1) Tre di Troppo -Anno 2023

“Tre di Troppo” è un film di Fabio De Luigi ,Con Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Fabio Balsamo, Marina Rocco, Barbara Chichiarelli. Commedia, 90′. Italia 2023

Sinossi:

Marco e Giulia sono una coppia senza figli che vive un presente fatto di bei vestiti, serate danzanti e sesso infuocato, convinta che il senso di colpa dei genitori sia il business più florido di questo millennio. I loro amici Anna e Carlo invece sono – almeno dal punto di vista di Marco e Giulia – zavorrati da una prole fagocitante e trasformati da esseri umani adulti e indipendenti in carcerati senza una vita propria. Dopo che Marco e Giulia hanno combinato un disastro epocale durante il compleanno di sua figlia, Anna lancia contro di loro un anatema, e i due gaudenti si ritrovano improvvisamente genitori di tre pargoli, e costretti a fare fronte a situazioni e ruoli che hanno evitato per tutta la vita. Riusciranno i nostri eroi a ritornare alla vita di prima, come desiderano più di ogni altra cosa?

Recensione:

C’è chi nasce con il cosiddetto istinto materno e con il desiderio di crearsi una famiglia; chi lo sviluppa andando avanti con gli anni. Di solito queste persone sono dipinte nei film e nei libri come “buoni”, a cui alla fine il destino sorride. Invece i cattivi finiscono spesso per pagare il prezzo delle loro azioni malvagie… Altri invece scoprono con ritardo l’emozione dell’amore e diventare genitore.

“Tre di troppo”, in uscita al cinema, è una sorta di favola moderna in cui questo schema di racconto viene ribaltato. I protagonisti, Marco (De Luigi) e Giulia (Raffaele), sono “cattivi” molto particolari, soddisfatti delle rispettive carriere e della decisione di non avere figli.

Ma guai a irridere o giudicare l’operato di una madre in attesa, Anna (una bravissima Barbara Chicchiarelli), perché si rischia di subirne le invettive e persino una feroce maledizione continua

28) Il Gioco della Notte (Camilla Lackberg)

“Il gioco della notte” è un romanzo scritto da Camilla Lackberg e pubblicato da Einaudi editore nell’aprile 2021

Sinossi:
Quattro ragazzi, la notte di Capodanno. La festa, l’ebbrezza, un gioco in cui la posta diventa sempre più alta. Camilla Läckberg scandaglia magistralmente gli abissi dell’adolescenza e il luogo più oscuro e minaccioso che ci sia: la famiglia.
Mentre fuochi cadono come paracaduti colorati e girandole luminose esplodono in cielo, Max, Liv, Anton e Martina festeggiano tra di loro la fine dell’anno. Ragazzi ricchi, belli, viziati per il mondo indossano una maschera impeccabile, dietro cui però nascondono odio e dolore. Il catering serve aragoste, caviale, champagne e i quattro attingono anche alle bottiglie da collezione che sono in cantina. Amoreggiano, fumano, spiano i genitori nella casa vicina. E iniziano a giocare. Dapprima Monopoli, poi Obbligo o Verità. E ben presto un passatempo un po’ malizioso deflagra nell’occasione per mettersi a nudo e liberarsi, finalmente, del peso della verità.
Recensione:
Gli ultimi due romanzi di Camilla Lackberg mi avevano deluso molto, avendoli trovati piuttosto esili sul piano drammaturgico, banali nell’intreccio ed imbevuti di un sentimento femminista più incline al valore commerciale piuttosto che all’obiettivo culturale e sociale.
Romanzi scritti dalla Lackberg, a mio modesto parere, come tentativo di “saggiare” il terreno in vista di una serie televisiva a “tema”.
La critica letteraria quanto i fan hanno elogiato quasi all’unanimità il progetto esaltandone la vis femminista e sociale.
Invece sul il romanzo breve” “il gioco della notte”, le posizioni si sono incredibilmente rivoltate.
Leggendo sul web i primi commenti e recensioni emergono parole dure e sprezzanti nei riguardi dell’autrice svedese “colpevole” d’ aver firmato una storia priva di respiro, banale quanto prevedibile.
Chi vi scrive ribalta questa posizione così dura e negativa considerando “Il gioco della notte” invece una valida quanto accurata rappresentazione del malessere giovanile che si respira nelle famiglie “borghesi”.
Camilla Lackberg ci racconta con delicatezza, sensibilità e bravura la tragica notte di svago vissuta da quattro amici abbandonati a sé stessi dalle rispettive famiglie.
Una notte scandita da fiumi di alcool e giochi e resa ancora più tragica e devastante dalle confessioni dei protagonisti sugli abusi fisici e psicologici subiti nel corso degli anni.
Quattro adolescenti a cui è stata negata la gioia e spensieratezza tipica dell’età, strappata violentemente l’innocenza per responsabilità diretta dei genitori.
Il lettore assiste attonito a questa macabra e desolante resa dei conti emozionale che ci consuma nell’animo di ogni personaggio.
Il dolore, il senso d’abbandono e tradimento si sono talmente radicati nei cuori di questi ragazzi, facendoli sentire, vedere come degli alienanti alla vita e rispetto ai loro coetanei.
Sono sì alienati, quanto però rabbiosamente desiderosi di liberarsi da questo stato di prostrazione e sofferenza al punto di realizzare un folle quanto catartico piano di salvezza.
Una storia d’orrore e brutalità familiare che il lettore che non si aspettava di vedere e vivere nell’ideale e civile società svedese.
Una storia che spiazza, destabilizza raggiungendo lo scopo di scuotere il lettore imponendogli una severa e franca autocritica sul modello di famiglia e società in cui ognuno di noi viviamo e facendo crescere i nostri figli.

3) Io sono l’Abisso (Donato Carrisi)

“Io sono l’abisso” è un romanzo di Donato Carrisi pubblicato da Longanesi Editore il 23 Novembre 2020.

Sinossi:
Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti.
E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto.
L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali.
Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui, che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.
Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.
Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.
E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.
Recensione:
L’odio come l’amore può presentare diverse, imprevedibili e soprattutto feroci sfumature.
L’odio si annida nell’animo umano provocando danni, traumi, ferite soprattutto se annidato nell’ambito familiare.
Vorremo proteggere i nostri figli da famelici predatori ed evitargli di subire qualsiasi tipo di violenza, ma sovente i pericoli si palesano nella figura materna.
Si dice che qualsiasi madre darebbe la propria vita per il bene di un figlio.
Un “dogma” tragicamente messo in dubbio nel corso della drammatica quanto avvincente lettura di questo romanzo.
“Io sono l’abisso” è un racconto amaro, crudo, doloroso con cui Donato Carrisi porta il lettore a vedere, toccare e respirare la parte più oscura e terribile dell’uomo.
Come dice lo stesso titolo del romanzo, la bellezza può diventare orrore. L’ingenuità tramutarsi in ferocia.
La mente di un bambino può uscire devastata se oggetto di abusi, violenze, umiliazioni soprattutto sul piano psicologico.
“Io sono l’abisso” ci racconta tre storie d’abuso, sofferenza e devastazione nate dall’illusione che la cattiveria non possa avere il volto della persona amata.
Scoprire invece che la realtà è ben diversa può far precipitare ognuno di noi dentro un pozzo nero da cui è quasi impossibile uscire.
“Io sono l’abisso” ci racconta di assassini, manipolatori, violentatori , determinati quanto abili nell’apparire invisibili o come un bel principe azzurro.
Donato Carrisi costruisce il romanzo su tre livelli narrativi o se preferite a tre voci inizialmente separate e distinte tra loro, ma che lentamente quanto inesorabilmente si sfioreranno fino a mescolarsi in un crescendo di colpi di scena, rivelazioni sconvolgenti.
L’intreccio rileva una solidità di scrittura, creatività ed abilità da parte dell’autore nel gestire e modulare con efficacia l’aspetto emozionale e psicologico dei personaggi.
“Io sono l’abisso” è un accurato e sofferto viaggio prima ancora d’essere l’indagine su un feroce serial killer che si muove nell’ombra.
“Io sono l’abisso” ispirato ad una storia vera lascerà da una parte un profondo segno nel cuore e mente del lettore e dall’altra avrà l’ulteriore conferma dello spesso internazionale di Donato Carrisi come Maestro di thriller ed indagatore dell’animo umano.

4) Una Grande Voglia di Vivere (Fabio Volo)

“Una grande voglia di vivere” è un romanzo scritto da Fabio Volo e pubblicato il 22 ottobre 2019 da Mondadori Editore.

Sinossi:
“Svegliarsi una mattina e non sapere più se ami ancora la donna che hai vicino, la donna con cui hai costruito una famiglia, una vita. Non sai come sia potuto accadere. Non è stato un evento, una situazione, un tradimento ad allontanarvi. È successo senza esplosione, in silenzio, lentamente, con piccoli, impercettibili passi. Un giorno, guardando l’uno verso l’altra, vi siete trovati ai lati opposti della stanza. Ed è stato difficile perfino crederci.”
Quello di Marco e Anna sembrava un amore in grado di mantenere le promesse. Adesso Marco non riesce a ricordare qual è stata la prima sera in cui non hanno acceso la musica, in cui non hanno aperto il vino. La prima in cui per stanchezza non l’ha accarezzata. Quando la complicità si è trasformata in competizione. Forse l’amore, come le fiamme, ha bisogno di ossigeno e sotto una campana si spegne. Forse, semplicemente, è tutto molto complicato.
Il nuovo libro di Fabio Volo è il racconto di una crisi di coppia e del viaggio, fisico e interiore, per affrontarla. Un romanzo sincero, diretto, che sa fotografare le pieghe e le piccole contraddizioni dei nostri rapporti. Una storia in cui ritrovarsi, emozionarsi e capire se esiste, a un certo punto, un modo nuovo di stare insieme.
Recensione:
Il mio 2020 letterario si è aperto negativamente leggendo il nuovo romanzo di Fabio Volo.
Per i critici duri e puri ed ancora di più per i “lettori”talebani, nonostante l’acquisito successo editoriale, rimane offensivo associare la parola “scrittore” a Fabio Volo.
Da lettore “diversamente ignorante” ho sempre avuto un “approccio” più aperto sforzandomi di fare una valutazione al termine della lettura .
Chi segue questo blog potrà verificare come ogni autore o presunto tale è stato sempre affrontato con serenità e obiettività.
I romanzi d Fabio Volo vendono tanto , moltissimo quanto dividono ferocemente critica e pubblico.
Fabio Volo non sarà l’ autore che i nostri figli, nipoti studieranno a scuola, ma sicuramente non è la peggiore sciagura della letteratura moderna italiana.
Partendo da questa personale convinzione, mi sento di poter affermare come “Una grande voglia di vivere” sia sfortunatamente uno dei più brutti e sciapi romanzi scritti dall’autore bresciano.
“Una grande voglia di vivere” vorrebbe raccontare, mostrare la crisi di un coppia con un figlio piccolo trasmettendo sentimenti veri, credibili al lettore ,  finendo invece per farne una fredda e banale rappresentazione.
Il racconto del disagio, delle tensioni ed incomprensioni della coppia sono viste e vissute esclusivamente dalla prospettiva maschile senza un necessario approfondimento psicologico ed emozionale dei due protagonisti.
La rivelazione reciproca della crisi, il desiderio di cambiare, la scelta di fare un viaggio per dare una scossa al rapporto ormai logoro si susseguono troppo frettolosamente in una struttura narrativa mai veramente convincente , né funzionale a creare un qualche empatia tra il lettore ed i personaggi.
Fabio Volo forse ispirandosi anche alla sua esperienza personale non riesce in questo caso a dare un’anima alla storia lasciandola scorrere via senza alcun di tipo di sussulto o cambi di passo nel climax.
“Una grande voglia vivere” si rivela una lettura piatta, ripetitiva in cui sono mal mescolate momenti di romanticismo ad altri di stampo “new age” alquanto improbabili.
Esistono vari modi per raccontare un crisi di un amore, le difficoltà di una coppia nel quotidiano e nel crescere un figlio, ma quella scelta da Fabio Volo piuttosto che indurre “Una grande voglia di vivere” al lettore fa scattare la voglia di chiudere il libro prima del termine o peggio ancora di non leggere altro per tutto il 2020.

43) Amore pensaci tu

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“Amore pensaci tu” è  una serie tv di Francesco Pavolini, Vincenzo Terracciano. Con Emilio Solfrizzi, Filippo Nigro, Carmine Recano, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Valentina Carnelutti, Giulio Forges Davanzati, Margherita Vicario, Martina Stella, Benedetta Gargari, Emanuele Macone e con Giuliana De Sio nel ruolo di Tina.

10 episodi da 50′

La famiglia è un‘istituzione al tramonto, sopravalutata, criticabile, da rivedere?

State tranquilli, cari teledipendenti, Publispei ha da sempre a cuore la famiglia e la difesa del focolare domestico. Nel corso degli anni ne ha raccontato l’evoluzione, confezionando prodotti di successo come “Un medico in famiglia” e “I Cesaroni”.

Nel 2017 la casa di produzione ha voluto esagerare, creando uno show in 10 puntate con protagoniste ben quattro famiglie, molto diverse una dalle altre, ma accomunate dal fatto che sono i padri, qui, a gestire casa e figli.

“Amore pensaci tu” è la versione italiana della commedia australiana “House husbands”.

Lo spettatore, nei primi due episodi, osserva le dinamiche dei quattro nuclei familiari, uniti da un legame amicale o parentale che li porta a condividere emozioni e problemi.

Luigi (Emilio Solfrizzi) e Gemma (Valentina Carnelutti) sono la “coppia portante” della serie. Luigi è costretto a sacrificare il comando della piccola ditta edile di famiglia, nella quale anche Chiara (Margherita Vicario), la figlia maggiore, lavora, per occuparsi per la prima volta in maniera seria della sua famiglia. Gemma, infatti, stanca di mettere da parte la sua vita a favore delle figlie di lui, decide, con l’arrivo di Camilla (Benedetta Gargari), l’anarchica figlia sedicenne avuta da Luigi dalla seconda moglie e ora incinta, di mettere il compagno davanti alle sue responsabilità di padre. Il compito non è dei più semplici: Luigi non dovrà solo occuparsi di Camilla, ma anche di Caterina, la figlia più piccola, e, insospettabilmente, anche di Chiara.

Marco (Filippo Nigro) e Anna (Giulia Bevilacqua) si conoscono dai tempi del liceo. Insieme hanno formato la famiglia dei loro sogni: due figli, Nicola e Penelope, di 16 e 6 anni, e un’organizzazione originale, ma funzionale, con Marco che rimane a casa con i bambini, e l’ambiziosa Anna a far carriera in ospedale. Quando la piccola di casa inizia la scuola, anche Marco deciderà di tornare a lavoro, ma recuperare la posizione perduta in ufficio non sarà facile.

Jacopo (Carmine Recano) ed Elena (Martina Stella), non sono più una coppia da quando lui, ex calciatore, ha compromesso carriera e matrimonio. Dopo un periodo lontano l’uomo torna in città intenzionato a recuperare il rapporto con la madre dei suoi tre figli, ma cambiare non sarà facile.

Non poteva mancare la coppia di fatto, formata da Francesco (Fabio Troiano) e Tommaso (Giulio Forges Davanzati), che si ritrovano a doversi occupare di Stella, figlia della sorella di Tommaso, Carla, morta improvvisamente. La vera minaccia all’equilibrio della famiglia “speciale” della piccola arriva direttamente dall’interno e ha le sembianze della nonna Tina (Giuliana De Sio), una donna che ha perso tutto e che non si ferma davanti a niente. Schietta, sicura e tagliente, è detentrice di una nemmeno tanto velata ostilità nei confronti del fidanzato del figlio.

Rispetto alle ultime serie targate Mediaset, “Amore, pensaci tu” sulla carta sembra avere una marcia in più sul piano drammaturgico, anche se l’intreccio appare abbastanza scontato e prevedibile. Eppure le puntate si lasciano vedere, sostenute anche da una buona colonna sonora. continua su

http://paroleacolori.com/serie-tv-canale-5-amore-pensaci-tu/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

38) Mamma o Papà?

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Il biglietto da acquistare per “Mamma o Papà?” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Riccardo Milani. Con Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Luca Marino, Marianna Cogo, Alvise Marascalchi, Matilde Gioli, Anna Bonaiuto, Carlo Buccirosso, Stefania Rocca, Claudio Gioè. Commedia, 98′. 2016

I figli sono piezz’e core, per dirla come i napoletani, una benedizione del Signore, l’elemento fondamentale per far sì che una coppia diventi una famiglia.

Ma quando l’amore finisce e marito e moglie decidono di separarsi, è proprio intorno alla custodia dei figli che si scatenano le più aspre battaglie.

Chi ha detto però che la fine di una storia debba tradursi in drammi e rancori? Esistono anche coppie che decidono di concludere il loro percorso insieme in modo civile, di comune accordo.

È questo il caso di Valeria (Cortellesi), brillante ingegnere, e Nicola (Albanese), valente ginecologo, che dopo 15 anni di matrimonio e tre figli hanno deciso di porre fine alla loro unione. Forse i due si vogliono ancora bene, ma sono stanchi della solita e alienante routine e desiderano rifarsi una vita e dedicarsi al proprio lavoro.

Entrambi, infatti, hanno davanti belle prospettive professionali. Valeria potrebbe andare in Svezia a seguire un importante cantiere assegnatole dal suo misantropo e maschilista capo, l’ingegnere Bertelli (Buccirosso).

Nicola, dal canto suo, potrebbe finalmente coronare il sogno di fare il medico in Africa e magari intraprendere una nuova relazione con la bella e intraprendente infermiera Melania (Gioli)

Entrambi devono però superare un ostacolo, in questa corsa alla felicità… la presenza dei figli!

Gli sceneggiatori hanno firmato una versione italiana, antitetica della celebre pellicola di Robert Benton “Kramer contro Kramer”, che sulla carta ha l’obiettivo di sdoganare l’idea tradizionale di famiglia e il sopracitato tema de “i figli prima di tutto” continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-mamma-o-papa/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

230) Se permetti non parlarmi di bambini!

bambini

Il biglietto d’acquistare per “Se permetti non parlarmi di bambini” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“Se permetti non parlarmi di bambini!” è un film del 2015 diretto da Ariel Winograd, scritto da : Mariano Vera, con :

Diego Peretti, Maribel Verdú, Guadalupe Manent, Horacio Fontova, Martín Piroyansky.

Le donne hanno l’istinto materno mentre gli uomini sono degli eterni Peter Pan e incapaci di mettere la testa apposto, giusto? Sbagliato, se vivete in Argentina. Per Ariel Winograd, regista di questa divertente e originale commedia campione d’incassi, Gabriel(Peretti) protagonista della nostra storia è un padre affettuoso, premuroso e al servizio della amata figlia Sofia di 9 anni, e nonostante sia separato da quattro anni non riesce a costruire una relazione, nonostante l’impegno degli amici, con un’altra donna avendo come solo argomento Sofia. Tutto questo cambia quando Gabriel, proprietario di un negozio musicale, rivede Vicky (Verdù) bella e vecchia amica, che stravolge lo status quo dell’uomo. Tra i due sono subito scintille di passione e amore peccato che Vicky detesti i bambini e non voglia averli intorno. Il povero Gabriel è costretto così a vivere due vite, una da padre e l’altra da innamorato senza Vicky e Sofia sappiano l’una dell’altra.
Lo spettatore assiste a una commedia godibile, pulita e brillante nella prima parte per poi virare nella seconda parte in un film più introspettivo, riflessivo e con ritmo più compassato e eccessivamente lento. E’ una commedia degli equivoci, a tratti grottesca e nello stesso tempo evidenzia come i luoghi comuni sulla maternità e il senso della famiglia per la donna oggi sia ormai da rivedere e riconsiderare. continua su

Se permetti non parlarmi di bambini

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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197) Torno da mia madre

torno da mia madre

Il biglietto d’acquistare per “Torno da Mia Madre” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

Torno da Mia Madre è un film del 2016 diretto da Eric Lavaine, scritto da Erc Lavaine e Hector Cabello Reyes, con Alexandra Lamy, Josiane Balasko, Mathilde Seigner, Philippe Lefebvre, Jerome Commander, Cecile Rebboah, Dider Flamand.

La crisi economica ha creato enormi disagi a livello sociale, politico e, soprattutto, gravi lutti e tragedie nelle famiglie di chi perso il posto di lavoro.
La crisi ha però dato il via a un altro curioso e, nello stesso tempo, drammatico fenomeno, l’inizio della “generazione boomerang”, composta di uomini e donne di quarant’anni che, trovandosi improvvisamente senza lavoro e casa, si trova costretta a ritornare dai genitori.
Si tratta di un fenomeno tristemente diffuso in Europa e, solo in Francia, sono 410mila gli elementi che si stima compongano questa generazione.
Un numero di per sé tanto enorme e degno di riflessione porta il regista e autore Eric Lavaine a farne lo spunto narrativo del suo nuovo film. Stephaine (Lamy) è un architetto, disoccupata e divorziata si ritrova a dover tornare a vivere con la vitale e arzilla madre Jacqueline (Balasko).
È l’inizio di una convivenza forzata in cui le due donne sono costrette a rinunciare ai rispettivi spazi vitali e, soprattutto, per Jacqueline alla sua movimentata e inaspettata vita sentimentale.
Stephaine cerca di trovare inutilmente un nuovo lavoro, da una parte, e dall’altra si ritrova a confrontarsi e soprattutto a litigare con i due fratelli Nicolas e Carole sull’eredità morale ed economica del defunto padre.
Torno da mia madre è un film a trazione familiare in cui lo spettatore assiste a dinamiche e conflitti di una tipica e tradizionale famiglia d’Oltralpe, che invero potrebbe essere anche italiana o spagnola. continua su

https://www.mygenerationweb.it/201608253288/articoli/palcoscenico/cinema/3288-anteprime-estive-torno-da-mia-madre

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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159) Io che amo solo te (Luca Bianchini)

 

io che amo solo te

“Io che amo solo te” è un libro scritto da Luca Bianchini e pubblicato nel 2013 da Mondadori.
Noi italiani siamo un popolo strano dando il meglio e a volte il peggio di noi nelle grandi occasioni.
Battesimo , comunione, cresima, matrimonio e funerali sono sì i momenti cruciali della vita di un uomo, ma anche le occasioni per apparire e regolare i conti in sospeso.
Le feste si sa possono essere imprevedibili oltre che essere costose e faticose.
La madre di tutte le feste è sicuramente il matrimonio in cui sono necessari coraggio e polso fermo per sopravvivere.
Un matrimonio è l’arte del compresso e come scrive l’autore è soprattutto comprendere che “l’amore è non rompere i coglioni”.
Non conoscevo Luca Bianchini come scrittore né tanto meno come stimato speaker radiofonico e cosi quando qualche giorno fa il mio occhio è caduto sulla notizia che erano in corso le riprese di un film tratto da questo libro ha prevalso in me la curiosità da lettore.
Fin dalle prime pagine del libro devo ammettere che la curiosità è stata premiata dalla freschezza e fluidità del testo regalandomi più di un sorriso.
Bianchini porta il lettore nella bella e luminosa Puglia in particolare nel delizioso e piccolo paesino di Polignano per assistere alla tre giorni dell’evento dell’anno ovvero il matrimonio di Damiano e Chiara,prossimi spos e soprattutto rispettivamente figli di Don Mimì e di Ninella legati un tempo non troppo lontano da un grande amore.
Un matrimonio che diventa quindi la scusa perfetta per chiudere i conti con il passato e soprattutto per dimostrare che il vero amore non invecchia mai.
Ninella e Don Mimì si sono sposati con persone diverse e nonostante tutto si sono amati a distanza. La prima che ha vissuto una vita a metà senza provare il vero amore e invece l’uomo si è reso conto di come la sua vita sia stata condizionata più dalle responsabilità familiari piuttosto che dai suoi desideri e sogni.
Il destino divertendosi a giocare con i sentimenti dei due vecchi amanti ha fatto incontrare e innamorare i lori figli che come tutti gli sposi vivono giornate di dubbi e incertezze e nello stesso vengono travolti dall’impotente e sfarzosa organizzazione voluta sa Matilde alias First Lady,moglie di Mimì.
Nel corso delle pagine non possiamo non sorridere del dolce Orlando impegnato a urlare al mondo la propria identità e della battagliera Nancy decisa a mettere fine al suo pesante fardello, la verginità e di perdere l’ultimo mezzo chilo per entrare nel vestito.
Una commedia brillante,divertente che ci mostra la bellezza e le tradizioni del Sud e di come solo lì un matrimonio possa durare giorni interni bloccando un paese… continua su

http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/io-che-amo-solo-te/
Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“I just I love you” is a book written by Luca Bianchini and published in 2013 by Mondadori.
We Italians are a strange people giving the best and sometimes the worst of us on special occasions.
Baptism, communion, confirmation, marriage and funerals are so crucial moments of a man’s life, but also opportunities to appear and settle accounts outstanding.
The parties know they can be unpredictable as well be costly and laborious.
The mother of all festivals is definitely marriage where they are needed courage and a steady hand to survive.
A wedding is the art of compressed and as the author is above all to understand that “love is not break my balls.”
Luca Bianchini did not know as a writer nor as estimated radio speaker and so a few days ago when my eye fell on the news that they were being filmed for a movie based on this book has prevailed in me the curiosity of the reader.
From the first pages of the book I must admit that curiosity was rewarded by the freshness and smoothness of text giving me more than a smile.
Bianchini takes the reader into the beautiful and bright Puglia in particular in the delightful little village of Polignano to attend the three-day event of the year which is the marriage of Damiano and Chiara, next married and above respectively sons of Don Mimì and related Ninella a time not too far from a great love.
A marriage that becomes the perfect excuse to close accounts with the past and above all to show that true love never grows old.
Ninella Mimi and Don were married to different people and in spite of everything you are loved from a distance. The first who has lived a life in half without experiencing true love and, instead, man has realized how his life was affected more by family responsibilities rather than by his desires and dreams.
The fate fun playing with the feelings of the two old lovers did meet and fall in love with the values ​​that children like all married couples living days of doubt and uncertainty, and the same are overwhelmed and lavish dall’impotente organization wanted knows Matilde aka First Lady, wife Mimi.
During the pages we can not smiling sweet Orlando committed to shout to the world their identity and combative Nancy decided to put an end to its heavy burden, virginity and to lose the last pound to enter the suit.
A comedy, fun showing us the beauty and traditions of the South and only there as a marriage can last days inside blocking a country … read on

http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/io-che-amo-solo-te/
Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro Cavinato and publisher have “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

120) Cronos

 

cronos“Cronos” è uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Giovanni Del Prete, scene e costumi Francesco Felaco, musiche di Tommaso Grieco, con Francesca Iovine, Orazio Cerino e Antonio Vitale. In scena stasera alla Sala Assoli di Napoli nell’ambito del “Napoli Fringe Festival”.

Il futuro è dei nostri ragazzi. Peccato che aspettando che questo futuro abbia inizio i nostri ragazzi diventino a loro volta anziani.
Già perché nel nostro Paese tutti agognano la pensione, ma poi nessuno vuole mollare la poltrona. Professori, dirigenti, manager, medici soffrono tutti della sindrome di “Cronos” , mangiandosi gli eredi o peggio ancora facendoli morire di stage e contratti a progetto. Giovanni Del Prete riprende il sempreverde mito di Cronos portandolo ai giorni nostri mostrandoci come in vero i ruoli di vittima e carnefice si tocchino e si confondano. Nella messa in scena di Del Prete Cronos non parla, è solo una presenza silente e minacciosa sotto le sembianze del”vecchio” “o nonno” “papà”che viene curato, riverito e mal sopportato dai figli Paperella (Iovine) Ninno (Cerino) e Gnifieto (Vitale).Tre fratelli diversi che si amano e nello stesso tempo si detestano e si combattono. Paperella è la donna di casa, la madre, la badante, il cuore della casa. Ninno è lo spaccone, l’irruento, l’uomo che sogna di essere grande e potente, ma in fondo è un lavativo.Gnifieto è il fratello insicuro, debole, incapace di vivere senza appoggiarsi al prossimo. Sono tutti prigionieri in un tempo e uno spazio statici come se fossero dentro una bolla In qualche modo questo Cronos evoca per atmosfera e stile da una parte “Gomorra La serie” usando il dialetto napoletano come forma di comunicazione e dall’altra per i contenuti pulp, la violenza, gli omicidi non si può non menzionare il film “Le Iene” di Tarantino. Il testo ben scritto, accattivante e ricco di spunti in parte risente della scelta del dialetto che impedisce allo spettatore magari di Bergamo Alta di cogliere tutte le sfumature. La regia è creativa, dinamica e attenta nell’esaltare le doti artistiche degli attori.
Orazio Cerino convince anche come personaggio estremo, duro, sovra le righe regalando allo spettatore un “Joker”in salsa napoletana.
Francesca Iovine conquista il centro della scena e l’attenzione del pubblico grazie a una interpretazione intensa, carismatica e passionale.
Antonio Vitale ha invece il merito di rompere il pathos drammatico con i giusti e adeguati tempi comici.
Chi mangia chi si chiede lo spettatore nel bel finale e soprattutto si interroga se è ancora possibile liberarsi dalle catene di un destino amaro e privo di gioia.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com

“Cronos” is a play written and directed by John Del Prete, sets and costumes Francesco Felaco, music by Thomas Grieco, with Francesca Iovine, Orazio Cerino and Antonio Vitale. On stage tonight at Sala Solos of Naples under the “Naples Fringe Festival”.

The future of our children. Too bad waiting for this future begins our children will themselves become elders.
Yes, because in our country all yearn for retirement, but then no one wants to give up the chair. Professors, executives, managers, doctors all suffer the syndrome of “Cronos”, by eating the heirs or worse, making them die of internship and project contracts. John Del Prete resumes evergreen myth of Cronos bringing it to the present day showing us how real the roles of victim and perpetrator are touching and get confused. In the staging of Del Prete Cronos does not speak, it is just a silent and menacing presence in the guise of the “old” “or grandfather” “dad” that is cured, revered and poorly tolerated by children Duck (Iovine) Ninno (Cerino) and Gnifieto (Vitale) .Three different brothers who love each other and at the same time you hate and fight. Duck is a housewife, mother, caregiver, the heart of the house. Ninno is the bully, the impetuous, the man who dreams of being big and powerful, but basically it is a lavativo.Gnifieto brother insecure, weak, unable to live without leaning to the next. They are all prisoners in a time and a space static as if they were inside a bubble Somehow this Cronos evokes atmosphere and style to one side “Gomorrah series” using the Neapolitan dialect as a form of communication and the other for the contents pulp , violence, murder, one can not mention the movie “Reservoir Dogs” by Tarantino. The text well written, catchy and full of ideas in part influenced by the choice of dialect that prevents the viewer maybe Bergamo Alta to grasp all the nuances. The direction is creative, dynamic and attentive exalting the artistic talents of the actors.
Orazio Cerino convinces as extreme character, hard, over the lines giving the viewer a “Joker” in Neapolitan sauce.
Francesca Iovine conquer the center stage and the audience’s attention through an interpretation intense, charismatic and passionate.
Antonio Vitale has however the merit to break the dramatic pathos with the right and proper comic timing.
Who eats who you ask the viewer smack in the final and especially wonders whether it is still possible to break free from the chains of destiny bitter and joyless.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.cavinatoeditore.com