47) Bruised – Lottare per vivere

Il biglietto d’acquistare per “Bruised – Lottare per Vivere” è : Omaggio (Con Riserva)

“Bruised -Lottare per vivere” è un film di Halle Berry. Con Halle Berry, Adan Canto, Stephen McKinley Henderson, Shamier Anderson, Shawna Hamic. Drammatico, 138′. USA 2021

Sinossi:

Jackie Justice è stata una campionessa di MMA, ma la sua carriera si è conclusa con una disgraziata sconfitta. Da allora tira a campare di lavori di basso profilo, spesso umilianti, e vive con il suo manager, che ha però una personalità irascibile e in fondo abusiva. Lui la porta a un match di combattimenti clandestini senza regole, dove lei, provocata, dimostra di saperci ancora fare. Impressiona così un organizzatore di incontri, deciso a rilanciarla. Le cose però si complicano quando sua madre le porta a casa il figlio di sei anni, che lei aveva lasciato con il padre rimasto da pochi giorni ucciso in una sparatoria. Il bambino oltre che spaesato è anche traumatizzato, tanto da aver smesso di parlare…

Recensione:

La saga di Rocky Balboa ha entusiasmato ed emozionato intere generazioni, sdoganando la boxe come strumento di riscatto sociale e redenzione personale. Rocky è diventato una leggenda, un simbolo, un modello da seguire, ben oltre il personaggio cinematografico.

Nel 2004 Clint Eastwood, con il suo “Million Dollar Baby”, ha regalato al pubblico un’altra eroina indimenticabile, fuori e dentro il ring, interpretata da una tostissima Hillary Swank. E ha aperto la strada a personaggi femminili che “picchiano forte” tanto quanto – se non di più – dei colleghi maschi.

C’era una volta il fantomatico “sesso debole”. Oggi una ragazza può praticare sport estremi, salire sul ring, buttarsi nella mischia come e quando crede. E non deve giustificarsi per le sue passioni, almeno non nella parte “fortunata” del mondo (guardare “Climbing Iran” per apprezzare il “nostro” mondo, per quanto imperfetto). continua su

14) Wildlife

Il biglietto da acquistare per “Wildlife” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Wildlife” è un film di Paul Dano. Con Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Ed Oxenbould, Bill Camp.
Drammatico, 104′. USA, 2018

Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Ford

Sinossi:

Montana, 1960. Jerry perde il lavoro e si lascia andare alla depressione. La moglie Jeanette e il figlio Joe provano a contribuire alle finanze di famiglia, ma Jerry decide comunque di partire per spegnere incendi nelle foreste circostanti. Dentro Jeanette scatta qualcosa.

Recensione:

La serenità familiare e l’amore tra i genitori sono considerati da ogni figlio adolescente come qualcosa di assodato e indiscutibile. Eppure basta pochissimo perché queste certezze si frantumino.

Arriva su Netflix “Wildlife”, opera prima da regista per l’attore americano Paul Dano (Litte Miss Sunshine, Il petroliere, Okja), che ha conquistato i critici e toccato le corde più intime del pubblico, nel 2018, quando ha aperto la Settimana della critica a Cannes, affrontando un tema sempre attuale come la crisi di una famiglia. continua su

128) Lasciami Andare

Il biglietto da acquistare per “Lasciami andare” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Lasciami andare ” è un film di Stefano Mordini. Con Stefano Accorsi, Valeria Golino, Serena Rossi, Maya Sansa.
Drammatico, 98′. Italia 2020

Sinossi

Marco e Clara erano una coppia felice il giorno in cui si sono trasferiti con il loro figlioletto Leo in una bella casa veneziana con una caratteristica incantevole: una delle stanze si trasforma in una camera oscura che proietta sule pareti le immagini fluttuanti del Canal Grande. Purtroppo però quella casa si trasforma in un luogo davvero buio quando Leo muore a soli cinque anni. Passa il tempo e Marco, divorziato da Clara e trasferitosi in una nuova casa, ha ritrovato una misura di serenità con Anita, che aspetta un figlio da lui. Ma una misteriosa imprenditrice, Perla Gallo, avvicina l’uomo per dirgli che ha comprato la sua vecchia casa e che suo figlio avverte la presenza di Leo nella sua stanza. Da lì per Marco e Clara inizia la ricerca di una verità seppellita nella memoria.

Recensiome

 

Lasciami andare: mai titolo fu più azzeccato nell’esprimere efficacemente il desiderio dello spettatore alla fine della proiezione del film di Stefano Mordini!

Peggiore chiusura per Venezia 77 davvero non poteva esserci. Il direttore Barbera e la sua squadra ci hanno regalato, all’ultima curva di questa edizione coraggiosa e santificata, lo “Spira mirabilis” 2020.

continua su

“Lasciami andare”: un noir senz’anima, che affonda in Laguna

93) Beautiful Boy (David Sheff)

“Beautiful boy” è un romanzo scritto da David Sheff e pubblicato da Sperling & Kupfer nel Gennaio 2019

Sinossi:
“Perché il mio meraviglioso ragazzo si è perso? Che cosa è successo alla mia famiglia? Dove ho sbagliato?” Sono le laceranti domande che hanno ossessionato David Sheff in ogni istante dello straziante viaggio nella tossicodipendenza del figlio Nic e nel difficile percorso verso la guarigione. Beautiful Boy è un memoir spietatamente sincero, scritto con il cuore e con le lacrime di un padre che ama disperatamente un figlio per il quale sembra non esserci speranza. Prima dell’incontro con la droga, Nic era un ragazzo fantastico, il figlio che ogni genitore vorrebbe: allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport e adorato dai fratellini. Ma le metamfetamine lo rendono un relitto tremolante “con due buchi neri al posto degli occhi” che non fa che mentire, rubare, scappare di casa. David Sheff ci racconta i primi segnali d’allarme, le bugie, le telefonate alle tre del mattino (sarà Nic? la polizia? l’ospedale?), i tentativi di disintossicazione, le ricadute. Lo stato di continua preoccupazione diventa per lui, a sua volta, una forma di dipendenza; panico, ansia e stress incessanti richiederanno un prezzo altissimo. Eppure non si è mai arreso e, da buon giornalista, ha istintivamente sondato e percorso ogni strada possibile per salvare il figlio.
Recensione:
Perché una persona incomincia a fumare, bere o financo drogarsi?
Perché un individuo diviene schiavo dei propri vizi?
Esistono particolari condizioni genetiche, sociali, culturali nel determinare una qualsiasi dipendenza?
L’uomo della strada vedendo, leggendo ascoltando drammatiche e sempre più tragiche storie di giovani vite spezzate dalla droga si pone questi ed altri quesiti. Cercando una spiegazione, giustificazione o se preferite una vana rassicurazione affinché simili disgrazie non si verificano nelle proprie famiglie.
Alla luce di questi legittimi dubbi e soprattutto crescenti paure è quanto mai opportuno leggere con grande attenzione lo scioccante , sincero ed a tratti brutale “resoconto” della “via crucis” vissuta dallo scrittore David Sheff quando scoprì che il suo amato primo genito Nic divennne un tossicodipendente.
“Beautiful boy” è un racconto lacerante, duro, spietato in cui il narratore, suo malgrado, è parte integrante di una storia iniziata con un doloroso e conflittuale divorzio di una giovane coppia e successivamente con l’aspra battaglia legale per l’affido del figlio.
È stato dunque il divorzio dei genitori e il conseguente affido congiunto quanto alternato a spingere il piccolo Nick verso la droga?
È lo stesso Sheff ad interrogarsi più volte su come sia stato possibile che il suo bello, sensibile ed intelligente figlio Nick abbia intrapreso questo percorso autodistruttivo.
“Beautiful boy” fa venire meno i luoghi comuni o pregiudizi basati sull’importanza di una famiglia solida e presente come argine alle possibili tentazioni negative dei figli.
Infatti Nick, nonostante il divorzio, può contare sull’amore e comprensione d’entrambi i genitori e dei rispettivi nuovi compagni di quest’ultimi.
Nonostante le ideali condizioni affettive ed ambientali, il ragazzo inizia a “perdersi” lentamente quanto inesorabilmente complice amicizie sbagliate a scuola o per lo stupido desiderio d’emulazione o curiosità.
La “parabola” discendente di Nic travolge tutto e tutti spingendo vicino al baratro lo stesso Sheff incapace di proteggersi emotivamente e fisicamente da questo costante e crescente dolore.
“Beautiful boy” è un viaggio nell’inferno della droga vissuto attraverso gli occhi di un padre nonché giornalista, consentendo così al lettore d’entrare completamente dentro la storia respirandone i rari momenti “buoni” e le tante rovinose “cadute” di Nick e le nefaste conseguenze sulla sua famiglia.
Il lettore “scopre” il costoso e variegato mondo dei centri di recupero popolati da decine di migliaia di uomini e donne di differenze ceto sociale con la vita devastata dall’utilizzo di droga ed alcool.
David Sheff con maestria, umanità e creatività alterna all’interno della struttura narrativa passaggi di divulgazione scientifica e giornalistica ad altri di carattere personale e familiare trovando così un perfetto equilibrio drammaturgico ed apprezzabile scelta di toni. Evitando cadute retoriche e/0 melense oltre a mantenere vivo e forte fino alla fine la partecipazione ed interesse del lettore,
Leggendo “Beautiful Boy” non si potrà non voler bene a Nic tifando e sperando che ogni recupero sia quello definitivo e liberatorio anche per il povero David.
“Beautiful boy” è una lettura interessante, toccante oltre che indispensabile per ogni genitore attuale o futuro affinché il monito o se preferite guida della sofferenza provata e vissuta da David e Nick possa risparmiare ad altri analoghe esperienze.

208) Lego Ninjago

Il biglietto da acquistare per “Lego Ninjago – Il film” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Lego Ninjago” è un film di Charlie Bean, Paul Fisher, Bob Logan. Con Jackie Chan, James Franco, Justin Theroux, Fred Armisen. Animazione, 101′. USA, 2017
Sinossi :

La città di Ninjago deve resistere ai continui assalti di Lord Garmadon e del suo esercito di squali. A salvarla ogni volta sono cinque ninja, il leader dei quali, Lloyd, non è altri che il figlio di Garmadon. Sarà proprio il rapporto irrisolto tra i due a decretare il trionfo di quest’ultimo, nell’ora più oscura per Ninjago.

Il Dio del Vecchio Testamento è un Dio duro, severo al limite della crudeltà, che spinge Abramo a sacrificare il figlio Isacco – salvo poi deviare la lama – e lascia intendere che le colpe dei genitori ricadranno sulla prole.

Il Nuovo Testamento mitiga questa rappresentazione del divino, attraverso parole e insegnamenti che lasciano maggior spazio alla speranza e alla responsabilità individuale. È la persona che commette un peccato o un crimine a dover scontare le conseguenze delle sue azioni, non certo la sua famiglia.

Se il Dio dei Vangeli dimostra lungimiranza e fiducia nell’umanità, sono gli uomini stessi, molte volte, a mostrarsi ottusi e retrogradi. Ma insomma, è giusto o no che un figlio innocente paghi per le colpe del padre, anche se il padre in questione è uno dei più grandi criminali della storia?

State tranquilli, cari lettori, non avete sbagliato a cliccare, state leggendo davvero la recensione su “Lego Ninjago – Il film”, ultimo capitolo in ordine di tempo dell’amata saga.

Non fatevi spaventare dal tenore delle tematiche a cui abbiamo accennato – religione, etica, problemi social assortiti – perché ancora una volta i bravi sceneggiatori della Lego sono stati capaci di firmare una storia profonda, delicata e potente, utilizzando però un linguaggio semplice, lineare, chiaro, ironico e soprattutto comprensibile per il giovane pubblico.

“Lego Ninjago – Il film” è godibile, colorato, allegro, politicamente corretto, cattura l’attenzione e la curiosità dei bambini, sebbene – da adulto – possa dire che altri film di questo genere mi abbiano colpito di più per stile, regia e uso degli effetti speciali continua su

http://paroleacolori.com/lego-ninjago-il-film-famiglia-e-responsabilita-nel-nuovo-capitolo-della-serie/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

145) Quando un padre

Il biglietto da acquistare per “Quando un padre” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Quando un padre” è un film di Mark Williams. Con Gerard Butler, Willem Dafoe, Gretchen Mol, Alison Brie, Alfred Molina. Drammatico, 108’. Canada, USA, 2016

Se chiedete a un uomo quali sono i suoi obiettivi nella vita, molto probabilmente vi risponderà avere una carriera soddisfacente, che gli permetta di provvedere alla propria famiglia.

Purtroppo, molto spesso, presi dal desiderio di successo, questi individui tendono a dimenticare che mogli e figli necessitano non solo di bene materiali ma anche e soprattutto di affetto, attenzioni e presenza.

Il protagonista di “Quando un padre” di Mark Williams, il cacciatore di teste Dane Jensen (Butler), ritiene che il modo migliore per prendersi cura della sua famiglia sia guadagnare più denaro possibile. Per questo si lancia anima e corpo nel lavoro, rinunciando alla sua etica in nome del guadagno economico e al tempo di qualità con la moglie Elise (Mol) e figli in nome di una carriera in ascesa.

A poco a poco Dane, che non è un cattivo padre né un cattivo marito, si allontana dai suoi cari e si dimostra incapace di instaurare una connessione emotiva con loro, fino a quando il figlio maggiore Ryan, di dieci anni, non si ammala gravemente. Il ribaltamento dei valori che ne consegue getterà Dane in una crisi profonda.

Il film è ideato e costruito sulla fisicità e presenza scenica di Gerard Butler, che si dimostra all’altezza del ruolo. continua su

http://paroleacolori.com/quando-un-padre-esordio-alla-regia-per-mark-williams/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano: Essere Melvin

 

12) Magic Island

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Il biglietto d’acquistare per “Magic Island” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con Riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

“Magic Island” è un film documentario di Marco Amenta, scritto da Marco Amenta e Roberto Scarpetti, con: Andrea Schiavelli.
Spesso è più semplice detestare un genitore che sforzarsi di conoscerlo e amarlo.
A volte un figlio dimentica che un padre prima di essere tale è anche un uomo.
Tante volte neanche l’arrivo della morte è sufficiente a sanare vecchie ferite ed incomprensioni.
Eppure può capitare un giorno all’improvviso che il Destino decida per te e ti riservi l’opportunità di recuperare il tempo perduto e chiudere il cerchio con il proprio passato.
Nel nostro caso Marco Amenta con questo semplice e delicato documentario conduce lo spettatore a Los Angeles per conoscere Andrea Schiavelli, ragazzo di 27 anni e promettente compositore di colonne sonore per film, e soprattutto figlio dell’attore italo –americano Vincent Schiavelli, morto in Sicilia nel 2005.
Il rapporto tra Andrea e Vincent non è stato né facile, né tanto meno ricco e incisivo sul piano relazionale ed emotivo.
Così quando Andrea riceve la telefonata di Katia, l’ultima fidanzata del padre, invitandolo in Sicilia per risolvere un problema di eredità, per il ragazzo si apre la possibilità di un viaggio non solamente fisico, ma soprattutto fatto di ricordi ed emozioni alla ricerca dell’uomo Vincent.
Un inedito viaggio dall’America alla Sicilia in cui il protagonista va alla ricerca della propria identità, passato e soprattutto di una strada sicura dove percorrere il proprio futuro.
Marco Amenta dirige in modo asciutto, pulito e semplice volendo dare ampio spazio ad Andrea e alla sua ricerca di verità e d’affetto, risultando nel complesso un prodotto godibile, interessante e toccante.
La Sicilia per una volta ci è mostrata non come luogo di crimini, violenze o povertà, bensì come location incantevole e suggestiva di un riavvicinamento tra padre e figlio, quanto mai necessario e utile per scaldare il cuore dello spettatore.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

179) Mr Coobbler e la bottega magica

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Il biglietto da acquistare per “Mr Globber e la bottega magica” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Tom McCarthy. Con Adam Sandler, Cliff Smith, Ellen Barkin, Melonie Diaz, Elli, Steve Buscemi, Dustin Hoffman. Commedia, 99′. 2014.

Dimmi che scarpe indossi e ti dirò chi sei. Potrà sembrarvi una sciocchezza, ma se ci pensate la scelta di cosa mettere ai piedi distingue una persona da tutte le altre.

La scarpa è un accessorio estremamente personale e il calzolaio, mestiere ormai in via di estinzione, ogni giorno vede sfilare davanti a sé decine di persone e ha il compito di garantire comodità e benessere a ciascuna.

Il Premio Oscar Tom McCarthy, partendo dal vecchio proverbio “to walk man’ shoes”, che in italiano suona come “mettersi nei panni di qualcun altro”, ha deciso di mettere in scena una favola moderna che mostri quanto la vita possa essere imprevedibile ed eccitante anche se si fa, in apparenza, un mestiere umile.

Lo spettatore fa la conoscenza di Max (Sandler), malinconico calzolaio di New York che lavora nel negozio di famiglia senza prospettive per il futuro. Max non ha una donna, vive ancora con la madre ed è arrabbiato per l’abbandono improvviso e doloroso del padre Abraham (Hoffman).

Un’esistenza noiosa e ripetitiva, la sua, dove può contare almeno sull’amicizia del barbiere Jimmy (Buscemi), finché un giorno, per caso, si vede costretto a utilizzare una vecchia cucitrice del padre per completare un lavoro. Un imprevisto che per Max si rivela straordinario quando, calzando le scarpe appena finite, assume magicamente le sembianze del cliente.

Dopo l’incredulità iniziale, il calzolaio capisce di avere tra le mani l’opportunità di dare finalmente una scossa alla sua piatta e monotona esistenza. Un dono straordinario, certo, ma anche da usare con cautela. Max se ne renderà conto quando sarà coinvolto in un losco affare immobiliare ordito da una spregiudicata donna d’affari, interpreta da Ellen Barkin.

“Mr Cobbler e la bottega magica” è un film gradevole, divertente e allo stesso tempo malinconico e introspettivo, dove al centro ci sono l’importanza della figura paterna e il rapporto padre-figlio.

La sceneggiatura è ben scritta, lineare, toccante in alcuni momenti ma anche capace di regalare buoni spunti comici e riflessivi. continua su

Al cinema: Mr Cobbler e la bottega magica

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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71) Ciao (Walter Veltroni)

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“Ciao” è un romanzo scritto da Walter Veltroni e pubblicato nell’ottobre 2015 da Rizzoli Editore.

La mamma è sempre la mamma. Per quanto possiamo detestarla, litigarci, contrastarla a lei ci unisce un legame d’amore e di condivisione che non può mai spezzarsi dall’inizio fino alla fine della nostra vita.
E’ sempre più difficile e complesso il rapporto con nostro padre.
E’ sì, la figura maschile di riferimento cui ci ispiriamo, ma è anche la persona con cui entriamo in conflitto e di cui sfidiamo l’autorità ed entriamo in competizione.
Ognuno di noi potrebbe raccontare aneddoti piacevoli e non con il proprio padre, perché per natura e costituzione è una figura che divide.
Quando però viene a mancare, si apre un vuoto, un buco, difficile da colmare, sentendo l’assenza della persona, probabilmente, più importante per la nostra crescita e maturazione.
Walter Veltroni rimase orfano di suo padre Vittorio, brillante giornalista radiofonico, quando aveva appena un anno.
Tutti noi conosciamola carriera di Walter e di là dalle simpatie e vicinanza politica, non si può non ammettere che l’uomo abbia comunque dato un importante ed efficace contributo al nostro Paese.
Walter Veltroni ha scelto di uscire dall’agone politico nel 2013 decidendo di occuparsi delle sue vere passioni: cinema e letteratura con discreto successo di pubblico e critica.
Come però accade agli uomini che entrano nella terza età, anche Walter ha cominciato a riflettere sulla sua esistenza e sul suo passato attraversando una fase malinconica e nostalgica. Una condizione che l’ho spinto a voler rendere omaggio al padre Vittorio e al desiderio filiale di poter dialogare con lui, cosa che la vita gli ha negato tragicamente.
“Ciao” è un romanzo d’amore più che un omaggio alla figura paterna, in cui l’autore decide di regalarsi per i suoi sessant’anni un inaspettato incontro con il padre in una giornata di ferragosto in una Roma deserta.
Vittorio appare al figlio sull’uscio di casa e nonostante l’emozione, il figlio lo invita a entrare dando così inizio a un toccante viaggio nel passato scandito dai ricordi dei colleghi di Vittorio e dello stesso autore e da tanti ritagli di giornale e foto.
Walter Veltroni mette da parte l’uomo pubblico e fa entrare il lettore nella sua sfera privata fatta di emozioni, rimpianti e soprattutto amore verso un padre che non ha potuto conoscere, ma solo leggere e ascoltare tramite terzi.
Un romanzo che tocca fin da subito le corde emotive del lettore che non può non seguire con commozione e trasporto l’intenso momento tra padre e figlio.
E’stata per Walter un’esperienza catartica e liberatoria e soprattutto un’occasione per dichiarare tutti i suoi sentimenti più intimi e personali.
Lo stile di Walter è semplice, diretto, pulito capace di costruire una storia carica di pathos e ritmo narrativo.
Tutti noi vorremo avere l’opportunità di poter rivedere e parlare liberamente e con sincerità ai nostri cari defunti e questo romanzo fornisce il modo e l’ispirazione di farlo perché in fondo, sebbene lontani, essi sono sempre al nostro fianco e pronti a dirci “Ciao” con un rassicurante sorriso.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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“Hello” is a novel written by Walter Veltroni and published in October 2015 by Rizzoli Editore.

Mum is always mum. As much as we hate it, quarrel, fight it to her joining us a bond of love and sharing that can never break from the beginning to the end of our lives.
E ‘increasingly difficult and complex relationship with our father.
And ‘yes, the male figure of reference which we are inspired, but it is also the person with whom we come into conflict and of which we challenge the authorities and we compete.
Each of us could tell enjoyable anecdotes and not with his father, because by nature and constitution is a figure that divides.
But when it fails, it opens a void, a gap, difficult to fill, feeling the absence of the person, probably more important for our growth and maturation.
Walter Veltroni was orphaned of his father Vittorio, brilliant radio journalist, when he was just a year.
We all Know them the career of Walter and beyond the sympathies and political proximity, one can not but admit that the man has still made an important and effective contribution to our country.
Walter Veltroni has chosen to exit the political dall’agone in 2013 and decided to deal with his true passions: cinema and literature, with moderate success with audiences and critics.
But, as happens to men entering the third age, even Walter began to reflect on his life and his past through a melancholic and nostalgic phase. A condition that I pushed him to want to pay homage to his father Vittorio and desire branch can talk with him, that life has denied him tragically.
“Hello” it is a love story rather than a tribute to the father figure, in which the author decides to treat yourself to his sixty years an unexpected encounter with his father in a day of August in a deserted Rome.
Vittorio appears to his son on the front door and despite the emotion, the son invited him to come thus initiating a touching journey into the past marked by memories of colleagues of Victor and the same author and many newspaper clippings and photos.
Walter Veltroni puts aside the public man and lets the reader into his private sphere made of emotions, regrets and above all love for a father who could not know, but only read and listen through third parties.
A novel that touches immediately the emotional chords of the player that can not but follow with emotion and transport the intense moment between father and son.
It has been a cathartic experience for Walter and release and above all an opportunity to declare all its most intimate and personal feelings.
The Walter’s style is simple, direct, clean able to build a history laden with pathos and narrative rhythm.
All we would like to have the opportunity to review and speak freely and sincerely to our deceased loved ones and this novel provides the way and the inspiration to do so because deep down, although distant, they are always with us and ready to tell us ” hello “with a reassuring smile.

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

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253) Blade Runner-High Rise- Keeper

Essere libero è un lusso per pochi. Un lusso che presto la nostra società non si potrà più permettere.
Dite che ho letto troppi romanzi dispostici? Forse, ma sicuramente sarete d’accordo con me che una donna ti dice ‘fai tu’ significa comunemente l’opposto.
La mia cara e bella caporedattrice Emma Di Lorenzo in questi primi giorni di Festival aveva adottato un approccio ‘zen’ lasciandomi libertà artistica nei film da recensire. Finché non è uscito il lato organizzatore di ogni donna e la Di Lorenzo, dando una rapida occhiata al programma mi ha ‘invitato’ a vedere “Blade runner –original cut” e poi “High Rise”.
E si sa, quando il capo redattore invita, è scortese declinare.
Sono un anziano cinico e disilluso della vita e dell’uomo e confesso di non avere una particolare attrazione e simpatia nei confronti del film e romanzi di genere ‘dispotico’.

blade runner
Blade Runner

So di essere stato uno dei pochi fino a ieri a non aver mai visto per intero “Blade Runner”. Leggendo sul web, ho appreso che questa pellicola cult uscita per la prima volta al cinema nel 1982, per poi essere distribuita nel corso degli anni in diverse versioni, per la felicità dei fan e dei puristi.
Sarebbe sciocco fare una recensione di un film considerato un punto saldo della cinematografia del genere, rischiando di essere banale o irriverente.
Cosa dunque posso aggiungere alla discussione su “Blade Runner” che già non si stata detta o scritta?
Nulla, semmai posso condividere con voi il mio personale apprezzamento per la grandiosità e stupefacente creatività messa in campo dal regista Ridley Scott. Sebbene sia un film ‘datato’, Blade Runner” conserva una forza narrativa e scenica di grande impatto e incisività. Lo spettatore rimane incantato dalle ambientazioni e dalla sorprendente e visionaria rappresentazione del futuro, oggi solo futuro prossimo. Il testo è essenziale, asciutto e nello stesso tempo ricco di contenuti e spunti esistenziali e filosofici. Un film che mantiene ancora oggi intatto il suo fascino sia nello stile sia nella struttura narrativa. L’atmosfera cupa, l’effetto pioggia costanze, come la scelta di girare scene solo notturne, amplificano nello spettatore l’effetto angosciante e di apocalisse imminente per l’umanità. Un’umanità che è ormai quasi essente nell’uomo e che invece è agognata dai Replicanti. Come ci suggerisce l’intenso ed epico finale, se l’uomo smette di interrogarsi su se stesso e la natura delle proprie azioni e sentimenti, rischia di diventare assai simile a una macchina. Il cast, capitanato da Harrison Ford, è assolutamente perfetto nei rispettivi ruoli, giustamente rimasti impressi nella memoria e nel cuore dei fan di diverse generazioni. “Blade Runner” ha segnato un’epoca diventando un punto di riferimento per il cinema di genere e ispirando i registi nel voler immaginare come la nostra società rischi di diventare, se non saremo in grado di porre un freno all’egoismo e all’avidità che sembrano diventate le “Muse” del vivere oggi.

high rise
High Rise

Se il sottoscritto è colpevole di aver guardato solo in questi giorni “Blade Runner”, temo che il regista inglese Ben Wheatley non l’abbia proprio visto, convinto, come sembra, di saper realizzare un film dispotico.

Ebbene, si è sbagliato e anche di molto. Il suo “High Rise”, tratto dal romanzo “Condominio” di James Ballard, è una ”incommensurabile cagata pazzesca”, sperando che il buon Paolo Villaggio non me ne voglia per la citazione. Nonostante la presenza di un cast davvero notevole, tra cui Tom Hiddleston, Siena Miller e Jeremy Irons, il film è davvero brutto, lungo, insensato e caotico. Lo spettatore esce provato nel fisico e nella mente dopo la visione, non avendo trovato un appiglio cui aggrapparsi per non essere travolto da uno tsunami di parole e immagini messe in scena senza alcun raziocino e idea di storia.

Rappresentare la società come fosse un grande e alto grattacielo diviso in piani in base allo stato sociale ed economico degli inquilini, non brilla per originalità. È chiaro come il messaggio principale del film voglia essere comunicare quanto questa impostazione della società rigida e piramidale possa crollare su stessa, creando al suo interno tensioni e conflitti. E, in una società senza regole e schemi, l’uomo non è capace di vivere e di relazionarsi dando ascolto ai suoi istinti più primitivi e feroci. Vedere “High Rise” dopo Blade runner è davvero qualcosa di faticoso e offensivo, persino per l’estetica. Dispiace per il talentuoso cast impiegato male e gettato nella mischia come fosse autogestito. L’unica consolazione è per le fan di Tom Hiddleston di poterlo ammirare in diverse scene come “mamma l’ha fatto”, ma ciò non salva il film da un biglietto “neanche regalato”.

keeper

Keeper

Nella giornata mondiale del ”No alla violenza contro le donne”, sempre la cara Emma mi aveva invitato a cercare nella programmazione odierna del Festival qualche film che potesse dare voce ai diritti della donna.
Ho voluto così dare fiducia al film belga “Keeper” dell’esordente regista Guillaume Senez che racconta in maniera delicata e fresca come sia ancora bello e semplice l’amore in età adolescenziale. Ci si ama teneramente e magari con candore, eppure oggi non è più l’epoca di film come “Il tempo delle mele”, oggi i ragazzi scoprono il sesso subito e spesso ne pagano anche le conseguenze. Nonostante l’uso di preservativi, pillole e programmi divulgativi. sono in aumento le gravidanze tra le giovanissime. La giovane coppia protagonista della nostra storia è composta da due quindicenni. Si voglio bene, come lo spettatore nota fin dalla scena quando osserva i due baciarsi. Il ragazzo sogna di diventare un calciatore professionista e spera di superare il provino in un importante club francese. Un sogno che è spazzato via quando la fidanzatina gli rivela di essere rimasta incinta. Per la coppia è ovviamente uno shock enorme. Eppure, messi da parte timori e dubbi, i due decidono di tenere il bimbo, trovando invece l’ostilità e il pregiudizio dei genitori. Un film semplice, diretto che però ha un forte impatto emotivo e trasmette calore e intensità allo spettatore per merito dei due giovani attori, davvero bravi e credibili nel ruolo. Entrambi riescono con naturalezza e semplicità a trasmettere il coraggio dei due protagonisti, decisi a sfidare anche il mondo perché certi del loro amore. Nella coppia il personaggio forte è ovviamente la ragazza, che decide di portare avanti la gravidanza, nonostante il parere contrario della madre, e poi di saper mantenere lucidità e raziocino anche nei momenti più difficili. Un film che parla d’amore e di coraggio tra i giovani, valori quasi assenti nella nostra generazione. Un prodotto forse più televisivo che cinematografico ma capace di regalare sincere emozioni che, con il malinconico finale, ci ricorda che purtroppo oggi non c’è spazio per il lieto fine, nonostante l’amore.
“Keeper” merita comunque un biglietto “Di pomeriggio”.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

To be free is a luxury for the few. A luxury that soon our society can no longer afford.
You say that I read too many novels dispostici? Perhaps, but surely you will agree with me that a woman says ‘you do’ commonly means the opposite.
My dear and lovely managing editor Emma Di Lorenzo in these early days of the Festival had adopted an approach ‘zen’ leaving me artistic freedom in film to review. Until it came out the side organizer of every woman and Di Lorenzo, giving a quick look at the program I was ‘invited’ to see “Blade Runner -Original cut” and then “High Rise”.
And you know, when the chief editor calls, rude decline.
Am a senior cynical and disillusioned of life and man, and I confess that I have a special attraction and sympathy of the film and genre novels ‘despotic’.
blade Runner

I know I was one of the few until recently never to have seen the entire “Blade Runner”. Reading on the web, I learned that this cult film output for the first time at the cinema in 1982, only to be distributed over the years in several versions, to the delight of fans and purists.
It would be foolish to do a review of a film considered a solid point of mainstream filmmaking, the risk of being trite or flippant.
So what I can add to the discussion of “Blade Runner” already not been said or written?
Nothing, if anything I can share with you my personal appreciation for the grandeur and amazing creativity fielded by director Ridley Scott. Although a film ‘dated’, Blade Runner “retains a strong narrative and scenic high-impact and effectiveness. The viewer is enchanted by the scenery and the amazing and visionary representation of the future, today only the near future. The text is essential, dry and at the same time rich in content and ideas and existential philosophy. A film that still retains its charm both in style and in the narrative structure. The gloomy atmosphere, the rain effect stances, such as the choice to shoot night scenes only, amplifying the viewer the effect distressing and impending apocalypse for humanity. A humanity that is now almost-being in humans and that instead it is coveted by Replicants. As suggests the intense and epic final, if man ceases to question himself and the nature of their actions and feelings, it is likely to become very similar to a machine. The cast, led by Harrison Ford, is absolutely perfect in their roles, rightly stuck in my memory and in the hearts of fans of different generations. “Blade Runner” an era becoming a benchmark for the genre films and inspiring filmmakers in wanting to imagine how our society risks becoming, if not we will be able to curb the selfishness and greed that seem to have become the “Muse” of living today.
High Rise

If yours is guilty of only watched these days “Blade Runner”, I fear that the British director Ben Wheatley has not just seen, convinced, as it seems, to be able to make a film despotic.

Well, he is wrong and also by much. His “High Rise”, based on the novel “block” James Ballard, is an “immeasurable crazy shit,” hoping that the good Paolo Villaggio I do not want to quote. Despite the presence of a truly remarkable cast, including Tom Hiddleston, Sienna Miller and Jeremy Irons, the film is really bad, long, senseless and chaotic. The viewer comes tried in body and mind after watching, but did not find a foothold to cling will be swept away by a tsunami of words and images staged without raziocino and story idea.

Representing the company as if it were a big and tall skyscraper divided into plans based on the social and economic status of tenants, not shine for originality. It is clear as the main message of the film wants to be to communicate what this company setting rigid pyramid will collapse on itself, creating tensions and conflicts within it. And, in a society without rules and patterns, man is not capable of living and relating by listening to his most primitive instincts and fierce. See “High Rise” after Blade Runner really is something tiresome and offensive, even for aesthetics. Sorry for the talented cast used badly and thrown into the fray as if it were self-administered. The only consolation is for fans of Tom Hiddleston enough to admire in several scenes as “mom did it,” but that does not save the film from a business “not given”.

Keeper

In the global day of “No to violence against women”, always dear Emma invited me to look in the programming of the Festival today some films that could give voice to women’s rights.
I so wanted to give confidence to the Belgian film “Keeper” dell’esordente director Guillaume Senez who said in a delicate and fresh as it is still nice and simple love in adolescence. We love dearly and perhaps naively, yet today is no longer the era of movies like “The Party”, today the boys discover the sex early and often are paying the consequences. Even if the use of condoms, pills and educational programs. pregnancies are on the rise among young women. The young couple protagonist of our story has two olds. They love you, as the viewer known since the scene when observing the two kissing. The boy dreams of becoming a soccer player professional and hopes to pass the audition in an important French club. A dream is wiped out when the girlfriend tells him she was pregnant. For the couple is obviously a huge shock. Yet, put aside fears and doubts, they decide to keep babies, finding instead the hostility and prejudice of the parents. A simple film, directed but has a strong emotional impact and conveys warmth and intensity to the viewer about the two young actors, really good and believable in the role. Both can naturally and easily to convey the courage of the two protagonists, I determined to challenge even the world because some of their love. In the couple’s character he is obviously the strong girl, who decides to continue the pregnancy, against the advice of his mother, and then to be able to maintain clarity and raziocino even in difficult times. A film about love and courage among young people, values ​​almost absent in our generation. A product perhaps more film and television but capable of giving sincere emotions, with the melancholy end, reminds us that unfortunately there is no room for happy endings, despite the love.
“Keeper” deserves a ticket “afternoon”.

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html