44) Gagarine -Proteggi ciò che ami

Il biglietto d’ acquistare per “Gagarine” è : Di pomeriggio

“Gagarine” è un film del 2020 diretto da Fanny Liatard, Jérémy Trouilh, scritto da Benjamin Charbit, Fanny Liatard, Jérémy Trouilh, con :
Alseni Bathily, Lyna Khoudri, Jamil McCraven, Finnegan Oldfield, Farida Rahouadj, Denis Lavant,
Sinossi:
Gagarine – Proteggi ciò che ami, film diretto da Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, è ambientato nella periferia sud di Parigi e racconta la storia di un ragazzo di sedici anni di nome Youri (Alseni Bathily), che spera un giorno di diventare un cosmonauta. Il giovane è nato e cresciuto nel complesso residenziale della Cité Gagarine, complesso di abitazioni di mattoni rossi, che alla sua costruzione era un simbolo architettonico di modernità. Ora la cittadina rischia di essere demolita a causa del degrado dilagante e Youri, deciso a non rassegnarsi, vuole battersi per salvare il complesso e la sua casa. Mentre gli appartamenti intorno al suo si svuotano e i cantieri aumentano, il giovane si adopera per realizzare la sua missione.
Recensione:
La casa in cui siamo nati e cresciuti rappresenta calore, stabilità, sicurezza.
Quelle quattro mura assumono un valore simbolico ed esistenziale soprattutto per chi non ha altro o si trova ad essere solo.
“Gagarine” è una poetica storia di resilienza abitativa che il giovane protagonista Youri decide di combattere contro la modernità e l’ avidità edilizia.
“Gagarine” è un vecchio e malridotto complesso degli anni sessanta, abitato da famiglie e persone “cosiddette” emarginate dalla società .
E’ più semplice ed economico “abbattere” piuttosto che riparare per il Comune di Parigi.
Ma quest’operazione non tiene conto dei sentimenti, ricordi delle persone che hanno vissuto il “Gagarine”.
Youri è un amante dello spazio e dell’ingegneria e non vuole rassegnarsi all’idea di lasciare il suo appartamento.
Orfano di padre ed abbandonato dalla madre che si è rifatta una vita, il Gagarine rappresenta l’ultimo legame familiare o se preferite è la sua personale “coperta di linus”.
Cosi Youri insieme all’amico d’infanzia Houssam ed alla simpatica e sveglia Diana decidono di mettere su un’operazione impossibile: ristrutturare loro il Gagarine salvandolo dalla demolizione.
Un tentativo ingenuo quanto vano, ma che lo spettatore segue con tenerezza e partecipazione, comprendendo il significato più profondo che muovono la caparbia illusione di Youri.
“Gagarine” è un film delicato, a tratti onirico ed allo stesso politico evidenziando la distanza, frattura che esiste tra i quartieri periferici e la Parigi moderna e ricca.
Youri indossa i panni di un novello “Don Chisciotte” di quartiere disposto anche al sacrificio estremo pur di salvare “Gagarine”, la sua storia, anima.
Youri lotta per se stesso, perché sa di non avere più nulla oltre quella casa.
Lo spettatore entra da subito in empatia con il bravo Alseni Bathily un po’ sognatore e un pò rivoluzionario, partecipando alla sua melanconica e solitaria battaglia per impedire che gran parte dei suoi ricordi siano distrutti.
E’ altrettanto meritevole di menzione l’interpretazione della giovane Lyna Khoudri nel ruolo di Diana, gitana orgogliosa quanto romantica che con Youri inizierà una toccante relazione.
Una casa per quanto vecchia e malridotta possiede un’anima, un passato e forse un futuro finchè ci sarà qualcuno a difenderla ed onorala con coraggio ed amore.
Ogni abitazione dovrebbe avere un Youri come strenuo difensore.

52) L’Arminuta ( Donatella Di Pietrantonio)

“L’Arminuta” è un romanzo scritto da Donatella Di Pietrantonio e pubblicato da Einaudi Editore il 14 Febbraio 2017.
Sinossi:
Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a sé stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.
Recensione:
Leggere il romanzo di Donatella Di Pietrantonio è stato un recupero letterario necessario dopo che lo scorso week end ho visto il bellissimo quanto toccante adattamento cinematografico di Giuseppe Bonito.
Ero curioso di confrontare il romanzo con la sceneggiatura elaborata dagli autori . Pronto ad evidenziane le differenze nell’intreccio e sottolinearne gli sconvolgimenti creativi e psicologi sui personaggi.
Raramente mi è capitato di constatare un adattamento cinematografico così rigoroso, attento e creativamente “rispettoso” del testo originale.
“L’Arminuta” cinematografica si è rivelata infatti una fedele , convincente rappresentazione di quella letteraria , dando corpo, voce ed anima ai protagonisti, all’ambiente e soprattutto ai sentimenti di una storia unica quanto allo stesso tempo universale
Già perché “L’Arminuta” è una storia di sentimenti provati, nascosti, ripudiati ed infine riscoperti che Donatella Di Pietrantonio ha costruito con talento, empatia e sensibilità.
L’Arminuta è un romanzo duro, amaro, disarmante quanto doloroso nel descrivere una parte d’Italia, della nostra società in cui “la vendita di un figlio rappresentava ed ancora oggi rappresenta, purtroppo, l’unico modo per sopravvivere oltre che garantire un futuro migliore alla creatura stessa.
Figli scambiati, prestati e ritornati indietro come “pacchi postali” per un verso fanno emergere una pratica illegale giocata sulla pelle di bambini innocenti e dall’altra ci fa comprendere quanto la miseria possa spingere una madre all’atto più doloroso ovvero privarsi del proprio figlio.
“L’Arminuta” affronta il tema della maternità da una prospettiva diversa quanto controversa mettendo a confronto due tipologie di donne.
“L’Arminuta” ha due madri: quella biologica e chi l’ha cresciuta. La prima appare anaffettiva, distante, dura. La seconda invece sempre disponibile e pronta ad aiutarla e sostenerla anche economicamente.
Inevitabilmente siamo portati a nutrire antipatia per la prima e stima per la seconda, condividendo i disperati tentativi della protagonista nel convincere la madre 2 a riprendersela.
Ma come ci insegna il passaggio biblico di “Re Salomone” sulla maternità, il vero e sincero istinto materno si svela nella necessità più estrema.
“L’Arminuta” dovrà affrontare e superare un doppio rifiuto( dalla madre biologica e poi il rifiuto della matrigna) senza aver ricevuto alcuna spiegazione .La ragazza si sente come un’ ” aliena” in una casa, una famiglia completamente diversi rispetto a dove è stata cresciuta , amata e protetta .
Donatella Di Pietrantonio firma una storia toccante, poetica, coinvolgente in cui non mancano colpi di scena e passaggi davvero drammatici inchiodando il lettore alla lettura fino all’ultima pagina.
“L’Arminuta” è anche il racconto d’emancipazione e nuova consapevolezza femminile in cui sono sottolineati l’importanza dello studio e l’obbligo scolastico funzionali al riscatto sociale e come la bellezza e ricchezza dell’anima siano più preziosi di qualsiasi retta mensile ricevuta da una matrigna succube di un marito deposta.

51) Buio

Il biglietto da acquistare per “Buio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Buio” è Un film di Emanuela Rossi. Con Denise Tantucci, Valerio Binasco, Gaia Bocci, Olimpia Tosatto, Elettra Mallaby. Drammatico, 98′. Italia 2019

Sinossi:

Stella, diciassette anni, e le sorelle più piccole, Luce e Aria, sono chiuse in una casa con le finestre sbarrate. Fuori c’è l’Apocalisse: due terzi dell’umanità sono morti perché i raggi del sole sono diventati troppo potenti e possono uscire solo gli uomini, le donne non resistono. La vita della casa è ravvivata da giochi speciali, come la Festa dell’aria e il Picnic al lago, una gita nel salotto di casa in cui ricordano la bellissima mamma morta. Ma il Padre s’arrabbia: vorrebbe che loro cancellassero completamente il passato. Quando la seconda delle figlie, Luce, ormai adolescente, comincia a fare domande sul fuori, qualcosa s’incrina. Stella si mette in difesa della sorella, sfidando il Padre che s’allontana. Le ragazzine restano sole chiuse in casa, senza nulla da mangiare…

Recensione :

È un fatto ormai assodato che il programma di quest’anno di Alice nella città sia più interessante, variegato e accattivante rispetto a quello della Festa del cinema vera e propria.

Nella sezione Panorama Italia è stato presentato “Buio” il fulminante esordio alla regia di Emanuela Rossi, che siamo certi farà parlare di sé nella prossima stagione dei premi. Un film stilisticamente innovativo, spiazzante e affascinante.

Il tema del femminicidio, di stretta attualità, e in generale delle violenze psicologiche e fisiche a cui può essere sottoposta una donna soprattutto in famiglia viene qui declinato in chiave distopica. In un futuro prossimo l’Apocalisse ha portato al decesso di due terzi dell’umanità e alla reclusione delle donne dentro le case, perché solo gli uomini possono resistere ai raggi del sole…

Tra inganni e illusioni, brilla la stella di Denise Tantucci che si dimostra incredibilmente naturale nell’alternare emozioni e personalità. La sua Stella è al contempo una ragazzina, una donna gelosa, una madre, una probabile assassina.

“Buio”: un esordio potente e riuscito, che unisce distopia e dramma

136) La Belle Epoque

Il biglietto da acquistare per “La belle époque” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“La Belle Epoque” è Un film di Nicolas Bedos. Con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi. Commedia, 110′. Francia 2019

Sinossi:

Victor e Marianne sono sposati e “inversi”: lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l’invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione (“La belle époque”). Sedotto dal fascino dell’attrice che interpreta la sua consorte a vent’anni, Victor col passato trova il futuro.

Recensione :

L’amore è eterno, finché dura. Il matrimonio è la tomba dell’amore, e l’unica guerra in cui dormi col nemico. Potremmo continuare a scrivere ovvietà e luoghi comuni sulla vita coniugale e su quanto questa venga sempre più guardata con diffidenza mista a vero e proprio terrore.

Eppure ci sono ancora persone convinte che sia possibile amare e sopportare “finché morte non ci separi” il proprio partner. Uno di questi è il regista francese Nicolas Bedos che due anni dopo il brillante esordio “Un amore sopra le righe”, torna a scavare nei sentimenti, nelle dinamiche e negli alti e bassi di una coppia sposata da lungo tempo in “La belle époque”, presentato alla Festa del cinema di Roma nella sezione Tutti ne parlano.

Il film è un divertente, spassoso, graffiante, sincero quanto sensibile e delicato omaggio alla vita coniugale, a quella scommessa che è l’amore, una scommessa che si rinnova giorno dopo giorno. E al contempo, anche un ritratto dei tempi che cambiano, perché oggi la crisi matrimoniale non è detto arrivi solo dopo pochi anni, ma può colpire anche coppie “storiche”.

“La belle époque” è una storia di tradimenti, separazioni, riappacificazioni e rinnamoramenti, un mix originale tra “Ritorno al futuro”, “Se mi lasci ti cancello” e “The Truman Show” che commuove e diverte lo spettatore.

Merito di una sceneggiatura intensa e credibile che inizialmente si concentra sulla crisi coniugale di Victor (Auteuil) e Marianne (Ardant) per poi allargarsi, con furbizia, anche a quella di Antoine (Canet) e Margot (Tiller). continua su

“La belle époque”: un gioiellino registico, narrativo e interpretativo

100) Acqua di Marzo

Il biglietto da acquistare per “Acqua di marzo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Ciro De Caro. Con Roberto Caccioppoli, Claudia Vismara, Rossella d’Andrea, Sara Tosti, Gianni D’Andrea, Anita Zagaria, Nicola Dipinto. Drammatico, 100’. Italia 2016.

Tre anni fa “Spaghetti story”, esordio alla regia di Ciro De Caro, diventò un caso, raccogliendo consensi di pubblico e critica nonostante non avesse alle spalle una vera distribuzione.

Così quando ho visto sul programma della Festa del Cinema di Roma, sezione Alice nella città in collaborazione con il Kino, il suo nuovo film non ho potuto non dare una possibilità al regista romano.

“Acqua di marzo”, diciamolo subito per onestà intellettuale, non è all’altezza del precedente film, soprattutto sul piano narrativo e dello sviluppo della storia.

Né commedia né dramma, ma ibrido riuscito a metà, perde in brillantezza, originalità e freschezza, che erano stati i cavalli di battaglia dell’opera prima.

De Caro ha avuto questa volta qualche risorsa in più, e più tempo – “Spaghetti story” venne girato in undici giorni, “Acqua di marzo” in tre settimane – e questo si nota nella solidità, nella forma e nello stile di un film completo, sebbene sempre low budget.

Libero (Caccioppoli) e Francesca (Vismara) convivono. Lui sogna di fare il musicista ma si mantiene lavorando come agente pubblicitario, lei è un’aspirante attrice. Il loro rapporto è in crisi, più per le frustrazioni lavorative che per il reciproco disinteresse.

Quando l’uomo torna a Battipaglia perché la nonna sta morendo, dovrà confrontarsi con l’ansiosa e opprimente madre Pina (Zagaria) e con il padre. Qui incontrerà anche Neve (d’Andrea), una ex compagna di scuola, separata con figlia.

Da commedia quando in scena ci sono Anita Zagaria e l’esordiente Gianni D’Andrea nel ruolo dell’eccentrico e sognatore prete di paese, il film diventa generazionale e introspettivo quando lo spettatore osserva il quasi triangolo di cui sono protagonisti Libero, Francesca e Neve. continua su

http://paroleacolori.com/acqua-di-marzo-tra-commedia-e-film-generazionale/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

40) Moonlight

moonlight

Il biglietto da acquistare per “Moonlight” è: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Barry Jenkins. Con Ashton Sanders, Mahershala Ali, Naomie Harris, Trevante Rhodes, Andrè Holland, Janelle Moàe. Drammatico, 110′. 2016

Ispirato al testo teatrale di Tarell Alvin McCraney, “In moonlight black boys look blue”

Se leggete le mie recensioni molto probabilmente saprete, cari lettori, che io sono diversamente ignorante, cinico, anziano e allo stesso tempo sempre disposto a spendere una parola buona per un film anche non eccelso, non amando sparare sulla Croce Rossa come certi critici.

Il film d’apertura dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, “Moonlight”, è il classico caso in cui il vostro inviato ha enormi difficoltà a formulare un giudizio. Ascoltando e soprattutto leggendo, dopo la proiezione, i pareri a riguardo di stimati e certo più competenti colleghi, mi è venuto il dubbio di aver visto un altro film rispetto a loro.

“Moonlight” o si ama o si odia. C’è chi grida al capolavoro, e chi invece pensa di essere perseguitato dalla maledizione di “Spira Mirabilis”. Da persone equilibrate, potreste farmi notare che molto spesso la verità sta nel mezzo tra i due opposti.

Si tratta di un film complesso, elegante, poetico, drammatico nei temi e nello stile registico, ma anche esasperante, lento e noioso in molti momenti.

Uno spettatore meno cinico del sottoscritto sarà probabilmente capace di farsi coinvolgere dalla vicenda del protagonista, Chiron (Sanders), divisa in tre atti – infanzia, adolescenza ed età adulta -, ma dovrà comunque fare un bel training autogeno prima di iniziare la visione per riuscire a entrare in sintonia con la storia e con la sua essenza sofistica e minimalista. continua su

http://paroleacolori.com/festa-del-cinema-di-roma-selezione-ufficiale-moonlight/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

284) Snowden

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Il biglietto da acquistare per “Snowden” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva).

Un film di Oliver Stone. Con Joseph Gordon-Levitt, Shaline Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Rhys Ifans, Nicholas Cage. Biografico, 134′. 2016

Tratto dai libri “The Snowden Files” di Luke Harding e “Time of the Octopus” di Anatoly Kucherena.

Ci hanno insegnato che gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo, il paese in cui la libertà di espressione e i diritti civili sono garantiti dalla Costituzione, dove è possibile per tutti realizzare i propri sogni.

Come ogni mito che si rispetti, anche questo ha il suo rovescio della medaglia, e per quanto l’America possa essere dipinta ancora oggi come la terra delle possibilità e della vita facile, ci sono zone d’ombra che non è più possibile passare sotto silenzio.

Nel giugno del 2013 è stato Edward Snowden (Gordon-Levitt) a rivelare all’attenzione mondiale alcuni degli scheletri più scomodi nell’armadio degli USA.

Ma chi è Snowden? Un americano, brillante informatico, tanto desideroso di servire il suo Paese da arruolarsi prima nell’esercito e prendere poi servizio nella National Security Agency (NSA), con il compito di contrastare il terrorismo informatico internazionale.

Siamo nell’America post 11 settembre, un’America che si è scoperta improvvisamente vulnerabile. La presidenza Bush, giocando sull’emotività della popolazione, ha creato una serie di agenzie segrete volte a spiare, controllare e manipolare le informazioni riguardanti chiunque, anche non colluso con il terrorismo. I servizi segreti hanno fatto proprio il motto: “Controllo è sicurezza, sicurezza è potere”.

Quando si accorge che le sue capacità sono usate dai superiori e più in generale dall’amministrazione non tanto per difendersi dagli attacchi esterni quanto per consolidare la propria supremazia sul resto del mondo Snowden, patriota e uomo libero, decide di chiudere con l’NSA e con la sua vecchia vita.

In segreto vola poi a Hong Kong, dove incontra i giornalisti inglesi del “The Guardian”, per rivelare i programmi di sorveglianza informatica segreti elaborati dal governo degli Stati Uniti. È la genesi del più grande caso politico e giornalistico internazionale degli ultimi anni, che pone niente meno che il governo statunitense sul banco degli imputati.

Oliver Stone firma una pellicola potente, dura, feroce nei confronti della politica a stelle e strisce, una spy story che sembra uscita dalla penna di un brillante sceneggiatore, mentre in realtà non è che la messa in scena di fatti realmente accaduti. continua su

Al cinema | Snowden

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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246) In Guerra Per Amore

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Il biglietto da acquistare per “In guerra per amore” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre (con riserva)

Un film di Pif. Con Pif, Stella Egitto, Miriam Leone, Maurizio Bologna, Andrea Di Stefano, Maurizio Marchetti. Drammatico, 99′. 2016

Uno dei momenti decisivi per la caduta del regime fascista in Italia è stato senza dubbio lo sbarco degli Americani in Sicilia. Uno sbarco che, come ci raccontano i libri di storia, fu pacifico e indolore per la popolazione, ben lieta di accogliere gli eserciti Alleati.

Ma fu davvero così? E come riuscirono i militari statunitensi a occupare l’isola senza esplodere neppure un colpo? Pif, al suo secondo film come regista, decide di darci una risposta, rivisitando il passato con il suo stile farsesco e i toni da commedia.

Siamo nel 1943. Mentre nel mondo infuria la Seconda guerra mondiale, Arturo (Pif) vive la sua travagliata storia d’amore con Flora (Leone). I due si amano, ma lei è promessa al figlio di un importante boss di New York.

Per poter sposare la sua amata, il nostro protagonista deve ottenere il consenso del padre, che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, con la “consulenza” del boss Lucky Luciano.

“In guerra per amore” si divide in due storyline precise, diverse anche per ambientazione. Da una parte abbiamo Flora, nelle vesti di novella Penelope, che cerca di rinviare con mille scuse l’infausto matrimonio nell’attesa del ritorno di Arturo; dall’altra quest’ultimo, deciso a chiedere la mano della ragazza anche a costo di far parte del commando guidato dal generale Patton e dal tenente Philip Catelli (Di Stefano). continua su

Festa del cinema di Roma | In guerra per amore

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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245) Capitan Fantastic

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Il biglietto da acquistare per “Captain Fantastic” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Matt Ross. Con Viggo Mortensen, Frank Langella, Steve Zahn, Kathryn Hahn, Missi Pyle. Drammatico, 120′. 2015.

Esiste un modello di famiglia migliore degli altri? E un sistema giusto ed efficace per educare i figli, formarli come futuri individui tenendoli però al riparo dalle brutture della vita?

Il regista Matt Ross ci propone la sua, di famiglia felice ideale, portando al Festival del cinema di Cannes “Captain Fantastic” e aggiudicandosi il premio per la miglior regia nella sezione “Un certain regard”.

Ben, alias Captain Fantastic (Mortensen), è il padre di sei ragazzi intelligenti e vivaci e ha deciso di farli vivere in una foresta, in simbiosi con la natura, limitando al massimo i contatti con la società. Nonostante questa scelta di vita quanto meno atipica i figli sembrano felici, uniti ed educati anche più dei coetanei.

La quiete familiare viene guastata dall’arrivo della notizia del suicidio della madre dei ragazzi, Leslie, rinchiusa in un ospedale psichiatrico in seguito a episodi di depressione e psicosi bipolare. continua su

Festival del cinema di Cannes | Film premiati | Captain Fantastic

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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146) Solo per il week end

solo per il weeke

Il biglietto da acquistare per “Solo per il week end” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Director Kobayashi, scritto da Gianfranco Gaioni e Giacomo Berdini. Con Alessandro Roja, Stefano Fresi, Francesca Inaudi, Matilde Gioli, Marina Rocco. 84′, 2015.

L’equilibrio mentale di uomo è assai fragile, basta poco perché si rompa, così può capitare di finire risucchiati in un vero e proprio vortice distruttivo, fatto di psicofarmaci, alcool e cibo. Se poi la causa scatenante della crisi è l’insofferenza nei confronti del capo ufficio, è inevitabile che dentro la testa possa accendersi un vero e proprio inferno.

È quello che succede ad Aldo (Roja), giovane e poco stimato scrittore di testi per spot che, stanco di essere umiliato dal suo capo, un giorno decide di fare un colpo di testa in ufficio. Una scelta che lo porta però al licenziamento e all’obbligo di seguire cure psichiatriche farmacologiche.

In poco tempo Aldo diventa dipendente dai farmaci, con gravi conseguenze per la sua psiche e per il rapporto con la moglie Diana (Rocco). La donna, stanca di avere accanto un marito-zombie, incapace di soddisfarla a tutti i livelli, lo abbandona per il weekend.

Aldo, confuso e spaesato dopo la partenza di Diana, rincontra l’amico d’infanzia Ferruccio (Fresi) che ben presto lo coinvolge nelle sue truffe agli anziani. E quando fa la sua comparsa anche Alice (Inaudi), rabbiosa ed eccentrica, il weekend di Aldo diventa davvero movimentato, tra partite di poker truccate, incontri ravvicinati con criminali locali e internazionali, e la conoscenza della bella Melissa (Gioli), studentessa di giorno e dominatrice di notte.

Una commedia particolare per il panorama italiano, proiettata ieri a Milano nell’ambito del festival “Il Cinema Italiano visto da Milano” organizzato dalla Cineteca Nazionale, ma ancora senza una vera distribuzione. Un film che evoca nella mente dello spettatore, in rapida successione, “Una notte da leoni” e “Paura e delirio a Las Vegas”, con ambientazione italiana – milanese, nello specifico – e un taglio tendente al comico.

Il risultato di questa ibridazione di spunti e suggestioni, è originale e frizzante dal punto di vista narrativo, nel complesso ben scritto, anche se risulta un po’ caotico nella struttura e non sempre costante nel ritmo, con una seconda parte più lenta a carburare. Piace il taglio surreale ed eccessivo dato ai personaggi, che spiccano anche per merito degli interpreti scelti, tutti di talento. continua su

In anteprima: Solo per il weekend

Dal 7 luglio al cinema

Se avete Sky invece potete già ammirarlo, basta un click:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/primafila/film/novita-/solo-per-il-weekend_50353.html

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html