci piace sottolineare la prova della brava e poliedrica Stella Egitto, che conferma, nel ruolo solo sulla carta più leggero di Linda Angel, quanto di buono fatto vedere di recente al cinema e in tv. continua su

http://paroleacolori.com/tu-mi-nascondi-qualcosa-un-film-corale-che-va-oltre-la-commedia/

79) Vieni a vivere a Napoli

Il biglietto da acquistare per “Vieni a vivere a Napoli” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film a episodi di Gudo Lombardi, Francesco Prisco, Edoardo De Angelis. Con Gianfelice Imparato, Miriam Candurro, Massimiliano Gallo, Giovanni Esposito, Valentina Lapushova. Film a episodi, 88′. 2017.

Oggi come non mai i temi dell’immigrazione e dell’integrazione tra culture diverse sono al centro del dibattito quotidiano, in tv ma anche al bar.

Gli italiani sono un popolo di razzisti oppure sanno ancora accogliere ed essere compassionevoli nei confronti di chi è meno fortunato? Probabilmente non esiste una risposta univoca alla domanda. Le due anime convivono, confermando ancora una volta la nostra natura contraddittoria.

Tra le città italiane nessuna meglio di Napoli rispecchia questa duplicità dell’atteggiamento italiano. Eppure Napoli è anche un universo a sé, dove bellezza e orrore, magia e cinico realismo convivono; un luogo dove tutto è possibile e dove lo straniero può finire per risultare più civile di chi, in quella città, ci vive da sempre.

Stiamo esagerando? Può essere, ma i tre registi di “Vieni a vivere a Napoli” raccontano al pubblico, con garbo e ironia, proprio come nel capoluogo campano gli stranieri vengano accolti e messi nelle condizioni di crearsi un’esistenza decorosa, calandosi al contempo perfettamente nella mentalità partenopea.

Una mentalità in parte lavativa e pigra, come si vede nel personaggio di Nino (Imparato), portiere in uno stabile, che rifiuta l’idea di lavorare e sogna di poter vivere con la pensione d’invalidità della sorella.

Nino è razzista, qualunquista, ossessionato dall’amianto, eppure quando dovrà occuparsi del piccolo Yang scoprirà, sorprendendosi, che non tutti gli extracomunitari sono come lui immaginava. Lo spettatore segue le vicende dell’inedita coppia e sorride per la capacità del bambino di sciogliere il cuore del burbero Nino. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-vieni-a-vivere-a-napoli/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”