146) L’inganno perfetto

Il biglietto da acquistare per “L’inganno perfetto” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’inganno perfetto” è un film di Bill Condon. Con Helen Mirren, Ian McKellen, Russell Tovey, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Jim Carter. Drammatico, 109′. USA 2019

Sinossi:

Roy e Betty, ottuagenari, si incontrano grazie a un sito di appuntamenti per la terza età. Tra i due scatta immediatamente un’intesa, che li porta a confessare l’uno all’altra di aver fatto ricorso a qualche bugia. Ma ad essere svelata è solo la punta di un iceberg: Roy vive infatti di raggiri e truffe ai danni di facoltosi e sprovveduti investitori e non rivela niente di tutto questo a Betty. Anzi, continua a mentirle sistematicamente per potersi avvicinare ulteriormente a lei.

Recensione:

Le apparenze ingannano. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. La vendetta è donna. Potrebbero bastare questi tre saggi proverbi per riassumere efficacemente l’essenza de “L’inganno perfetto” di Bill Condon.

Presentato al 37° Torino Film Festival, il film non è altro che una sofisticata, elegante e appassionante gara di furbizia, seduzione e trasformismo messa in scena da due mostri sacri del cinema e soprattutto del teatro inglese, Helen Mirren e Ian McKellen.

Lo spettatore si prepari ad assistere a una disfida d’altri tempi, se volete anche spietata, dove però sono le parole e la persuasione le armi utilizzate, e non gli effetti speciali come spesso accade.

Nonostante la sceneggiatura non sia perfetta, con alcuni passaggi frettolosi soprattutto sul finale, “L’inganno perfetto” è una visione piacevole e sorprendente, dall’inizio alla fine. Merito soprattutto di McKellen e della Mirren, che regalano al pubblico una prova magistrale.

Forti di una convincente alchimia interpretativa e umana, i due conferiscono un quid in più ai rispettivi personaggi, Roy e Betty, catturando l’attenzione e la curiosità del pubblico. Dall’inizio alla fine non si fa che domandarsi chi siano realmente i due, chi stia ingannando chi, chi sia innocente e chi no. continua su

“L’inganno perfetto”: Ian McKellen ed Helen Mirren coppia d’assi del film

230 ) L’Uomo che rubò Bansky

Il biglietto da acquistare per “L’uomo che rubò Bansky” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’uomo che rubò Bansky” è un film di Marco Proserpio. Con Iggi Pop, Carlo McCormick, Walidzawahrah, Mikael Cawanati, Stephen Keszler. Eventi, arte, 90′. Italia 2018

Sinossi:

Nel 2007 lo street artist universalmente noto come Banksy mette lasua firma anche sui muri di edifici privati e pubblici in Palestina.Un gesto clamoroso che porta l’attenzione del mondo sul conflittoisraelo-palestinese, “risolto” con l’edificazione,completata nel 2003, del costosissimo muro o “barriera diseparazione” tra i territori. In particolare, un suo murale,Donkey’s Documents, ritrae un soldato israeliano che controlla i documenti a un asino. L’opera non raccoglie l’entusiasmo di tutti ilocali: mentre un negoziante si sostiene vendendo con soddisfazione  i souvenir ispirati alle sue opere, meta di pellegrinaggio da tutto il mondo, e l’ex sindaco di Betlemme, Vera Baboun, lo esalta come un eroe contemporaneo, altri si sentono oltraggiati perché si sentono assimilati alle caratteristiche deteriori di quell’animale.

Recensione

Una forma d’arte può essere allo stesso tempo legale e illegale? Un’opera, per quanto sprovvista di certificato di origine e attestazione, può rivelarsi un affare lucroso per commercianti e intermediari? La risposta è sì, se si parla di street art. E in modo particolare dai “pezzi” realizzati dallo writer inglese Bansky.

Potrebbe sembrarvi strano che io lo conosca, me ne rendo conto, ma dopo il clamoroso quanto curioso incidente verificatasi alla casta d’asta Sotheby (l’auto-distruzione di una sua opera, appena battuta per 1,2 milioni di dollari) era alquanto difficile rimanere all’oscuro.

Marco Proserpio ha utilizzato la figura di questo artista come escamotage per girare un documentario che può essere visto come una sorta di thriller artistico/politico.

“L’uomo che rubò Bansky” è un progetto durato sei anni, “nato inaspettatamente”, come ha ammesso lo stesso regista, un giorno che si trovava a Betlemme. Mentre era in taxi si sentì raccontare da Waild “The Beast” di quella volta che aveva organizzato il furto e la successiva vendita di un’opera di Bansky.

Correva l’anno 2007 e i più importanti esponenti della street art internazionale vennero invitati in Palestina per dare il loro personale contributo artistico nel denunciare la brutalità e gravità del muro eretto nel 2000 dal governo israeliano.

Banksy e la sua squadra realizzarono un murales dal titolo “L’asino con il soldato” che scatenò però la reazione indignata dei palestinesi. Nel mondo arabo essere paragonati a un asino è un insulto molto grave. Trovandosi il pezzo su un muro privato, questo venne tagliato e messo in vendita su eBay dal proprietario come forma di rivalsa sull’artista.

Proserpio ricostruisce con bravura, precisione e scaltrezza le tappe di questa vicenda utilizzando uno stile incisivo, chiaro e diretto, amplificato da un efficace montaggio e da un’azzeccata colonna sonora. Il racconto è impreziosito dalla voce di Iggy Pop che non soltanto consente allo spettatore di prendere fiato di tanto in tanto ma svolge anche la funzione di Grillo Parlante, ponendo domande fintamente retoriche che spingono alla riflessione.

“L’uomo che rubò Bansky” è un progetto ambizioso e creativo, che si presta a diverse chiavi di lettura. Lo spettatore entra in contatto con l’affascinante e bizzarro mondo dei collezionisti d’arte, con persone pronte a tutto pur di appendere in casa una certa opera. Ma dietro l’eccesso e le bizzarria, Proserpio effettua anche una scrupolosa indagine sull’arte e in particolare sulla street art e sulla sua continua evoluzione. continua su

http://paroleacolori.com/l-uomo-che-rubo-bansky-tra-documentario-e-thriller/

226) Ovunque Proteggimi

Il biglietto da acquistare per “Ovunque proteggimi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Ovunque proteggimi” è un film di Bonifacio Angius. Con Alessandro Gazale, Francesca Niedda, Antonio Angius, Gavino Ruda, Teresa Soro. Drammatico, 94′. Italia 2018

Sinossi:

Alessandro, cinquantenne alienato e collerico, vive con la madre e spende la sua vita nei bar dove beve, beve tanto. Dal padre ha ereditato la musica e una ‘camicia ideale’, la più bella, da indossare quando canta per un pubblico locale sempre più ridotto. Dopo una crisi e un ricovero coatto, incontra Francesca, una giovane donna fragile che col senno ha perso la custodia di suo figlio. Congedati dalla clinica e legati da una notte d’amore, infilano la strada per Cagliari e una fuga alla ricerca di un bambino e di un’accettazione (affettiva e sociale) da sempre negata.

Recensione:

Quando ci sentiamo soli e abbandonati, preda della disperazione, tendiamo a ingigantire la nostra situazione di disagio, a considerarci gli ultimi tra i disperati. Ma chi sono, davvero, gli ultimi? Chi stabilisce quali sono le persone bisognose di aiuto e protezione da parte dello Stato, finanche in modo coercitivo? E anche questi soggetti “diversamente normali” hanno diritto a essere felici?

“Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius, presentato in anteprima mondiale nella sezione Torino Mobile del TTF e in arrivo nei cinema italiani, è stato una piacevole sorpresa di questo inizio di Festival. Si tratta di una pellicola amara, cruda, ferocemente autentica fin dalle prime scene

Il protagonista Alessandro, bevitore accanito, è incapace di controllare il proprio carattere irascibile e violento e allontana anche i pochi amici che gli sono rimasti. La sua discesa nell’autodistruzione sfocia nell’intervento della polizia e nel ricovero coatto.

Si tratta di un attacco davvero inaspettato, potente e inusuale per il nostro cinema, reso ancora più incisivo dalla solida e carismatica presenza scenica di Alessandro Gazale, che mette al servizio della storia non solo il suo talento ma anche la sua fisicità, evidenziando la doppia natura del suo personaggio.

La parte fragile di Alessandro emergerà dopo l’incontro con Francesca (Niedda), ragazza madre prossima all’uscita dalla clinica, determinata a riprendersi suo figlio e scappare con lui in Spagna per iniziare una nuova vita. Francesca è bella, intelligente, disinibita e tosta e con questi doti conquista il 50enne.

Francesca Niedda, se possibile, è ancora più in parte e convincente del collega Gazale – con cui comunque forma una coppia artistica formidabile, esplosiva, complementare e simbiotica. Gli attori sembrano fondersi con i personaggi, e questo fa sì che per il pubblico sia semplice empatizzare con loro. continua su

http://paroleacolori.com/ovunque-proteggimi-un-film-che-spinge-a-ridefinire-la-nozione-di-follia/